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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Diari di viaggio: non solo Scandinavia, 2014

postato da blog.ilcaffeorientale.com [23/02/2015 14:16]
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Non solo Scandinavia, 2014

Effettivamente me ne sono reso conto dopo. Ma ho notato che i miei racconti di viaggio sono diventati come le lettere che i norvegesi scrivono a Natale per raccontare cosa è successo nel corso dell’anno. Si tratta di una tradizione che, soprattutto quando le famiglie sono numerose, consente di tenere tutti aggiornati sulle novità più importanti dell’anno appena trascorso.

Ebbene, forse anche io ho assorbito “qualcosa” di veramente norvegese negli ultimi anni e ho cominciato inconsciamente a metterlo in pratica. Dunque, dopo quel bel capodanno a Berlino, dove eravamo rimasti? Ah, sì, le prime settimane di gennaio correvano rapidamente e il calorifero si era bloccato anche quest’anno! Anche in considerazione dei disservizi, pensammo che fosse opportuno cercare una casa più piccola e più economica. Sarei rimasto solo in un appartamento troppo grande che non giustificava più il prezzo nemmeno in rapporto alla qualità. Sapevamo che trovare una casa ad un prezzo accessibile a Berlino era una missione impossibile, così come lo era stato per me nel 2011.

Ma in fondo, pensavamo, unendo le forze sarebbe stato più facile. Così ci rivolgemmo ad un’agenzia. Proposero un appartamento a Lichtenberg: l’idea di tornare laddove tutto era cominciato mi intrigava parecchio. Ma purtroppo non si trattava della zona settentrionale di Lichtenberg. L’appartamento era molto più a sud e definirlo “decadente” sarebbe un eufemismo. Entrammo nell’appartamento di quest’uomo sulla cinquantina. Era appena stato ristrutturato (l’appartamento, non l’inquilino), ma il luogo si presentava male: il materasso riposto contro alla parete (una specie di “zona giorno” del conte Mascetti), una tazza con il caffè incrostato sul fondo ed una vista sul “nulla” ci fecero rapidamente cambiare idea.

Per di più il responsabile dell’agenzia sosteneva di poter costruire una sorta di tettoia per coprire i vani pattumiera completamente all’aperto ed esposti ad ogni genere di intemperie. Ma chi, alla fine, avrebbe costruito quella copertura? Non era dato saperlo. Sta di fatto che rifiutammo l’offerta e scappammo inorriditi. La topaia di Lichtenberg suonava come un triste segnale di allarme: forse stavo “perdendo” Berlino, un caro amico e nel contempo un collega insostituibile. Qualcosa non girava più per il verso giusto. Nemmeno la salute. Almeno all’inizio dell’anno non mancava il lavoro.

 

Una gita a Müggelsee (Friedrichshagen) a metà febbraio: gelo nell'acqua e nel cuore
 

Già, il lavoro: i ritmi erano diventati troppo pesanti, soprattutto dopo le rielezioni di febbraio. Uscivo ogni mattina intorno alle 9 e tornavo la sera non prima delle 21. Vivendo da solo era impossibile sperare di avere un pasto caldo e decente prima delle 22. Inoltre gli incassi non erano certo tali da potermi permettere spesso un ristorante, anzi! Occorreva anche fare una certa economia per mantenere il frigorifero pieno. In tutto questo rapido cambio di rotta, ci fu una festa di compleanno consumata relativamente in fretta in Italia con Nora e la mia famiglia. Dopodiché tornai immediatamente a Berlino.

Forse avrei dovuto prendermi qualche settimana di riposo: non lo feci ed il mio fisico mi abbandonò. Ebbi un malore improvviso, ero solo in ufficio e dovetti cavarmela in fretta. Nora mi raggiunse pochi giorni dopo, così decidemmo di tornare immediatamente in Italia per tutti gli accertamenti necessari. Si era aperto un nuovo capitolo della mia lunga storia berlinese: la conclusione. Non tornai a Berlino fino alla fine di aprile. Ancora una volta solo, con il mio passato ed i miei infiniti ricordi. Temevo per la mia salute ma la preoccupazione maggiore era quella di riportare indietro buona parte delle mie cose.

