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Name: Il Caffè Orientale
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il caffè orientale

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, dopo il decennale di questo sito (nel 2007), ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000...

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Estate 2010 - Friuli-Venezia Giulia, Brandeburgo e Paesi Bassi

postato da blog.ilcaffeorientale.com [13/04/2014 16:16]
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Estate 2010 - Friuli-Venezia Giulia, Brandeburgo e Paesi Bassi

Esiste un luogo nel mondo, dal quale non potrò mai affrancare il mio cuore, che non potrò mai evitare di condurre con me e contribuire a diffondere nel resto del pianeta: il Friuli – Venezia Giulia. Ad esempio, per me Trieste non è solo una città, così come non lo sono Gorizia, Gradisca, Monfalcone e molti altri luoghi che frequento da molti anni e nei quali ho avuto l’onore di nascere.

Sono posti in cui la storia ha un peso specifico notevole e nei quali ritrovo gli amici del passato e del presente. Talvolta sono talmente tanti che sono “costretto” a dividermi tra loro: la “vecia compagnia de muloni” (Davide, Lele, Luigi), l’ormai radicato rapporto di confidenza e stima reciproca tra me e Nino, l’amicizia che mi lega a Norby grazie a quell’indimenticabile persona (Vice) tramite la quale ci siamo conosciuti nel 2004 e quella compagnia così affiatata di goriziani conosciuti quest’anno a Berlino.

Dieci giorni da ricordare, trascorsi fra la biblioteca civica di Trieste, l’acqua fresca dell’Isonzo, la “melma paludosa” di Grado e i bar della “bisiacaria”. Ogni momento meriterebbe di essere descritto accuratamente. Rimane indimenticabile la grigliata a “Casa Zorzit”. Ore felici con gli amici di sempre: la “Vecia muleria”...

Così, ormai consumato il lungo antipasto nordestino, mi restano soltanto due giorni prima di ripartire alla volta di Berlino. Trovo il tempo di salutare alcuni tra gli amici più cari, dopodiché parto con Agostino (Ago) da Basilea verso la capitale tedesca.

31 luglio 2010 - Mailand – Berlin. Partiamo all’alba a bordo di quel Cisalpino che, inspiegabilmente non sa giustificare a se stesso il motivo per il quale, nel vano portabagagli, non ci sia lo spazio sufficiente per inserire almeno una valigia di media grandezza. Per ottenere una risposta, dovreste mettere sotto interrogatorio per ore un ingegnere svizzero che, qualora non si avvalesse della facoltà di non rispondere, replicherebbe in così tante lingue differenti (dialetti cantonali compresi) da non potervi consentire di avere una spiegazione almeno parziale.

Ma esiste un vero, profondo ed atavico interrogativo al quale sottoponiamo le nostre menti: Perché i veneti spesso chiamano le “zucchine” con l’appellativo di “zuchini”? Gli cambiano il sesso? Le travestono? Il dubbio ci attanaglierà per tutta la vacanza.

Perché a bordo del Cisalpino esiste una barista che si vanta di essere tagliata per le “investigazioni private”? Cioè, come a dire...Vendo crackers e brioches, ma prima ho lavorato vent’anni nel KGB! Sarà mica una copertura come la spia russa che faceva la modella fino a qualche mese fa?

Onestamente il confronto non regge, non tanto dal punto di vista professionale, quanto da quello estetico. Cerchiamo di divincolarci in fretta da questo tentativo di “aggancio” glissando con simpatica cortesia. (In sostanza: Ago, mangia rapidamente quell’orrendo tramezzino all’uovo e torniamo al nostro posto!) Il cambio a Basilea avviene senza alcun contrattempo, così saliamo a bordo del treno che ci porterà direttamente a Berlino. Musica a valanga, chiacchiere e due compagne di viaggio poco socievoli. Credo siano due sorelle, la più grande è davvero carina ed ovviamente la nostra attenzione si concentra sul...Paesaggio!

Non dico che quelle sette ore trascorrano in fretta, ma certamente meglio del previsto. Nel frattempo, tuttavia, Ago paga le conseguenze di quel tremendo tramezzino. Che sia stata colpa della “spia avvelenatrice”? Chissà, resta il fatto che il suo intestino si lamenta... Giunti a Berlino e fatto il check – in, siamo pronti per l’aggancio con Alby, a completare il trio della prima settimana.

Sono le otto e mezza di sera e scopro con raccapriccio che il mio ristorante tedesco preferito è chiuso. La soluzione alternativa è il Block House in Alexanderplatz: non eccessivamente economico, ma adeguato alla nostra fame. A questo punto siamo pronti per trascorrere la serata al K17 ed assaggiare, finalmente le atmosfere notturne berlinesi. Le energie, tuttavia, sono rimaste poche e non tiriamo molto tardi (le 4,00 forse...).

1 agosto 2010: “Che fare?” - Mi sveglio con una fame da minatore, ma siccome non ho ancora avuto tempo di andare al supermercato, devo accontentarmi di un panino alla stazione di Warschauer Strasse. Nel frattempo Ago dorme come un ghiro tossicodipendente reduce da una notte di festa in un pub irlandese ed il suo letargo si protrae (grazie a ripetuti e cordiali inviti armati di machete) soltanto fino alle 14,30. A me e ad Alby, che da oggi ufficialmente diventa il “tatino”, non resta che passeggiare nei pressi del Muro, bere una bibita ed ammirare il grazioso viavai di bellezze berlinesi.

Finalmente, quando anche il “tatone” (Ago) è tornato nel pianeta dei vivi (perché se fosse per lui giocherebbe a Scala Quaranta con Morfeo altre dieci ore...) riusciamo a ributtarci tra gli immensi viali berlinesi. I “tati” capiscono cosa significhi la “traslazione delle distanze” tipica di Berlino. Tutto ciò che vi sembra vicino, potrebbe in realtà essere molto lontano. Il motivo è molto semplice: qui ogni cosa è mastodontica e gli spazi sono talmente ampi che è difficile valutare le distanze se non si conosce la metropoli. Alexanderplatz, Unter den Linden, Friedrichstrasse: faccio da “Cicerone”, non solo per quanto concerne arte e storia, ma anche per le bellezze locali, che qui fioccano come la neve a gennaio sulle Dolomiti.

Alle sette siamo affamati ed in zona dobbiamo assolutamente fermarci all’Oscar Wilde Pub. Oltre ad essere un posto dove si beve ottima Guinness e si mangiano panini, baked potatoes e filetto di carne, qui ho dei ricordi meravigliosi. Tra questi, le varie amicizie dei miei ormai numerosi trascorsi berlinesi e la partita di ritorno Barcellona – Inter del maggio 2010...Esattamente quando, in mezzo ad un nugolo di catalani, dopo che l’Inter ha raggiunto la finale, mi è scappato un “Mailand über alles!” (Una delle “rarissime” volte in cui Berlino è passata al secondo posto nella mia personale classifica delle città).

È domenica sera, siamo ancora abbastanza stanchi da ieri, così rientriamo in ostello, un paio di Berliner (birre) e ci si “ritira”. Oinzen Oinzen!

2 agosto 2010: “Il Menacolo” - Mentre il sottoscritto si gode un meritato sonno berlinese, i tatini si aggirano affamati di cultura tra gli infiniti musei della zona occidentale. Finalmente ho tempo per svolgere diverse commissioni, esattamente come se ormai vivessi qui. Non ho più quella foga di esplorare la città attraverso ciò che viene ritenuto più importante, perché ormai, in tre anni di trasferte berlinesi, ho già visitato tutte le principali attrattive turistiche.

Ora, come vedrete nel prosieguo, ogni mia “spedizione” ha un fine preciso, come se fosse un obiettivo da Risiko. Anche fare la spesa, per me diventa un’esperienza nuova, o meglio sempre meno inusuale, immaginando che in tempi relativamente brevi potrà essere una consuetudine. A pranzo, senza nemmeno farlo apposta, mangiamo “i zuchini”, ma malauguratamente, il sale cade nella pentola e i “zuchini” diventano talmente salati che siamo costretti a buttarne più della metà!

 

La fermata della U-Bahn di Warschauerstrasse. Questo luogo inizia ad essermi familiare...
 

Come se non bastasse nella nostra stanza dormono due ragazze francesi (carine) che restano, tuttavia, isolate nella loro complice amicizia. Qualcuno (Ago, sentiti colpevole) avanza l’ipotesi convincente che possano essere in realtà una coppia e a questo punto, siamo altrettanto certi che facciano la doccia insieme. Si scatenano le peggiori disamine in merito, come se tra di noi ci fosse ancora qualcuno che ha il coraggio di affermare che non sia uno spreco!

Eppure qualcosa non torna... Trascorriamo l’intero pomeriggio a chiacchierare sul balcone, Ago fuma come una ciminiera e si discute di tutto: cultura, politica, storia, società, ragazze...Perché tanto, alla fine, dai livelli più elevati, si scende sempre a quelli più infimi.

Aperitivo in ostello e cotoletta con insalata di patate per cena. Ebbene, non credo di aver riso così tanto fino alle lacrime negli ultimi sei mesi. Ovviamente causa di una simile ilarità sono argomenti di altissimo valore culturale: i gusti sessuali delle due francesi e imprecazioni che si possono inventare in Veneto.

Proprio in questo momento, quasi come a segnare l’emergere di un presagio, si avvicina la scoperta del leggendario “Menacolo”. Cosa sarà mai, una creatura mitologica? Una tomba celtica? Un’arma antica? Dobbiamo recarci al nuovo Rob Halford Pub di Dircksenstrasse per scoprirlo! Ribattezzato sotto il nome di Halford Live, il nuovo pub dedicato al cantante dei Judas Priest si trova in una location più ampia e vivibile, mantenendo, tuttavia, lo spirito della tradizione heavy metal.

In compagnia dei tatini, si comincia a “tazzare” birra chiara, mentre sul maxischermo, come di consueto, continuano a scorrere i video musicali. Ma ad un certo punto un vociare, contrassegnato da un inconfondibile accento che a noi risulta fin troppo familiare, cattura la nostra attenzione. Dall’altra parte della sala ci sono dei nordestini. Quando uno di loro esce dal bagno, gli domandiamo da dove vengono...sono veronesi!

