MINUSCOLO GIORNALISMO DI GUERRA

postato da Francesco Maggi [09/08/2014 01:48]
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 MINUSCOLO  GIORNALISMO  DI  GUERRA
 
 Articolo a firma O. C. apparso su "LA LETTURA" Rivista mensile del Corriere della Sera dell'aprile 1917. 
 
 
 
 
 
MINUSCOLO  GIORNALISMO  DI  GUERRA
 
La "Lettura" s'occupò nel novembre 1915 di giornaletti poligrafati o stampati pullulanti nelle nostre trincee.  Taluni giornalisti di professione non potendo far tacere l'istinto, ingannavano gli ozi invernali nelle varie fronti improvvisando scherzi e caricature sotto l'egida \di un titolo sovente bizzarro per tenere allegri la compagnia, il battaglione, il reggimento. Registrammo allora: LA SCARICA  diretta e redatta da Ottorino Sapelli,divenuto poi sottotenente e rimasto ferito in una degli scontri nel Trentino;
 
    
 
  
 
 
 
... il 0,30 (cifra simbolica del TRENTINO) diretto dal tenente Anacleto Francini, più tardi promosso capitano e disgraziatamente caduto prigioniero durante l'invasione austriacaverso il Pasubio;  
 
 
 
 
VITTORIA! organo dei volontari alpini del battaglione Morbegno, l'unico giornale che uscisse a stampa sotto la direzione dell'Avv. Ubaldo Riva e del volontario Formentini.
 

 
 
 
Seguivano di veri e propri giornali delle trincee il Cecco Beppe, redatto dai milanesi, di cui non ci fu dato conoscere il nome, e La Gazzetta del Monte Crostis, organo di una batteria da 75 appostata sul monte omonimo ad appena tre chilometri al di qua della nostra frontiera.Ma di altri foglietti del genere ci è pur giunta successivamente notizia e vale la pena di tenerne nota per tutto quanto può riferirsi alla piccola storia aneddotica del giornalismo nostrano nei rapporti della maggior guerra che la storia registri. - Uno di questi è il Ricordevole, un nome-bisticcio che si connette al gruppo montano de Cordevole ov'era stanziato il tenente Avv. Antonio Umana, promosso più tardi capitano che l'ideò e redasse. Dal 241° ospedale da campo della 4^ armata, ove da qualche settimana trovavasi ammalato, egli ci scriveva fin dall'inizio del decorso anno che anche il 3° battaglione del 60° fanteria (il suo) aveva avuto il proprio giornaletto di otto pagine protocollo poligrafate.Il Ricordevole aveva financo gli avvisi commerciali, gli avvisi mortuari, le sciarade, i rebus, la cronaca sportiva, ecc. Fino allora a sette ammontavano i numeri usciti; ma poscia i lettori di quell' "organetto ufficiale" non ebbero più tempo di leggere, dovettero brandire il fucile; parte caddero, parte rimasero feriti e il direttore stesso - ch'era anche amministratore, poligrafista, editore, tutto quanto, insomma, per giornale, tranne che disegnatore - dove' riparare a sua volta tra gli infermi, causa l'accentuazione che i disagi e i combattimenti avevano portato ad un suo male antico. La ricerca del foglietto fu tale che al direttore non rimase che una sola copia di ciascuno dei sette numeri usciti mentre la tiratura dei numeri nuovi non fu assolutamente possibile.
      
 
 
Aveva promesso di farci avere visione della piccola e singolare raccolta; ma temeva gli smarrimenti postali, anchwe in plico raccomandato, e più che altro si riteneva sicuro che la censura militare avrebbe opposto al transito il suo veto. Si riservava di farcene consegna personalmente in periodo d'eventuale licenza; ma il destino fu più forte del suo e nostro desiderio. Nel luglio dello scorso anno giungeva infatti la notizia ad Acireale, sua patria, ch'egli era caduto sull'altipiano dei Sette Comuni nel periodo di tempo in cui si trattava d'arginare con tutte le nostre forzela tentata invasione nemica. Anche il Pal Grande ebbe il suo organetto speciale. Ne trovammo menzione sul ligure Secolo XIX del passsato agosto.Sani e d'eccellente umore, gli alpini, appostati in quelle caverne per uscire di tanto in tanto alla vedetta, avevano un nomignoloappropriato per ogni cosa ed evento. Battezzarono "Cocchiere" una punta nemica d'onde scoppiettavano fucilate che gli echi rendevano somiglianti a schiocchi di frusta; poco più tardi denominarono "mandrilli" e "porchetti" certi mortai austriaci piazzati là presso, per la loro foggia larga e rannicchiata e pel grugnito dei proiettili traversanti l'aria; poi si crearono "La Fifa" (la "paura") ad organo burlesco la cui arguzia tagliente era rivolta tutta contro i paurosi.  Curioso foglietto di cui non veniva fatto che un solo esemplare su carta ben sostenute, tale da poter reggere, senza sgualcirsi totalmente, al passaggio traverso centinaia di mani. La redazione era in una baracchetta di legno. I ritardatari nella lettura si recavano là a farne ricerca ed era curioso vedere gli alpini giganteschi affacciarsi allo sportello per chiedere: 
"Scusi, vorrei avere La Fifa".
- Tanto ci tieni ad averla?
- E per distribuirla agli austriaci quando andremo a trovarli.
Dai giornali a copia unica ai giornali parlati è breve il passo ed anche di questi si ebbe esempio alla fronte e in trincea.
 
