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26.3.2012 - Monte dei Paschi: cosa succede se la "sinistra" è in realtà la "destra"

postato da Mauro Aurigi [26/03/2012 11:12]
 

di Mauro Aurigi

 

Nessuna città in Italia e probabilmente in Europa vive come Siena di "pubblico": non è difficile valutare che più del 70% della vita economica, sociale e culturale cittadina sia direttamente o indirettamente legata a pubbliche istituzioni come, tanto per citare le principali:

- il Monte dei Paschi (almeno fino alla incredibilmente avventata privatizzazione del 1995), fondato nel 1472 e che oggi ha più di 30.000 dipendenti di cui moltissimi ovviamente senesi;

- l'Università, primo documento noto del 1240, 2.000 dipendenti, 25.000 studenti (in una città di 55.000 abitanti);

- l'Ospedale, documentazione sino dal X secolo, 800 letti, 2.300 dipendenti, tra i 3 più grandi della Toscana, forse il più grande (nella città più piccola della regione) che attira la maggior parte dei pazienti da altre regioni;

- l'Arte (turismo), tutta del periodo comunale e tutta a carattere pubblico;

- e infine le Contrade, le antichissime accademie (Rozzi, Intronati, Fisiocritici, Uniti), le associazioni di volontariato  ecc.

 

SIENA, LA CITTA' PIU' PUBBLICA DEL MONDO

 

Insomma forse solo in rarissime capitali di stato il rapporto pubblica istituzione/città supera quello senese. Con la non trascurabile differenza che le pubbliche istituzioni senesi di cui parlo hanno tutte origine endogena (anche tutte le ferrovie ad essere chiari). Insomma, probabilmente unici al mondo, di tutto ciò che i Senesi hanno non devono ringraziare nessuno, né un papa, né un re, né un capitano d'industria (senza gli originali Istituto Sclavo o la Tortorelli non avremmo oggi né la Novartis né la Whirlpool). E meno che mai dobbiamo ringraziare un partito (anzi!). E non si tratta di cosa di poco conto, visto che solo grazie alle istituzioni di cui sopra la città galleggia da sempre al vertice delle graduatorie nazionali sulla qualità della vita, mentre la casta cittadina permanentemente al potere non perde l'occasione per aggiudicarsene il merito, non si sa bene se per rozza ottusità o perversa ipocrisia. Anzi, quella casta che nei 67 anni di potere ininterrotto non ha saputo fare altro che parassitare le realizzazioni del passato, portandole tutte al limite del baratro, con sommo sprezzo del ridicolo ha perfino il coraggio di paragonarsi al  Buongoverno dei Nove (il neo-sindaco Ceccuzzi qualche settimana fa), del tutto ignara di cosa fu invece capace i fare quell'antico  governo che stette in carica esattamente gli stessi anni dell'attuale.

 

Gli studiosi sono unanimi nel convenire che questo carattere "pubblicistico" della senesità fosse presente fin dalle origini comunali della Città. Il Bowsky, massimo conoscitore della Siena del Trecento, arriva a sostenere che questo carattere distinguesse così tanto Siena dagli altri comuni da mortificarne la produzione letteraria - perché fatto individuale e privato - mentre invece vi prosperava ai massimi livelli l'arte figurativa, privilegiata dal Comune perché frutto esclusivo della committenza pubblica (anche in ciò Siena di distinse da Firenze). Rincara la dose la ricercatrice francese Odile Redon che invece ritiene Siena anche sul piano letterario pari o superiore alle altre città della Toscana, perché dette un contributo eccezionale all'affermazione del volgare proprio con un'opera che la storica stessa paragona per importanza alla produzione letteraria di Dante e Boccaccio: si tratta della redazione in lingua volgare, per la prima volta in Italia, del Costituto del 1309-1310 (che, ad esser pignoli, almeno sul piano "quantitativo" è più imponente della stessa Divina Commedia). Ma in fin dei conti la Redon dà ragione a Bowsky: il Costituto in volgare fu un atto pubblico, non privato.

 

MONTE DEI PASCHI: QUANDO IL PUBBLICO ERA MIGLIORE DEL PRIVATO

 

Perché questa premessa? Perché a Siena si era registrato un fatto straordinario: la dimostrazione che il pubblico potesse essere non solo costituito solo di eccellenze, ma addirittura migliore del privato. Insomma questa comunità di intellettuali, borghesi e ceto medio, pur vivendo quasi esclusivamente di "pubblico" come nessun'altra, poteva godere di un'agiatezza assolutamente invidiabile. Ma non basta, perché a Siena addirittura c'era la dimostrazione, eccellenza delle eccellenze, che il pubblico potesse essere meglio del privato anche nel campo più tipicamente privatistico e capitalistico: la banca.