Nello spazio di un nano – secondo siamo tutti intorno allo stesso tavolo con sgabelli e pinte. Non riusciamo a trattenere la nostra vena creativa ed all’angolo dell’inventiva blasfema veneta, affianchiamo anche quello degli oggetti misteriosi. Ebbene sì, in alcune famiglie veronesi, quando un termine rimane sulla punta della lingua ma non riesce ad esprimersi, il rimedio è semplice: si inventa! È così che, per cambiare un canale televisivo, si cerca il MENACOLO! Non un telecomando, bensì un MENACOLO! E considerato il potere e le funzioni di un telecomando oggi, direi è più efficace di un amuleto celtico!

Piovono risate, tanto che uno dei ragazzi (Tosi, non ricordo il nome...chi di voi è caduto dallo sgabello?) precipita rovinosamente dallo sgabello sbattendo su un ginocchio di Ago. Per fortuna non ci sono postumi (sembra) così l’allegra combriccola di nordestini (della quale ci sentiamo a buon diritto parte integrante) può dedicarsi al mitico momento delle foto...Una bella foto di gruppo con Rob Halford! Una foto “vip” con Rob Halford! Long live rock ‘n’ roll!!! Dopo aver salutato la compagnia (sono le tre) prendiamo un taxi per tornare in ostello.

In qualsiasi altra città del mondo, difficilmente ci sarebbero stati ulteriori “acuti”. Invece, dopo aver preso un taxi, il tatino torna in albergo, mentre io e Ago raggiungiamo l’ostello poco distante. Appena entriamo notiamo che tre persone stanno giocando con un cucchiaio intorno ad un tavolo. Si tratta di una ragazza canadese che non sarebbe neanche brutta, se non fosse per i modi da camionista che mostra: sembra uscita da “Over the top” con Stallone e rutta come un dinosauro dopo aver divorato quaranta tonnellate di trippa avariata. In più come se non bastasse, beve ettolitri di birra!

Gli altri due sono un croato molto discreto che naviga su internet ed un olandese molto singolare che ha inventato il gioco: bisogna sbattere con la mano sul tavolo un cucchiaino in modo da farlo saltare in aria e centrare la tazza posta al centro del tavolo stesso. Ebbene, Ago si appassiona al gioco e...riesce a fare centro! L’autostima cresce a tali livelli che in confronto Mourinho dopo la tripletta sembra un fallito!

Ma siccome sono le quattro e mezza, sarebbe anche ora di avvicinarsi quantomeno al letto...Invece no! Mancano ancora pane, nutella e le regazze svedesi che partono domattina!

3 agosto 2010: “Misteri svelati” - Iveco (soprannome affibbiato ad uno dei nostri compagni di camera) russa ancora come un...Iveco (un modello di Tir, appunto)! Ago dorme ed io, come una casalinga di Voghera, vado a fare la spesa. A pranzo ci raggiunge anche il tatino e va in scena il solito, apparente, copione riguardo alle francesi. Ma staranno insieme? E’ sufficiente una puntata di Voyager per stabilirlo? Uno speciale di Superquark? Oppure uno scioccante editoriale di Travaglio potrebbe finalmente svelare i misteri che si nascondono dietro a quelle graziose fanciulle transalpine?

Ma soprattutto, ammesso che andrà in onda anche quest’anno, dedicheranno all’argomento almeno una puntata di Annozero? Nel vano tentativo pomeridiano di trovare una risposta, i tatini vanno a visitare il Bundestag, mentre io mi dedico allo shopping. Vado al Darkstore di Boxhagener Strasse e compro un bel paio di pantaloni neri con le cerniere. Ma vengo sorpreso da un acquazzone: non ho nemmeno il cappellino e sono in maniche corte. A questo punto non mi resta altro da fare che imprecare i santi ed accelerare il passo. Il tasso di concentrazione femminile nel nostro piano viene ulteriormente accresciuto dalla presenza di quattro olandesi tanto carine quanto griffate e “menose”.

Credo l’abbiano legata al confine con la Germania ed ora se la stiano “tirando” fino a Berlino, in modo da tenerla abbastanza tesa e protetta da qualsiasi assalto di truppe straniere.

Laddove si scatena il derisorio fuoco amico della beffa, il manipolo di “giovani italici” (il tenente Sniper e i suoi tatini...) rispondono alle provocazioni con ilarità ed immensa strafottenza goliardica! Ci divertiamo così tanto che per venti minuti quasi ci manca il respiro dal ridere.

Dal nostro frigorifero spuntano zucchine e carote di ogni forma, lunghezza e consistenza ed ovviamente i commenti in veneto/bisiacco si sprecano! Stasera decidiamo di non uscire, così restiamo in ostello a bere e chiacchierare con altri ospiti, ma sveliamo uno dei misteri che ci attanagliano ormai da giorni...Le francesi non stanno affatto insieme...anzi!

Mi chiedono informazioni riguardo a Berlino e mi spiegano che in questi giorni si sono sentite un po’ “isolate” perché non conoscevano nulla della città e dei locali migliori. Mi domandano se, magari, ho voglia di uscire con loro...Potrei, ma loro sono d’accordo con due olandesi (maschi) che alloggiano nella nostra stanza. Alt...E cosa sono io?? Un accompagnatore “scemopagliaccio”?

Alle tre di notte mi ritrovo con Ago a chiacchierare seduti sulla davanzale della cucina. La finestra aperta, l’amicizia, le confidenze e le speranze. Questa fresca serata berlinese mi ricorda tanto la Milano primaverile con Andre: quelle serate di ritorno dal Dark Circus o dalle Colonne, alle quattro di mattina, quando ancora il sonno non è in grado di sovrastare i nostri discorsi filosofici, politici, musicali, talvolta frivoli, talaltra seri ed importanti. In questi momenti, quasi in modo infantile, mi piace immaginare che, in fondo, Milano potrebbe essere un “bel quartiere” di Berlino, o semplicemente, una “Berlino in miniatura”. Ma l’immaginazione non deve mai lasciare il posto al delirio.

4 agosto 2010: “Le regole del gioco” - Stamattina i tatini vanno allo Zoo dove, per ammissione dello stesso Ago, i “gattini” (cioè i felini) generano in lui “tanta aria”. Povere bestie... I tatini trascorrono almeno tre ore allo Zoo, poiché è enorme, ma offre davvero una notevole varietà di esemplari. In un certo senso anche io mi aggiro nello Zoo: si tratta di uno “Zoo globale”, fondato sul libero mercato, le merci ed il consumismo.

Ma poiché non voglio dilungarmi in merito rischiando di farmi additare quale critico tapino con vaghe aspirazioni pasoliniane, mi limiterò a raccontare il motivo della mia tappa presso il centro commerciale Saturn di Alexanderplatz nell’ora di punta. Il motivo è semplice: ho bruciato l’ennesimo paio di auricolari. Io consumo gli auricolari come se fossero suole di scarpe e sono anche esigente, quindi ogni volta il prezzo è difficilmente contenuto! Ma noto un paio di auricolari che definire “tamarri” sarebbe troppo poco: neri con il teschio inciso.

È una sottomarca a cinque euro, così, colpito dal meraviglioso impatto estetico, li acquisto. Esco, li provo...al massimo del volume fanno a dir poco vomitare! Ma non perché siano guasti, anzi...fanno schifo così! No, non ci siamo proprio, non me li posso far sostituire e a questo punto la mia idiozia merita di fare penitenza.

Perciò ne acquisto un paio nuovo ad un prezzo comunque non eccessivo e quel capolavoro di tecnologia musicale scheletrica finisce diretto nel cestino della spazzatura. Certo, avrei voluto comperare qualche gioiello di ultima generazione, ma attualmente non ne vale la pena! Un pomeriggio amorfo mi fa quasi dimenticare che sono trascorse già cinque ore da quando ho pranzato.

L’olandese del cucchiaio, ormai entusiasta ed orgoglioso della sua invenzione ludica, mi invita a giocare e a redigere un regolamento preciso e definitivo riguardo ad una disciplina che, onestamente, potrebbe diventare olimpica da qui a pochi anni! La giornata non presenta ulteriori risvolti clamorosi, ma l’atmosfera resta “frizzante”.

 

L'adorato Oberbaumbrücke (1896), uno dei miei angoli preferiti per rilassarmi
 

5 agosto 2010: “I miss Balkans” - Oggi pensiamo soltanto al pranzo. La meta designata è il mitico ristorante croato di Spandau. I tatini non conoscono i cevapcici (una specie di piccole salsicce di maiale note nell’Italia nordorientale e in tutti i Balcani) che vengono cucinati alla griglia e mangiati con le cipolle. Li avverto che questo pranzo sarà straordinario ed impegnativo, ma con bonaria spavalderia, si mostrano preparati a qualsiasi sfida gastronomica.

Cominciamo l’elenco: una zuppa a testa, tre porzioni di cevapcici con patate al forno e verdure, due giri di birra a testa e due giri di slivovica (una specie di grappa che definire tale sarebbe tuttavia riduttivo ed irrispettoso verso la cultura balcanica!). Un giro, come al solito, viene offerto dalla casa! Così, anche se in senso “percettivo”, riesco a compensare la mia cronica nostalgia balcanica! Buon appetito! I tatini non si aspettavano una sfida così estenuante, le prime avvisaglie del bombardamento culinario si manifestano sulla S-Bahn, quando il tatino si addormenta senza troppi complimenti.

Ago lo deride con atteggiamento “guascone”, ma venti minuti dopo è steso sul letto come l’Orso Balù, uno dei celebri protagonisti del Libro della Giungla. Il loro sonno dura per circa tre ore, una sorta di ritirata strategica per rimarginare le ferite digestive inferte da carne, cipolle e bevande alcoliche di diversa gradazione. La sera stessa conosco una ragazza canadese, Tara, che sarebbe poi rimasta a Berlino per parecchi giorni. Vorrebbe uscire con noi per venire al K17, ma la sua amica è troppo stanca, così preferisce rinunciare, ripromettendosi di andarci insieme prossimamente.

D’altra parte anche noi siamo provati da questa giornata e decidiamo di rimanere in ostello. Si conoscono varie persone, come normale quando si fa “vita da ostello”: si beve in compagnia, si racconta del proprio Paese (e il sottoscritto, onestamente, ha ben poco di positivo da raccontare riguardo agli ultimi anni) e si scambiano i contatti. Una passeggiata spossante alle due di notte, dopo una lunga chiacchierata ed un vento fresco che quasi rende il clima freddo, ci convincono che è arrivato il momento di dormire. Camminiamo lenti come quella lumaca che risale il muro su una strada adiacente l’ostello. Ma domani è venerdì...inizia la “Fiesta”!

