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Aspetti meno noti dell'omosessualità

postato da FFranchi [21/06/2010 23:50]
 

Ho ricevuto e pubblico la testimonianza, molto particolare, di un omosessuale che rivela non solo le sue esperienze personali, ma racconta di un mondo poco conosciuto ai più. Ci sono degli aspetti scabrosi, che potrebbero infastidire la sensibilità di alcuni lettori, per tale motivo presento con la censura di alcuni passi, rimandando ad un file scaricabile il testo intero. Infatti quello che interessa qui è cercare la conferma o meno alle diverse teorie patogenetiche dell'AIDS e della sieropositività, senza scrupoli morali. Come potrete vedere, non tutto è in favore di quelle dissidenti. La sfida è appunto cercare di individuare in particolare quello che non è ben risolto, per trovare delle spiegazioni migliori.

Risponderò in seguito alle domande che mi pone.

 

 

Salve sono Giulio. 38 anni, dall'Italia del Nord. Bisessuale in teoria (nel senso che non escludo l'amicizia intima con donne), ma nella realtà pratica omosessuale attivo.

Non fumo, non bevo, non mi drogo. Un quattro o cinque canne in tutta la mia vita. L'odore del popper l'ho sentito qualche volta da qualche partner passivo. Il popper è infatti la sostanza preferita dagli omosessuali passivi, ma non è poi tanto diffusa negli ambienti gay italiani di oggi.

Ho una diagnosi di sieropositività all' hiv con una conseguente immuno-deficienza.

 

Ci sono motivi che mi spingono a dubitare della teoria ufficiale della infezione virale. Tuttavia vorrei che i fautori della teoria alternativa inquadrassero la mia personale "positività" e immunodeficienza. Ripeto: omosessuale attivo, non drogato.

 

Devo essere sincero: per molto tempo la mia droga è stata il sesso. In fondo per un omosessuale attivo è facile: in ogni locale si hanno a disposizione intere praterie di ragazzi dall'orientamento (omo)sessuale complementare. Non è difficile che un trentenne di aspetto maschile, un pochino piacente, vigoroso rimedi nell'arco di un anno un centinaio di partner. E quando dico un centinaio faccio una approssimazione per difetto.

 

Devo fare una precisazione: quando si dice che l'AIDS bersaglia gli omosessuali passivi non si tiene conto di un dato statistico che ho potuto sperimentare: in realtà nella stragrande maggioranza gli omosessuali sono passivi! Tutte le volte che sono entrato in un locale ho notato una sproporzione enorme tra gli attivi da un lato e i passivi o i versatili dall'altro. Gran parte degli omosessuali sono passivi, e quelli che assumono un ruolo "versatile" da un lato sono attivi per ragioni strumentali, dall'altro hanno una preferenza di fondo per l'esperienza del sesso anale ricettivo.

Riguardo alla promiscuità di certi ambienti omosessuali essa è un dato impressionante. Nelle saune, nei cruising, nei luoghi all'aperto si possono rimediare anche 4-5 partner in un giorno. Sono convinto del fatto che al di là di ogni dissidio interpretativo (teoria del virus, teoria dello sperma tossico, della immunodeficienza per droga) questa estrema "socievolezza" possa sfiancare nel volgere di qualche anno

anche i sistemi immunitari più robusti. Eppure ci sono anziani gaudenti, rotti a tutte le esperienze, che non hanno mai preso alcuna precauzione e che sono arzilli e sempre desiderosi...

 

Quanto al profilattico... profilattico che? Alcuni lo usano, molti altri neppure lo conoscono. Ma la grande maggioranza lo usa ad libitum: a volte sì, altre no. L'esperienza del calore del contatto profondo tra i corpi indubbiamente non invoglia a fare uso del sottile muro di gomma. Va anche considerato il fatto che il rapporto omosessuale completo richiede una erezione molto dura: per questo a volte, in momenti di non eccessivo vigore il partner attivo rinuncia alla protezione, il partner passivo antepone la sensazione di piacere al sentimento della sicurezza.

Vi è poi un meccanismo psicologico  che rende intimi nel momento del rapporto sessuale anche coloro che si sono conosciuti solo un ora prima. Per cui il primo rapporto sessuale viene compiuto con il profilattico, il secondo senza!

 

 

Per quanto ne sappia, i meridionali sono più spensierati dei settentrionali. Da Roma in su il profilattico lo adoperiamo con più impegno. Ma le statistiche non dicono che ci sono più sieropostivi nel Lazio e in Lombardia che non in Campania e Sicilia?

