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Forattini, l' "Abbecedario" della vignetta satirica, spina nel fianco del potere

postato da arteculturaoggi.com [27/02/2018 12:44]
di Romano Maria Levante   .

Al "Roma Convention Center La Nuvola", il nuovo avveniristico Centro congressi all'Eur di Massimiliano Fuksas, nell'ambito della "Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria" si è svolta la presentazione del libro-album di  Giorgio Forattini,  "Abbecedario della politica", con Giorgio dell'Arti.  E' stato un momento di condivisione di qualcosa che è entrato nella vita di tutti da quarant'anni, cioè da quando le sue vignette hanno commentato le vicende politiche come icastici editoriali; e ha portato  a riflettere sul senso e sul valore della satira. L'averlo affidato per la prima volta a un editore minore, le Edizioni Clichy, è la ciliegina sulla torta dell'autore satirico: la rinuncia al grande editore Mondadori che ha pubblicato quasi 60 volumi di sue vignette, trattandosi della "summa" della sua attività di vignettista appare un'adesione al messaggio "PIù liberi più libri" di cui va colto tutto il significato, di certo in senso libertario e in qualche modo dissacratore.

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I personaggi di questi quarant'anni che fanno parte dell' "Abbecedario" ci ricordano "come eravamo", fanno parte di una memoria condivisa quali che siano i diversi orientamenti dei lettori. Perché "castigat ridendo mores", tanto più i costumi politici che non sono castigati ma da castigare, in qualunque parte siano collocati, e Forattini lo ha fatto e lo fa senza sconti per nessuno.

La sfolgorante modernità, e novità del Centro congressi "La Nuvola", da poco inaugurato, con i suoi sterminati spazi avveniristici, contrastava con quanto evoca il libro di Forattini: una politica da "ancien regime" tutt'altro che moderna e dinamica, autoreferenziale e tetragona ad ogni sollecitazione per un vero rinnovamento, spesso un oggetto misterioso per i suoi percorsi criptici e contraddittori.

In questo senso neppure il nuovo Centro congressi scherza, la stessa "nuvola" resta un oggetto misterioso rispetto a una struttura perfettamente squadrata dell'immenso parallelepipedo di vetro, fin quando non si sale ai piani superiori dove nell'interno, e solo nell'interno, una tensostruttura di fibra di vetro elastica fa da soffitto a forma di nuvola non visibile all'esterno perché la copertura è quella squadrata.

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La presentazione dell' "Abbecedario" nell'incontro con Forattini

Ma l'incontro con Forattini non si  è svolto nei grandi spazi che caratterizzano il centro, dove si allineavano le centinaia di stand delle piccole e medie case editrici, e neppure nelle aree libere sterminate e dispersive, bensì in una sala a misura d‘uomo, adatta per il suo approccio amichevole e confidenziale con la disponibilità a condividere la sua esperienza rievocando momenti personali molto significativi; una sala dal nome  evocativo di un dramma antico, Elettra, anche qui un ossimoro rispetto all'utilizzo per la presentazione di quanto di meno drammatico ci possa essere, la vignetta satirica.

La vignetta - ha spiegato Forattini -  nasce il giorno stesso della preparazione del giornale, o dopo la riunione quotidiana del Comitato di redazione cui partecipava spesso ma non sempre, oppure in modo autonomo,  ispirata dal fatto politico di più stringente attualità.

Nella lunga militanza giornalistica in "La Repubblica"  la sua libertà di satira non è stata mai minacciata, forse perché - è stato detto - la direzione molto seriosa non credeva alla vignetta. Ma questa liberalità si è rivelata apparente e comunque molto fragile se dopo la querela di D'Alema per la vignetta del 1999 in cui la satira lo vedeva sbianchettare la cosiddetta lista Mitrokin con i nomi degli agenti del KGB in Italia, fu messo nelle condizioni di dover lasciare "La Repubblica".

