NOTIZIARIO DELLE PROVINCIE INVASE - NOTIZIARIO DELLE PROVINCIE LIBERATE 1918

postato da Francesco Maggi [01/07/2013 21:55]
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  NOTIZIARIO  DELLE  PROVINCIE  INVASE
 
  NOTIZIARIO DELLE PROVINCIE LIBERATE   -   1918
 
 
                                                  
 
 
 
Del Notiziario delle Provincie Invase, curato dall'Ufficio "P" della 1^ Armata furono pubblicati quindici numeri; l'ultimo, pubblicato a dicembre 1918 mutò la testata con l'indicazione Notiziario delle Provincie Liberate. Il primo numero iniziò le pubblicazioni il 1° maggio 1918 e contenne dall'inizio notizie riguardanti le famiglie dei combattenti rimaste nei territori invasi dall'Austria, indicazioni sulle modalità da seguire per comunicare con le medesime, nonchè qualche articolo di ispirazione patriottica. "Nell'intento di farvi pervenire quelle notizie che L'Austria, insidiosa e malvagia, tenta in tutti i modi di impedire che giungano fino a voi - scriveva nel suo primo numero - il Notiziario ha raccolto e seguiterà a accogliere e comunicare i dati che possano interessarvi.  Il Notiziario verrà pubblicato ad intervalli che si cercherà di rendere il più breve possibile, in modo che il pensiero dei vostri cari giunga frequente tra voi animatore e incitatore". 
 
Esempio di notizie tratto dal N. 7 del Notiziario:
MARCON Antonio, soldato 7. alpini - I genitori, la moglie e i figli godono buona slute, attendono notizie e lo baciano affettuosamente ricordandolo sempre. Coraggio! - Fontanelle di Oderzo. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nella Gazzetta del Veneto erano inserite a pagamento comunicazione delle famiglie dei territori invasi per i loro soldati in Italia, comunicazioni  che non giungevano mai ai destinatari, perchè l'Austria mentre faceva credere che le inserzioni venissero lette dai militari in Italia, in realtà aveva la somma cura di non farle giungere all'estero, con la speranza così di mutare   in diserzione la nostalgia dei nostri soldati. Ma il giornale una volta giunto per caso  al di quà del Piave diede modo alla Sezione Propaganda della Prima Armata di trasformare la truffa austriaca in un servizio italiano di acuta importanza psicologica. La Sezione, procuratasi da allora in poi attraverso la Svizzera i numeri della Gazzetta del Veneto, ne riprodusse gli annunci sul Notiziario delle Provincie Invase che ebbe una diffusione enorme e valse a rasserenare tutti i reparti dei militari di quelle terre, divenendo poi con l'ultimo numero, il numero 15, NOTIZIARIO DELLE PROVINCIE LIBERATE e trasferendosi a Trento dopo la vittoria italiana.


(da: ARTURO LANCELLOTTI: Giornalismo Eroico - Edizione Di Fiamma, Roma 1924)
 
   

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 

 
 
Nonostante i biglietti della CASSA VENETA DEI PRESTITI fossero stati una truffa, non portatori di alcuna valenza e quindi falsi già in origine, il Governo invasore aveva avuto cura di far inserire la seguente dicitura sul retro dei biglietti: "SARANNO PUNITI I FABBRICATORI DI BUONI DI CASSA FALSI, CHI LI USA E CHI, AVENDOLI RICEVUTI PER VERI, LI RIMETTE IN CIRCOLAZIONE DOPO CONOSCIUTANE LA FALSITA'." 
 
  
 
 
 
 
 
 

DAI  TERRITORI  INVASI     

      FALSARI!

