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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Estate 2007 - Dalla Scozia alla Baviera

postato da blog.ilcaffeorientale.com [09/03/2014 16:04]
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Estate 2007 - Dalla Scozia alla Baviera

10 agosto 2007 - Giunte le mie prime (fantozziane) ferie da impiegato, tutto è ormai pronto per un viaggio di una settimana intorno alla Scozia. Parto in compagnia di un caro amico: il Gallo. Quest’ultimo, che all'anagrafe risponde al nome di Alberto (ma credo che si faccia chiamare così solo dai suoi genitori), è un amico di "vecchia data", dal momento che ci conosciamo da molti anni. "Tour alla scoperta della Scozia", questo è il nome del pacchetto acquistato in agenzia.

Se volete vedere il sottoscritto soffrire, come un dannato nell'inferno dei sodomiti, stuzzicato da un esercito di diavoli dispettosi, arrapati e lussuriosi, con una fantasia erotica più surreale dei quadri di Dalì, dovete "regalarmi" un viaggio cosiddetto "organizzato". Dico "regalare" perché sarebbe l'unica occasione in cui potrei almeno lontanamente pensare di avventurarmi in un viaggio europeo con una compagnia di turisti sotto la direzione di una guida che molto spesso si deve (o vuole) trasformare in tutor, madre chioccia, monarca illuminato, Virgilio o Cicerone.

Ebbene, nonostante tale avulsione per i "tour organizzati" ho accettato la proposta del Gallo, poiché da tempo si pensava di trascorrere un viaggio insieme. Oltre ai week-ends in compagnia, la nostra amicizia merita, effettivamente un "test" per gustare l'ebbrezza esotica del viaggio.

Scegliamo una meta condivisa, o meglio "condivisibile" dal momento che il sottoscritto ha in mente solo l'Europa centro - orientale. La formula proposta dall'agenzia di viaggio ha un vantaggio apprezzabile: in una settimana consente di visitare sei località diverse della Scozia, muovendosi a bordo di un confortevole bus. L'autista è un "personaggio": John, omone apparentemente burbero, tifoso dei Glasgow Rangers e molto amante (quando non lavora) di quella curiosa disciplina scozzese chiamata: "crawling": ossia "strisciare" in senso metaforico (e neanche troppo, in taluni casi) da un pub all'altro in condizioni etiliche precarie.

Partiamo da Linate, e la prima tappa è la città di Glasgow (Glesca come amano chiamarla gli autoctoni). Sebbene riporti ancora con orgoglio i segni di infinite vite trascorse tra le polveri e i veleni delle fabbriche, Glasgow è una città che oggi ambisce alla popolarità non solo nel Regno Unito ma anche nell'intera Europa.

Concede ampio spazio alla cultura e al divertimento ma non tralascia una costante opera di ristrutturazione ed abbellimento dei luoghi urbani. In altre parole anche qui la gentrification sta cercando di coprire il degrado metropolitano. Devo ammettere che l'atmosfera di questa città mi piace e, sebbene il gruppo con il quale ci troviamo è il solito meltin' pot di coppiette, impiegate zitelle e anziani con nipotini al seguito, non sia dei migliori, sono curioso di visitare questo paese. Colonna sonora: il Gallo gioca in casa. Black Sabbath del periodo anni Ottanta con Tony Martin e Ronnie James Dio, gli albums: Headless cross e Tyr su tutti.

Per quanto riguarda il sottoscritto si parte con i Led Zeppelin e la "guascona" "Trappled under foot". Immancabile (e magari troppo prevedibile) "Rebellion" dei Grave Digger. Già dalla prima sera vogliamo "esagerare", così ci rechiamo in uno dei tanti pub della zona intorno all'albergo.

Entriamo in un locale molto grande e notiamo un primo aspetto tipico del luogo: le donne sembrano più ubriache degli uomini! Intendiamoci, non si pensi che il sesso forte sia astemio, anzi, ma la foga con la quale le donne si attaccano alla bottiglia (soprattutto di gin) è impressionante.

Ballano tra i tavoli come scimmie sbronze in preda ai flutti di una zattera e la musica (che ovviamente non è tipica ma rock e pop come in qualsiasi pub moderno che si rispetti) rimbomba ma senza raggiungere livelli troppo elevati. Le ore piccole volano e noi, ignari sotto una prima "pioggerellina" notturna scozzese, torniamo in abergo. Da domani verremo probabilmente "risucchiati" dai tabellini di marcia.

11 agosto - Inizia il nostro viaggio attraverso le Higlhlands, così, dopo aver visitato il castello di Dunnottar a Stonehaven, trascorriamo la seconda notte in terra scozzese.

 

A sinistra, le rovine del castello di Dunnottar, a Stonehaven
 

12 agosto - Visitiamo il castello di Balmoral, residenza estiva dei reali d'Inghilterra e così, giusto per spirito di "solidarietà", ascolto "Anarchy in the UK" dei Sex Pistols e "God Save the Queen" nella versione rifatta (praticamente uguale) dai Motörhead.

Tuttavia, per trovare, finalmente, qualcosa che "veramente" mi piace, devo attendere sino alla distilleria Glenlivet: inutile dirvi la qualità degli assaggi! Dopo una visita guidata di circa 20 minuti, abbiamo provato quattro tipi diversi di whiskey e devo ammettere che, pur non essendo un intenditore, sembrava quasi di "sentire" tutto il gusto delle Highlands. A giudicare dalla prossima tappa, però, non si può rimanere indifferenti al fascino delle rovine della cattedrale di Elgin: lo scenario sta assumendo toni decisamente "epici".

 

Le rovine della cattedrale di Elgin sono un luogo assolutamente unico...

 

A prescindere da tutto questo, purtroppo, mi trascino un tremendo mal di testa da stamattina e mi auguro che un po' di relax mi aiuti a recuperare le energie. 

13 agosto - Oggi visitiamo il celebre lago di Loch Ness (ma i mostri li abbiamo noi sul bus): il pacchetto comprende anche la gita in barca ma, purtroppo, non prevede alcun tipo di "avvistamento". Nel pomeriggio raggiungiamo un posto altrettanto suggestivo: il castello di Eilean Donan, posto come baluardo contro le incursioni vichinghe e situato alla confluenza di due laghi marini nelle Highlands occidentali.

 

Il Castello di Eilean Donan sorge sull'omonima isola e risale al XIII° secolo
 

14  agosto - Siamo sull'isola di Skye: descrivere la bellezza del paesaggio durante i pochi attimi di sole è quasi impossibile. Quando smette di piovere ed in cielo si aprono ampi squarci di cielo azzurro, i colori scozzesi diventano a dir poco brillanti: verde, giallo, blu, marrone. Ogni colore sembra risplendere di luce propria. Forse è proprio questa la bellezza del luogo: il fascino di pochi attimi, il momento che non ti aspetti.

 

Rari sprazzi di sole sulle Highlands occidentali
 

15 agosto - Inverness è uno splendido balcone sul mare del Nord, l'anello di congiunzione tra le Highlands e le profondità marine, mentre Aberdeen è la città di mare, il porto così come lo intendo davvero io: quello operaio, concreto, genuino, intriso di salsedine ed avventura. Di fronte a questa città apparentemente "grigia", il Mare del Nord si estende fino ai fiordi norvegesi, un altro luogo epico che, forse, un giorno riuscirò a raggiungere.

16 agosto - Approdiamo ad Edimburgo, la capitale e la ruvida campagna scozzese ci sembra già un lontano ricordo. La città è vitale, coinvolgente, da assaporare con calma senza trascurare i dettagli di una bellezza storica ed artistica da non sottovalutare. È davvero un peccato che domani si debba tornare in Italia: anche perché, finalmente, qui abbiamo assaporato il gusto della libertà, ormai privi della guida e della pesante compagnia dei nostri "compagni" di viaggio.