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D'Alema quando divenne Presidente del Consiglio ritirò la querela - e la connessa richiesta di 3 miliardi di lire di risarcimento -  dopo un anno e mezzo dalla presentazione, accontentandosi del . "riconoscimento da parte dell'autore dell'intento squisitamente satirico della sua vignetta", cosa peraltro intrinseca nella vignetta stessa.  Né di altro si trattava, mentre a sostegno della querela la vignetta veniva classificata come  una "notizia falsa" e diffamatoria, non un'espressione satirica che rappresenta una realtà deformata.  Era il 30 marzo 2001, fu "la fine di un incubo" - come disse allora Forattini - però non disegnò più per "La Repubblica"  pur essendo tra i fondatori nel 1975 e avendola lanciata con le vignette che erano una novità essendo apparse prima, sempre le sue, solamente  su "Panorama" nel 1973 e in "Paese Sera" nel 1974.

Le querele sono state una minaccia continua, d'altra parte il mondo politico non ha mai spiccato per spirito umoristico, né la magistratura: Così Forattini il 16 maggio 2001 commentò la condanna a risarcire 70 milioni di lire a un magistrato che si era sentito diffamato da una sua vignetta: "La satira è invenzione, allusione, provocazione, paradosso. Non è mai affermazione di una verità".

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A questo proposito nell'incontroè stato  ricordato Giovannino Guareschi, che come direttore del "Candido"   fu condannato ad 8  mesi di reclusione per la vignetta di Carlo Manzoni che ritraeva il presidente della Repubblica  mentre passava in rassegna i corazzieri ritratti come bottiglie di Nebiolo con il nome Einaudi nell'etichetta: condanna con la condizionale scontata in seguito, tra il 1954 e il 1955, con in più  5 mesi e 9 giorni e un periodo di libertà vigilata, per una condanna successiva  derivata non da una vignetta ma dal suo articolo "Il ta-pum del cecchino"  su una lettera autografa con richiesta di bombardare Roma "obiettivo strategico, vitale", a firma di Alcide De Gasperi che la dichiarò falsa e  lo querelò per diffamazione. Guareschi andò  in carcere protestando per il processo sommario che l'aveva condannato senza approfondire l'autenticità della lettera facente parte del carteggio Mussolini-Churchill, proveniente dalla Svizzera da fonte ritenuta attendibile, e con la certificazione del perito del Tribunale di Milano.  "No, niente appello", il titolo dell'articolo su "Candido" in cui socraticamente rinunciava a impugnare la sentenza; poi la vignetta in cui andava verso il carcere salutando i lettori con il braccio alzato, recante la scritta "Ci appelliam solo alla Soria/ né si offusca il nostro onore/ se la via della Vittoria/ ci conduce a San Vittore".

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Una vicenda che ci emozionò da lettori di "Candido", eravamo allora studenti liceali, l'abbiamo voluta rievocare per immedesimarci su un artista della vignetta come Forattini che ogni giorno per quarant'anni ha dovuto vivere tra minacce continue di querele, neppure Spadolini all'inizio prendeva bene la satira che esasperava con ironia la sua fisicità, ma poi collezionava le vignette e ne faceva quadretti da esporre, come si è visto nella mostra a lui dedicata. Non è stato solo D'Alema nella sinistra politica a mostrare tanta suscettibilità rispetto alla sua satira, ma l'intera sinistra, molto di  più della destra. Seguita dalla democrazia Cristiana e dai cattolici in generale, ha detto lui stesso. 

Dopo "La Repubblica", a seguito dell'incidente di D'Alema  passa alla "Stampa"  nel 2000 chiamato da Gianni Agnelli che ne era l'editore, per cinque anni, poi dal 2006 al 2008 al "Giornale", e fino al termine del 2009 al  gruppo QN, la rete nazionale di "Il Giorno", "La Nazione" e "Il Resto del Carlino". Per i settimanali, è stato con l"L'Espresso"  sette anni e con "Panorama" addirittura diciotto anni.