Se poi si sale ancora un po' più a Nord si arriva in Germania: e  a Berlino l'esuberanza degli "schwulen" ha la meglio su ogni campagna di preservativi.

 

 

Dopo la prima volta abbiamo fatto sesso senza protezione: rapporti sessuali completi con versamento interno di sperma. Ad agosto del 2009 il nostro ultimo incontro.

Nel dicembre del 2009 il mio amico, donatore di sangue, è risultato sieropositivo.

Nel marzo del 2009 anche io sono risultato positivo.

Il fidanzato "storico" del mio amico sano e negativo (solo un tantino "cornuto" al limite...).

 

Personalmente non ho mai provato il sesso anale ricettivo. Ci vuole una pazienza congenita per essere passivi.

Devo però precisare. In base alla mia esperienza:

     1.la frequenza dell'utilizzo di preservativi in ambienti gay è abbastanza scarsa

     2.la promiscuità è elevatissima.

3.                le pratiche di ricezione/ingestione anale sono comunque più limitate.

4.                L'utilizzo di droghe pesanti non penso sia statisticamente differente rispetto agli ambienti eterosessuali.

5.                Il popper non ha tutta questa diffusione.

6.                La "dipendenza" più diffusa rimane a mia avviso rappresentata da una forma di sessualità esasperata e decisamente compulsiva.

 

 

Mi scuso per la estrema crudezza di queste descrizione. Ma è per capire...

Uno psicologo potrà forse ravvisare in essa il tentativo di porre una distanza tra sé e alcune pratiche, in conseguenza di un bel colpo ricevuto alla propria salute.

 

Se non mi denunciate alla buoncostume, continuerò a raccontarvi la mia esperienza, senza ipocrisia. E a porre domande, senza prevenzioni

 

§§§

 

 

Vi illustro ora il decorso del mio malessere.

Da qualche anno o forse due: i linfonodi si gonfiavano dietro il collo. Se ne accorse per primo un amico che mi praticava un massaggio. Ricordo di aver risposto che quei  rigonfiamenti li avevo già notati io da qualche tempo. Insomma una cosa non recente.

Mi viene in mente che in questo periodo patisco un antipatica sedimentazione di funghi nella regione intorno al pube, curata con sostanze antibiotiche spalmate sulla regione.

A partire da luglio 2009 un dimagrimento in un primo momento graduale e addirittura piacevole. Apparivo più snello e addirittura più in forma.

Intanto andavo in bagno sempre più spesso.

A dicembre una febbre intensa che va via con gli antibiotici ma poi ritorna.

Incomincio a tossire in maniera compulsiva e sopraggiunge un affanno. Anche un intenso rush corporeo dopo che mi erano state consigliate delle vitamine per recuperare forma.

A gennaio il test dell' hiv: positivo anche alla seconda verifica.

Agli inizi di febbraio mi ricovero per polmonite e candidosi.

L'organismo reagisce bene alla cura da cavallo. Dopo un mese sono dimesso dall'ospedale.

A metà della mia degenza incomincia la cura con farmaci antiretrovirali.

I CD4 che all'inizio di febbraio erano intorno ai 150 al momento dell'uscita risultano superiori ai 400.

 

Ora pongo una domanda al dottor Franchi: tutta questa descrizione non è in fondo coerente con l'interpretazione ufficiale che prevede l'esistenza di un virus che entra nell'organismo favorito dalla imprudenza sessuale, che si insinua in un periodo abbastanza lungo (i due-tre anni di rigonfiamento dei linfonodi), che impegna il sistema immunitario, produce dimagrimento e diarrea, rush cutanei e alla fine esplode in febbre, polmonite e candidosi?

 

Tutto quello che ho descritto sembra coincidere ampiamente con la versione ufficiale.

Ora però consideriamo altre esperienze che ho compiuto proprio in ospedale.

 

Appena arrivo, un medico molto garbatamente mi chiede:

-                   lei è omosessuale?

-                   Sì sono omosessuale.

Mi spiega che gli omosessuali e le donne sono più esposti al contagio del virus:

gli omosessuali per il carattere... cruento del sesso anale. Le donne perchè sono esposte alle due vie di contagio: il sangue e lo sperma.

Il ragionamento non fa una grinza. Possibilità raddoppiata di esposizione per omosessuali e donne.

 

Tuttavia nella camerata dove passo il mese di febbraio siamo in cinque:

penso di essere l'unico omosessuale del gruppo. Mi fido del fiuto che ci spinge a riconoscere a naso un altro membro del nostro club.

Gli altri quattro sono:

un ragazzo fidanzato, con fidanzata negativa.

