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Convegno sul Ciclo Integrato dei Rifiuti: l'intervento del Senatore Gianpiero De Toni

postato da Coordinamento Giovanile IdV Battipaglia [28/11/2011 10:34]
foto Anzitutto desidero rivolgere un indirizzo di saluto al Sindaco della Città di Battipaglia, dott. Giovanni Santomauro, che ci ospita e agli organizzatori del convegno per aver voluto dedicare un poco di tempo a riflettere attorno ad una problematica tanto attuale quanto bisognosa di soluzioni chiare, esaurienti e non più rinviabili.

E' un poco porsi un interrogativo di fondo: il rifiuto dal momento in cui viene prodotto al momento in cui viene smaltito.

A me tocca una parte che per certi aspetti è già entrata negli interventi dei relatori che mi hanno preceduto; cercherò di sviluppare il mio intervento attraverso alcuni spunti che diano conto - e dell'intreccio perverso con la criminalità - e dell'esperienza maturata oggi in Commissione bicamerale di inchiesta; l'esperienza in Campania; lo stato della legislazione; le iniziative per il controllo e la repressione dei fenomeni criminali; le iniziative da assumere per la prevenzione dei fenomeni criminali.

Troverete agli atti la relazione dettagliata che io cercherò di illustrare seguendo una traccia scritta.

 

I modelli operativi della criminalità nel settore dei rifiuti

La crescita degli illeciti ambientali accertati nel 2010 ( oltre 30 mila, vale a dire 84 al giorno) registrata dall'ultimo rapporto Ecomafie di Legambiente cela, accanto a fenomeni di illegalità diffusa, una vera e propria industria criminale, con un fatturato stimato attorno ai 20 miliardi di euro, in aumento. Questo enorme giro di denaro attira l'attenzione di poco meno di 300 clan e associazioni criminali.

Come ha rilevato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, i modelli operativi più frequentemente adottati dalle ecomafie in materia di rifiuti sono i seguenti :

1. declassificazioni dei rifiuti, falsificando la documentazione o simulazione di operazioni di trattamento dei rifiuti, avvalendosi in questo secondo caso di una vera e propria organizzazione. In alcuni casi si falsifica la documentazione per celare l'occultamento dei rifiuti nelle attività relative al compost o alle biomasse o comunque in ambito agricolo ;
2. occultamento diretto dei rifiuti (speciali o pericolosi) nel territorio (cave, cantieri o in mare) ovvero ricorso alla spedizione all'estero. A volte questi rifiuti tornano in Italia come prodotti di natura diversa (giocattoli) e tale spedizione coinvolge soggetti che operano in diversi paesi (dalla Cina alla Germania);
3. creazione di società di comodo per fruire di fondi pubblici, veicolare false fatturazioni o costituite appositamente per aggiudicarsi commesse sui servizi.

Se poi si aggiunge che i reati connessi al ciclo dei rifiuti spesso hanno carattere transnazionale (sia per i traffici veri e propri che superano le frontiere, sia per l'utilizzo di sofisticate transazioni commerciali e societarie) non si può non sentire l'urgenza di un intervento coordinato a più livelli. Nel solo 2010 l'Agenzia delle Dogane ha sequestrato nei porti italiani oltre undicimila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, il 54% in più rispetto al 2009. Il 60% di questi rifiuti erano diretti in Cina, il 12% in Corea del Sud e il 10% in India.

L'analisi delle indagini di polizia giudiziaria in materia di reati ambientali consente di capire che la gestione dello smaltimento e del traffico dei rifiuti ricade sempre più nell'ipotesi associativa di cui all'articolo 416 del codice penale, combinandosi con il delitto previsto dall'articolo 260 del codice dell'ambiente (traffico illecito). Legambiente ha calcolato che se si volessero caricare sui tir solo una parte dei rifiuti sequestrati dalle forze dell'ordine nel 2010, si formerebbe una coda ininterrotta da Milano a Reggio Calabria e servirebbero più di 82mila camion per trasportarli.