Oltre naturalmente all’abbigliamento, dovevo riportare a casa il mio stereo. Sembrava un’avventura da “Amaro Montenegro”, soprattutto se penso a come portai quello stereo a Berlino. Era il settembre del 2012: il mio coinquilino, l’Architetto, doveva svuotare la casa di Salò. E quindi? E quindi decidemmo di partire, noleggiammo un furgone e ci mettemmo in strada verso Salò. Folli è dire poco. Arrivammo a Salò in tarda serata dove mi aspettavano i miei genitori.

Caricammo la prima parte di oggetti, mangiammo e andammo a dormire. La mattina successiva effettuammo lo “sgombero”, dopodiché, trascorso il pomeriggio con le nostre famiglie, ripartimmo alla volta di Berlino: erano le 5 di mattina. Ripercorremmo il Brennero in preda al vento ed agli autotreni che spingevano sull’acceleratore: talvolta eravamo costretti a percorrere la corsia d’emergenza per lasciare loro strada. Ma dall’Austria in avanti, tutto cambiò o quasi. Arrivammo a Berlino alle 22 con la sola forza di cenare in un ristorante vicino a casa. Già, quella era “casa”. Fu un’impresa: Berlino-Salò-Berlino in 48 ore.

Ma tornai a Berlino anche in concomitanza al primo maggio. Un giorno che, soprattutto a Berlino, non è assolutamente come tutti gli altri. È una sorta di capodanno primaverile, dove la città diventa un immenso crocevia di cortei, rave, feste, comizi, concerti. Vissi tanti di quei momenti nei miei anni migliori. Ma quel giorno pensavo che sarebbe stato meglio evitare. Mi sbagliavo: i miei ricordi e le mie paure mi stavano massacrando. Ero solo nell’appartamento, un luogo che raramente era stato così silenzioso. Decisi di telefonare ad uno dei miei migliori amici berlinesi, risalenti a quell’irripetibile 2011: Roi. Gli raccontai rapidamente cosa era successo: mi disse che non avrei potuto lasciare Berlino in quel modo. Riuscii a raggiungerlo a est dopo due ore di metropolitane inutilizzabili, strade interrotte, rave improvvisati.

 

La finestra di casa nostra era diventata un "megafono" di risate, scherzi, ragionamenti e confessioni ad alta voce. Non era più così, quindi non mi piaceva più. Quel nuovo ed insolito silenzio mi terrorizzava
 

Mi infilai nel serpentone dei cortei e raggiunsi Friedrichshain passando attraverso Kreuzberg. Cenammo insieme e per qualche ora dimenticai i miei ultimi incubi. Tornai a casa in taxi, alle 23 circa. Il giorno dopo partii per l’Italia in treno: erano le sette del mattino ed io ero carico di bagagli e ricordi. Cadde più di una lacrima. Poi venne l’estate, tornai nuovamente a Berlino tra la fine maggio e l'inizio di giugno. Stavolta c’era Nora: tutto era diverso. Sbrigai parecchia burocrazia e ci “riprendemmo” qualche istante vero della “nostra” Berlino: Friedrischshain, Lichtenberg (il nord dove avevo abitato, ovviamente!), Prenzlauer Berg, Kreuzberg. Trascorremmo una splendida serata con Roi e la sua compagna, dopodiché partii ancora alla volta di Milano.

 

Un movimento lento, a passo di lumaca (Schneckentempo, derivante da die Schnecke) 
 

Ma stavolta non sapevo quando sarei tornato a Berlino. A fine giugno Nora mi raggiunse nuovamente in Italia: mi venne una gran “voglia di nord-est”, così decidemmo di partire per qualche giorno. L’itinerario era da batticuore: Milano, Verona, Venezia, Trieste, Monfalcone. Scrissi alcuni post in viaggio… Voglia di nord-est: Da Milano a Trieste, passando per... È passato molto tempo dal mio ultimo viaggio "vero", senza troppi orari né programmi verso il nord-est, almeno quello italiano.