17 agosto - Abbiamo assaggiato quattro tipi diversi di whiskey in una distilleria isolata tra le Highlands, tre castelli, una serie imprecisata di musei storico-militari, cattedrali e cimiteri celtici ascoltando leggende di guerrieri, re, regine, eroi e fantasmi. Intanto pioveva a dirotto e, mentre noi indossavamo giacche a vento e stivali, gli altri si lamentavano del freddo e dell’umidità perché si erano portati solo canottiere ed infradito.

D’altra parte si sa che la Scozia in agosto è come Palma di Maiorca! Ho scoperto il mio cibo scozzese preferito, la jacket potato e ci siamo divertiti a gustare il fascino dei cartelli stradali scritti in gaelico tra i cottage dell’isola di Skye all’imbrunire.

In fondo non è stato affatto un viaggio da dimenticare, anzi...Ma la mia fame di viaggi estivi non può certo finire qui...Tra quattro giorni riparto per la Polonia, ma stavolta non ho prenotato né programmato nulla, assolutamente nulla!

 

21 agosto 2007 ore 12.30 Milano - Varsavia - Ho pensato a questo momento per almeno tre mesi: fino a due settimane fa non avevo ancora un'idea chiara di quello che sarebbe stato il mio percorso estivo.
Ascoltando "Rosenrot" (Rammstein), ogni mattina, recandomi al lavoro tra impiegati frustrati ed angosciati, avevo tuttavia maturato un proposito: raggiungere Berlino.

Restava solo da stabilire le eventuali tappe di un avvicinamento meno immediato, più lento e romantico, squisitamente orientale come piace a me. Amo fissare una meta senza tracciarne le fermate intermedie se non ad ampio respiro. I giorni a disposizione sono pochi, ma tra il ventuno di agosto ed il primo di settembre voglio macinare parecchie centinaia di chilometri.

Riparto da solo, perché adoro accompagnare me stesso attraverso l'Europa orientale. Ammetto di assomigliare ad un orso: evito le persone noiose e prevedibili, cerco realtà stimolanti, sono goloso di avventure e non temo i possibili ostacoli (quasi mai perché un pizzico di timore serve per mantenerci vigili) pur di trovare un alveare ricco di emozioni.

Selvatico, misantropo...o semplicemente conscio della propria natura e quindi consapevole di ciò che mi soddisfa? L'ennesimo viaggio solitario potrebbe confermare quest'ultima constatazione.
Ora mi ritrovo sul treno, su quel TILO che tutte le mattine snobbo immergendomi nella lettura: mi sforzo di osservarlo da una prospettiva diversa, con gli occhi di chi sta abbandonando una realtà stretta e scomoda: non ci riesco. L'ossigeno della libertà è ancora troppo lontano, piove a dirotto, come a Praga l'anno scorso, come in Scozia pochi giorni fa...ma questa è acqua brianzola.

Raggiungo il bus per Varsavia alle tredici e trenta, presso il parcheggio di Lampugnano: con me qualche badante, molte donne che ritornano in Polonia. Sono l'unico italiano, ma non mi dispiace. Anche i due autisti parlano solo polacco, per quanto gentili, sembrano abbastanza freddi nei miei confronti: forse è solo un'impressione e la giornata grigia non contribuisce a sollevare gli umori.

Ore 14.30 - L'autobus sbuffa dopo che l'autista ha ripetuto svogliatamente le informazioni di viaggio in polacco. La strada è molto lunga e mentre abbandono Milano inizio a pensare, pensare a tutto quello che mi lascerò alle spalle almeno per una decina di giorni. Non sono a conoscenza delle innumerevoli fermate intermedie, la prima di queste è una gradevole sorpresa: Bergamo.

Rimango spiazzato notando il degrado che contraddistingue la stazione della città orobica: gli spazi abbandonati e trascurati esistono anche a pochi chilometri dal centro storico della città bassa. Qualche clochard si riposa sotto agli ampi cartoni beige, alcuni di loro non sembrano nemmeno notare il vociare di giovani polacche che discutono lungo il marciapiede. Valigie, borse, qualche lacrima, dita affusolate tese in segno di saluto.

Che la malinconia fosse una caratteristica tipicamente orientale lo sapevo da tempo ma capisco di non essere da meno. Bastano pochi chilometri, l'autista si concede una sosta presso l'Autogrill di Soave, nelle vicinanze di Verona. Entro nel supermercato, fuori continua a piovere: acquisto delle piccole brioches ripiene di crema per la colazione di domani mattina (che verrà certamente consumata a bordo del cavallo di lamiera), dopodichè esco e mi fermo sui gradini in attesa che il gruppo si ricomponga.

Tre camionisti bisiacchi si fermano a chiacchierare proprio di fianco a me. Mi basta ascoltarli per qualche secondo e vengo investito da un'onda di nostalgia: la decisione è presa, ogni viaggio all'est deve terminare nella mia Monfalcone, tra gli amici ai piedi della Rocca.

Quando ritorno sull'autobus ho una certezza in più: Berlino sarà la meta saliente, Monfalcone la mia vera casa, l'unica che mi accoglie a braccia aperte. L'idea mi stuzzica e mi dà slancio, ma il caro Nordest non si stanca di sfidare la mia emotività

Ore 18.00 - Padova: ormai respiro davvero l'aria di nord - est. Sull'autobus sale un tizio tarchiato, olivastro, leggermente brizzolato. Fuori un nugolo di venditori senegalesi tenta invano di concludere affari con gli autisti polacchi. Il tipo tarchiato si guarda intorno con l'espressione di chi si sente straniero sebbene il territorio sia ancora ampiamente italiano.

Basta un istante per capire che è un mio connazionale, così non sono più la solitaria enclave a bordo del gigante polacco. Eppure quell'ometto mi ispira poco, non riesco a capire se è tonto o poco raccomandabile.
Verso le sette mangio un panino confezionato a casa, poi il mio connazionale scopre di non essere l'unico passeggero italiano: è toscano, vive nelle vicinanze di Firenze e l'accento è ineluttabilmente inconfondibile.

Capisco che è un cosiddetto "uomo dabbene", scambiamo due parole prima che l'ennesimo dvd americano, doppiato in polacco, diventi padrone dello schermo di fronte a me. La solita voce roca, schiettamente polacca, riproduce i dialoghi di uomini e donne, senza nemmeno un minimo cambiamento di intonazione...sembra quasi un'interferenza! Il toscano è diretto verso il confine con la Lituania, è stato invitato al matrimonio di una ex - badante della madre (o almeno così mi pare), ormai passata a miglior vita.

Ore 21.30 - Il nord - est gioca con i miei sentimenti: Udine...questa fermata proprio non me la aspettavo! L'autobus si ferma proprio nei pressi della stazione ferroviaria, l'ultima volta che ci sono stato "flirtavo" ancora con una ragazza di Gorizia...sono passati già tre anni! Riaffiorano parecchi ricordi, onestamente piacevoli: mi godo quella splendida atmosfera notturna come se il viaggio iniziasse soltanto ora.

Ore 22.00 - Il pargolo dietro a me, vegliato amorevolmente da madre e nonna, riposa ormai da un'oretta. Solo una "gradevole" zaffata di pannolino sporco, rovina l'idillio al confine austriaco.
E' passato appena un anno da quando ho varcato questa soglia, eppure ho accumulato talmente tanta nostalgia che adesso il tempo si è fermato.

