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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Estate 2006: tutto cominciò così...

postato da blog.ilcaffeorientale.com [08/03/2014 17:18]
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Estate 2006: tutto cominciò così...

Milano, Monfalcone, Trieste, Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Zagabria, Monfalcone (il cuore si ferma qui...)

Premessa - 08.03.2014: al termine di questa vacanza nacque l'idea di creare il Caffè Orientale. Ci volle quasi un anno per dare forma al progetto. Oggi, a distanza di otto anni, sembra che la strada ancora da percorrere sia persino più lunga di quella che ci siamo lasciati alle spalle. Ma il sogno continua... 

Ore 11.15, 28 luglio 2006 Milano - Monfalcone - L'Interregionale diretto a Venezia Mestre accelera lentamente, il battito cardiaco lo segue a tempo, senza esitazione, senza timore. La prima porta verso Oriente è lo scambio a Mestre in direzione Trieste, tra poco il tempo si fermerà...

Ore 14.07, 28 luglio 2006 - Nonostante il prezzo economico, giustificato dalla mancanza di aria condizionata e da qualche fermata aggiuntiva rispetto agli altri treni, l'Interregionale che tante volte mi ha accompagnato nel Nord - est, giunge puntuale.

L'attesa del Regionale per Monfalcone scorre veloce e, una volta salito sul treno, inizio ad apprendere i primi rudimenti della lingua slovena. Mi accontento dell'arte povera: un dizionario tascabile, un quaderno e molta curiosità.
Alle quattro e mezza sono a Monfalcone, rivedo i parenti, gli amici e dopo neanche mezz'ora incomincia la girandola degli aperitivi: un pomeriggio caldo, tra spritz e "persegade" che prosegue dopo cena.

Sebbene creda fermamente di voler varcare il confine domani mattina, tra i baracchini di Sistiana, mi passa per un attimo nella mente la tentazione di fermarmi qui, con i miei amici: ma è solo un istante, devo accertarmi che l'Est si davvero il mio mondo. Torno a casa alle tre di notte: domani il treno parte alle 10.26.

Ore 9.00, 29 luglio 2006 Monfalcone - Lubiana - Sveglia indolore, un misto di entusiasmo, curiosità ed emozione affonda nel caffelatte che mi ha preparato l'inossidabile triestina, nonna Nives (bisnonna): mangio una fetta di pinza, poi mi faccio la barba pensando che il confine tra sogno (o incubo) e realtà (o apparenza) ad Oriente non è mai esistito.

Alle dieci mio zio Luca mi accompagna alla stazione di Monfalcone, scherziamo sul nome buffo di una delle stazioni di Budapest: Keleti Pu, Keleti Pu, che tormentone ridicolo...quanto sembriamo ridicoli noi! Alle 10.26 salgo sul treno e la prima fermata è Villa Opicina: qui nei dintorni lavora Nino e chissà che prima dei controlli di polizia, non riesca a vederlo indaffarato intorno alla ferrovia...

Di fronte a me è seduto un inglese molto grosso con la moglie a fianco: ha i calzoni corti, un paio di scarpe da campeggio puzzolenti, una borsa marrone sulla quale si appoggia per annotare i nomi delle località che scorrono lungo la ferrovia. Dopo che i poliziotti sloveni, avvolti dalle camicie azzurre hanno controllato il biglietto, posso finalmente godermi il paesaggio: Sezana, Pivka, Postojna, Rakek, Verd...

Non scherzo, pochi mesi fa ho sognato di percorrere questa tratta, ma arrivando dalla Croazia dopo la guerra: il cielo, così azzurro, le rocce carsiche grigie, i muretti di pietra, il verde dei boschi lungo le montagne blu ed i prati verdi della pianura.

Era tutto, esattamente come in questo momento, pur non essendo mai stato in questo luogo, mi sembra di averlo già ammirato: Danzig in cuffia, a tratti tetro, malato, passionale e mai arrendevole, la colonna sonora che aspettavo di sfruttare per oltrepassare il confine.

Ore 13.30 - Con qualche minuto di ritardo arrivo a Lubiana: il mio primo pensiero è rivolto all'alloggio. Cambio una trentina di euro in stazione (consapevole di perderci qualcosa) e consulto la cartina per identificare l'ostello che ho scelto sulla guida: fa caldo, carico lo zaino sulle spalle e mi dirigo verso il quartiere Metelkova.

Non è distante e mentre mi avvicino alla meta vedo alcuni ragazzi che camminano verso la stazione. Attraverso al semaforo e giro all'angolo, mi immetto lungo un viale fresco e dopo pochi metri vedo un lungo cavo elettrico che spunta da un cancello: il grosso filo è collegato abusivamente al generatore di un'officina situata dietro al cancello ed è attaccato ad una vecchia auto marrone.

A bordo mi pare che ci siano tre o quattro giovani accampati, uno di loro deve essersi svegliato da poco, dal momento che spalanca la portiera e si alza stiracchiandosi. Ci scambiamo un'occhiata fugace ma il posto inizia a piacermi poco: arrivato all'ingresso dell'ostello osservo qualche ospite adagiato nel cortile. Do un'occhiata e non mi serve la seconda per convincermi che è meglio trovare una sistemazione diversa: ho visto tante bettole e una sfilza di "bruciati" nella mia breve vita, ma perdere armi e bagagli al primo giorno mi sembra esagerato.

Giro le spalle e mi reco nuovamente verso la stazione. Consulto ancora la guida e scelgo un altro ostello che si trova poco distante da lì: è raggiungibile con uno degli autobus parcheggiati nel piazzale della stazione. Acquisto un biglietto specificando la destinazione e mi cimento nella ricerca dell'autobus corrispondente: pochi autisti capiscono dove abbia intenzione di andare, così chiedo informazioni ai passanti. Incontro un gruppo di italiani, comaschi: sono gentili e disponibili e bastano poche parole per entrare in confidenza.

Pranziamo insieme e loro si offrono di accompagnarmi presso l'ostello dove sono diretti loro: mi aggrego volentieri alla compagnia e ci dirigiamo con l'auto verso una zona poco distante dal centro. Non riusciamo a trovare l'indirizzo, nonostante le indicazioni degli abitanti locali siamo costretti ad affidarci alla "prontezza" di un tassista. Ci accodiamo a lui convinti di essere ormai "a cavallo", invece il giovane autista, abbastanza alticcio a giudicare dall'alito, sbaglia strada.

