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Name: Il Caffè Orientale
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il caffè orientale

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, dopo il decennale di questo sito (nel 2007), ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000...

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Agosto 2009 Dai Balcani al Baltico, fino a... "Un viaggio chissà dove e chissà quando"

postato da blog.ilcaffeorientale.com [06/04/2014 17:26]
foto Agosto 2009 - Dai Balcani al Baltico, fino a..."Un viaggio chissà dove e chissà quando"

Sarebbe impossibile capire la motivazione del titolo se non fosse immediatamente spiegato da questa necessaria premessa. Ho studiato a lungo i dettagli di un viaggio attraverso i Balcani meridionali, dall'Adriatico al Mar Nero, ripartendo poi attraverso la Romania per raggiungere nuovamente Berlino ed infine il Mar Baltico.

L'occasione è unica, perché nell'arco di tre settimane potrei partire da Dubrovnik, poi proseguire attraverso Mostar, Sarajevo, Belgrado, Sofia e Varna. Qui potrei respirare il profumo di salsedine (e di petrolio) sulle coste del Mar Nero. A questo punto la mia lunga rincorsa passerebbe per Bucarest, scavalcherebbe i Carpazi per approdare a Cluj - Napoca, in Transilvania e rallenterebbe a Budapest, in attesa di riprendere la marcia per Berlino.

Dalla metropoli tedesca potrei raggiungere facilmente Danzica, in Polonia e la vicina città di Lipsia. Ora sì, sarei pronto per tornare a Milano, lavorare una settimana e concedermi l'ultimo fine settimana in Venezia - Giulia con una bella gita in Slovenia.

Sarei partito il 28 luglio, il primo giorno di vacanza dal lavoro, al massimo avrei raggiunto Monfalcone e Trieste il giorno successivo, se avessi avuto bisogno di rifiatare dopo aver salutato Milano. Uso il condizionale e vorrei esprimerlo con una lacrima se avessi il coraggio di tornare per un attimo bambino: ma il condizionale è d'obbligo, perché nulla di tutto ciò potrà mai prendere forma questa estate.

Il 17 luglio, in seguito ad una caduta, la mia caviglia destra, la stessa che a quattordici anni mi ha costretto ad abbandonare le aspirazioni agonistiche del judo, si è piegata slogandosi. La mattina successiva, dopo essersi gonfiata come uno zampone di San Silvestro, è riuscita persino a farmi svenire dal dolore, dopo averla appoggiata per tentare di camminare. Così risuonano le sirene dell'ambulanza, mi trasportano all'ospedale ma fortunatamente ho ripreso subito conoscenza.

Lastre, visita ortopedica e prognosi: cinque giorni di riposo assoluto, uso del tutore fino al 31 luglio e punture di eparina per evitare emboli: Il 28 luglio diventa la "data del mai". Nessuna frattura, solo un grande spavento ed il buio nel cuore, proprio per me che cerco sempre la luce dell'entusiasmo. Ma non voglio perdermi d'animo, seguo la prognosi, resto in malattia dal lavoro e sembra che ormai stia recuperando quasi a tempo di record.

Come prescritto, dopo cinque giorni riesco già a camminare con il tutore, nonostante il piede sia gonfio e livido come il sacco di un pugile. Resisto, ci spero, ci credo. Tra il 29 e il 30 luglio il gonfiore si è attenuato visibilmente così sono già in grado di camminare senza troppo fastidio abbandonando progressivamente il tutore come consigliato. Il 31 luglio si scioglie la prognosi e mi sento pronto per partire.

In fondo, penso, ho perso solo tre giorni, posso comunque realizzare buona parte del viaggio, pur con cautela. Ma la notte del 31 luglio porta consiglio, rifletto e decido di modificare sensibilmente il percorso, eliminando alcune tappe ed evitando le lunghe ed estenuanti trasferte notturne di otto o dieci ore.

La nuova scaletta prevede: Zagabria, Banja Luka, Sarajevo (compresa Mostar), Belgrado, Timisoara, Cluj, Budapest, Berlino e le gite baltiche. Domattina partirò per Monfalcone, così da potermi recare a Zagabria facendo scalo a Trieste. L'itinerario mi entusiasma notevolmente, poiché prevede spostamenti non eccedenti le cinque - sei ore di viaggio (in autobus o treno).

Il primo di agosto parto alla volta di Monfalcone, ma la baldanza si spegne a notte fonda: dopo aver ritrovato gli amici, come di consueto, la mia caviglia ritorna a gonfiarsi pur senza averla sottoposta a sforzi elevati. Non dormo più, perché il mio "karma" ha bisogno di "disintossicarsi": devo capire che talvolta non tutto è possibile e che la sfida contro me stesso non deve trascinarmi all'esagerazione.

Con quella caviglia è meglio non rischiare, perciò domani di Zagabria mi resterà solo l'indelebile ricordo di un meraviglioso soggiorno nella Pasqua del duemilaotto. Perché riesco ad affrontare la delusione con animo sereno? I motivi sono pochi ma fondamentali. Mia nonna mi ha ospitato per anni, qui a Monfalcone ho trascorso gli anni migliori della mia post - adolescenza, qui ritrovo sempre gli amici dei vent'anni, quelli con cui sono cresciuto tra il liceo ed i primi anni universitari, tra il brivido della gioventù e lo spauracchio dell'età adulta (ovviamente in senso socio - antropologico e non fisiologico).

Qui posso trascorrere giorni piacevoli anche senza annoiarmi ed eventualmente affrontare il peso di una riabilitazione più lunga ma necessaria per tornare più forte di prima. Così, sulle note francesi di Derniere Volontè (musica elettronica definita nello specifico "military pop"), mi ritrovo a scrivere queste righe. Qui non mancano i libri, non manca l'affetto, non mancano gli amici, "La nuit revient"...

2 agosto 2009 - Ore 20, 00 - Monfalcone - Ieri sera ho goduto di un'esilarante serata bisiacca seduto su uno sgabello, mentre alcuni dei clienti del locale in cui eravamo, hanno pensato bene di "riappropriarsi" della strada collocando sedie, vino e tavolino in mezzo ad essa, a pochi metri dalle strisce pedonali.

Bottiglie di spumante che esplodono come al Gran Premio di Monza, canti, musica e danze fra le etiliche panze (un poeta, un "Petrarca"!). Solo il solerte intervento dei carabinieri ha consentito (per poco ad onore del vero) di riportare la situazione alla normalità.

Il loro intervento è stato cordiale e tollerante, ma la voglia di divertirsi è umana e finché può essere condivisa con chi la apprezza può anche concedersi qualche "strappo" alla regola...suvviaaaa!!! Ora l'orologio della Piazza di Monfalcone, quello che conosco praticamente da quando vi sono nato, ha compiuto i nove rintocchi notturni. Il suono di quell'orologio mi ha sempre rasserenato, fin da bambino, trasmettendomi un senso di "familiarità".

In cuffia vanno i Depeche Mode, come durante gli avvincenti venerdì sera meneghini lungo i Navigli: domani la fisioterapista di mio zio mi darà un'occhiata e forse potrò ripensare ad una vera partenza fra circa una settimana. Oppure la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente e lasciarmi sospeso nel "limbo d'agosto" fra la malasorte ed il sogno balcanico. Ma ormai molti di voi mi conoscono, ci vuole cuore per continuare a sperare...

3 agosto 2009 - Ore 10,00 - Monfalcone - Ho la vaga impressione che questo diario assomigli troppo a quello di Jonathan Harker, il protagonista inglese del romanzo "Dracula" di Bram Stoker. Proprio a tale proposito, visto che in programma avevo inserito finalmente una visita in Transilvania, un paio di mesi fa ho rispolverato un'edizione inglese del romanzo.

Sebbene i luoghi non siano tutti storicamente e geograficamente attendibili, poiché Stoker ha selezionato le località più suggestive della Romania creando una sorta di mondo gotico ideale, devo ammettere che il senso di "prigionia" serpeggia velatamente nella mia mente.

Occorre dire che le differenze sono molte: innanzitutto mia nonna non vive nel castello di un vampiro plurisecolare e non sono costretto a continue trasfusioni di sangue per "bocca" di affascinanti e diafane "vampirelle". Resta il fatto che il vero vampiro sia la mia caviglia, che si ostina a "succhiarmi" qualche energia fisica e, soprattutto mentale.

Eppure anche ieri sera, sono riuscito a godermi qualche ora di rilassante vita mitteleuropea. Forse perché in questa casa i soffitti alti, le pareti color crema, i lampadari e le finestre a doppia imposta sono così caldi ed accoglienti da rassicurarmi, da farmi sentire nel mio luogo di relax domestico ideale.

Verso le nove di sera, ho acceso la lampada del salotto, ho messo una birretta sul tavolo, mi sono sdraiato sul divano (mettendo a riposo la caviglia) e ho cominciato a sfogliare un bel libro dell'ungherese Koestler. Il tema? La prigionia e l'ossessione della libertà! Aaaaalt!!! Direte voi...ma che tragico che sei! No, anzi, pensare a come deve trascorrere la propria vita un detenuto, peraltro innocente nel caso del protagonista, mi fa pensare che i postumi di una caviglia slogata non potranno mai imprigionarmi come le sbarre.

L'unico elemento che rimane, sempre e comunque libero, è la mente, il pensiero. Con un solo paradosso: talvolta noi stessi, inconsciamente, teniamo in cattività il nostro pensiero e le nostre idee, negandoci il piacere della libertà e dell'onestà intellettuale. Così come il fisico che, quando è sano, si lascia condizionare dalla paura del viaggio, del rischio e, magari, della solitudine.

Sono quasi le undici di mattina, forse oggi pomeriggio, intorno alle cinque, la fisioterapista di mio zio mi consiglierà una nuova prognosi con qualche esercizio di riabilitazione. Solo da quel momento potrò capire se è ancora possibile sognare di gustare le magie balcaniche. Per inciso su Facebook: i Balcani non mi sono mai sembrati così lontani.

Ore 11,06 - (fuso orario bisiacco del Principato di Monfalcon (che xè una nazion): 1 minuto sul meridiano di Redipuglia rispetto al resto d'Italia) - Quando nell' I - pod scatta il pedale dei Ramones, almeno il piede sinistro ricomincia a battere ed il cuore lo segue convinto che la libertà sia vicina...

Ore 11,36 - Piove...

Ore 13,30 - Sono sdraiato sul letto per far riposare la caviglia. Il tempo trascorre lentamente, in attesa che la fisioterapista venga a visitarmi alle cinque. Nel frattempo ne approfitto per creare una nuova playlist sull'I-pod, augurandomi che presto potrà diventare la colonna sonora del mio prossimo viaggio.

Ore 16,30 - Un violento temporale imperversa su Monfalcone e dintorni: pioggia scrosciante, raffiche di vento, tuoni, fulmini e saette. Ma proprio ora che sto aspettando la fisioterapista?

Ore 17,15 - Il primo responso della fisioterapista (signora Lady non finirò mai di ringraziarla) è già molto incoraggiante: è molto meglio di quanto pensasse. Mi massaggia e mi spiega come riabilitare autonomamente la muscolatura. Insomma, nell'arco di mezz'ora la caviglia è già visibilmente più sgonfia.

Mattina e sera devo immergerla tre minuti nell'acqua calda e un minuto nell'acqua fredda, ripetendo il processo per tre volte. In tal modo la caviglia di dilata e si restringe riprendendo elasticità. Inoltre un quarto d'ora di ginnastica mattina e sera mi consente di recuperare la piena mobilità: la prognosi è di appena due o massimo tre giorni...giovedì sera potrò partire!

Ore 19,30 - Patisco meno dolore e, soprattutto, vedo che quella dannata caviglia non è gonfia come nei giorni precedenti. La cena è ancora più godibile. Alle nove e mezza vado al bar con Luigi...

Ore 20,30 - Mi sembra di essere come un calciatore brasiliano che torna a Rio de Janeiro per curare meglio un grave infortunio. "I campioni vanno in Brasil, mi torno a Monfalcon"...un modo come un altro per dire che la psicologia e la serenità sono fondamentali per qualsiasi guarigione! Intanto fuori si prepara un temporale apocalittico!

Ore 21,30 - Sono chiuso nel bar con Luigi, abbiamo evitato la tempesta per un secondo! Il vento spazza la strada, ribalta i cartelli e spoglia gli alberi dalle foglie mentre scendono vagoni di acqua ghiacciata. Ma dove siamo qui? Il clima è monsonico...

Ore 22,30 - Dopo il nubifragio è quasi impossibile che all'agosto ronchese ci sia qualche band disposta a suonare. Diamo un'occhiata, ma il fatto che non giunga alcun suono dai baracchini ci convince che è meglio dirottare verso un pub monfalconese. Birretta al Bonne Esperance e poi ultima tappa al Bar Buzz (quante serate...).

Chiacchieriamo di tutto: politica, storia, attualità, vita quotidiana. Così fra le tante riflessioni che ricaviamo dalla conversazione, facciamo "tesoro" della nostra piccola conquista intellettuale: la differenza fra felicità e serenità. La risposta? Sforzatevi e siate onesti con voi stessi come abbiamo fatto noi...

4 agosto 2009 - Ore 1,00 - Torno a casa e prima di coricarmi sottopongo la mia caviglia ai bagni di acqua calda e fredda. Dopodiché faccio quindici minuti di ginnastica. Il gonfiore si è ridotto...A proposito, oggi è il compleanno di mio padre, compagno di tante battaglie: auguri "giüvinott"!

Ore 8,30 - Sveglia e caffè, sciacqui, ginnastica, e...alle dieci ho appuntamento con Norby!

Ore 10,00 - Finalmente posso raccontare al caro Norby cosa mi è successo. Nel frattempo mi regala la maglia di uno del suo nuovo gruppo (è un bel chitarrista)...

Ore 15,30 - Una perla di saggezza condivisa ampiamente dalla mia bisnonna novantacinquenne: gli esseri umani girano il mondo come la merda nei tubi, si sa da dove parte ma prima che arrivi dalla fogna al mare la strada è lunga e faticosa.

Ore 18,30 - Davide e Luigi passano a prendermi sotto casa per una "aperitivo impegnativo" la cui rima si estende dalle sette circa alle nove. Per fortuna mia nonna mi lascia da parte un bel sugo di vongole che si presta ad un ottimo intingolo.

Dopo aver provveduto ai consueti sciacqui caldo/freddi per la caviglia (tenendo il tempo con l'I-pod), sono pronto per ripartire...Alle undici torno "in servizio" fino alle 2 di notte circa. Si conclude serenamente un'altra fresca serata nordestina.

5 agosto 2009 - ore 11,00 - Ho ancora un gran sonno, ma devo rendermi minimamente presentabile. Innanzitutto faccio la barba, mi lavo, faccio ginnastica per la caviglia e a mezzogiorno raggiungo mio zio in Agenzia viaggi (www.viaggiografia.com - un po' di sana pubblicità non guasta mai).

Mentre attendo che chiuda il negozio per pranzare insieme, do un'occhiata ad alcune proposte di viaggio per i prossimi (futuri ma non lontani) itinerari. Generalmente viaggio da solo, senza prenotazioni né agenzie, ma una crociera sul Mar Nero ed un soggiorno a Kiev nell'arco di due settimane non sarebbe affatto male. Poi c'è sempre la grande idea della Transiberiana, che prima o poi dovrà tramutarsi in realtà!

Mio zio insiste per offrirmi il pranzo, così mi godo un buon "risottino rosso" freddo con verdure fresche. Una dormita "imperiale" mi restituisce "spirito e vigore" prima dell'ultima seduta di fisioterapia. Stasera appuntamento con Nino, domattina forse ancora con Norby...poi sarà Zagabria! Ricomincia a salire l'adrenalina, ma stavolta senza la paura di non farcela!

Ore 23.00 - Buonanotte!

6 agosto 2009 - 0re 8,30 - Oggi è un gran giorno: alla 10.30 ho appuntamento a Monfalcone con Norby per andare a Gorizia. Dopo quattro anni riesco, finalmente a portare in cimitero un fiore per il Vice. Entriamo nel cimitero mentre la ghiaia scricchiola sotto ai nostri piedi: in quel crocicchio di cognomi, storie e ricordi mitteleuropei, ci guardiamo intorno qualche minuto prima di riconoscere la lapide del Vice.

Fiori freschi, nome, cognome e, soprattutto, il soprannome: "Vice" appunto. La foto è straordinaria: un Vice giovane, con i capelli lunghi e quell'aria da rock star che mai aveva tradito nemmeno in età matura. Sembra uscito da un booklet dei Rolling Stones, quelli dei primi anni, dei primi successi a cavallo fra incoscienza e libertà.

Questi sono i piccoli momenti della vita, così semplici da sembrare unici ed irripetibili: amicizie che rimangono significative nel tempo, energia che si trasmette da un cuore all'altro, valori che nemmeno la morte può cancellare.
Ora mi sento davvero pronto per partire: la mia caviglia è in buone condizioni.

Non sono ancora al "top", o meglio a ciò che io intendo come il "mio top". Il "mio top" scimmiotta i personaggi di Stallone, soprattutto Rocky: il mio top è correre per chilometri con l'I-pod a manetta, salire i gradini a due a due se non a tre a tre quando sale il furore agonistico. Ma non importa, per ora è sufficiente poter camminare verso il mio immediato futuro: i Balcani centro - meridionali.

Ore 15,30 - Gli amici mi accompagnano a Trieste, alle cinque partirò per Zagabria con l'autobus. Una birra, un brindisi...ormai il dado è tratto, passo il Rubicone dell'autostazione di Trieste, alle nove di stasera sarò a Zagabria, ho prenotato un hotel vicino alla stazione. Da qui partirà la mia rincorsa verso i Balcani! Occorre rischiare come in tante altre occasioni in cui ogni dubbio pretende ottimismo...

Ore 17,00 - La corriera per Zagabria parte puntuale inerpicandosi sulle alture carsiche. Ripenso agli "antipasti" di Pasqua a Pola e del "Primo Maggio" a Fiume (Rijeka) in compagnia del Gallo. Così, all'imbrunire, mangio i tramezzini che mi ha comprato mia nonna.

Purtroppo devo rinunciare alla banana, il cui "nero" si è ormai impadronito dell'intero frutto spappolandolo come una gelatina. Dietro a me siede quella che appare come una coppia...ma non lo è! Lei è finlandese, poco più che ventenne, in carne e prosperosa che parla l'italiano perfettamente.

Lui è un "italiano normale" (non "medio" perché non renderebbe l'idea di un tipico individuo anonimo intorno ai venti - venticinque anni). Vagamente "alternative" che...odia le donne! Ma non le odia perché è omosessuale o soffra di una qualche misoginia post - adolescenziale...no, affatto!

Le odia perché non le capisce! Perché ha avuto delle delusioni, anche se ammette con indomita passione da "sexy macho latino" che per lui le storie d'amore non devono eccedere le tre settimane! Insomma, neanche il tempo di far scadere il mensile dell'ATM! (Azienda Trasporti Milanesi. ndr).

Ci tiene a precisare all'amica che con lei non ci proverebbe affatto, perché è troppo complicato capire le donne! Ci credo: ci sono uomini che non le capiscono ancora dopo cinquant'anni di matrimonio e tu pensi in tre settimane di spiegare la "teoria generale del seghimentalismo femminile"? (Si veda "seghimentalismo" deriva dal latino "sega mentis" bazzecola che arrovella inutilmente il cervello).

Ore 21,00 - Arrivo persino in anticipo. Domando il prezzo ad un tassista per raggiungere il mio albergo, ma siccome non parla italiano, mi manda dal collega molto più giovane. Mi chiede l'equivalente di circa dieci euro in kunas. Gli chiedo di attendere un attimo per consentirmi di prelevare moneta locale.

Appena torno indietro con i soldi è già impegnato, così mi rimanda gentilmente dal collega più anziano. L'omone (tipico residuato jugoslavo), non parla l'inglese, ma riusciamo a capirci mischiano un po' di tedesco e qualche parola in croato. Mi chiede per quanto mi fermo a Zagabria. "Parto domani per Sarajevo", rispondo. Relica che Sarajevo è bella. Poi proseguo: "Dopo Belgrado". "È bella anche Belgrado" ripete...Ciò significa che non è un estremista e probabilmente non odia né i bosniaci, né i serbi...almeno così pare!

Ore 22,00 - Sistemo i miei bagagli in albergo, la camera è confortevole e pulita. Faccio una doccia e persino gli sciacqui "caldo - freddo" per la caviglia. Ovviamente per gli spostamenti devo sempre indossare la fasciatura, per evitare ogni rischio di ricaduta. La fascia elastica è la mia prima inseparabile compagna di viaggio nel corso di questa estate anomala.

Mi incammino verso la stazione per acquistare il biglietto che domani mi consentirà di raggiungere Sarajevo. E chi trovo in fila davanti a me? No, no, no! Il tipo italiano in canottiera con la finlandese! Fingo di non essere italiano, molti mi scambiano per francese (o montenegrino), il che mi aiuta a "mascherarmi".

Finalmente riesco ad acquistare il biglietto: il mio viaggio sarà molto lungo. Partenza alle 9,30 e arrivo previsto a Sarajevo intorno alle 16,00.

Ore 23,00 - Passeggiare per le vie di Zagabria dopo poco più di un anno dal mio soggiorno nel duemilaotto, mi restituisce la forza di credere nella mia passione balcanica. Conosco le vie e ritrovo ogni angolo come se vi fossi rimasto fino a ieri. Impeti (o rigurgiti) dovuti da "burning heart" in cuffia (tratto dalla colonna sonora dell'impareggiabile Rocky IV), mi torna una gran voglia di correre. Ma non posso, devo accontentarmi di camminare e...sperare.
Ai piedi della città vecchia brindo alla mia incoscienza con una Karlovacko fresca, come la gioia dei vent'anni. Poco distante da qui, l'anno scorso conobbi gli amici belgradesi, Slavko e Vanja che per uno strano scherzo del destino, ne sono certo, potrei rincontrare presto.
Buonanotte Zagabria!

7 agosto 2009 - Ore 9,30 - Dopo una discreta colazione, sono pronto per partire. Parto dal binario di fianco a quello da cui ero partito nel duemilaotto per tornare a Monfalcone, quello dove sono stato sorpreso da un attacco di diarrea "epico" con tanto di controllo dei documenti proprio mentre mi trovavo in bagno!

Il viaggio sarà molto lungo (ma non noioso come può sembrare). Sul treno la compagnia è silenziosa ma interessante. Nello scompartimento c'è un uomo sulla sessantina che sembra uscito da un film di Kusturica: baffi lunghi, occhiali da sole con lenti rosse e "camicia mare".

È magro e snello, abbronzato e mangia il pane con la pancetta tagliata a pezzettini. Davanti a questi, siede una ragazza australiana. Già, la "australiana" che qualche anno fa in Italia era nota come una temibilissima influenza invernale che raggiungeva il picco proprio durante le vacanze natalizie.

Ebbene, l'australiana non è molto socievole, anche quando il simpatico e stagionato "vitellone jugoslavo" tenta qualche garbato approccio. Ella preferisce dormire, dormire con la musica nell'i-pod che scorre ininterrottamente.

Ore 12,00 - Il viaggio è interminabile, in realtà la distanza non sarebbe molta, ma ci sono ragioni precise per le quali il tempo di percorrenza è così lungo. Il numero esagerato di stazioni presso il quale il treno si ferma è un motivo, mentre l'altro, forse ancora più determinante consiste nel fatto che in Bosnia - Erzegovina, molti binari sono monorotaia e quindi occorre attendere per lasciare eventuali precedenze.

Ma non importa, il ritmo deve essere balcanico e così la mia immaginazione riposa sui verdi prati di Bosnia, come se un tappeto volante uscito da "La vita è un miracolo" di Kusturica, sorvolasse quei luoghi splendidi.

Nel frattempo scambio due parole in inglese con un signore che sta andando a Banja Luka, a visitare il fratello malato in ospedale. Già Banja Luka, chissà se e per quanto potrà reggere il precario equilibrio di un cuore serbo - ortodosso nello stato della Bosnia - Erzegovina...gli errori della pace di Dayton qui sono evidenti, purtroppo innegabili.