Le "cronache norvegesi" degli ultimi tre anni sono una meravigliosa parentesi di vita tra Italia e Germania, ma oggi ricomincia un lungo sogno che guarda al mio oriente. Inizia così un breve ma intenso "on the road" da Milano a Trieste passando attraverso Verona, Venezia e Monfalcone. Un viaggio a cavallo tra il mio passato, talvolta anche remoto ed il mio presente. Non viaggio da solo, con me c'è una persona speciale. Si chiama Nora ed è quella "famosa" norvegese conosciuta ormai più di due anni fa a Berlino.

Nei mesi successivi la storia divenne sempre più seria ed ora siamo una coppia da più di due anni. Forse Berlino non ha mai voluto abbandonarci, anzi. Probabilmente ha voluto donarci qualcosa che sarebbe rimasto davvero per molto tempo, anche senza Berlino. Molto più del denaro e del successo. Chiamatelo come volete, anche "amore" se vi aiuta ad identificarlo meglio. Per me si chiama "condivisione".

Non importa quanto si condivide e con chi, ma "cosa". Finalmente con Nora potrò condividere davvero la mia "Heimat". Eccola, la differenza tra "Heimat" e "Vaterland". Quest'ultima è la patria, ossia ciò che, in un modo o nell'altro, ci ricollega ai colori di una bandiera, alle leggi di uno Stato, alle caratteristiche di una lingua "ufficiale". La "Heimat" è qualcosa di completamente (e fortunatamente) diverso: è la "terra d'origine", il luogo in cui, per quanto lunghe, risiedono le nostre radici.

Questi che seguono sono alcuni appunti di quei giorni intensi...

# Ed eccomi, eccoci, anzi! Trieste mi accoglierà ancora. Mi stava aspettando da troppo tempo, nonostante qualche rapidissima visita negli anni scorsi. Trieste, io lo so, era curiosa di vedere cosa stessi facendo in giro per il mondo e soprattutto con chi stessi condividendo la mia personalissima idea di "Mitteleuropa". Avvicinamento lento, dunque, come piace a me. Vero "low cost" italiano, come quando, a vent'anni, attraversavo le ferrovie del triveneto a bordo dei treni interregionali.

# Sporchi, malandati, scomodi. Ma tremendamente pieni di vita, di storie, di avventure. Perché talvolta, diciamolo pure, per me "essere un borghese" è stato un obbligo. I soldi servono per vivere bene e fare ciò che piace a noi, non certo ciò che dovrebbe piacere agli altri. Ma soprattutto, i soldi non servono per distinguerci dalle masse. Si è riaperta quella mia profonda vena di passione sociale. Un fischio, un sibilo, si chiudono le porte: prima tappa Verona.

# Cos'è Venezia? Me lo sono domandato molte volte: "- Cos'è per me Venezia"? Non è mai stata un luogo magico solo perché tutti lo ritengono tale. Non è nemmeno stato romantico perché lo hanno sostenuto scrittori ed artisti. Cosa rappresenta, dunque, per me questo breve ma intenso ritorno a Venezia? La cronaca ne dimentica la bellezza aggiornandoci giustamente sulle ultime scandalose vicissitudini legate alla realizzazione del Mose. Ne trascura persino le potenzialità dal momento che gli stranieri sembrano apprezzarla più degli italiani. Ma non è questo il punto delle mie riflessioni in laguna.

# Per me Venezia è molto di più. Segue un lungo filo rosso iniziato con le letture adolescenziali, con Hemingway e le sue "guerre", laddove è quasi impossibile capire quanto le guerre siano diventate amori e viceversa. Storie di amori passati, perché forse nessuno è mai riuscito a conoscere Venezia senza nemmeno una parvenza di amore o almeno infatuazione per qualcuno. Persino per un amore ideale o "platonico", ma pur sempre amore. Venezia è un frutto da gustare con calma e non troppo spesso nel corso di una vita. Il suo sapore attrae, ma il suo gusto uccide. Venezia non chiama una sola volta.