 
Primo e tipicissimo quello ideato, fondsato e vissuto fra il settembre e l'ottobre 1915 dagli allievi ufficiali del 32° fanteria del quale facevano parte i volontari milanesi dei partiti avanzati, come l'eroico Corridoni, votatosi alla nostra guerra e morto per essa. Lo dirigevano il comasco Antonio Pescanzoli, trapiantatosi a Milano, spirito bizzarro se mai ve ne furono; e l'Avv. Palumbo; il primo ferito poi alla trincea delle Frasche sul Carso, l'altro caduto prigioniero. Il giornale - Teli e Tende ogni cui numero constava di una ventina di pagine di protocollo in versi e in prosa - veniva scritto e poi letto ad alta voce in comitiva; ciascun uditore versava dieci centesimi per una misteriosa opera di beneficenza consistente, pei redattori, nel bere poi alla salute degli ascoltatori. Tre fascicoli ne vennero compilati e furono tre successi clamorosiper la canzonatura briosamente spietata dei colleghi più in vista. Raccogliemmo su di esso particolari piacevolissimi su cui lo spazio non ci consente ora di soffermarci; ma la tenue raccolta andò dispersa. L'aveva il Pescanzoli nello zaino; ma dello zaino - quand'egli fu raccolto ferito, passando da un'ospedaletto all'altro - non si ebbe più nuova.
L'altro giornale pare fosse esclusivamente parlato e ne dà notizia il suo stesso ideatore Nicola Pascazio, un ufficiale che le ferite non lievi riportate in battaglia costrinsero poi ad una lunga degenza ospitaliera. Nella sua trincea verso il Monte Cappuccio presso l'Isonzo mancavano giornali e fu deciso di fondarne uno. Non v'era carta, nè inchiostro, nè poligrafo... nè giornalisti, tranne lui. Si fece calcolo sulla voce e si fondò "Il Cappuccio: Direzione: trincee austriache - Redazione: sul Carso - Amministrazione: le tasche dei vivi". Il notiziario era affidato a un capo-cronista 420 e ad un reporter 305. In parecchi attesero alla strana compilazione e per tre albe e tre sere il pubblico militare assistette gratuitamente a dei tornei oratori sulle notizie che non si sapevano e su quelle che non si potevano sapere. - Tre giorni durò la giostra giornalistica; poichè alla quarta alba uditori e redattori ebbero un compito più importante: spazzare il nemico da tutta l'estenzione del bosco immanente: molti furono i morti, molti più ancora i feriti... e l'allegra ideazione si è disciolta in quel sangue glorioso.
 
   
 
 
 
Tutti a fondo di notizia questi giornali improvvisati. Di altri due si è arricchita la raccolta. Il primo si intitola LA BUFFA volgendo in ridere il nomignolo che gli altri corpi imposero alla fanteria. Ne uscì un solo numero - a stampa, questa volta - ma di otto pasgine e ricco d'illustrazioni. - " Ci chiamiamo la "Buffa" e vogliamo dar noi il segnale delle buffonate. Faremo ridere gli italiani, e piangere gòi Austriaci". Questo il programma.  - Il foglietto redatto in una trincea a 2500 metri sul livello del mare "fra un colpo e l'altro" dal caporale Aldo De Bernardi, recava disegni del soldato caricaturista G: Boetto. Se ne fece larga vendita a Torino per l'Opera "Pro Mutilati".
L'ultimo della serie, di cui iul 1° numero uscì il 25 del decorsop ottobre, è La Bomba a... penna, la cui direzione ha sede presso la Maggiorità del 131° fanteria ed ha per direttore Ezio Belli, sergente maggiore e per disegnatore Alfredo Pardi, oltre a un amministratore, a un revisore e ad  un redattore, di cui il primo numero reca le effigicaricaturali.    
 
 
 
 
Il foglietto non ha impegni di periodicità. tanto che da un numero all'altro passò un quadrimestre; il 2° uscì infatti il 16 febbraio si quest'anno. "E' successo - ci scrivera il direttore - che siamo rimasti sprovvistoi di acidi per l'apparecchio di riproduzione; ma un milanese recatosi in licenza, si recherà a como per comprarli". - E aggiungeva: "Quando siamo in linea e il cannone ci dà pace, prepariamo i nostri lavoretti, dopo il revisore li riguarda, il tipografo ne fa la composizione con l'inchiostro speciale e passa le pagine allo stampatore, il quale fra un lavoro e l'altro di ufficio e sotto il tuono del cannone ne riproduce, con l'aiuto di un altro, 200 o 250 copie. Dopo fra tutti si preparano gl'indirizzi, si piega le copie una per una e le si spedisce.". - Lo scopo? Tenersi allegri fra compagni e dare prova alle famiglie che lassù nessuno si dispera. 
Di altri giornali, non compilati precisamente ala fronte ma in stretta connessione alla vita di guerra alla fronte stessa, oltre a quelli altra volta accennati, ricordiamo il Bollettino Notiziario per gli studenti militari che veniva pubblicato mensilmente in otto pagine a cura di alcuni studenti dell'Università Bocconi in Milano, recando notizie sugli studenti in guerra. Ma i compilatori furono tutti chiamati alle armi. Vive tutt'ora Il Prete al campo che esce a Roma in sedici pagine due volte al mese, destinato ai cappellani militari e ai preti soldati: ha una "parte ufficiale" per gli Atti dell'Autorità militare e per quelli dell'Autorità ecclesiastica che possono interessare i cappellani nell'esercizio delle loro attribuzioni. Ottenne la benedizione papale e l'approvazione del vescovo castrense: caratteristica in esso una rubrica di insegnamenti medici assai diffusi e precisi diretti ai cappellani volontari pei casi di pronto soccorso. Lo dirige un prete che fu giornalista militante don Giulio De Rossi parroco di una chiesa di Roma.           
               O. C.   
   
 
 
 
 
 
 
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