Tre uomini sposati, tutti e tre con mogli negative.

Due di queste mogli le ho viste all'opera: donne in gamba, freschissime, con la classica frenesia delle donne che si trasformano in infaticabili crocerossine dei loro cari.

Uno dei mariti non si dà pace: gli viene diagnosticata una infezione molto "antica", sua moglie da sempre prende la pillola, quindi per anni hanno avuto rapporti sessuali non protetti con eiaculazione intrauterina.

Strano no? Mi dice.

 

Allora riacchiappo il dottore del primo giorno, quello che tiene l'anagrafe dei gusti sessuali.

Dottore, strano no?

Mi dice, può capitare. Le donne hanno sistemi immunitari molto forti che possono respingere l'infezione.

Bisognerebbe verificare la coerenza delle affermazioni che il dottore nel giro di pochi giorni formula:

le donne sono più esposte al virus,

le donne lo respingono meglio.

Insomma se l'hiv è il diavolo la morale è che le donne ne sanno una più del diavolo.

 

"Può accadere raramente" è un conto: nello stato di eccezione tutto può accadere.

Ma nella camerata dove sono stato curato 4 persone su 5 avevano partner negativi.

L'ironia della sorte ha voluto che l'unico ad avere una storia di contagio da raccontare  ero io che da anni conoscevo le tesi dei dissidenti e le condividevo!

La mia sieropositività è stata diagnosticata un mese dopo che un mio partner mi aveva comunicato la sua.

Va però anche detto che il fidanzato "storico" del ragazzo in questione è risultato a sua volta negativo.

Ma che virus è questo che frega gli amanti e perdona le mogli? (un virus cattolico-familista...)

 

Rivolgo pertanto una seconda domanda: esiste uno studio statistico riguardante la situazione di partner abituali di persone sieropositive? Non è che una statistica  di questo tipo  porterebbe alla luce risultati "de-stabilizzanti"?

 

 

PS Il file intero si può leggere qui: fare clic sul link nella pagina che si apre

 

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Marco ha scritto:

