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Dal bivio al Centro

postato da blog.bertinifa.it [27/06/2020 16:42]
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7° (continua dal post precedente)
Si é giocato sulla dialettica tra immune e comune, destra e sinistra, aristocrazia e gregge, inclusivo contro espulsivo. Però, qua e là sbuca un terzo convitato che ha l'aria più dell'intruso che del convitato di pietra.
È il cuore, inteso come sintesi tra cervello e corpo, razionalità e affettività: ciò che media tra le parti in base a una logica diversa.
Il cuore ha un suo sistema nervoso autonomo, poco noto. È il crocevia di conflitti che possono portare ad esiti infausti. Le cardiopatie e il cancro sono la principale causa di morte. Guarda caso dipendono dal cuore e dal sistema immunitario. Il cuore sappiamo dov'è. Anche la stazione principale del sistema immunitario, il timo, sta vicinissimo al cuore. Quindi nel nostro petto c'è davvero il centro pulsante e cruciale del rapporto tra il nostro organismo e la realtà esterna?
Lo è anche sul piano del ragionamento filosofico?
Può la sua centralità rappresentare quella verità essenziale, che il fallire delle politiche immunitarie, ma anche il conflitto tra politiche immunitarie e comunitarie ci fa desiderare?
Può costituire con la sua centralità il vero convitato di pietra, che permetta di trovare una sintesi stabile, piuttosto che il consueto schieramento politico (in sostanza tra immunità liberista e comunità marxista?
Può la continua ricerca di un legame autenticamente umano permettere di trascendere qualsiasi divisione?
L'idea non è nuova: era l'idea di Fritz Lang e di sua moglie, autori del film Metropolis.
È la critica delle rivoluzioni liberiste e marxiste e la presa d'atto che sia necessaria una scelta fondante: vivi e lascia vivere. Accetta la condizione umana e investi in quel legame che tiene insieme le comunità.
Ma l'autore che meglio ha messo a fuoco la soluzione "corale" è Pavel Florenskij. Scienziato e filosofo, dopo aver appurato il fallimento della scienza e della logica, approda all'esperienza religiosa come base solida della ragione. La ragione non può trovare un autentico fondamento. O riconosce questo suo limite (che per noi è evidente nel fallimento delle politiche eradicative, totalitarie), oppure la sua impotenza la spinge rabbiosamente a decostruire tutto, anche se stessa: autodistruggendosi. Oggi lo si ammette candidamente: non c'è più una verità stabile ma una moltitudine di narrazioni, senza un solido fondamento, che porta alla disperazione suicida. Riconosciamo tale auto distruttività nelle scelte oggi cosi "normali": rinunciare alla sovranità, alla libertà, alla dignità, malattie iatrogene, suicidio diretto e indiretto, anoressia mentale e politiche austeritarie, malattie autoimmuni, politiche sanitarie che invece di risolvere i problemi li creano.
Ma se invece la ragione ammette la propria impotenza, in tale condizione di debolezza disarmata e umile una base però la può ritrovare. La verità solida è nell'incontro con l'altro, sincero, essenziale, autentico, fondante. L'esatto contrario dell'incontro segnato dal sospetto, dalla delazione, dal distanziamento, di oggi.
Solo esperendo questa verità, questa sostanza dell'Essere che governa il mondo possiamo accostarci alla realtà con curiosità, senza diffidare. Solo così può ricominciare una ricerca scientifica basata sul solido.
Dio è il concetto che si usa per riferirsi alla verità della vita. Se siamo nella verità, anche per pochi istanti, ce ne accorgiamo. Quando facciamo quella esperienza comunitaria, la verità è in noi. Questo esperire l'amore restituisce l'uomo al suo posto nel mondo al suo giusto rapporto col corpo e con la ragione stessa.
La ragione che si vuole svincolata dal cuore e dal corpo, finisce per spezzare l'io e per spezzare poi ogni cosa, fino al distanziamento sociale, alle mascherine e al totale sovvertimento della vita che è adesso sotto i nostri occhi. Esperire l'amore aiuta invece l'io a pensarsi come creatura completa, al cui centro c'è il cuore, non la testa. Amare è la prima e fondante forma del conoscere, dalla quale procedono le altre. La testa può pensare il mondo solo a partire dalla consapevolezza che proviene dal cuore: che si è parte del mondo, si è creatura, l'oggettività esiste. Solo così la ricerca scientifica ricomincia ma senza la follia dell'Hybris (presunzione di superare ogni limite). Riaffermando la centralità del cuore si ritrova l'interezza e la possibilità di cercare la verità anche con gli strumenti della scienza, senza finire nella follia.

(continua)