Mentre sono in piedi nel corridoio, affacciato al finestrino di fianco al simpatico interlocutore bosniaco, un giovane ubriaco grida da finestrino che la Banja Luka è Serbia, che anche il Kosovo è Serbia e che la Serbia è l'unica madre degli jugoslavi. Il bosniaco quasi si vergogna e mi fa notare che l'uomo è ubriaco, ma occorre ammetterlo: ci sono ferite che, anche se rimarginate, lasciano cicatrici indelebili.

Considerato che la Bosnia - Erzegovina è una nazione a maggioranza islamica (con l'ovvia distinzione ortodossa della Srpski Republika), non è affatto casuale osservare che sulle colline spiccano minareti e campanili di chiese cattoliche a non molta distanza le une dalle altre. Sembra quasi una competizione, uno slancio verso l'alto per prevalere gli uni sugli altri nella corsa verso il cielo.

Atipico, certamente, soprattutto se si considera che qui, a dispetto della geopolitica, siamo nel cuore dell'Europa storica, di quel continente che ha visto nel passato molti più "blocchi contrapposti" di quanti la guerra fredda ci abbia abituati a conoscere. Alcuni esempi: l'impero asburgico, l'impero tedesco, l'impero russo, l'impero ottomano, l'impero britannico e così via.

Ore 14,00 - Case grezze, molte delle quali ancora deturpate dai colpi di arma da fuoco e dai mortai: groviera di cemento, grigio e triste immerso nel verde brillante dei boschi che circondano parecchi brandelli di muro. Molte famiglie hanno ricostruito le case dipingendole con colori accesi, alcuni anche pacchiani: rosa, verde, arancione...come se si volesse cancellare per sempre la tragica monotonia della guerra.

Altre abitazioni, invece, sono ancora in fase di costruzione, su queste spiccano i mattoni forati, con quel loro colore rosa salmone che indica ancora la precarietà dei "lavori in corso". Ultimo accenno: alcune case rinascono ad immagine e somiglianza dei ruderi che vi si ergono accanto, come un'istantanea di passato e presente.

Ore 15,00 - Ho messo ampiamente in preventivo che i tempi di percorrenza sarebbero stati decisamente balcanici e quindi poco puntuali. Dovrei arrivare tra poco, in realtà manca ancora un'ora a Sarajevo. Ma non importa, ne approfitto per scegliere sulla Lonely Planet il mio prossimo alloggio.

La mia attenzione si sofferma sull'albergo Villa Orient, nel pieno centro storico della Bascarsija, il quartiere più caratteristico e vivace della città. Ho pochi giorni a disposizione ed una caviglia precaria, perciò approfitto del lato positivo: un budget molto più elevato in seguito alla riduzione dei giorni di viaggio. Il prezzo mi sembra adeguato, credo che sia un posto confortevole, inoltre è in pieno centro.

Ore 16,15 - Sarajevo, dunque. Per anni ho sognato questo momento, da quando la mia mente ha cominciato a viaggiare attraverso i Balcani alla ricerca del mio remoto futuro. Mi sento a mio agio, nonostante l'ambiente sia diverso da quello sloveno o croato che sono molto più abituato a frequentare.

Un primo "faccendiere" mi domanda se sono interessato ad un ostello ma rifiuto cordialmente. Cambio le kunas che mi sono rimaste da Zagabria così ho subito a disposizione i marchi necessari per pagare un taxi. Quando esco dall'ufficio di cambio vengo ancora importunato dallo stesso "faccendiere", ma stavolta il mio cenno di rifiuto è meno cordiale: detesto l'insistenza!

Arrivo nei pressi del marciapiede dei taxi, un ragazzo molto giovane mi viene incontro, penso che sia un altro "faccendiere" così cerco di evitarlo e mi rivolgo ad un tassista più anziano: non parla inglese, così mi dice di rivolgermi al collega...che è proprio il ragazzo del quale ho tentato di sbarazzarmi! Che figuraccia! Nema problema, il giovanotto è simpatico (credo sia anche più giovane di me) e gli piace spingere sul pedale: la sua guida è vivace e la musica che scorre in radio mi mette subito di buon umore.

Il primo impatto con Sarajevo è molto gradevole, non è la prima volta che mi capita di calarmi in un ambiente dal chiaro aspetto musulmano, perché parecchi anni fa sono stato a Tunisi. Ma qui è diverso, perché l'impronta europea (cattolica - ortodossa o semplicemente laica) si fonde perfettamente con la dimensione islamica lasciata in eredità dall'Impero turco - ottomano.

Appena giunto a Villa Orient, vengo accolto da una receptionist molto gentile: pago per due notti e raggiungo la mia stanza. Ho bisogno di una doccia, così ne approfitto anche per fare gli sciacqui caldo - freddo alla caviglia...perché lei di lasciarmi in pace sembra non volerne sapere proprio! La stanza è molto confortevole: TV satellitare, aria condizionata, ed un letto spazioso da una piazza e mezzo.

Il panorama è abbastanza piacevole, calato fra i tetti dei ristoranti e delle abitazioni che circondano l'albergo. Affascinante quando cala il buio, luci soffuse, comignoli fumanti e segreti da "mille e una notte" che sembrano nascondersi dietro alle tende rosse che arredano le case adiacenti.

Ore 20,00 Fame! Aziono l'ormai celeberrimo "Cercacibo", una specie di "Tom Tom Go Alimentare", tu gli dici cosa vuoi mangiare e lui ti trova il ristorante adeguato conducendoti fino al tavolo! Passeggiando per le vie del centro, con la digitale in costante attività nel frattempo, noto l'insegna di un ristorante tipico: "Sedef", che credo sia il diminutivo del brianzolo "Se de fà cusè".

Mi ispira, seguo le indicazioni ed entro nel cortile...Bello! Il ristorante mi sembra pulito, è ben illuminato ed il profumo è invitante. Chiedo di parlare in inglese, così un omone che credo sia il proprietario, chiama con una certa severità la figlia...la giovane, peraltro molto carina, mi chiede subito cosa desidero bere.

Birra, ovviamente, ma mi domanda (nel rispetto della presenza musulmana), se alcolica oppure analcolica. Sebbene nel corso di tutte queste vacanze dovrò evitare eccessi etilici per non mettere a rischio la caviglia, posso certamente concedermi il piacere di una "Sarajevska".

Inoltre ordino un bel piatto di cevapcici avvolto in una sfoglia croccante...ma prima: il colpo di genio! Ricordando le meravigliose "cene balcaniche del Todeschini", chiedo "hleb i sol" (pane e sale). La giovane capisce al volo (pare che in Bosnia preferiscano "hleb" per indicare il pane) e mi porta un cestino di vimini ricco di pane bianco. Straordinario! Semplice e genuino, spontaneo...pane e sale, insomma!

Ore 21,00 - Il conto non è certo salato come il pane, anzi...sazio e soddisfatto incomincio la mia passeggiata notturna alla scoperta del centro storico. L'atmosfera è frizzante le strade sono piene di turisti provenienti da tutto il mondo, moltissimi giovani indossano abiti rigorosamente occidentali, all'ultima moda, oserei dire. Sono poche, in realtà, le ragazze bosniache che indossano capi islamici.

 

Una foto notturna della meravigliosa Biblioteca Nazionale di Sarajevo
 

I ristoranti, i bistrot e i bar sono affollati, i negozi delle grandi marche si alternano alle bancarelle e alle botteghe, chiese e moschee risplendono di luci catturando scatti fotografici come se fossero istantanee di momenti irripetibili. Bagliori nella notte proiettati verso l'alto come se le scie luminose dei missili qui non fossero mai passate, nemmeno per sbaglio. Eppure la verità, la verità atroce della guerra si nasconde a pochissimi chilometri da quell'eccezionale crocicchio culturale. Ma io ancora non ho potuto rendermene conto. Lo farò presto, sicuramente già domattina.

Ore 23,00 - Le mie attuali condizioni fisiche non mi consentono di godermi la mondanità sarajevita: è meglio riposare, perché domattina dovrei visitare Mostar.

8 agosto 2009, ore 7,00 - Puntualissimo, mattiniero e gravido di buoni propositi itineranti. Sciacquo la caviglia, faccio ginnastica, la fascio come di consueto e sono pronto per una colazione che si rivela ottima, soprattutto perché consumata in una saletta elegante e molto caratteristica.

Dunque, oggi voglio andare a Mostar. Sto per salire sul tram, ad un tratto la maniglia della porta si sposta verso l'esterno, così per evitare di cadere sono costretto a forzare proprio sulla caviglia destra! Una fitta mi assale...mi siedo immediatamente e penso che forse potrei già essere alla fine del viaggio.

Il tram mi dovrebbe portare alla stazione degli autobus, ma sbaglio e scendo troppo presto! Confondo il centro sportivo (costruito in occasione delle Olimpiadi invernali del 1984) credendo che sia la stazione! A terra rimane ancora qualche resto della festa rock che si è svolta stanotte.

Qualche giovane svogliato cammina nelle vicinanze del bar, alcuni avventori sono seduti fuori ai tavolini del centro commerciale. Qui inizio a temere di essere vittima di una delle peggiori forme di stregoneria che le pratiche magiche conoscano dalla notte dei tempi: la "santeria cubana"...una forma terribile di voodoo!!

Certo, perché se già non bastava la caviglia, un dolore improvviso mi colpisce alla schiena! Temo ci sia un pupazzetto che mi assomiglia completamente infilzato da spilli celato in qualche sinistro luogo popolato da sordide megere! A stento mi reggo in piedi...forse è meglio se resto a Sarajevo ed evito di andare a Mostar...

Ore 10,00 - Dopo aver acquistato un bel paio di scarpe nuove al centro commerciale, mi siedo al bar in attesa che magari, almeno il mal di schiena mi lasci tregua...Macché! Ciononostante non mi fermo, visito in sequenza il Museo Nazionale ed il Museo di Storia.

Sono facilmente raggiungibili dal quartiere sportivo (Skenderija) percorrendo il sinistro Viale dei Cecchini. Si chiama così proprio perché durante la guerra civile, i passanti erano costantemente sottoposti al tiro dei cecchini nemici: insomma, andare a fare la spesa, recarsi a scuola o al lavoro poteva essere letale. Sono ancora molti gli edifici che denunciano i segni innegabili dei colpi di arma da fuoco.

Ore 11,30 - Il Museo di Storia ripercorre tutti i momenti fondamentali della storia jugoslava e delle tremende pagine inerenti alla guerra civile. La quotidianità sbattuta con freddezza sullo spettatore ribadisce ancora una volta che la guerra sia quanto di peggio si possa augurare ad un popolo.

L'esercito bosniaco è equipaggiato alla meglio: divise senza anfibi, con scarpe da ginnastica certamente comode ma inadatte allo scopo, abiti civili con cartucciere e cinture tattiche improvvisate. Poi la timida e tremebonda normalità casalinga sotto il tiro dei mortai e dei cecchini: caffettiere, televisori, tovaglie e centrini per esorcizzare la paura di un paese irriconoscibile.

La mia mente è un agglomerato di sofferenze: compassione per chi ha vissuto quei momenti, angoscia per una caviglia che fa male, paura di non poter continuare. Senza rendermi neanche troppo conto che il mio malessere è microscopico rispetto agli immensi patimenti che hanno subito le popolazioni balcaniche nel loro recente passato.

Ore 12,30 - Prendo un taxi per ritornare in albergo. Non ho fame, mi sdraio e rifletto. Rifletto per ore guardando la televisione, Rai Educational trasmette un documentario molto interessante sugli immigrati italiani in Belgio che dopo la seconda guerra mondiale hanno abbandonato il loro paese per lavorare altrove.

Avrei voluto raggiungere i miei amici monfalconesi alla fine di questo viaggio per festeggiare insieme il "triplice compleanno" di Lele, Luigi e Davide, ma il mio umore attuale rende questa ipotesi sempre più remota. Trascorro almeno quattro ore sdraiato sul letto e solo il mal di schiena mi dà tregua: so bene come sciogliere i muscoli contratti e con qualche sforzo la rimetto quasi a posto manipolandola con la mi stessa mano destra.

Ma per la caviglia la situazione è diversa. La mia giornata viene scandita dal richiamo del muezzin, che invita i fedeli alla preghiera, fino all'imbrunire, quando finalmente provo a reagire. È il momento più basso e deprimente del mio viaggio, eppure quella cantilena del muezzin mi conferisce l'emozione di un'atmosfera mai respirata finora, per la quale probabilmente è valsa la pena di partire ugualmente.