Sono emersi tre livelli di inserimento della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti:

- il primo livello attraverso l'attività estorsiva, ossia l'imposizione del pizzo o di assunzioni all'interno delle società che operano nel settore dei rifiuti;
- il secondo livello, più elevato, attraverso il controllo, diretto o indiretto, sfruttando anche connivenze e complicità di amministratori pubblici, delle attività del settore, non solo di quelle principali (quali la gestione di discariche), ma anche di quelle accessorie (quali il trasporto, la fornitura dei mezzi d'opera, le attività di manutenzione dei mezzi);
- il terzo livello, più invasivo e penetrante, è quello della gestione diretta da parte della criminalità organizzata delle principali attività del settore con forme di controllo e di condizionamento globale.

Le esperienze locali (in primis quella campana) rilevate dalle direzioni distrettuali antimafia dimostrano come i clan mirano ad allestire mezzi ed attività "continuative" per gestire i rifiuti nella loro intera fase di trattamento, dal trasporto alla cessione. Si crea, dunque una "organizzazione" che spesso trova di fronte a se la "disorganizzazione" - voluta o meno - del settore pubblico. Il fine è, come sempre, il profitto (non la creazione di "utile" ma "ripulitura" di capitali illeciti), perseguito attraverso la distorsione dei meccanismi di mercato e degli strumenti di gestione societaria. La concorrenza sleale e la convenzienza portano alcuni imprenditori ad assoggettarsi, se non a trasformasi in associati criminali (v. i casi Orsi e Vassallo in Campania).

 

La presenza della criminalità nel ciclo dei rifiuti nelle indagini condotte dalla Commissione bicamerale nel Centro-Sud

La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in questa Legislatura ha approvato una relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti per ciascuna delle seguenti regioni : Campania, Sicilia e Lazio.

La legge infatti affida alla Commissione bicamerale d'inchiesta un mandato specifico e peculiare, consistente nel compito di svolgere indagini atte a far luce sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata, di individuare le connessioni tra queste e altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico dei rifiuti tra le diverse regioni del Paese e verso altre nazioni, i rapporti tra soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo anche in riferimento alle modalità di gestione dei servizi di smaltimento da parte degli enti locali e ai relativi sistemi di affidamento e verificare, infine, la corretta attuazione della normativa vigente, con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti pericolosi. Tale compito è dunque svolto dalla Commissione nell'ambito del potere conferitole ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, che è quello tipico dell'inchiesta e, quindi, della raccolta di informazioni oggettive, scambio di dati con le altre istituzioni interessate secondo il consolidato principio della leale collaborazione, attività conoscitiva sui luoghi. Si tratta, pertanto, di una prova significativa di attenzione del Parlamento nazionale per le problematiche territoriali, che divengono poi questioni nazionali e persino di rilevanza mondiale.

Va ribadito che l'orizzonte in cui deve muovere il confronto è costituto dalla legislazione comunitaria. Questo quadro di riferimento si aggiorna continuamente verso un'ottica di "ciclo completo" di vita dei beni, non considerando i materiali solo nel momento in cui essi divengono "rifiuti" da smaltire, ma già dalla fase di produzione, imballaggio, commercializzazione, fino al riciclo e riuso dei prodotti.

Il mancato rispetto, nell'esperienza concreta e quotidiana, delle strategie dettate dalle direttive comunitarie in materia di rifiuti ed il ricorso alla dichiarazione di urgenza e alla gestione commissariale (spesso di durata ultrapluriennale) hanno confermato ovunque il fallimento dei poteri emergenziali e, conseguentemente, la difficoltà di riportare a una gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Questo modello emergenziale costituisce uno dei più importanti ostacoli concreti allo sviluppo della raccolta differenziata, determinado anche spazi per una ulteriore e più grave commistione tra organizzazione politica e parte gestionale del ciclo.