Non è questione di "scrivere cose facilmente verificabili" ma di capire che cosa ci stà dietro a quelle cose che non appaiono come facilmente verificabili. Negli anni '80 la teoria di Gallo e Montagnier sul virus trasmesso dal sesso e dal sangue sembrava, ai più, una cosa verificabile nonostante fosse piena di buchi dimostrativi e di contraddizioni. Purtroppo c'è cascata un sacco di gente e le conseguenze si sono viste: una strage da intossicazione farmacologica per un virus indimostrato. Ma comunque non terrebbe l'idea della medicalizzazione hiv-aids nella sua accezione più comune di fronte alla dialettica della natura: da quando in qua un virus improvvisamente diventa il killer di qualuno? e a che pro? Sarebbe interessante invece tornare indietro nella storia, negli anni '70 e 80' per tracciare un parallelo tra droghe (popper in particolare) e immunodeficienza indotta dal loro uso protratto. Si ho capito: tu dici che non fai uso di droghe o qualche peccato veniale del passato ma questo non significa che è verosimile l'equazione "hiv"-aids. Forse non ti sarò di aiuto perchè tu non fornisci ulteriori elementi nella tua storia ma in qualche modo ti sei esposto o ti stai esponendo a fattori tossici. La sieropositività in se può esserci come no nel quadro di una immunodeficienza, ma questa immunodeficienza non ha alcuna correlazione col virtuale virus dell'hiv. Parli di un "eccesso di promiscuità sessuale" ... qui tutti i concetti sono in balia di tutto, intanto c'è da dire che fin'ora non esiste un solo studio al mondo che dimostri come anche l'esposizione allo sperma nel rapporto anale ricettivo possa in qualche modo compromettere lo stato di buona e sana salute del sistema immunitario e poi non so bene con quali cognizioni sufficientemente precise si possa decretare cosa sia "eccesso di promiscuità sessuale". Diciamo pure che la questione dell'eccesso di promiscuità sessuale rimane un'ipotesi per giunta nemmeno verificata. Sulla tua immunodeficienza rilevata dopo una polmonite... ma certamente che dopo una polmonite ci possiamo aspettare un crollo dei cd4, ma questo succede mediamente anche per un "hiv"-negativo e un crollo consistente ce lo troviamo anche negli alcolizzati. Insomma tu non hai rilevato un crollo costante dei cd4 in corrispondenza dell'avvenuto - presunto - contagio col virus hiv. Hai fatto un parallelo improprio: ho avuto la polmonite e i cd4 bassi, che pure ci stà ma non rafforza nessun legame tra il presunto virus hiv e l'immunodeficienza. Di paripasso è discutibile che la sbombardata antiretrovirale possa averti giovato, con tutta probabilità dopo l'innesco naturale dei meccanismi di difesa avresti comunque recuperato quei cd4. I linfonodi ingrossati non sono specifici della sieropositività, se questo pensavi. Una linfoadenopatia può starci, come a volte no, in un quadro disimmunitario ma anche qui non c'è nessuna relazione biunivoca infatti ci sono sieropositivi senza linfonodi ingrossati. La tua sintomatologia è comune anche a sieronegativi, non è specifica della sieropositività: questo di per se non significa che la teoria hiv-aids è falsa. E' certamente falsa, ma per ben altri e piu profondi motivi. Negli ambienti omosessuali c'è promiscuità ma attenzione a non credere che quello che ti è dato di vedere rifletta in modo oggettivo la situazione oggettiva. Non frequento ambienti monogami, come dici, e faccio sesso forse come te e anche più di te. Però a differenza tua rilevo che nessuno dei due ha una cognizione veramente aderente alla realtà di come stanno le cose e i "vizi" gay non sono da meno di quelli etero, con la differenza che l'ambiente gay è martellato e pressato a fare il test del cosiddetto hiv e l'ambiente etero invece no. I tuoi discorsi sulla promiscuità sessuale, da un punto di vista strettamente scientifico, valgono poco ai fini di una valutazione sulla sieropositività e l'immunodeficienza. Qualche considerazione del gruppo di Perth sull'esposizione allo sperma nel rapporto anale ricettivo sembra indicare una vaga correlazione ma personalmente rimango scettico su questo punto. Vale la pena ricordarti che cosa non è il test hiv e com'è stato costrutito. Gli esperimenti di laboratorio con le cellule T4 di pazienti affetti da AIDS avevano mostrato che tali cellule T4 sintetizzavano chiaramente, sottoposte alla relativa sovrastimolazione, proteine dello stress trasportate dall'interno della cellula nell'ambiente al di fuori delle cellule T4 da vescicole di trasporto. Si poteva quindi supporre che nell'organismo degli appartenenti ai gruppi a rischio, con elevato profilo di carico di stress dell'immunità cellulare, dovevano compiersi processi analoghi di passaggio di proteine dello stress nello spazio extracellulare. Si sapeva che le proteine proprie della cellula, normalmente non individuabili all'interno della cellula dalle cellule produttrici di anticorpi, nel caso in cui fuoriescano dall'interno della cellula nello spazio extracellulare, sono riconosciute dalle cellule produttrici di anticorpi come cellule estranee. Di conseguenza avrebbero dovuto formarsi, contro tali proteine liberate, proprie delle cellule, maggiori quantità di anticorpi. C'era quindi da aspettarsi che proteine umane dello stress provenienti dalle scorie cellulari dei presunti "concentrati di isolamento dell'HIV" avrebbero reagito con gli anticorpi, presenti nel siero sanguigno delle persone a rischio, formatisi per contrastare analoghe proteine dello stress nell'organismo dei pazienti testati appartenenti ai gruppi a rischio. Nell'esperimento il dott. Gallo munì il "test di anticorpi HIV" di sua costruzione con le