 

Abbiamo dato notizia della nuova truffa escogitata dal Comando austriaco a danno delle povere popolazioni italiane rimaste nei territori invasi.  Una pretesa "Cassa Veneta dei prestiti" emette biglietti in lire italiane di vario taglio (a cominciare da cinque centesimi fino a cento lire). Pubblichiamo il fac-simile di una di queste false monete italiane. Questi biglietti non portano la firma di nessuno. E poichè un biglietto di banca non è che una cambiale al portatore emessa dalla banca, si può capire quale valore abbia questa cambiale senza firma emessa da una banca che non esiste. Per di più manca sul biglietto ogni indicazione del luogo e della officina dove fu stampato: ciò che è invece essenziale in ogni biglietto di banca, anzi in ogni stampato, per stabilirne l'autenticità.   Biglietti senza firma: biglietti stampati alla macchia. Ecco il trucco a cui ricorre l'Austria per  truffare la povera gente che viene costretta a cambiare la buona moneta italiana in pezzi di carta senza valore. I nostri nemici erano stati bollati come assassini, ladri e traditori. Aggiungeremo anche la parola falsari e la loro definizione sarà completa. Ma l'ora del rendiconto verrà, e l'Austria pagherà allora anche questa ignobile truffa. 

 

   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 IL TONO DELLA CORRISPONDENZA DA UDINE.
 
Cominciano a giungere un po' più numerose, a mezzo della Croce Rossa, le cartoline spedite da Udine a parenti profughi in Italia.Ricorrono frequenti le frasi, che sono indice eloquente della condizione della città: 
 « Stiamo meno male »; « Stiamo non molto bene »« Sogno, ma la vita è triste »« Sogno, ma sono addoloratissima ».  

In una cartolina è scritto: « Siamo nella casa della Muda ». Il censore patatuco ha lasciato passare, senza rilevare l'allusione dantesca al Conte Ugolino e al suo racconto:

 Fummo rinchiusi dentro della Muda

 La qual per me ha il titol della fame.

 

Pochissimi, a cui fu spedito il mandato per la cura degli interessi e della roba dei profughi, hanno risposto. Un vecchio avvocato rimasto a Udine, ha risposto a due concittadini: « E' giunta la procura, ma troppo tardi ». Vuol dire che le case erano state già svaligiate. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

COME  GLIEL'ABBIAM  FATTA...

L'insospettata collaborazione austriaca al "NOTIZIARIO"

 