6 agosto 2010: “Quelli della notte” - Stamattina mi sento vanesio ed egocentrico...Ho bisogno di un barbiere! Molti sono occupati, con tempi di attesa notevoli e, considerato che è quasi mezzogiorno, devo provare almeno quattro parrucchieri diversi per trovare qualcuno che proponga attese meno messianiche.

Effettivamente esagero nelle misure, perché alla fine opto per una rasatura integrale di quattro millimetri, sfumata a tre millimetri fino a sotto la nuca. In pratica torno al taglio di un anno fa, senza cresta e gel. All’inizio sono quasi pentito della scelta radicale (non dimenticate mai che, nel mio passato da “semplice metallaro” portavo i capelli lunghi fino alle spalle), poi le “sudate” estive tra feste e concerti riveleranno la scelta molto pratica ed azzeccata.

Oggi il tatino “Alby” deve partire, ma ci si gode un pranzo al Georg Bräu. Sarà perché gli dispiace partire, resta il fatto che il tatino divora due secondi e il dolce, ovviamente entrambi completi di contorno. Usciamo dal ristorante preoccupati che sull’aereo tutto quel patrimonio gastronomico venga malamente riversato in un sacchetto per il vomito (di cui peraltro pare ci sia un collezionista nelle zone di Fano e la mia fonte è attendibile!).

Ci dispiace che il tatino debba abbandonare Berlino proprio il venerdì sera quando tutti cominciano realmente a divertirsi, d’altra parte io a Ago siamo pronti per la trasferta al K17. Dopo una cena all’italiana e tipicamente estiva (prosciutto e melone), partiamo alla volta del mio locale berlinese preferito. Non facciamo nemmeno in tempo ad entrare nel vivo della serata che conosciamo subito Ciro, la sua ragazza ed una loro amica.

Sono napoletani, abbiamo molti interessi comuni nell’ambito artistico e musicale e la compagnia è decisamente gradevole. Inoltre ho appuntamento con i cari amici berlinesi, Gordon e Kris, proprio qui presso il locale. Stasera non gira molto EBM, prevalgono industrial e noise, ma la serata scorre serenamente nel rispetto del “sano” divertimento berlinese. Un tizio completamente fuori luogo balla in Lacoste e bermuda in mezzo ai posers e qualcuno si addormenta con la testa sul tavolo.

Tutto normale, insomma... Alle 4,30 usciamo, ma abbiamo fame, quindi ci godiamo una porzione a testa di currywurst in Alexanderplatz. Poi torniamo alla stazione della S-Bahn per raggiungere l’ostello. Mentre stiamo chiacchierando in attesa del treno, sentiamo un tonfo sordo. TONF! Ci giriamo e notiamo che un “omone” barcollante da qualche minuto, è precipitato rovinosamente a terra sbattendo in pieno il muso. Subito si forma il nugolo di primi soccorritori intorno al malcapitato.

Sembra non dare cenni di risposta: poi un sussulto ed ecco che si riprende e si rialza, quasi sorridendo come se nulla fosse. Il buffo tontolone assomiglia ad un orso sbronzo, pallido e gommoso, persino “bucolico” nel suo essere così rustico! Saliamo sulla S-Bahn ed ecco altri esemplari di vita notturna berlinese. Una ragazza russa grassoccia, che sembra la nipote di Eltsin, con la grazia di uno scaricatore di porto del Baltico e lo sguardo freddo di un sicario del KGB, viene “importunata” da due ragazze americane ubriache.

Se esistesse ancora l’URSS saremmo sull’orlo della terza guerra mondiale. Gli ingredienti ci sarebbero tutti: siamo a Berlino, ci sono gli americani e ci sono i russi...Solo che qui l’odore di alcol delle americane è più pericoloso delle armi nucleari! La russa le fulmina con due terribili occhiate ed una risposta in inglese timida come un film di Siffredi! Ecco la nostra fermata, scendiamo a Warschauer Strasse, i gitani suonano la fisarmonica, la gente passeggia, canta, beve, qualcuno forse va anche a lavorare.

Sono le cinque e mezza di mattina...questa città non dorme mai! Al nostro ritorno Ago riesce quasi a svegliare tutta la camera, quando un centesimo assassino precipita dalla tasca dei suoi pantaloni ed attraversa l’intera stanza. Ridere, ridere ed ancora ridere, soffocando l’ilarità tra le pieghe dei cuscini!

7 agosto 2010: “Alba berlinese” - Pranziamo alle due del pomeriggio, con bistecche di maiale ed insalata di patate, preferiamo rimanere leggeri scegliendo le braciole condite all’aglio! Segue una lunghissima chiacchierata con Ago che si protrae nella reception dell’ostello con un paio di Berliner. Così è già ora di cena! Miracolo! Panico! Paura! Oh, com’è?! Pa – u – ra! Perdonate la “sviolinata” coatta meneghina!

Pasta al sugo e carote, ma nel frattempo nella nostra stanza arrivano due svizzere, da Brig, nota anche come “Brigo”. Una è bionda, non tanto alta, snella, con due occhi azzurri da mozzafiato ed un bel visino dai lineamenti delicati. L’altra è un panzer della seconda guerra mondiale, laida.

Consiglio loro un paio di ristoranti, nella speranza che il panzer (tremendamente affamata per sua stessa ammissione) risparmi almeno la vita dei camerieri e degli altri clienti! Inoltre godiamo della “gradevole” presenza di uno svedese che chiamiamo il “Bello addormentato”. Ha orari incomprensibili, durante il giorno dorme sempre ed è davvero un “nerd”, di quelli che sembrano usciti direttamente da un campus americano!

Ma questi non erano vichinghi che solcavano i gelidi mari del nord??? Questo al massimo fa il bagno nella vasca con le paperelle e naviga su internet seduto sulla tazza! Alla compagine di ospiti si aggiungono due ragazze americane. Però, carine! Sì, se non fosse che una sembra la testimonial di Zara, resta impettita come un manichino delle vetrine di San Babila e l’altra (più espansiva e decisamente più interessante) è una “fissata” del fitness. Ora, non immaginatevi un fisico statuario, anzi...è abbastanza formosa, viso leggermente tondo, ma gradevole. Tuttavia non puoi metterti a fare ginnastica per terra dopo aver fatto la doccia!!! È come cambiare le mutande prima di farsela addosso!

Socializziamo e ci facciamo immortalare prima di uscire per questo “selvaggio” sabato sera! Cordialità e simpatia! Siamo disposti a soddisfare qualsiasi vostra esigenza! La prima tappa è all’Halford ed in sottofondo scorre “Holy diver” dell’indimenticabile Ronnie James Dio: sentito qui, con una buona birra ed un ottimo amico, è ancora più esaltante! Verso l’una, nel rispetto della totale libertà di iniziativa berlinese, le nostre strade si dividono: mentre Ago preferisce rimanere a passeggio in Alexanderplatz e godersi gli spazi di questa metropoli sconfinata, io vado a ballare al K17.

Tra i personaggi più eccitanti della serata, ne spiccano tre. Un “trichecone” in camicia con tanto di “panza etilica” che a serata inoltrata abbandona la camicia e mostra i “lardominali”, un giapponese che balla in camicia, bermuda e infradito muovendosi come un polpo intrappolato nelle reti di un motopeschereccio magrebino e due “finte” lesbo.

Perché finte? Il sospetto nasce quando un tedesco tenta di abbordarle in mezzo alla pista. Poiché non sembrano capire il tedesco, per allontanare lo scocciatore, iniziano ad abbracciarsi appassionatamente...ma perché non ci scappa almeno un bacino? Avete litigato? Puzza di fregatura...Così Sniper, che ha fatto una vacanza – studio a Berlino già negli Anni della Guerra Fredda (io miei settant’anni li porto benissimo!) vuole vederci chiaro.

Le trovo nel cortile del locale e mi rivolgo a loro in tedesco: non capiscono...Anzi, rispondono in un “romanaccio” che al confronto Mario Brega sembra uno stilnovista! A quel punto fingo di non essere italiano e mi godo la scena glissando, perché nel frattempo torna alla carica lo scocciatore teutonico.

La risposta è chiara, cordiale e lapidaria: “- Ah coso, tanto nun te la damo!!” dopodiché smaschero il “trucco lesbo” quando una dice all’altra: “- Me sa che nun ce crede che semo lesbiche?” e l’altra: “- Ahò, io mica te bacio per fallo fesso!” Devo tornare nel locale per non scoppiargli a ridere in faccia! Rimango fino alle cinque e mezza, mangio un panino fresco, appena farcito con prosciutto, insalata e formaggio, poi mi dirigo verso la U-Bahn.

Mezzo locale è su quel treno e quando faccio ritorno all’ostello è già sorto il sole. Berlino non si risveglia, semplicemente perché non si è mai addormentata! C’è chi continua ad oltranza anche fino a mezzogiorno, approfittando di clubs e bar aperti sempre!

8 agosto 2010: “Ufo sopra Berlino” - Anche stamattina ci svegliamo presto...alle tre del pomeriggio! Stavolta l’insalata di patate la mangio con i biscotti e il caffé, avrei potuto ingurgitare scarti di lavorazione tessile e bere l’idraulico liquido: l’effetto sarebbe stato identico! In compenso vanno via le americane ed arriva un DJ vietnamita.

Trascorriamo il pomeriggio pregustando già la cena...almeno in questo, lo ammetto, siamo molto italiani! Stasera accompagno Ago presso l’ottimo ristorante tedesco di Danziger Strasse (il mio preferito!) La cena è ottima, come il prezzo d’altronde Ago ammette che la qualità del ristorante è persino superiore a quanto si aspettava. Per smaltire l’abbondante abbuffata, decidiamo di passeggiare verso Alexanderplatz.

Ma anche questa fresca serata berlinese riserva alcuni misteri. Premetto che non eravamo assolutamente alticci, non facciamo uso di droga e non guardiamo i reality shows (quindi siamo totalmente sani di mente e di corpo!) Tuttavia, alzando casualmente il naso all’insù, noto la presenza di cinque oggetti luminosi che si muovono in modo sincronizzato formando rapidamente figure geometriche apparentemente casuali.

Invito anche Ago ad osservare, scattiamo qualche foto ma la sua digitale non riesce a focalizzare chiaramente i soggetti. Scatta il grido veneto: “- Gli Ufiiiiii!!!”. Rimangono visibili per qualche minuto continuando a muoversi a velocità variabile, poi scompaiono tra le nuvole. Non si tratta di aerei, questo è certo! E nemmeno di sonde. Pertanto iniziamo a porci qualche doverosa domanda. “- Siamo soli nell’universo?” “- Gli alieni guardano i porno tedeschi?” “- Si drogano?” “- Hanno risolto i problemi della disoccupazione, dell’inquinamento e dell’immigrazione sul loro pianeta?” “Ma soprattutto, come avviene in America, vedono prima di noi come vanno a finire le fictions televisive, i telefilm e le soap operas come l’A – team, Dallas e Beautiful?”

