festa!

postato da Annalisa [15/10/2010 19:46]
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Con quel pancione e quelle caviglie DOVEVO camminare. Ho cominciato nell'estate del 2000 e non ho più smesso. Di casa in casa, di strada in sentiero, poco bosco ha visto i miei passi, prima dei cinghiali volevo guardare negli occhi chi condivideva con me la cittadinanza di San Michele.
Qualcuno mi apriva la porta di casa, qualcuno mi salutava appena, qualcuno restava sulla soglia a raccontare, qualcuno non c'era.
Ogni volta finivo nella piazza della chiesa che, annidata nell'abbraccio delle pietre circostanti e annunciata da due maestosi tigli, coccolava le mie soste ammirate, come ha fatto per secoli con i pellegrini sulla via che univa Mont Saint-Michel, in Francia, al Santuario di San Michele Arcangelo, vicino Foggia, passando per la Sacra di San Michele in Val di Susa la via Francigena, nella sua variante alpina. Fa venire i brividi scoprire che i tre luoghi sacri dedicati a San Michele si trovano a 1000 chilometri di distanza l'uno dall'altro, allineati lungo una retta che, prolungata in linea d'aria, conduce a Gerusalemme.
Senza troppo scuotere la polvere depositatasi sulle orme dei pellegrini, preferivo lasciarmi ispirare dalle foto più o meno sbiadite di chi riposa nel cimitero poco distante, immaginavo il paese in festa, il 29 settembre, le campane che suonavano, la processione, la messa, il sentirsi parte di una comunità e anche di un comune destino.
In paese i vecchi quando parlano di questi posti non ricordano altro che la miseria e si chiedono che ci siamo venuti a fare quassù fra gli sterpi che “non c'è nemmeno una bottega”. Noi invece ci chiediamo cosa ci stanno a fare loro laggiù fra due linee ferroviarie, l'autostrada e le fabbriche di ammoniaca, vabbè... Insomma io giravo, giravo ma qualcosa mancava.
Poi arrivò Della Valle, sì, Diego, proprio lui, e comprò una fattoria abbandonata da anni per farci il “Campus Viola”, il Centro Sportivo che i tifosi della Fiorentina aspettano da decenni. Ispirato dal benemerito sindaco di Incisa presentò un progetto agghiacciante: 9 campi di calcio, migliaia di metri cubi di nuove costruzioni, nuove strade e sbancamenti. Costretti ad uscire dal calduccio delle case per combattere un nemico molto più potente di noi scoprimmo il gusto di guardarci in faccia e parlare anche di altro.
Per motivi in buona parte indipendenti dalla nostra furibonda lotta, Della Valle rinunciò al progetto (o almeno così sembra) ma il popolo di San Michele era nato e io, folgorata dalle feste degli elfi sulle montagne pistoiesi, proposi di recuperare la festa del 29 settembre senza prete, con una gara di torte democratica: tutti partecipano, tutti assaggiano, tutti votano la torta più bella, la più buona e la più originale.
Negli anni ci sono stati alti e bassi, la partecipazione degli indigeni è stata altalenante (a parte uno zoccolo duro immarcescibile), più stabile quella degli stranieri, alcuni particolarmente affezionati.
Le costanti: vendita di piantine grasse e geranei, giochi di legno per bambini e adulti, grandi feste per chi si porta piatti, bicchieri e posate da casa, intrattenimento musicale dal vivo, incertezza sulla clemenza di Giovepluvio, giro a bordo di ape d'epoca per i più piccoli, torte straordinarie, premi del commercio equo e solidale, minime necessità organizzative.
Quest'anno è stata la nona volta, l'anno prossimo festeggeremo il decennale, quasi quasi mi commuovo.

Ma in questo post non c'e' nemmeno un link? Certo che questo blog non serve proprio a niente!