Si concede una manovra radicale facendo inversione in piena corsia e cambia totalmente strada. Finalmente, dopo una decina di minuti, arriviamo a destinazione. Scaricati i pochi bagagli ci accomodiamo nella stanza: siamo in cinque, due maschi e tre ragazze. La compagnia è molto piacevole e verso il tardo pomeriggio acquistiamo bibite e frutta fresca. Il paradiso è qui: una doccia, un bel prato da gustare a piedi nudi, un buon libro ed Alice Cooper in sottofondo. Ma ancora oggi, in quel delizioso e rilassante sabato sloveno, riemerge un brivido: Catch the rainbow dei Rainbow...credo di aver sussurrato quelle parole per almeno un'ora all'ombra degli alberi, dopo aver ascoltato Alice Cooper!

All'ora di cena azzardiamo la scelta di mangiare una pizza: non ce ne pentiamo e verso le dieci facciamo una passeggiata nel caratteristico centro storico di Lubiana. La serata è abbastanza fresca, il rapporto con i miei compagni di viaggio è spontaneo: penso che dopo mesi di intensa sofferenza, potrò godermi un sonno spensierato. Prima di addormentarmi metto involontariamente in subbuglio la compagnia perché non trovo il caricabatterie del cellulare: sebbene sia convinto di averlo perso lì, scoprirò il giorno dopo di averlo dimenticato a Monfalcone.

 

La stazione ferroviaria di Lubiana

 

Ore 10.00, 30 luglio 2006 Lubiana - Salisburgo - Cappuccino e brioche in un accogliente bar nel centro di Lubiana e poi una visita al mercatino locale prima di salutare gli amici di Como che tra poche ore torneranno in Italia: non resisto alla tentazione di acquistare un tascapane militare che ha le dimensione adatte per il walkman ed il porta cd.

Spendo la bellezza di undici euro, so che è anche troppo, ma quella borsa puzzolente ha già ricevuto la consacrazione: sdrucita, ma efficiente e vissuta...da avventura! Nel primo pomeriggio saluto i comaschi e passeggio verso il parco: il treno per Salisburgo parte tra due ore, così ne approfitto per mangiare una fetta di pizza al trancio all'ombra degli alberi.

Per abbattere la noia dell'attesa torno al mercatino e con gli ultimi talleri rimasti compro due spille (una dei Metallica e una di...Danzig!) da attaccare sulle borsa che...lo ammetto, merita una pulita. Torno alla stazione, mi siedo comodamente su una panchina ed estraggo dallo zaino due boccette di profumo da viaggio: con un fazzoletto imbevuto inizio a strofinare l'interno del tascapane e, dopo un'accurata depurazione, riesco a risentire il vago odore di pelle nascosto sotto ad uno strato di polvere grigia.

Tir, così si dice binario in sloveno...salgo sul treno che parte per Salisburgo: non ho un alloggio ed arriverò tardi in città, d'altra parte sarebbe stato un rischio enorme arrivare a Vienna alle 11.30 di sera, con molta probabilità avrei trascorso la notte all'aperto! Un fischio allegro e via verso le montagne: Kranj, e Lesce/ Bled...appena il treno inizia a "marciare", scrivo due righe dedicate a Lubiana:

"Non ho capito Lubiana. Forse perché mi è sembrata un film già visto, un libro già letto, un amore già consumato. Insomma, non ho notato molte differenze dalla cara ed amata Gorizia: stessi colori, stesse atmosfere. Probabilmente non riuscirò mai a comprendere quanto la Slovenia assomigli al Nord - est italiano e viceversa. Un giudizio schietto: due gemelli siamesi, separati alla nascita, che sono rimasti telepatici. Addio Lubiana, oggi si prosegue per Salisburgo. Ps. Si puzza di chilometri."

Finisco di scrivere e noto che un uomo sulla sessantina è indaffarato a vendere bibite sul treno: lo fermo e con una disponibilità squisitamente balcanica (di chi trova sempre una soluzione accomodante finchè non si incazza), chiedo se ha una Coca: mi risponde con uno sguardo complice di chi conosce il fatto suo. Gli faccio notare di avere in tasca solo monete in euro: mi fa capire che posso fidarmi e dopo pochi

minuti mi riporta il resto in euro. La ragazza di fronte a me sorride, così iniziamo a chiacchierare in inglese e mi spiega che la Slovenia sta cambiando, vuole tornare davvero europea, che ormai è avvenuto un radicale cambio generazionale tra giovani e vecchi: non solo demografico, ma soprattutto culturale.

Quell'uomo che ti ha venduto la Coca, mi spiega, è il tipico sloveno dei tempi andati, potrebbe essere mio padre: ha imparato a cavarsela in situazioni estreme, ad arrangiarsi tra guerra e fame. I giovani non sono retoricamente proiettati al futuro (come ci divertiamo a predicare in Italia), ma vivono attivamente il presente, imparando le lingue e viaggiando in cerca di novità. Se l'Europa è ferma, loro vogliono darci la spinta per ripartire: tutto ciò che oggi noi diamo per scontato e necessario, per quasi tutti i giovani dell'est è una conquista sudata ma apprezzata.

Il tempo vola e a Jesenice la giovane interlocutrice scende: al suo posto si siede un uomo molto simpatico che si cimenta nei cruciverba. Entriamo in Austria e a Rosenbach un poliziotto mi chiede i documenti (è la prassi in entrata ed uscita dai confini): sorride e mi fa credere che la mia carta d'identità sia scaduta. Forse non pensa che mastico qualche parola in tedesco, così gli domando se è tutto a posto: non cado nello scherzo e questi mi mostra la data. La leggo in tedesco e la mia carta non è affatto scaduta. Il fiero gendarme

austriaco (sadico ma comunque ingenuo) risponde che non c'è alcun problema e saluta senza ulteriori richieste. Nel frattempo uno studente di medicina, mi domanda verso che ora dovremmo arrivare a Vienna. Non lo so, dal momento che io mi fermo a Salisburgo: mi spiega che è stato ad un congresso a Trieste e coinvolge nella conversazione anche un ragazzo croato ed il signore impegnato con i cruciverba.

Il ragazzo croato sta tornando da Monaco di Baviera perché mentre era in vacanza gli si è rotta l'auto e adesso deve tornare in Croazia per raggiungere il fratello e ritornare insieme in Germania, mentre l'uomo del cruciverba lavora a Salisburgo. Ne approfitto per chiedergli se c'è un ostello nelle vicinanze della stazione e mi spiega i particolari con molta precisione: servendoci di uno strano miscuglio di tedesco e slavo riesco a cogliere qualche informazione

Ore 21.30 - Il sole è tramontato da poco ed io sono alla disperata ricerca di un alloggio: chiedo informazioni a qualcuno ma capisco in fretta che qui a Salisburgo le mie tasche sono a rischio. Decido di passeggiare per il centro in cerca di un albergo apparentemente economico ed intanto mi perdo tra le ricche meraviglie di colori della città di Mozart: il fiume, le montagne intorno, l'atmosfera frizzante di un lusso mai pacchiano ed esagerato, mi fanno persino dimenticare che non ho ancora un tetto sulla testa ed un letto sotto al sedere...

