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Una discussione del passato, un esempio di censura

postato da Fabio Franchi [22/12/2008 16:36]

Uno scambio con i moderatori di it.discussioni.sessualità. (*)

Pierpaolo Marrone, Università di Trieste, Dipartimento di Filosofia, membro del "Group for the Scientific Reappraisal of Hiv-Aids Hypothesis"

   http://www2.units.it/~etica/1999_2/discussionesexit.html

Illustrerò in queste pagine un caso di censura che si è verificato nei confronti dei due articoli sull'Aids ospitati nel secondo numero di ‘Etica & Politica'. Questo non è il primo caso di censura nei confronti di posizioni che tentano di discutere le tante incongruenze della teoria ufficiale dell'Aids, e non è certo il più grave. Tuttavia, può essere interessante notare che presenta alcuni aspetti che, sia pure con alcune varianti da un caso all'altro, si possono rintracciare anche in molti altri esempi di censura attuata nei confronti di posizioni eretiche in diversi campi scientifici, filosofici e politici.

Alcuni giorni prima della definitiva messa on line del nuovo numero, concordemente con la redazione di ‘Etica & Politica', spedivo un messaggio a due gruppi di discussione (newgroups), it.medicina.aids, e it.discussioni.sessualità. Poiché il tema dell'Aids è abitualmente posto in relazione con la vita sessuale si pensava fosse opportuno inviare l'annuncio dei due articoli su entrambi i newgroups. Tale messaggio conteneva l'annuncio della imminente pubblicazione degli articoli e il testo degli abstracts.

I gruppi di discussioni possono essere moderati o non moderati. Nel primo caso, un team di persone - i moderatori - visiona il contenuto dei messaggi, con particolare attenzione ai messaggi che provengono da persone che non hanno precedentemente partecipato alle attività del newsgroup, per approvarli o respingerli.

Il gruppo di discussione it.medicina.aids non è moderato. Il nostro messaggio, a mia firma, passava quindi automaticamente.

Il gruppo it.discussioni.sessualità è invece un gruppo di discussione moderato, che ha affrontato sovente problemi etici legati alla vita sessuale e ha avuto modo di discutere anche di Aids.

Ancorché questo ultimo gruppo sia moderato, ritenevo che il nostro messaggio sarebbe stato accolto molto facilmente, poiché quello che abbiamo scritto ha un'ovvia rilevanza per la vita sessuale. Contrariamente alle mie previsioni, ricevevo invece un primo messaggio di rifiuto (1):

it.discussioni.sessualità è un gruppo moderato. Il tuo articolo è stato esaminato dal moderatore ed è stato rifiutato: Il tuo articolo, infatti, non rispecchia il manifesto del gruppo, che puoi trovare assieme a tutti gli altri a http://www.news.nic.it/news-it/manif/ Per ulteriori informazioni puoi contattare il moderatore del gruppo all'indirizzo ‘Moderatore IDSx' .Cordialmente, il moderatore.

A questo messaggio io rispondevo con la seguente lettera:

Caro moderatore, grazie per il cordiale messaggio. Non sono d'accordo sul fatto che il messaggio che ho mandato non rispecchia il manifesto del gruppo. In particolare, nel Vostro manifesto si afferma che verranno accettati messaggi che contemplino: ‘Scambi di opinioni sulla sessualità in genere e le sue problematiche nella nostra società.' Il nesso causale Hiv-Aids riguarda a) la sessualità e b) ampie problematiche sociali connesse. Riguardo al punto a), credo non ci sia bisogno di dimostrazione alcuna. Riguardo al punto b), se il nesso causale Hiv-Aids non è valido, come noi riteniamo - ed esiste un'ampia letteratura scientifica sul problema apparsa sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, quali "Nature", "Science", "Cancer Research", "Genetica", "The Lancet", "Proceedings of the National Academy of Sciences", etc.-, allora vale la pena di interrogarsi su quali meccanismi socio-culturali abbiano imposto nell'opinione pubblica e nelle organizzazioni sanitarie ufficiali l'accettazione di un'ipotesi non sostenuta da evidenze empiriche e logiche sistematiche. Tali meccanismi hanno a che fare con le problematiche sociali connesse da voi richiamate. ‘Richieste di suggerimenti, dati tecnici su malattie, statistiche, indirizzi utili, documenti pubblici, informazioni su prodotti, libri' e ‘quant'altro possa essere utile allo svolgersi della vita sessuale e della sessualità degli individui interessati.' Gli abstracts citati nel mio messaggio,