Il primo numero del « Notiziario » è del 1° Maggio. Mentre il Comando Supremo istituiva la « Piccola Posta aerea » allo scopo di far pervenire con gli aereoplani  i saluti, le nuove, dei militari delle provincie invase alle famiglie rimaste sotto il dominio dell'invasore, la Sezione P. del Comando della 1ª Armata creava questa pubblicazione intesa a diffondere tra quei nostri combattenti le notizie e i saluti dei loro genitori, delle loro donne, dei loro figlioli; le notizie che l'Austria malvagia e insidiosa cercava in ogni modo di impedire che giungessero sino a noi.
Ed ognuno facilmente comprende quanto fosse arduo il raccogliere, riuscire a sapere qualcosa delle famiglie rimaste a soffrire e ad attendere nelle terre invase. L'Austria ne aveva fatto come un campo trincerato, piombato, ai nostri occhi, nella tenebra più fitta; ben poca luce riusciva invero a trapelare attraverso i paesi neutrali, attraverso le missioni e le corrispondenze della Croce Rossa internazionale.
Gelosa e paurosa insieme del suo fosco mistero d'oppressione e di vergogna, l'Austria vigilava attentamente perché sguardi indiscreti non s'infiltrassero a penetrarlo, perché non ne uscisse alcuna voce di dolore, nessuna testimonianza scritta o verbale.
In tale condizione di cose, la Sezione P. doveva faticare non poco a mettere insieme il suo « Notiziario », nonostante che le Sezioni P. delle altre Armate le fornissero cortesemente le notizie da esse potute raccogliere; doveva valersi delle notizie più minute, tendere bene le Porecchie, aguzzare lo sguardo, battere le vie più diverse ed incerte, non lasciar nulla di intentato pur di compiere la sua opera utile. Né la Sezione P., nonostante le gravi difficoltà di questo suo compito, si scoraggiò dinnanzi all'impenetrabile, non conobbe la parola « impossibile ». E poiché Dio aiuta chi si aiuta, ecco che il caso la favorì, un inaspettato caso che le permise di prendere due piccioni ad una fava: il buon piccione... viaggiatore con al collo le care notizie delle famiglie dei nostri soldati, e il piccionaccio - ma che piccione! Diciamo pure l'avvoltoio a due becchi e dagli artigli rapaci - della malvagità austriaca. Il primo, il piccioncino buono, lo servì con ogni cura ed amore ai nostri soldati, che avevano fame... di notizie famigliari; il secondo, la brutta bestia, la Sezione P. la impaniò nel ridicolo, che come tutti sanno è una pania che non perdona ed uccide. Proprio così! La Sezione P. potè ottenere il suo scopo di dar notizie ai soldati, che avevano la famiglia di là dal Piave, beffandosi bellamente del nemico, con una di quelle... prese in giro, che a chi le piglia lasciano per lo più un certo dolorino giù giù per la schiena... Ed ecco come fu il caso. Ci piace farlo conoscere agli amici del « Notiziario » perché abbiano a ricordarsi, col tiro fatto al nemico, di una prova di più dello spirito di frode, che inspirava l'oppressore nella sua multiforme attività vessatoria nelle nostre provincie invase. 
Capitò un giorno sotto gli occhi della Sezione P. un numero della « Gazzetta del Veneta », il giornalaccio che il Comando Austriaco stampava ad Udine in mentita veste italiana, per i suoi ignobili scopi di menzogna e d'inganno sulle povere popolazioni oppresse, e che l'Austria si guardava bene dal far uscire dai suoi confini, ma intanto gettava in poche copie nelle nostre trincee, frammischiate ad altre stampe, figurine e figuracce, per tentativi - sempre falliti - di adescamento e di subdola « fraternizzazione ».  Orbene in questa famigerata « Gazzetta del Veneto » la Sezione P. scoperse una rubrica preziosissima: le inserzioni a pagamento di brevi corrispondenze con notizie succinte e saluti, che le famiglie d'oltre Piave erano indotte a far pubblicare nella illusione ingannatrice che potessero essere lette dai loro figliuoli e fratelli e mariti, rimasti a combattere nelle nostre file. Infatti, le autorità militari austriache avevano dato ad intendere alle povere famiglie, che la « Gazzetta del Veneto », con le care corrispondenze famigliari, veniva diffusa a rotta di collo tra i nostri soldati, che un gran numero di copie veniva diffuso in Italia attraverso la Svizzera.
Grossolano inganno!  Tolte, come dicevamo, pochissime copie gettate a scopo insidioso nelle nostre trincee, il giornale... italiano del regio e imperiale governo militare di Udine non usciva, non poteva uscire dalle terre invase, dai confini dell'Austria, era fatto soltanto e soltanto restava "per l'uso interno". E con l'inganno, la truffa. Perché l'Austria, che sistematicamente cercava di sfruttare il doloroso sentimento famigliare dei nostri soldati in linea, gettando loro false lettere e cartoline e manifestini turpi inviti a scopo di adescamento, di fraternizzazione, con quella trovata delle corrispondenze a pagamento sulla «Gazzetta del Veneto» non faceva che spillar quattrini alle famiglie ansiose, lucrava nelle povere borse dei desolati parenti, sfruttava ignobilmente la loro povertà illudendo il loro cuore perché facessero esse un po' le spese di stampa del losco giornale.Ma il Comando austriaco, le penne vendute alla « Gazzetta del Veneto », avevano fatto i conti senza l'oste... di San Martino Buonalbergo, vogliamo dire della Sezione P. dell'Armata, che non appena ebbe scoperta sul giornale recapitatole dal caso la rubrica truffaldina, combinò senza indugio ai suoi inspiratori ed autori lo scherzo che dicesi  toccasse una volta ai pifferi di montagna, cercò di procurarsi ad ogni costo una copia d'ogni numero della  «Gazzetta del Veneto» - attraverso la Svizzera - ed ogni volta riprodusse su «Notiziario delle provincie invase» quelle brevi ma preziose corrispondenze, che tante famiglie di nostri soldati  avevano pagato un tanto alla riga, piuttosto salato.Fu così che non tutta la farina del diavolo, del diavolo austriaco e tedesco che insozzava le terre nostre e tirava tutta l'acqua ai suoi mulini, andò in crusca: grazie a questa... insospettata collaborazione del « Giornale del Veneto » al nostro Notiziario, centinaia e centinaia di valorosi combattenti potevano leggere gli affettuosi saluti, le trepide notizie, l'anelante pensiero dei loro cari aspettanti. Fu così, ecco che alla maniera dei pifferi ricordati più sopra, il brigantesco trombone austriaco, che si era messo in giro tra le povere case dei nostri fratelli oppressi per suonare cuori e borse, fu sonorissimamente suonato sul « Notiziario » a beneficio dei soldati nostri. Oh, una cosa da poco, se vogliamo! La Sezione P. non dava al nemico che un debole preludio in tono minore della poderosa sonata a piena orchestra, che l'Esercito italiano gli stava preparando per il ballo definitivo, il gran galoppo finale della sua rotta e della nostra liberazione!                  
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L'ULTIMO  NUMERO

