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Dissidenti, questi sconosciuti

postato da FFranchi [23/09/2009 20:31]

Mi accorgo che c'è un po' di confusione su quanto pensano e sostengono i dissidenti. Cercherò di spiegarlo in modo più chiaro possibile, anche se rischierò di apparire arrogante nella mia velleità di affrontare questo grande capitolo controverso della medicina. Fare i timidi però può portare ad incomprensioni. Naturalmente, anche se cercherò di essere obiettivo e documentato, sarà inevitabile che finisca con l'esprimere una mia opinione personale, con tutti i suoi limiti. Di questo tenetene conto.

Il file sarà strutturato in modo tale che inizialmente saranno esposti alcuni punti in modo molto sintetico, che saranno sviluppati progressivamente.

Comincio riportando quanto scrivevo nella pagina iniziale (19/11/08):

Sintesi della situazione attuale (teorie dell'AIDS) per coloro che non ne fossero già a conoscenza:

La teoria dell'AIDS divide il mondo scientifico: vi è una stragrande maggioranza di medici specialisti, scienziati e ricercatori che ritiene che il virus HIV ne sia la causa e perciò ogni sforzo viene fatto per combatterlo. Vi è dall'altra parte della barricata una minoranza (sparuta ma molto agguerrita) di scienziati che ritiene la teoria virale assolutamente errata. Tra i "dissidenti" vi sono due "correnti" principali, coloro (Peter Duesberg ed altri) che considerano il virus HIV un innocuo passeggero e che individuano tra cause dell'AIDS l'uso prolungato di droghe lecite ed illecite, oltre agli stessi farmaci "antiretrovirali" e coloro (Eleni Eleopulos Papadopulos ed altri) che concludono che il virus HIV in realtà non sia mai stato isolato, che i test siano invalidi, e che le cause vadano ricercate in condizioni che portano ad un marcato stress ossidativo (comprese particolari abitudini sessuali, droghe e farmaci "antiretrovirali"). Ambedue i gruppi ritengono la definizione di AIDS irrazionale ed artificiosa (ovvero è la realtà che in questo caso deve adattarsi alla teoria e non viceversa come sarebbe logico). Qui basti dire che vi sono più definizioni esistenti contemporaneamente per la sindrome e più criteri di diagnosi di sieropositività, in Italia, in Europa e nel Mondo.

Personalmente ritengo l'uso dei farmaci "antiretrovirali" utile e vantaggioso in determinate situazioni cliniche, anche se non sono la soluzione ottimale e non  sono scevri da pericoli. Può sembrare una posizione paradossale la mia, tuttavia è confortata da certe osservazioni teoriche, cliniche e statistiche che presenterò. Continua ad essere un argomento molto dibattuto. Vi sono altri punti in cui vi è un mio parziale disaccordo con altri "dissidenti", De Marchi compreso.

 

Dissidenti e ...

DEFINIZIONE DI MALATTIA (AIDS)

I dissidenti sostengono che è irrazionale. Dovrebbe esprimere il fenomeno osservato nella realtà e non invece coartare la realtà nella definizione (ne ho parlato qui: http://www.dissensomedico.it/definizione_2008.htm ). In quella attualmente in vigore, per esempio, è ancora possibile fare diagnosi di immunodeficienza acquisita in assenza di immunodeficienza, oppure diagnosi di AIDS in assenza della sua presunta causa, l'HIV (in Europa, ma non più in USA dal 2009!). Questo è totalmente illogico.

Riunisce 29 condizioni molto diverse tra loro sotto un'unica "ombrella", cioè un risultato positivo per il test  anti-HIV.

Ammettendo per un attimo che il test abbia il significato che gli viene attribuito, allora gli esperti avrebbero dovuto parlare di "infezione da HIV", che in una parte dei casi causa malattia, talvolta l'immunodeficienza, talvolta altre patologie (ammesso che vi sia un razionale su come possa provocarle). Inoltre avrebbero dovuto definire AIDS solo il caso di immunodeficienza acquisita, che in parte sarebbe stata attribuita all'infezione da HIV, in parte ad altre cause, specie nelle situazioni in cui il test fosse negativo. Insomma doveva esserci proprietà di linguaggio e coerenza di concetti, ma finora sono mancate.