Ed infine: “- Da quanti anni luce hanno adottato il digitale terrestre per ricevere i canali italiani? Hanno avuto gli incentivi cosmici?” Credo che per stasera tutti quesiti non avranno risposta, così ci rechiamo al pub, il Last Cathedral. Non rimaniamo lì per molto, anche perché è pressoché vuoto, essendo domenica sera. Ma Ago ha la geniale idea di estrarre dal cilindro della sua straordinaria mente (che quando viene impiegata così, più che il cilindro di un cappello, sembra una tavoletta del water!) due nuovi tormentoni: “- Vuoi un balletto buffo?!” e “- What”. Ora, il primo può anche risultare gradevole, vuoi per il tono della voce e l’originalità.

Ma il secondo no! Non è possibile che ogni due minuti possa gridarmi nell’orecchio “What!!!!” come il re dei gabber! Forse è anche per questo che, anziché aspettare il bus notturno, lo convinco a prendere un taxi...io non aspetto mezz’ora con un finto rapper che mi grida nell’orecchio “What!!!!” come se fossimo nel Bronx!

9 agosto 2010: “Shopping” - Stamattina possiamo alzarci di buon’ora: alle undici. Pranziamo e poi trascorriamo il pomeriggio tra i negozi alternativi di Prenzlauerberg. All’X-Trax Ago vorrebbe acquistare un cappotto che dire “singolare” è estremamente riduttivo e bugiardo.

Ora, chi mi conosce sa che non amo l’ovvietà nemmeno nell’abbigliamento, ma quel cappotto è terribile! Mi domanda cosa ne penso...Non ho esitazioni: sembri una via di mezzo tra Capitan Uncino e Batman! Eppure lo convinco a fatica! Per fortuna la “delusione” del mancato acquisto viene ricompensata da Manolo, una pasticceria molto famosa a Berlino che offre leccornie dolci e salate per tutti i gusti! Così, dopo esserci rifocillati, ci rechiamo presso il Kurfürstendamm, ma con l’unico proposito di visitare la celebre chiesa diroccata (dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) dedicata al Kaiser Guglielmo.

Nel frattempo in camera c’è stato un parziale “cambio della guardia”. Oltre ad aver cenato con quattro ragazze francesi (di Grenoble) tra le quali una è davvero carina, ma le altre sono onestamente delle “inguardabili”, scopriamo che anche in camera ci sono altre due francesi...che sono anche peggio! Forse delusi dalla “campagna acquisti” trascorriamo una serata anonima, a chiacchierare con l’inseparabile Berliner appoggiata sul tavolo e nella breve attesa di essere scolata.

10 agosto 2010: “L'intruso” - È notte. Aaaaaargh!!!! Ma c’è un uomo nudo nel letto della svizzera (il panzer)! Ebbene sì, cari lettori, il Panzer ha trovato il suo passionale vampiro, il demonio che la possiederà per questa notte! Un brivido gelido (accompagnato da diversi conati di vomito), mi attraversa la schiena. “- Chi sarà il casanova?”.

Dunque c’è un infiltrato! Ah, infingardo! Forse disgustato da quei quindici minuti raccapriccianti (avevo così paura solo nei derby quando Shevchenko giocava contro l’Inter), ripiombo nel sonno. Alle undici, quando ci svegliamo, i due “piccioncini” si scambiano le coccole. Dopodiché, mentre l'intruso va in bagno, il panzer si cambia il tanga! Si veste e...mi guarda compiaciuta! Ma “vade restro, Satana!”

Qui non basterebbero l’esorcista e il Dottor Van Helsing messi insieme...Forse potrebbero salvarmi solo i Cavalieri dell’Apocalisse! Scopriamo che l'intruso è francese (oh, ma va di moda la Francia questa settimana?) e, soprattutto, il bello addormentato approfitta della spregevole situazione per “broccolare” con l’amica (quella carina) rimasta trascurata! No, questo non è davvero accettabile! Mi sento deriso come italiano e come uomo!

Un pomeriggio tranquillo, dopo una lunga passeggiata in Frankfurter Allee con la musica in cuffia a “chiodo”, mi rimette di buon umore. Dopo cena usciamo con la canadese (Tara) e l’olandese del cucchiaio: andiamo al vicino Cassiopeia, che non mi piace troppo per il semplice fatto che è pieno di stranieri...in pratica trovare un berlinese è come trovare un parcheggio gratuito ai Navigli il sabato sera.

Si balla, si chiacchiera, si tira avanti fino alle tre...ma onestamente il momento da ricordare è quella chiacchierata con Ago seduti sull’argine della Sprea, immediatamente dietro al Muro. Restiamo lì con i piedi sospesi fra il cemento e l’acqua: collocati, come le nostre vite, tra le solide certezze (il cemento) ed il mutevole cambiamento (l’acqua che scorre).

11 agosto 2010: “Teufelgarten” - Ci alziamo all’una ed il menù del giorno prevede bruschette con pomodoro e aglio, una delizia per il palato ed un rimedio contro i “vampiri”. Nel pomeriggio Ago va a visitare la sinagoga, mentre io, da brava “massaia italica”, rimango in ostello a fare il bucato. Nel tardo pomeriggio vado anche al supermercato, ma scordatevi che venga a casa vostra a fare le pulizie come Freddie Mercury nel video di “I want to break free!”

Anche stasera ceniamo con le francesi di Grenoble, dopodiché, visto che è l’ultima sera berlinese di Ago e domani dovrà alzarsi presto, non siamo intenzionati a rientrare tardi. Ci accontentiamo di una Berliner scolata lungo la Sprea, seduti dietro al Muro, come ormai di consueto ad ora tarda.

Ma quando torniamo in ostello, Ago ritrova un gruppo di ragazzi toscani che ha conosciuto al Cassiopeia! A questo punto non possiamo fare a meno di prolungare la serata, dal momento che la compagnia è molto divertente! Reputiamo, tuttavia, che l’una e mezza sia un orario ragionevole per andare a dormire, dato che domattina ci dovremo svegliare alle sei e mezza e Ago deve affrontare in treno un viaggio di dodici ore!

Ma la notte si rivela mefitica, è il “Teufelgarten”, il “Giardino del Diavolo”! Prendo sonno per un’ora, poi squilla il cellulare di Ago...è arrivato un sms. Nel frattempo il Panzer e non so chi altro, iniziano a russare e ad “ansimare”, come “rispondendo” l’uno all’altra. Ne sortisce un concerto di catarro e sbuffi diretto dal Maestro Monnezza, dopodiché prosegue l’attività telefonica di Ago.

Quindici minuti di tastiera, sms, vibrazioni, “tic-tac, ti-tic, ti-tac, ta-ta-tac!!”...Alle tre sbotto svegliando almeno una quarantina di giovani “santi” (tra i quali sono compresi i precari e i contratti a progetto). Mentre invito Ago “cordialmente” a spegnere il telefono (del tipo: puoi scegliere tra la diffida ad adempiere dell’avvocato e il mitra di Rambo...mi dicono che l’avvocato è in ferie...), rientra il DJ vietnamita: accende due pc! Noooooo, mi sembra di essere in un rifugio anti – atomico! È iniziata la terza guerra mondiale?

12 agosto 2010: “Harem in Tuscany!” - Accompagno Ago in stazione, dopodiché torno in ostello a dormire perché sono letteralmente esausto. Crollo sul letto e dormo profondamente per circa due ore. Per Pranzo insalata di patate e pane nero, così nel frattempo ritrovo i toscani e si stringe ulteriormente amicizia. La giornata non promette nulla di buono a livello meteorologico, perciò trascorriamo il pomeriggio a bere birra e chiacchierare, rintanati nell’ostello.

Si discute per ore di quanto vorremmo che migliorasse l’Italia, delle idee che ciascuno avrebbe a prescindere dalle strette logiche di partito e di ideologie che, dopo essere state giustamente storicizzate, meriterebbero eterno riposo come i defunti in favore di chi, su questo pianeta, dovrà trascorrere ancora parecchi decenni. Ma il rischio di cadere nella retorica, vizierebbe la genuinità del mio resoconto, laddove preferisco raccontare, al posto di ciò che “vedo”, ciò che “vivo”.

E poiché ormai in Italia “vedo” troppi fenomeni che non mi piacciono, preferisco cominciare a pensare di “vivere” altrove. Ma arriva il momento di preparare la cena. Preparatevi: siamo cinque maschi (il sottoscritto, i tre toscani ed un veronese) e alla tavolata si uniscono due ragazze francesi giunte da poco in ostello. Cuciniamo talmente tanta pasta che nemmeno in una caserma sarebbero riusciti a preparare nell’arco di mezz’ora.

Siccome Leonardo, uno dei ragazzi toscani, “mastica” un po’ di francese, comincia una “parodia” a metà strada fra l’abbordaggio e la vanitosa virilità maschile che si traduce in un copione alla “Pieraccioni”. Sembra di essere sul set de “Il Ciclone”, o in uno dei tanti film dove compare Ceccherini in forma smagliante! È una serata esilarante, Leonardo talvolta “dipinge quadri pseudo - romantici” di Parigi, come se ci trovassimo in un caffè del primo Novecento...

In realtà si tracanna birra e si fanno battutacce, insomma, la perfetta sintesi del sacro e del profano. Le ragazze, abbastanza “civettuole” si prestano al gioco e, anche se non sono delle bellezze da urlo, sono gradevoli e simpatiche.

Buona parte della serata trascorre così, dopodiché i toscani sarebbero pronti per uscire. Io, invece, preferisco bere una “sciuocchezza” con loro, perché domani partirò alla volta dell’Olanda: Dario e Daniele mi attendono a Utrecht, al Summer Darkness...Siamo nello stesso albergo e, finalmente, dopo due anni, riuscirò ad assistere al mio primo concerto degli Ianva. Dopo aver salutato gli amici toscani ed aver scambiato i contatti (o bischeri!!!! Vi garba il resoconto???), rientro in camera.

