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Maurizio Pollini alla Scala, stasera

postato da Clodio [22/03/2010 02:22]

Riprendendo il discorso del post di apertura di questo blog, e dell'ultimo commento, vorrei parlare brevemente dell'emozionante concerto che Maurizio Pollini ha tenuto alla Scala questa sera. Qualcuno mi aveva parlato di un Pollini invecchiato. Beh, come mi piacerebbe invecchiare così bene! L'avevo sentito dal vivo, sempre alla Scala, una sola volta in passato, nel febbraio del 1999. Fu un concerto indimenticabile, ma a me è sembrato che oggi sia ancora più bravo di 11 anni fa, perché mentre il 68enne di oggi non ha nulla da invidiare allo splendido 57enne del '99 sotto l'aspetto della padronanza tecnica, ora riesce a cantare come un usignolo anche nell'infuriare della battaglia. Come dimostrano i movimenti veloci della Sonata op.14 di Schumann, composizione che a mio parere solo lui è in grado di risolvere musicalmente da cima a fondo, o la settima fantasia dei Kreisleriana op.16, o ancora i più ardui fra gli studi di Chopin dell'op.25. Proprio la settima, e appena prima la sesta fantasia dall'op.16 mi hanno offerto le emozioni più grandi. Rispetto all'incisione discografica, Pollini tratta l'innocente corale che dalla settima fantasia conduce al finale in un modo che ricorda più da vicino la folgorante interpretazione di Horowitz (CBS 1966), anche se poi quello che fa Horowitz nell'ultima fantasia non è di questo mondo e rimane inarrivabile.

Pollini ha eseguito di Schumann, nell'ordine, i Kreisleriana op.16 e la Sonata op.14 dalla quale, come nell'incisione per la DGG, esclude lo Scherzo, dal momento che non compariva nella prima edizione. Nella seconda parte è passato a Chopin, l'altro grande festeggiato del 2010, con due Notturni e 8 Studi dall'op.25. Terminare un programma così sontuoso con un pezzo così rischioso come l'op.25 n.12 la dice lunga sull'onestà e il coraggio di Pollini. Soprattutto perché piuttosto che allentare la tensione, è deciso ad affrontare in ogni momento il rischio di deragliare rovinosamente. Però non deraglia, e tutto sommato sbaglia veramente poco, considerando il coefficiente di difficoltà che s'impone.

Grandissimo successo, molta commozione, anche da parte mia, e tre bis. Tutti di Chopin, visto che la parte di programma dedicata a Schumann era più corposa. Lo studio op.10 n.12, una mazurka (se non ricordo male l'op.33 n.3) e nientemeno che la Ballata in sol minore (op.23).

Ancora due annotazioni, legate alla discografia. Una è di carattere personale: due fra i dischi che ho amato di più nella mia adolescenza erano gli Studi di Chopin suonati proprio da Pollini, e la già citata incisione di Horowitz per la CBS, con i Kreisleriana e con il movimento lento (l'Andante con Variazioni su un tema di Clara Wieck) dalla Sonata op.14 di Schumann. Riascoltare tutto questo stasera da Maurizio Pollini è stato per me come tornare ragazzino (avete presente il critico culinario alle prese con la ratatouille del film omonimo?). La seconda annotazione è in realtà un'implorazione alla Deutsche Grammophon: vi prego, tornate a registrare i dischi come facevate negli anni 60 e 70. Ciò che fate adesso è un insulto agli artisti che incidono per voi, e un dispetto agli appassionati che comprano i vostri dischi. Il suono di Maurizio Pollini non ha assolutamente nulla a che vedere con quello che si tenta di percepire dalle incisioni discografiche degli ultimi 20-25 anni. Il tentativo di replicare la situazione acustica della sala da concerto è assurdo. Per esempio stasera io, che ero in un palco del II ordine, molto laterale (vedevo Pollini quasi di fronte), percepivo il suono in maniera molto diversa anche solo spostandomi di una ventina di centimetri (ero in piedi e potevo spostarmi). La condizione d'ascolto ideale è quella di chi si siede vicino al pianista, non proprio nella posizione del voltapagine, ma un paio di metri a destra dell'esecutore. Questo, tecnici della DGG, dovete riprodurre, come facevate molto tempo fa.