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Rigenerazione dell'arte, Cesselon e oltre 50 espositori, al Mitreo Iside

postato da arteculturaoggi.com [01/12/2017 19:56]

di Romano Maria Levante

Dopo aver dato conto del significato e delle potenzialità insite nella manifestazione-"La RigenerAzione dell'arte" svoltasi al Mitreo Iside di  Roma  il 26 novembre 2017, secondo quanto emerso dall'incontro-dibattito, descriviamo la performance dall'intenso valore evocativo "La donna - Cesselon & Cesselon", sulla vita del grande "pittore di cinema" raccontata in modo suggestivo. Poi passiamo in rassegna  le  oltre 50 opere e di altrettanti artisti, esposte dal 26 novembre al 3 dicembre,  nell'ottica in cui la  creatività diviene strumento di recupero e di riscatto dal degrado cittadino in una vera rinascita.

 

 La performance evocativa "Donna - Cesselon & Cesselon"

Le performance sono una peculiarità dei laboratori permanenti di arte contemporanea attivi nel Mitreo Iside. Si va dal "Laboratorio  di manufatti e tecnostrutture in cartone riciclato" di Adamo Modesto al "Laboratorio Danzando" per la performance itinerante di Venanzia Mendozzi, dal "Quadro animato" per la performance di canto lirico di Naho Yokoyama al "Laboratorio di Danze Popolari ed Internazionali" per la performance  il "Cerchio dell'Amicizia" di Paola Pagliani, dal Laboratorio di Book Art di Anna Maria Scocozza al workshop di arte partecipativa "Il ritratto energetico" di Monica Melani, la fondatrice e direttrice de Mitreo e vicepresidente di "Corviale Domani", una "rete di beni relazionali e buone pratiche" in  un territorio molto particolare.

Non sono state queste le performance esibite  ma, come annunciato, un'originale rappresentazione di marca teatrale, "La donna - Cesselon & Cesselon",  che ha visto diverse arti confluire in uno spettacolo sobrio ed essenziale ma nel contempo quanto mai espressivo ed evocativo.

 

Ci siamo già soffermati  nella presentazione di alcuni giorni fa,  sulle motivazioni e i significati profondi  della rievocazione, nella dimensione  del tempo e dello spazio misurati dalla memoria.

Tutto questo ha preso corpo, è il caso di dirlo, nei due protagonisti: l'artista "pittore del cinema" Angelo Cesselon interpretato in tono pacato, quasi sommesso, da Silvano Iadanza che ha saputo rendere il senso della lontananza in una presenza quasi da seduta mediatica con il cappello calato sulla fronte, le spalle curve, come raccolto su se stesso; e la consorte Lina Forte Cesselon con interprete di eccezione la figlia Alessandra  Cesselon, la quale ha assunto i toni vibranti che la sua parte richiedeva.

 

I testi della stessa Alessandra Cesselon rievocavano storie di vita della sua famiglia, e si sentiva il calore della testimonianza diretta velata di nostalgica malinconia ma retta dalla consapevolezza che il segno lasciato resta indelebile nella memoria di tutti: una rigenerazione anche in questo caso animata dall'arte di raccontare facendo rivivere i momenti magici della vita.

Abiti e acconciature anch'essi semplici quanto appropriati alla "piece"  teatrale, lui un abito dimesso come il suo atteggiamento, lei un colorato scialle a fiori su una  tunica nera, e un cappello sbarazzino perfettamente in carattere.

 

Volti e voci dal vivo, mentre sempre dal vivo il pianista Matteo Siscaro accompagnava "La storia di un artista",  in altre parole "Una vita per la pittura": la "lettura recitata" si dipanava sul palco e nel lato opposto sullo schermo immagini d'epoca facevano calare all'interno di uno spaccato di vita contadina prima, cittadina poi, che è stata la sua cifra esistenziale

E' stata "una rigenerazione nel tempo", un modo per riallacciare il presente a un passato evocato e non dimenticato.  Un filmato forse troppo breve che si ferma troppo presto, così mentre lo abbiamo seguito nei campi del suo paese lo perdiamo di vista nella metropoli dei suoi successi, conteso com'era dalle maggiori case produttrici, e dai più grandi registi. Le varie arti, teatro e cinema, con parole e musica, erano compresenti in un bianco e nero d'epoca ma rotto dai colori  dello scialle di lei, la compagna dell'artista, sgargianti come la sua franchezza.

