AROLDO BONZAGNI ARTISTA DALLA VITA TROPPO BREVE

postato da Francesco Maggi [04/02/2013 22:44]
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  FAUSTO GOZZI: AROLDO  BONZAGNI 
  ARTISTA DALLA VITA TROPPO BREVE
 
Per gentile concessione dell'autore Dott. Fausto Gozzi, Direttore Galleria d'Arte Moderna "Aroldo Bonzagni" di Cento, ad esclusivi fini culturali, riportiamo di seguito l'articolo corredato dalle immagini stilate da Aroldo Bonzagni e pubblicate sui Giornali di Trincea della Prima Guerra Mondiale "Signor Sì" e "La Trincea". Tale testo è introduttivo alla pubblicazione  anastatica "I  Comandamenti di Dio".
 
  
 
Pochi artisti hanno avuto la propria vita, tanto pesantemente contrassegnata dagli eventi bellici come Aroldi Bonzagni. Uscì ventiduenne dall'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1909, morì precocemente a soli 31 anni di febbre spagnola il penultimo giorno dell'anno 1918. tragica ironia della sorte,proprio all'indomani della fine vittoriosa del primo conflitto mondiale. In questa brevissima esistenza, in pratica solo nove anni d'attività artistica, Bonzagni si buttò a capofitto, con tenacia ed acume, in tutto quanto di meglio la propria epoca gli prospettava: dalla fondazione e firma del Manifesto dei Pittori Futuristi (sottoscrisse poi anche il Manifesto Tecnico), alla frequentazione del locali più esclusivi ed alla moda di Milano, come il Teatro La scala, l'Ippodromo di San Siro, i caffè Cova e Savini, fino all'adesione tumultuosa al Partito Socialista di Filippo Turati (come illustratore di satira politica dell'Avanti della Domenica), partecipò anche alle mostre internazionali biennali di Venezia (1912 e 1914), si trasferì in Argentina a Buenos Aires, fino alla tragedia immane dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.  
 
 
 
 
 
 

  

 

Di questa sua brevissima, ma molto intensa, vita, oggi si direbbe che a tutti gli elementi d'un romanzo di successo. Partì da Cento nel 1903, quando aveva sedici anni, per la volontà ed il coraggio della mamma (Angela Gilli) che abbandonava, con quella decisione, il tranquillo menage familiare centese, perchè aveva capito le doti e l'attitudine straordinaria del proprio figlio che a Milano frequenta l'Accademia di Belle Arti più famosa d'Italia. In quell'ambiente straordinariamente vivo Bonzagni si confrontò subito con le personalità più rilevanti della tradizione artistica,come Gaetano Previati, Cesare Tallone suo professore di pittura e Giuseppe Mentessi, ma conobbe anche altri valorosi artisti suoi coetanei come Carlo Carrà, Achille Funi, Anselmo Bucci, Romolo Romani e Umberto Boccioni che, in contrasto con la tradizione, proponevano idee artistiche ed uno stile di vita innovativi e marcatamente modernisti. 

La bruciante stagione futurista per Bonzagni fu ancora più breve della sua brevissima vita, in quanto per dissidi con Umberto Boccioni (Bonzagni non condivideva il linguaggio artistico dei futuristi), l'artista di Cento lasciò gli amici futuristi e sviluppò un proprio linguaggio espressivo. Nel 1911 affrescò un villini liberty alle porte di Modena con pitture dalla chiara impronta nordica Jugendstil e durante la guerra Italo-Turca (1911/1912), il pittore diventò notissimo per i suoi grandi cartelloni satirici eseguiti a tempera che esponeva quindicinalmente nelle vetrine di una elegante sartoria inglese a Milano. Da questo momento in poi Bonzagni è un personaggio che attira la simpatia ed il consenso, le mostre si susseguono con ritmo incalzante e la fortuna sembra assisterlo.  

