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24.11.2011 - L'ultima moda: "Diritto di voto agli immigrati!"

postato da Mauro Aurigi [11/01/2012 01:57]

 

 24.11.2011 (articolo rimasto inedito perché non si è trovato chi lo pubblicasse)

L'ultima moda: "Diritto di voto agli immigrati!"

Il grido è partito da destra (Fini) ma ora galvanizza la sedicente sinistra (anche Ceccuzzi).

 

                                                                                                           di Mauro Aurigi

 

IL PRODE ANSELMO ALLA CONQUISTA DEL VOTO STRANIERO

SIENA. Il 28 agosto scorso un enfatico sindaco Ceccuzzi ha tenuto a far sapere alla stampa che aderiva "con convinzione alla campagna ‘L'Italia sono anch'io' per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera". Ha però evitato di spiegare se avesse aderito come comune cittadino o invece nella veste di primo cittadino senese. La cosa non è senza importanza. Perché nel primo caso basterebbe il conciso commento: "e chi se ne frega?". Milioni di cittadini, compreso chi scrive, aderiscono a decine di campagne, anche più filantropiche di quella, senza sentire la necessità di vantarsene in giro. Evidentemente Ceccuzzi si sente diverso e a ragione: lui non è un "comune", lui appartiene alla Casta e gli piace "apparire" . Insomma un veniale peccato di personale presunzione. E potremmo finirla qui (ossia col "chi se ne frega!") .

Ma nel secondo caso, ossia se avesse reso pubblica quell'adesione in quanto sindaco della Città, e quindi anche in rappresentanza dei cittadini, a quanto pare senza consultare nessuno, né la Giunta, né il Consiglio e meno che mai i "rappresentati", la cosa sarebbe più seria, perché quel comunicato stampa si configurerebbe come un edificante messaggio del (piccolo) Principe ai sudditi affinché essi, commossi, possano servilmente seguirne l'esempio. Insomma un messaggio di stampo berlusconiano (la cosa, visto il personaggio, non meraviglierebbe). Ma anche in questo caso, chi servo non si sente può sempre cavarsela col "chi se ne frega!" di cui sopra.

Però le ragioni che mi spingono a commentare solo oggi un notizia così datata, sono altre e secondo me più preoccupanti.

LA BUONA CULTURA DEI COMPAGNI DI IERI E ...

Io mi ricordo bene che nel vecchio PCI del dopoguerra (vi avevo aderito - senza avvertire la stampa! - nel '68 quando Enrico Berlinguer fece il gran passo dello "strappo con l'URSS", e ne sono uscito nell'84 alla sua morte, prevedendo già cosa sarebbe successo dopo di lui), nel vecchio PCI, dicevo, si sosteneva apertamente che senza il Meridione, serbatoio senza fondo di voti a destra, la DC non avrebbe mai vinto un'elezione e i governi sarebbero stati sempre di sinistra (verità sacrosanta). E poi si aggiungeva che quel plebiscito meridionale alla DC era frutto dell'arretratezza di quelle popolazioni. Insomma, senza ammetterlo esplicitamente, si sosteneva un principio di carattere generale: la plebe vota sempre a destra (altra verità sacrosanta) e che, conseguentemente, l'arretratezza culturale e civile di un popolo non poteva che produrre pessimi governi o che, detto in maniera un poco più sofisticata, un governo non può che essere lo specchio del proprio popolo: quanto  più evoluto - o arretrato - è il popolo, tanto più elevata - o peggiore - è la qualità del suo governo (verità, anche questa, sacrosanta).

Erano dunque colti i compagni di allora, ma non abbastanza. Non arrivavano - sia detto per inciso - a capire (sarebbe stato davvero chiedere loro troppo) che il centro-nord d'Italia era più evoluto, e quindi votava a maggioranza a sinistra ed aveva governi migliori, solo grazie a quella grande esperienza della "civiltà comunale" che sta all'origine del pensiero politico occidentale e che quei popoli avevano vissuto grossomodo tra il 1000 e il 1500. Infatti la cartina del potere "rosso" in Italia si sovrapponeva e si sovrappone  ancora oggi quasi esattamente a quella dei liberi comuni medievali, mentre i popoli del Meridione, cui quell'esperienza fu negata, votavano a destra. Ma i comunisti e i post-comunisti vivevano (e vivono ancora) nell'infantile convincimento che i buoni governi del centro-nord fossero merito loro.