 

Sono mancati altri colori, quelli dei  bozzetti per i manifesti cinematografici di uno dei più grandi pittori del cinema,  c'era solo quello di "Anna di Brooklin"  con Gina Lollobrigida, proiettato peraltro in bianco e nero. Una assenza sapiente e forse voluta, perché tale mancanza ha fatto sentire in modo ancora più pressante l'esigenza di una mostra che li faccia ritrovare al pubblico che non li ha dimenticati.

Ci piace immaginare che in un futuro sperabilmente prossimo,  le pareti del Mitro Iside possano accogliere questi bozzetti artistici d'autore, e che autore!,  entrati nella storia del cinema dopo aver animato i sogni di generazioni, nello stesso modo e con la stessa dovizia con cui hanno accolto le opere degli artisti richiamati da un bando meritoriamente emesso con il sottofondo di motivi e di valori ricordato in precedenza.

 

Le opere figurative, i  volti

Non possiamo soffermarci sui singoli artisti, degli oltre 50 espositori, nè descrivere le diverse opere come ha fatto Angelo Nardi  nel  presentarli, ma intendiamo dare un'idea dell'insieme costituito dalle opere esposte cercando di raggrupparle in base agli elementi compositivi che saltano subito all'occhio del visitatore.

Una prima considerazione è che domina il figurativo,  inteso nel senso tradizionale anche se per Vittorio Sgarbi tutta la pittura è figurativa, anche quella astratta perché si serve di immagini, quindi di figure.  

Spiccano i volti, da quello segnato dagli anni di "Zeina", autrice Rita Denaro, alla giovanissima inghirlandata in "Ricordo di un sogno" di Mauro Mammuccari,  dal bimbo felice che stringe il suo cagnolino in "La gioia" di Cristina Longobardo,  al bacio  con i due visi in primo piano di "Passione", autrice Lidia Di Donato, dalle tenere figure della madre col suo bambino  su sfondo rosso in "Maternità" di Angela Massimi, alle due misteriose immagini femminili a figura intera, "La luce" di Gianna Pisanu, e "Rendez vous au clair de lune" di Egidio Scardamagna, fino al conturbante "L'attesa" di Elvira Calabrese.  

 

Quasi soltanto i visi in "Donna con turbante" di Mirella Pilloni, le mani sulle guance come nell'"Urlo" di Munch ma in atteggiamento composto e assorto,  e "Angelo" di Maria Trimani, quasi un ectoplasma evanescente.  Invece nella nitidezza fotografica "Hypnosis" di Veronica Morresi  e nella misteriosa composizione orientale con il viso incorniciato in un fuga di sete bianco nere su sfondo rosso  "China" di Ira Miliucci. 

Un posto a sé occupano i tre volti, di cui due ridotti a maschere, in "Behind every glance" di Andrea Simonetti, allusivi e ammonitori nel contempo,  mentre richiama una vera maschera di Carnevale, l'Arlecchino, "L'acrobata" di Silvia Sacchettoni, figura intera in movimento  fasciata di riquadri dai vivaci colori; al contrario, "L'uomo dal mandolino"  di Silvana Mancini  è sobriamente vestito mentre strimpella lo strumento, è dichiaratamente un "omaggio a Tamara de Lempicka", come "Raffaella", di Paola Gioberti,  dall'ispirazione altrettanto dichiarata e ancora più evidente.  Per gli animalisti mettiamo tra i volti anche "Unicorn" di Rosa Marasco, la  testa di un cavallo bianco  espressiva di  nobiltà e fierezza e "Il grande osservatore", di Alessandro Maio, l'occhio enigmatico di un animale misterioso tra cornici sovrapposte. E che dire del "Cavallo" con cavaliere alla Don Chisciotte in positura araldica di Michele Paolizzi, e di "La pallina gialla" di Roberto Pinetta, calligrafici e delicati?

I paesaggi

Vediamo poi 5 paesaggi,  si parte da lontano con "Capriccioli al mattino" di Claudia Manelli, un angolo della Costa Smeralda fatto di sabbia, rocce e mare,  mentre "Tramonto" di Maria Anna Petrolo mostra una rudimentale banchina che si protende sulle acque  nella luminosità gialla del crepuscolo, che diventa una coltre rossa sul mare in "Orizzonte" di Fiorella Zorri; torniamo a Roma  con "Inizio della primavera alle Tre Fontane",  di Anna Maria Trinchieri,  alberi evanescenti protesi verso l'alto, e "Tarantella ciociara", di Antonio Genovese, un'acquaforte ocra da "Roma sparita". 

