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Nigeriani che si rivolgono a connazionali, che in Italia si lamentano ...

postato da blog.bertinifa.it [06/09/2018 19:18]
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Come vedono l'emigrazione i nigeriani rimasti a casa loro:

Dal sito http://www.oltrelalinea.news/2018/09/06/immigrazione-come-vista-nei-paesi-di-partenza-reazioni-sorprendenti-dalla-nigeria/

I commenti, per la quasi totalità, non solidarizzavano con gli ospiti del centro di accoglienza italiano invitandoli, a più riprese, a non lamentarsi o a tornare a casa.

"Chi vi ha invitati lì?" scrive ad esempio Matthew, "Smettetela di lamentarvi nelle nazioni degli altri. Cos'ha fatto il vostro presidente per voi?" invitandoli poi a tornare in Nigeria.

"Quel posto è anche meglio del vostro paese, perché piangete in terra altrui? Tornate indietro e rendete casa vostra vivibile".

"Vi hanno dato casa e vi lamentate. Milioni di nigeriani sono senzatetto in Nigeria e al nostro governo non importa. Per favore tornate in Nigeria e combattiamo insieme per il nostro futuro".

"Non lasciate il vostro Paese illegalmente e non sarete trattati così. Una volta che avete l'etichetta di rifugiato o di immigrato clandestino dovete fare i conti con quello che vi viene offerto"

"Il comune li paga ogni mese. Una volta che ti ammali i trattamenti sono gratis ovunque. Sono in Italia e so come stanno le cose qui... noi nigeriani siamo molto ingrati".

Quello dell'ingratitudine pare essere un pensiero molto ricorrente.

"Siete in catene lì?" evidenzia ancora Uchechukwu, "Qualcuno vi forza a restare? L'Italia è la vostra Patria? Siete stati anche fortunati che vi abbiano fornito un rifugio. Se solo sapeste quanto costa affittare una casa all'estero. Ingrati".

Insomma, se l'immigrazione genera polemiche nel Paese ospitante, a leggere queste opinioni si può dire che lo stesso vale anche per l'emigrazione dal Paese di arrivo. A maggiore testimonianza di come, in una società sana, come affermava qualche anno fa papa Benedetto XVI, "prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra".