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Commissione Infanzia: Convegno "Affidamento temporaneo Abuso o Tutela?"

postato da blog.freemarcel.org [10/06/2014 23:44]
foto Commissione Infanzia
Convegno "Affidamento temporaneo: Abuso o Tutela?"

Giovedì 13 Febbraio 2014 ore 10:00
Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio

 

Link video: http://webtv.camera.it/archivio?id=4937

Ripartizione video e principali argomentazioni trattate negli interventi.


00:00:00 - On. Michela Vittoria Brambilla, Presidente della Commissione Infanzia e Adolescenza, relazione introduttiva


00:04:00 - Pausa

 

00:00:29 - Ripresa lavori On. Brambilla, proseguimento presentazione

- da risposta interrogazione parlamentare Viceministro Guerra: 100 euro/mese retta media, 30.000 Minori;

- inserita in un quadro di generale sottovalutazione del problema da parte del Governo;

- ogni bambino tolto ai genitori rappresenta la certificazione del fallimento dello Stato;

- il sistema delle case-famiglia ed il loro ruolo, certo essenziale nella accoglienza dei minori, sono stati oggetto di particolare attenzione critica negli ultimi anni;

- risoluzione delle criticità;

- proposta di legge che mira a realizzare una forma di efficace controllo con istituzione di Osservatorio Nazionale dotato di opportuni poteri.

 

00:50:00 - Massimo Rosselli del Turco  (A.le F / Colibrì)

- i veri delinquenti hanno sconti di pena, i genitori no (dalla lettera della mamma di Valentina)!

- descrizione dell'allontanamento di Valentina;

- qualcuno si chiede cosa provano i bambini?

- bisogna che queste cose si sappiano;

- obbligatorietà, diffusione e presentazione della carta dei Servizi Sociali (nel Lazio rilevata solo in 3 Comuni);

- il problema non è quanti bambini ma come ci arrivano, non ci sono linee guida;

- il ruolo del servizio sociale è qullo di aiutare, non dovrebbe portare via il bene più prezioso per una famiglia.

 

01:10:00 - Giovanni Fulvi (CNCM Coordinamento Nazionale Comunità per Minori)

- dati di 70 euro/giorno in media per un bambino, si spende di più in albergo;

- non ci sono sanzioni per il mancato rispetto dei requisiti minimi;

- 15.000 in comunità, le Procure hanno i dati ma non li trasmettono;

- le schede vengono inviate dalle strutture alle Procure, Servizi Sociali, Autorità Garante Infanzia;

- Ente deputato al controllo: la Procura;

-  alcune comunità non ricevono ispezioni di alcun tipo da più di un anno;

- non sono né il Giudice tutelare né il Giudice minorile ad inserire in struttura ma i Servizi;

- gli invii diretti sono censurati;

- chi gestisce comunità non può avere incarichi di Giudice onorario;

- mancano gli interlocutori.

NOTA della Associazione

Competenze strutture da delibere a titolo esemplificativo: euro 80 + iva (Roma); euro 105 + iva (VA); euro 90 (LE); euro 124 + iva (AL); euro 100 + iva (TO) + compenso orario educatore; euro 175 (PT); euro 250 (NO) o 340 mamma e bambino; euro 160 (LC) bambino 50% e mamma; euro 410 (CN) descrizione vaga; euro 85 (PA); euro 400 (CT) manca n. bambini; euro 11.700.000 (TO) annuale per inserimento minori in presidi accreditati e non accreditati, più ulteriori 1.900.000 Servizio di educativa territoriale determinazione di affidamento, dunque presentati come prevenzione all'allontanamento ma sempre destinati alle cooperative di comunità ricettive.

 

1:22:00 Cristina Franceschini, avvocato (Commissione "Finalmente Liberi")

- in alcuni Tribunali anche 100 provvedimenti a settimana, sulla base di un Regio Decreto del 1934;

- punte di costo di 400 euro al giorno, totale assenza di progettualità;

- il genitore che chiede informazioni sul figlio finisce per essere accusato come "disturbante";

- gli allontanamenti sono decisamente troppi;

- dalle ricerche riscontrati 110 Giudici onorari incompatibili;

- eliminazione dei Giudici onorari dalla fondazione delle comunità;

- conflitto / incompatibilità anche di CTU che operano in strutture;

Durante l'intervento, nella trattazione dell'argomento dei conflitti di interesse e delle incompatibilità, Giovanni Fulvi (presidente CNCM) interrompe invitando a denunciare, si alza apparentemente irritato ed abbandona la postazione tra i relatori.

 

1:44:00 Fabio Nestola (Presidente FENBI - Adiantum)

- un sistema così operante è destinato alla risoluzione di esigenze?

