LA LIBRE BELGIQUE - 1915

postato da Francesco Maggi [30/07/2015 01:01]
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 LA  LIBRE  BELGIQUE:  1915
 
 
 BULLETIN DE PROPAGANDE PATRIOTIQUE  - REGULIEREMENT IRREGULIER
 FONDEE LE 1ere FEVRIER 1915 
 
 Bureaux et Administration:
 
 Ne pouvant etre una emplacement de tout repos, ils sont installés dans une cave automobile. 
 
                     
 
 
 
 

UN GIORNALE CLANDESTINO: LA LIBRE BELGIQUE.

 

Prima della guerra, i Belgi erano il popolo più libero del Continente. L'invasione tedesca degli inizi del 1914  tolse loro modo di espreimere l'irriducibilità del loro patriottismo. Essi dovettero, quindi, ricorrere alla stampa clandestina, che comprese quasi tutti i giornali ma che sorse con  La Libre Belgique, diventatone quindi il decano, e che ebbe in esso il suo campione più audace e più forte.
A guerra finita, uno dei redattori del celebre giornale,  il Signor A. Van de Kerckhove. il cui pseudonimo era Fidelis, raccontò nella Sala Gaveau a Parigi, la storia straordinaria di questo audace giornale.
"La nascita de La Libre Belgique - egli disse - rimonta al 15 febbraio 1915. In quel tempo tutti i giornali belgi, liberali o cattolici, avevano cessato le loro pubblicazioni  pur di non sottomettersi ai rigori della censura tedesca, ed il pubblico non attingeva notizie da certi fogli volanti redatti e diretti dai tedeschi. Fu allora che, per sollevare il morale abbattuto del popolo, il Signor Victor Jourdain, già direttore del Patriote, iniziò a pubblicare un giornale clandestino.
 

 
 
Il suo tono fu, al principio, abbastanza anodino; poi, sotto l'influenza di un prete, il Padre R. P. Dubar, che ne elevò la tiratura ad un gran numero di esemplari, divenne estremamente violento. I tedeschi si allarmarono e scoprirono i tipografi che vennero arrestati. Il Padre Dubar medesimo fu condannato a dodici anni di lavori forzati.  
 
 
 
 
Un altro prete, il Padre R. P. Paquet, prese immediatamente il suo posto. Il giornale non aveva, però, un vero Direttore, e gli stessi collaboratori non si conoscevano fra loro. Ciascuno inviava il suo articolo a Padre Paquet, che li riuniva tutti, inoltrandoli poi ai tipografi.  
 
 
 
 
"E il popolo, senza distinzione, signore, giovanetti, preti, laici, bambini, si adoperava a diffondere il giornale. Uno dei nostri più ardenti propagandisti, Philippe Baucq, venne condannato a morte e fucilato insieme a Miss Cavell. E la fine di lui fu voluta da von Bissing, a causa, precisamente, alla sua partecipazione a La Libre Belgique. In quanto a me, fu messa una taglia di centomila marchi sulla mia testa. Quel piccolo giornale eccitava al più alto punto il furore dei nostri nemici. Bissing e Falkenhausen lo ricevevano regolarmente tutte le volte che veniva pubblicato! E lo ricevevano nei modi più vari: ora gettato dall'esterno nel loro ufficio alla Kommandantur, per la finestra aperta; ora depositato sul tavolo, fra le altre carte,  se pure non giungeva loro addirittura sotto fascia ed ... in franchigia postale. 
"Tutte le volte che uno stock di copie abbastanza voluminoso era requisito, o un tipografo arrestato, la Kommandantur annunciava pomposamente che La Libre Belgique aveva cessato di apparire.
  