Il  figurativo diventa meno rigoroso di quello visto finora  nei "Paesaggi" di Ernestina Zavarella, uno skyline di grattacieli sopra diversi strati geologici. Poi  il "White Tree" di Attila Schwanz isola un albero  senza foglie su fondo nero.

 

C'è anche il paesaggio urbano, i caseggiati alla Sironi con le luci della notte in "La luna grossa" di Emanuela Bellu e "Azalee per Santa Bibiana" di Lina Morici, una limpida veduta di una via cittadina con il tram, gli edifici e persino una larga buca al centro della via con la relativa freccia segnaletica, un sigillo molto attuale per Roma; "Cabine" di Paolo Residori  mostra un angolo di stabilimento  balneare deserto e desolato, mentre "Casa  storta" di Alder presenta la facciata di un edificio moderno ondulata come se si muovesse ma senza dare sensazioni sismiche bensì vitali.  In "I colori della speranza" di Mimmo Emanuele vediamo delineate le facciate di una chiesa con portale e rosone, di una fontana monumentale e di edifici lontani, visione evanescente e suggestiva in un cromatismo delicato. "Eva nascente" invece si intitola un delicato disegno a china su carta con cui  Franco Pivetti rappresenta il formarsi del corpo di donna.

 

Le opere astratte

Fuori dal figurativo in senso stretto troviamo "Vento di libertà" di Wanda Bettozzi, tra la ventata di  blu  e arancio si intravvedono dei templi, mentre "L'emozione"  di Inna Yanyeva presenta una sorta di staccionata che chiude  il passaggio.  Il "Punto di inizio"  di Giusy Di Bilio, a sua volta, è un vortice giallo che si avvita a spirale tra il verde con striature blu dello sfondo. Non sono spirali ma "Orbite"  le cerchiature gialle su fondo increspato viola con macchie rosa di Sandra Sfodera, e sono "Colori di donna"  di Primo Gambini le formazioni circolari  che fluidificano nel rosa sovrapposto a livelli inferiori con varie tonalità di verde. Nessun colore ma due forme  grigie in "Spazi ed ombre" di Alessandro Piccinini, rotondeggianti, perciò vi associamo il cerchio di 80 cm "Senza titolo" di Maurizio Bruziches, composizione astratta ma dai colori caldi  e brillanti.

 

Torniamo alla forma quadrata con "Graffi(a)ti" di Franco Durelli, segni e graffi  su carte celesti con macchie blu e con "Domani", collages di fotografie di Andrea Bevilacqua, mentre vediamo, quasi fosse un quadro nel quadro, una cornice rosa e una celeste con al loro interno l'occhio indagatore di "Il grande osservatore" di Alessandro Maio. Enigmatico anche l'assemblaggio di cartone di Adamo Modesto, dal  titolo criptico "677sc - 11a - 016", come una veduta dall'alto di uno spazio incapsulato in stretti compartimenti, del resto l'artista gestisce il laboratorio di manufatti e cartostrutture del Mitreo; si prova una sensazione analoga guardando "Taglio netto frontale", di Marco Fratarcangel,  sebbene sia su più  livelli cromatici e compositivi  ma sempre in uno spazio ristretto.

 

Installazioni e sigillo finale

Fin qui opere pittoriche a olio, acquerello o tecnica mista, più l'assemblaggio di cartone e collage fotografici,  ma ci sono anche i "multistrati di carta" di "Suoni inversi 2" di Bruno Menissale, una plastica semisrotolata come "Il suono del silenzio" di Rita Piccinno, e alcune installazioni.

Si va dal "Volo di libellula" di Maria Bartolucci, tre porcellane sferiche con dipinti fiori e farfalle, a "I sette vizi capitali" di Massimo Giovanni Di Carlo, rappresentati da 7 basi di pietra grigia dove sono conficcati dei chiodi acuminati quasi fossero letti di un fachiro; un'immagine eloquente come lo è in senso opposto "Aprirsi alla Realtà dell'Anima", di Monica Melani,  la  protagonista in assoluto della straordinaria avventura del Mitreo Iside, la quale interpreta questa apertura con delicati tocchi cromatici a tante piccole finestre fissate alla parete che spalancano i loro battenti, utilizza "l'acquerello metodo melAjna"  cui si intitola la  "Libera scuola di Arti applicate" da lei fondata e diretta.  Svetta in verticale la torre "book art" "Ri-nata dentro", di Anna Maria Scocozza, una scala a pioli per salire in cima a una sorta di silos in origami e intagli con alla base dei teneri animali e al vertice la siluette nera di una figura di donna.

