catturata dalla balena bianca

postato da Annalisa [05/09/2010 12:39]
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Tatinja, Isola di Hvar, 19 Agosto 2010

E' stato davvero troppo, quando ho letto "Quiqueg era nativo di Korovoko, una remota isola a sud-ovest. Come accade per tutti i luoghi veri, non la troverete usu nessuna carta", non ho più resistito, di fronte a questo straordinario capolavoro della letteratura mi sono arresa e ho cominciato a prendere appunti, questi. Ormai sono perdute le metafore già incontrate nei capitoli precedenti, ma non per sempre, tornerò alla lettura quando questo libro accompagnerà i piedi miei e della mia ciurma fra le strade di New Bedford e Nantucket. Non sarà l'Euroaquilone ad accompagnarci la me brezze estive, Ismaele, qualunque sia il suo vero nome, sarà la nostra guida.

Come ho fatto, anni fa, a chiudere occhi ed orecchie al filo del racconto, non ne ricordo nemmeno il motivo.

Sarà che nel frattempo ho scoperto che davvero le carte nautiche mentono (alla faccia delle lossodromie rettificate o meno), che la navigazione ha un fascino che aumenta via via che ti ci avvicini, che, come ho letto poco fa, sul mare non resta traccia di alcun passaggio e un'angoscia conosciuta mi ha stretto il cuore, come sempre quando penso che il mare, o un'altro male inconsapevole potrebbe portarmi via i miei veri tesori.

Il filo che ci tiene insieme e che rende uniche e felici le mie giornate, mi piace portarlo a spasso per i mari, intanto, e presto per l'oceano, a bearsi di aragoste e balene.

"Che Iddio vi benedica e vi conservi nel Suo santo abbraccio marinai

Col cuore pesante lanciammo tre urrà e ci tuffammo ciechi come il destino nell'Atlantico solitario".

Al sicuro, a terra, sotto la pergola dei rifugiati, mi unisco anch'io all'augurio ai marinai del Pequog e al loro straziato comandante e anche qui, da sola, al cospetto del sole al tramonto su questo paradiso, cercavo compagnia e l'ho trovata, inaspettatamente, negli sguardi sospesi delle mie bambine all'ascolto della lettura ad alta voce di alcune pagine del racconto di Ismaele.

Poi una sorpresa:

"Ovunque io navighi, lascio dietro di me una bianca, torbida scia; pallide le acque, ancor più pallidi i volti. Gelosi, i flutti si gonfiano per cancellare le mie orme; facciano pure, ma prima passo io."

Tempo fa inciampai nella citazione di questo brano e ne feci il mio manifesto esistenziale. Altri tempi davvero, quelli in cui mi sentivo schiacciata dalla mediocrità e dall'invidia altrui, in cui non trovavo sponde amiche, benevole e accoglienti, in cui vagavo solitaria ed orgogliosa in un mare infido. Pensavo che l'autore stesse dando voce alla balena e mi immaginavo, come lui, solcare incurante gli oceani. La "bianca, torbida scia" e i "volti pallidi" descrivevano bene gli effetti che il mio modo di essere e di reagire alle situazioni, lasciava alle mie spalle.

Lascio ad Achab, mi permetterà la confidenza capitano, l'incombenza di procedere su questa rotta. Io ho trovato altri modi di navigare... spero.

"E' già molto, eppure non abbiamo ancora sfiorato la parte più grande, oscura e profonda di Achab. Maciò che è profondo è inutile tentare di divulgarlo, e ogni verità è profonda".

Citazioni da Moby Dick o la Balena di H. Melville, traduzione di Bernardo Draghi. Frassinelli, 2001

Per approfondimenti, http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/, nelle puntate del novembre 2008 colloquio sul tema con Barbara Spinelli.