Ore 22.30 - "Pronto, pronto!" Con un marcatissimo accento toscano, immerso nel buio del bus ormai assonnato, il tracagnotto lotta con il cellulare: "- Pronto, o babbo! Te tu mi senti? Io ti sento...pronto!" Qualcuno è incuriosito ed osserva sornione. Il toscano tenta di soffocare il tono della voce, ma probabilmente l'udito del padre non è molto efficiente: "- O babbo! Mi seentiii?" Il bimbo quasi si sveglia, ma basta una carezza della madre per farlo ripiombare in un sonno letargico.

Dopo aver interrotto la comunicazione per almeno tre volte, il toscano riesce a comunicare...dice di trovarsi (forse) in Austria. Ed effettivamente ci siamo, anche se ormai sarebbe utile trovare una posizione decente per dormire.

Ore 23.00 - La prima tappa notturna: una fresca serata austriaca, ai piedi delle montagne. Chiacchiero per qualche minuto con il toscano. È' perplesso, ha qualche riserva sulla lunghezza del viaggio e su quale potrà essere l'accoglienza. Conoscendo i festeggiamenti slavi in occasione dei matrimoni lo invidio: le gozzoviglie si protraggono per giorni, tra cibo, alcol e danze. Magari capitasse a me un'occasione simile!

Invece no, sono angosciato dall'annoso problema della posizione più comoda (o meno acrobatica) in cui dormire. La notte bianca sta per cominciare...ma non siamo a San Pietroburgo, questa si prospetta infinitamente noiosa!

Ore 00.01, 22 agosto 2007 - Luci spente. Davanti a me spicca involontariamente il fondoschiena mezzo nudo di una procace quarantenne addormentata sul doppio sedile dall'altra parte del corridoio. Ho il vantaggio non indifferente di avere due posti tutti per me...ma non basta.

Provo ad appoggiare la testa sul finestrino freddo: troppi sobbalzi. Adagio la testa sul poggiolo: è duro come una gru. Mi sdraio sul fianco destro: non sarebbe male, ma è meglio non lasciare il portafoglio in bella vista. Non ho nulla contro i miei compagni di viaggio, ma preferisco rimanere vigile. Non riesco ad addormentarmi, così ricorro alla musica: Deep Purple a volume basso...Sweet Child in time, vorrei urlare...quasi non mi trattengo, è un'endovena sonora! Intanto l'autobus corre tra le eleganti montagne austriache.

Ore 3.00 - Ho fame, mi restano solo le "briochine" per la colazione, ma io ho fame adesso! Non resisto, scarto senza fare troppo rumore la busta plastificata, un odore inebriante e dolciastro si annida tra le mie narici...addento quelle inermi briochine come se fossero quarti di bue. Mi spingo oltre: apro anche l'ultima lattina di the al limone che ho in tasca. Le provviste sono finite...sob!

Ore 4.30 - Confine: i poliziotti cechi controllano i nostri documenti. Restiamo fermi al posto di blocco per circa mezz'ora, tra le luci abbaglianti della dogana: quanto adoro queste atmosfere da confine squisitamente slavo!
Lasciamo le illuminate strade austriache per imboccare le buie campagne boeme: dopo pochi chilometri il bus si ferma per l'ultima sosta notturna.

Approfitto dei servizi e siccome non ho corone mi costa...due euro! Gli autisti hanno scavalcato la sbarra, ma onestamente non voglio rischiare l'incidente diplomatico. Piove, ma stavolta il ricordo delle "docce praghesi" non mi infastidisce: indosso una giacca a vento impermeabilizzata con tanto di cappuccio...ha superato le intemperie scozzesi, figuriamoci se si spaventa davanti ad una "romantica pioggerellina boema"!

Ore 5.00 - Ho un sonno pazzesco, ma il mio proposito di godermi una meravigliosa alba nella campagna boema è stoico: devo vedere la luce!
Attendo per mezz'ora i primi bagliori rossastri, le nubi plumbee hanno abbandonato il cielo: ascolto 10.000 days dei Tool e i ricordi recenti di amici e concerti riaffiorano velocemente.

Spunta il sole, simbolo insostituibile dell'eterno ritorno orientale: la campagna si colora di rosso, i tetti trapezoidali delle case boeme riflettono le prime ombre sull'erba morbida e umida...sull'ultima nota di "the pot" crollo esausto. Dormo circa due ore accasciato su un fianco, sfidando qualsiasi legge della fisica: un coma vegetativo dal quale mi risveglio alle sette.

Ore 7.00 - Sono in Polonia: il cielo è grigio, lentamente i passeggeri si rianimano dal torpore notturno. Ho varcato un altro confine: gli autisti ci offrono un caffè lungo come il Danubio, ma sono abituato a gustarne anche di peggio in terra straniera.

Mentre sorseggiamo quella squisitezza bollente il toscano conversa con la polacca dal "sedere mezzo ignudo". "- Vedrai tu come ti diverte a matrimonio di Polonia...poi magari trova anche tu moglie polacca!" Già mi immagino la scena: "- Pronto, o babbo! Te tu mi senti? Io ti sento! Senti, io nun ci torno a casa, mi sposo qui in Polonia!!!" credo che anche i polacchi capirebbero il raffinato significato di "Maremma bucaiola", pesantemente corroborato da bestemmie ed imprecazioni antiche.

La signora spiega di essere madre di due figlie ormai grandi, il marito la lascia libera e lei ne approfitta per recarsi dalla madre malata. Passione slava, materna e nostalgica!
Mi lavo nei bagni dell'Autogrill, poi torno sull'autobus: percorriamo così chilometri attraverso la campagna polacca. Poznan, Cracovia, ma Varsavia è ancora molto lontana: la mattina è lunga, come l'asfalto che attraversa i prati verdi: le cortecce bianche si stagliano a pochi metri dalla carreggiata. Lo ammetto, il paesaggio è monotono.

Ore 14.00 - Nel primo pomeriggio siamo quasi a destinazione: ho lo stomaco vuoto, ma il mio primo pensiero è rivolto alla meta ormai vicina.
Passiamo attraverso ad un paesino nella periferia di Varsavia. Un botto al cuore: sembra Turriaco, minuscolo borgo in terra giuliana.

Le casette basse e bianche, l'erba verde curata, la vegetazione fitta e i passaggi a livello con un solo binario: qui capisco che l'Est comincia davvero nelle mie zone natie.

Ore 14.30 - Rotatorie, centri commerciali dalle insegne occidentali, fast food...non capisco di essere alla periferia di Varsavia, forse perché mi pare di essere tornato in Brianza. Non fosse mai che anche le famiglie polacche adesso amano trascorrere la domenica pomeriggio nei centri commerciali? E magari con figli capricciosi al seguito!

Con un'ora di anticipo sul tabellino di marcia ho raggiunto la meta: riprendo il mio zaino, saluto il toscano e stringo la mano agli autisti ringraziandoli per aver eseguito alla perfezione il loro faticoso mestiere.
Mi ritrovo in una sorta di grande deposito per autobus affollatissimo. Per un attimo ripenso a quelle descrizioni di fine anni ottanta dell'Est Europa: donne infagottate di bagagli che attendono sedute il proprio treno, affaristi improvvisati che tentano di rifilarti qualche aggeggio a buon mercato, centri di informazione inesistenti.

Chiedo indicazioni ad una ragazza che parla poco inglese, ma secondo me ha frainteso le mie intenzioni. Lo capisco dalla sua risposta: mi spiega che lei non parla bene l'inglese, ma il suo ragazzo sì. Non raccolgo la provocazione e con una faccia impietosamente bronzea vado incontro al gigantesco fidanzato. Gli dico che la sua ragazza mi ha suggerito di rivolgersi a lui: gli domando dove si trova il centro.

La risposta è secca e mi lascia spiazzato: "- Quale centro?" "- Il centro della città..." replico spaesato. Si spiega meglio e mi chiede se per centro intendo un nucleo urbanizzato e commerciale dove fare compere, oppure se cerco il centro storico della città. Dovendo cercare alloggio punto sul patinato globo commerciale. Mi consiglia di prendere l'autobus ma la mia proverbiale fama di camminatore non mi intimorisce ed inizio a percorrere la strada in direzione del centro.

Mi fermo subito presso uno di quei comodissimi serivizi chimici di plastica che anche a Gorizia (e perché solo lì?) popolano i parchi: tiro la graziosa manovella come se fosse il cambio di un autotreno Iveco...ma la meta è lontana. Motorhead in cuffia, il cielo minaccia pioggia...ma io ho la giacca a vento! Non ho ancora una cartina della città: quando credo di essere arrivato in centro, mi accorgo in realtà di essermi perso! Sono nella zona di Filtry, non è lontana dal centro pulsante di Warszawa, ma lo capisco solo dopo aver acquistato una bella mappa presso un tabaccaio.

Adesso tutto è più chiaro: prelevo denaro in contante e comincio ad imprecare contro il temporale. Fa caldo, quindi non riesco ad indossare la giacca, tuttavia qualche spruzzo d'acqua sfida la mia limitata pazienza. Passo di fianco al liceo dedicato a Marie Curie (ma c'è anche a Meda, in Brianza!). sto cercando un alloggio...

Ore 17.00 - E' inutile chiedermi perché adoro massacrarmi di chilometri senza prenotare mai un ostello prima di partire: amo l'avventura, il rischio...la sfiga? Gioco perverso ed autolesionista...ma sono libero, libero, libero! Con una Coca riparto di scatto ma non trovo ancora ostelli: chiedo informazioni, una signorina molto gentile che lavora in un'agenzia di viaggio mi indica un indirizzo.

Mi invita a salire in ufficio, consulta internet e mi fornisce un'indicazione dettagliata dell'ostello più vicino. Mi augura buona fortuna...ma non trovo l'ostello che mi ha suggerito...strano, all'indirizzo non corrisponde l'edificio. Appena alzo gli occhi al cielo per imprecare noto un cartello in lontananza: un'oasi nel deserto, un fuoco nella neve...un miraggio!

Stremato mi accerto che si tratti di realtà: entro in portineria, saluto con cordialità il portiere che mi indica l'ingresso dell'ostello situato al secondo piano. Finalmente! Prenoto per due notti, il posto è pulito ed accogliente, ma un caldo umido ed appiccicoso mi fa sudare ancora. Mi godo uno dei tanti piaceri che un backpacker può concedersi: una doccia fresca al termine di lunghi vagabondaggi su treni, autobus ed asfalto!

Ore 19.00 - Chiedo ad un ragazzo di Cracovia, molto cordiale, dove posso trovare un posto decente in cui mangiare: mi consiglia un ristorantino non molto lontano dall'ostello. Esco affamato ma già soddisfatto di questa prima conquista: Ac/Dc, The razor's edge...e la strada si copre in dieci minuti.

Il ristorante mi sembra troppo elegante, io sono in canottiera...opto per un pub all'aperto. Birra chiara, bistecca impanata e patatine fritte mentre seguo le moviole calcistiche e le previsioni del tempo...in lingua polacca!

Ore 21.00 - Devo capire ancora molto di questa città...anzi, credo di non aver capito ancora nulla. Ma stasera sono troppo stanco. Domani affronterò una giornata intensa per esplorare i segreti di questa capitale: so che ce ne sono molti, ma la parte moderna della città riesce a depistare qualsiasi viaggiatore...non riesco nemmeno ad approfondire le conoscenze tra gli ospiti dell'ostello, piombo in un sonno letargico!

23 agosto 2007 ore 9.00 - Mattinata da improvvisare: sono curioso di visitare Stare Miasto, la città antica distrutta e ricostruita esattamente come si presentava prima dell'invasione nazista. Consumo una colazione a base di pane, nutella e caffè presso l'ostello, dopodichè mi lancio alla scoperta della capitale polacca: scatto ancora qualche foto nella parte commerciale e mi dirigo verso la stazione centrale per acquistare il biglietto che domani mi accompagnerà a Berlino.

Un tanfo di urina pervade le mie narici lungo la via che conduce all'entrata: sembra la stazione di Lambrate, stesso odore di casa!
Dopo una breve fila mi procuro il biglietto e finalmente mi godo la città: una passeggiata attraverso Ogrod Saski ed imbocco la Swietokyska, poi viro nel viale Krakowiskie. Costeggio l'università e mi pongo l'obiettivo di raggiungere la Wisla. Il mio amore per i fiumi è sconfinato: Isonzo, Piave, Danubio, Moldava...solo per citarne alcuni.

Ore 11.00 - Finalmente ho raggiunto la Wisla, abbastanza sorpreso attraverso il letto del fiume servendomi del sovrappasso: mi ritrovo a...Praga! Ebbene sì, a Varsavia esiste un quartiere che si chiama "Vecchia Praga". Un sole non troppo violento mi osserva mentre riprendo la via della Stare Miasto.

A mezzogiorno devo procacciarmi un pranzo: entro in un negozietto di alimentari e mi godo un caratteristico dialogo confidenziale tra la cassiera ed alcuni clienti. Mangio un gelato seduto sul prato e nel frattempo consulto la cartina per decidere in quale direzione proseguire. Ora inizio davvero a capire Varsavia: musica in cuffia e si riparte.

Ore 14.00 - Mi aggiro meravigliato all'interno della Stare Miasto, acquisto qualche cartolina e decido di uscire dalle mura fortificate. Ho bisogno di un bagno, trovo un bel pub e ne approfitto per godermi una lager in santa pace. Rimetto la cartina sul tavolo e vado alla ricerca del quartiere ebraico.

 

La Stare Miasto, città antica di Varsavia
 

Viene segnalato un solo monumento, in una zona non molto distante dal punto in cui mi trovo. Riaccendo la musica in cuffia e mi dirigo con entusiasmo alla scoperta di un quartiere che ho inconsapevolmente frainteso: generalmente i quartieri ebraici di ogni città europea hanno il pregio di mantenere molti elementi della tradizione storica.

Ciò accade a Vienna e Praga, non a Varsavia...ma io ancora non lo so! Cerco per quasi mezz'ora qualche riferimento all'antico quartiere ebraico...nulla, solo un monumento alla memoria ed alti casermoni sovietici. Chiedo informazioni in inglese.

Un uomo sulla trentina mi risponde che sta cercando qualche traccia come me...poi mi domanda da dove provengo. "- Italia" replico incuriosito. È italiano anche lui...avvocato che ha studiato nella mia stessa università, stessi professori di cattedra e vive a Varese! La sua guida riporta che il quartiere ebraico è stato completamente raso al suolo nel periodo sovietico, ma esiste ancora un relitto dell'antico muro del ghetto.

Sulla sua guida è riportato l'indirizzo del condominio, così decidiamo di andarci insieme. Saliamo su un tram e mentre scambiamo due chiacchiere giungiamo a destinazione. Citofoniamo al portone e frattanto escono due "sventolone". Ci indicano la persona alla quale dobbiamo rivolgerci.

Ci viene incontro il giardiniere e ci chiede solamente i soldi per una birra. Ringrazia e ci accompagna ai piedi del muro: incredibile pensare che si trovi qui, in un cortile condominiale nella zona moderna di Varsavia. Scattiamo qualche foto, laddove ogni sassolino equivale ad una preghiera. Ho capito la natura di Varsavia: la storia nasconde i misteri dietro al progresso.