Si può dire che si è creato un ciclo dei rifiuti alternativo e parallelo a quello legale, utilizzando anche strumenti leciti. I risultati, per le regioni coinvolte, sono stati estremamente negativi : i costi sono cresciuti ed il servizio è scaduto di livello ovunque - almeno in riferimento ai casi esplorati dalla Commissione bicamerale - è stato privilegiato il ricorso allo smaltimento in discarica (con richieste di ampliamenti, deroghe e nuove installazioni) alla realizzazione impianti di CDR (combustibile derivato da rifiuto) e di inceneritori, determinando in generale il parallelo fallimento della programmazione della raccolta differenziata, pur in presenza di situazioni di eccellenza (anche in Campania). I vari impianti per la produzione di CDR forniscono per lo più ecoballe, che finiscono prevalentemente in discarica in quanto di scarsa qualità e non idonei per la termovalorizzazione. La cosa più grave è che da più parti ci si ostina ancora a scommettere su impianti di termovalorizzazione sovradimensionati e che lo saranno ancora di più con l'eventuale (ed auspicato) raggiungimento di obiettivi accettabili di raccolta differenziata.

Ovunque (a proposito dei costi "ambientali" della politica) si registra la tradizione della moltiplicazione di aziende e consorzi pubblici che hanno determinato sprechi e inefficienze, duplicato centri di potere, generato assunzioni in contrasto con la normativa vigente, giustificate ogni volta con l'emergenza del momento. Le stesse strutture commissariali, stando alle indagini sulla situazione campana, si sono rivelate direttamente permeabili dai fenomeni criminali o illeciti.


Le scelte relative alla localizzazione degli impianti sono solitamente imposte dall'alto senza tenere in considerazione i problemi del territorio e le possibili alternative, senza l'accurato e trasparente rispetto delle procedure per il rilascio della VIA, per la tutela della salute pubblica con l'abbattimento delle polveri sottili e per la salvaguardia delle risorse idriche. E comunque senza adeguata informazione e partecipazione di enti locali, comitati cittadini e associazioni sul territorio. In alcuni casi ci si pone invece, paradossalmente, traguardi di raccolta differenziata consapevolmente irrealizzabile, tanto che contemporaneamente si chiede al Ministero dell'Ambiente la deroga al raggiungimento dell'obiettivo fissato.
La realizzazione della impiantistica pesante associa costi enormi a tempi lunghi e mantiene la preminenza del conferimento in discarica, che rappresenta il fallimento della gestione virtuosa del ciclo tanto quanto l'incenerimento.
Manca, quasi ovunque, un piano credibile e moderno di bonifica delle aree contaminate e una programmazione amministrativa volta a prevenire le occasioni di infiltrazione della criminalità, attraverso un rafforzamento del sistema dei controlli su ciascun impianto da parte del comune, della regione e della provincia competenti. Siamo - non a caso - il paese che ha pensato di ridurre il contenzioso sulle bonifiche con due strumenti : a) il modello commissariale ; b) il ricorso a procedure transattive tra Stato e "inquinatore" che tagliano fuori autonomie territoriali, cittadini e associazioni di tutela ambientale.

Questa situazione non riguarda solo il Sud. La Commissione ha rilevato come anche il Lazio si presenti particolarmente interessata alla illegalità connessa al ciclo dei rifiuti, in particolare nelle aree in cui da tempo si sono installate organizzazioni criminali di origine calabrese, siciliana o campana, pur in assenza di procedimenti penali concernenti casi di infiltrazione diretta della criminalità nel ciclo dei rifiuti.

Si tratta di un modello che moltiplica solo i costi e le inefficienze ed attira fatalmente le consorterie criminali, tanto più in un settore nel quale l'impiantistica pesante è da sempre l'obiettivo dei finanziamenti e delle agevolazioni amministrativo-burocratiche.