Preferisco trovare una sistemazione prima di mangiare, anche se un rivenditore di kebab si candida come prossima tappa. Poco distante noto che un uomo sulla quarantina, con i baffi ed un fisico molto robusto, sta ripulendo i tavoli all'aperto di un ristorantino: dopo aver letto la scritta "Zimmer" fuori dalla locanda chiedo subito il prezzo. È' caro, per una stanza disponibile con il bagno in comune al piano ammezzato e la colazione compresa: sono le undici di sera, accetto!

La camera è accogliente, interamente arredata in legno e con la finestra che dà su un accattivante cortile tipicamente austriaco. L'aria è fresca e dopo pochi minuti esco per mangiare qualcosa: niente kebab perché il negozio è già chiuso, così mi accontento di un hamburger in un bel pub nel centro della città: è abbastanza frequentato, alcune ragazze ballano vicino alla consolle del dj.

Bevo un paio di Guinness e scambio due chiacchiere con un tizio del posto: per un attimo mi sembra di essere ancora in Brianza...i giovani si lamentano perché non c'è mai niente da fare, tutti vorrebbero andare a Vienna, le ragazze non si concedono facilmente e via dicendo.

Prima di andare a dormire mi godo ancora la notte di Salisburgo, con le sue luci, i suoi palazzi austro - ungarici ed il suo castello da favola sul promontorio. Quando entro nella stanza spalanco la finestra, accompagno uno di quei ragni con le zampe enormi sul davanzale e mi infilo sotto alle coperte: il caldo milanese è solo un soffocante ricordo.

Ore 9.00, 31 luglio 2006 Salisburgo - Vienna - Lo ammetto: mi sarei aspettato una sostanziosa colazione austriaca, invece mi sono dovuto accontentare di caffelatte, pane, burro e marmellata. Pago ed esco dalla locanda: in cuffia i Rammstein, i testi in tedesco e la teutonicità di Salisburgo creano nella mia mente l'atmosfera ideale. Cammino di buona lena e per la prima volta da ieri sera non mi accorgo di quanto durino poco i semafori verdi in questa città...

Parto verso le dieci a bordo di un treno tedesco molto confortevole (OBB) diretto a Vienna: di fianco a me una madre con la figlia (una bella figlia...) alle quali si aggiunge un professore del liceo che comincia a conversare con loro dall'inizio alla fine del viaggio. Io preferisco godermi i Sentenced (non mi dimenticherò mai Blood and Tears) finchè non finiscono le montagne: ora comincia l'Austria che non ti aspetti, nei dintorni di Vienna il paesaggio cambia notevolmente, ampi scorci di pianura si intravedono tra la vegetazione e l'emozione diventa enorme quando arrivo a Westbanhof.

Una dei comaschi mi ha lasciato l'indirizzo di un ottimo ostello, ma siccome non ho ancora una cartina di Vienna, entro in un internet point della stazione per cercare la strada. Rimedio circa tre indirizzi diversi e mi dirigo verso la zona ovest: entro in un portone e le indicazioni invitano a salire le scale. Al primo piano c'è una porticina grigia a vetri illuminata: busso due volte ma non mi risponde nessuno. No, cambio indirizzo...dopo una mezz'ora di marcia fermo un ragazzo e chiedo informazioni: mi dice che lungo Maria Hilfer Strasse ci sono alcuni ostelli: ne trovo uno che sembra fare al caso mio, ma è pieno.

La signorina della reception, molto gentilmente, prenota un posto in un'altra struttura poco distante che raggiungo in pochi minuti: ho caldo e voglio rilassarmi sotto la doccia. Salgo in camera, non c'è nessuno, ma i bagagli sono appoggiati di fianco ai letti. Ne approfitto per concedermi la doccia tanto agognata e dopo mezz'ora sto già percorrendo le ampie strade viennesi a piedi: scarpe e walkman in una manciata di chilometri urbani.

Trovo un negozio rock e ne approfitto per comprare una canotta militare molto "tamarra", dopodichè mi fermo in uno dei tanti locali della città per mangiare salsicce e bere birra alle quattro del pomeriggio: mi basta davvero poco per sentirmi libero. Esploro le prime meraviglie della città, poi rientro in ostello. Nella mia stessa camera alloggia una ragazza americana (di madre istriana...il mondo è davvero piccolo!), una tipa texana che parla così veloce da non riuscire a capirla, un altro ragazzo americano ed una coppia di svedesi.

Stringo amicizia con la ragazza americana e dopo aver mangiato facciamo una passeggiata in centro: si scambiano esperienze, storie, opinioni, gusti musicali...ed un'altra nottata cala sulle mie gambe affaticate ma soddisfatte.

Ore 11.00, 1 agosto 2006 - All'indomani la chiave di volta: troviamo in una traversa della lunghissima Maria Hilfer Strasse, un bar dove alla modica cifra di euro cinque offrono una colazione davvero austriaca! Il locale è molto accogliente, tutto arredato in legno scuro e con dei divanetti in pelle davvero comodi. Il menù è esaltante: pane tostato, burro, marmellata, patate al forno, pancetta e uova sbattute, caffelatte e succo d'arancia: una delizia.

Trascorro la giornata a spasso per la città: Vienna è meravigliosa, sfarzosa, in una sola parola, imperiale. Qui si capisce davvero come dovesse essere le capitale di un impero di età moderna: non posso neanche tentare di immaginare quante pagine di storia sono state scritte tra questi viali.

Nel pomeriggio accompagno l'americana in stazione e visito l'arsenale in compagnia di Matt, un ragazzo americano proveniente da Milwaukee. Mi racconta che suo padre e suo fratello sono due marines, lui invece non ha voluto seguire la stessa strada e si è trasferito a Madrid per studiare sociologia: tra quelle divise austro - ungariche ho trovato la mia dimensione e non usciamo dal museo senza averlo visitato da cima a fondo.

Verso le cinque e mezza del pomeriggio ci fermiamo in un pub, ordiniamo una birra e ci concediamo una sfida a biliardo: pari e patta, dopodichè si ritorna in ostello. Nel frattempo è cambiata la guardia in camera: tre ragazze bretoni (dall'aspetto decisamente gradevole) e due studenti spagnoli in compagnia del loro professore italo - argentino. Le francesi sono piuttosto altere, mi squadrano, probabilmente credono poco a ciò che racconto.

Gli spagnoli non mi stanno molto simpatici: ma commetto l'errore di confondere la loro timidezza con un vago senso di superbia. Entro in confidenza con il professore, originario di Frosinone, ha lavorato in Spagna, si è trasferito in Argentina ed ora fa spesso la spola tra Nuovo e Vecchio Continente. Superate le prime diffidenze con i compagni di stanza, dopo cena esco con un paio di olandesi (vestiti con il kilt) provenienti da Groningen che mi segnalano un concerto a Budapest.