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Risultato: più di 15.000  vignette che fin dal 1974 sono state raccolte di volta in volta in libri, ne sono stati pubblicati dalla Mondadori 59 venduti in oltre 3 milioni di copie. All'incontro ha partecipato  Bevilacqua, grafico come era Forattini all'inizio, che lo ha accompagnato in una sorta di vite parallele acutamente e sapidamente rievocate dai due protagonisti che ne hanno viste di tutti i colori, e non solo in senso cromatico, nella  lunga frequentazione comune delle redazioni.

La vera satira "castigat ridendo mores" contro le nequizie del potere

Prima di entrare nel mondo creativo di Forattini, cominciando da come nascono le sue vignette per poi passare alla galleria dei personaggi dell' "Abbecedario", riteniamo utile una premessa  sulla satira attraverso la grafica irridente, di cui è un maestro indiscusso avendola lanciata nella politica.  Anche se ha una storia di lunga data l'uso della vignetta per irridere le istituzioni, o meglio il potere che si manifesta in esse e fuori di esse. E' il sale della democrazia, d'altra parte anche ai primi del ‘900  questa forma di controllo sociale si faceva sentire, lo abbiamo visto nella mostra del 2009 "In nome della legge",  sulla satira verso i poliziotti, organizzata addirittura dalla stessa Polizia di Stato, che con questo riconoscimento ha spiazzato tutti coloro i quali vogliono imbrigliare la satira che deforma volutamente e liberamente i suoi bersagli, ma non per questo va ritenuta diffamatoria..


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La satira lancia messaggi forti, soprattutto nella forma icastica della vignetta,  è graffiante e perciò può indignare sia i suoi bersagli sia certi "benpensanti", non deve far  solo sorridere anche se spesso ciò avviene. Non va confusa con l'umorismo fine a se stesso definito da Trilussa "lo zucchero della verità", il cui sapore è dolciastro e non aspro com'è la satira: la forma caricaturale di amplificare i difetti fa sorridere, mentre la satira si serve della caricatura per scavare dentro senza limitarsi all'apparenza. Certe volte anche l'umorista coglie aspetti nascosti che fanno indignare e la sua caricatura assume l'asprezza della satira, il confine è molto sottile, come lo è il confine tra satira e offesa;   e questo espone l'autore satirico a reazioni anche violente del proprio bersaglio con querele e richieste di risarcimenti, ieri miliardari in lire, oggi  milionari in euro.

Ed è ancora poco, perché quando si scatenano gli integralismi e i fondamentalismi le reazioni di intolleranza possono superare ogni limite, e non serve aggiungere altro, troppo vivo è il ricordo della strage seminata con l'irruzione assassina nella redazione della rivista satirica parigina che ha scosso il mondo.

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Plantu, il maggiore vignettista di "Le Monde"   in un'intervista a "Repubblica" del 3 gennaio 2010 ha detto: "Siamo pionieri, andiamo a toccare i punti nevralgici della società". E ha aggiunto: "Il nostro mestiere è maneggiare nitroglicerina. Il pericolo che ci esploda tra le mani aumenta con il passar del tempo". Parole profetiche,  non c'era stata la terribile tragedia di Parigi della follia integralista.

La satira non è aggressiva anche se deforma e usa lo sberleffo. Maurizio Zinni, commentando la mostra sopra citata del 2009 sulla satira ai poliziotti, ha scritto: " Come nella fiaba ‘I vestiti nuovi dell'imperatore' è un bambino ad esclamare la famosa frase ‘Il re è nudo!" e a svelare l'inganno di un dominio apparentemente intoccabile, così il disegnatore satirico addita con la sua matita i difetti di una realtà che sulla pagina stampata, nella velocità del tratto e nella puntualità del dettaglio, può essere disossata, spogliata dei suoi mascheramenti e riportata all'attenzione generale nei suoi elementi costitutivi o, più direttamente, nelle sue categorie base spesso dicotomiche: giusto-ingiusto, ricco-povero, morale-corrotto". Naturalmente, tale semplificazione e gli stereotipi che ne derivano è richiesta dalla natura del veicolo che richiede una comprensione immediata.