, rimandano a: a) ‘dati tecnici su malattie' (in particolare l'assenza dell'epidemia di Aids fra la popolazione eterosessuale), b) ‘statistiche' (in particolare statistiche dei CDC, che supportano l'evidenza empirica di assenza di epidemia fra gli eterosessuali, oltre ad evidenze di occultamento dei reali dati statistici, che vengono sottratti alla discussione pubblica); c) ‘documenti pubblici' (citati nella bibliografia da noi utilizzata e che sarà visibile on line assieme ai nostri articoli in un paio di giorni); d) ‘quant'altro possa essere utile allo svolgersi della vita sessuale e della sessualità degli individui interessati' (in particolare quanto noi documentiamo riguarda un caso clamoroso di frode scientifica che ha influenzato lo svolgersi ‘della vita sessuale degli individui interessati'. Penso sia difficile dimostrare il contrario). Tutto ciò viene documentato nei nostri articoli - in particolare nell'articolo di Franchi & Marrone - rispondendo così a un'altra richiesta del vostro manifesto: ‘Per quanto riguarda le informazioni di carattere medico, onde evitare possibili danni a terzi, sarebbe gradito postare riferimenti precisi a pubblicazioni, o documenti sul web.' In conclusione: a) Le chiedo di riconsiderare la Sua decisione che rifiuta il mio messaggio. Il mio messaggio ha un carattere informativo e intende favorire un'ampia discussione critica sul tema Hiv-Aids, connessa alla imminente pubblicazione dei nostri articoli. Ritengo sia importante che questa discussione non sia limitata agli ambiti accademici, poiché dal progredire di linee di ricerca alternative alla visione ortodossa accettata possono derivare conseguenze notevoli per la salute, per la politica della ricerca scientifica, per la libera discussione dei temi riguardanti ‘la vita sessuale degli individui interessati'; b) non vorrei che il rifiuto del mio messaggio, che aveva ed ha un esclusivo intento informativo, fosse un ennesimo caso di quella censura sistematica che ha afflitto e affligge la discussione sul tema dell'Aids. Con molta cordialità, Dott. Pierpaolo Marrone.

Ricevevo questa risposta:

Provi a rimandare il messaggio. Ne parlerò col l'intero team di moderazione attualmente però non presente: dovrà quindi aspettare qualche giorno. Cordiali saluti. Il Moderatore. Team di Moderazione di it.discussioni.sessualità.

Rimandavo il messaggio, ma ricevevo un altro messaggio di rifiuto con identica motivazione. Tuttavia, venivo informato da una persona che partecipa al newsgroup che il rifiuto poteva essere dovuto a un superlavoro dell'unico moderatore in quel momento addetto alla visione dei messaggi. Decidevo quindi di aspettare alcuni giorni, trascorsi i quali scrivevo:

Gentile Moderatore, sono in attesa di una Sua cortese risposta in merito alla decisione dei moderatori del Vostro gruppo di discussione di riconsiderare la decisione di rifiutare il messaggio che Vi avevo inviato relativo ai due articoli sull'Aids pubblicati sulla rivista elettronica "Etica & Politica" [...]. È nostra intenzione aprire sulla rivista un forum di discussione relativo ai problemi sollevati dai due articoli (che a nostro parere non fanno che documentare, soprattutto quello di Franchi & Marrone, un caso clamoroso di frode scientifica). Sarebbe sgradevole che tale forum si aprisse documentando, invece, un caso di censura. In attesa di una Vostra risposta, Vi porgo i miei più cordiali saluti. Dott. Pierpaolo Marrone

Forse sollecitati da questo mio ultimo messaggio ricevevo il seguente messaggio che conteneva in realtà un dialogo fra due moderatori:

I Moderatore: Ok per me, anche se vorrei che gli fosse detto chiaramente che accettiamo il post non per le minacce, che generalmente avrebbero l'effetto contrario. Ciao

II Moderatore: ‘Sto tizio ci sta minacciando di citarci sulla sua rivista, per la censura che avremmo attuato verso il suo post. Propongo di consentirgli l'invio del post. Ma di fargli presente che it.discussioni,sessualità non è il newsgroup adatto a discutere di tesi di medicina, e di verifiche di teorie sulla esistenza di virus.