Ma prima faccio la barba: sono rilassato, è mezzanotte, il rasoio scorre sul mio viso scivolando via come i pensieri. Ad ogni colpo di lama do un’occhiata al mio passato, mi fisso allo specchio e penso che solo guardandoci in faccia (tra noi stessi e con gli altri) si può capire veramente cosa vogliamo dalla nostra vita.

13 agosto 2010: “Bravura e machismo” - Parto di buon mattino alla volta di Utrecht, è la prima volta che visito l’Olanda. Ormai l’adrenalina pre – festival (e soprattutto pre - Ianva) è altissima. In cuffia scorrono come acqua Derniere Volontè e “Italia Ultimo Atto” (degli Ianva, appunto). Come lo scorso anno, quando lo sfondo del mio vagabondaggio erano gli adorati Balcani.

Anche se un vago senso di nostalgia già mi pervade quando abbandono Berlino (sebbene sia solo per tre giorni!), penso all’aggancio con Dario e Daniele. Ripenso a quelle numerose pause pranzo con Dario, scambiando confidenze, talora sfoghi, le infinite chiacchierate di calcio, politica (porno tedeschi che oggi con la nostra politica sembrano assolutamente pertinenti), musica, spettacolo e tutto quanto si possa concentrare nel breve spazio di un panino ed un caffè.

Tutto accade "laggiù" (perché da qui si può dire), a Milano, in quella città che tanto amo e che i problemi che la affliggono da anni mi costringono quasi ad odiare. Di fianco a me una coppia di bolognesi fanatici ed antipatici: i soliti italiani medi con la “critica facile”, quel brusio da occhio storto per mettere in evidenza come si veste uno, quanto è grasso l’altro e via dicendo...

Musica, musica ed ancora musica mentre due bambini polacchi (fratellino e sorellina) litigano, strillano, si riappacificano e si azzuffano di nuovo. Dopo aver lasciato i bagagli in hotel ed essermi cambiato, raggiungo immediatamente Dani e Dario. Ci troviamo presso il Duomo (di Utrecht, ovviamente), ma nel frattempo non mancano le mie “consuete” attività di documentazione storico – sociale. Posers, porno – infermiere, porno – aviatrici, residuati bellico – musicali degli Anni Ottanta...solo al Treffen di Lipsia si potrebbe pretendere di meglio!

E poi dicono che la sanità non funziona... Il mio Summer Darkness comincia con il dark – folk degli italiani Spiritual Front: davanti a noi, sotto al palco, si scatenano un paio di individui “curiosi e singolari”. Il primo è un olandese completamente ubriaco che si dimena danzando come un paguro con il morbo di Parkinson. È in estasi, sembra uno sciamano in preda alle convulsioni, non si ferma nemmeno tra una canzone e l’altra. Talvolta tenta di socializzare con un “bel vampiro” che danza discretamente di fianco a lui.

Quest’ultimo ha i capelli lunghi e neri, le unghie lunghe, è emaciato e pallido, bianco come il borotalco. Ovviamente non posso evitare di filmare l’olandese, ma senza attirare la sua attenzione, perché diventarne amico potrebbe condannare il nostro apparato riproduttivo ad una distruzione atomica!

Ma l’evento clou della prima giornata è certamente il concerto di Brendan Perry, che si svolge all’interno del Duomo, una cattedrale protestante. L’esperienza è assolutamente unica, sia perché la musica elettronica in una chiesa produce emozioni indescrivibili e, soprattutto, perché alla faccia di tutti i nostri “benpensanti italici” non esiste nulla di blasfemo purché non sia portato all’esasperazione dall’odio, dal proibizionismo e dall’intolleranza. Immaginatevi, quindi, dark, posers, rockers ed anche solo semplici famiglie locali con figli e figlie (e che figlie!) che si godono un meraviglioso concerto di artisti di altissimo livello tecnico.

Una magistrale dimostrazione di civiltà in un mondo nel quale, per secoli, la religione avrebbe voluto insegnare ad “amare” e i fedeli hanno imparato ad “odiare”: guerre, attentati, scontri fratricidi nei quali la religione, spesso, si è rivelata solo un pretesto per infervorare le masse.

 

Il coro del Duomo di Utrecht dedicato a San Martino di Tours. L'inizio dei lavori, dopo diversi incendi e distruzioni della sede, risale al XIII° secolo. Oggi è uno straordinario esempio di stile gotico
 

Sebbene sia riuscito a sopravvivere ad una merenda radioattiva mangiando una pita greca, quando usciamo dalla cattedrale, vorremmo cenare. Ma la cucina olandese è inversamente proporzionale alla bellezza delle donne! Qui la vita scorre placidamente lungo i canali, sulla sella delle biciclette che invadono letteralmente le strade, il fumo dei coffee shops e la birra nei pub.

Gli olandesi sembrano essere davvero una delle popolazioni più serene del mondo. Esattamente il contrario dei “ciclisti – lavoratori” che affollando piazza San Babila a Milano alle otto di mattina: insulti, improperi, gestacci, sorpassi a “filo”, slalom tra le auto, numeri da circo equestre quando le piste ciclabili si interrompono all’improvviso come il mondo antico dopo le “colonne d’Ercole”.

Siamo costretti a fermarci al fast food (stavolta non faccio pubblicità) e dobbiamo anche sbrigarci, perché hanno finito le pulizie e ci invitano gentilmente a mangiare in fretta perché stanno chiudendo. Ma sì, siamo appena all’inizio delle serata in fondo... In un locale del centro, infatti, la festa continua con lo spettacolo “burlesque” ed il djset. Il locale è disposto su due piani, sopra si “gioca” con roulette e carte, sotto si balla. Ci sono esemplari straordinari, sia in termini di abbigliamento che di aspetto fisico.

L’ambientazione è un “mix” tra un romanzo gotico ottocentesco, un teatro d’avanguardia novecentesco, il set di “Bastardi senza gloria” e la scena nella quale, in “Fracchia contro Dracula”, Fracchia deve sposare la vampira e chiede aiuto agli invitati...ma sono tutti sadici mostri a loro volta! E per comodità...vi do anche il link!!! http://www.youtube.com/watch?v=msCfHY80ftc Ballo fino alle cinque di mattina ai ritmi indiavolati del dark, dell’industrial e dell’EBM.

Ma purtroppo si materializza uno dei personaggi più agghiaccianti del festival: l’uomo gatto! È magro, puzza, ha la faccia truccata, le orecchie in lattice, i baffi, una salopette e i sandali. Il suo cervello è stato ripulito in lavatrice dopo essere sprofondato in un lago di urina e da quel giorno non sa più di averlo! Si dimena, ma più che un gatto, sembra un criceto arrapato. Cerca di rimorchiare persino il buttafuori, un enorme energumeno di chiara origine africana che lo fulmina con lo sguardo! Così, nella speranza di non avere incubi notturni, torno in albergo esausto.

14 agosto 2010: “Finalmente!” - Mi sveglio all’una circa, alle due e mezza raggiungo al bar Dani e Dario, poi le nostre strade si separano temporaneamente perché siamo interessati a concerti diversi. Il mio pomeriggio prevede due concerti EBM: i tedeschi Straftanz e gli austriaci Nachtmar.

Entrambi sono gruppi/dj molto noti ed apprezzati in Germania e sono anche tra i miei preferiti. Il cantante degli Straftanz offre uno spettacolo energico e divertente, spesso scende tra il pubblico, canta e balla insieme a noi e parte persino il trenino EBM come se fossimo a Capodanno!!Folle!!! Anche i Nachtmar dimostrano di avere idee e carica, sullo schermo scorrono immagini in bianco e nero della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, poi verso la fine del concerto appaiono le bandiere austriache ed il cantante rivolge un appello sereno di rispetto e collaborazione reciproca tra i paesi europei ed il resto del mondo.

Questa sì, è davvero una festa! Quando esco incontro due ragazze italiane, sono bolognesi e passeggiamo fino al centro della città. Ormai sono completamente concentrato sul concerto degli Ianva, così ci salutiamo convinti che ci rivedremo stasera o, al massimo domani: la città è davvero molto piccola e i locali serali sono sempre facili da raggiungere. Gli Ianva si esibiscono in un museo, un luogo decisamente caratteristico nel quale suonare. Purtroppo capisco fin dall’inizio che qualcosa non va.

Anni di esperienza con i gruppi, da DJ e da semplice appassionato, mi consentono di capire che ci sono stati seri problemi con il sound – check. Ammesso che sia stato fatto... Eppure, nonostante i gravi inconvenienti tecnici che talora colpiscono i vari componenti, gli Ianva salgono sul palco, senza lasciare trasparire la minima difficoltà, dimostrando di essere artisti veri.

E noi siamo lì, in prima fila (anzi in seconda, perché nella prima ci sono i fotografi). Nonostante tutto siamo lì, a gridare “- Presente!” nel vero senso della parola, perché ben altre persone oggi devono vergognarsi di essere italiane: sono persone che hanno molto da nascondere e tutto da perdere. Alla fine del concerto degli Ianva abbiamo la fortuna di incontrarli e di scambiare due chiacchiere con loro. I disguidi sono stati significativi, scambiando due parole con la band li scopriamo, ma credo sia corretto non gettare benzina sul fuoco, pertanto evito di esporli. Sia tuttavia chiaro, che nessuno di queste mancanze è imputabile al gruppo, che anzi ha superato tutte le difficoltà con grandissima abilità.

Ma domani ci sarà un altro concerto degli Ianva, in una sede molto più appropriata, dove oggi hanno suonato Straftanz e Nachtmar. Siamo tutti certi che domani sarà un grande giorno!

15 agosto 2010: “Buona la seconda!” - Solita sveglia alle tredici, circa, poi subito a Helling per il concerto degli Ianva. Onestamente i gruppi che suonano prima non suscitano in noi grandi emozioni, tuttavia, l’attesa è ormai finita. Sul palco tornano gli Ianva e, stavolta, l’organizzazione ed il palco sono all’altezza. Personalmente non avrei potuto chiedere una scaletta migliore e raggiungo il picco emotivo quando ascolto l’epilogo di “Italia: ultimo atto”. È la sintesi, l’Alfa – omega di quanto vedo oggi intorno a me, senza tralasciare il fatto che questa canzone è stata la triste colonna sonora di una fredda giornata pavese in cui ho salutato per l’ultima volta mia Zia Lidia.

Proprio lei, che senza aver mai dubitato di me, è stata per molti anni una discreta confidente e con la quale molto spesso (per non dire sempre), abbiamo condiviso idee (perché oggi servono idee, non ideologie) sebbene ci separassero sessantatre anni di vita. È stato l’omaggio doveroso nei confronti di una persona (fra le pochissime) con la quale mi bastava un’occhiata per tradurre all’istante il nostro “codice mentale”.

