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Gerontocrazia sempre più forte - il Papa parla di "speranza"

postato da blog.agila.tv [18/10/2009 20:13]
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Ultime generazioni: una risorsa invisibile

Data: Ven, 07/03/2009 - 11:40
Fonte: www.centrostudifolder.it

E' ormai fuori discussione che l'Italia sia un paese per vecchi, non solo per motivi demografici, ma piuttosto perché non agevola in alcun modo i giovani nell'accesso al lavoro e nel raggiungimento dell'indipendenza, perché privilegia l'anzianità di servizio rispetto al merito e alle competenze, perché manca un'adeguata rappresentanza politica per le giovani generazioni. Un paese statico, in cui il potenziale innovativo delle nuove generazioni è frenato da una gerontocrazia sempre più forte. Il tema è stato affrontato in una ricerca condotta dal CNEL e dal Forum nazionale giovani dal titolo Urg! Urge ricambio generazionale, che ha analizzato le difficoltà, le opportunità e la presenza dei giovani negli ambiti del mercato del lavoro, delle libere professioni, dell'università e della politica.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro i ricercatori hanno messo a confronto le condizioni occupazionali di diverse generazioni di lavoratori. Ne è emerso che fra i collaboratori uno su due ha meno di 35 anni e tuttavia il contratto di collaborazione non vale nella maggioranza dei casi come strumento provvisorio di accesso ad un impiego, destinato poi a convertirsi in un contratto stabile. A distanza di un anno solo un collaboratore su 10 ottiene infatti un contratto a tempo indeterminato, mentre il 73% si trova nella stessa condizione dell'anno precedente. Da questa situazione derivano le caratteristiche delle carriere dei giovani i quali intraprendono percorsi lunghi e frammentati, che rendono ancora più difficile il conseguimento di posizioni di rilievo: i giovani sono inevitabilmente esclusi dalle posizioni di vertice perché non lavorano in maniera continuativa, anzi passando da un impiego all'altro si trovano a ricominciare ogni volta dalla base della piramide, all'interno di un sistema che al contrario concede avanzamenti di carriera solo sulla base dell'anzianità di servizio. Non a caso negli ultimi 10 anni la percentuale di giovani in ruoli direttivi è scesa dal 9,7% al 6,9%.

Nelle università la situazione è ancora più drammatica, perché il ricambio generazionale, oltre che dal precariato, è ostacolato anche da sistemi poco trasparenti di reclutamento e dagli scarsi investimenti nella ricerca, che alimentano anche la fuga dei cervelli all'estero. Su 61.929 docenti e ricercatori i giovani sotto i 35 anni costituiscono il 7,6% del totale, dei quali la maggioranza detiene la qualifica più bassa. L'età media dei docenti è di 51 anni, 59 se si considerano solo gli ordinari. L'invecchiamento del personale accademico è un fenomeno in via di peggioramento, anche a causa del ritardo nel cominciare la carriera accademica (solo il 3,4% di quanti ottengono il titolo di dottore di ricerca consegue il dottorato entro i 28 anni) e che poi si ripercuote in tutti i passaggi successivi, ma è dovuto soprattutto ai lunghi anni di precariato e sotto-occupazione.

Per quanto riguarda le professioni, la ricerca si è concentrata su quattro categorie: giornalisti, medici, avvocati e notai. Sono professioni caratterizzate da notevole impermeabilità e in cui spesso la selezione è falsata da criteri di appartenenza, ma sono anche le professioni maggiormente rappresentate in parlamento. Se per i giornalisti "stage, tirocini gratuiti e condizioni di estremo precariato o sotto-occupazione si susseguono senza soluzione di continuità fino a oltre 40 anni", i medici di età inferiore ai 35 anni rappresentano solo il 12% del totale. La situazione cambia per gli avvocati, per i quali la difficoltà non consiste nell'accesso, ma nelle condizioni lavorative segnate dalla pressione dei grandi studi e dalla prevalenza di collaborazioni che di fatto si configurano come rapporti para-subordinati, tra l'altro poco formativi e scarsamente retribuiti. I notai rappresentano invece la professione elitaria per eccellenza e anche qui la soglia più bassa è data dai quarantenni. Contribuiscono l'ereditarietà della professione, la necessità di avere alle spalle una famiglia in grado di garantire almeno 10 anni di studio, il fatto che i notai vadano in pensione a 75 anni e l'estrema difficoltà del concorso.