Due punti meritano qui attenzione: a) le parole ‘minacce' e ‘minacciando', e il loro uso del tutto improprio da parte dei moderatori del gruppo. Infatti, una minaccia è il tentativo di costringere qualcuno a compiere qualcosa che normalmente non sarebbe tenuto a fare mettendo in atto una rappresaglia. In realtà, si trattava, del tutto diversamente, di richiedere il rispetto di diritti che ritenevamo violati dal rifiuto di pubblicare il nostro messaggio. Sulla base, infatti, delle stesse regole del gruppo di discussione il nostro messaggio avrebbe dovuto essere pubblicato. Chiedevamo, quindi, il rispetto di regole che, peraltro, non erano state scritte da noi; b) nei nostri articoli è detto esplicitamente che non è nostra intenzione risolvere una disputa scientifica, ma unicamente sollevare degli interrogativi etici e politici su quella che a noi - e a molti, a dire il vero - appare come l'affrettata accettazione non supportata da adeguata evidenza logico-empirica di un'ipotesi (il nesso causale Hiv-Aids) che presenta molte incongruenze, e che nonostante le incongruenze ha condizionato in maniera pesante la vita (anche sessuale) di molti.

Rispondevo al messaggio inviatomi che riportava il dialogo fra i due moderatori - e che forse mi era giunto per sbaglio - con la seguente lettera:

Gentile Moderatore, vorrei che fosse chiaro che non è mia intenzione minacciare nessuno. La mia missiva di risposta al Vostro primo rifiuto, documentava invece con una certa acribia, consentitemelo, i motivi per i quali, secondo il Vostro stesso manifesto, il nostro messaggio avrebbe dovuto essere accettato. Siete Voi per primi ad aver aderito al manifesto: presumo quindi che intendiate accettarne le conseguenze che ne derivano. Non vorrei pensare che riteniate di esserne immuni. È il Vostro manifesto che rende lecito, legittimo e, scusate la piccola presunzione, addirittura consigliabile il post che Vi ho inviato. Del resto, il Vostro gruppo si è più volte impegnato in discussioni di carattere etico. Tutto lasciava presumere (il Vostro manifesto, che evidentemente non ho scritto io, le discussioni già ospitate) che l'accettazione sarebbe stata un atto dovuto secondo le norme che Voi stessi vi siete dati. Non vorrei pensare che dove finisce la logica inizi il Vostro lavoro di moderatori. Avete avuto modo di leggere i due contributi. Credo incontrino standard alti di serietà e rigore. Che il problema Hiv-Aids riguardi la sfera sessuale è cosa ovvia (non penso che sia io a doverVelo dimostrare).Se avete deciso di postare il messaggio vorrei che questo avvenisse perché convinti dalle mie - e dalle nostre - argomentazioni esplicite e non da una qualche Vostra interpretazione delle mie intenzioni - che sono, in questo caso, assolutamente irrilevanti -. Con molta cordialità, Dott. Pierpaolo Marrone

P.S.: apprendo dal messaggio forwardato che io sarei ‘‘sto tizio'. Auspico che si tratti di una leggerezza e di una disattenzione di chi mi ha forwardato il messaggio. Altrimenti si tratterebbe di una scortesia che non farebbe certo onore né a chi l'ha scritta né a chi me l'ha forwardata.

Il messaggio finalmente appariva, e vi era una certa soddisfazione nel vedere che le nostre ragioni erano state accolte, evidentemente non perché esprimevano una qualche minaccia, che è del tutto al di fuori dalla nostra capacità e dalla nostra volontà, bensì perché le ragioni che avanzavamo erano inoppugnabili, sulla base dello stesso manifesto del newsgroup.