Amicizia e stima, gli stessi valori che, al termine del concerto io, Dario e Daniele condividiamo con l’intera band. Siamo entusiasti come “ragazzini”, ritrovandoci a chiacchierare di musica, storia, attualità e non solo. Come se non bastasse, ancora grazie agli Ianva, conosciamo due ragazzi francesi. Ci dicono che, oltre ad adorare la musica e i testi degli Ianva, sono rimasti particolarmente colpiti dalla passione con la quale ci siamo lasciati trasportare durante il concerto.

Ci offrono da bere, alla faccia di tutti coloro che non credono nell’amicizia fra i popoli (purché le persone che li costituiscono abbiano buon senso ed intelligenza) e decidiamo di cenare insieme presso un ristorante francese. La qualità è scarsa, la quantità ridicola, ma il motivo per il quale siamo insieme è ciò che più conta. Si potrebbe tradurre in infinite parole e lingue, sarebbe giusto definirla passione, condivisione, spontaneità, personalmente preferisco definirla “maturità”.

Una maturità culturale, sociale, civile con la quale le nuove generazioni europee dovrebbero trasformare gli errori del passato in immense occasioni di sviluppo e miglioramento: sapere cosa è meglio evitare per ottenere il massimo, a vantaggio di tutti senza distinzioni di carattere ideologico, razziale ed economico. “Pasionario”, certo, lo ammetto: nel bene e nel male, sempre attaccato alla vita e a ciò che la caratterizza in profondità. Non poca tristezza, tuttavia, pervade la nostra mente, al pensiero che questa sia l’ultima sera. Al concerto dei DAF (storica band all’origine di tutto il movimento EBM), ritroviamo Sara e Francesca, le ragazze bolognesi.

Trascorriamo l’ultima serata nel solito locale, in compagnia degli Ianva, al “Tivoli”, nel centro di Utrecht. Purtroppo domani tutti dovranno alzarsi abbastanza presto (soprattutto il sottoscritto), ma godiamo fino all’ultimo di questo festival che ormai sta chiudendo i battenti con un successo soddisfacente. Personalmente credo di aver passato uno dei week – end più sereni e divertenti della mia vita e vi posso garantire che ce ne sono stati davvero molti in passato! Ma una miscela così, fino a questo momento, non era mai stata prodotta! Buonanotte, Utrecht...domani si torna a casa, perché per me Berlino, significa veramente “casa”!

 

Biciclette e canali nel caratteristico centro di Utrecht

 

16 agosto 2010: “Si riparte” - Non capiremo mai cosa intendesse il recensore del Summer Darkness definendo gli Ianva un esempio di “bravura e machismo”, sappiamo soltanto che questo rimarrà nella nostra storia come il tormentone che ha caratterizzato l’intero festival. Inoltre, grazie a Dario, scopro con immenso raccapriccio che, essendo a Utrecht per il festival, avrei avuto diritto ad un prezzo di favore con la colazione inclusa.

Ma, non essendomi stato segnalato e, lo ammetto, avendo organizzato la trasferta con molta fretta, sono stato costretto a rinunciare. Tuttavia, non avendo la minima intenzione di sottrarmi ad una colazione dignitosa (basta con i biscotti e la nutella!), mi accomodo al tavolo con Dario e Daniele.

Dopo la lunga abbuffata ci salutiamo, con un abbraccio (virile) come meritano tutte le amicizie vere, dove stima ed affetto si traducono in un semplice gesto del quale, nemmeno la persona più introversa del mondo, dovrebbe mai vergognarsi. Loro, proseguiranno per Amsterdam, mentre io sono già in fibrillazione all'idea di tornare a “casa”, nella “mia” (e di chiunque altro la voglia amare) metropoli: Berlino.

A causa di un incidente sulla linea ferroviaria, il treno arriverà a Berlino in ritardo, ma non importa, fortunatamente sono riuscito a prendere la coincidenza in tempo, così posso anche sorvolare sul disguido. Appena arrivo a Berlino vado a fare la spesa, fuori dal supermercato, presso una cabina telefonica, ritrovo, Tara, la ragazza canadese.

Ma non è partita per la Danimarca? No, le piace così tanto Berlino che ha deciso di rimanere ancora! Ritorno in camera e conosco subito un nuovo “inquilino”. Si chiama Diego, è costaricano, non parla inglese, solo tedesco e spagnolo, ma è simpatico! Ceniamo insieme, dopodiché gli presento la compagnia della canadese. Trascorriamo la serata insieme in ostello, ma abbandono l'allegra brigata abbastanza presto perché sono davvero esausto! Salgo in camera e, mentre sto riordinando la borsa, entrano tre ragazzi italiani. Scatta, per l'ennesima volta, uno dei grandi tormentoni berlinesi. “- Bist du Italiener?” Per un attimo rimangono sorpresi.

Domando in inglese se sono italiani, mi rispondono di sì, così ribatto con tono convinto (e goliardico): “- Berlusconi!!!” Mi spaccio per spagnolo in modo da reggere lo scherzo, poi quando uno di loro esclama all'altro qualcosa del tipo: “- Annamo bbene, pure questo ce mancava...” Svelo la mia identità “italica”. E scattano le risate! I ragazzi sono romani. Entriamo subito in confidenza, ma verso mezzanotte e mezza sono esausto. Crollo ma certamente domani avrò modo di approfondire questa nuova conoscenza itinerante.

17 agosto 2010: “Roma capoccia” - I romani sono quasi all'epilogo del loro viaggio, si fermeranno a Berlino solo per un'altra notte, quindi oggi si dedicano alla visita, per quanto possibile, della città. Io vado ancora a fare la spesa (mi piace...) poi nel pomeriggio ne approfitto per riposare. Piove molto, così trascorro il pomeriggio in compagnia di Diego.

Fatichiamo a capirci, ma l'occasione è utile per imparare qualche parola di spagnolo. Nella nostra camera è arrivato anche un altro ospite molto simpatico: Ignacio, un ragazzo argentino, di origine italiana che vive e studia a Parigi. Parla perfettamente l'italiano, così facilita enormemente la comunicazione tra me e Diego. Potremmo parlare tutti e tre in tedesco, ma Ignacio non lo conosce molto, così siamo costretti ad aiutarci vicendevolmente.

I romani arriveranno più tardi, perciò ceno con Ignacio e Diego. In serata, invece, Diego e Ignacio escono insieme con una compagnia tedesco – argentina, mentre io mi fermo in ostello con i romani. Trascorriamo insieme qualche ora di onesta e spontanea condivisione: cultura, politica, svago. Ancora una volta dimostriamo a noi stessi che apprendere non è un'attività riservata a “nerd” che si scaccolano davanti ai videogiochi e devono partecipare ad un reality televisivo per abbattere la propria verginità sessuale.

Viaggiare è uno dei metodi migliori per imparare senza annoiarsi, per conoscere, capire e, soprattutto, vivere in un mondo che, giustamente, non ha più la pazienza di aspettare che la nostra pigrizia culturale ne raggiunga il passo. Amiamo tutti l'Italia, ma abbiamo il coraggio di riflettere su quanto andrebbe cambiato. Chi dice che l'Italia vive adeguatamente così come si presenta oggi, non la ama veramente, ama i vantaggi e le speculazioni dai quali trae sostentamento come il peggiore dei parassiti.

Vampiri nelle cui vene scorre denaro liquido, che respirano ossigeno e, anziché anidride carbonica, restituiscono il piombo della malavita. Ma a differenza dei vampiri, purtroppo, si riflettono negli specchi e, nonostante ciò, non capiscono quanto siano anacronistici ed inadatti all'Italia che vuole cambiare marcia. Meritiamo molto di più, lo sappiamo e vogliamo dimostralo con le “armi della cultura”. L'ennesimo saluto tra chi parte e chi resta, un altro bellissimo spaccato nell'album dei ricordi di viaggio!

18 agosto 2010: “Nur auf Deutsch!” (Solo in lingua tedesca) - Ieri ho deciso che non andrò né in Danimarca né in Svezia. Non solo per ragioni economiche, ma anche perché voglio godere ogni singolo istante berlinese, persino quello più noioso. Mi dirigo nuovamente allo ZOB, per chiedere il rimborso del biglietto. Missione compiuta! Impiego un'eternità per rientrare in ostello perché lo ZOB è lontano ed inoltre ci sono dei lavori (Baustelle) su alcune linee.

Ne approfitto per navigare un'oretta su internet, l'altro “coinquilino”, Abu, è un ragazzo tagico (il Tagikistan è una delle undici ex – repubbliche sovietiche) che ha preso il posto di Ago. Non siamo ancora in confidenza ma è davvero molto educato e riservato.

Trascorro un pomeriggio abbastanza anonimo con Diego, birra e biliardino, nulla di più, in attesa che venga “notte”: i vampiri escono dal loro sarcofago, affilano i denti (e non solo quelli), si stringono nel mantello e partono alla ricerca di nuove vittime. Dopo aver cenato con Diego e Ignacio, raggiungo gli amici berlinesi: Gordon e Kris.

Passo con loro un'oretta e, considerato che quasi nessuno dei loro amici parla inglese, sono “costretto” ad esprimermi unicamente in tedesco. È un toccasana per il lungo processo di “integrazione” che voglio completare per diventare davvero “berlinese”. Ma siccome stasera all'Halford dovrebbe esserci una serata dark, non resisto alla tentazione di andare a curiosare.

Saluto la compagnia di berlinesi e mi sposto verso il locale: è completamente vuoto! E la musica non è nemmeno un granché. Sembra proprio che questa giornata non voglia nemmeno decollare, ma non è mai troppo tardi a Berlino! Decido di recarmi presso l'amato K17, ma prima mangio uno dei miei panini preferiti: baguette con cotto, formaggio, insalata e maionese.

Arrivo alle tre, riesco a ballare fino alle tre e mezza circa, poi il DJ spegne tutto, di colpo, senza nemmeno una “scia” conclusiva, una sfumatura...che so, un rutto! No, finisce tutto così: STONF! Effettivamente una giornata poco esaltante.

19 agosto 2010: La “figuraccia” - Poiché mi alzo all'una del pomeriggio, pranzo direttamente alla “John Wayne”, con bistecche e fagioli in padella. Conosco un ragazzo milanese, Matteo, così beviamo un caffé insieme e chiacchieriamo per una mezz'ora.