- non esistono criteri certi per allontanare ed istituzionalizzare i minori;

- fumosità della "incapacità genitoriale";

- illogicità nel pagare a qualcuno quote spropositate per il mantenimento di minori nei casi di indigenza;

- inadeguatezza "selettiva": stessi genitori idonei per un figlio ma non idonei per gli altri due;

- dovrebbe essere sufficiente schiacciare un tasto per avere in tempo reale informazioni certe, l'aleatorietà dei dati non permette analisi;

- i dati non ci sono perché non si vogliono avere;

- nei censimenti mancano i dati di bambini che transitano dalle strutture ma non sono presenti nei giorni di rilevamento;

- se si interviene, farlo nell'ottica di un reale e completo interesse  del minore, non interventi parziali ma totali per tutte le carenze.

 

01:52:00 Francesco Miraglia, avvocato (PSF Onlus)

- chi controlla i controllori?

- strutture e case-famiglia gestite da pluricondannati;

- il problema sta all'interno dei Tribunali per i Minorenni;

- contraddittorio minimo, automatismo tra relazioni Servizi Sociali, richieste procedure, provvedimenti;

- se c'è una normativa, come succede?

- decreti immediatamente attuabili per provvedimenti inappellabili per anni;

- pretese assurde degli operatori;

- da cosa sono giustificati i trasferimenti interregionali se non da motivi politici e finanziari?

 

01:59:00 Federico Zullo (Presidente "Agevolando", frutto di chi ha vissuto esperienze di tutela - 200 ragazzi)

- sistema di monitoraggio ed analisi già presente (ma è comunque una cosa importantissima);

- si stanno interrogando sulle possibilità di miglioramento;

- recente sondaggio tra ex ospiti e loro richieste: sensibilizzazione dell'opinione pubblica su case-famiglia ed affido, gli ospiti non sono tossici o problematici psichici ma persone senza famiglia, superamento delle discriminazioni in quanto non sono orfani né abbandonati né strappati alle famiglie come vogliono fare credere le campagne mediatiche;

- esistono esperienze di cattive risposte e persone che abusano anche nei contesti di accoglienza, ma per quanto li riguarda sono casi limite;

- secondo loro la permanenza in struttura è tutela e non abuso;

- perché quando ci sono sospetti non si fanno controlli mirati?

- perché non esiste un sistema di controllo omogeneo in tutto il Paese?

- come possono essere considerati così facili gli allontanamenti se non esistono nemmeno le risorse per sostenere i loro progetti?

- vorrebbero che certi accadimenti non divenissero lo strumento per delegittimare l'impegno che tanti investono per aiutare, non è giusto generalizzare;

- il loro punto di vista  può essere utile;

- tra i componenti dell'osservatorio mancano i ragazzi;

- famiglie di orgine devono essere monitorate ed aiutate in maniera che al rientro possa essere rtrovato un ambiente idoneo;

- nelle famiglie accadono cose non dovrebbero succedere, anche in quelle affidatarie, nelle comunità e nelle case-famiglia;

- presentazione di propria proposta per disegno di legge;

- pretendono maggiori diritti e facilitazioni nel trovare casa e lavoro (disegno legge Amati);

- seguono varie richieste di agevolazioni;

- succedono tante cose che non dovrebbero succedere, dicono tante cose che funzionano

- non pretendono di rappresentare tutti ma di conoscere tutti gli aspetti di chi lo ha vissuto;

- per la loro conoscenze le esperienze negative sono casi limite.

NOTA della Associazione

Pur apprezzando il lodevole operato e la missione del relatore, non si possono tralasciare alcune agghiaccianti considerazioni: soffermandosi sulla richiesta di "non generalizzare" le osservazioni sembrano invece evidenziare una prepotente propensione allo stile ambiguo ed alla generalizzazione tipica degli operatori che operano nelle strutture e con le strutture.

L'espressione più volte ripetuta di "casi limite" è, ad esempio, estremamente vaga ed inserita nel contesto in maniera, per l'appunto, apparentemente ambigua.

Tutti i casi di abuso sono casi limite, o almeno si spera che lo siano; che significato bisognerebbe dunque darne? (se ad esempio potesse essere "casi isolati", in base a quali dati viene presentata una simile considerazione?)

Alla stessa maniera, la considerazione di un "sistema di monitoraggio già presente", come se funzionasse e ci fossero dei dati (che non ci sono) che informazione dà?

Sin dall'inizio si pone quella che sembra appunto una prepotente generalizzazione tra gli ex ospiti rappresentati (circa 200 secondo quanto presentato), la totalità degli allonanati (circa 40.000 stimati) e le campagne mediatiche per i minori vittime di abusi nei procedimento di allontanamento: se gli ex ospiti che rappresenta non fanno parte di questa categoria, per quale motivo si sente tirato in causa? non viene il sospetto che semplicemente le campagne non fossero rivolte a loro, che evidentemente non soffrono di questo problema?

Se, per gli ex ospiti, la permanenza è tutela e non abuso, è appunto per quanto già appena precisato: evidentemente, questi non fanno parte della categoria a cui ci si riferisce.

Perchè ed a che fine, allora, generalizzare?

