Raid razzista alla Magliana nell'internet point bengalese
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Sulle pagine di "Prospettive assistenziali" ero rimasto colpito e urgentemente interpellato dalla notizia del suicidio di Anthony, un ragazzo indiano adottato da una famiglia italiana. Segue la sua lettera testamento e alla fine la mia inadeguata risposta. LETTERA/TESTAMENTO DI ANTHONY (Testo integrale con le lettere in maiuscolo e sottolineate come nello scritto originale, omesso il nome della famiglia adottiva) Ore 01,15 di giovedì 23-03-2002 P:S.: Babbo, mamma, io non me ne sono andato perché non vi volevo bene, solo che questo non era il mio tipo di vita. Io non l'ho fatto per punirvi ma per levarvi un peso in più. Sarebbe stato molto meglio se setta anni fa fosse arrivato un altro bambino, che fosse più intelligente e non combinasse tante di quelle cavolate che vi ho fatto io. Caro Anthony, leggo la tua lettera/testamento e francamente non posso contestarne i contenuti." La vita ti fa schifo". "La vita per te è un inferno". Però mi dico; questo mio approccio intimistico urge che diventi, nei fatti, anche gesto politico. |
commenti
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Bruno, non volevo dire che l’azione politica e culturale, non ci deve essere e che il desidero (misterioso) di bene per noi e per gli altri non debba essere perseguito. Intendevo solo dire che ignorare/anestetizzare l’infinita sproporzione tra il nostro bisogno e la nostra capacità a compierlo porta automaticamente ad uno scollamento dalla realtà e quindi, anche con le migliori intenzioni, finiamo su posizioni ideologiche e progetti di egemonia politica, non importa se vincenti o perdenti.
Per inciso le due categorie di sofferenze a cui fai riferimento alla fine, nella sostanza non sono poi cosi diverse. |
| postato da Marco il 16/03/2010 19:04 | |
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Caro Marco,
c’è un dolore, una sofferenza, un male che percepisco irrisolvibili; penso ai bambini che nascono ammalati, o al dolore che innocentemente possono procurare un terremoto o una frana. Potremmo dirci che la risposta a questo male non c’è perché la storia è senza origine né meta e l'uomo è come un puntino qualsiasi disperso nell'universo, quindi quello che noi chiamiamo male e bene sono solamente categorie culturali astratte senza fondamento. Potrebbe anche essere, ma avverto tale approccio parziale e superficiale. Mi sento invece vicino a quanto implicitamente mi comunichi col tuo intervento: “Ci vorrebbe un Qualcuno che ci liberi dal male”, vorrei che esistesse questo Qualcuno ma la sofferenza sempre lì presente mi rende enigmatica tale presenza. E su questo i percorsi rimangono aperti. C’è poi un male che dipende dalla volontà umana. Consideriamo come è stato trattato a scuola Anthony, o ad uno stupro o a un bombardamento aereo. Qui possiamo fare qualcosa, possiamo intervenire iniziando da noi stessi, mi riferivo a questo scrivendo di gesto politico. In particolare sull’emergenza razzismo constato che nell’attuale centro-destra l’egoismo individuale e corporativo non si limitano a praticarlo (non è solo questione di morale personale, come pure avviene in vaste aree del centro-sinistra), ma sovente lo teorizzano e ne fanno una bandiera programmatica. Questo è gravissimo. Celebrano e perseguono un edonismo, un cinismo, una miopia campanilistica e razzista, una derisione della solidarietà dentro una corruzione sistemica che considero, per me, colpevole far finta di niente. Bruno |
| postato da rispondo a Marco il 16/03/2010 16:13 | |
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Caro Bruno,
non è un gesto politico che salva l’uomo, ci vuole ma sarebbe sempre del tutto inadeguato come la tua o la mia risposta. Non è una strategia e nemmeno, come ben sai, una costrizione vera o presunta. Nemmeno il progetto politico, legge, valore o costrizione più giusta e razionale possibile. Gira gira siamo sempre li. |
| postato da Marco il 16/03/2010 12:36 | |

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