# Venezia richiama costantemente chi guarda sempre verso Levante. Perché è la porta d'Oriente, è lo Stargate tra Ovest ed Est. Non si può evitare Venezia perché ella sarebbe capace di inseguirci fino a catturarci: ed in tal caso non ci lascerebbe andare via più.

Lo sanno molto bene i nobili, gli aristocratici, gli artisti, i creativi, i saltimbanchi. Tutti coloro che pagano costantemente un debito impossibile da saldare con la libertà. Non mi piacerebbe mai concludere un post con una didascalica celebrazione delle meraviglie turistiche veneziane. Mi basta riprovare le fresche suggestioni del giovane Hemingway, i ricordi di una gioventù ancora presente in me sebbene ormai matura. A fianco della mia compagna, seduti sui gradini a picco sulla laguna.

# Concentrati sulle luci del tramonto ed osservando il treno che percorre avanti e indietro la ferrovia in direzione della stazione di Santa Lucia. Per me questa è Venezia, perché io sono e mi "sento" così come la vedo e la percepisco. (24 giugno 2014)

 

Un indimenticabile tramonto veneziano
 

# Venezia in qualche riga - 24.06.2014 Cambio a Verona, direzione Venezia attraverso la campagna veneta. Le fabbriche dismesse tra San Bonifacio e Vicenza, i campanili che ci salutano e le isole che non vogliono mai arrendersi all'acqua che avanza. I turisti in mezzo ai piccioni, il receptionist della pensione che forse non dorme mai e le zanzare che uccidono prima di essere uccise. I ristoranti del ghetto ebraico e la voglia di andare avanti nonostante la crisi economica e le menzogne mediatiche. Gli amori fortunatamente dimenticati. 25.06.2014 Appunti sparsi di una giornata a Trieste Partenza da Venezia e arrivo a Trieste.

# L'albergo in cui alloggiamo è stato ristrutturato da poco. Il prezzo è accessibile ed il servizio assolutamente ineccepibile. Abbiamo il tempo di pranzare in pizzeria e riposare prima di goderci il pomeriggio tra il Molo Audace e le vie del centro di Trieste.

Verso sera prendiamo l'autobus diretti al Parco Ferdinandeo. C'è il Triskell, il festival celtico presso il quale incontriamo alcuni dei miei amici, non a caso conosciuti a Berlino nel 2009. Birra e pasto "celtico". Mi assale la tentazione di "spacciare" Nora come esempio di vichinga con poteri magici: 100% nordica con capacità di leggere le rune. Desisto ma, scherzi a parte, la fresca serata triestina regala emozioni mai dimenticate. Alla fine della serata prendiamo un taxi e scendiamo fino a Piazza Goldoni per proseguire a piedi e goderci una meravigliosa notte di mezza estate triestina.

Domani ci attende un nuovo giorno con un diverso itinerario. Esperimento ermetico. Il molo audace e la brezza dal Ferdinandeo al mare, il crocevia di popoli e lingue: si respira nuova aria di mitteleuropa. Le terre di confine, gli slavi ed i germanofoni, gli italiani e i triestini. Le celebrazioni della Prima Guerra Mondiale, il profumo del caffè, il gusto amaro della birra e i piroscafi in lontananza. Trieste, mi sei mancata! (25.06.2014)

 

Trieste vista dal Molo Audace
 

# Ai piedi della Rocca - 26.06.2014 E' davvero cambiato il modo di comunicare. Oggi non importa quanto sia lungo un testo, o se preferite, un post. E' fondamentale che sia "profondo" ed "efficace". Ritorno veloce, a spasso nel tempo: da Trieste a Monfalcone con Nora.

Ed eccolo, dunque, l'esperimento di "ermetico bisiaco". Ripensare a come eravamo felici a vent'anni senza sapere cosa significasse esserlo. Ritrovarsi a trenta ed immaginarci a quaranta quando forse saremo convinti di essere felici davvero, oppure capire che eravamo felici solo a vent'anni. Ma cos'è la felicità? Gli economisti non lo sapranno mai spiegare, perché forse molti di loro non sono mai stati veramente felici. E noi? Io francamente non sono mai stato invidioso dei loro modelli e delle loro teorie.