... LA TERRIBILE STERZATA A DESTRA DEI "COMPAGNI" DI OGGI

Ciononostante rimane il fatto che i compagni di allora usassero gli strumenti culturali, di cui erano spesso largamente dotati, senza farsi influenzare da mode e suggestioni mediatiche. Quelli di oggi (e Ceccuzzi con essi, visto che se solo capisse che gli immigrati votano invariabilmente a destra, si mangerebbe le mani per quella adesione con cui sperava di mettere un'ipoteca sui loro voti) sono così culturalmente rozzi che gli è bastata, per esempio, la ventata molto british della Thatcher (1979/1990), o quella molto yankee di Reagan (1981/1989) per darsi follemente alle privatizzazioni (una delle vittime eccellenti è stato il Monte dei Paschi). Sappiamo tutti (ma repetita iuvant) come è finita: delle privatizzazioni ha beneficiato esclusivamente quella razza padrona che è la causa secondaria dell'attuale pesantissima crisi (la primaria è la declinante vis democratica dell'Occidente in generale e dell'Italia in particolare). Insomma i compagni, che di sinistra ormai non hanno che la mano, presero a modello la conservatrice Thatcher e il reazionario Reagan (ognuno si sceglie i maestri a misura della propria ignoranza) che sono i massimi responsabili della crisi odierna perché fu allora che alla finanza speculativa e cinica fu riconosciuto di fatto il diritto e il potere di scorrazzare senza controllo (vulnus alla democrazia) per tutto il mondo.  

Ma torniamo alla moda che ora dilaga del voto agli immigrati. Se si ammette che i governi siano lo specchio dei loro popoli e che quindi un popolo di pezzenti non può che avere un governo pezzente, mentre viceversa quanto più un popolo è evoluto e civile tanto più eccellente sarà il suo governo (quanta regione aveva J.J. Rousseau quando diceva: "non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini"!), se si ammette ciò, dicevo, allora bisogna prepararsi al peggio. Perché, comunque la si voglia guardare, la concessione del voto agli immigrati non può che far abbassare la media, che è già bassa di per conto suo, del civismo e della democraticità del nostro elettorato. Ne risentirà quindi anche la qualità già pessima dei nostri governi locali e nazionali.

L'ITALIA NON E' NORMALE

E bisogna prepararsi al peggio anche perché l'uscita dalla crisi attuale, checché ne ciancino alla televisione, è possibile solo migliorando i livelli di democrazia - e conseguentemente, come si è già detto, anche la qualità dei governi - non riducendo quei livelli come invece facciamo da decenni e come continueremo a fare. E non consoliamoci col pannicello caldo dell'attuale buon governo Monti: quello è un governo imposto, a scadenza, e per giunta breve.

Ma d'altra parte come si può negare a chi lavora e paga le tasse in questo Paese - perché questo fa la gran parte degli immigrati - il diritto di voto? E allora bisognerebbe fare come si fa nei paesi "normali": concessione della cittadinanza allo straniero ma solo dopo un esame rigoroso per accertare se l'interessato conosce la Costituzione e ne condivide i principi di civismo e democrazia (la conoscenza della lingua nazionale mi sembra proprio l'ultima delle preoccupazioni) e che pertanto è consapevole dei diritti e dei doveri che ne discendono. Questo si fa nei paesi "normali". Ma l'Italia "normale" non è, e la sua anomalia principale, a pensarci bene, è che se si facesse quel rigoroso esame "costituzionale" alla maggioranza dell'elettorato italiano, quella maggioranza che insomma elegge i Berlusconi, i Vendola, i D'Alema, gli Alfano, gli Schifani, i Gasparri, i Di Pietro, i Casini, i Renzi e anche i Ceccuzzi, il risultato sarebbe raccapricciante (altro che immigrati!).