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Con la vignetta sui quotidiani si è estesa la platea dei destinatari, prima limitata ai lettori delle riviste umoristiche, dall'"Asino" a "Marc'Aurelio", dal "Travaso" a "Candido". fino al "Male", "Frigidaire" e altri più receti; e si è affermata la vignetta politica, dietro l'apripista Forattini, che viene considerata a livello dell'articolo di fondo perché innesca la meditazione del lettore sulla base di un messaggio visivo immediato facile da interpretare ma su cui riflettere.

Proprio per questa sua caratteristica la vignetta politica riesce a sopravvivere anche in un regime autoritario che con la sua ottusità non sempre sa cogliere le deformazioni meno evidenti e gli aspetti nascosti da scoprire con una attenta riflessione.  E se si ride per l'effetto umoristico della deformazione satirica va ricordato che Pablo Picasso ha detto: "L'umorismo è l'unico filo conduttore, immediato e irresistibile, sulla strada della verità". Dove l'accento va posto sugli aggettivi, immediato e irresistibile, che attengono direttamente alla vignetta disegnata.

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L'efficacia della vignetta satirica nel denunciare in modo icastico gli abusi e le altre nequizie del potere è sostenuta dal caricaturista Ges, che nel 1940 pubblicò le raccolte di vignette "La vita è dura ma comica" e "L'intesa cordiale", ricordando un evento drammatico della nostra storia: "La vignetta di Galantara dell'Italia che chiede la parola dopo il delitto Matteotti ha scatenato l'opinione pubblica contro il fascismo assai più dei discorsi parlamentari e dell'errore aventiniano".

La falsa satira come strumento del potere e non suo controllore

Come ci sono i sogni alla rovescia, anche la satira può muoversi all'opposto rispetto alla sua vocazione di denuncia del potere, quando ne diventa  addirittura  uno strumento subdolo per ridicolizzare gli oppositori.

Ne fa fede la satira nazista che ridicolizzava gli ebrei deformandone le sembianze e mostrandoli nel modo più sgradevole e umiliante, nell'ambito di una propaganda quanto mai penetrante diffusa anche con giornali appositi, che doveva creare l'ossessivo clima antisemita nel quale è maturata la deriva inumana della loro eliminazione fisica dopo averne demolito l'immagine moralmente. Una mostra svoltasi di recente a Roma al Museo della Shoah lo ha documentato efficacemente.

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Il regime comunista non è stato da meno, le vignette politiche avevano il loro spazio su "La Pravda" e "Trud", ma il loro bersaglio non era il regime, che pure ne aveva di nequizie e lati oscuri! Rivolgevano gli strali verso il nemico del potere, fossero  Piano Marshall e Nato, lo Zio Sam e il sistema capitalista; ridicolizzavano anche l'Italia, per la carente tutela del patrimonio artistico e per lasciar deperire Venezia, fino alla crisi del pomodoro, evocando perfino le oche del Campidoglio; e così per il Mercato comune e i conflitti commerciali e monetari in campo europeo; ricordiamo la vignetta del 1962 con il rublo che saliva sulla scala monetaria mentre dollaro e sterlina precipitavano in basso, propaganda mistificatrice, non vignetta satirica.