Alle domande sui controlli ha già praticamente risposto Fabio Nestola, come per i dati: semplicemente non si fanno perchè non si vogliono fare!

Verrebbe anche da chiedersi come possa sostenere contemporaneamente che esista un monitoraggio ma non dei controlli.

L'osservazione sugli "allontanamenti facili" potrebbe addirittura risultare imbarazzante: cosa hanno a che vedere la disponibilità delle risorse con la facilità di alcuni allontanamenti? non rimane comunque una proporzione tra l'aumentare dei contributi e l'aumentare degli allontanamenti?

Quasi inutile soffermarsi sul particolare che, se gli allontanamenti fossero limitati a quelli motivati, eliminando quelli inutili o potenzialmente derivanti da forzature, i fondi rimanenti per il minor numero di allontanamenti giustificati potrebbero essere suddivisi più equamente, evitando gli sperperi, e ad ogni ospite spetterebbero risorse maggiori. Questo sempre se i fondi venissero davvero destinati per i bambini  (ulteriore particolare sul quale ci sarebbe molto da approfondire sia per quanto riguarda le strutture, che nonostante i contributi chiedono partecipazione economica alle famiglie dei bambini sottratti, che a loro volta potrebbero vivere da benestanti anche senza lavorare con i soli contributi anche minimi che vengono elargiti ad una struttura per un solo bambino, che  che per quanto riguarda le famiglie affidatarie).

E' indubbio che tra i componenti dell'osservatorio manchino i ragazzi: quelli che stanno soffendo di abusi degli allontanamenti, però, non mancano perchè non invitati ma perchè non possono intervenire, come non hanno mai potuto farlo in alcuna sede.

Al loro posto ci sono persone che si sacrificano, cercando di rappresentarli al meglio e di rivendicare i loro diritti.

Se gli ex ospiti rappresentati non rientrano nella categoria delle vittime di abusi giudiziari in procedure di allontanamento, non è certo colpa dei bambini che una famiglia ce la hanno e vorrebbero tornare a casa.

Appunto perchè non giusto generalizzare, soprattutto a spese di questi bambini, sarebbe inopportuno che certe occasioni venissero sfruttate per proprie rivendicazioni personali e divenissero lo strumento per delegittimare l'impegno che tanti investono per aiutarli in questa rara occasione che si è presentata.

 

02:11:00 On. Michela Brambilla

- prossimo secondo confronto;

- più si riesce a portare un tema all'attenzione del Paese intero, nel suo complesso, più la politica e le Istituzioni saranno portate ad essere sensibili e ricettive;

- importante dunque dare spazio a questi argomenti;

- necessità di disciplinare spazi che oggi sono, in tutta evidenza, affidati a vuoto normativo che produce uno spontaneismo che può risultare pericoloso.

NOTA della Associazione

Per quello che il nostro parere può contare, pare ci stia confrontando in maniera seria e su presupposti validi.

Ci pare però di rilevare una gravissima carenza, quantomeno su una significativa domanda correttamente presentata dall'Avvocato Miraglia: se c'è una normativa, come succede?

Come mai gli operatori praticano procedure non previste dalla normativa?

Che procedure applicano?

La risposta c'è: applicano dei PROTOCOLLI! 

I protocolli attuativi firmati da Comuni e Regioni non aderiscono nè alla normativa nazionale nè alle Convenzioni internazionali!!!

Bisognerebbe allora chiedersi perchè vengono firmati, come, da chi, da chi sono predisposti in maniera da aggirare Leggi e Convenzioni, e perchè questo viene permesso.

Non si alteri dunque, dottor Fulvi, per le osservazioni dell'Avvocato Francheschini: per capire perchè degli abusi giudiziari diventano allontanamenti legali, delle denunce non sono sufficienti, nè risolverebbero il problema; ancora meno, ovviamente, se presentate ad altri Giudici colleghi, ed amici, di quelli che hanno permesso e tollerato gli abusi!

Ed in più, mi perdoni, ma chi è che, avendo una casa ed una famiglia accoglienti, vivrebbe in albergo?Ancora degni di nota alcuni altri particolari: dalle nostre ricerche non è chiaro neanche se tutte le famiglie affidatarie siano a conoscenza dell'esistenza dei rimborsi e chi li riceva, potenzialmente potrebbe anche essere possibile che chi accoglie, in buona fede, mantenga l'affidamento a sue spese, e le associazioni che curano la parte amministrativa trattengano i contributi senza che al bambino arrivi nulla.In più, sempre secondo i protocolli locali, per aprire strutture fino a 25 bambini (praticamente una classe intera), si eludono tutta una serie di controlli tra i quali quelli per la sicurezza e si può aprire immediatamente con una semplice autocertificazione.Ovviamente anche in questo caso parliamo di perplessità documentate.

Non dimentichiamoci inoltre che non tutti gli affidamenti sono temporanei, non tutti i bambini tornano a casa.

Free Marcel Onlus

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