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L'automobile, indistruttibile monumento alla stupidità del cosiddetto uomo moderno

postato da Clodio [05/12/2010 21:00]

La strage di cicloamatori avvenuta questa mattina nei pressi di Lamezia non è che uno dei tantissimi tragici eventi provocati da quella idea stupida, vecchia e infelice che corrisponde al modello di mobilità che mentre in altri paesi si sta fortunatamente sgretolando, in Italia è ancora piuttosto solido e stabile. Un'automobile è un potenziale strumento di morte nelle mani di chiunque, non solo in quelle di un drogato cui sia già stata ritirata la patente (del quale molti organi di stampa si sono affrettati stoltamente a sottolineare anzitutto la nazionalità). L'automobile privata ha avuto un senso al massimo fino alla fine degli anni '50, quando le vetture circolanti erano ancora poche relativamente agli spazi disponibili. Oggi i risultati evidenti del perdurare di questo modello sono soprattutto i seguenti:

- migliaia di vittime ogni anno, soprattutto fra pedoni e ciclisti; decine di migliaia di feriti, molti dei quali riportano menomazioni permanenti;

- inquinamento atmosferico generatore da una parte dei mutamenti climatici disastrosi cui stiamo assistendo in questi anni, dall'altra di una quantità di malattie, anche gravi, spesso croniche, che affliggono soprattutto gli abitanti delle aree urbane. Ne è un esempio la diagnosi ormai tipica dei medici meneghini: "Lei ha i classici polmoni di un milanese".

- inquinamento acustico, a sua volta generatore di disturbi nervosi cronici e di malattie cardiovascolari. Non lo dico io, lo dicono i medici.

- imbruttimento delle nostre città, che nelle rare giornate di blocco del traffico come per incanto rifioriscono. E' sufficiente ascoltare per la strada le voci degli umani anziché i rumori dei motori, ma soprattutto delle gomme sull'asfalto (la maggior parte del rumore è provocata da questo fenomeno; i motori sono sempre più silenziosi, e infatti molti investimenti dei pedoni sono causati dall'effetto sorpresa). Due persone a bordo ciascuna della propria autovettura non comunicheranno mai fra loro, se non a colpi di clacson o a fiotti di astiose invettive. Le nostre città non sono nate per le automobili. Spero che non muoiano a causa di esse.

- perdite di tempo assolutamente illogiche. Chi non sa o non vuole rinunciare all'automobile impiega normalmente più di un'ora ad attraversare una città come Milano, infliggendo la medesima condanna a chi usa i mezzi pubblici di superficie.

- spese di gestione, familiari e collettive; sono molte le famiglie in cui le mamme si sentono costrette ad acquistare un'altra auto per accompagnare i figli a scuola. Quando andavo a scuola io facevo andare le mie gracili gambette. Beh, certo, non c'erano tutte le auto, non di rado grandi come mausolei, delle mamme dei miei compagni di scuola a minacciare la mia incolumità; poi naturalmente dette madri sono costrette a cercarsi un lavoro perché mantenere due automobili è una faccenda complicata, con un solo stipendio;

- i bambini hanno bisogno di spazio per dare sfogo alle loro energie. In luoghi invasi dalle automobili non li si può lasciare uscire da soli. Poi molti si chiedono perché i bambini di oggi "non stanno mai fermi" e "sono delle pesti". Ma per forza. Ah, il fascino delle automobili sui bambini è una balla. Non vi dico quanti pargoli durante i miei viaggi cicloturistici vorrebbero venir via con me. Le automobili sono esteticamente una schifezza. E quelli più grandicelli mi fanno un sacco di domande e io vedo i loro occhi brillare di entusiasmo.

Consiglio, fra le tante possibili, una lettura e una visione: il libro di Guido Viale (non è un nome d'arte) "Tutti in taxi", e il film di Jacques Tati "Trafic" (in italiano Monsieur Hulot nel caos del traffico).