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tanto arroganti quanto cretini

postato da blog.bertinifa.it [07/02/2020 09:04]
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Italia senza onore, derubata dai ladri e distrutta dagli onesti, dai manettari, dai giustizialisti.

Partendo da questa giusta idea di Marcello Veneziani, http://www.marcelloveneziani.com/articoli/un-paese-derubato-dai-ladri-e-distrutto-dagli-onesti/ passo ad un approfondimento dell'idea di onore, tratto da http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-diritti-come-spazio-di-socialita-la-lezione-ateniese/ chiudo con un ammonimento a chi si fida dei giustizialisti, perdendo di vista il fondamento della coesione sociale.

L'idea di Veneziani: l'onestà non è l'unica virtù del politico, né la principale. I danni compiuti dai cretini e dagli incompetenti al potere, sono più devastanti; senza dire che il cretino al potere non sa neanche ridurre le ruberie, che dice di voler perseguire. Intransigente sull'uovo rubato, è capace di distruggere la pollicoltura nel sacro nome dell'onestà.

Benedetto Croce sosteneva che la vera onestà in politica è la capacità. Forse esagerava, preferendo i corrotti capaci agli incapaci onesti, ma non aveva torto. Un politico va giudicato per la sua utilità al paese, oltre che per la sua onestà. E l'onestà non esaurisce la moralità di un politico. Ci sono altre due qualità morali: la lealtà nei confronti dei cittadini, delle istituzioni e della nazione e la fedeltà al mandato.

Chi ha tradito il suo mandato, i suoi elettori, le sue istituzioni può essere migliore di chi ha rubato? No. L'onestà è un prerequisito ma funziona se si sposa alla capacità e alla responsabilità. Infine, c'è una virtù che precede e sovrasta l'onestà, la lealtà e la fedeltà: è l'onore. Parola mancante nel lessico politico, oggi.

È singolare che il rappresentante del popolo italiano in Parlamento si chiami "onorevole" e nessun cittadino abbia un'idea del profondo significato di tale parola. Vale la pena rileggere un docente di Storia greca che spiega come nasce l'idea di diritti e doveri e quale sia il senso della parola onore e disonore in Grecia antica.

L'idea del prof. Mirko Canevaro: diritti e doveri di ogni cittadino ateniese si fondano sul concetto di onore, che è quello status che si costruisce rispettando un codice d'onore, verso tutti, dagli schiavi alle posizioni di rango superiore. In tutte le società del mondo, il codice d'onore serve a conservare l'armonia o almeno a limitare il conflitto entro limiti necessari per la coesione sociale (valore supremo). Onore non è solo ambire ma anche autoregolarsi. Non deriva solo dal competere ma anche dall'amore per giustizia, autocontrollo, interesse comune. L'onore è il modo in cui l'individuo si lega alla sua comunità, garantendone la prosperità.

In antica Grecia, ogni diritto è una forma di onore riconosciuto dalla società nella misura in cui chi pretende diritti ha onorato i suoi doveri, in particolare i doveri del rispetto nei confronti di tutti. Essere titolare di diritti equivale ad essere titolare di onore. Il disonore comporta infatti la perdita dei diritti di cittadinanza.

L'onore non è dunque uguale per tutti: si distribuisce verticalmente (per noi il massimo onore lo possiede il presidente della repubblica) e orizzontalmente (tutti uguali di fronte al codice d'onore).

Qual'era la massima violazione di questo codice? L'arroganza di chi si attribuiva più onore (privilegi, diritti) di quanto glie ne spettasse per giustizia. Ciò che la legge ateniese puniva non era il danno ai diritti della vittima, quanto il comportamento disonorevole, una minaccia per la coesione sociale. Onore indicava infatti diritti e doveri presenti contemporaneamente in una giusta dinamica sociale fatta di contegno e deferenza. Laddove il contegno era il primo dovere e la deferenza verso l'onore degli altri era la vera base dei diritti.

L'onore creava diritti, che non erano inalienabili ma dipendevano dal comportamento: il cittadino "onorevole" si vedeva riconosciuti i suoi diritti finché si comportava con onore. Altrimenti entrava nel cono d'ombra del disonore, che lo escludeva dalla comunità.

Conclusioni: tornare al passato, alla fonte non inquinata dei concetti che hanno costruito l'idea autentica di democrazia è sempre una buona idea. Perché le false idee di democrazia e di diritti inalienabili che oggi circolano sono state create per renderci schiavi di quelli che si sono comprato tutto: la scuola, l'informazione, l'etica, la politica, la cultura, persino la religione. Lì, alla fonte originaria troveremo le idee nate dal popolo per una società che permettesse a tutti di "fiorire insieme" (l'autentico concetto di libertà). Lì ritroviamo, assieme ad altre idee sane e pulite, anche l'idea alta di onore, in base alla quale confrontare il comportamento dei "manettari" che ambiscono a fare rapida carriera sputtanando tutto e tutti, arrogandosi il pulpito di fustigatori della morale corrotta. Un veleno per la convivenza sociale che nell'antica Grecia comportava la condanna pubblica, fino al massimo grado: l'esilio. L'espulsione dalla comunità. Una pratica condivisa dai popoli mediterranei, poi ripresa anche dalle prime comunità cristiane paoline, che funzionavano allo stesso modo, tramite la scomunica. Oggi invece, possiamo dirlo, non c'è più religione, nè cultura, nè dignità.