Oggi pomeriggio vorrei visitare Legoland, in Potsdamerplatz. Parto convinto, ma quando scorgo la fila di marmocchi capricciosi (molti dei quali stranieri) accompagnati dai genitori, cerco una meta alternativa. Potrei visitare il museo della televisione che si trova a fianco, ma vengo “assalito” da una piacevole “voglia di cinema”.

Adoro le sale, anche se non sono un esperto di cinema, mi piace l'ambiente della sala in quanto tale: le poltrone, le luci che calano dopo i trailers, lo scrocchiare di carte e pop – corn. Stavolta la scelta del film non è importante, anzi...avrei potuto decisamente farne a meno, ma lo sapevo già dal principio! La pellicola è la solita “americanata” con profondo “intento morale”, Kindskoepfe, ossia “Teste da bambini”.

La storia di una rimpatriata involontaria (causata dalla scomparsa del loro coach di pallacanestro del college) fra vecchi amici che si ritrovano a trascorrere un fine settimana al lago con le rispettive famiglie. Ma è utile per migliorare la mia comprensione in tedesco e, soprattutto, godere qualche ora di sana quotidianità berlinese.

Va bene, lo ammetto...Viva la cara, vecchia Europa! Ceno in compagnia di Diego, Ignacio ed un’infermiera americana, dopodiché fallisce il primo tentativo a Kreuzberg di trovare un locale che possa mettere d’accordo tutti e tre (l’infermiera ha dato forfait...godevamo forse di troppa salute?) Ci accontentiamo di un piccolo locale in Simon Dach Strasse, bevo una Pina Colada ridicola, che sembra un incrocio tra un bicchiere di latte ed una spremuta di testicoli di rinoceronte.

Ci sono solo due ragazze molto altere ed un DJ “provolone” obiettivamente brutto. Al bancone si siedono due ragazzi francesi alticci. Dopo pochi minuti, un fiero rappresentante della gloriosa “Armèe” si scaglia contro l’avversario germanico per conquistarne il territorio. Il francese domanda alle due fanciulle se può sedersi al tavolo con l’amico...il fuoco germanico, proveniente da una serie di bunker inespugnabili, non lascia scampo: NEIN!!!!!! Questa è la risposta: secca, concisa, definitiva.

Ma i fanti francesi, con indomito e napoleonico coraggio, tentano una seconda offensiva. L’altro francese si mette a ballare in modo orribile davanti alle linee nemiche: si muove come un bambino con la dissenteria che cerca il primo buco per evacuare: stavolta le forze armate germaniche ridono prendendosi gioco del nemico, senza bisogno alcuno di rispondere al fuoco. I francesi devono alzare bandiera bianca. La “figuraccia” per eccellenza! Dopo circa un quarto d’ora di intense risate, decidiamo di tornare in ostello.

20 agosto 2010: “Panico, paura!!!!” - Stamattina sembro una massaia della Lomellina, poiché devo dedicarmi al bucato! Poi rivedo Rob e Malika, la coppia di olandesi che avevo conosciuto in maggio. Anche loro, ormai, sembrano accusare i sintomi della “berlinite”!!

Il biliardino è diventato un piacevole passatempo da condividere con Diego durante i pomeriggi settimanali berlinesi. Soprattutto da quando abbiamo scoperto che in Simon Dach Strasse c’è un pub metal che trasmette video a rotazione, ha un biliardino spettacolare e si beve Franziskaner Dunkel...Toll!!! (Figo). Ma stasera è venerdì e, siccome abbiamo gusti musicali abbastanza diversi, ognuno preferisce scegliere il tipo di serata più adatto. Il sottoscritto, nel rispetto del venerdì berlinese, parte convinto alla volta del Fate Club: serata EBM, poi si vedrà...

La musica non è male ma il locale è troppo piccolo. Ci sono quasi soltanto coppie e ne bastano sei o sette per riempire la pista...Cosa resto qui a fare? No, non ci siamo! Sono abitudinario...Vado al K17 (perché ho rimediato almeno quattro ingressi gratuiti a “spasso” per la città nei giorni scorsi) e resto per un po’ nella sala EBM. Ma stasera mi sento “nostalgico”: mi sposto nella sala metal e devo dire che la rotazione musicale è davvero divertente! Rimango con piacere fino alle quattro...Ma sono appena le quattro!

La nottata continua al leggendario “Tresor”, il tempio della musica Techno. È una sorta di bunker, dove la luce stroboscopica vi bombarda ininterrottamente. Se volete veramente “cogliere” il significato del “Verbo di Techno - Viking” e cantare anche voi “Panico, paura” per le strade della vostra città ballando come un cyborg, questo è il posto per voi! Qui la clientela è talmente “devastata” che già a metà serata non riesce più ad esprimersi in un linguaggio comprensibile.

Molti biascicano come ultranovantenni che masticano la Big Babol, ombre di giovani si muovono come anime dantesche illuminati solo dallo strobo, talvolta si alza un grido di apprezzamento per chissà quale “geniale rumore elettronico” impartito dal Dj. Vi potrebbe persino capitare di incontrare persone che perdono la propria identità, ma non perché glielo ha imposto la Legione Straniera, semplicemente perché sono talmente pieni di sostanze sintetiche che i documenti li hanno venduti in cambio di un altro “cartone”!

Alle cinque e mezza esco dal locale...sta per sorgere il sole, potrei incenerirmi come un vampiro, devo fare presto! Arrivo in ostello alle sei. Incontro Diego che vaga nella hall con una birra in mano...Mi chiede se lo accompagno a mangiare qualcosa. Accetto e ne approfitto per comperare un “dolcetto” alle mele. Alle sei e mezza riprendo contatto con il letto. STONF!

21 agosto 2010: "La febbre del sabato sera" - Mi alzo alle 13,00 circa e mangio come al solito. Trascorro circa mezz’ora all’internet point ma sento che “qualcosa non va”. Mi sento stanco, mi pervade un senso di debolezza, sono leggermente accalorato. Trascorro il pomeriggio disteso sul letto, nella speranza che si tratti di un malessere passeggero.

Ma a questo punto mi sorge il dubbio di avere la febbre. In ostello nessuno ha un termometro ed io ho dimenticato di portarlo con me benché abbia, invece, tutte le medicine a disposizione. Non mi resta altro da fare che cercare una farmacia. Conosco alla perfezione la lunghissima Frankfurter Allee, così come l’alto numero di farmacie presenti in essa. Ma sono tutte chiuse, così continuo a camminare.

Dopo quasi un’ora, con la gola (e non solo quella) secca, ne trovo una aperta presso un centro commerciale. È un termometro digitale, devo assolutamente sapere come sono ridotto. Mi siedo su una panchina e misuro la febbre: 36,8...ma è normale! Giubilo! Il pericolo è scampato, così a cena mi preparo la zuppa di gulash e sono nuovamente abile ed arruolato per il K17.

Ma oggi la mia serata non decolla. Scambio quattro chiacchiere con dei ragazzi di Spandau, ma mi sento davvero stanco. Verso l’una, mentre sono seduto a sorseggiare la mia consueta Berliner in cortile, un tizio (molto nerd) che sembra uscito da un campus universitario americano, si siede davanti a me. È tedesco e ubriaco. Mi chiede se posso offrirgli una sigaretta: non fumo. Poi domanda se posso dargli dei soldi per mangiare e bere. Nel frattempo arriva anche un suo amico.

Gli rispondo che non ne ho molti...anche perché domandarli con quel tono significa farmi salire il sangue al cervello. Mi risponde testualmente di andare a “cagare”. Sbatto la bottiglia sul tavolo ed abbandono per un attimo il mio tedesco precario. Rispondo con il mio inglese “pseudo - hooligan” da sfoggiare nelle grandi occasioni. È sufficiente per fargli capire che non ho davvero voglia e tempo da perdere. Si alza e se ne va con l’amico senza replicare...È una delle rare volte in cui a Berlino mi capita di incontrare dei rompipalle!

Come se non bastasse, stasera non avrei nemmeno la forza di piegare un foglio di carta, sono esausto, così alle due e mezza mi arrendo a quel malessere strisciante che talvolta mi dà un brivido e torno in ostello. Sulla S – Bahn sale una bella ragazza in tenuta sportiva. Si siede, apre un borsone e...comincia a cambiarsi! All’inizio penso che sia una Candid Camera...poi mi convinco che è tutto vero!

Mentre io guardo con discrezione (benché Stefan Oinzen Oinzen sia ormai pronto agli straordinari) altri giovanotti non nascondono stupore ed un certo eccitamento. Pantaloni e via, ecco un bel paio di jeans attillati! Scarpe da ginnastica e via, ecco un paio di stivaletti a punta. T - shirt e via, ecco un rapido sfoggio di reggiseno ed ecco una bella camicia bianca stretta sui fianchi!

Adoro la praticità berlinese...Buon divertimento, signorina a Lei e a colui che stasera ha la fortuna e l’onore di attenderla! Il sottoscritto, invece, misero, tapino e malato come un personaggio uscito da un racconto di Dickens, si dirige verso l’ostello. Cado nel sonno nella speranza che domani il malessere sarà solo un brutto ricordo.

22 agosto 2010: “Stato d’emergenza” - Ennesima sveglia nel primo pomeriggio e colazione che funge da pranzo. Navigo, chiacchiero un po’ con Rob, ma l’impressione che il mio corpo sia febbricitante si trasforma in certezza quando misuro la febbre.

Solo trentasette, semplice alterazione, ma comunque un campanello d’allarme. Mi riposo e, nel pomeriggio, la febbre sale a trentasette e mezzo. È comunque ancora poco e generalmente la tachipirina si assume a partire da trentotto. A cena conosco Franco e Roberta, una coppia di milanesi molto gentili e simpatici. Chiacchiero con Franco dopo cena, ma non resisto oltre la mezz’ora. Senza più indugi, ingoio una pastiglia di “paracetamolo” e mi infilo sotto alle coperte.

Ma durante la notte, nella nostra camera si introduce una bestia immonda, forse è l’Anticristo, sbuffa, ansima, si agita, cosa si nasconde nel buio di quella stanza a pochi centimetri dal mio letto? Solo all’alba potrò scoprire l’atroce verità.

23 agosto 2010: "Alien" - Eccola, la bestia sudata e unta. Indossa una camicia a scacchetti, pantaloncini corti e sbottonati, è grassottello e pelato, dorme senza nemmeno il lenzuolo sul materasso e la federa sul cuscino. Talvolta si dimena come in preda a leggere convulsioni.