Loro ci vanno e penso che ci ritroveremo lì: beviamo più di una birra e verso l'una ci si saluta dal momento che domani partiranno alla volta di Bratislava. Così ci diamo appuntamento tra qualche giorno a Budapest.

 

Il parlamento austriaco a Vienna
 

Ore 10.00, 2 agosto 2006 - Prima di lasciarli andare convinco gli olandesi a fare colazione nell'ormai famoso bar della colazione a cinque euro: come prevedibile rimangono molto soddisfatti e verso le undici e mezza ci salutiamo. Io ne approfitto per qualche compera e proseguo il mio giro turistico per la città. Nel pomeriggio decido di raggiungere la vera meta del mio viaggio: il bel Danubio Blu. Il letto del fiume si trova in periferia, quello che passa per il centro è solo un canale.

Prendo la metropolitana e non trovo affatto alcuna differenza tra Milano e Vienna. Dopo una lunga passeggiata in un quartiere che assomiglia molto alla zona interna di Piazzale Lima, raggiungo il fiume: l'impatto visivo mi lascia senza fiato. Non esito a calarmi nel parco del Danubio per sedermi lungo la sponda del fiume, all'ombra di un ponte: l'acqua scorre veloce, come i pensieri, come la vita.

Mi riprendo dall'incanto risalgo le scale e noto una signora (a dispetto dell'età) completamente nuda che si abbronza sdraiata sul prato: questo posto mi piace sempre di più! Riprendo il cammino e raggiungo l'immenso parco del Prater. Giovani e anziani pedalano, gli appassionati di alpinismo si allenano con le bacchette camminando per chilometri attraverso il verde: mi ritorna in mente Milano, in una cornice che sembra tremendamente domenicale.

Ieri pioveva a dirotto, oggi splende un sole meraviglioso e non resisto alla tentazione di esplorare ancora la città. Un breve tragitto in metropolitana e poi il lungo cammino verso l'ostello. Dopo cena esco con il professore, beviamo un paio di birre in compagnia e torniamo in camera verso mezzanotte: le luci sono spente ma i tentativi di seduzione da parte degli spagnoli nei confronti delle francesi non sono andati a buon fine.

Ore 9.30, 3 agosto 2006 Vienna - Praga - Convinco anche gli spagnoli a fare colazione nel posto che conosco: pigri e titubanti, scoraggiati dal lungo cammino mattutino, sono costretti a ricredersi dopo aver mangiato a sazietà. Mi raccontano che dell'insuccesso con le francesi e mi dicono che si sono offese con me perché ho detto loro che la cucina italiana è migliore di quella francese: vero o no, i mondiali li abbiamo vinti noi...popoppoppoooo!

Per vendicarsi del rifiuto gli spagnoli mi hanno dato ragione e non le hanno fatte dormire per un paio d'ore a causa di risate, schiamazzi e sfottò. L'allegra compagnia iberica mi saluta, diretta a Varsavia, mentre io rischio di perdere il treno per Praga. Ho calcolato male i tempi, sbaglio la direzione della metropolitana e mi ritrovo a correre per una stazione (Sudbanhof) che non conosco: è divisa in quattro aree (almeno così mi pare di ricordare) e mai come in questo momento riaffiorano alla mente le frettolose corse meneghine tra metropolitane e treni.

Salto i gradini a due a due con il cuore in gola prima di trovare (lo ammetto per caso il binario per Praga). Mi accerto, chiedendo al controllore, che il biglietto sia valido e mi siedo sulla poltrona convinto che a Praga avrò occasione di rilassarmi...

Ore 17.00 - Praga: presuntuoso e sprovveduto, sottovaluto l'imminente rischio di pioggia. Arrivo alla stazione di Holesovice convinto di poter raggiungere il centro in pochi minuti e senza prendere i mezzi pubblici. Non ho a disposizione una cartina ed il cielo è sempre minaccioso. Attirato dalle guglie verde rame di una delle tante chiese, inizio a percorrere un'ampia strada in salita ma il cielo plumbeo borbotta minacciosamente.

Mi infilo tra i meandri della città alta e cammino abbastanza nervosamente alla ricerca del centro. Per un attimo la tensione si perde tra le alte finestre a cassettoni che spiccano dai palazzi, quando vedo quelle costruzioni austro - ungariche mi sento sempre a mio agio. Estraggo dallo zaino una giacca impermeabile da pochi soldi, certo che possa ripararmi dalle intemperie. Errore fatale: comincia a diluviare e nell'arco di pochi minuti mi telefona mia madre. Le rispondo molto nervosamente perché sono letteralmente fradicio e piove talmente forte che non riesco nemmeno a tenere la testa alta per orientarmi: Praga inizia a non piacermi.

Esaurita la bufera riesco lentamente a trovare la via del centro, sono le cinque del pomeriggio e, appena raggiungo l'indirizzo segnato su un opuscolo recuperato a Vienna, ricomincia a piovere. Il primo ostello che trovo è pieno, ma il giovane che lavora alla reception mi offre una birra e mi chiama un taxi...pagato da lui! Il tassita è simpatico, di poche parole ma decisamente gentile.

Talvolta saluta qualche amico per la strada e le sue guance rosse lasciano intendere che anch'egli è un discreto amante della birra chiara. Mi accompagna all'ostello e non mi sembra vero: prenoto per quattro notti e mi fiondo immediatamente sotto la doccia: la pulizia dello stabile lascia molto a desiderare ma riesco comunque a godermi quegli attimi di meritato relax. Rientro in camera per rivestirmi e mettere da parte gli abiti fradici: piove ancora e non posso nemmeno stenderli.

Mi accorgo di aver dimenticato il deodorante in bagno, così torno indietro: mi trovo di fronte un tipo alto, moro con una bottiglia di birra da mezzo in mano. Mi saluta e mi dice che l'ambiente è abbastanza noioso: prima ancora di presentarmi gli domando dove ha preso la birra e quanto costa. La vendono alla reception...e costa solo l'equivalente di circa cinquanta centesimi: Praga riguadagna qualche punto.

Facciamo subito amicizia e scopro che anche in Repubblica ceca il passatempo preferito dai giovani è la birra. Verso le sei arriva un gruppo di francesi ubriachi marci: li vedo dal balcone del secondo piano ma non mi piacciono affatto: cercano rissa. Con molta pazienza il ragazzo della reception riesce a calmarli e ad accompagnarli gentilmente all'uscita...e nel frattempo continua a piovere.

Finalmente decido di godermi una cena tipicamente praghese, il brasiliano sta "broccolando" una cilena e per il momento non conosco altre persone. Vado al ristorante con una fame spaventosa. Seduti al tavolo di fianco al mio c'è una comitiva di tedeschi alticci che apprezza non poco le tante serenate offerte da un gruppetto di tre biondine molto accattivanti.