Infine l'indagine relativa alla presenza delle nuove generazioni nel mondo della politica conferma che i giovani fra i 25 e i 35 anni sono la categoria maggiormente sottorappresentata con solo il 5,6% degli eletti, nonostante costituiscano il 18,7% della popolazione maggiorenne. Si tratta di un deficit democratico che non si riscontra per le generazioni successive, in cui il rapporto fra incidenza sulla popolazione e rappresentanza in parlamento è equilibrato, con una sovra rappresentanza per la fascia 56-60 anni.

Ci si attenderebbe che da un'esclusione così evidente e trasversale rispetto ai diversi luoghi del sapere, del lavoro e del potere derivasse un conflitto generazionale; secondo la ricerca invece tale minaccia è sotto controllo perché i genitori italiani, molto egoisti se chiamati a pensare ai giovani in quanto tali, si rivelano invece "tra i più generosi d'Europa quando è necessario dare un aiuto ai propri figli". Insomma i genitori fungono da ammortizzatore sociale e danno ai giovani all'interno della famiglia ciò che tolgono loro nel mondo del lavoro e della politica. Se da una parte questa situazione neutralizza l'eventualità di uno scontro fra generazioni, dall'altra essa smorza anche l'urgenza di impegnarsi politicamente per minare questa geronotocrazia, la volontà di imporre il problema del ricambio generazionale all'opinione pubblica e alle istituzioni come questione politica collettiva e non più come difficoltà individuale che ciascuno cerca di affrontare solitariamente e con scarso successo.

 

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La Speranza per i giovani

Ciò di cui i giovani hanno bisogno oggi è la speranza

FONTE: www.popolarimarche.it

 

Ciò di cui hanno bisogno i giovani al giorno d'oggi è una "grande speranza" capace di smascherare l'idolatria della carriera, del denaro e del successo che provoca delusione.

"Si ricollega naturalmente all'ultima Enciclica di Papa Benedetto - intitolata appunto: ‘Spe salvi': cioè, nella speranza siamo salvati -, ma si rivolge specificamente alle generazioni nuove, naturalmente aperte agli ideali, ai sogni, ai progetti, quelle che possono e devono trovare il modo di tradurre la speranza in segni concreti nel corso degli anni a venire", spiega il sacerdote gesuita.
"La questione della speranza è al centro della nostra vita di esseri umani e della nostra missione di cristiani, soprattutto nell'epoca contemporanea", dice il Papa, che continua stimolando il senso di responsabilità dei giovani: "La giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita".
Secondo padre Lombardi, il Papa lancia un invito ad "andare al di là delle speranze piccole ed effimere per gettare il cuore verso la ‘grande speranza', che dia senso all'esistenza, la speranza che si appoggia su Gesù Cristo e il suo Vangelo".
"Su questa base solida si può imparare ad essere pazienti e perseveranti, a smascherare la idolatria del denaro, della carriera e del successo, a mettere le capacità personali al servizio del bene comune, della verità, dell'amore per il prossimo", aggiunge.
"La gioventù dovrebb'essere l'età della gioia; ma senza speranza non c'è possibilità di gioia. Il cristiano autentico invece - conclude il Papa - non è mai triste, anche se deve affrontare prove difficili, perché la presenza e l'amicizia di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace. La Chiesa continua ad invitare la gioventù del mondo a guardare in avanti".