IL DINDAROLO SOLDATO - APRILE 1918

postato da Francesco Maggi [27/06/2015 21:47]
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  IL DINDAROLO SOLDATO - NUMERO UNICO APRILE 1918
 
 
 
 
 
 
 
Giornale diretto ai fanciulli, numero unico stampato a Roma a cura dell'Officina Poligrafica Italiana, con un articolo superbo e significativo, ma anche pubblicitario rivolto verso la raccolta fondi, a firma Margherita Fiorinotto di cui sotto si riportano alcuni stralci; illustrazioni non firmate. 
 
 
 
 
 
 
 

NON E' FINITA... MA FINIRA' BENE!

Vivaci ospiti delle scuole, io vi penso e vi vedo.  ... Qual'è la favola, la lieta novella che devo narrare ai miei curiosetti? ...Vorrei udire il trillo del vostro riso, vorrei darvi una piccola gioia spensierata, ma non trovo, non so dire ...  

Eccola: l'ho trovata la storia, piccini! Vera e viva e profondamente triste, è una storia che io vi posso principiare ma non finire, perché la sua fine non è ancora venuta; storia che principia male come succede in tante favole, ma - come in esse - deve avere, avrà una lieta fine perché tutti lo dobbiamo volere, anzi tutti lo vogliamo. Si, cari! Come nelle favole, anche in questa mia storia viva e vera tutta dell'oggi, l'Orco cattivo ha perseguitato ha fatto fuggire delle creature buone. Soltanto i bimbi che piansero non furono uno o due, ma centinaia e centinaia. E centinaia e centinaia, le case abbandonate e distrutte dal fuoco e dalla rabbia del cattivo. 

Una notte - mentre dormivano tranquillamente - i bimbi di Cividale furono svegliati dalle madri terrorizzate, strappati al caldo lettuccio, e portati via presto presto, in una fuga lunga e perigliosa, a piedi, sugli autocarri, per giorni e giorni, tremanti di freddo, piangenti di fame. 

Un giorno - tristissimo - i fanciulli di Udine, di Belluno, di Feltre, di tante e tante graziese cittadine venete, di tanti e tanti sorridenti paeselli, videro tutto un popolo abbandonare quanto aveva di più caro, e volgere verso il sud, verso le terre libere degli altri fratelli italiani. Sentirono questo popolo maledire il nemico, dichiarare di non voler rimanere nei luighi da lui occupati, perché desiderava restare italiano, perché preferiva la perdita di tutti i suoi averi all'obbrobrio di servire lo straniero. Sentirono, i piccoli, che questo popolo commosso, angosciato, trovava però la forza di dire: - Parto ma ritornerò!...

Oh! L'Orco sarà ricacciato di là, di là di quelle nostre Alpi, così belle e così formidabili, che formano all'Italia nostra la sua superba corona reale!...

So, ormai, che anche voi darete, darete, con gioia profonda, perché - sulle riconquistate rosee vette delle Dolomiti - il vento lanci ancora in alto, verso la purezza del cielo, la bandiera della fede, dell'amore, della speranza, simbolo della forte, dolce e sognante anima italiana.

Margherita Fiorinotto (Treviso)