Ore 18.00 - Dopo avermi offerto un caffè al bar, l'amico di Varese mi lascia il numero di cellulare, i contatti sono sempre graditi, soprattutto se si tratta di persone appassionate dei luoghi in cui ci troviamo: gli parlo della realizzazione de "Il caffè orientale" e mi promette gentilmente di partecipare inviandomi le foto (Grazie Fabiano...). Prima del tramonto ciascuno di noi ritorna al proprio destino: torno in ostello soddisfatto. Cena e svago, senza dimenticare che domani mi aspetta Berlino!

Ore 21.00 - Adesso sto capendo Varsavia e voglio godermi quest'ultima serata in terra polacca: esco dall'ostello e mi incammino verso la Stare Miasto. Vado, come al solito, alla ricerca di un locale caratteristico ma non affollato dai turisti. Amo i posti "puliti, illuminati bene" come quelli descritti da Hemingway. Quando viaggio da solo respiro l'inebriante odore della libertà assoluta, così mi aggiro tra i vicoli della città vecchia. Ma non resisto alla tentazione di ritornare lungo la Wisla.

Scendo dalla Stare Miasto percorrendo una lunga scalinata che taglia il parco, attraverso la strada senza nemmeno servirmi del sottopassaggio e raggiungo la ciclabile che affianca il lungofiume: i battelli attraccati alla sponda brillano di luci colorate, ogni imbarcazione adibita a locale notturno, si ravviva tra brindisi e danze sfrenate. Basta davvero poco per divagarsi qui: scendo i gradini dirigendomi verso una delle tante "barche - pub" che galleggiano sulla Wisla. Sorseggio una birra chiara e il tempo si ferma: non ho bisogno di nient'altro.

L'aria è fresca e umida, sento una musica lontana, risate spontanee e gusto una birra ghiacciata: un nugolo di ragni marroni enormi, come quelli visti a Praga, è adagiato sulla rete. Non servono amici, fidanzate, intrattenimenti sfrenati: in momenti così semplici gusto la vita, quella vera, quella che raramente si trasforma in sogno ad occhi aperti...quella serena difficile persino da immaginare.

Rinfrancato dalla tranquilla serata mi rituffo nella Stare Miasto per un ultimo saluto a Varsavia: acquisto una t - shirt nera con impressa l'aquila bianca polacca e lentamente, musica in cuffia (The funeral album dei Sentenced e Skid Row dell'omonimo gruppo), ritorno all'ostello.

Mi addormento soddisfatto, tranquillo...e domani mi aspetta una città che temo già di amare senza conoscerla: Berlino.

24 agosto 2007 ore 9,00 Varsavia - Berlino - Mi sveglio riposato e durante la colazione conosco una ragazza giapponese carina e molto simpatica: studia in Russia, ama l'Europa orientale e ci scambiamo gli indirizzi. Ha perso il passaporto, ma con i documenti provvisori oggi è costretta a ritornare verso Mosca.

Peccato, anche se difficilmente potrei rinunciare al richiamo berlinese...botte piena e moglie ubriaca capitano solo sposando la figlia di un oste...forse! Ho tempo per acquistare un cd (Killing machine dei Judas Priest) ed officiare a piacevoli attività fisiologiche.

Ore 11.25 - Si parte: il treno per Berlino lascia puntualmente la stazione ma la compagnia di viaggio è molto taciturna. Ascolto Killing machine e Rosenrot, mangio un buon panino ed osservo l'uniforme paesaggio polacco: nessun sussulto fino al confine.

Ma a Poznan sale un allegro gruppo di viaggiatori tedeschi di mezza età: saranno circa una ventina, si tratta di un gruppo organizzato che ama viaggiare a bordo dei treni e collezionarne graziosi modellini. Sono gentili e simpatici, chiacchieriamo in inglese e sfrutto qualche parola tedesca: mi offrono dei pasticcini squisiti acquistati in una pasticceria di Poznan e beviamo un caffè parlando di Mitteleuropa. Un altro momento da incorniciare...

Superiamo la barriera naturale dell'Oder, i viaggiatori tedeschi mi danno il benvenuto e scendono a Francoforte sull'Oder. Io dovrei arrivare a Berlino Hauptbahnhof tra una mezz'ora circa, ma nel frattempo riesco a rimediare una mappa della metropolitana: devo cercare alloggio ma ho già un indirizzo suggeritomi da una ragazza americana che alloggiava nel mio stesso ostello a Varsavia...illuso!

Ore 17.23 - Arrivo puntuale ma l'impatto con la metropolitana berlinese è inaspettatamente scioccante: la stazione centrale di Berlino è grande come un centro commerciale e per fortuna un inglese mi spiega che le linee urbane si dividono in mezzi metropolitani di superficie o sopraelevati (qualcosa di simile alla Cimiano milanese) oppure sottoterra così come nella mia amata città meneghina. Raggiungo il quartiere "Mitte"con l'indirizzo datomi dall'americana.

Trovo l'ostello ma dopo ripetuti richiami al citofono non risponde nessuno: inizia la mia Odissea in cerca di un alloggio. Cammino per chilometri, ma tutti gli ostelli che trovo sono pieni...il venerdì a Berlino sembra impossibile trovare un posto! Alle sette sono ancora in alto mare: trovo un ostello magnifico in un quartiere centrale...è un ostello rock - metal! Un sogno...infranto! Alle sette e mezza sono ancora senza un letto.

Chiedo gentilmente al ragazzo della reception di fare il solito giro delle telefonate negli altri ostelli. Finalmente trovo un buco! Si trova a Berlino est...acquisto una birra e riparto di ottima lena nonostante la stanchezza che mi attanaglia.

Ore 19.00 - Fin troppo spesso mi accade di conoscere il centro della città già al primo impatto. Il motivo è molto semplice: l'arte dell'improvvisazione comporta talvolta tempi biblici per accaparrarsi un alloggio. Quando raggiungo l'ostello dove ho prenotato non ho esitazioni: il posto non è in centro, sembra poco movimentato, ma è l'unico che ho trovato. Appena entro in camera preparo accuratamente il letto e mi butto sotto la doccia.

Mi preparo con calma ma ho una fame pazzesca. La mia speranza è di trovare una Gasthaus accogliente, a prezzi modici e porzioni abbondanti.

Esco dall'ostello alle otto e mezza circa: cammino senza nemmeno una cartina, mi guardo intorno percorrendo uno dei pochi viali scarsamente illuminati della zona. Alle nove sono ancora a stomaco quando mi appare una visione: "Ristorante, pizzeria, trattoria popolare" con quest'ultima parola illuminata di un rosso accattivante.

Il ristorante si trova alla sommità di una scalinata: proviamo! Entro e chiedo in inglese se c'è posto, dal momento che il locale è pieno: mi fanno accomodare in un tavolo all'aperto e scopro che il personale è interamente italiano. Non mi piace affatto mangiare all'italiano quando viaggio all'estero, ma in situazioni del genere un'eccezione non guasta: ho mangiato la miglior pizza degli ultimi dieci anni.

Una prosciutto e funghi ricca, croccante, spruzzata d'olio piccante (di quello buono che "fanno giù"), una birra da mezzo e il caffè espresso! Prezzo molto contenuto e pancia piena. Uscito dalla pizzeria mi accorgo finalmente di essere a Berlino: sognata per mesi, forse per anni...ci sono arrivato, come se costituisse un piccolo traguardo della mia vita.