Nei giorni successivi appariva nel newsgroup un commento a un altro messaggio, che segnalava il sito di Peter Duesberg (2) come un sito interessante. Peter Duesberg è uno dei virologi maggiormente accreditati a livello mondiale e presenta un curriculum scientifico di assoluto rispetto (è stato un pioniere nella ricerca sui retrovirus, ed il primo ad aver isolato un gene del cancro, è membro della Academy of Sciences statunitense, e per vari anni è stato Oustanding Researcher, onoreficenza da molti ritenuta un preludio al Nobel). Duesberg, però, è anche uno dei primi ad aver messo in dubbio il nesso causale Hiv-Aids.

Alla segnalazione del sito di Duesberg si affiancava il commento di un altro partecipante al newsgroup - chiamiamolo per comodità il messaggio di E. - che sosteneva che quella di Duesberg era una posizione ‘molto pericolosa' e affermava che lo scienziato si ‘arrampicava sugli specchi'. Non venivano fornite motivazioni a queste affermazioni.

Io rispondevo a questo messaggio facendo notare che, dall'inizio dell'epidemia a oggi, in tutto l'Occidente gli ammalati di Aids al di fuori delle categorie a rischio - vale a dire gli eterosessuali non tossicodipendenti, non emofiliaci, non politrasfusi - erano stati poche centinaia.

Il mio messaggio veniva rifiutato perché non supportato da adeguata bibliografia. Alla Moderatrice che mi aveva spedito il messaggio inviavo allora in più riprese una consistente bibliografia di supporto. Notavo, però, che analoga documentazione non veniva richiesta ad E., che aveva sostenuto la grande pericolosità delle posizioni di Duesberg. Mi veniva risposto che E. apparteneva a una particolare white list, i cui membri si vedono passare automaticamente i propri messaggi. Facevo notare come si trattasse di una pratica bizzarra e per lo meno discriminatoria.

La Moderatrice mi rispondeva che le affermazioni di E. venivano accettate:

Perché sono affermazioni sue personali. Non come quelle che facevi tu.

Io rispondevo:

Ti sbagli: quando uno dice: ‘il discorso di X è pericoloso', ‘X si arrampica sugli specchi', si tratta di affermazioni che ambiscono ad essere oggettive. Quindi, io - e immagino chiunque altro interessato al tema - vorrei sapere: a) perché sono pericolose; b) che cosa vuol dire, nel caso specifico, arrampicarsi sugli specchi. E. non ha detto: ‘mi piace il gelato alla vaniglia'. Questa ultima sì che sarebbe stata un'affermazione personale che nessuno potrebbe contestare. Dal momento che il vostro newsgroup è un gruppo di discussione immagino che uno faccia o possa fare affermazioni che possano essere contestate - le sue (di E.) come le mie, o magari anche le tue, bontà tua -.

Inoltre, l'articolo di Franchi & Marrone contiene una bibliografia che era già in quel momento consultabile dalla Moderatrice. La Moderatrice, alla quale continuavo a mandare bibliografia per e-mail, infine si spazientiva e mi scriveva che dovevo aggiungere la bibliografia all'interno del messaggio postato sul newsgroup. Aggiungeva anche alcune sgradevolezze che non è il caso di riportare in questa sede, ma che posso ovviamente documentare in qualsiasi momento. Vi risparmio ulteriori dettagli sugli sviluppi della nostra lunga discussione sulla bibliografia, perché è oramai chiaro che la richiesta di ulteriori riferimenti bibliografici era un puro pretesto per chiudere la discussione e non certo per aprirla.

Può essere però interessante riferire ciò che un'altra partecipante al newsgroup (che chiamerò per comodità V.) annotava sui problemi sollevati:

faccio gentilmente notare che la discussione non è in topic, qui si parla di come ci si difende e come avviene il contagio, non delle varie teorie più o meno disinformative (perché tanto disinformare è più facile che informare) sull'Aids...