 

Nessuna siluette ma un ammasso umano si intravede sul barcone di "Profughi" di Ugo Scala, ripreso a Vlora l'8 agosto 1991, in stile calligrafico ed essenziale evidenzia le onde bianche e gli scogli sul mare blu intenso.  Li aspetta  o dovrebbe attenderli un'accoglienza dignitosa, perciò dedichiamo loro  il "Cesto con frutta" di Alessandra Santilli, un iperrealismo figurativo quanto mai efficace che ha evitato le suggestioni caravaggesche, nostro sigillo finale per chiudere in modo augurale la rassegna di una mostra così variegata e multiforme  nei contenuti e nelle espressioni.

Le "frecce scagliate" verso il mondo 

Maria Rosaria Porfido, assessore alle Politiche della cultura oltre che di scuola, sport, turismo e pari opportunità del Municipio XI, definisce le opere in  mostra "frecce scagliate verso il mondo e noi bersagli del loro messaggio, che attraverso l'arte e la creatività ci offrono una visione diversa del quotidiano". 

E' una visione tale da dare la forza di superare il degrado attraverso un rigenerazione attiva dopo  l'accettazione passiva che si trascina da troppo tempo. Basterebbe che l'esempio del Mitreo  Iside del  Municipio XI fosse seguito dagli altri Municipi della Capitale in una mobilitazione salvifica all'insegna dell'arte che dovrebbe coinvolgere tutta la città.

 

Non è un percorso facile, perciò è necessaria una mobilitazione convinta e solidale.  Abbiamo citato all'inizio le parole del consigliere della Commissione cultura del Municipio XI Gianluca Martone sulla rigenerazione delle periferie, le ripetiamo per la loro importanza decisiva. Ha definito " l'arte uno degli strumenti per attuarla" aggiungendo realisticamente e coraggiosamente che "il più grande nemico della RigenerAzione urbana può essere solo la politica", e lo si vede dall'esiguità delle risorse stanziate da lui stesso criticata. Ma ha anche concluso che "l'arte è molto più potente della politica" e perciò può vincere la sfida con la forza della creatività e della nobiltà dell'impegno.  

E allora arriverebbero anche le risorse. Perché a questo punto "le frecce scagliate verso il mondo"  di cui parla "con vera emozione"  l'assessore Porfido, raggiungerebbero anche il Campidoglio e non solo!

 

Info

Mitreo Iside, via Marino Mazzacurati 61, Roma (Buon Pastore), Mostra Evento "La Rigenerazione dell'arte". Dal lunedì al giovedì ore 14,30-20,00, venerdì 17,00-19,30; martedì e giovedì ore 8-12, sabato e domenica secondo eventi; ingresso gratuito. Catalogo "La RigenerAzione dell'arte", Associazione culturale Mitreo Iside, pp. 70, formato 22 x 22, dal catalogo sono tratte le citazioni del testo. Il primo articolo è uscito in questo sito il 29 novembre u. s. Cfr., in questo sito, i nostri due articoli di presentazione dell'evento il 14 e 21 novembre u.s.  

Foto

Le immagini sono state riprese nel Mitreo Iside all'inaugurazione della mostra, si ringrazia l'Associazione culturale organizzatrice, con i titolari dei diritti, per l'opportunità offerta. In apertura, Carbone Calogero (Kalos), "O.N.G. Le verità nascoste"; seguono 4 immagini in sequenza della performance "La donna - Cesselon & Cesselon", le prime due istantanee di sapore onirico, la quarta con i due protagonisti Silvano Iadanza e Alessandra Cesselon fuori dalla scena; poi, volti e figure, Lidia Di Donato, "Passione",  e Gianna Pisanu, "La luce"; quindi, Egidio Scardamaglia, "Rendez vous au clair de lune", e  Maria Trimani, "Angelo" (a sin.); inoltre, Paola Gioberti, "Raffaella", omaggio a Tamara de Lempicka, ed Elvira Calabrese, "L'attesa"; ancora, Silvia Sacchettoni, "L'acrobata", e Michele Polizzi, "Cavallo con fantino"; infine, Sandra Sfodera, "Orbite", e Alessandro Maio, "Il grande osservatore", in chiusura,  Anna Maria Scocozza, ""Ri - nata dentro", book art, dietro  Angela Massimi, "Maternità" (a dx), Lina Morici, "Azalee per Santa Bibiana" (a sin. in basso).