Accendo il walkman "a manetta", parte una compilation di EBM che si cala perfettamente nell'atmosfera berlinese. Berlino alternativa, industriale, storica, nostalgica...adoro sentirmi così libero. In prossimità del centro incontro un gruppo di metallari: chiedo informazioni riguardo ad un locale che ho notato pochi minuti prima.

Mi dicono che non è male e che ci stanno andando anche loro: mi aggrego alla compagnia e conosco parecchie persone: tra queste un paio di ragazze pseudo - dark (metallare senza le idee ancora molto chiare). Dicono di essere (scherzando, ma non troppo...) l'una moglie dell'altra: se si legge tra le righe è facile capire che qualche risvolto saffico non sarebbe affatto assurdo.

Il fidanzato della ragazza meno carina è un "tontolone" secco e pallido che viene comandato dalla fidanzata come una recluta. L'amica, invece, sembra non essere interessata ad avventure galanti stasera, così mi accorgo che si è fatto tardi. Torno in ostello alla cinque di mattina.

Entro in camera e mi dirigo verso il "lettino preparato con la cura di una perpetua": ohibò, ma c'è un uomo nel mio letto! Servendomi esclusivamente della luce del cellulare vedo che di fianco al letto c'è una sedia a rotelle, così capisco che non è il caso di inalberarmi scatenando le ire degli "Invincibili Dei Spacconi". Recupero le mie poche cose sparse sul pavimento e riassetto il letto libero alla rinfusa: buonanotte Berlino!

25 agosto ore 9,30 - Ho la reattività di un ippopotamo imbalsamato dopo il safari e la fame di un minatore gallese: dopo essermi lavato provvedo subito a fare colazione in un bar vicino all'ostello: ottima e ad un prezzo conveniente, questo locale gestito dai portoghesi mi piace...caffelatte, frutta, brioches, pane burro, nutella e marmellata.

Ma ho un sonno tremendo: alle dieci e mezza torno in ostello con una sola priorità: dormire. Tiro avanti fino alle due e mezza senza riposarmi nemmeno troppo, ma a sufficienza per iniziare ad esplorare una metropoli che certamente mi rimarrà nel cuore. Esco dall'ostello con la solita musica in cuffia e mi perdo volontariamente nella vagamente fatiscente zona di Berlino Est.

Un corteo lunghissimo di bikers attraversa il viale che sto percorrendo: il serpentone è interminabile, tutto il meglio della "tamarraggine" teutonica su due ruote transita qui. È una processione di motori bollenti, clacson, stereo, bandane, capi in pelle, barbe e capelli lunghi, occhiali a specchio...ciao amici! Ma poi non dite che le nostre Alfa Sud sono da coatti!

Dopo essermi goduto questo grazioso carosello di aerofagia affogata sulla sella delle Harley, riprendo la mia marcia: ma i postumi della festa notturna iniziano a farsi sentire...e vorrei tanto farmela addosso! Resisto come un fante italico sulle sacre sponde del Piave e rispondo al fuoco nemico strenuamente: tento di non pensarci e quando arrivo ad Alexanderplatz sembra che l'allarme "antiaereo" sia rientrato.

Dedico la giornata all'esplorazione del centro come qualsiasi turista venuto dal "Paese del Sole": nei pressi del Tiergarten mangio un laugenbrezel e cammino di ottima lena fino alle Porte di Brandeburgo. C'è vento ma sto bene in canottiera, il cielo è grigio, ma le foto del giorno sono comunque di buona qualità. Ammetto di essere parecchio stanco, ma so trovare energie ovunque quando respiro l'accattivante odore della libertà.

Prima di rientrare in ostello noto un negozietto di abbigliamento militare nuovo e usato: domani sarà una tappa obbligata. Quando rientro in camera saluto cordialmente i nuovi compagni di stanza (quelli della sera precedente sono già partiti).

Li sento parlare e capisco subito che sono finlandesi: sgamati! Incuriositi dal mio intuito (non parlo finlandese ma riconosco i suoni delle diverse lingue europee), prendono confidenza. Si chiacchiera piacevolmente, così ci scambiamo i numeri di cellulare per accordarci su cosa fare dopo cena. Ma alle otto di sera, dopo una doccia, devo andare alla ricerca di una cena "tipicamente e squisitamente tedesca"!

Ore 20,30 - All'angolo di Danziger Strasse trovo un ristorante tipico tedesco con porzioni abbondanti, prezzi contenuti ed accogliente cordialità da parte del personale. Il ristorante è a gestione familiare.

Menù: birra da mezzo, arrosto con patate ricoperto di formaggio fuso, insalata con pomodori, pane e Jagermeister per digerire il tutto: non credo di aver speso più di quindici euro! Dopo il lauto pasto riprendo contatto con i finlandesi e mi rituffo nella meravigliosa atmosfera metropolitana berlinese. Qui i mezzi pubblici funzionano tutta la notte dal venerdì alla domenica...perché a Milano no? La metropolitana diventa un luogo di incontro per i giovani, è sempre piena, ci si può spostare da un locale all'altro senza l'assillante preoccupazione di doversi mettere al volante in condizioni proibitive. Essere al centro d'Europa significa anche questo: offrire mobilità a chiunque, sia per svago che per lavoro.

Non sono esterofilo, ma amo il progresso positivo, quello che consente alle persone di scoprire il mondo senza il rischio di odiarlo a causa dello snervante stress post - industriale.

Ore 22.30 - Mi ritrovo seduto ad una bella tavolata di finlandesi in un elegante ristorante asiatico: i miei conoscenti fanno parte di un gruppo di lavoro che è qui a Berlino per una convention pubblicitaria. Molti sono ingegneri e scambiamo quelle ovvie informazioni che riguardano studi, lavoro e prossime destinazioni di viaggio.

Trascorro una serata tranquilla, con gente educata, presso uno dei tanti locali all'aperto che costellano la vivacissima vita notturna berlinese. Alle due e mezza ci spostiamo diretti all'ostello. Appena giungiamo alla nostra fermata della S - Bahn mi accorgo che manca qualcosa. Nooooo...il tascapane militare acquistato l'anno scorso a Lubiana, contenente il lettore cd!!! Avverto gli amici finlandesi e torno immediatamente indietro presso l'ultimo locale dove ci siamo fermati. Anche a Budapest, l'estate scorsa, ho rischiato di perderlo!

Fortunatamente riesco a recuperarlo e ritrovo tutto: chiamiamola onestà anche se si tratterebbe di "fortuna sfacciata"! L'ultima birra con i finlandesi per festeggiare lo scampato pericolo e si torna in branda: sono "solo" le quattro.

26 agosto 2007 ore 10,00 - Stamattina mi sento un leone: il primo obiettivo della giornata è il periferico quartiere di Spandau. Colazione alla berlinese, ma alla mia "berlinese": fetta di torta al cioccolato, brioches salata ripiena di formaggio e prosciutto con bibitone di caffèlatte molto zuccherato.

Acquisto un biglietto giornaliero con cui posso esplorare l'intera rete metropolitana della capitale. arrivo a Spandau verso mezzogiorno, il quartiere è grigio, il carcere nel quale si è suicidato Rudolf Hess non esiste più. E' stato demolito per evitare che diventasse una meta di pellegrinaggio per "nostalgici simpatizzanti". Adoro questo quartiere, è periferico, vissuto, lacerato e tremendamente ruvido.

Entro in un cortile condominiale per respirare l'aria malata del sobborgo, quel concentrato di rabbiosa nitroglicerina sociale che consente alle masse di sopravvivere e ambire ad un'esistenza migliore. Intendiamoci, non si tratta di un quartiere trasandato, ma certamente Spandau riporta delle cicatrici romanticamente affascinanti da umorismo nero.