Il messaggio di V. mi sembrava tipico di una posizione diffusa e sollecitava questa mia risposta:

Faccio gentilmente notare a V. che l'argomento è, al contrario di quello che ritiene lei, del tutto in topic. Infatti: se l'Aids non è infettivo ne consegue, ad esempio, che le campagne di prevenzione basate sull'uso del preservativo non possono aver avuto successo. Ed infatti questo è precisamente quello che è accaduto. Nel nostro paese, ad esempio, le vendite di preservativi sono calate costantemente dal 1992 al 1996 (ultimi dati disponibili). Nel 1996 in Italia sono stati venduti 104 milioni di pezzi (meno di due preservativi per abitante), cifra inferiore a quelle degli anni Ottanta, prima dell'inizio delle campagne di informazione. Ebbene: è calato costantemente anche il numero dei sieropositivi (e ricordo a V. che essere sieropositivi significa risultare semplicemente positivi agli anticorpi da Hiv mediante un test, Elisa o Western Blot che produce fino al 90% di falsi positivi, si veda l'articolo di E. Papadopulos-Eleopulos, in "Bio/Technology", 1993, pp.696-707). Dobbiamo pensare che il preservativo abbia fra le sue virtù magiche anche quello di proteggerci quando non lo si usa? Inoltre: V. qualifica le posizioni alternative alla dottrina ufficiale (per intenderci: quella che identifica l'Hiv come causa necessaria e sufficiente dell'Aids) come disinformative. Disgraziatamente per noi non ci spiega affatto: a) di quali teorie stia parlando; b) perché siano disinformative. Ma immagino che dal momento che V. è così bene informata non avrà difficoltà a precisarcelo. Ed infine vorrei approfittare dell'informazione di cui V. è, presumibilmente, dotata per farle una semplice domanda: qual è l'articolo originale in cui si dimostra che l'Hiv è causa dell'Aids? È importante saperlo perché sulla base di quello scritto si sono montate le campagne di prevenzione, tutte le stime statistiche sul contagio (completamente sbagliate), e le centinaia di miliardi di dollari spesi. Non è una domanda che faccio io per primo, ma prima di me è stata fatta da migliaia di scienziati e ricercatori. Fra questi, ad esempio, Kary Mullis, premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver inventato un test di laboratorio, la PCR, sul quale si basano i test per gli anticorpi da Hiv. Mullis è uno di quelli che non credono che l'Hiv sia causa necessaria e sufficiente dell'Aids. Bene, Mullis scoprì che questo articolo NON esiste. Disinformato anche lui? Cosa farà V.: gli chiederà di restituire il premio Nobel? Esistono numerose confutazioni della dottrina che identifica l'Hiv come causa dell'Aids (con trasmissione principalmente per via sessuale) apparse su riviste quali "Nature", "Science", "Cancer Research", "Genetica". Queste sono le principali riviste scientifiche mondiali. V. si avventurerà a dire che si tratta di organi di disinformazione? Sono curioso di vederlo. È tempo di riesaminare il nesso sesso/Hiv/Aids con serenità e senza demonizzazioni. Anche perché come cittadini siamo noi a finanziare molta parte della ricerca scientifica sull'Aids e tutte le campagne di prevenzione. È importante quindi sapere se siamo su una falsa pista (come io credo). La dottrina ufficiale sull'Aids ha condizionato la vita di molti, e dal punto di vista sessuale e dal punto di vista psicologico (questo è il motivo, cara V., per il quale l'argomento è perfettamente in topic, anche se magari non è trendy). Dire che sono disinformative posizioni che sollevano dubbi e interrogativi e sollecitano discussioni critiche sulla nostra vita sessuale: è questa la vera disinformazione. Quello di cui abbiamo bisogno è riflessione, dubbio, informazione, ascolto di tutte le posizioni. Non abbiamo bisogno, invece, di proclami, come quello, dispiace dirlo, in cui è incorsa, incautamente e infelicemente, V. Pier Marrone

Questo mio messaggio veniva rifiutato dai moderatori con la consueta motivazione che non era in tema. Avendo però avuto sentore che sarei stato nuovamente censurato mi ero premurato di mandarlo anche all'indirizzo e-mail di V., per darle modo di replicarmi. Non ho ricevuto risposta ai miei interrogativi, né dai moderatori né da V.

Come si anticipava all'inizio questo piccolo caso di censura mostra alcuni aspetti interessanti perché tipici di alcune forme di censura cui siamo abituati su altri media. Se ne notano due in particolare: 1) nessuno degli intervenuti alla discussione ha mai fatto riferimento a una sola riga degli articoli di Festa e di Franchi & Marrone. È plausibile ritenere che questi riferimenti non sono stati fatti perché gli articoli non erano stati letti. Respingere come totalmente infondate posizioni che neppure si conoscono nei dettagli è tipico di censure fondate sul pregiudizio; 2) la reiterata giustificazione degli interventi censori era che il tema non rientrava fra quelli discussi dal newsgroup. Anche l'accusa di irrilevanza - affermare: "il problema è un altro" - è tipico di tutti gli atteggiamenti dogmatici e poco interessati al confronto critico.