 

 
 
Parallelamente all'attività pittorica Bonzagni lavora anche per molte testate nazionali, sia governative che dell'opposizione, come illustratore e disegnatore di satira politica e di costume ed anche i partiti lo corteggiano per la sua personalissima ed intelligente carica ironica. Nonostante le pressioni sui giornali ed i condizionamenti, Bonzagni mantenne per tutta la vita un carattere indipendente e provocatorio, esprimendo una personalità autonoma e libera dai vincoli troppo stretti delle ideologie e luoghi comuni. Come si era stancato delle regole dei futuristi così pure non sopportò a lungo i dogmi socialisti dell'Avanti!, ma non ruppe mai i rapporti di amicizia coi compagni di strada; coi futuristi continuò ad esporre, anche in stanze separate, mentre i compagni socialisti, pur non avendolo più fra i propri collaboratori, non cessarono di elogiarlo sull'Avanti!, con articoli di fondo (i più sentiti sono di Marco Ramperti) e segnalazioni nelle mostre.
Il 1914 è l'anno del breve soggiorno argentino; grazie ad architetti italiani Bonzagni è incaricato della decorazione pittorica di alcuni ambienti del lussuoso ippodromo Argentino di Palermo a Buenos Aires e intanto organizza nella capitale argentina una mostra personale che ottiene un buon  successo e collabora anche alla rinascita di una gloriosa rivista argentina, "El Zorro", per la quale esegue oltre duecento tavole di graffiante satira.
A Milano nell'aprile 1915 Bonzagni inaugura una propria mostra personale nelle belle sale del Palazzo delle Aste e tutti i giornali parlano dell'avvenimento artistico commentando le opere, il suo passato "futurista" e le sue idee politiche, ma purtroppo le notizie sulla mostra sono accompagnate anche dai notiziari sulla guerra in corso fra le truppe dell'impero germanico e austro-ungarico, contro quelle franco-inglesi che inizialmente sembravano avere la peggio.  
 
 

 

Sono momenti di alta tensione politica internazionale, l'Italia fatica molto a proclamare e mantenere la propria neutralità nel conflitto bellico già in atto, mentre nelle piazze sono sempre più frequenti le manifestazioni interventiste contro la Germania, l'Austria e l'Ungheria capeggiate dai nazionalisti, dai futuristi e anche dall'ex socialista Benito Mussolini.   

 

 

   

 

L'entrata in guerra dell'Italia (24 maggio 1915) coincide con l'uscita dell'album Gli Unni...e gli altri!, presso l'editore milanese Ravà, nel quale Bonzagni, assieme ai massimi disegnatori del tempo, chiarisce il suo impegno antitedesco realizzando la copertina ed alcune graffianti tavole di satira, dove gli Unni sono i tedeschi con lineamenti scimmieschi non curanti dei diritti civili e gli altri sono i popoli calpestati dalle barbarie teutoniche. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Tutti gli amici dell'artista partirono per il fronte, Bonzagni fu invece riformato a causa di una vecchia e dolorosa malattia ad un ginocchio (sinovite). All'inizio dell'estate l'artista eseguì la bella copertina del volume di Camillo Marabini La Rossa avanguardia dell'Argonna, che racconta la spedizione dei cinque nipoti di Giuseppe Garibaldi che combatterono contro la Germania nelle Argonne al fianco delle truppe francesi, indossando la storica camicia rossa. Quasi contemporaneamente l'editore Ravà, incoraggiato dal successo editoriale dell'album Gli Unni...e gli altri!, publica, con la prefazione di Giannino Antona Traversi,  l'edizione grafica più bella ed originale che Bonzagni abbia mai prodotto, I Comandamenti di Dio.

Si tratta di un elegante album con dodici tavole (più la copertina), dove l'artista ha abbinato, a ciascun comandamento divino, varie atrocità e aberrazioni compiute dall'ìesercito tedesco nell'agosto 1914 sulla popolazione inerme, all'indomani dell'invasione del Belgio malgrado la sua neutralità. Nella copertina Bonzagni ha ritratto il Kaiser seduto sul trono che mostra le sue tavole della legge imposte da una spada insanguinata, mentre nella prima tavola non numerata, l'artista ha ritratto lo stesso Kaiser che scrive i comandamenti. Nel primo comandamento, "Io sono, il Signore Iddio tuo...", l'Imperatore germanico è ritto sulle nuvole e domina il Padre Eterno sottomesso che guarda la Spirito Santo, mentre il sole triangolare sul retro dell'elmo sembra emanare una ragnatela in cui Dio è incappato come un moscone. Il secondo comandamento, "Non nominare il nome di Dio invano", offre lo spunto a Bonzagni per individuare una frase ambigua dai proclami del Kaiser quando afferma che "Con l'aiuto di Dio distruggeremo tutti i nostri menici...", questi ultimi sono individuati nei bambini che scappano inseguiti minacciosamente dai soldati tedeschi. Il terzo comandamento, "Ricordati di santificare le feste", ci pone di fronte ai bombardamenti distruttivi di cattedrali nstoriche, mentre il quarto comandamento, "Onora il padre e la madre", precisa gli atti di viltà, contrabbandati per atti di eroismo, compiuti dai tedeschi ai danni d'intere famiglie inermi.