Ore 18,00 - Una merenda che sa più di cena: ancora cevapcici, ma stavolta da Hodzic, di fronte al mio hotel. Mi sembra che la caviglia abbia allentato la morsa, sono in grado di passeggiare, consolato dall'i-pod che non si stanca di sostenermi. Risalgo il lungofiume e scopro il Ponte Latino, dove Gavrilo Princip il 28 giugno del 1914 uccise l'Arciduca Francesco Ferdinando scatenando la Prima Guerra Mondiale.

Sto camminando sulla Storia, la rivivo sospeso sul fiume, come se l'odore della polvere da sparo e di carne umana bruciata nelle trincee dopo quell'evento non se ne fosse mai andata dall'Europa.

Ore 19,00

Passeggio per il parco, dove una grande scacchiera intrattiene i giocatori e gli spettatori pomeridiani. Prima di andarmene, incontro Ivo Andric...

Ore 20,30 - Cala il buio su Sarajevo ed io sono già molto stanco. Stamattina sono riuscito ad acquistare il biglietto per Belgrado...mi attende una "levataccia" poiché l'autobus parte alle 6,00 quindi alle 5,00 dovrò già essere in piedi. Fortunatamente oggi pomeriggio ho acquistato degli ottimi biscotti al cocco e una Red Bull in mancanza del caffè.

Forse il mio stato di depressione latente mi aiuta ad assopirmi, eppure non voglio fermarmi e domani mi attende Belgrado.

9 agosto 2009, ore 5,30 - Il taxi mi trasporta verso la stazione degli autobus: fa freddo, i musulmani si recano alla preghiera, le luci sopite di una Sarajevo ancora divisa tra dormienti e non dormienti a seconda del credo religioso, mi salutano con benevolo affetto.

Mi dispiace di dover lasciare questa città che mi ha visto soffrire per colpe ad essa non imputabili. Ma credo mi abbia lasciato molto, da raccontare e da ricordare. Tornerò, con la convinzione che il mio futuro non è mai stato così chiaro, a dispetto delle tenebre che ancora avvolgono la città.

Mi fermo al bar, bevo un caffè, l'autista chiacchiera con l'assistente di viaggio, qualche passeggero si avvicina alla banchina mentre comincia ad albeggiare. Tra poco si parte...

Ore 6,30 - Si sale verso le montagne, immerse nel verde tra ruscelli, sogni e tragedie, cielo plumbeo, ruderi di case abbandonate dopo la guerra, montagne fredde ed imperturbabili persino dopo aver visto scorrere fiumi di sangue. In cuffia parte la colonna sonora di "Underground" (musiche di Goran Bregovic e regia di Emir Kusturica).

Questi sono i Balcani che desideravo, sono i Balcani che mi mancavano, sono i Balcani di cui non potevo fare a meno ancora prima di conoscerli fisicamente. Intanto scrivo, appunti su appunti. Nonostante tutto, sono contento...

Ore 10,00 - Talvolta mi addormento, sfidando qualsiasi legge della fisica, il mio collo ondeggia come quello di un pupazzo in balia dei capricci di un moccioso.

Ore 11,00 - Credo sia il viaggio più confortevole effettuato finora. La periferia serba è ordinata e pulita, talvolta spunta qualche piccola chiesa ortodossa, i cortili sono ben curati. La prima percezione è decisamente europea.

Ore 12,30 - Siamo alla periferia di Belgrado, nei pressi dell'autostrada che conduce all'aeroporto: ripenso al film "Maradona by Kusturica" e rivedo gli stessi luoghi ripresi mentre Kusturica accompagna "el pibe de oro" presso la sua abitazione. Incomincio a sentirmi davvero a mio agio.

Ore 13.00 - Appena "sbarco" a Belgrado il mio primo pensiero è rivolto all'acquisto del biglietto per Budapest, fra due giorni, dopodiché sono pronto per cercare un alloggio. Prendo un taxi che mi conduce al vicino Hotel Moskva: consigliato dalla Lonely Planet, è uno degli hotel più esclusivi e caratteristici di Belgrado. L'edificio è storico, sia all'interno che all'esterno è in stile Art Nouveau.

Elegante ma non eccessivamente costoso per le tasche di un europeo che a causa delle avversità ha visto diminuire le proprie ferie ma aumentare di conseguenza il budget. Forse a causa del mio abbigliamento non troppo "manageriale" e del grande zaino che porto in spalla, il giovane della reception mi comunica subito il prezzo: circa 110 euro a notte, con colazione inclusa.

Ma posso scegliere la camera e mi accompagna a visionarne due. Vuole persino portarmi lo zaino, ma effettivamente mi dispiace, ha più o meno la mia età, mi sembra troppo! La prima stanza che mi mostra è splendida: sembra lo studio di Tolstoj! Ma purtroppo ha due letti separati. Mi avverte che c'è anche un'altra stanza con il letto matrimoniale al prezzo della singola.

È arredata allo stesso modo ma senza panorama ed in una posizione decisamente più sacrificata. Ma la accetto, perché scelgo la comodità per me e la mia caviglia...Ah, ah!!

Ore 14,00 - Non ho intenzione, al momento, di esplorare la città alla ricerca di un ristorante, dal momento che fa un caldo tremendo! Stavolta mi lascio sedurre da un boccone di globalizzazione al fast-food. Dopo aver consumato quel pasto ipercalorico, mi avvio in direzione del Parlamento, quello reso celebre negli anni della guerra in Kosovo.

Proseguo e dopo qualche centinaio di metri vengo sopraffatto dalla calura. Mi fermo all'ombra per bere un caffè ed un bicchiere d'acqua e maturo il proposito che forse è meglio ritornare in hotel, riposare e uscire con comodo stasera.

Ore 17,00 - Riposo e penso alle prossime visite auto-guidate.

Ore 19,00 - Potrei cominciare ad occuparmi della cena. Trovo alcuni indirizzi che mi sembrano interessanti sulla Lonely Planet, ma nel frattempo ne approfitto per scattare parecchie foto notturne attraverso l' "europeissimo" (a dispetto dei diffidenti) centro di Belgrado.

La città è molto vivace, attiva, molti giovani, coppie, studenti e turisti che affollano i bar, i bistrot, le piazzette e i luoghi di svago disseminati negli ampi viali belgradesi. Mi fido della Lonely Planet e raggiungo un ristorante cinese. Rimembrando le innumerevoli serate nippo - sino - thailandesi meneghine del fine settimana, giudico decisamente all'altezza il locale. Il servizio è eccellente, ottime le portate ed il personale è molto cordiale.

Ore 21,00 - A stomaco pieno qualsiasi passeggiata risulta necessaria. Non voglio sforzare la caviglia ma riesco comunque a godermi qualche sprazzo di fresca serata belgradese. Il caldo si è decisamente attenuato e così posso avventurarmi quasi nei pressi dello zoo, dove un bel parco ospita innumerevoli forme di vita: tra queste diffusissime specie autoctone di suini da camporella, noti con il nome scientifico di "Camporellidi".

Ore 23,00 - Sarei stanco, ma mi frulla nella testa un primo microscopico bilancio riguardo ai nuovi incontri: zero! Certamente il fatto che alloggi da tre giorni in albergo non aiuta molto a socializzare, ma stranamente nemmeno sul treno e sull'autobus ho attaccato bottone. È abbastanza atipico...

Ore 23,30 - Mi godo il matrimoniale, con la certezza che se domani verranno confermati i progressi della mia caviglia potrò visitare parecchi luoghi!

10 agosto 2009, ore 8,30 - La Lonely Planet ha ragione: ogni giorno qui cambia il tappeto dell'ascensore con il nome del giorno in caratteri latini e cirillici. Ma veniamo alla colazione: un tripudio! Mi concedo con impareggiabile lussuria l'anguria (che diventerà una compagna di viaggio frequente nel prosieguo).

Oltre ovviamente a pane, prosciutto, bacon, uova strapazzate, latte, acqua, caffè...un'abbuffata degna di uno zar...d'altra parte sono o non sono all'hotel Moskva? Approfittiamone! Nel tavolo di fianco al mio chiacchierano abbastanza vivacemente quattro ragazze russe.

 

Lo storico Hotel Moskva di Belgrado, costruito in "art nouveau" aprì nel 1908...
 

Ore 10,00 - Ieri sera ho scoperto un negozio di articoli militari serbi, ovviamente a quell'ora era chiuso.
Ma stamattina è aperto e io mi ci fiondo come un bimbo a Mirabilandia. Acquisto una maglia di cotone a maniche lunghe americana (americana? Ma come? Almeno mancano quelle della Nato...).

Vado oltre, compro una cintura tattica nera, con tanto di porta - oggetti, che presto verranno abbandonati a causa della scarsa qualità dei bottoni e dulcis in fundo...la tamarrata! Sìììììììììì: un portachiavi a dimensioni ridotte di un bel paio di manette!!! Questo a Berlino spacca! Preso...

Ore 11,00 - Sono in un internet point e mi domando anche su facebook: "Perchè in Serbia negli Internet point si ascoltano Bon Jovi, Alice Cooper e Brian Adams mentre in Italia dobbiamo sorbirci Arisa?" Alla mia domanda, per quanto retorica, rispondono perfino due amici!

Ore 12,30 - Rientro in hotel, giusto in tempo per godermi una scena degna delle migliori "burinate" all'italiana. Qualora la descrizione a seguire non fosse sufficiente a darne un'idea adeguata, vi consiglio di guardare il film "Grande, grosso e Verdone" (l'ultimo scritto, diretto ed interpretato da Carlo Verdone) focalizzando la vostra attenzione sui protagonisti dell'ultimo episodio.

Insomma, sto dando un'occhiata ai souvenirs dell'albergo, quando ad un certo punto entra un gruppo di clienti italiani: due donne ed un uomo sulla sessantina. "- Ahò, a coso!! Senti un po', ma diceva che qui cambiavano er tappeto tutti i ggiorni, un ber tappeto, de classe...Ma do sta, aho!" Risponde il marito: "- Non lo so...amò!" "- Macchè non lo so, non lo so, dije un po' ar coso lì, quello dell'albergo de cambiallo, perchè o dice pure a guida!

Lo deve da cambià, lo vojo vedè io sto tappeto novo!" Ebbene, io temo che i "signori" si siano confusi con il tappeto dell'ascensore che, questa è la vera particolarità, viene sostituito ogni giorno e sul quale è impresso il nome della giornata in corso. Ma non desistono: "- Ma che cazzo, a Tibè...ma uno paga pure pe vedè na robba particolare, no?" E l'amica annuisce. Bontà loro...

Fortunatamente il problema del pranzo è praticamente inesistente, dal momento che a colazione mi sono riempito come una anaconda dell'Amazzonia. Pertanto ritorno in hotel per riposare e, dopo circa un'ora sono pronto per ripartire: obiettivo la fortezza di Belgrado.

Ore 14,00 - Potrei prendere il tram, magari perfino un taxi...No! Oggi no! Sento che le forze stanno tornando, proverò a camminare quasi ai miei chilometrici ritmi estivi (e non solo). Mi avvio nella direzione del parco - zoo, per poi risalire di buona lena le alture della fortezza. Spinto dagli Ianva (Si legge ianua in quanto la "v" è la "u" latina), con il meraviglioso "Disobbedisco!", un avvincente percorso storico a cavallo tra la prima guerra mondiale e il primo dopoguerra, mi fermo per un attimo ad un chiosco.

Forse a causa del contesto, così vicino alla quiete domenicale del Parco di Monza, del Prater di Vienna (magari non proprio di Parco Lambro a Milano), mi viene una gran voglia di gelato. La signora non parla una parola di inglese, ma prima di iniziare la sensazionale pantomima dei gesti primitivi "modello Neanderthal" per farsi capire, scopro che parla tedesco...Kein Problem!

Ore 14,30 - Mentre gusto il "gelatino" salgo, scarpino e mi imbatto nel museo all'aperto dell'arsenale. Qui è stato raccolto un po' di tutto: obici e cannoni austriaci, tedeschi, italiani, francesi. Oltre ovviamente a parecchi carri armati, mezzi blindati e missili sinistramente conservati dalla Guerra del Kosovo. I bimbi giocano, i grandi li immortalano seduti sui tanks e sulle jeep...