Il finale della storia è quasi buffo: infatti, a seguito della nostra discussione i moderatori hanno ritenuto di dover cambiare il manifesto del newsgroup, rendendo a posteriori inammissibili i messaggi di contenuto simile a quello da me postato. Non è certo grave quanto emanare una legge retroattiva, ma è fastidioso e bizzarro immaginare un gruppo di discussione con manifesti retroattivi.

Il proposito dei moderatori, evidenziato dal cambio di manifesto, di impedire nel futuro la pubblicazione di messaggi analoghi al mio per forma e contenuto appare davvero paradossale se si considera che un newsgroup, anche se moderato, è per definizione un gruppo di discussione, e che l'intento dei miei messaggi era proprio quello di aprire una discussione, dando voce a posizioni poco conosciute su un tema di grande importanza e significato.

Mi fa comunque piacere concludere osservando che un intento non dissimile dal nostro viene lucidamente espresso nella lettera sottoscritta da scienziati di chiara fama che ha dato origine al "Group for the Scientific Reappraisal of Hiv-Aids Hypothesis", con parole che mi sembrano esprimere, ad un tempo, buon senso epistemologico e, proprio per questo, apprezzabile impegno etico:

È ampiamente diffusa presso l'opinione pubblica la credenza che un retrovirus chiamato Hiv provoca l'insieme delle malattie chiamate Aids. Molti biochimici e ricercatori mettono ora in dubbio questa ipotesi. Proponiamo che un riesame completo delle evidenze esistenti pro e contro questa ipotesi sia condotto da un qualificato gruppo indipendente. Proponiamo inoltre che siano progettati e condotti studi epidemiologici critici.(3)

 


Note.

(*) Ringrazio Roberto Festa per l'attenta lettura, le critiche, i consigli; Elvio Baccarini, Giovanni Giorgini, Edoardo Greblo, Fabio Polidori per le discussioni suscitate dal caso descritto. Le mie riflessioni hanno beneficiato anche di conversazioni che ho potuto avere con Fabio Franchi, con Luca Rossi, e con Peter Duesberg. back

(1) Il lettore che naviga in Internet, ma che non è esperto di newsgroup, forse si stupirà del tono informale dei messaggi (visibile ad esempio nel passaggio dalla prima alla terza persona). Tenga presente che il newsgroup è una sorta di bacheca dove si trasmettono messaggi rivolti sia agli altri partecipanti al gruppo di discussione sia, eventualmente, a un altro interlocutore. back