A fronte di questo flusso di denaro che attira le mafie vi è un problema della carenza di fondi per la pubblica amministrazione : essa ha pesanti ricadute anche sull'organico della magistratura e delle forze dell'ordine, le quali, quando dispongono di personale in numero appena sufficiente, raramente dispongono di mezzi moderni per stare al passo con le attività criminali che debbono reprimere. Se è compito del Parlamento e del Governo reperire idonee risorse per l'amministrazione della giustizia e per il presidio del territorio e per le forze dell'ordine in particolare, è compito della Commissione segnalare alle Autorità locali, alle Camere e a tutti i livelli istituzionali la necessità di non abbassare mai la guardia e di non indebolire neppure di poco gli strumenti investigativi e i mezzi di indagine.
Si crea, quindi, un circolo vizioso per cui la caduta delle risorse è l'effetto stesso degli sperperi determinati dalla infiltrazione criminale e dell'inefficienza della macchina pubblica nel suo complesso, dal momento che le distorsioni del mercato, l'illegalità e la poca trasparenza delle procedure producono invariabilmente un aumento dei costi e una drastica riduzione del livello di efficienza della spesa.

Questo è uno scenario che può diffondersi ben oltre le regioni citate. Per evitarlo, Italia dei Valori propone di alzare l'asticella della legalità, di applicare le norme già esistenti e, dove necessario, di dotare l'Italia di una normativa finalmente "europea" e più rigorosa che presuppone :
o il potenziamento dei sistemi di controllo giurisdizionali e amministrativi;
o la formazione di una polizia giudiziaria specializzata ed attrezzata per questo tipo di indagini
o la possibilità di garantire all'autorità giudiziaria la disponibilità di tutti gli strumenti investigativi che il codice di procedura penale prevede per la ricerca della prova;
o la possibilità di individuare i livelli di responsabilità e di incidere decisamente sull'efficienza delle strutture pubbliche operative.

 

L'esperienza in Campania

Numerose indagini della direzione distrettuale antimafia e altrettanti procedimenti penali attestano la presenza della camorra nel settore, evidenziando in modo preoccupante il depauperamento e l'inquinamento del territorio quali effetti delle violazioni delle norme sul trattamento dei rifiuti.
La pubblica amministrazione è risultata coinvolta, a vario titolo, in numerosi procedimenti penali.
Problemi gestionali ed organizzativi sono emersi in riferimento al passaggio alle società provinciali, ai consorzi di bacino (si pensi alla liquidazione del consorzio unico) con ricadute negative anche sul piano occupazionale, tenuto conto dell'utilizzo clientelare che di tali strutture si è fatto.

Numerose azioni di polizia giudiziaria a Napoli e Caserta hanno messo in luce il persistere di traffici illeciti di rifiuti (operazioni Re Mida, Re Mida Ultimo Atto, Giudizio finale 1 e 2, Pizzo su Pizzo, Acque Chiare, Terra promessa 1 e 2" ecc..). Anche i collaboratori di giustizia ( ad es. l'imprenditore Gaetano Vassallo) hanno avvalorato il quadro di commistione con settori della P.A. In tal senso è opportuno ricordare le indagini sulla gestione delle discariche di S.Maria La Fossa, Lo Uttaro e Giugliano che hanno coinvolto ex subcommissari prefettizi e società del settore mediante la stipula di convenzioni di affidamento della gestione degli impianti esitenti e persino di quelli in via di individuazione.

Il preoccupante intrecciarsi del rapporto tra camorrista - politico/ amministratore e imprenditore evidenzia in Campania il forte spessore del cointeresse a fini affaristico-elettorali . La DDA di Napoli ha descritto l'ascesa imprenditoriale e politica di uomini legati ai clan. Molte recentemente è stata eseguita una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un ex sindaco ed attuale consigliere regionale per aver asseritamente agevolato appalti e finanziamenti ad imprese legate ai casalesi.