proteine cellulari umane dal presunto "concentrato di isolamento dell'HIV" e fece reagire tale substrato del test con gli anticorpi presenti nel siero sanguigno di pazienti affetti da AIDS. Di fatto si mostrò una reazione "positiva" di anticorpi-antigeni. Tuttavia la stessa reazione positiva al test si manifestò quando il substrato del test fu fatto reagire con il siero di controllo di donatori perfettamente sani. Pertanto, in base alla teoria dell'infezione da "HIV" del dott. Gallo e del dott. Montagnier, avrebbero dovuto essere "infette da HIV" anche queste persone sottoposte al test, se nel substrato del test si fosse trattato effettivamente di "proteine di HIV". Di conseguenza il dott. Gallo tarò il substrato del test in modo tale da aumentare di parecchio il valore di rigonfiamento perché la reazione al test fosse "positiva ali'HIV". In tali casi reagì ancora circa l'80% del siero sanguigno dei pazienti affetti da AIDS come "positivo al test". Secondo le aspettative, i pazienti affetti da AIDS avevano formato, a causa dello spostamento di bilanciamento TH1-TH2 fissato, un tasso di anticorpi notevolmente più alto contro proteine dello stress liberate proprie delle cellule rispetto alle persone sane sottoposte al test. Nessuno era più in grado di distinguere se le reazioni "positive al test" avvenissero contro la presunta "proteina dell'HIV" o contro la proteina umana dello stress. Le cellule T4 dei pazienti affetti da AIDS erano tuttavia inadatte, a causa della loro vita troppo breve, alla produzione di massa del test di anticorpi "anti-HIV". Al dott. Gallo, il quale aveva condotto per anni esperimenti con cellule leucemiche, venne in mente un semplice trucco. Normalmente gli antigeni per il test di anticorpi sono ricavati da componenti cellulari di agenti patogeni realmente esistenti. Tuttavia, poiché il dott. Gallo non aveva isolato alcun effettivo HIV, stimolò e coltivò in modo concomitante cellule leucemiche umane non soggette a morte programmata e cellule T4 di pazienti affetti da AIDS e affermò che il presunto "retrovirus" da lui "isolato" era "saltato" alle cellule leucemiche presenti nella coltura cellulare. In tal modo egli potè produrre a volontà proteine umane dello stress come "proteine di HIV" (antigeni del test). Per rendere lo scambio perfetto, nella sua pubblicazione originale del 1984 per la costruzione del test anticorpale "anti-HIV", pubblicò inoltre nuovamente la presunta prova dei "retrovirus di leucemia isolati" precedentemente ritenuti nel siero del sangue dei pazienti affetti da AIDS. Di tali "retrovirus della leucemia" in seguito non si parlò mai più, del resto nessun paziente affetto da AIDS si ammalava di leucemia. Il dott. Gallo fece brevettare il suo "test dell'AIDS" e dalla primavera del 1985 il test di anticorpi "anti-HIV" fu commercializzato a livello mondiale da cinque aziende farmaceutiche. L'espediente dei "virus della leucemia" diede al dott. Gallo un vantaggio decisivo sul dott. Montagnier suo concorrente, il quale aveva condotto esperimenti con cellule del cordone ombelicale e non era stato in grado di realizzare una produzione di massa di presunti "antigeni HIV" per un corrispondente test di anticorpi. Dopo una squallida commedia trascinata per anni relativa alla controversia su chi avesse realizzato la "prima scoperta dell'HIV", nel 1987 fu assegnato a ciascuno dei due famosi falsificatori scientifici, celebrati dal mondo della stampa come salvatori dell'umanità dall'epidemia mortale dell'HIV portata dal sesso e dal sangue", l'1% delle tasse sul brevetto per ciascun "test dell'HIV" con l'intermediazione politica nientemeno che di Reagan e di Chirac. Il resto delle tasse sul brevetto confluisce nella fondazione mondiale anti-AIDS, il cui presidente Montagnier può stare al sicuro da sospetti disonorevoli da parte dei colleghi, grazie alla direzione del flusso di capitali nei laboratori di ricerca degli oltre 10.000 ricercatori che si occupano dell'"HIV" e verso le schiere di medici di tutto il mondo specializzati in "HIV"/AIDS, almeno finché non verranno tagliati i fondi.
Torno al tuo discorso: non ho detto che hai fatto il test spinto dalle campagne disinformative ossessionanti bensì che tutto l'ambiente gay è spinto a fare quel test rispetto all'ambiente etero che in tema di "hiv" e aids è fortunatamente meno informato (e per certi versi è un bene). Se facessimo il test a tutti (cosa che non si deve fare) scopriremo che tanti etero testerebbero positivo e stanno benissimo. Poi ci sono quelli che testano positivo e hanno una immunodeficienza ma quello che manca è la correlazione tra la sieropositività e l'immunodeficienza. Per il resto io non posso esserti utile se non forse, per cavarti il paraocchi collettivo anche se in parte hai allargato l'orizzonte di già (ma su certi punti non riunci a restringerlo), devi indagare su altri fronti. Ci sono altri elementi che determinano l'immunodeficienza, inoltre non so se poi hai continuato a prendere farmaci cosiddetti anti-hiv. La storia della follia omicida della medicina "hiv"-aids spero ti abbia insegnato qualcosa a proposito. Io non affronto la questione da un punto di vista teorico, tutt'altro: mi pare invece che in qualche modo sei tu che sotto sotto sei in qualche modo preso dalla teoria ufficiale, marcia fino al midollo. Se fossi in te mi farei un esame di coscienza per trovare le cause vere del problema immunodeficienza e senz'altro scoprirai che solo sulla pista chimica si possono fare ragionamenti corretti, non certo su quella sessuale o nell'idea sciagurata di credere veramente al fantomatico virus hiv. Mi farai magari sapere, ciao