Intanto, mentre il disco degli Ianva giunge alla parte che rivive l'esperienza fiumana, io raggiungo il picco della fortezza: uno splendido balcone sul Danubio dal quale si domina l'intero territorio di Belgrado e la sua periferia. Da qui sono passati turchi, austriaci, serbi, tedeschi, un crocevia di razze come quel meraviglioso filo blu che corre attraverso l'Europa orientale: il Danubio, appunto.

Ore 16,30 - Sento che non è ancora il momento di fermare la mia marcia, anzi...Scendo dalla fortezza e mi incammino attraverso un quartiere abbastanza periferico: palazzi alti ed un vago senso di degrado, da hinterland milanese, insomma!

Ancora poche centinaia di metri e sarò sulle sponde del Danubio: finalmente raggiungo il fiume, attraversando la pista ciclabile. Non lo vedevo da tre anni, da quando in un solo colpo lo avevo inseguito tra Vienna e Budapest. Ma ora, proprio ora che ho ritrovato il Danubio, capisco che un giorno o l'altro dovrò risalirlo: come Magris, come Rumiz, o semplicemente come lo farei io...a modo mio! A nuoto? Idea, idea, idea ! Magari sto scherzando...XD

È giunto davvero il momento di una pausa e trovo subito il luogo adatto. Come in tutte le città sul fiume (o sui canali) che si rispettino, anche a Belgrado ci sono parecchie imbarcazioni attraccate al lungofiume che fungono da bistrot, sale da ballo e ristoranti. Se ne possono trovare a Parigi, Varsavia, Budapest, persino a Milano lungo i Navigli (che meritano di essere ampiamente valorizzati perché sono un capolavoro di tecnica e di bellezza).

Mi accomodo da Tadeus, forse perchè mi ispira il nome...Taddeo! Mentre mi scolo una birra ghiacciata comodamente seduto sul divano, una ciabatta di gomma nera galleggia stancamente lungo le acque del fiume...peccato che non ci sia anche l'altra! A quest'ora nel locale ci sono solo io, insieme ad una coppia abbastanza curiosa.

Ore 17,30 - Rimetto le ali (alle natiche) con una Red Bull e proseguo sulla via del ritorno. Noooo, non ci credo: incrocio un tizio con uno di quei cani enormi, bianchi con il pelo fulvo adatti soltanto ai climi invernali, è identico a quello del vicino di casa del Gallo, che (molto poco simpaticamente) lo ha ribattezzato "Pulcettone"!

Credo sia un "difetto di produzione", perché anche quell'esemplare deve essere trascinato con forza per spostarlo, dal momento che spesso si pianta in mezzo alla strada e osserva con sguardo ebete il padrone che sacramenta. E' un cane che per essere caricato in macchina richiede un tempo compreso fra due e tre ore di fantozziani tentativi, almeno nella versione commercializzata in Brianza!

Ore 18,00 - Il quartiere, cosiddetto "bohemien" di Belgrado. Chissà perché ogni luogo frequentato da artisti, letterati (veri o presunti) e studenti, deve esistere in ogni città con questa definizione. Vero che nomi "sinistri" come Boffalora, non sarebbero altrettanto romantici, ma da qui a definirla la Mont Martre belgradese ne passa di acqua (del Danubio) sotto i ponti!

Ore 19,30 - Ora, finalmente, dopo una lunghissima giornata belgradese, posso pensare ad una meritata cena. La pigrizia (e la scarsità di tempo a disposizione) mi convincono, ancora una volta a fidarmi della Lonely Planet. Scelgo il ristorante tipico "?". Avete capito benissimo, non si tratta di un errore di battitura né di codifica del vostro pc. In principio, essendo proprio davanti alla cattedrale ortodossa, si chiamava "Alla Cattedrale".

Ma dal momento che i monaci di quella cattedrale sono ortodossi in tutti i sensi, a suo tempo hanno aborrito categoricamente il nome. A quel punto il proprietario del ristorante, per evitare polemica ha risposto con stile ed un pizzico di sarcasmo ribattezzando il proprio locale con un punto interrogativo, ossia "?".

Motivi giuridici a parte, la cucina è ottima. Per l'occasione ordino una cotoletta alla karadjordjevic: si tratta di una bistecca impanata farcita di formaggio e prosciutto ed avvolta come un involtino. Decisamente gustosa se accompagnata con una fresca birra chiara. Eccezionale contorno di patate fritte ed insalata di pomodori, caffè ed ottima slivovica. Il conto non è assolutamente salato, solo il servizio è un po' lento, forse perché c'è poco personale.

Al tavolo di fronte al mio noto un ragazzo che sta aspettando il conto, come me, da oltre dieci minuti. Mi sembra italiano, ma in realtà ci scambiamo solo uno sguardo di vaga intesa poiché entrambi stiamo attendendo il conto da parecchio...

Ore 20,30 - Saldato il conto, sono pronto per ripartire, ma stasera avrò poco tempo a disposizione per passeggiare. Domattina mi attende un viaggio lunghissimo verso Budapest. Una volta lì dovrò trovare un albergo per due notti. Dopodiché scatterà la missione "Berlin 4", ossia la quarta volta a Berlino. Da lì scatterà l'ultima spedizione verso il Baltico, destinazione Danzica.

Ore 23,00- Esausto, ma la missione "Danza Balkanika" può dirsi compiuta con successo!

11 agosto 2009, ore 8,30 - Grandissima colazione ed una bella passeggiata verso la stazione. Non riesco nemmeno a spendere gli ultimi dinari che mi rimangono, perché non ci sono souvenirs o oggetti interessanti intorno alla stazione. Mi procuro il pranzo ed attendo il mio treno al binario corrispondente.

Ore 9,30 - Una ragazza mi chiede se il binario per Budapest è giusto: confermo.

Ore 10,00 - Ormai il treno è in ritardo, che succede? Inizio a chiacchierare con la ragazza bionda che mi ha chiesto informazioni. È olandese e sta andando al Sziget (concerto). I passeggeri si ammassano in testa al binario, in attesa che arrivi il "treno fantasma" per Budapest.

Alla conversazione si aggiungono un ragazzo serbo (Marko) ed uno italiano...Ma è il ragazzo che aspettava il conto ieri sera al ristorante! Ci presentiamo, ricordando l'uno il volto dell'altro in quel del ristorante e la compagnia si allarga! Ciao Carlo!

Ore 11,00 (forse, ma ormai nei Balcani il concetto di tempo è diventato relativo e, considerata la compagnia non mi dispiace affatto!) - Si parte!

Ore 11,05 - Alla nostra allegra compagnia si unisce anche un ragazzo americano, così cominciamo a chiacchierare di tutto: viaggi, storia, letteratura, musica...Si trasforma in un incredibile treno balcanico, alla Kusturica, alla Gogol Bordello: un agglomerato di suoni e musica improvvisati con tamburi, sonagli e bacchette.

Oltre, ovviamente ai "doppi ascolti" in cuffia con l'I - pod. Io e Marko raccontiamo un po' di storia dei Balcani a Dave, che in quanto americano, è curioso di capire cosa sia effettivamente successo in queste terre nel corso dei secoli.

Ore 13,00 - 14,00 - 15,00 e così via... - È tutto magico, potrei dirvi che tra finestrini abbassati, risate e storie di viaggio il tempo diventa inesistente, non ci accorgiamo delle ore che passano, nemmeno quando iniziano ad essere molte, troppe se fossimo soli.

Una canzone su tutte: "Crazy train" di Ozzy con il treno lanciato attraverso la campagna della Vojvodina e l'aria fresca che soffia sulle nostre giovani fronti. Ognuno di coloro che amano i Balcani, almeno una volta nella vita, dovrebbe provare un'esperienza di viaggio così semplice quanto ricca di fascino e serenità.

Ore 18,30 - Budapest, tre anni dopo. Qui approdai nel 2006, quel famoso viaggio che ancora oggi considero come la "prova del nove" che mi ha convinto del mio eterno amore nei confronti dell'Europa centro - orientale.

Per alcuni le strade si separano: Marko e Dorien raggiungono i loro amici presso l'isola di Sziget, Carlo rimane a Budapest in ostello per due notti prima di andare al festival mentre Dave vuole prima controllare se può partire stanotte per l'Ucraina. In biglietteria c'è una fila chilometrica, così andiamo presso un hotel che ho trovato su internet, praticamente attaccato alla stazione di Keleti pu.

C'è solo una stanza, singola. Ma in un albergo vicino hanno due stanze singole libere. Siccome Dave non è ancora sicuro se riuscirà a partire stasera per l'Ucraina, rimaniamo d'accordo in questo modo. Io prenoto l'albergo vicino e mi metto al sicuro per le prossime due notti.

Dave, invece, proverà a sapere se è possibile partire subito oppure se dovrà fermarsi una notte a Budapest. Ci salutiamo senza sapere quale sarà il nostro reciproco destino.

Ore 19,30 - Mentre sto sbrigando le pratiche del check - in all'hotel, squilla il telefono della reception: il receptionist dice che è per me..."- Per me? Ma chi è?" Replica: "- È un tuo amico americano". Grande! È Dave, siccome non può partire stasera, ha prenotato l'unica camera rimasta nell'altro albergo! Beh, appuntamento alle 21,30 per la cena!

Ore 21,30 - Sebbene conosca Budapest con una certa sicurezza, non mi accorgo che tre anni fa alloggiavo nelle vicinanze della stazione di Nyugati pu., non Keleti pu. Perciò mi manca qualche punto di riferimento. Vorrei portare Dave a cena al meraviglioso ristorante toscano, "il terzo cerchio", ma a causa della fame e della stanchezza non riusciamo a trovarlo...eppure saremmo vicini!

Poiché la nostra fame non può più attendere, ci fermiamo in un

bel pub, pieno di giovani dove ci godiamo una birra da mezzo, una specie di hamburger e patatine fritte con cipolle. E' commestibile e quindi va bene...

Ore 22,30 - Budapest, come di consueto, è vuota. Il motivo? Budapest è una città discreta, che vive di notte nei palazzi, dove si consumano gran parte delle storie di sesso (gratuito o a pagamento) che tanto eccitano i miei connazionali. Molti, italiani, infatti, sono convinti che appena si arriva a Budapest ci siano eserciti di "cagne in calore" disposte ad esaudire qualsiasi loro desiderio senza neanche la fatica di procurarsi alcun indirizzo utile.

Una specie di "comitato di benvenuto" in topless...Ebbene, a dispetto dei luoghi comuni, anche in questo Budapest sa essere elegante e riservata. Tuttavia non è un caso se il buon "Rocco nazionale" (sì, proprio il Siffredi censurato per la pubblicità delle patatine...) si sia trasferito a vivere qui...

 

La stazione ferroviaria di Keleti pályaudvar (Keleti pu.), ossia la stazione orientale
 

Ore 23,00 - Nel rispetto della tradizione itinerante, si trascorre la serata amichevolmente: Dave è laureato in letteratura, così non possiamo davvero fare a meno di menzionare Hemingway davanti ad una birra e ad un Bailey's con ghiaccio.

A mezzanotte siamo entrambi esausti. Domattina Dave partirà molto presto, mentre io riprenderò comodamente contatto con la città di Budapest. Probabilmente comprerò il biglietto per la prima giornata del festival di Sziget.
Ci salutiamo immensamente soddisfatti per la grande giornata trascorsa insieme...buona fortuna e buon viaggio!

12 agosto 2009, ore 9,30 - Non è davvero cambiato nulla, ritrovo tutti i miei punti di riferimento a Budapest a alle dieci sono già in fila per il biglietto del Sziget. Quando avevo programmato il viaggio (prima di farmi male, ovviamente) avevo già messo in preventivo che avrei trascorso almeno una giornata a Sziget, come tre anni fa.

Stasera, onestamente, andrei per i Backyard babies, ma in realtà che conta davvero del Sziget è "l'evento in quanto tale". Sziget, infatti, non è solo musica, è divertimento allo stato puro dal momento che è possibile fare qualsiasi cosa: lanciarsi con il paracadute, fare buggy jumping, ballare, senza considerare i fiumi di birra a prezzi contenuti che scorrono nel corso della manifestazione.

Qui ciascuno è libero di "esprimersi", a prescindere dal fatto che comunichi come uno scimpanzè, un homo sapiens o un australopiteco. Qui si trova veramente di tutto e persino Darwin ne rimarrebbe sorpreso!