Nell'indagine sono emersi interessi sulle c.d. "ecoballe" e sulla bonifica degli alvei di Villa Literno. Tali casi si verificano in un contesto dove molti comuni sono stati commissariati per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Non è un caso che le inchieste sugli appalti e le commesse legate ai rifiuti (vi sarebbero speculazioni anche sui terreni in cui insistono i deposito di ecoballe ) abbiano fatto emergere progetti omicidiari contro i magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

L'esperienza campana dimostra dunque la necessità, non più rinviabile, di un intervento dello Stato in termini di legalità e di buona ordinaria amministrazione.

 

Lo stato della legislazione

Costituisce un fattore positivo il coinvolgimento della Direzione nazionale antimafia in materia di rifiuti e, specificamente, per il delitto di attività organizzate del traffico di rifiuti di cui all'art. 260 del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (codice dell'ambiente).
Purtroppo, non possiamo nascondere che si è persa l'occasione del recepimento delle Direttive europee 2008/99 e 2009/123 in materia di tutela penale dell'ambiente.
Il decreto legislativo con cui l'Italia ha recepito queste due direttive ha finalmente consentito, come chiedeva anche una apposita mozione di Italia dei Valori, l'introduzione nel nostro ordinamento della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche in materia ambientale.
Tuttavia il Governo ha lasciato immutati i tempi di prescrizione e, soprattutto, le sanzioni di tipo prevalentemente contravvenzionale per i reati ambientali.
Ne consegue l'impossibilità di usare le rogatorie internazionali e gli strumenti legislativi tipici per contrastare la criminalità organizzata, quando invece sarebbe stato possibile - ed anzi doveroso - introdurre nel codice penale uno specifico titolo sui delitti ambientali .
L'Unione europea richiede infatti sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per gli illeciti ambientali, cosa che la legislazione italiana, al momento, non assicura.
Nessuno dei diversi disegni di legge di riforma sulla tutela penale dell'ambiente è stato finora votato, sebbene questi, pur con varie impostazioni, perseguano tutti analoghi obiettivi ed in particolare :
a) la definizione di una nuova figura di delitto associativo (ecomafia)
b) il ravvedimento operoso o misure di carattere premiale
c) il delitto di inosservanza colposa delle disposizioni in materia ambientale
d) la punibilità della frode e del falso in materia ambientale
e) la confisca dei profitti del reato, anche per equivalente
f) l'utilizzo di speciali tecniche investigative, come intercettazioni e collaboratori di giustizia, già sperimentate nelle indagini in materia di crimine organizzato.


 

Le iniziative per il controllo e la repressione dei fenomeni criminali

Il progressivo affinamento dei metodi di attività delle ecomafie richiede una sempre più stretto controllo dei territorio e un monitoraggio di quegli indici spia (dal proliferare di scatole sociali vuote alla localizzazione sospetta delle sedi di alcune ditte per il movimento terra) che - secondo l'esperienza della Procura nazionale antimafia - fanno ipotizzare il ricorso all'illegale smaltimento dei rifiuti pericolosi.
Servono quindi verifiche mirate di tipo finanziario e societario, accanto ad un controllo costante su fattori apparentemente estranei a fenomeni criminali, quali ad esempio l'andamento dei prezzi per lo smaltimento dei rifiuti.
Il procuratore Grasso ha portato ad esempio un recente abbattimento dei costi di smaltimento presso i termovalorizzatori tedeschi, da sempre destinatari di rifiuti italiani, determinato da un minore afflusso di materiali che fa temere come questi, non ridotti alla fonte, possano prendere anche altre strade.

Come è noto, nel nostro paese esiste, accanto a situazioni di effettivo vuoto normativo, anche un problema di concreta attuazione delle leggi. Molte leggi, pur approvate e pubblicate, restano infatti solo sulla carta. Ad esempio, è tuttora privo di operatività il Sistri (Sistema integrato trattamento dei rifiuti) che consentirebbe di registrare i vari passaggi del rifiuto nel suo ciclo di vita e di monitorare 300 discariche autorizzate. Il Sistri è rimasto vittima di continue proroghe e perfino di un tentativo, non andato a segno, di abrogazione secca durante l'ultima manovra.