 

Con la vittoria liberatrice è cessata la ragion d'essere di questa nostra pubblicazione periodica. Per sei mesi, a migliaia di soldati del Veneto e del Friuli, che vigilavano e combattevano col cuore stretto da un'ansia crudele per l'oscura sorte dei loro cari rimasti al di là del Piave, il « Notiziario delle Provincie Invase » ha recato il conforto delle voci  famigliari, notizie brevi del paese e della casa, rapidi saluti,  soffi di speranza e sprazzi di luce attraverso il mistero sinistro della contaminazione straniera, da parte di un nemico insaziabile di preda e di ferocia.E come se questo foglio di carta fosse volta a volta riuscito ad aprire, nella ferrea barriera nemica, lungo il fiume della resistenza e della riscossa, dei piccoli varchi che lasciassero vedere al di là e sentirvi; che lasciassero passare quelle voci, quei saluti, le speranze e i sospiri dei fratelli.E più di un fratello, di un figliuolo, di un congiunto, fatto nelle nostre file più valoroso dalla santa impazienza di liberare la propria casa dall'invasore, ha certo riconosciuto, commosso, in quel po' di luce ce gli veniva dal « Notiziario », qualche riflesso della propria lampada domestica, sui volti sbiancati dei cari aspettanti, raccolti nella preghiera della sera attorno al focolare non più lieto.
Sarà domani? Domani quando, o mio Dio?
Questo « domani » è venuto! Il prodigio s'è fatto.
La vittoria ha cacciato il nemico ignobile dalle terre contaminate e calpeste, e più in là, più in là ancora, ci ha restituito tutte le case che « son fatte per oi », le terre nostre redente; rinasce la libertà della patria in una cerchia più vasta e sicura di monti e di acque, per una vita nuova più lieta e più giusta... Può ben morire in letizia il « Notiziario! »Ma per quel po' di bene che questo foglio stampato a potuto fare a tanti soldati durante la penosa vigilia, ai combattenti delle terre invase, che con desiderio lo cercavano e lo accoglievano, con passione sempre lo lessero, vogliamo che esso espanda la notizia del suo morire nella piena visione della liberazione;  che sia, per il suo ultimo numero, il « Notiziario delle Provincie liberate », come un suggello di vittoria alla sua vita breve e non vana.Vogliamo ricordare succintamente questa sua vita ed affidargli, col saluto del commiato, il ricordo degli ultimi dolori, delle ultime pene, l'ammonimento dei doveri ancora incombenti, qualche notizia utile a chi, dopo aver combattuto, dovrà ora accingersi alle opere pazienti della ricostruzione, finchè non resti una sola traccia dell'offesa nemica, e tutte le ferite siano risanate e la vita rifiorisca più rigogliosa che mai.