IL BIENNIO (24 Maggio 1915 - 17) - NUMERO UNICO

postato da Francesco Maggi [11/05/2014 22:22]
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 IL  BIENNIO  (24 Maggio 1915 - 17)
 
 NUMERO  UNICO 
 
 
                             
 
 
Gradiscam viculi appellatione incursionibus turcorum oppositam condidere Veneti  
     
Gradisca  il nome del villaggio fondato dai veneziani di fronte alle invasioni turche.  
 
 
 
 
 
 

"Il BIENNIO"  fu pubblicato, come numero unico il 24 maggio 1917, dal Ten. Giovanni Droandi - Ufficiale del Genio - III Armata.

 

La presente copia proviene, a seguito di atto di donazione, dalla collezione Enzo Droandi - Arezzo. 
 
Al fine della pubblicazione sul Blog www.giornaliditrincea.it si ringrazia la Famiglia Droandi di Arezzo per la gentile opportunità concessa. 
 
 
 
 
 
 
 
LA NOSTRA FAMIGLIA
Stasera la nostra famiglia è raccolta. La nostra famiglia!... quella che ci siamo creata qui; quella che non conobbe il settimo sacramento, nè le prammatiche dell'ufficio di stato civile, ma che è cementata dall'odio solidale per il nemico, dal diuturno anelito di vittoria, dal pericolo che incombe, dai comuni desideri, dalle speranze condivise, dalla stima reciproca, dall'affetto inalterabile.
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DROANDI, GIOVANNI (San Giustino Valdarno (AR), 18 marzo 1885 - Arezzo, ? ? 1932).
Esponente socialista, antifascista. Avvocato, giurista, giornalista. Originario del Valdarno, alla morte prematura del padre Antonio - che è medico, fondatore di una Società di Mutuo Soccorso - entra nel Convitto Serristori di Castiglion Fiorentino per poi passare al Collegio dei Gesuiti a Strada in Casentino, dove termina brillantemente gli studi liceali. Aderisce in giovane età al socialismo mentre frequenta le facoltà di Giurisprudenza alle università di Perugia e Roma. Ha modo di conoscere Oddino Morgari ed Enrico Ferri; mantiene rapporti epistolari con Filippo Turati, Guido Podrecca e Pietro Gori, diventa segretario nazionale della Gioventù universitaria socialista. Inizia la sua collaborazione giornalistica a varie testate, fra cui: "Avanti!", "Sempre Avanti!", "L'Avanguardia", "L'Asino". Sul quotidiano del PSI pubblica nel 1906, inaugurando probabilmente un genere, un importante saggio dedicato alla figura di Carlo Pisacane nella storia del socialismo. Laureatosi nel 1910 si proietta verso la professione, ma continua la produzione pubblicistica, sia con opuscoli di propaganda ("L'ABC del socialismo"), sia collaborando a prestigiose riviste giuridiche ("Il Foro Toscano", "La Toga", ecc...). Partecipa attivamente all'attività politica valdarnese come dirigente socialista opponendosi a qualsiasi alleanza con la "democrazia radicale" dell'affarista Luzzatto. È consigliere comunale a Loro Ciuffenna e, nel 1911 per un solo anno, sindaco. Nel 1912 è direttore del quotidiano "La Provincia di Ferrara". Durante questa brevissima esperienza ha modo di scontrarsi e polemizzare violentemente con Michele Bianchi (sindacalista rivoluzionario, futuro quadrunviro fascista). In questo periodo si avvicina alla corrente di Bonomi e Bissolati meditando di conseguenza l'uscita dal PSI, decisione questa che comunica nel 1913 alla federazione aretina. Ad Arezzo, nella febbrile vigilia della guerra, è esponente della frazione socialista interventista che, a fianco dei nazionalisti, contrasta nelle piazze il pacifismo dei socialisti ufficiali e l'antimilitarismo degli anarchici. Una sua lettera è pubblicata, suscitando viva impressione, nel primo numero (15 nov. 1914) de "Il Popolo d'Italia". Il partito ratifica così il suo precedente allontanamento, come "mussoliniano". Rimarrà leader locale di questa corrente limitatamente alla durata della guerra. Parte volontario per il fronte ed è decorato di croce al merito per le campagne dal 1915 al 1918. Nel 1921 rifiuta, con lettera raccomandata, la croce di cavaliere della Corona d'Italia seppur conferita per i meriti acquisiti da combattente, rivendicando la propria fede repubblicana. Nel dopoguerra, seppur confinato ai margini del socialismo ufficiale, riprende la sua azione politica connotandola d'intransigente antifascismo. Segue con simpatia quegli ex-combattenti che hanno contribuito alla costituzione degli "Arditi del Popolo", formazione armata che tenta di contrastare le violenze dello squadrismo fascista. Solidarizza e fornisce assistenza legale ai socialisti perseguitati, all'avvocato Bernardini, scacciato dalla presidenza della Provincia, al deputato Mascagni. Da avvocato, nel corso di rilevanti processi penali celebrati fra il 1920 e il 1928, si prodiga nell'assistenza dei minatori del Valdarno e di molti contadini e operai nelle cause di lavoro e per gli infortuni. È difensore di fiducia dei sovversivi anarchici e comunisti in tutti i più importanti processi politici che si celebrano ad Arezzo. Collabora a vari comitati di difesa antifascisti. Pubblica sulla prestigiosa rivista giuridica "Scuola Positiva" (1925) un saggio ispirato proprio alla sua esperienza di patrono degli imputati nei processi per i fatti valdarnesi del '21. In esso, sulla base anche di riferimenti storici, analizza la tipologia del "delitto collettivo". Studioso di storia locale: "Vita di Alessandro Dal Borro" è la sua opera letteraria più conosciuta, "oscurata" però dal Massetani, biografo ufficiale degli aretini di ogni tempo durante il periodo fascista. Tale interesse sfocia in un contributo dalborriano alla Enciclopedia Italiana (la "Treccani"). Muore nel 1932, dopo lunga malattia. 
 
Bibl.: ASAR, fondo Avv. Giovanni Droandi; U. ROSSI, Necrologio. Avv. Giovanni Droandi, AMAP, vol. XII, II semestre 1932, pp. 409-410; G. SACCHETTI, "Giovanni Droandi (1885-1932). Un aretino del primo Novecento", in"AR - Notiziario Turistico", n. 225/1997. 
(G. Sacchetti)