I TEST DELL'HIV

Il perno attorno a cui tutto ruota è dunque il test per antonomasia, in particolare gli anticorpi anti-HIV. Duesberg sostiene che la loro positività è l'indizio di una infezione controllata dal sistema immunitario, infezione da parte di un virus innocuo che è nella impossibilità di fare alcunché di male. Ammette che il test è lungi dall'essere perfetto, che vi possono essere falsi positivi. In altre parole - sempre secondo Duesberg - pur essendo i test discutibili, comunque testimoniano l'esistenza del retrovirus.

La Eleopulos invece sostiene che i test sono invalidi, completamente. Dunque non si tratta di "molti falsi positivi", no. Li analizza ad uno ad uno e nessuno supera il suo esame (Bio/technology, 11, 696-707 (1993) né la transcriptasi inversa, né le proteine , né gli acidi nucleici, né le particelle virali sarebbero specifiche per una entità chiamata HIV. Se nessun test è specifico, la conclusione è una sola: non è stata dimostrata l'esistenza dell'HIV. La Eleopulos non può dire propriamente che il virus è inesistente perché da un punto di vista rigorosamente scientifico, l' "inesistenza" non si può dimostrare. Il carico della dimostrazione sta nei proponenti della propria teoria. Ma queste sono distinzioni fini, la sostanza non cambia. Se è vero che il virus non c'è, tutto il resto inevitabilmente viene visto con tutti altri occhi, tutto ha un diverso significato. E molti fenomeni diventano semplicissimi da comprendere, come avviene per il regolare fallimento delle vaccinazioni, per esempio, con il corollario delle rocambolesche spiegazioni che lo seguono.

Ammettiamo però per un momento che la Eleopulos NON abbia ragione, che abbia detto delle assurdità: dovremmo trovare delle precise e semplici confutazioni ai suoi lavori scientifici pubblicati (altri le sono stati rifiutati): io non ne conosco una, sia su riviste scientifiche o altrove. Nei riguardi di Duesberg ce ne sono, anche se poche (e tra queste è compresa la mia).

Nel mondo della scienza queste sono le regole: fino a che non mi confutate, posso ritenere legittimamente di aver ragione. Per quanto riguarda Yamamoto, per esempio, una volta avuti gli elementi cercati con tanta fatica, è stato facile mettere allo scoperto le sue fallacie. Qualcuno è in grado di sfidare, scientificamente parlando, le tesi della Eleopulos?

3) Il significato degli anticorpi: qui la distanza tra la posizione di Duesberg e della Eleopulos è più grande di quel che sembra. Per Duesberg sono nulla più di una lievissima cicatrice immunologica, indice di protezione verso quell'agente infettivo. Poiché la causa dell'AIDS sono fattori di rischio ben precisi, le malattie si presenteranno in conseguenza di quelli ed indipendentemente dalla sieropositività. In altre parole una persona sieropositiva ed una uguale per tutte le altre caratteristiche ma sieronegativa avranno la stessa probabilità di contrarre l'AIDS. Così per Duesberg.

La Eleopulos (e più modestamente il sottoscritto) invece ritengono che gli anticorpi anti-HIV siano aspecifici, ma siano spesso (non sempre) un segnale che "qualcosa non va". Un po' come la VES che - la Eleopulos fa notare - è un indicatore migliore dei CD4 per il rischio o meno di una progressione verso la malattia. Questo significa, a differenza di quel che dice Duesberg, che la sieropositività non è un elemento da trascurare, che non si può disconoscere che la maggior parte dei soggetti affetti da AIDS è sieropositivo. Il fatto che non significhi "infezione con il virus" porta a cercare e trovare altre spiegazioni per il risultato di tali test. Secondo la Eleopulos, in estrema sintesi, sono i processi di eccessiva ossidazione cellulare, come ora paradossalmente sostenuto dallo stesso Montagnier, che è diventato paladino delle sue tesi,  a provocare alterazioni da lievi a gravi ed i fenomeni derivati. La cura e soprattutto la prevenzione vanno nella direzione di un ristabilimento della omeostasi cellulare (con una dieta alimenti capaci di controbilanciare detta ossidazione). Anche i farmaci antiretrovirali hanno il loro ruolo (non tutti sono pro-ossidanti per un tempo limitato). Ricordate lo studio "shock and kill" di Savarino? In esso si parla dell'effetto antivirale del glutatione ...

(continua)