Inizio a sgranocchiare il pane che mi hanno appena portato in un cestino di vimini (qui viene messo in conto, non si paga come coperto solo se dite che non volete il pane). Nel frattempo ordino la solita chiara da mezzo, un gulash e le patate.

Ora, commettendo l'errore madornale di credere che il gulash fosse come la variante viennese - triestina cucinata da nonna Nives, rimango profondamente deluso quando mi portano una scodella di sugo al pomodoro con due pezzetti minuscoli di carne immersi: sono costretto a divorare un'altra cesta di pane facendo l'intingolo nel piatto. Ho scoperto poi che quando si chiede il gulash in Ungheria ed in Cechia, si intende il sugo per eccellenza (con eventuali bocconcini di manzo o vitello), mentre solo la ricetta slavo - balcanica concede la meraviglia di uno spezzatino (ricco di paprika!).

Le patate (che mi auguravo fossero cotte al forno), sembrano quelle lesse cosparse di prezzemolo che si mangiano nelle mense scolastiche, così l'unica pietanza gradevole resta l'ottima (devo ammetterlo) grappa di fine pasto. Il conto, come attendibile, non è salato e, dopo una brevissima passeggiata credo sia arrivato il momento di andare a letto. Appena torno indietro, incontro il napoletano che ho conosciuto nel pomeriggio e mi lascio convincere per una passeggiata. "Escus, mi bois...ar iu interested bout sex?" Con questo inglese approssimativo veniamo abbordati da un italiano con il chiaro accento romagnolo.

Gli rispondo subito sorridendo: "- Mo dai che sei italiano!" "- Aaah, siete italiani anche voi! Vi interessa un po' di gnocca? Allora io faccio il pr in quel locale lì, con cinquanta euro ci sono gli spogliarelli vedere ma non toccare, altrimenti se cercate qualcosa di "serio" ve lo trovo ad un centinaio...ma lì fate proprio tutto eh? vabbè, la prostituzione è reato ma se vi beccano vi deve andare proprio di sfiga perché controllano ogni sei mesi..."

Declino l'invito, ma il tizio non demorde e cambia ambito: "- Poi se vi serve di cambiare la moneta dite a me, che qua sono bastardi, vi fregano con il cambio...Si tenga presente che scambiare moneta per strada è reato... Ringraziamo l'insistente connazionale che non tralascia davvero nulla e si raccomanda di non acquistare droga dai marocchini perché vendono buste vuote...insomma un altro italiano che ha deciso di cercare fortuna all'estero ma senza faticare!

Ci liberiamo dell'insistente "praticone" e camminiamo ancora per il centro. Talvolta, quando si accorgono che siamo italiani ci chiedono ad alta voce se vogliamo droga pesante, forse perché conoscono bene gli ultimi "svaghi del Bel Paese". Confesso che l'atmosfera mi piace poco. Mi consolo quando conosco glia altri che alloggiano nella camera di Mario, il napoletano.

Premesso che appeso alla finestra spicca un meraviglioso tricolore e i napoletani hanno tirato il filo da una parete all'altra per appendere la biancheria pulita, mi ambiento subito. Una ragazza serbo - francese dorme, mentre uno studente di Lione è impegnato a leggere. Chiacchiero con un camionista belga ed un'insegnante tedesca di quarant'anni mentre il brasiliano tenta invano di conquistare il cuore della cilena.

Tiro tardi e alle due ho una gran voglia di dormire. Ma in questo ostello, a differenza di molti altri, ogni ospite non ha una chiave per sé, ma è tenuto a lasciarla nella reception per consentire a tutti di poter rientrare a qualsiasi ora. Prima di uscire a cena mi sono raccomandato con tre ragazze coreane che dormono nella mia stessa stanza, di lasciare le chiavi alla reception: hanno annuito tutte e tre ma non hanno capito niente.

Sono senza chiavi: fortunatamente i ragazzi della reception fanno anche i turni notturni così riesco a farmi aprire la porta da uno degli addetti. Alle tre sono costretto anche a fare da portiere: il polacco che è rientrato dopo di me non ha trovato le chiavi e l'unico in grado di svegliarsi è il sottoscritto.

Ore 9.00, 4 agosto 2006 - Scopro che la colazione è pessima ma mi consolo in fretta esplorando i dintorni del centro storico. Evito con successo tutti i nugoli di turisti accalcati davanti all'ingresso del Ponte Carlo e mi godo la Moldava dal non lontano parco Kampa.

Eppure la città non mi cattura, mi sembra una cartolina, forse sono ancora troppo vicino ai turisti...a quelli che quando vanno a Praga devono subito comprare la maglia nera o bianca del "Drinking Team". Perché non venite a fare un torneo in Venezia Giulia? Abbiamo ottimi fuoriclasse in rosa! Tzè...sbruffoni!

Il pranzo...una consuetudine che a Praga mi risulta ostica: sono talmente spazientito da quel cielo plumbeo da non avere nemmeno fame. All'una circa torno in ostello e dormo per un'ora: non so ancora chi sostituirà le coreane della sera precedente e pervaso da un picco di ottimismo mi convinco che il peggio sia morto.

Verso le due vado entro in uno dei tanti pub del centro: mi portano subito una birra da mezzo, il pane ed il menù. Chiedo un bel piatto di patatine fritte ma il cameriere mi fa notare che devo scegliere uno degli abbinamenti prestabiliti nel menù. È inutile chiedermi come mi sia passato per la testa di ordinare un piatto di calamari fritti in Repubblica Ceca: e non sarebbero poi tanto male se non fosse per un'orrenda salsa mista a maionese che li rende "quasi" (ho troppa fame...) immangiabili.

Ricorro al vecchio e sano trucco del pane e me ne faccio portare un secondo cestino, dopodichè non risparmio nemmeno l'insalata più simile a lattuga per tartarughe: non disdegno nulla.
Rientro in ostello, compro una birra ed inizio a chiacchierare con il tipo della reception, nel frattempo ricomincia a piovere a dirotto. Persino il mio interlocutore si spazientisce in seguito all'acquazzone così ci mettiamo a conversare sotto alla tettoia.

Mi spiega che la divisione tra cechi e slovacchi non ha lasciato strascichi, che anzi è stata frutto di scelte meramente politiche. mi racconta di essere stato in Italia l'anno scorso, in Veneto ed ammette che il nostro Paese è davvero caro...e non hanno ancora la moneta unica! Verso le quattro arriva anche il napoletano: è fatta, due italiani si uniscono alla conversazione, così come il brasiliano ed un ragazzo inglese di Brighton.