(2) http://www.duesberg.com/. back

(3) Alcuni dei primi firmatari della lettera: Charles A. Thomas, Jr. Ph.D. (Mol. Biologist, Pres. Helicon Fnd., San Diego, CA); Harvey Bialy, Ph.D. (Editor of Bio/Technology, New York, NY); Harry Rubin, D.V.M. (Prof. Cell Biology, Univ. Cal. Berkeley, CA); Richard C. Strohman, Ph.D. (Prof. Cell Biology, Univ. Cal. Berkeley, CA); Phillip E. Johnson (Prof. Law, Univ. Cal. Berkeley, CA); Gordon J. Edlin, Ph.D. (Prof. Biochem. & Physics, Univ. Hawaii, HI); Beverly E. Griffin, Ph.D. (Dir. Dept. Virology, Royal Postgrad. Med. School, London, UK); Robert S. Root-Bernstein (Prof. Physiology, Michigan State Univ., East Lansing, MI); Gordon Stewart, M.D. (Emeritus Prof. Public Health, Epidemiologist, Isle of Wight, UK); John Lauritsen (Author of Poison by Prescription, New York, NY); Frank R. Buianouckas Ph.D. (Prof. Mathematics, Cuny, Bronx, NY); Philip Rosen, Ph.D. (Prof. Physics, Univ. Mass. Amherst, MA); Steven Jonas, M.D. (Prof. Preventive Medicine, Suny Stony Brook, NY); Bernard K. Forscher, Ph.D (Ret. Editor Proc. Nat. Acad. Sci., Santa Fe, NM); Kary B. Mullis, Ph.D. (Biochemist, PCR inventor, Consultant, La Jolla, CA., Nobel Prize Winner); Robert Hoffman, Ph.D. (Prof. Dept. Pediatrics Univ. Cal. Med. School, San Diego, CA); Eleni Eleopulos, M.D. (Royal Perth Hospital, Perth, West Australia); Robert W. Maver, F.S.A., M.A.A. (Dir. Research, Mutual Benefit Life, Kansas City, MO); Ken N. Matsumura, M.D. (Chairman Alin Foundation & Research Inst., Berkeley, CA.); Joan Shenton, M.A. (Meditel, London, UK, Author of Positively False); Sungchul Ji, Ph.D. (Prof. Pharmacology & Toxicology, Rutgers Univ., Piscataway, NJ); Michael Callen (Author of Surviving AIDS, Hollywood, CA); Melinda Calleira (Pres. Amer. Ass. Science & Public Policy, Los Angeles, CA); Hiram Caton, Ph.D. (Prof. App. Ethics, Griffith Univ., Brisbane, Australia); Peter H. Duesberg, Ph.D. (Prof. Mol. Biology, Univ. Cal. Berkeley, CA, Author of Inventing Aids Virus); Michael Ellner (HEAL, New York, NY); Fabio Franchi, M.D. (Trieste, Italy, Author of AIDS. La grande truffa); Celia Farber (Writer, New York, NY); Urs Haldimann (Editor, Swiss Ass. Science Writers, Arisdorf, Switzerland); Neville Hodgkinson (Science Correspondent of The Sunday Times, London, UK); Hans J. Kugler, Ph.D. (Editor of Prev. Med. Update, Redondo Beach, CA); Robert Laarhoven (S.A.A.O., Hilversum, The Netherlands); Henk Loman, Ph.D. (Prof. Biophysics, Free Univ. Amsterdam, The Netherlands); Maurizio Luca-Moretti, Ph.D. (InterAmerican Medical Health Ass., Boca Raton, FL); Hannes G. Pauli, M.D. (Former Director Bern Univ. Med. Faculty, Bern, Switzerland); Paul Rabinow, Ph.D. (Prof. Dept. Anthropology Univ. Cal., Berkeley, CA); Jon Rappoport (Author of AIDS Inc.); Frank Rothschild (Project Dir., Berkeley Project on Bioscience & Society, CA); Russell Schoch (Editor of California Monthly, Berkeley, CA); Frederic I. Scott, Jr. (Editor American Clinical Laboratory, Baltimore, MD); David Shugar, Ph.D. (Prof. Biophysics, Univ. Warsaw, Editor Pharmacol. Therap., Poland); Friedrich Ulmer, Ph.D. (Prof. Math. & Stat., Bergische Univ., Wuppertal, Germany); Darrell G. Wells, Ph.D. (Emeritus Prof. Plant Sciences, Brookings, SD), Jad Adams, M.A. (Author of AIDS; The HIV Myth, London, UK); Richard A. Fisher (Inter. Acad. Oral Med. & Toxicol., Annandale, VA); Donato Fumarola, M.D. (Inst. Microbiologia Medica, Bari, Italy) Charles L. Geshekter, Ph.D. (Prof. Dept. History, Cal. State Univ, Chico, CA); John Hardie, BDS (Dept. Dentistry Vancouver General Hospital, British Columbia, Canada) Stefan T.J. Lanka, Ph.D. (Radolfzell, Germany); Raymond W. Novaco, M.D. (Prof. Psychology & Soc. Behavior, Univ. Cal., Irvine, CA); Sam Okware, M.D. (Ministry of Health, Entebbe, Uganda); David W. Rasnick, Ph.D. (Alameda, CA); Joe Thomas, Ph.D. (ICMR-WHO Proj. on AIDS, Calcutta, India); Mark Alampi (Project AIDS Inter., Los Angeles, CA); David Carponter (Continuum, London, UK); Bob Guccione, Jr. (Editor of Spin Magazine, New York, NY); Philippe Krynen (Kagera, Tanzania); Jody Wells (Continuum, London, UK). back