Trascorro due ore a spasso isolandomi dal mondo: prima che inizi a piovere seriamente riprendo la S - Bahn. La prossima tappa è lo stadio Olimpico.

Ore 16.00 - Entro nel comprensorio dell'Olympiastadion di Berlino e rivivo emozioni estive straordinarie: solo un anno fa l'Italia ha vinto qui i mondiali di calcio e non posso dimenticare quell'estate durante la quale i successi sportivi si sono intrecciati con momenti importanti della mia vita. Sembrava l'estate della maturità, avevo finalmente sostenuto gli ultimi esami che mi separavano dalla agognata tesi, di quella facoltà che mai avevo digerito.

Avevo anche finito di scrivere un romanzo "Metropolitania" insieme al caro Daniele, nella vivace cornice di Iseo.
Non ero ancora partito per l'Europa orientale, non avevo ancora trovato la mia dimensione ideale. Mentre attendo notizie sugli sviluppi della prima di campionato dell'Inter, tramite sms, mi accorgo che tutto è cambiato.

Ora studio storia, non lavoro più come DJ, ma fatico con orgoglio in ufficio per finanziare i miei viaggi attraverso l'Europa. o stadio è quasi vuoto, un bel sole squarcia le nuvole e devo ammettere che in televisione il campo sembrava molto più grande: qui campeggiano records, storie di sport, di sacrificio, di sudore, sfortuna o successo. Lo sport è un'ottima metafora della vita, per molti lo sport è vita, per me lo sarebbe stato qualche anno fa, oggi è una grande e sana passione.

 

Il maestoso stadio olimpico di Berlino
 

Ore 17,00 - Mi resta da costeggiare ciò che resta del celebre muro, mi dirigo alla stazione Est e appena scendo rimango impressionato da ciò che esattamente mi aspettavo: casermoni della DDR, una distesa di cemento multicolore piena di squarci, tendoni e musica ovunque: un istmo di terra post - comunista stretta fra le rovine di una carcassa in cemento armato ed il corso pacifico della Sprea.

Colonna sonora ideale: Mesmerize dei System of a Down. Graffiti, scritte, firme, neanche troppa politica come ci si potrebbe attendere: percorro la linea del muro avanti e indietro trascorrendo quasi un'ora assorto nei miei pensieri. Alle sei penso sia ora di andarmene, il negozio militare non può più attendere.

 

L'Oberbaumbrücke visto dalla East Side Gallery

 

Ore 18,00 - Il proprietario del negozio sembra poco espansivo, ma con qualche domanda mirata scopro che è ucraino e che buona parte della merce presente nel negozio la realizza personalmente. Ha una pazienza ed una precisione che tradiscono l'atteggiamento dinoccolato e a tratti stralunato con cui si presenta.

Il locale è piccolo, puzza abbastanza di usato, ma gli articoli che nasconde sono molto interessanti: spille, maglie, cappotti della DDR, foto di Berlino est sovietica, ma anche cinture e borse nuove, fondine ed anfibi. Acquisto una borsa militare originale ed esco.

Ore 20,00 - Dopo aver cenato nuovamente al ristorantino tedesco, torno in ostello e conosco i nuovi curiosi ospiti che popolano la struttura. Si bevono parecchie birre, un gruppo di coreani molto gioviali si ubriaca con qualche bottiglia di vino rosso mentre guardiamo "Kill Bill 1" in compagnia. Considerato che adoro quel film, la birra e la conversazione in lingua inglese, mi diverto tremendamente.

Si chiude bottega alle tre di notte dopo aver chiacchierato di storia contemporanea (che caso, eh?) con un tedesco, un americano ed uno scozzese. Sebbene avessi accarezzato l'ipotesi di una bella gita ad Amburgo domani mattina, mi sono presto ricreduto quando ho scoperto che per cinquanta minuti di treno avrei dovuto spendere un centinaio di euro tra andata e ritorno. Mah, domani ci penserò...buonanotte!

27 agosto 2007 ore 10.00 - Scopro una nuova, adorabile e squisitamente personale colazione berlinese: un laugenbrezel caldo e una coca fredda da consumare tra i meandri della metropolitana. Oggi vado a Potsdam: non mi costa nulla dal momento che la cittadinaè collegata alla rete metropolitana di Berlino, quindi posso viaggiare senza costi aggiuntivi alla Tageskarte giornaliera.

Nell'arco di circa venti minuti raggiungo la splendida ex - residenza imperiale. Quando scopro la parte storica riaffiora il ricordo "profumato ed accogliente" di Salisburgo. Cammino per circa due ore scoprendo quello che mi capita tra un'occhiata e l'altra. Compero qualche cartolina e aspetto che i morsi della fame mi attanaglino prima di perdermi sotto la minaccia di un temporale.

Non ho una cartina, non voglio prendere l'autobus per andare in stazione e questo cielo plumbeo non promette nulla di buono. Imbocco la via sbagliata e sono costretto a sacramentare tremendamente per ritrovare la retta via della tanto desiderata Hauptbahnhof.

Ore 15,00 - Dopo mille imprecazioni ed una scarpinata da maratoneta giungo al traguardo. Con la telecronaca di Galeazzi sarebbe sembrata una delle imprese olimpiche degli Abbagnale, invece è soltanto il "peregrinar" di un viaggiatore sportivo che ama la fatica e le suole consumate.

All'interno del centro commerciale di Potsdam trovo un take - away thailandese pulito ed accogliente: non ho esitazioni e mi fermo per uno spuntino. Bacchette e relax, una formula che adoro quando "l'Est non è abbastanza a Est" e sogno il Sol Levante. Si inaugura una nuova tradizione personale.

Con molta calma, Judas Priest in cuffia (Killing Machine acquistato a Varsavia), ritorno verso il centro di Berlino...ah, domani mi aspetta Monaco di Baviera!

Ore 17,00 - Berlino, Berlino, Berlino...avete presente quando vi piace una ragazza, siete convinti che lei è cotta di voi, ma volete vincere su ogni fronte ed aspettare che ella si dichiari? Insomma, quando anche voi siete innamorati (o allo stremo delle forze belliche) ma volete ammetterlo solo quando il nemico si è arreso ammettendo la vostra superiorità? Beh, devo ammetterlo...mi sono innamorato di questa città non mi interessa se rischio di diventare patetico...diceva in Brianza un vecchio slogan televisivo: "provare per credere".

Decido di salutare l'amico ucraino del negozio militare ed acquisto una maglietta verde dell'esercito olandese: l'odore non mi invita ad indossarla subito, così la richiudo in un sacchetto e aspetto di lavarla a casa. Stasera mi concedo l'ultimo piacere gastronomico scoperto a Berlino: torno alla Pizzeria del Casolare.

Ore 20,00 - Tornerei a Berlino anche solo per mangiare una prosciutto e funghi così...

Ore 21,00 - Passo la serata con uno studente polacco, un americano in congedo dalla Air Force, uno studente tedesco (di Stoccarda) e tre universitarie di Heidelberg. Ora mi dispiacerà anche abbandonare la compagnia...sembra la dura vita del "marinar": si arriva, si parte...si viaggia!

28 agosto ore 7,00 Berlino - Monaco di Baviera - "Von Berlin nach München". Mi alzo presto per essere sicuro di non perdere il treno, sono consapevole che Monaco sarà completamente diversa da Berlino, ma sono molto soddisfatto di come il viaggio si sta evolvendo. Ancora la meravigliosa "colazione binomio" (laugenbrezel e coca) con l'ultimo nostalgico saluto alla capitale.