I ragazzi dell'ostello si danno il cambio, arriva una ragazza e smette di piovere. Ora si deve immaginare la scena: un cortile popolato da cinque giovani "guasconi", un tasso etilico discreto ed una ragazza bionda e gradevole costretta a sopportarci. Per due ore subisce le sghignazzate di baldi giovani che "giocano ai galli del pollaio" e dimostrano che certi "sollazzi" sono universali: alla fine del turno, sul baratro di una crisi nervosa, confida ad alta voce al collega di non poterne più. È ora di cena...

 

Il Ponte Carlo e la Moldava
 

Torno in camera per cambiarmi, apro la porta ed accendo la luce: un lenzuolo si solleva di scatto: no, non è un fantasma...magari lo fosse...è uno dei tre coreani che alloggiano nella stanza. Sono le otto di sera e questi già dormono: il tipo sgrana gli occhi, io lo saluto gentilmente scusandomi e gli spiego la solita storiella della chiave da lasciare nella hall...speriamo bene!

Mi ritrovo a cena con l'inglese ed il brasiliano e mangiamo...una pizza. La scelta si rivela fortunata e devo ammettere che la compagnia è davvero piacevole: dopo cena ci godiamo una passeggiata nel centro storico e ci fermiamo in un pub per proseguire i bagordi.

Il brasiliano ci spiega come vengono addestrati i soldati in Brasile...nella foresta del Rio delle Amazzoni: mi sto divertendo davvero tanto, l'Italia è lontana ma io mi sento perfettamente a mio agio. Quando rientriamo in ostello siamo abbastanza alticci. Pensate forse che le chiavi siano nella hall? Assolutamente no e per la seconda volta devo chiedere al portiere di aprirmi.

Ore 9.00, 5 agosto - Praga mi ha letteralmente scocciato: non la sopporto, nonostante l'ottima compagnia non sono riuscito a trarre nulla di buono da questa città: delusione. Mi lascia l'amaro in bocca, mi sembra una semplice città da cartolina, così nel pomeriggio mi lancio all'avventura e con il saldo obiettivo di procacciarmi un biglietto della Eurolines, mi spingo oltre le zone riportate sulla cartina.

Cammino per circa due ore, ma della stazione neanche l'ombra: l'indirizzo è giusto ma chissà per quanto ancora mi tocca scarpinare. Devo ammettere che questa periferia mi affascina: c'è un misto di nostalgia e mistero che mi avvolge la mente. Preferisco non prendere la metropolitana e godermi questi scorci urbani dal vago impatto post - industriale.

Finalmente trovo la stazione: ho poche corone che non mi bastano per acquistare il biglietto per Budapest...è un problema enorme perché il Bancomat è fuori servizio e non accettano il pagamento con carta di credito: sono venuto fino qui per niente!

Ricomincio a odiare Praga e mi incammino sulla via del ritorno: dopo pochi minuti sopra la mia testa si scatena il finimondo. A confronto il temporale che mi ha accolto ad Holesovice è uno spruzzo, nell'arco di mezz'ora impreco tutti i santi, persino quelli ortodossi: sono completamente fradicio, mi perdo tra le vie periferiche, non ho una cartina completa, i negozi sono chiusi è non c'è un'anima viva

in giro. È uno di quei momenti in cui ti penti amaramente di avere uno spirito intraprendente, uno di quei rari istanti in cui pensi che il tuo cervello sia più inutile di un pedalò sull'Everest. Mi carico con gli Slayer in cuffia e reagisco: dopo due ore ritrovo la "retta via" e la doccia che mi concedo all'ostello spazza via qualsiasi ripensamento. Scopro che domani la ragazza serbo - francese ed il lionese partiranno con la corriera diretti a Brno.

Credo di essere rimasto abbastanza a Praga e, sebbene abbia un'altra notte prenotata, preferisco abbandonare la camera: mi resta solo stanotte. Passo la serata con il brasiliano in cerca di un ristorante: forse siamo anche troppo "allegri" e non riusciamo a trovare un locale messicano dove si dice che il cibo sia ottimo. Piove, piove ancora...e i ragni che si accalcano agli angoli delle vetrine, grossi e marroni sembrano goderne felicemente.

Ci accontentiamo di un ristorante del centro ma le pietanze lasciano a desiderare: una comitiva di veneti suona il pianoforte prima di andarsene ed il cassiere, a dispetto della conformazione fisica, è un russo...mah, per fortuna è l'ultima sera! Torniamo in ostello e troviamo un simpatico gruppo di giovani che chiacchierano intorno al tavolo: io e il brasiliano prendiamo una birra e ci aggreghiamo.

Ci sono due americani che parlano di NBA ed in me si risvegliano le ampie conoscenze adolescenziali. Alle medie, non avendo ancora scoperto "le gioie dell'amore" ero un appassionato sfegatato di basket americano: videogiochi, maglie, album delle figurine e trasmissioni televisive dedicate alla NBA.

Mi sfidano: io enuncio quintetti base tra il novantacinque ed il duemila, soprannomi e numeri di maglia dei giocatori...di molti persino l'università di provenienza. Gli americani sono sconcertati ed insistono per offrirmi da bere: anche per stasera mi sono guadagnato la "pagnotta" e domani...me ne vado!

Ore 11.00, 6 agosto 2006 Praga - Brno - Parto in compagnia dei francesi alla volta di Brno ed arriviamo nel primo pomeriggio a destinazione: è una tranquilla domenica...di provincia. Mi sembra di essere in Brianza: le famiglie passano il tempo nei centri commerciali e le strade sono deserte.

Pranziamo con un burek, una specie di pastasfoglia d'origine turco balcanica, ripiena di patate, verdure o carne a seconda dei gusti e poi un altro bell'acquazzone per non rimanere delusi dall'accoglienza! Troviamo un ostello ad un prezzo molto conveniente: si tratta di una ex scuola, è molto ampio e noi alloggiamo in una palestra con il campo di pallacanestro ed i letti in ferro: l'ambiente è spartano ma accogliente l'ampiezza del locale ci fa dimenticare che all'interno siamo quasi una ventina.

La ragazza della reception è davvero molto carina e sembra avere una dolcezza straordinaria: mi fermo a bere una birra ed inizio a chiacchierare con lei. Poi alla conversazione si aggiungono due ragazzi svedesi: altro che vichinghi, questi sono più bassi di me (sono un metro e settantacinque), sembrano Beavis e Butthead! Mi dicono che vengono dalla Romania, dove i treni sono infinitamente lenti, dopodichè tra una birra e l'altra conosco anche due ragazzi scozzesi: sono molto cordiali e decido di cenare con loro.

Finalmente mi godo una enorme bistecca impanata...Cotoletta alla milanese? Ma va...mi ricorda tanto una Lijublianska goriziana...l'enorme bistecca di dinosauro impanata da Gianna Cragna (ristorante noto nei dintorni di Gorizia) con ripieno di prosciutto e formaggio! Un'altra birra e poi a nanna...

