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Un' arte da vivere anche in chiesa

postato da angelambrogetti [05/11/2009 18:37]

Quindici pagine di teologia, arte e pastorale per chiedere a Benedetto XVI che le Chiese non assomiglino a palestre. L'appello "per il ritorno ad un'Arte sacra autenticamente cristiana" è preparato con passione e raccoglie i consensi di una vasta ala di cattolici legati alla tradizione, ma anche di molta gente comune un po' stanca di entrare in chiese che sono più esercitazioni per architetti che luoghi pensati per il culto. A coordinare il tutto Francesco Colafemmina, editor del sito Fides et forma, insieme ad artisti e pensatori che vedono l' arte sempre più lontana dalla fede.  Eppure una volta non era così. Fin dai primi secoli del cristianesimo addirittura si sceglievano le antiche forme architettoniche civili in funzione delle esigenze del culto cristiano. L'esempio più immediato è la basilica, con le sue navate che ai pagani servivano per gestire gli affari e ai cristiani per le processioni e per seguire la liturgia.
Oggi non è più cosi. Agli architetti di grido si chiede di progettare una chiesa o un luogo di culto senza che la committenza possa veramente "metter bocca". L'arte e l'architettura moderna offrono grandi e meravigliose possibilità, ma c'è da ricordare che nelle chiese parrocchiali o nei santuari entrano a pregare anche molte persone semplici che non vanno a cercare sensazioni artistiche. Vanno a pregare. A questo serve l'appello al papa. Il dilemma è sempre lo stesso: tradizione ed innovazione possono convivere? "Una chiesa contemporanea non può essere in rottura con le forme e i materiali consacrati dalla tradizione, pur innovandoli e sviluppandoli dall' interno", si legge nel testo reso pubblico su internet, dell'Appello al papa. E per iniziare si parte proprio da quel Discorso agli Artisti di cui si celebra l'anniversario il 21 novembre.
Per dare "autenticità e pienezza al momento artistico religioso" scriveva Paolo VI, bisogna "essere istruiti" nella fede , insomma "non è lecito inventare una religione". E ancora: "c'è bisogno del laboratorio, della tecnica per fare le cose bene". Ma soprattutto occorre "la sincerità" perché non si tratta solo di arte ma di spiritualità. Dopo 45 anni, si chiedono i firmatari dell'Appello, a che punto siamo? La risposta per personaggi come Rino Camilleri, Massimo Introvigne, Luca Volontè e Florindo Rubbettino che hanno tra gli altri sottoscritto l'appello, sembra chiara. "L'arte e l'architettura sacre oggi non sembrano favorire l'incontro dolce e vivificante con l'unico vero Dio, quanto piuttosto ostacolarlo e pervertirlo costantemente." Ne seguono riflessioni teologiche, liturgiche e artistiche, e c'è spazio anche per una tiratina d'orecchie alla "committenza", per cui un artista che si occupa di sacro "deve compiere un itinerario che parta dalla sua vocazione tecnica per giungere a quella cristiana (e liturgica) che sola può permettergli di creare un'arte sacra." E questo vale per l' architettura, l'arte figurativa, la musica, l'arredo sacro. Ecco allora l'Appello vero e proprio dettato dalla "più struggente preoccupazione per le terribili condizioni in cui oggi versano tutte le arti che sempre hanno accompagnato la sacra liturgia" e perché i semplici fedeli possano "tornare a stupirsi e gioire" della bellezza dell'arte sacra e perché "la Chiesa possa rivelarsi, anche in questa era di mondane, irrazionali e diseducative barbarie, l'unica vera, solerte e attenta promotrice e custode di un'arte nuova e davvero "originale"". Seguono decine di firme di ogni parte del mondo. Il testo è arrivato in via ufficiosa, in Vaticano. Anche il presidente del Pontificio consiglio per la Cultura l'arcivescovo Ravasi sapeva che era in preparazione, ma nulla di questo sembra essere stato recepito per l'evento che il 21 novembre nella Cappella Sistina riunisce circa 260 personaggi del mondo della cultura attorno al papa. Un paio di mottetti di Palestrina, non proprio un contemporaneo, una visita alla sezione di arte sacra moderna dei Musei Vaticani, un paio di ricevimenti, una medaglia e il discorso del papa. Sembra più un evento mondano che un vero incontro con il mondo della cultura, dicono alcuni. Ma Ravasi risponde che è solo un inizio e in effetti mettere insieme scultori, pittori, attori , musicisti e scrittori che una volta tanto non parlano di se stessi non è cosa da poco. Non si parlerà specificamente di arte sacra o liturgica, ha spiegato Gianfranco Ravasi, e del resto la "sacralità" non viene solo dai temi specificamente religiosi. La Chiesa non vuole accontentarsi di stereotipi e l'arte non deve essere solo autoreferenziale. Insomma il problema per l'arcivescovo non è solo quello di fare chiese meno brutte, ma di trovare un metodo di fare un dialogo di fondo. Quale sarà il futuro dell'arte sacra? L'interrogativo rimane aperto. All'evento vaticano sono stati invitati 500 artisti. Più o meno rappresentativi. Le polemiche su chi e perché sono inevitabili, come le imprecisioni e le smentite. Resta il fatto che la gente che va in chiesa continua a non capire perché non vede più le immagini che aiutano a pregare e che gli artisti continuano a mettere troppo "se stessi" nelle opere. E così l'arte sacra si allontana sempre di più dalla vita reale.