Ore 11,30 - Dopo mezz'ora di fila ottengo il "braccialetto arancione", ossia il biglietto per il primo giorno. A pranzo ho appuntamento in piazza Andrassy con Carlo, il ragazzo italiano che ho conosciuto ieri in treno. Per l'occasione gli propongo di andare al costoso (ma grandioso) "Terzo cerchio", un ristorante toscano di ottimo livello.

Ore 13,00 - I momenti che adoro: amicizie nate in viaggio, come per incanto, che si sviluppano davanti ad una birra e ad un bel piatto di tortellini alla panna. Si parla della propria vita, dei propri sogni e delle proprie passioni...si scopre l'importanza del viaggio e la ricchezza umana che ne deriva.

Ore 14,00 - Siccome Carlo ha conosciuto un altro ragazzo bolognese in ostello (Nico), mi propone di aggregarmi a loro per una birra in compagnia prima di andare a Sziget. Accetto di buon grado e così mi ritrovo con Carlo e Nico, a chiacchierare di viaggi, studi e "precariato". Ci salutiamo, Carlo andrà domani a Sziget, in pratica quando io sarò già partito alla volta della mia Berlino.

Ore 16,00 - Sarei abbastanza affaticato. Dunque, nel 2006 (tra l'altro portavo ancora i capelli lunghi) andai a piedi (credo setto, otto chilometri) all'isola di Sziget dal centro di Budapest. Quest'anno sarebbe assurdo sforzare la caviglia, perciò concordo il prezzo con un taxi. Quest'anno mi tratto davvero bene...

Ore 17,00 - Atmosfera allucinante! Grande emozione nel rivedere Sziget tre anni dopo! Molto è cambiato a livello di immagine. Tre anni fa era già un evento di ottima qualità, ma ormai l'impatto mediatico e la fama che ha acquistato (con tutti i pregi e i difetti che ne conseguono) lo ha reso un evento di portata internazionale.

Ore 17,30 - Invettive (più o meno comiche) e danze sfrenate con gli Ska - P. ragazze sbronze che ballano scalze, con i piedi più neri della pece, omoni grassi che ruttano all'unisono, egocentrici palestrati (palestrati dallo sfinter paonazzo direbbero i Trans Europa Express, oggi ribattezzati Koza Noztra) mostrano con orgoglio le tartarughe sui loro addominali.

Io scelgo stranamente la strada analcolica, forse proprio perché con una tale folla preferisco restare perfettamente vigile e non rischiare terribili infortuni.

Ore 18,30 - Al primo giorno sono praticamente già tutti devastati. Ma alcune "perle" meritano di essere citate con dovizia di particolari. Innanzitutto le "piramidi plastificate" che fungono da "vespasiani". Ebbene, voi prendete quattro ubriachi, metteteli sulla stessa struttura a quattro lati adibita ad orinatoio ed immaginate (anche se ci vuol poco) cosa può succedere se si mettono a pisciare mentre la "piramide" ondeggia.

È praticamente impossibile non pisciarsi addosso...e loro ridono! Ridono come il pubblico allo Zelig, si sganasciano al pensiero di condividere la propria urina con quella di altri popoli ed altri paesi...questa sì che è globalizzazione positiva!

Ma veniamo al "personaggione". È belga, almeno sembra, perché tiene sulle spalle la bandiera belga. Ma è anche nudo e fa roteare il suo "fringuello", moscio come una pelle di daino, a tempo di musica! Se ne vanta, mentre gli amici si trascinano una radio enorme sulle spalle!

Accetta riprese e fotografie mentre la gente osserva divertita. Ma egli non è il tipico esibizionista sporcaccione che si potrebbe incontrare a Milano sul tram nelle ore notturne...no, è semplicemente un simpatico guascone che si diverte ad innaffiare il prato come se fosse un pensionato di Carugate!

Ore 20,00 - In questo marasma generale, è praticamente impossibile ritrovare Marko e Dorien, nonostante gli sms sul cellulare, l'isola è grande e scopriamo di essere parecchio lontani gli uni dagli altri. Inoltre sia Dorien (la ragazza olandese) che Marko (il ragazzo serbo) sono qui con le rispettive compagnie ed è facile immaginare a quali livelli "etilici" si può arrivare in un posto che asseconda così bene le gozzoviglie.

Io dovrei aspettare mezzanotte per il concerto dei Backyard babies...Ma onestamente il mio pomeriggio non decolla.

Ore 21,30 - Forse la condizione fisica non ottimale è determinante. In altre circostanze mi sarei buttato in mezzo a parecchi concerti, facendo volare per aria la maglietta innumerevoli volte. Ma oggi, in fondo, è già un miracolo che sia arrivato sin qui.

Ore 22,00 - Sono esausto. Mi fanno male i piedi, ho delle vesciche grosse come mongolfiere...prendo un taxi e torno in albergo. Domani ritroverò Berlino...e recupererò gli arretrati di vita mondana!

13 agosto 2009, ore 8,00 - Stamattina a colazione, scatta la straordinaria tattica brianzola. Il pane, è talmente buono che decido di farmi un panino da portare via per il viaggio. Non c'è nessuno intorno, così lo farcisco con prosciutto, formaggio e pomodoro fresco tagliato a fette. Poi lo avvolgo con cura in un tovagliolo e lo ripongo nella tasca laterale dei pantaloni.

Ripenso con orgoglio a quel pranzo sul lago di Loch Ness nel 2007 con il Gallo. Avevamo portato via dall'albergo (a colazione ovviamente) pane e nutella....E per spalmarla? Direte voi...Semplice! La tessera magnetica della stanza che ci siamo dimenticati di riconsegnare prima di lasciare l'hotel!

E mentre tutta la masnada di turisti del nostro gruppo si accalcava nel terribile specchio per allodole (o per pirla) del bistrot, noi eravamo seduti sul prato come i sette nani a gustarci pane e nutella...Eeeh, che mondo sarebbe senza nutella!

Ore 9,30 - Parto da Budapest. Nel mio scompartimento c'è una ragazza molto carina...Ma parla solo ungherese! Non una parola di inglese, tedesco, mi sforzerei persino di partorire qualche parola in un improbabile idioma balcanico, ma non c'è nulla da fare.

Comunichiamo a gesti, tipo "Io Tarzan, tu Jane". Mi offre degli alsaziani, ne accetto un paio, invece ella, con grazia, mi prende la mano e me la riempie con un sorriso. Mi fa tenerezza, ho l'impressione che non sia molto contenta di essere partita, lo capisco anche dal tono della conversazione che ha intrattenuto al cellulare dopo essere partita.

Ore 11,00 - Dunque, quest'anno ho deciso di portare con me l'I-pod anche per la lunga trasferta estiva. Ora, considerato che il mio corpo può rinunciare a qualsiasi cosa, ma non alla musica, per precauzione ho portato anche il lettore cd. Innanzitutto perché in caso di furto o smarrimento avrei un apparecchio di scorta e poi perché ho il vizio di acquistare montagne di dischi quando sono all'estero.

In tal modo li posso ascoltare subito su cd. Se poi si calcola l'incognita secondo cui l'I-pod potrebbe bloccarsi...Tac! L'I-pod si blocca! Talvolta si incanta e finché non si scarica completamente è impossibile ripristinarlo. Ma io sono più previdente di una polizza vita ed estraggo dalla borsa il lettore cd! Musica maestro...

Ore 14,00 - È impossibile interagire con l'ungherese, ma talvolta mi sorride, come a compatire la noia reciproca. Almeno riesco a capire la sua destinazione: Halle. Quindi cambierà treno a Dresda. E poi? Boh...

Ore 17,00 (circa) - Oooh, a Praga sale una coppia di italiani: Paolo e Camilla, vivono a Praga e stanno andando a Berlino per trascorrere lì qualche giorno di vacanza. Da questo punto in avanti il tempo vola piacevolmente, fino all'adorata Berlin Hauptbanhof...È sempre un piacere tornare a casa! A mezzanotte mi addormento come un pargolo, ma da domani, cari miei...si cambia registro!

14 agosto 2009, ore 9,00 - Colazione in ostello e via, verso nuove mete berlinesi...Stamattina punto dritto verso il quartiere di Eberstwalder: devo comprare i dischi ebm/electro/industrial all'Out of line, un negozio specializzato del genere che dovrei svaligiare ogni volta che entro. Ma è ancora presto, apre verso le undici...Non importa, ne approfitto per tagliare i capelli.

Ore 11,00 - Il gestore dell'Out of line mi riconosce...Due volte all'anno sono il suo incubo peggiore. Entro, scorporo dagli scaffali almeno quattro o cinque dischi per volta e gli chiedo di ascoltarli. Questo sì, questo no, questo forse...D'altra parte bisogna comprendermi...a Milano è sempre più difficile trovare questi dischi e locali, sebbene in Germania il movimento sia ancora attivissimo!

Ore 14,00 - Saturn, l'enorme centro commerciale dedicato alla tecnologia. Musica, dvd, computer, televisori, cellulari, macchine del tempo e teletrasporto...Qui si trova veramente di tutto! Ne approfitto per ulteriori compere musicali, anche perché è possibile ascoltare i dischi con la ricerca multimediale presso gli appositi touch - screen, oppure facendo sfilare il codice a barre del disco presso gli appositi lettori laser.

E mi domando: perché già parecchi anni fa alle Messaggerie musicali di Milano c'erano questi apparecchi e poi li hanno tolti? Perché qualcuno li rompeva? Mah...resta il fatto che eliminare il rischio di comprare dischi terribili è una conquista intellettuale di grande civiltà!

La mia cernita non ha fine: "Gipsy Punks" dei Gogol Bordello (che non trovo in Italia) e...viva la tamarraggine! Trovo l'intera colonna sonora di Rocky IV (quello indimenticabile con Ivan Drago) e il "Best Of" di tutta la saga del capolavoro di Stallone. Adesso sì, almeno con la mente, si può tornare a correre...e la colonna sonora di questo viaggio diventa sempre più ricca. Inoltre, visto che me li sono persi a Sziget, mi concedo anche il lusso di "Total 13" dei Backyard Bebies...Sì, per oggi può bastare!

Ore 18,00 - Mi riposo un poco in vista del folle venerdì sera berlinese. Chiacchiero con alcune olandesi e con un indiano con una voce terribilmente nasale. In genere gli indiani hanno sempre una voce nasale, ma questa è notevole. Temo che il tipo russi parecchio...

15 agosto 2009, ore 4,00 - Rientro in ostello e l'indiano sembra una pompa idrovora: russa, sbruffa, tira su il naso...Sembrano i lavori in corso della tangenziale! Per me domattina troviamo un cavalcavia sopra al suo letto...

Ore 11,00 - La mia tipica giornata berlinese...sveglia ad ora tarda, colazione e Tageskarte (biglietto giornaliero da tre zone) per scorrazzare allegramente attraverso tutta la metropoli.
Trascorro la mattinata alla Kaufhof, dopodiché, senza neanche pormi il problema del pranzo, mi metto sulla via di Wannsee (linea S-Bahn S7 ed S1).

Wannsee è una ridente località turistica nella periferia sud - occidentale di Berlino. Nota, purtroppo, per essere stata la sede dell'omonima conferenza che durante il Terzo Reich ha definito i dettagli dello sterminio ebraico, oggi è tornata ad essere una meta molto apprezzata da tutti i berlinesi. Come a voler dimostrare che la natura, nella sua imperturbabile bellezza, non è colpevole delle atrocità commesse dalla specie umana. Molti giovani (e meno giovani) si recano festanti verso le spiagge del lago, mentre il sottoscritto (almeno inizialmente), sbaglia direzione.

Come al solito quando devo scegliere tra due vie opposte, scelgo quella sbagliata...così poi cammino il doppio per tornare indietro. Dopo aver percorso inutilmente le vie interne del quartiere (che in realtà è un paese ormai inglobato nel tessuto metropolitano berlinese), ritrovo la retta via.

Si dà il caso, inoltre, che sotto la metropolitana ci sia un fruttivendolo dalla cui bancarella provengono profumi d'altri tempi...ecco dove acquisterò il mio pranzo! Anguria comodamente tagliata a pezzi con bicchiere e cucchiaino di plastica, albicocche, banana ed una bottiglia d'acqua.