Ore 9.00, 7 agosto 2006 Brno - Budapest - Gli olandesi mi aspettano a Budapest mentre i francesi, dopo un'intera giornata a Brno si divideranno: la serbo- francese domani va a Vienna, mentre lo studente dovrebbe arrivare a Budapest tra pochi giorni. Siccome non ha il cellulare ci ripromettiamo di incontrarci per caso a Budapest, così mentre loro stanno ancora dormendo gli lascio un bigliettino di saluto.

Sono seduto sul letto, in procinto di chiudere lo zaino ma all'improvviso: crac! Sento un dolore tremendo alla schiena e per qualche secondo non riesco ad alzarmi: scomodo ancora parecchi santi dal Paradiso e dopo qualche istante di agonia mi riprendo. Il dolore è massacrante, mangio parecchio a colazione e prendo un Aulin: è l'unica soluzione e non voglio rinunciare alla partenza.

Alle dieci parte il treno per Budapest, quella famosa Keleti Pu di cui tanto ridevo alla partenza con mio zio. Mentre aspetto il treno mi passa davanti un bellissimo cane lupo nero, che si ferma vicino alla pensilina dei binari: caga proprio lì e se ne va. Trascorsi pochi minuti arriva un disabile sulla carrozzina: nota il capolavoro del suo cane e si dirige verso il cestino.

Recupera un pezzo di carta, raccoglie l'escremento allungando il braccio dal poggiolo della carrozzella e butta tutto nel cestino: un esempio di buona educazione che trascende qualsiasi giustificazione fisica! Nel frattempo mi godo il mal di schiena e per non pensare mi perdo nello splendido panorama della puszta ungherese, a ridosso del Danubio, il mio vero idolo. Ripenso alle legioni romane che duemila anni fa si sono imbattute in queste terre ed il viaggio sfila via in un soffio.

Quando arrivo alla stazione trovo i due amici olandesi ad attendermi, ma incombe subito un problema: in questi giorni a Budapest ci sono contemporaneamente i mondiali di nuoto, il gran premio di Formula uno ed il festival musicale!

Posso tranquillamente dire di aver girato tutto il centro della città già appena arrivato e dopo aver peregrinato inutilmente per una decina di ostelli, alle sei del pomeriggio sono all'ultima spiaggia: molto cortesemente un ragazzo della reception di uno dei tanti ostelli, mi lascia solo per una notte, un letto di servizio che generalmente viene utilizzato dai ragazzi che si danno il cambio notturno.

Accetto la cortesia, ne approfitto per lavare i vestiti (ancora bagnati da Praga!) e fare una doccia. Il mal di schiena è passato e mi godo una cena favolosa in un ristorante tipico ungherese con gli amici olandesi. Chiudiamo la serata in un locale del centro a birra e biliardo, domani vanno a Szieget, al concerto e dovremmo trovarci lì: da quella sera, giuro, non li ho più visti!

Ore 8.00, 8 agosto 2006 - Non si è liberato nemmeno un posto così sono costretto a sloggiare e recarmi presso un altro ostello. Tra tutti quelli che potevano capitarmi, mi ritrovo in quello più bigotto dell'intera città di Budapest: ferrei per orari, niente festini né tantomeno alcolici...che schifo!

Lascio l'acconto per la prima notte e prenoto per le restanti quattro, certo di pagare il resto alla fine come da prassi in molti altri ostelli. I due addetti (forse proprietari) non mi piacciono proprio anche se devo ammettere che l'appartamento è pulito e molto arioso. Di quel pomeriggio ricordo la più bella dormita della mia vita: lenzuola bianche profumate, un'arietta fresca proveniente da quella finestra spalancata a doppia imposta. Mi sento a casa...mi sento a Monfalcone!

Nel pomeriggio ne approfitto per esplorare la città a modo mio e procurarmi il biglietto per il festival, sono ansioso di sentire Robert Plant! Budapest mi piace parecchio, ampia spaziosa, austro - ungarica! È la città delle sirene: sì, in tutti i sensi. Sirene sono le splendide ragazze, sirene sono gli antifurto delle macchine di lusso, sirene sono quelle delle ambulanze che corrono all'impazzata nel centro cittadino: non ho mai visto così tante autoambulanze come a Budapest!

Nel pomeriggio, mentre sono in fila per acquistare un biglietto del concerto, conosco due ragazzi marchigiani e ci diamo appuntamento per un giro dopo cena. Io, invece, trovo un supermercato ancora aperto e compro un paio di salsicce enormi da cucinare in ostello e mezzo litro di birra. Mi ricordo che in ostello non vogliono alcolici così sono costretto a scolarmi la birra in fretta e furia.

Arrivo in ostello e la tipa della reception chiude subito la porta della cucina perché le fa schifo l'odore di carne. Dal momento che non ci sono padelle mi tocca cucinare le salsicce tagliate a pezzi nella pentola della pasta! Si spegne anche il fornello e quando lo riaccendo mi brucio il pollice. Stolto ed eroico apro subito la bolla con i denti senza nemmeno disinfettarmi...bravo!

Appena finisco di mangiare recupero il tascapane e raggiungo i marchigiani: non hanno ancora mangiato e sono alla ricerca di un buon ristorante. Gli consiglio il posto dove sono stato con gli olandesi ma ritengono sia troppo lontano. Siccome io ho già mangiato non mi interessa, quindi un posto vale l'altro. Scelgono un ristorantino "The Godfather", abbastanza caro per le tasche ungheresi ma molto accogliente.

Io bevo una birra scura (gentilmente offerta dai marchigiani) mentre loro sono convinti di sbaragliare la fame da minatori che li attanaglia. Chiedono il gulash gli portano una tazzina di sugo (per evitare la delusione gulash, leggere spiegazione sopra), domandano una bistecca ed ottengono una specie di polpettone con carne macinata e cipolle: che fregatura!

Passiamo la serata a spasso nei pub ed io mi accorgo solo alle due e mezza di notte di aver dimenticato il tascapane con dischi e lettore cd al ristorante! Ormai è troppo tardi, domani mattina vedrò di provvedere. Ma ammetto di essere in apprensione dal momento che non riesco a stare senza musica!

Ore 8.30, 9 agosto 2006 - Il mio primo pensiero è il lettore cd: dopo la colazione mi reco immediatamente verso il ristorante e rimango incuriosito dal fatto che la proprietaria dell'ostello mi domandi con insistenza quando intendo andarmene. Ho prenotato per quattro notti e la sua insistenza mi risulta quantomeno strana.