# L'autista da Gorizia a Monfalcone, dieci anni fa mi disse: "- Se qui hai qualche soldo, una ragazza che ti vuole bene e qualche amico sincero, sarai felice". Fu così e potrà esserlo ancora, non serve un economista per pensarci. Ancora una fresca notte a Monfalcone, il bar di Marino che tanto sarà sempre lì, gli alberi del viale e gli amici che vogliono sempre offrirti da bere. Perché in fondo, Monfalcon, xé una nazion! (26.06.2014)

Il 7 luglio mi ritrovai all'aeroporto di Copenhagen in attesa del volo per Bergen. Avevo le visioni: immaginavo sinistre vacanze familiari in condivisione con pargoli schiamazzanti una lingua per noi inesorabilmente barbara. E noi lì, a schiantarci di birra al bar del duty-free ripensando a quanto fosse bella Berlino nel 2011. I pensieri correvano agli amici di quel meraviglioso anno berlinese: Ago, Ligheia, Roi, Balzo, Ori, Freddy, Emmanuel…Ma in fondo è bello scherzare, tra il serio e il faceto immaginando una vita diversa da quella che fino a qualche anno fa avrei evitato con tutto me stesso.

E così, per il terzo anno consecutivo, trascorsi una parte delle mie vacanze estive nella regione di Hardanger. In quel piccolo angolo di paradiso scandinavo denominato Norheimsund la notte estiva non è mai troppo buia, resta sempre un leggero filo di luce almeno fino a mezzanotte.

Eppure il nord, il vero nord, è abbastanza lontano da lì. Ero soltanto all'altezza di Bergen. Ricordo con affetto il passero che seppellimmo il giorno dopo una tempesta. Lo avevamo ribattezzato "Giorgio Saturday". Non chiedetemi il motivo, sarebbe troppo lungo e noioso. Ora Giorgio Saturday riposa sotto ad una pietra tra gli alberi della foresta antistante il lago.

Due giorni prima, invece, la Germania vinse la finale dei campionati del mondo di calcio. Vidi la partita con una comitiva di norvegesi: maxischermo, pizza e birra. Come sarebbe stato in Italia, insomma! Con la differenza che la nostra nazionale fece una figura "barbina", forse persino peggiore dell'ultima apparizione del 2010 in Sudafrica. Intanto Star FM, la radio rock berlinese (in podcast), trasmetteva "Seven Nation Army", quello che per parecchi mesi fu il nostro secondo (se non il primo) inno nazionale. Ormai anche i tedeschi avrebbero cantato poooopoppopoppoppooooo!? Quanto erano lontani quei giorni estivi del 2006 quando trionfammo a Berlino...Era tutta un'altra musica... https://www.youtube.com/watch?v=0J2QdDbelmY

 

Non ricordo il nome di questo meraviglioso lago, ma fu la meta di una stupenda gita in bicicletta!

 

Agosto fu il mese della “rinascita”. Ci godemmo un mese intenso a Oslo durante il quale avemmo il tempo di esplorare e “vivere” la città. Io avviai i miei primi contatti lavorativi norvegesi ed iniziai seriamente a pensare che forse Oslo si sarebbe potuta trasformare in una nuova sfida. Ritrovammo molte delle nostre atmosfere berlinesi preferite, soprattutto nei quartieri di Grünerløkka, Majorstuen oltre, naturalmente a Kringsjå, la nostra “piccola Lichtenberg”.

Visitammo la penisola di Bygdøy, sede della residenza reale e ci godemmo meravigliose passeggiate e barbecue sul fiordo. Due grandi amici “berlinesi” (dall’identità segretissima) vennero a visitarci per due giorni: un pic-nic a Sognsvann (nei pressi dei laghi a pochi metri dal verde della foresta circostante) ed un classico giro panoramico nel centro furono una delle tante tappe.