Alle 8.57 parte puntuale il gioiello della DB che mi porterà a Monaco: il viaggio è abbastanza lungo, anche noioso. Il paesaggio merita comunque attenzione attraverso ruscelli, declivi verdi, e strade pulite perfettamente in armonia con la natura.

Ore 14,39 - Puntuale come indicato dal display luminoso della carrozza, che tra le altre informazioni riporta la valocità in tempo reale e i minuti che separano i viaggiatori dalla stazione di arrivo.
Alla stazione di Monaco mi attende un pupazzo di cartone che mi dà il benvenuto sorridendo con la mano alzata in segno di saluto.

Onestamente mi viene la tentazione di prendere quella mano e ficcargliela nel fondoschiena...magari ride di più e si divertono molto anche i viaggiatori! Adesso devo trovarmi un alloggio...

Ore 15,30 - Missione compiuta: sebbene non molto entusiasta rimedio un pranzo al fast - food. Ordino il menù e la commessa insiste per rifilarmi un bicchiere nuovo di pacca della Coca cola...è un omaggio ma dove lo metto? Come lo porto via...schiacciato nella borsa?

Chiedo ad un altro commesso se è possibile rinunciare al regalo promozionale: mi risponde cordialmente che posso incartarlo con i fogli di giornale e via dicendo...decido di regalare il bicchiere al bar dell'ostello: un gesto brillante e magnanimo di infinità nobiltà d'animo latino! Ah, l'evergetismo!

Ore 16,30 - Acquisto una macchina fotografica usa e getta (in realtà sono due in quanto nella confezione una è in omaggio) e mi getto nel centro cittadino scattando con la foga di un fotoreporter incallito. Mi turba un solo pensiero: che il cielo nuvoloso non rovini le fotografie e non mi accolga con uno scrosciante saluto di pioggia. Fino alle 18,00 circa passeggio per la città, mi piace, devo ammettere che ci si trova su un altro pianeta rispetto a Berlino, beh qui siamo in Germania! No, no...scusate!! Siamo in Baviera...

 

Le due torri di Frauenkirche a Monaco di Baviera
 

Ore 18,30 - In ostello conosco gli altri ospiti: una ballerina tedesca che ha il fidanzato italiano, un gruppetto di australiani ed una biondina con il fidanzato. Entrambi stentano a salutare...ma che bella maleducazione di coppia!
Scambio due parole con uno studente cinese, si parla di Sun - Tzu, di filosofia confuciana e di studi universitari.

Rimane sorpreso quando scopre che in Italia studiare lontano da casa è molto costoso. Mi chiede se ci sono dei campus...delle strutture universitarie a basso costo...sì, a casa mia non pago nulla, si mangia bene e torno quando mi pare! Ma non credo sia questa la sede in cui abbandonarsi alle invettive socio - politiche che infervorano il nostro Paese...

Ore 20,00 - Fame, fame e ancora fame. Dopo aver camminato mezz'ora ed essermi riparato sotto ad un portico in attesa che il temporale mi desse tregua, trovo un'osteria viennese (vedi indirizzo su ore piccole). Mi siedo ad un tavolo esterno, coperto da un'accogliente veranda. Di fianco a me c'è una ragazza sola che sorseggia un bicchiere di rosso in attesa della cena.

Inizia a parlarmi, mi domanda di dove sono, cosa studio, perché sono a Monaco e così via. Lei studia architettura e lavora qui nel capoluogo bavarese. Si profilerebbe una cena interessante...ma riceve un sms. Chiama immediatamente la cameriera, paga il vino, ma la avverte che deve andare e quindi possono fare a meno di prepararle la cena. Strano...mi consolo con un'ottima cena.

Trascorro la serata a spasso, penso, ripenso a tutto ciò che mi passa per l'anticamera del cervello. L'atmosfera notturna di Monaco è affascinante, ancora una volta mi godo attimi di pura libertà!

Ore 22,00 - Ritorno in ostello, chiacchiero con la barista, bevo uno paio di Franziskaner e uno Jaegermaister (forse due...boh!) e verso mezzanotte vado a dormire. Mi lavo con calma e mi infiloa letto. Dopo una decina di minuti ritornano in stanza un canadese e un inglese: sono parecchio allegri.

Iniziano ad emettere flatulenze molto forti: uno due, tre e giù a ridere! Io mi contengo ma vorrei partecipare con il mio obice del Regio Esercito, ma esito. Indugio, diserto! Interviene la ballerina tedesca che con un inglese impeccabile chiede un minaccioso "cessateilfuoco". L'affondo teutonico ottiene effetto immediato da guerra lampo! A questo punto il mio intervento risulterebbe offensivo...mi ritiro nella mia Vittorio Veneto soporifera.

Verso le tre di notte sento qualcuno vomitare...ohibò, melodie notturne simili non possono essere facilmente confuse! Sebbene mi riaddormenti subito, capisco che qualcuno ha esagerato con le bisbocce...ah, ah...pivellini!

29 agosto 2007 ore 10,00 - Acquisto la colazione presso un fornaio della metropolitana e mi reco verso la tristemente nota cittadina di Dachau. Il ridente paesino non potrebbe mai far pensare a ciò che è successo negli anni Quaranta a qualche chilometro di distanza.

Ore 12,30 - Piove tra le baracche.

Ore 13,30 - Un'altra osteria tipica da leccarsi i baffi. Anche qui è pieno di italiani, ignoranti ma genuini, affettuosi e caciaroni. Ma che pranzo! Voi direte: ma questo pensa solo a mangiare? Permettetemi: percorrete chilometri a piedi, stancatevi, talvolta arrabbiatevi ma poi godetevi atmosfere così accoglienti. La dieta facciamola a casa!

 

Dachau: un luogo ameno dal nome sinistro

 

Ore 16,00 - Visito il centro storico della cittadina abbarbicato su un'erta non troppo faticosa, scatto qualche foto e di buona lena mi avvio verso la stazione. Alle cinque sono di ritorno a Monaco e non posso rinunciare ad una buona birra nello storico Hofbräuhaus.

Ore 17,30 - Una pinta da un litro a meno di sette euro, un locale molto grande con i soffitti alti, l'arredamento tipico e un'ampia zona adibita ai servizi. Qui è Oktober Fest tutto l'anno: ti siedi ad un tavolo e anche se non conosci nessuno, potresti ritrovarti partecipe degli alticci bagordi bavaresi.

I musicanti suonano, gli spettatori si divertono come quando "Il papà scoreggia e i bambini ridono". Devo ammetterlo...mi sarebbe piaciuto tremendamente brindare qui con mio padre, maè in Italia!
Carico e pieno di sano superomismo metallico esco dalla birreria e mi sparo nelle orecchie "Louder than Hell" dei Manowar...scusate ma qui ci sta a meraviglia!

Ore 19,30 - Torno in ostello, una doccia e poi all'osteria viennese per l'"Ultima cena" bavarese: domani sarò a Monfalcone.

Ore 23,00 - Piove a dirotto, cammino incappucciato, mi godo gli ultimi attimi di amenità bavarese: le luci, il profumo di cipolle della Stube, il chiacchiericcio dei passanti.

Mezzanotte circa - La luce del viaggio si spegne lentamente sui miei occhi assonnati, la cara Monfalcone mi aspetta.

30 agosto 2007 ore 21,00 Monaco di Baviera - Monfalcone - Mi sento a casa, nel luogo del destino: l'amato Friuli - Venezia Giulia. Da domani una giornata lunga in compagnia degli amici di sempre, prima di riprendere la via per Milano, l'unico luogo capace di compensare la mia nostalgia nordestina.

Fabio

 

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