A questo punto occorre un chiaro impegno del Governo, sia in ambito legislativo che, più propriamente, applicativo delle norme esistenti nell'ordinamento.
Il nuovo Governo, come è noto, non ha ancora posto le questioni ambientali - ed i rifiuti in particolare - al centro delle dichiarazioni programmatiche, essendo per ora la sua azione necessariamente concentrata su aspetti "emergenziali" di carattere finanziario. Ma proprio la rilevanza del giro d'affari delle ecomafie e dei costi dei danni ambientali connessi dovrebbe portare a non trascurare questo settore.


Il 22 novembre il nuovo Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha reso in Senato, davanti alla 13° Commissione, comunicazioni sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero . Con riferimento al tema dei rifiuti ha fatto presente che il Ministero non mancherà di svolgere il suo ruolo in ordine ad una situazione che è molto delicata in Campania e che rischia di diventare delicata anche in Calabria e nel Lazio. E' necessario pertanto che si affermi definitivamente l'etica della responsabilità e che si applichino in tutte le realtà del Paese quei modelli che in altre Regioni hanno dimostrato di poter ben funzionare. Il ministro, con riferimento alla situazione dei rifiuti in Campania, ha precisato che occorre evitare che si crei, come in passato, un meccanismo di scarico di responsabilità che la gestione commissariale ha probabilmente favorito, e che occorre fare in modo che ogni soggetto si assuma le proprie responsabilità evitando situazioni di emergenza. Che questo impegno assuma concretezza sarà compito del Parlamento accertare e, in caso di inerzia, stimolare.

Ci si attende anche dal Ministro della Giustizia comunicazioni in ordine ai modelli organizzativi da adottare per calibrare le investigazioni alla luce delle analisi sui modelli criminali recenti e sui dati indicativi della presenza di un'organizzazione criminale nel settore dei rifiuti : occorre investire denaro per assicurare una più ampia circolazione dei risultati investigativi e degli incroci probatori con soggetti presenti nelle banche dati delle forze dell'ordine, dei Ministeri e delle magistrature specializzate.

Occorre moltiplicare i protocolli di intesa tra le procure distrettuali e quelle ordinarie, e, sul piano tecnico, dedicare uomini e mezzi in modo che siano ristretti i tempi delle indagini, utilizzando da subito i più penetranti strumenti investigativi senza attendere l'emergere del reato associativo vero e proprio.

Il Ministero della Giustizia dovrà inoltre garantire il coordinamento delle informazioni relative ai procedimenti e agli indagati, l'informatizzazione dei registri delle notizie di reato, la circolazione delle informazioni sulla denominazione delle eventuali persone giuridiche in cui operino gli indagati, una rivisitazione delle norme di diritto penale commerciale, il ripristino della previgente disciplina sul falso in bilancio ed una più stringente regolamentazione delle norme su appalti pubblici o subappalti, sistemi tramite i quali vengono gestiti servizi pubblici di raccolta, trasporto o smaltimento di rifiuti.

 

Le iniziative da assumere per la prevenzione dei fenomeni criminali

Le recenti modifiche al Codice Ambientale apportate mediante il decreto legislativo 205 del 2010 hanno consentito di indicare espressamente in legge l'obiettivo di una società che sappia riutilizzare nel ciclo produttivo e del consumo i materiali sinora destinati al trattamento in quanto meri rifiuti, incentrando l'azione pubblica sul recupero degli stessi, mediante riciclo, reimpiego o reintroduzione nei circuiti produttivi. E' quindi essenziale una progettazione ecologica che riduca drasticamente la produzione di rifiuti e la presenza di sostanze nocive negli stessi, favorendo tecnologie incentrate su prodotti eco-sostenibili, che nascono già riutilizzabili e riciclabili. Positiva è l'introduzione nell'ordinamento della responsabilità estesa del produttore, quale mezzo efficace per favorire la progettazione di beni che facilitino l'uso efficiente e sostenibile delle risorse, che acquistano valore.