Ovviamente il ristorante è ancora chiuso ma prima del concerto di stasera a Szieget devo recuperarlo assolutamente. Trascorro la mattinata a spasso per la città, esploro le zone ancora ignote ed acquisto una maglia di Attila davvero particolare. Verso le undici e mezza torno verso il locale e mi siedo su una panchina nelle vicinanze in attesa di qualche cenno.

Alle dodici e mezza non apre ancora e dopo aver osservato a lungo i passanti di Erszebet Korut, decido di chiedere informazioni: di fianco al ristorante c'è un negozio di oggettistica ed alimentari indiani. Il proprietario è molto cordiale e mi fa accomodare su una poltroncina dopo avermi assicurato che il locale apre intorno alle due. Il posto è molto particolare: a parte la chincaglieria che ne contraddistingue l'arredamento, l'edificio è strutturato su almeno due piani. Talvolta il proprietario si assenta e sale al piano superiore: ascolto con attenzione e sento scorrere dell'acqua, il rumore assomiglia a quello di un idromassaggio.

Ma sono ancora più incuriosito dalle frivole risatine femminili che provengono dal piano superiore...mi sembra di ricordare certe intonazioni di voce e mi viene il serio sospetto che il sollazzo offerto in quel locale sia molto più audace di un semplice bagno rilassante. Tra una sortita e l'altra del proprietario arrivano le due: recupero senza problemi il lettore cd e ritorno al settimo cielo.

Ora mi attendono Robert Plant e l'isola di Szieget. Per sdebitarmi del piacere compero una pietra che simboleggia la forza presso il negozio indiano, dopodichè estraggo la bandana verde storica da concerto e mi dirigo a capelli sciolti verso il festival. Voglio arrivarci a piedi, costeggio il lungofiume danubiano, in circa mezz'ora arrivo al treno navetta che trasporta dall'altra parte dell'isola e subito mi tuffo nella meravigliosa dimensione del grande festival estivo: libertà allo stato puro.

Durante il concerto del folkloristico Markovic conosco un gruppo di toscani che mi offrono da bere un vino gradevole (anche perché gratuito) e tutt'intorno si scatenano le tipiche danze dell'Est: "Tanto di alcol, done e grande danza balkanika!". Devo ammettere che l'ora di show concessa da Robert Plant è deludente: non avrei potuto pretendere un'intera rivisitazione dei Led Zeppelin, ma sarebbe stato meglio se in scaletta non fossero entrati troppi pezzi recenti da solista.

Poco male, l'isola offre un'infinità di possibilità in fatto di gusti musicali: dopo una birra per dimenticare mi ritrovo sotto al capannone dell'area heavy metal: in questo festival si possono scegliere almeno dieci generi musicali diversi, compreso il dj - set ed i rave.

Mi butto nella mischia di un gruppo ungherese enormemente rozzo ma coinvolgente: raramente mi è successo di trovarmi in "poghi" così violenti e credo di essere finito su almeno quattro o cinque macchine fotografiche di persone sconosciute che mi abbracciavano in improvvisate foto di gruppo. Al termine di una serata massacrante mi lancio alla ricerca degli amici marchigiani appostati sotto al palco principale per il concerto dei Franz Ferdinand: arrivo in ostello alle tre di notte stanco morto, i piedi sono talmente gonfi da farmi male...crollo tra quelle lenzuola profumate.

Ore 9.00, 10 agosto 2006 - Mi risveglio con qualche livido sul braccio, segno che la serata è stata decisamente impegnativa dal punto di vista fisico: doccia, colazione poi una nuova spedizione verso l'esplorazione della città. Nel primo pomeriggio, assolutamente per caso, incontro il francese: Jonathan. E' il ragazzo che avevo salutato a Brno pochi giorni fa: trascorriamo la giornata e per due notti ci ritroviamo presso lo stesso ostello.

Nel frattempo credo di aver dato quasi tutto a questo viaggio ed inizia a subentrare una certa nostalgia di Monfalcone. Nei giorni seguenti rischio la crisi diplomatica e capisco perché la proprietaria mi chiedeva tutti i giorni la data di partenza.

Mi ha aspettato alle undici e mezza di sera del penultimo giorno e si è inalberata facendomi notare che non avevo ancora pagato tutte le notti: bastava dirlo, anche perché avevo lasciato l'acconto e di solito se non viene chiesto espressamente il conto si salda alla fine. Può capitare...

Ore 15.00, 11 agosto 2006 - Per quasi tutto il pomeriggio cerco la stazione della Eurolines in periferia ma l'idea di raggiungere Zagabria e sostarvi un paio di giorni tramonta definitivamente quando decido di trascorrere il Ferragosto con gli amici monfalconesi. Mi dirigo in stazione ed approfittando dell'età (meno di ventisei anni) posso tornare in treno a Monfalcone con la modica cifra di trenta euro. Trascorro le ultime ore a Budapest e vado a letto insolitamente presto: ormai ho esaurito le batterie.

 

Tra "Buda" e "Pest" scorre il Danubio
 

Ore 10.00, 12 agosto 2006 - "Milan, Milan", alle mie spalle mi chiama la ragazza serba: ci ritroviamo per purissimo caso anche perché entrambi stiamo rientrando a casa nello stesso giorno. Io vado a Monfalcone, mentre lei torna a Belgrado. Trascorro qualche ora con lei ed una sua amica francese dopodichè ci salutiamo.

Io fremo ormai dalla voglia di partire ed alle 17.30 salgo sul treno notturno. Riesco a vedere il Lago di Balaton nonostante la nebbia perché il sole non è ancora tramontato ma il vero problema su questo treno è la puzza! Due italiani seduti nelle vicinanze si tolgono le scarpe e la puzza dei loro piedi è stomachevole.

È pressochè impossibile dormire più di due ore consecutive dal momento che i controlli di polizia e del biglietto si ripetono ad ogni entrata ed uscita dai confini delle diverse nazioni attraversate. Alle tre di notte, sotto un acquazzone tremendo, una coppia di spagnoli viene letteralmente scaricata prima del confine croato dopo aver tentato di trasportare soldi sospetti attraverso il paese.

La polizia non scherza affatto e nemmeno il tanfo di tre stramaledetti adolescenti seduti di fronte a me che trasudano olezzo da campeggio: fatti due conti approssimativi credo non si lavino da almeno quattro giorni, perché dai vestiti si alzano delle zaffate spaventose.

Ore 6.30, 13 agosto 2006 - Dopo una notte mefitica ed un ritardo di circa quaranta minuti approdo alla stazione di Monfalcone. L'acqua ghiacciata di un temporale estivo mi ha accompagnato fino a qui: è l'alba del 13 agosto 2006.
Una perla: il buio, la pioggia, una luce arancione abbandonata sul lampione, un capostazione infreddolito di una stazioncina slovena...è tutto il fascino della romantica semplicità balcanica.

Fabio

 

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Estate 2007 - Dalla Scozia alla Baviera