Del  maggior disegnatore, Vasilij Fomicjov, abbiamo visto le vignette su questi argomenti nella mostra di Bologna del 2000  sull'Arte e la satira politica in URSS..  "Non era satira di Stato - precisava il curatore della mostra Astemio Serri - nel senso di espressione delle direttive del Politburo, ma satira nelle mani del leader". Loro  indicavano i "bersagli" cui il vignettista doveva attenersi, e non erano solo i nemici del regime ma anche i rivali personali: "La satira era lo strumento con cui venivano prima messi in forse, poi distrutti, gli avversari politici, preludio alla loro scomparsa dai palchi delle autorità".

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E'  sempre satira, si potrebbe osservare, perché deforma in modo spesso grottesco la realtà,  ma questo non basta, perché se è asservita al potere, anche se contro un altro potere, viene meno  il requisito fondamentale della libertà  che deve esserne la molla e l'ispirazione costante.

Le vignette di Mario Sironi, esposte di recente in una mostra a Villa Torlonia per un significativo ricongiungimento con  la sede mussoliniana, sembrano ispirate da una adesione spontanea e sincera al regime;  ma anche per loro vale quanto si è detto,  che non è satira se non attacca il potere ma lo asseconda - e il fascismo con i suoi gerarchi ne aveva di nequizie e lati grotteschi da mettere alla berlina! -  ma entra nel campo della propaganda al di là della convinzione personale dell'autore.

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La satira nel sistema democratico, l'"immensa galleria aneddotica" dell'"Abbecedario"

Il potere non si identifica solo con un regime oppressivo come quello comunista, nazista o fascista, anche nel sistema democratico la satira può venire imbrigliata e orientata verso i propri obiettivi. Ci sono illustri precedenti, come quello dell'Inghilterra, paese esempio di democrazia, dove la satira verso Napoleone fu una vera  e propria forma di propaganda contro il nemico esterno da schernire. Anzi, l'allineamento o meno al potere, quale esso sia, dà  la chiave di lettura per scoprire gli intenti più o meno occulti e per distinguere la satira dissacrante e autentica da quella agiografica e celebrativa.

La valutazione della carica umoristica è un'altra cosa, attiene al gradimento e non all'autenticità. Non parliamo, poi, di quando la finta satira, oltre ad essere asservita a un regime, diventa strumento aberrante di una propaganda delirate e ossessiva come quella antisemita,  innaturale e disumana, cui abbiamo prima accennato.

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Alla luce di tutto ciò si può dare il giusto apprezzamento alla fine della collaborazione di Forattini con "La Repubblica" dopo la querela di D'Alema per la vignetta che abbiamo ricordato e che citeremo ancora nella galleria dei personaggi dell' "Abbecedario". Non si tratta di regime, ma di certo l'aver dato fastidio al potente di turno venne a creare una situazione in cui non poteva più esprimere la propria satira dissacrante con la libertà di cui, anche a suo dire, aveva sempre goduto; per questo il divorzio con il giornale di cui era stato tra i fondatori  e su cui per 25 anni  in prima pagina non aveva fatto mai mancare le icastiche vignette da lui lanciate tra il ‘73 e il '75. .  

In questo contesto si colloca l' "Abbecedario", la 60^ raccolta di vignette di Forattini pubblicate che, in quanto antologica ne rappresenta la "summa",  coprendo un periodo quarantennale e non più annuale. Ciò la rende diversa dalle precedenti pubblicazioni in quanto a contenuto e finalità. Non si tratta più di rivedere la cronaca recente nella chiave umoristica e satirica delle vignette,  ma di ripercorrere le vicende di 40 anni di  politica nazionale scorrendo la galleria dei protagonisti: di destra, centro e sinistra, tutti  presi di mira dalla vera satira che non si può definire neppure bipartisan, non è di parte, è libera. E si può immaginare come tutto questo sia evocativo per chi guarda le vignette e cerca di interpretarle richiamando alla memoria gli eventi sottesi ad esse, non sempre di immediata percezione e proprio per questo intriganti come stimolo alla comprensione e alla rievocazione.