Italia dei Valori ha presentato in Senato una mozione di indirizzo al Governo in cui impegna il Governo a potenziare, assicurando il coordinamento con gli enti e le istituzioni locali, la capillare diffusione su tutto il territorio nazionale dei sistemi di raccolta differenziata domiciliare a più frazioni, rendendola progressivamente obbligatoria anche mediante l'applicazione di forme di etichettatura più trasparenti e di tariffe puntuali e agevolate per imprese e famiglie, tali ad esempio da limitare il pagamento alla sola parte non riciclabile dei rifiuti. Va recuperato denaro dal sistema degli incentivi, escludendone definitivamente le fonti assimilate, che hanno drogato il mercato ed attirato appetiti criminosi. Ciò comporta l'attuazione dei principi di integrazione tra le politiche economiche, industriale e di tutela dell'ambiente, nonché di precauzione, di prevenzione, dei principi di responsabilità individuale (cosiddetto principio "chi inquina paga"), responsabilità condivisa e di prossimità. E' necesasario che emergano i reali costi del consumo, sia nella catena di produzione che nelle tariffe pubbliche, poiché i costi di smaltimento vengono ad essere coperti anche dal soggetto che crea il rifiuto e non solo dai cittadini


La trasparenza e la pubblicità dei procedimenti sono elementi essenziali per il superamento della fase emergenziale, una delle concause di inceppamento continuo che favorisce di per se' l'inefficienza e l'illegalità ad un tempo, di fatto autoproducendo quelle patologie che altrimenti rimarrebbero fenomeni isolati, per quanto preoccupanti e gravi.

I rifiuti possono così, da problema anche criminale, diventare fonte di occupazione, di innovazione tecnologica finalizzata al risparmio energetico, all'efficienza energetica, alla riduzione delle emissioni e, soprattutto, alla progettazione ecologica di beni e prodotti, in modo da estendere effettivamente il principio comunitario di sostituzione e valorizzare le migliori esperienze e pratiche, diffuse sia a livello internazionale che locale.
Il tutto eliminando quei costi sociali, di gestione, ambientali e sanitari connessi all'impiantistica legata allo smaltimento in discarica o mediante incenerimento. Ne guadagneranno la salute dei cittadini, l'ambiente, il lavoro e anche le casse pubbliche. E' dunque evidente come ci si trovi di fronte ad un problema di legalità nel senso più stretto dell'espressione .

Legalità significa anche rispettare, come l'Unione europea ci chiede, i parametri di tutela della salute dei cittadini, di qualità dell'aria, delle falde acquifere, dei suoli, coinvolgere i cittadini e gli enti locali . Senza questi interventi e questo cambiamento di ottica operativa non si può che temere un aumento dei costi e delle inefficienze del sistema nonchè la disaffezione dei cittadini verso i modelli virtuosi che pure esistono e possono essere diffusi ovunque nel nostro paese.

 

Considerazioni

Se possiamo tentare una sintesi, anche se riduttiva, che cos'è che spinge a creare questo intreccio perverso con la criminalità?
Io credo che passi nel concetto di chi esercita l'attività della gestione del ciclo dei rifiuti (oltre alla questione economica), la possibilità di fare tutto ciò che ad altri non è consentito, certi di una totale impunità.

Allora la domanda è: si può rompere questo intreccio perverso?
Io credo di sì:

  • alzare l'asticella della legalità;
  • intensificare i controlli e la tempistica degli stessi;
  • fornire le risorse necessarie alle indagini (Magistratura e Forze dell'Ordine) alle quali se mi permette rivolgerei un applauso per il coraggio e l'impegno che quotidianamente profondono al servizio di questa Italia libera e democratica
  • potenziare le intercettazioni telefoniche
  • insomma PIU' STATO NELLO STATO, PIU' MERCATO NEL MERCATO