Consumo il mio pasto genuino nel parco, dopodiché risalgo il lungolago per scattare qualche foto. Musica in cuffia e morale alle stelle, quando ad un tratto mi imbatto in un traghetto che sta per partire. Mi informo, costa solo sei euro e la gita dura circa un paio d'ore. Salgo a bordo e mi godo il meraviglioso paesaggio.

Il sole picchia forte, ma il vento che soffia sul ponte del traghetto rendono il pomeriggio adorabile. Navighiamo di fianco alle lussuose ville che un tempo hanno ospitato Stalin e Churchill, ammiriamo il castello, poi proseguiamo in direzione del canale. Un indimenticabile pomeriggio berlinese che costituisce certamente uno dei momenti più felici del mio viaggio. Sembra di essere arrivati ad un punto di svolta, ma in realtà molto deve ancora succedere, come se questo fosse solo l'inizio di un'incredibile impennata di incontri ed emozioni.

Ore 17,00 - Rainbow in cuffia e si riparte...Ritorno all'ostello prima di rituffarmi in un'altra, grande serata berlinese!

16 agosto 2009 - Ore 4,00 - Forse potei anche andare...sono leggermente stanco...Ma sì, va, andiamo! Torno sulla S - bahn e dopo due fermate tre ragazzi (una ragazza e due ragazzi) si siedono davanti a me! Simpatici, mi offrono da bere (rifiuto perché dalla stessa bottiglia non mi fido...) e mi spiegano che stanno andando in un club elettronico piccolo ma famoso di Spandau.

Mi dicono che a Berlino molti clubs tengono aperto anche fino alle dieci di mattina e questo è uno di quelli. Dico loro che conosco bene Spandau e che magari potrei aggregarmi a loro...Ma dopo il "saltafosso" preferisco cambiare aria: a quanto pare due di loro sono pieni di allucinogeni, acidi ed altre simpatiche amenità chimiche che sono intenzionati a consumare nel breve...Beh, regà...Grazie dell'invito ma si è fatto tardi, salutatemi Spandau!

Ore 5,00 - Quasi albeggia, ma Berlino proprio non vuole saperne di addormentarsi, come ogni week - end che si rispetti. Quanto a me, credo di essere abbastanza stanco da sprofondare in un sonno letargico!

Ore 11,30 - Doccia e colazione, poi un assurdo tour senza meta a bordo della S - Bahn. Nel mio peregrinare domenicale osservo i berlinesi, ne studio le abitudini, nell'augurio che un domani anche io potrò dichiararmi berlinese.

Oggi fa veramente molto caldo, anche a Berlino. Sembra quasi di essere a Milano. Tra una fermata e l'altra mi imbatto in quella di Friedenau, il quartiere nel cui cimitero è sepolta la leggendaria Marlene Dietrich. Ne approfitto per scattare qualche foto di una periferia neanche troppo lontana da quelle milanesi.

Le ore volano inspiegabilmente e, benché oggi sia una giornata totalmente anonima, ne approfitto comunque per riposarmi. Domani dovrei completare il grande percorso estivo con la tanto attesa gita a Danzica!

Ore 21,00 - Sono ai "Due Forni". Quando sono già al termine della cena, inizio casualmente a chiacchierare con i clienti di un altro tavolo. Mi domandano se sono italiano, così dopo qualche battuta mi unisco al loro tavolo per il dolce...Alessandra e Paolo sono di San Donà di Piave ed è praticamente ovvio, per un nordestino come me, l'epilogo di questa serata.

Ci ritroviamo in un bistrot di Prenzlauerberg a chiacchierare di Balcani, attualità e storia davanti ad una birra fresca. Sono i momenti che adoro, quelli dell'improvvisazione a regola d'arte, degli incontri casuali, dei destini che si incrociano in viaggio con il loro carico di cultura, esperienze e ricordi di persone gradevoli. Domattina loro ritorneranno in Italia, mentre io dovrò alzarmi alle sette per andare a Danzica.

16 agosto 2009 - Ore 7,00 - Il treno per Stettino (Szcecin) parte con cinque minuti di ritardo, ma io ho solo dieci minuti di tempo per prendere la coincidenza diretta a Danzica! Due ore per arrivare a Stettino (come previsto), "Nato" dei Laibach in cuffia e talvolta pesanti attacchi di sonno.

Ore 9,30 - Bene, ho preso la coincidenza in tempo. Ora cinque ore e mezza su un Intercity polacco. Posso cominciare a piangere? Ho avuto la conferma che la Polonia è come una costellazione: spazi di buio e desolazione enormi e talvolta qualche stella brillante.

Insomma, tutta la periferia polacca è fatiscente, degradata, mancano le autostrade (che stanno costruendo), le ferrovie sono molto arretrate, le stazioni malmesse e, dove non c'è la campagna, campeggiano ruderi industriali abbandonati o in fase di smantellamento. Poi, quando si arriva in città meravigliose come Danzica o Cracovia (come la stessa Stare Miasto di Varsavia) sembra di ritrovarsi in un mondo completamente diverso.

Ore 16,00 - Perdo la mia prima mezz'ora a Gdansk (Danzica) in fila per acquistare il biglietto del ritorno.

Ore 17,00 - Finalmente approdo all'hotel Hanza, nel cuore della città vecchia. Prezzi elevati ma panorama e servizio impeccabile. Ancora re per una notte e...Rock star, come a Helsinki l'anno scorso: vasca piena ed una bagno che fa resuscitare i morti.

Ore 18,00 - Danzica risplende di una bellezza imbarazzante...

 

Uno scorcio della "città antica" di Danzica
 
 
Ho una fame tremenda e so già dove andare...Ho notato un ristorante chiamato "Scampi". Mi seduce il nome...

Ore 20,00 - Voglio fare una "magnata de pesce" da ricordare finché campo. Prezzi molto contenuti per numerose portate, servizio impeccabile, locale pulito e ben illuminato. Comincio con una zuppa di pesce servita direttamente in una scodella mantenuta calda con la fiamma della candela sottostante.

Ma il pezzo forte deve ancora arrivare...Ordino una porzione tripla di frittura mista: polpa di granchio, scampi enormi (altrimenti mica si chiamava scampi), gamberetti, totani, due tortine di riso con lo zafferano ed insalata di pomodoro. Per evitare di stare male stanotte ne ho lasciata quasi la metà, ma vi assicuro che con una porzione del genere si strafogano di gusto tre persone. Uno Jagermeister è necessario per evitare contraccolpi...

Ore 22,00 - Una passeggiata defatigante è obbligatoria, anche se per smaltire una cena del genere dovrei scalare il K2 camminando sulle braccia! Fotografie notturne e qualche appunto...Poi tanti saluti anche a Danzica, domani si torna a Stettino, tappa per qualche ora e poi ancora Berlino! Ma nel frattempo la missione "Balcanico - baltica" può dirsi compiuta!

18 agosto 2009, ore 8,00 - Ragazzi che colazione imperiale...

Ore 9,30 - Ancora il temibilissimo Intercity polacco! Stavolta sono profondamente sfortunato con la compagnia di viaggio nello scompartimento. Di fronte a me c'è una coppia: lei avrà più o meno vent'anni, molto carina e velatamente fanatica...lui è un tricheco enorme che sembra una specie di omino della Lego obeso.

Ha la testa sproporzionata rispetto al resto del corpo, con un collo taurino che a confronto quello di Pappalardo sembra il collo di un cigno. Ovviamente non può mancare l'amico sfigato che regge il moccolo ed ascolta la musica...Scendono dopo quasi un'ora di viaggio, ma il cambio della guardia è anche peggiore!

Una famiglia polacca: padre, madre, figlio e figlia. Il bimbo è brutto, ma veramente brutto e i sandali che porta ai piedi con tanto di calzini grigi ne rendono l'immagine ancora più disarmante. La figlia avrà circa dodici anni, quella strana età in cui vuoi apparire come una "signorina", ancora non lo sei, ma lo diventerai tra poco...

Ma ciò che è peggio è un anziano enorme che puzza tremendamente! Avrebbe anche un volto gradevole, con quei bei baffoni bianchi alla Francesco Giuseppe, ma che odore! Ora, finché si passa in mezzo alla campagna posso anche ammettere che l'odore di letame provenga dai campi coltivati...Ma se persiste anche nei centri abitati!

Ore 14,30 - Sono nella fatiscente periferia di Stettino, esattamente laddove Churchill fece calare la cosiddetta "iron curtain", poi malamente tradotta in "cortina di ferro" (iron curtain è infatti il sipario del teatro). Comunque, precisazioni a parte, da Stettino a Trieste correva la faglia tra i blocchi contrapposti che per decenni ha tenuto il mondo con il fiato sospeso in attesa di un terremoto politico che non si è mai scatenato. Insomma, cammino sospeso sul filo della storia.

Mangio un hamburger farcito con l'avidità di un uomo primitivo che ha appena abbattuto una preda uccisa a colpi di pietra, dopodiché sono pronto per esplorare la città. Ho a disposizione circa cinque ore, ma ne sfrutto a malapena tre per percorrere le vie del centro storico. Mi imbatto anche nel piacevole "Club Barka", una chiatta attraccata lungo il canale che offre servizio bar, ristorante e sala da ballo. Caratteristico, pulito e spazioso, ideale per trascorrere ore liete sospesi sulla salsedine dell'ex-blocco socialista.

 

La parte posteriore della cattedrale
di San Giacomo Apostolo (Bazylika archikatedralna św. Jakuba w Szczecinie) a Stettino

 

Ore 18,00 - Sono esausto, ho raccolto parecchie foto e decido di aspettare il mio treno comodamente seduto in stazione. Passo circa un'ora osservando le persone: una famigliola tedesca, coppie, cani e ferrovieri che popolano questo angolo di Polonia baltica. Rifletto a cavallo tra il mio passato ed il mio prossimo futuro...

Ore 19,30 - Finalmente ritorno su un treno tedesco: il Regional rosso che mi riporta a Berlino e mi consente di scendere esattamente a Friedrichstrasse, a pochi passi dal mio ostello. Missione compiuta!

Ore 23,00 - La trasferta polacca è stata sfiancante, ma da domani ricomincia la vita berlinese...Crollo esausto avvolto dall'aria fresca che si infila nell'abbaino aperto sopra al mio letto.

19 agosto 2009, ore 12,30 - Essenzialmente la giornata inizia ora e qui: al ristorante croato di Spandau: cevapcici e birra. Caffè, slivovica, affogato al caffè. Ed un'altra slivovica offerta dalla casa per ripartire alla volta del Luftwaffen Museum.

Ore 14,00 - Fa molto caldo, nei pressi della stazione di Spandau parte il bus 185 che conduce a pochi passi dal Museo della Luftwaffen. Cammino sotto al sole e finalmente raggiungo la pista di decollo adibita a museo.
L'ingresso è gratuito ed una visita accurata richiede almeno due ore.

Vi sono velivoli dalla fine dell'Ottocento fino alla fine degli Anni Novanta. Nei diversi hangar sono custoditi esemplari di Messerschmitt e Fokker, mentre in una sala espositiva sono conservate tutte le apparecchiature di controllo, le divise e gli oggetti appartenuti ai diversi operatori che qui hanno lavorato durante gli anni del Muro: aviatori, controllori di volo americani, inglesi, francesi, sovietici e così via. Rammstein in cuffia ed una serie infinita di fotografie.

Ore 16,30 - Prima di tornare verso il centro di Berlino mi fermo al supermercato nelle vicinanze del museo. Anguria! Nella pratica confezione plastificata e già tagliata a pezzi...Contro il caldo!

Siccome non ho voglia di fare il bucato per tre giorni di viaggio rimanenti, mi fiondo al Kaufhof di Alexanderplatz. Grazie alla geniale collaborazione anglo - tedesca, qui ogni uomo può risolvere l'annoso problema delle mutande pulite. Tu, uomo meschino che pur di non cambiare le tue mutande ogni giorno sei disposto ad indossarle alla rovescia, tu uomo ipocrita e lussurioso che speri sempre in un imprevisto incontro galante...

Oggi grazie alla S. Oliver tutti i tuoi problemi sono risolti: "Sette mutande per sette giorni!" in un bidoncino di cartone dal design esclusivo, è possibile acquistare, alla cifra di circa tredici euro, sette paia di mutande nere eleganti e seducenti! Non esito ad acquistare il prodotto! Geniale, semplicemente geniale!