Il quinto comandamento, "Non ammazzare", sembra rievocare le suggestioni e l'atmosfera tragica di una nota tela di Goya "Le fucilazioni di Maggio", dove ad essere uccisi non sono soldati uin uniforme ma civili indifesi. Il sesto comandamento, "Non fornicare", allude agli stupri di gruppo compiuti da soldati ubriachi, mentre, "Non rubare", ci ricorda le confische imposte alle popolazioni occupate. L'ottavo comandamento, "Non dire il falso", ritrae un tribunale militare dove i soldati tedeschi mentono testimoniando calunnie e falsità. Nel nono comandamento, "Non desiderare la donna d'altri", Bonzani ironizza sulle tendenze sessuali della corte germanica, ritraendo un ufficiale effeminato nei lineamenti e dal portamento ambiguo. Nel decimo comandamento, "Non desiderare la roba d'altri", l'artista ha ritratto una scimmia vestita con la divisa tedesca che allunga la mano verso un mappamondo. L'ultima tavola non numerata che chiude la pubblicazione è dedicata al sogno pazzo di un germanista ubriaco di birra che canta e beve su di un mondo diventato un'immensa birreria, sadicamente seduto sull'elmo tedesco che "deliziosamente" lo trafigge nella parte più sensibile del suo corpo.      

 

 
 
A questo punto all'artista centese sono rimasti tre anni di vita che sono stati contrassegnati da un'inversione di rotta nei soggetti dipinti. L'ultimo quadro nel quale Bonzagni esprime un'aperta spensieratezza ed un'ottica sociale e di costume di largo spessore ironico è "Il Tram di Monza", dipinto storico e capitale, esposto alla Biennale di Brera nel 1916 e additato dalla stampa come il miglior dipinto della mostra.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Negli ultimi due anni l'artista non perde la sua carica ironica e sarcastica, ma non tratta più i soggetti mondani del bel mondo dell'elite milanese e predilige, con un accanimento inaudito, le scene di periferia, dove saltimbanchi, zingari e straccioni, veri e propri rifiuti della società, consumano la propria esistenza con rassegnazione e anche grande dignità.

 

 

 
 
 
 
 
 
La guerra in atto aveva contribuito a reprimere tutte le coscienze ed anche uno spirito, pur forte, come quello di Bonzagni, venne duramente provato, non solamente nella scarsità dei mezzi economici, ma anche e soprattutto dalle notizie tragiche che sopraggiungevano dal fronte, particolarmente le morti violente di numerosi suoi amici, come Umberto Boccioni, Antonio Sant'Elia, Carlo Erba, Giovanni Ardy e perfino la conterranea Adriana Bisi Fabbri che lo precedete di soli pochi mesi nella morte.   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

In queste sue ultime opere, particolarmente in quella capitale del 1918 intitolata "Rifiuti della Società" (che è una sorta di testamento artistico), Bonzagni non ha debiti artistici con nessuno, produce un linguaggio totalmente autonomo e personale, dialoga a distanza con i maggiori artisti europei ad un livello d'assoluta parità.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ma purtroppo il tempo a disposizione per lui era già scaduto, muore infatti il 30 dicembre 1918 nella sua casa di Milano colpito inesorabilmente dall'epidemia di febbre spagnola. I suoi funerali si svolgono l'ultimo giorno dell'anno, alla presenza delle più alte personalità del mondo artistico milanese. in testa Arturo Toscanini suo amico ed estimatore.
 

          FAUSTO  GOZZI

Direttorer Galleria d'Arte Moderna       

        "Aroldo Bonzagni"    

 
 
  

 
 
 
 

 

 

 

 

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 P.S.:

     Si ringrazia l'autore Dottt. Fausto Gozzi per la disponibilità e la gentile concessione all'inserimento del Suo scritto. Si è cercato, per quanto possibile, di non utilizzare  disegni e/o immagini che non fossero di Aroldo Bonzagni. Per la visione dei disegni descritti si rimanda alla visione del post "I Comandamenti di Dio" così pure per il citato testo "Gli Unni e...gli altri". Per una più ampia conoscenza dele vessazioni subite dal Belgio invaso dai Tedeschi si consiglia di visionare il post "I Disegni di Raemaekers".