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Criteri italiani per la definizione di sieropositività

postato da Fabio Franchi [08/04/2009 10:33]
  Mi scrivono: 

"Dottore, tempo fa mi hanno effettuato il test in occasione di un breve ricovero ospedaliero, senza chiedermi il permesso, e la risposta che mi han dato è la seguente:

   HIV-RNA (Met. PCR Quantitativa)  Acido Nucleico non  rilevato 

   HIV-Ag/Ab positivo 4.03

   CONTROLLO SU SECONDO PRELIEVO

Cosa ne pensa?"

FF: La risposta che Le han dato è ben strana ed ora mi spiego. Fino a pochi mesi fa in Italia un test anticorpale positivo (ELISA) doveva essere confermato con uno di conferma (chiamato Western Blot), ma non sembra che a Lei l'abbiano fatto. Avrebbero ripetuto due volte lo stesso test.

Quindi, tecnicamente, con questi soli dati, il risultato non potrebbe considerarsi "confermato positivo" per l'infezione da HIV. Tanto più che anche la PCR è negativa (Senza terapia, la carica virale dovrebbe essere presente).

Inoltre la positività per l'antigene p24 (incluso nell'esame a Lei fatto) non ERA sufficiente per dichiarare lo stato di "infezione". ERA classificato "indeterminato".

Per chi volesse addentrarsi in particolari tecnici, pubblico una discussione avuta da me con i virologi dell'Istituto Superiore di Sanità al riguardo: http://www.dissensomedico.it/criteri_positivita.htm, nel lontano 2002.

Una volta era così, dicevo: da quest'anno gli americani definiscono sieropositivo chi abbia la positività di uno qualsiasi dei test disponibili. Gli italiani, pur essendo legati a diversi standard tendono a seguire gli americani, quindi aspettiamoci che qualche italiano segua già questo criterio, qualcuno no.