Ore 21,00 - Dopo la cena occorre un tranquillo mercoledì berlinese. Torno al Last Cathedral, pub rock - metal dove spesso incontro gente simpatica. Comincio con una birra e nel frattempo inizio a chiacchierare con la barista...Alla conversazione si aggiunge una coppia di svedesi molto simpatici ma già parecchio alticci. Mi chiedono informazioni sui locali e non esito a consigliarne alcuni. Mi chiedono se sono berlinese. Ancora no...

20 agosto 2009, ore 00,30 - Sono davvero soddisfatto, il Last Cathedral è stato il locale della mia prima volta a Berlino nel 2007 e da allora non si smentisce.

Ore 12,00 - Penultimo giorno berlinese. Mi sento già male al pensiero di andarmene. Per combattere la tristezza penso agli itinerari del giorno. Comincio da Kreuzberg dove in un locale dalla doppia gestione - turco italiana, gusto un bel piatto di gustosi spaghetti al pomodoro.

Ore 14,00 - Raggiungo, non senza qualche difficoltà di orientamento, il Museo della Stasi. In questo palazzo che per decenni è stato il quartiere generale della polizia segreta della DDR, la Stasi appunto, è custodito tutto quanto era necessario per controllare la vita dei tedeschi orientali.

Oggetti, attrezzature, microspie, divise, trucchi, testimonianze, uffici, telefoni e macchine da scrivere. Anche una cella. In queste stanze sono avvenuti terribili interrogatori e sembra ancora di respirare l'angoscia che si aggira tra le pareti di quei corridoi. In questa zona di Berlino l'aria orientale si respira ancora...Non sono distante da Frankfurter Allee, nelle vicinanze dell'adorato K17.

Ore 16,00 - Potrei rientrare, ma prima mi fermo per una bibita. Di fronte a me una coppia di anziani estrae l'acqua con una pompa pubblica. Fa caldo e temo che oltre alle vesciche, la fascia mi abbia leggermente lacerato il piede...È necessario riposare, perché qualcosa mi dice che la mia penultima serata berlinese non sarà affatto noiosa!

Ore 22,00 - Sono al K17. Al mio tavolo si uniscono due ragazzi berlinesi molto simpatici. Hanno la mia età, uno è un soldato che tra poco partirà per l'Afghanistan, l'altro è un assistente sociale. Mi spiegano qualcosa in più di Berlino, vogliono assolutamente offrirmi da bere, ricordandomi che per il momento è la mia ultima serata berlinese, è giusto godermela!

Ore 4,30 - Chiude il locale e proseguiamo la conversazione lungo la strada che porta alla S - Bahn, la quale a sua volta, ha già ripreso servizio. I berlinesi rimangono sbalorditi dai prezzi milanesi per l'affitto di appartamenti e camere. Insomma, qualcuno vuole ancora raccontarci la barzelletta che la speculazione non esiste e che il nostro costo della vita è sostenibile?

Alle 5,30 sono a letto e prima che una secchiata d'acqua piovana si rovesci su Berlino, faccio in tempo a chiudere l'abbaino. Per fortuna!

Ore 13,00 - Destinazione Anhalter Bahnhof: Gruselkabinett, ossia il "Museo dell'orrore" all'intero di un bunker antiaereo della seconda guerra mondiale.

Entro ed acquisto il biglietto completo per visitare tutto il museo. Inizio dal piano terra, presso il quale sono esposte le ricostruzioni di oggetti e soggetti appartenenti alla medicina medievale. Vampiri automatizzati che si alzano dalle tombe, lamenti di appestati, manichini divorati dai bubboni, mostri che sputano aria fredda...tutto molto simpatico ed esilarante! Risalgo e vengo accolto da un pagliaccio molto simile a IT, la geniale creatura cinematografica di Spielberg: da qui scendo e mi avventuro nel bunker.

Fa abbastanza freddo, grazie ad effetti sonori e luminosi, qui è possibile rivivere il brivido di un bombardamento. A questo punto non resisto alla tentazione ed in cuffia partono i Rammstein. Mi estraneo completamente dal mondo che tutti conosciamo, ormai mi sento in un'altra dimensione.

Risalgo le scale di buona lena ed entro nella stanza dell'ultimo piano. E' tutto completamente buio, non vedo nulla, i Rammstein rimbombano nelle mie orecchie e all'improvviso...Una "creatura" completamente vestita di nero e mascherata mi si avventa addosso! Parte un urlo alla Chan (onestamente uno sfogo) e lo punto come se fossi pronto per difendermi da un'aggressione.

Ora, chi mi conosce sa bene che quando mi sento attaccato non esito a reagire, così fatico non poco a non saltargli addosso spinto da una comprensibile agitazione. Il "fetente" scappa ed io lo inseguo, ma rapidamente lo perdo di vista, perché si nasconde negli angoli bui avvolgendosi nelle tende. Non si vede nulla, si sentono solo i lamenti registrati, dove filtra la luce spiccano manichini incappucciati e forse qualche bara.

Il "fetente" mi vede senza che io possa vederlo a mia volta, così mi ripiomba alle spalle. Il rimpiattino comincia a piacermi poco, anche perché alla terza mi sa che mi incazzo sul serio...Meglio uscire anche se mi domando cosa succederebbe ad un anziano o ad una persona particolarmente suggestionabile. Provare per credere!

Ore 16,00 - Ora potrei tornare in ostello...con calma ed aspettando di trascorrere la mia penultima serata berlinese. Che teoricamente sarebbe l'ultima da "ore piccole" visto che sabato mattina devo alzarmi presto.
Invece no...mi concedo l'ultimo lusso!

Da molto tempo ero incuriosito da quei battelli che risalivano la Sprea, così decido di partire per una gita lungo tutta la Sprea fino a Charlottenburg a bordo di un battello molto confortevole. La gita dura tre ore, per me è una specie di "sintesi", un riassunto di tutta Berlino che già conosco ma che non ho mai apprezzato dai canali. Molti quartieri come Marzahn, Kopenick, Neukölln e così via attraverso la periferia. Qui si parla turco, alcuni quartieri sono "off - limits", come mi ha spiegato ieri uno degli amici berlinesi.

Sono posti dove i turisti non piacciono proprio, la gente sulle sponde del fiume ridacchia, sfotte, qualcuno persino provoca. Questi luoghi li ho già visitati a modo mio, senza sguardi sfacciati ma con la consapevolezza che qui il rispetto delle "regole non scritte" vale molto di più di qualsiasi titolo accademico o professionale. Le leggi metropolitane non conoscono qualifiche...

Ore 20,00 - Il battello è giunto a destinazione. Sono nel quartiere di Charlottenburg (a ovest). Ma non riesco ad evitare un acquazzone epico. Per quasi mezz'ora un diluvio scrosciante tormenta la città: io sono completamente fradicio ed arrivo in ostello dopo un'ora di parolacce irripetibili sotto alla pioggia.

Ore 21,00 - Voi non lo sapete, ma qualche giorno fa, qui a Berlino è arrivato (a sorpresa) anche Nico, l'amico di Carlo che ho conosciuto a Budapest. Nico, a sua volta, ha fatto conoscenza con due ragazze dei dintorni di Milano, così dal momento che la compagnia è molto gradevole, mi aggrego anche io.

Mi sarebbe piaciuto concludere il mio viaggio in compagnia degli amici monfalconesi, al compleanno di Lele, Luigi e Davide, ma purtroppo a causa dei costi elevati e della scarsità di tempo a disposizione, quest'anno non posso raggiungere il mio nordest prima di tornare al lavoro.

Almeno mi consolo con l'allegra e cordiale compagnia dei milanesi, convinto che riuscirò comunque a partire domattina nonostante le "ore piccole". In realtà, dopo aver accolto alla fermata di Friedrichstrasse altri amici delle "milanesi", la serata decolla e non rientriamo in ostello prima delle tre. Mi restano solo quattro ore di sonno...

22 agosto 2009, Ore 7,00 - Con i riflessi di un mammuth di piombo ed assonnato come un ghiro che non dorme da sei mesi, recupero i miei bagagli e quasi riesco a ritardare...

Ore 8,30 - Parto...Ormai è certo, il mio futuro parla tedesco e slavo - balcanico.

Ore 21,30 - Dopo aver trascorso il viaggio da Basilea a Milano in compagnia di Lorenzo, un'altra delle piacevoli amicizie nate nel corso di questo viaggio breve ma intenso, sono consapevole di aver comunque compiuto un'impresa alla luce delle premesse. È stato il viaggio del rischio, della passione a tutti costi e della convinzione che solo con il cuore si può vincere. Già, il cuore...

Epilogo - Ma voi credete veramente che possa essere davvero finita qui? No, vi aspetta un grande finale, alla Kusturica, un finale con il "botto"! Seguitemi se avete ancora la forza (ed il piacere) di continuare a leggere...

24 agosto 2009, Ore 15,05 - Almeno per una volta voglio considerare anche Milano come una città di transito. Nella testa mi frulla un'idea folle, che in realtà era sorta nella mia mente imprevedibile passeggiando lungo il ponte Latino a Sarajevo. I lettori più appassionati dei miei resoconti, ricorderanno certamente Vanja e Slavko, gli amici belgradesi conosciuti a Zagabria nella Pasqua del duemilaotto.

Beh, Slavko e Vanja, nel maggio scorso, hanno messo al mondo una pargoletta: Lea. Dopo mille peripezie legate ai visti serbi e via dicendo, Slavko è riuscito a raggiungere la famiglia in quel di Zurigo. A questo punto valuto l'ipotesi di un week - end in terra svizzera, sarebbe l'occasione ideale per fuggire dalla calura e dalla desolazione meneghina di fine agosto dopo una pesante settimana di lavoro...

Ma in Svizzera gli alloggi sono costosissimi e per tre giorni non ricevo alcuna risposta dall'unico bed & breakfast che poteva offrire un letto nelle immediate vicinanze di Vanja e Slavko. Inoltre gli impegni di lavoro che sembrano essersi accumulati, mi convincono che forse è meglio avvertire Vanja e dirle che sono costretto annullare il nostro incontro, anche se purtroppo Slavko dovrà tornare a Belgrado entro i primi di settembre.

Poi il miracolo: giovedì mattina mi comunicano che lunedì 31 posso godermi un giorno di riposo in seguito al rientro anticipato ed in serata leggo una e-mail (mandata con tre giorni di ritardo) nella quale mi comunicano che il posto al bed & breakfast è disponibile.

Venerdì 28 agosto 2009 - Violini, grazie! Sui ritmi indiavolati dei Gogol Bordello, parto alla volta di Zurigo per rivedere gli amici belgradesi! Alla stazione di Milano acquisto un pupazzetto a forma di cuore per Lea, così quando sarà più grande si ricorderà che nella vita ci vuole sempre il cuore e che senza di esso la vita non ha senso, come l'amore, come la passione, come l'amicizia e i sogni. Tutto ha un cuore, ognuno di noi ha un cuore e non dobbiamo dimenticarcelo mai...

In serata ritrovo dapprima Vanja, che mi viene incontro in bicicletta, dopodiché quando varco la soglia della loro abitazione Slavko è incredulo: mi confessa che non gli sembra vero!  Lea è vivace, mentre noi chiacchieriamo in soggiorno, in compagnia di Beat, un caro amico svizzero di Vanja e Slavko, la piccola è lì con noi. Musica in sottofondo e tante, davvero tante cose da raccontare. Mostro loro le foto del mio viaggio e le ore volano, con la solita magia che contraddistingue qualsiasi avventura balcanica.

 

Le due torri della Grossmünster, l'antico duomo di Zurigo
 

 

Già domani ripartirò alla volta di Milano, ma stavolta sono davvero certo di aver completato il mio viaggio. Mi mancava qualcosa di unico ed esaltante, che grazie a Lea, Slavko e Vanja è diventato davvero un momento da incorniciare...Zivot je kudo, La vita è un miracolo ed un finale così non può essere solo immaginato...deve essere vissuto!

Dedicato a Lea, Vanja e Slavko, agli amici nordestini, a Vice, a tutti quelli che hanno il coraggio di sognare...Un ringrazimento particolare alla signora Lady che mi ha rimesso davvero in piedi, a mia nonna, mio zio e a tutti gli amici monfalconesi che mi hanno aiutato nei momenti più tristi prima della partenza...Viva!

 Fabio

 

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