 
E immediatamente ecco un nuovo numero, per confondere l'affermazione tedesca.
" Un giorno, la polizia potette sequestrare l'edizione completa, la composizione e finanche i manoscritti. Essa cantò vittoria. Ma  ciascun collaboratore ricostruì a memoria il proprio articolo, e il numero fu pubblicato, in tutto simile a quello che doveva essere. Delle denunce anonime pervennero alla Kommandantur. Una di  esse segnalava che colui il quale si nascondeva sotto lo pseudonimo di Fidelis era un tale André Visale e si dava anche il suo indirizzo. All'indirizzo dato c'è infatti una statua, quella di André Visale, che fu un grande anatomico belga.
" Un'altra volta la lettera anonima precisava: tale strada, tal numero, discendete una scala, infilate un corridoio, varcate una porta, e troverete la Redazione de La Libre Belgique. Gli aguzzini seguirono queste tracce e, spalancata la porta, si trovarono in un sito che la decenza mi vieta di nominare!
" I ragazzi di Bruxelles erano dei propagandisti devoti e bizzarri. Essi giungevano a ficcare dei numeri del nostro giornale nelle tasche degli ufficiali tedeschi, oppure li attaccavano, ben piegati, con una spilla di sicurezza, al lembo delle loro tuniche. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
" Io fui arrestato due volte: la prima nel luglio 1917 perché vennero trovati presso di me degli esemplari del giornale. Me la cavai con due mesi di prigione e tremila marchi di ammenda. Ma la seconda volta, il 29 gennaio 1918 la cosa fu più grave. La denuncia era stata fatta assicurando che ero proprio io Fidelis. Una turba di poliziotti, col revolver in pugno, si portò allora a casa mia, fui arrestato, e con  me mia moglie e mia figlia, che, poco dopo, venivano rilasciate. Restai tre mesi e mezzo nella prigione preventiva di Saint-Gilles, durante il qual tempo non cessai di inviare regolarmente i miei articoli. Avevo ottenuto di ricevere da fuori i pasti, e mia moglie mi faceva pervenire, dentro i due involucri di una bottiglia thermos, dei documenti: con lo stesso mezzo le rimettevo la copia dell'articolo.
"Il 15 maggio fui giudicato e condannato a quindici anni di lavori forzati. Qualche giorno dopo mi inviarono al bagno di Vulvorde, in un'antica casa di correzione, già abbandonata per la notoria insalubrità. Non vi descriverò le sofferenze d'ogni sorta che subii. Sappiate soltanto che, anche là, potetti continuare la mia collaborazione a La Libre Belgique. Un tenente tedesco, incaricato di istruire i processi criminali, mi domandava spesso chiarimenti sul diritto belga. Grazie ai suoi buoni uffici, ottenni di poter ricevere qualche dolciume e specialmente delle conserve di frutta contenute in una scatoletta di legno che questo ufficio restituiva a mia moglie. In un lato della scatola avevo fatto, con un  temperino, una fessura, dove introducevo un foglietto sottile, sul quale il mio articolo era scritto in lettere microscopiche.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

"Così Fidelis continuava la serie dei suoi articoli, e lo stile era tanto somigliante a quello dei precedenti, che i miei giudici restarono perplessi, parlarono di un errore giudiziario, sospettarono che io mi fossi fatto volontariamente condannare al posto di un altro, e si parlò persino di una revisione del processo. Ma l'11 novembre 1918, i rivoluzionari invasero la prigione, ed io fui liberato insieme con altri detenuti.

"Ero, naturalmente, in uno stato deplorevole, e tutto coperto dagli insetti, che il mio corpo appariva tutto una piaga. Ciò malgrado, la prima parola di mia moglie fu: "Presto, ci vuole subito un articolo sulla vittoria per La Libre Belgique!

"Ed io scrissi quest'ultimo e trionfante articolo per il numero che, tirato a duecentomila esemplari, venne distribuito il giorno della rientrata del Re nella sua capitale! "

L'articolo, pubblicato sul numero 171 del giornale, recava il seguente titolo: "Vive le Roi, notre Roi" (n.d.r.).  
 
  
 
 
 
 
De La Libre Belgique si tiravano abitualmente, 10.000 copie che i citadini si passavano l'un l'altro in gran segreto. Chi aveva qualche buona idea da comunicare al foglio doveva attendere per lo meno quindici giorni prima che essa giungesse all'automibile-redazione. E di idee, l'irregolare periodico non mancava mai, specie contro von Bissing. Il numero che forse addolorò di più il malvagio Governatore fu il 62°, apparso nel febbraio 1916. Sotto il titolo Affanno d'amore, si vede von Bissing seduto alla scrivania con le mani su un cumulo di mandati d'arresto contro l'editore ed i redattori dello spietato giornale; nello sfondo i suoi aguzzini che eseguivano perquisizioni; in alto, presso il grande sole tre automobili che filano tranquille, mentre entro di esse il giornale si crea. L'illustrazione è commentata da un distico: "Già da un anno ti cerco notte e giorno, piccolo Orrore, e tu mi sfuggi sempre". Altro numero in onore del generale teutonico è quello in cui il barone è ...fotografato in atto di  leggere ... La Libre Belgique.
 
 
 
 
 
 
 
Ma questo eroico giornale che si qualifica < regolarmente irregolare > che assicura di avere i suoi uffici in una < cantina automobile > che < non è sottoposto ad alcun ufficio di censura > ha l'audacia di mettere come suo indirizzo telegrafico " Kommandatur - Bruxelles".  
 
(Arturo Lancellotti: Giornalismo eroico - Edizione Di Fiamma - Roma 1924;  pagg. 153-154-155-156).