 

Il Monte dei Paschi era in effetti la banca che nel cinquantennio successivo alla seconda guerra mondiale aveva avuto i massimi indici di incremento in ogni campo arrivando ad evolversi da banca locale a banca internazionale, la quarta o quinta del Paese, la più solida d'Europa, mantenendo anche il carattere della più etica (o meno amorale) del sistema bancario italiano, la più longeva del mondo. Di più, con la distribuzione degli utili in misura del 50% al proprio capitale (ossia incremento di un valore "pubblico") e l'altro 50% in opere di beneficienza e pubblica utilità, realizzava un obiettivo che oggi, in un mondo di ricchi sempre più ricchi e di poveri sempre più poveri, è diventato, soprattutto nella devastante e lunga crisi economica attuale, di drammatica necessità e urgenza sociale: la ridistribuzione della ricchezza. Perché l'attività del Monte, comunque la si voglia intendere, si sostanziava nel prelievo di una parte, ancorché modesta, della ricchezza dei detentori (depositanti e imprenditori) e nella sua redistribuzione verso il basso. Senza voler contare poi cosa il Monte significasse in termini di diretto sostegno all'economia e di occupazione (quella propria diretta e quella indotta nel territorio). Un autentico gioiello, dunque, forse unico al mondo nel suo genere, inventato mezzo millennio fa dai nostri antenati proprio con quegli scopi benefici di cui sopra, scopi a cui il Monte si era mantenuto fedele fino alla privatizzazione del 1995.

 

QUESTA "SINISTRA" IN REALTA' E' UNA "DESTRA"

 

Insomma la sinistra cittadina, regionale e nazionale aveva in mano la dimostrazione materiale che il pubblico può essere migliore del privato, cosa questa che sostiene da più di un secolo senza essere mai riuscita a dimostrarlo nei fatti (ossia fallendo sempre). E allora non rimane che chiedersi come abbia potuto proprio la sinistra disfarsene per consegnarlo all'amoralità del sistema capitalistico (proprio in questi anni si è capito quanto indecentemente depravato quel sistema fosse diventato), con tutte le immediate conseguenze a tutti ormai note. C'è una sola risposta: questa "sinistra" è in realtà una destra, peggiore e più imbrogliona della destra ufficiale (sia detto nel senso che almeno quest'ultima non si maschera da sinistra).

 

Senza contare che bastava poco per sincerarsi come dall'Unità d'Italia a oggi le banche private siano tutte, ma proprio tutte, prima o poi fallite con danni spaventosi all'economia nazionale e all'erario (ossia al contribuente) quando di quei fallimenti ha dovuto sostenere il costo. E c'è da giurare che continueranno a fallire tutte anche in futuro. Perché allora privatizzare e condannare quindi a un futuro fallimento una banca pubblica che da mezzo millennio non aveva mietuto che successi? Non c'è altra risposta che questa: l'ottusità a la crassa ignoranza (se non peggio) di questa "sinistra", ottusità e ignoranza (se non peggio) che sono da sempre caratteristiche costituzionali della destra più retriva. Ma come hanno fatto a non capire che proprio la peculiarità "pubblica" di questa Città, con le sue eccellenze (di cui questa "sinistra" non ha alcun merito, checché ne dica, visto che risalgono a molti secoli fa) e la sua quasi assenza di proletariato e sottoproletariato, era quella che consentiva a Siena di essere da sempre la provincia più "rossa" d'Italia? Perché dimezzare se non addirittura azzerare con la privatizzazione del Monte quel carattere pubblico e rischiare quindi il suicidio politico? Quando si dice l'ottusità e l'ignoranza (se non peggio).

 

MA LA COLPA E' DEI SENESI

 

Ma alla fine ciò che preoccupa di più è la constatazione inquietante che la maggioranza dei Senesi, sinceramente di sinistra, continui a confermare il consenso agli ottusi e agli ignoranti (se non peggio) di questa destra effettiva. E' questo ultimo aspetto che fa disperare più di ogni altro:  sic rebus stantibus, è assai probabile che questa città abbia un futuro solo di declino, povertà e disperazione. Dopo mille anni di gloria.