 

I colori di Oslo in estate 
 

Fu anche l’agosto in cui scoprimmo la bellezza di giocare a dama cinese al Vigeland Park, dove ognuno aveva sempre qualcosa da fare: jogging, relax, esperimenti di fisica lanciando bottigliette come se fossero missili. Tutto ciò suonava molto berlinese, quasi da Viktoria Park…Avevamo forse scoperto un nuovo “cocktail” ricreativo: il “Vigtoria” Park, una micidiale combinazione di Viktoria e Vigeland che si perdeva tra le note stonate di un cantante cinese improvvisato che intratteneva i tanti turisti dell’estremo oriente. Fu, insomma, un’estate all’altezza delle aspettative dopo una primavera di grande preoccupazione.

 

Tra gli scogli di Bygdøy (Oslo)
 

Così caddero le prime foglie d’autunno e con esse alcune delle certezze che fino a quel momento caratterizzarono la mia vita negli ultimi tre anni: Berlino non era più “qualcosa” di irrinunciabile. A settembre mi recai a Roma per lavoro ma i risultati non furono confortanti. Forse i tempi non erano ancora maturi. Almeno fu la prima volta a Roma con Nora. Alloggiammo in un discreto hotel, l'Embassy. Non rinunciammo ad una cena a Trastevere, ad un pomeriggio al Gianicolo e ad una fresca serata romana.

 

Un tramonto di settembre sul Gianicolo
 

Eppure non c'era tempo di fermarsi, né per ragionare, né per capire cosa stesse davvero succedendo. Trascorsi quasi tutto il mese di ottobre a Berlino con Nora: incontrammo amici, rivisitammo luoghi ed atmosfere. Tuttavia la mia lenta ma inesorabile partenza da Berlino era tangibile e cosciente.

 

Potevo fare a meno di tutto questo?
 

Ancora un lungo viaggio in treno ed un sogno, stavolta vero, qualche settimana dopo a Milano. Ancora adesso, quando ci penso, mi vengono i brividi. Mio nonno Carlo, colui che mi dette l’ultimo addio prima di partire per Berlino, mi stava salutando dalla Germania. Io ero su un treno che tornava a Milano e lui lì, rimasto a Berlino, che mi diceva di andare, perché ormai la mia nuova strada era tracciata verso un ritorno a Milano.

Alla fine dell’anno ricevetti il mio primo incarico ufficiale dall’Università Statale di Milano. Quel sogno fu una profezia incredibilmente precisa. Dicembre trascorse interamente in Norvegia. Prima a Oslo con una rapida gita a Kristiansand per lavoro, poi nell’amata regione di Hardanger, passando attraverso Stavanger ed ancora a Oslo.

 

Ingresso di una casa tipica tra le vie di Kristiansand
 

Fu un “on the road” natalizio intenso, tra bus e treni, su e giù per i fiordi e le montagne. Così venne, come ogni anno, la notte di San Silvestro: il primo capodanno a Oslo. Una cena romantica con Nora, senza ospiti intimi tranne qualche ricordo del mio passato e con molte speranze per il mio futuro.

 

Dicembre alla periferia di Oslo 

 

Salutammo definitivamente il 2014 con un tacchino di 6 chili appena uscito dal forno. Ma questa è un’altra storia...Ciò che conta è che, alla mezzanotte del 31 dicembre, eravamo ancora liberi di sognare: nonostante tutto e nonostante tutti.

Fabio

 

I migliori "hashtag" del 2014 (in collaborazione con l'Architetto)

#quantoèbellagiovinezza

#latestatadizidane

#lapizzadeifiordi

#La topaia a Lichtenberg

#il compleanno lombardo a Monza

#la partenza da Berlino

#i cento anni della Nives

#Mr. Fa a Oslo

#il cameriere abbandonato

#le serate garbate di P.le Accursio

#le passeggiate al Portello

#il cielo sopra Milano

#il ritorno all'eustachi

#addio Bruno

#il primo capodanno a Oslo

#ad ogni modo

#Milano-Roma-Milano

#i pranzi nella casa verde

#la cena siciliana

#Firenze e la cartolina “vediamo se arriva”

#lacolazionecomefunziona

#addiolaguna

#lecornamusealtriskell

#vivalaweizenalcavana

#omoxélavita

#vivamuloni!

 

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