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Nel catalogo della mostra che abbiamo ricordato, "In nome della legge",  la satira del ‘900 verso la polizia, che è il braccio armato del potere, è stata documentata non solo con le immagini delle vignette satiriche, ma anche con una ricostruzione del periodo storico e delle vicende sottese. Questo nell'"Abbecedario" è  lasciato all'interpretazione e ai ricordi di chi lo scorre, ma si muove ugualmente nella direzione auspicata da Baudelaire per la caricatura, che ne è la base: "Senza dubbio una storia generale della caricatura nei suoi rapporti con tutti i fatti politici e religiosi, gravi o frivoli, relativi allo spirito nazionale o alla moda, che hanno agitato l'umanità, è un'opera gloriosa e importante... E' chiaro che un'opera sulla caricatura è una storia di fatti, una immensa galleria aneddotica".

Ebbene, è proprio "una immensa galleria aneddotica"  l' "Abbecedario" di Forattini, una miriade di aneddoti mediante i personaggi che hanno fatto la storia del nostro paese, nel bene e nel male. La sua satira ha "castigato" senza fare sconti, i costumi dei politici, prima ancora che li castigassero gli elettori.

Prossimamente la galleria di personaggi dei trascorsi  40 anni visti attraverso la matita satirica di Forattini, in un caleidoscopio di immagini spesso esilaranti che portano al riso ma anche alla meditazione. L'esposizione in ordine alfabetico e non cronologico rende ancora più scoppiettante la visione perché sia nel passare da un personaggio all'altro, sia - per i più longevi politicamente - per lo stesso personaggio, scorre il tempo e rende la memoria ancora più elastica ed evocativa. 

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Info

Forattini, "Abbecedario della politica",  Edizioni Clichy, 2017 pp.254, formato  24 x 24,.euro 19,00. L'articolo conclusivo uscirà il 2  marzo p. v.  Per le mostre sul tema e per la vicenda  Guareschi citate nel testo cfr. i nostri articoli: in questo sito, nel 2017  'La razza nemica', ebrei e malati psichici in due mostre contro il nazismo"  18 aprile,  nel 2015  "Sironi, le graffianti vignette satiriche a Villa Torlonia"  e "Spadolini, la figura e le memorie che suscita, al Vittoriano"  2, 15 novembre; in cultura.inabruzzo.it, nel 2010 "La caricatura nella storia" e  "Satira politica, quando chi tocca i fili..."  2, 4 gennaio, su Giovannino Guareschi "Il giornalismo in carcere", "La prigione senza sbarre", "La libertà vigilata", "I baci del (nuovo cinema) Paradiso"  4, 7, 14, 22 luglio;  nel 2009, "In nome della legge: la satira sui poliziotti" 11 novembre (questo sito non è più raggiungibile, le immagini saranno trasferite su altro sito).

Foto

Le immagini delle vignette sono state tratte dal libro-album, si ringrazia l'autore con l'Editore per l'opportunità offerta; le altre con Forattini e il centro Congressi "La  Nuvola" sono state riprese da Romano Maria Levante alla presentazione del libro. E' stata riportata una vignetta per ciascun protagonista della politica, ad eccezione di D'Alema per il quale sono state inserite due vignette, all'inizio e al termine della galleria satirica. In apertura, la Copertina del libro-album; seguono, D'Alema 1999, e Andreotti 1991; poi, Berlinguer 1977 e Berlusconi 2001; quindi, Bossi 1992 e  Buttiglione 1995; inoltre, Craxi 1983, 1985 e Fanfani 1974; ancora, Fassino 2002 e Fini 2009; prosegue, Ingrao 1991 e D'Alema 1997; infine, Forattini all'Inferno infilzato dai 'diavoli' Craxi, Occhetto, Andreotti s. d., "Bianchetto" 2011 e Forattini intervistato nel Centro congressi dopo la presentazione; in chiusura, "La Nuvola", l'interno dal soffitto ondulato.

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