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Soldi CEE: L'urgenza di formare vere professionalità

postato da blog.agila.tv [18/10/2009 20:32]
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Soldi Cee: solo a chi sa come fare

L'urgenza di formare vere professionalità

I finanziamenti pubblici sono ormai da anni un metodo consolidato con cui si aiutano le aziende a crescere e a migliorare le loro produzione e il modo di produrre.

Nel campo delle imprese valgono le stesse regole che valgono nel pubblico. Due sono in pratica le strade con cui i soldi arrivano dalla Comunità Europea agli utilizzatori: il primo diretto e il secondo indiretto, cioè i soldi vengono affidati alle regioni che poi li utilizzano per finanziare progetti che corrispondono a criteri determinati da bandi.

Ora, se per quanto riguarda il primo genere di finanziamenti la strada appare più lineare, c'è da considerare che nei fatti è la più difficile da percorrere per le aziende del nostro territorio, o almeno per la maggior parte di esse. Infatti in questo caso la qualità della progettazione deve essere elevata e rispettare degli standard che solo delle ditte con una certa cultura in questo campo possono pensare di rispettare.

Poi c'è il fatto che questo tipo di progettualità investe filiere con ditte e centri di ricerca situate in varie parti d'Europa e, almeno nel nostro territorio, sono poche le imprese che dispongano di un know how tale da poter affrontare questo genere di collaborazioni.

Se a questo si aggiunge una buona dose di sana concorrenza internazionale per assicurarsi i finanziamenti disponibili, si capisce perché questo sia un terreno poco praticato dal calzaturiero.

Quest'ultimo inoltre negli ultimi tempi ha registrato la tendenza a investire molto nel campo del marketing e delle vendite,trascurando, e spesso cosa peggiore considerando come inutile spreco di risorse, "la ricerca", ad esempio per fare innovazione o sui processi produttivi.

Il grosso dei finanziamenti pubblici a cui si attinge attualmente viene dal comparto dei finanziamenti indiretti (quello che passa ad esempio attraverso i bandi della Regione Marche). Sono generalmente progetti orientati alla ricerca e allo sviluppo, ma a ben guardare di innovativo hanno ben poco in quanto sono il riversamento di tecnologie di punta, talvolta, ma già sperimentate nella produzione delle calzature.

Come dire: i nostri imprenditori si comportano come si faceva a scuola tra il tema su Manzoni, quello di storia e quello a piacere e quasi sempre si faceva il terzo, "Il più bel giorno della mia vita". E certo che con questo andazzo di giorni piacevoli ce ne sono stati... ma durerà? Abbiamo visto che anche nel pubblico e nel settore dei finanziamenti indiretti i cordoni si stanno chiudendo con la richiesta di livelli progettuali di prim'ordine e prima o poi la stessa musica suonerà anche da questa parte.

E allora? Forse sarebbe il caso di pensare alla creazione di pool di persone qualificate, attraverso corsi di formazione che già da anni si tengono in tutta Europa, una sorta di "progettisti di progetto" che all'interno delle istituzioni del mondo industriale mettano a disposizione degli associati la loro competenza per fare in modo che diminuisca quella spaventosa percentuale di finanziamenti destinati all'Italia, che alla fine degli esercizi risultano inutilizzati e che quindi, ritornati al mittente, vengono utilizzati da imprenditori di altre nazioni molto più informati e agguerriti dei nostri.

Mamma Europa - In cerca di Fondi

Mamma Europa - Finanziamenti europei, che  "impresa"!

di Daniele Maiani

Il percorso/Poche le aziende che dispongono di un know how specifico di europei

 Le questioni che attengono le ripartizioni dei fondi della Comunità Europea vengono trattate dai marchigiani, sia imprenditori che amministratori pubblici, come se se fossero ufficiali di cavalleria dell'800.

Costoro in pubblico ostentavano un formale disprezzo per il denaro, salvo poi volerne e molto per i loro comodi in  privato. E allora: i soldi volerne tanti sì, specie se pubblici, ma parlarne poco.

E così a furia di tacere e di non parlarne si finisce che un bel po' di quegli euro vanno persi e prendono alla fine la via di altre nazioni.

E questo mentre da noi si sta a litigare se ripartire in base al numero degli abitanti quanti soldi dei POR dovrebbero andare ai vari comuni. E pensare che i documenti della Regione Marche recepiti dalla Comunità Economica Europea sono chiarissimi al proposito: i finanziamenti arriveranno a chi avrà presentato una progettazione che rispetti ben precisi e determinati canoni.

Insomma, gli amministratori pubblici sono convinti di giocare a briscola e invece si gioca a tressette. E si badi non è una notizia di ieri che il gioco è cambiato, solo che non si sono nemmeno premuniti di informarsi leggendo il DUP, ovvero Documento Unico di Programmazione, e se non si legge il Dup tanto meno si conoscono gli altri due documenti: il quadro strategico nazionale e il quadro strategico regionale.

E di conseguenza avviene che non si riesce, come poi è nelle cose, a inquadrare in maniera giusta ogni possibilità di adire ai finanziamenti europei attraverso un giusto iter progettuale.

E il danno per la collettività non è da poco: nel calendario 2007\2013 per i fondi indiretti c'è per le Marche un'agenda di finanziamenti di 8-10 fondi a cui attingere in maniera sinergica (integrazione nella progettazione che attinga da vari assi) per 1.247 milioni di Euro.

Ora, se non si cambia rotta, e di corsa, una buonissima parte di questi soldi prenderà altre vie, quelle cioè di territori dove almeno un tentativo di progettazione seria e rispondente ai canoni da tempo resi noti è stato fatto. Ma parlare nel Fermano di sinergie, di progetti integrati, sembra di stare al cinema a vedere "Guerre stellari": nella terra del campanile, infatti, ognuno pensa a sé e a portare a casa quei quattro spiccioli in base al cretinissimo adagio "pochi, maledetti e subito", che altro non è che l'anticamera di un egoistico modo di concepire l'economia e lo sviluppo di un territorio.

E se il pubblico piange il privato di certo non ride: la fonte è il maggior quotidiano economico nazionale "Il Sole 24 ore" che dice che il 63% dei progetti presentati dalle piccole e medie imprese vengono bocciati.

Si tratta di progetti che mirano ad avere finanziamenti diretti dalla Comunità Europea, è vero, quindi richiedono standard progettuali molto elevati, ma la percentuale è veramente da debacle e qualcuno dovrebbe cominciare a meditare sul serio sul da farsi. Perché bisogna finirla di considerare i soldi europei come una torta da mangiare, sulla quale chi si avventa per primo mangia di più o, peggio,agire secondo il principio del "piatto ricco mi ci ficco": quelli che arrivano sono comunque soldi nostri, non un gentile presente dell'Europa

Unita ma pagati con le nostre tasche e che tornano da Bruxelles col "Marchio CEE"

FONTE ARTICOLI: www.popolarimarche.it