Fino a stanotte pensavo che si trattasse di qualche residuato della festa – parade che ha invaso Berlino durante il week – end, ma presto le mie ipotesi si rivelano errate. Avrà almeno cinquant’anni ed il massimo della mondanità credo la esprima davanti alla TV con una cassa di birra da scolare a “rutto libero”. Ma è comunque orribile! Io mi sono svegliato alle otto per prendere le medicine necessarie, il pranzo è un’occasione per spezzare la giornata, ma il tempo non passa mai.

E come se non bastasse quel boscaiolo “panzuto” dorme come un ghiro tutto il pomeriggio russando e sbuffando come un treno blindato tedesco della Seconda guerra mondiale. La febbre sembra scomparsa, ma all’ora di cena ricompare. Il catarro ormai mi possiede come un demone, più che un medico mi servirebbe un esorcista. Il sospetto che la bronchite sia dietro l’angolo mi attanaglia.

Dopo cena scendo nella reception. Per un’oretta leggo, gioco a biliardino con Ignacio (che partirà domattina molto presto), Diego e altri ragazzi tedeschi e dimentico, per un attimo, di essere ancora “prigioniero”.

24 agosto 2010: “Artiglieria pesante” - Solito copione: la febbre è bassa ma costante. Scatta l’artiglieria pesante e mi affido all’efficienza dell’antibiotico. Torno a dormire dopo aver fatto colazione e ci riesco, nonostante la rumorosa bestia immonda che ancora staziona nella mia camera.

Nel pomeriggio, il mio proverbiale “sesto senso” mi convince che è meglio rimanere a Berlino fino all’ultimo giorno, anziché trascorrere qualche giorno a Lipsia come previsto prima di partire. In tal modo posso recuperare i giorni di malattia e “qualcosa” mi dice che devo rimanere qui. Dopo aver cenato, quando sembra che ormai il peggio sia passato, la febbre sale a trentotto e quattro: devo prepararmi per la “battaglia finale”.

25 agosto 2010: “Verso la vittoria” - Stanotte ho sudato talmente tanto da ritrovarmi zuppo. Ho ancora pochissima febbre, ma mi sento bene. Alle undici la febbre è già sparita. Nel pomeriggio dormo un paio d’ore e la febbre non torna. Arrivano in camera due danesi socievoli come i piloni dell’autostrada e verso sera ho uno di quei mal di testa che sembrano aprirti il capo di due parti con un colpo d’ascia.

Mezza bustina di Aulin e viaaaaaaaaa! Ceno e alle undici crollo, sono gli ultimi colpi, la guerra ormai è vinta! Da domani si tratterà con gli sconfitti!

26 agosto 2010: “Libertà” - Finalmente sono libero. Posso pranzare al ristorante, fare la spesa e comprare un paio di scarpe che definire contemporaneamente “trash” e “kitsch” sarebbe estremamente riduttivo. Chiacchiero con il proprietario del negozio, un nigeriano ormai con la cittadinanza tedesca che parla molto bene l’inglese. Mi intrattengo per circa mezz’ora e mi fa anche lo sconto! È davvero simpatico!

Nel pomeriggio Franziskaner e biliardino con Diego, mentre per la serata si pensa di scegliere un locale insieme. Nonostante Diego mi convinca a recarci presso il Matrix prima ed il Watergate poi, mi accorgo di non sopportare proprio l’idea di frequentare locali che mi piacciono poco e non fanno parte del mio genere. Non mi fossilizzo mai su nulla, anzi spesso mi adatto, ma a Berlino, dove posso scegliere davvero ciò che preferisco, non riesco a rinunciare ai miei luoghi favoriti.

Diego preferisce visitare qualche altro locale, mentre io vado al Magnet, a Kreuzberg. Serata indie – rock, parecchi “pischelli” ma tutto sommato il locale non sembra male. Bevo una Red bull e, mentre sono appoggiato al bancone, una tipa comincia a fissarmi. L’avevo già notata qualche minuto fa e mi sembrava “strana” (e quando per me una persona è strana significa che alla persona in questione bisognerebbe fare qualche analisi chimica).

Mi sposto verso una poltrona e mi siedo. La tipa volge lo sguardo e continua a fissarmi. Avrò la “patta” aperta??? No!!! Penso tra me dopo aver controllato. Cambio sala per capire se effettivamente mi sta inseguendo. Mi siedo su un’altra poltrona prima che il gruppo inizi a suonare. Dopo due minuti eccola che si siede di fianco a me! Bingo! Penserete tutti voi...Alt! Ricordatevi che a Sniper non possono capitare MAI persone, fatti o cose ritenute “normali”. Stavolta fissa il vuoto.

Con la mia proverbiale “timidezza” accendo la luce del cellulare e glielo passo davanti agli occhi come fanno in neurologi con i pazienti. Sembra non reagire...È scema o sta male? Le rivolgo la parola in tedesco, non capisce. Parlo in inglese e mi risponde: “Io Tarzan, tu Jane”. È completamente pazza!!! È australiana e si trova ospite a Berlino da alcuni amici, che peraltro sono nel locale. continua a tracannare birra e sembra posseduta dal Pagliaccio Baraldi...Avete presente quando De Luigi gridava “Ciao bambiniiii!!!” e poi cadeva a terra rovinosamente? Siamo a quei livelli.

Il paradosso: da un’appetibile creatura (perché occorre ammettere che era carina) si trasforma in un terribile macigno appeso (non vi dico dove tanto avete capito in base al contesto). Stefan Oinzen Oinzen è persino disposto a rinunciare! Ma come è possibile? Se aveste potuto ascoltare quei discorsi, oggi credereste anche che Cappuccetto Rosso spacciava droga e il lupo cattivo era uno sbirro in borghese infiltrato nella casa della nonna dove la nipotina nascondeva la “bamba”. Stasera ne ho le scatole piene, basta con australiane, canguri e boomerang, all’una e mezza rientro in ostello.

27 agosto 2010: “Alti e bassi, giganti e nani” - Per poter visitare uno dei rifugi anti – aerei, mi sveglio presto, preciso come un ragioniere dell’ufficio del Catasto. Ma la signorina della segreteria, dopo essere giunto sul posto, mi fornisce un’informazione sbagliata. Oggi avrei voluto vedere un rifugio della Seconda Guerra Mondiale, mentre l’ultimo tour è inerente alla Guerra Fredda.

Mi interesserebbe anche quello, ma il primo ha la priorità! Torno dopo un’ora di attesa inutile alla reception, mi faccio rimborsare il biglietto e mi rassegno all’idea di ritornare domani. Tuttavia ne approfitto per visitare il memoriale sovietico del parco di Treptow dedicato a tutti i soldati sovietici che hanno combattuto contro i nazisti durante il secondo conflitto mondiale.

L’imponenza di questo memoriale è sorprendente, lascia senza fiato anche una persona come me che è abituata a visitare abitualmente luoghi di questo tipo. Propaganda del tempo, certo, ma anche una memoria storica del quotidiano di persone che la guerra la hanno conosciuta sulla pelle e non sui libri. Un vento secco spazza il parco, mentre lentamente faccio ritorno in ostello, con la mia musica, i miei pensieri e, in fondo, la mia vita.

 

L'imponente statua del "soldato liberatore" presso il Memoriale Sovietico di Treptow (meglio noto come "Sowjetisches Ehrenmal-Treptower Park")
 

Un pomeriggio abbastanza anonimo ed una serata inizialmente deludente (l’Inter perde la Supercoppa Europea contro l’Atletico Madrid per 2 a 0), svaniscono nel dimenticatoio dopo una bella serata al K17 con Gordon, Kris (gli amici berlinesi) e “Dieguito”. Rientriamo alle cinque di mattina e Kris, a giudicare da come barcolla, sembra aver pagato un dazio abbastanza alto!

28 agosto 2010: “Nein, nein, nein!”

Mi sveglio alle tredici, Dieguito ha avuto l’idea geniale di preparare il pranzo, così ci abbuffiamo di bratwurst. Il pomeriggio trascorre placidamente al Rock Z, dopodiché le nostre strade si separano. Stasera vado a rivedere, per l’ennesima volta uno dei miei film preferiti: “Bastardi senza gloria”. Da tempo, avevo in mente di gustarmelo in lingua originale (inglese – tedesco senza sottotitoli) proprio qui a Berlino. Così il cinema all’aperto di Kreuzberg (Freiluft Kino) offre l’occasione giusta!

Talvolta nella semplicità esiste il fascino dell’assoluto, l’illusione che la serenità si possa racchiudere per sempre in un pugno. Nella speranza che non diluvi, calano lentamente le tenebre. Coperte di lana e silenzio mentre la pellicola scorre senza sosta, come questa fresca (per non dire quasi fredda) serata berlinese. Probabilmente la frescura notturna ha colpito particolarmente il mio intestino, cosicché parte l’allarme anti – aereo. Rientro in fretta in ostello, così ho il tempo di attivare la contraerea e mangiare un panino.

Ora sono pronto per il Club Rekorder...Stasera si balla EBM a picco sulla Sprea, sotto la metropolitana di Jannowitz Brucke! Stavolta rientro presto, sono da poco passate le quattro! Ma sono pienamente soddisfatto e domani...Mi sa che non ce la farò a raggiungere il rifugio antiaereo!

29 agosto 2010: “Mondi nascosti” - Mi sveglio tardi. Sono indeciso sul da farsi. Vado o no a visitare il bunker? Rischio ed esco di corsa. Faccio i gradini della S – Bahn a due a due, piove ma devo correre, così arrivo un minuto prima che la comitiva di italiani sia pronta per la visita alla Flakturm di Humboldthain. Finalmente posso visitare una struttura della Seconda Guerra mondiale.

Nata inizialmente come torre armata per difendere Berlino, è stata poi “inghiottita” dalla collina artificiale del parco di Humboldthain, cosicché oggi l’ingresso è posto alla sommità di una delle torri rimaste integre. Credo sia stata una delle giornate più costruttive di questa lunghissima vacanza, sia in termini umani che “tecnici”. Ma le sorprese non sono destinate a finire! Trascorro la serata in ostello, ma a mezzanotte, a causa di un mal di testa fastidioso, probabilmente dovuto alla stanchezza, preferisco andare a letto.

30 agosto 2010: “Alfa - omega” - Mi sveglio presto solo per iscrivermi ad un esame, poi torno a letto e mi rialzo a mezzogiorno. Pranzo e nel pomeriggio torno al Rock Z con Dieguito. Cena magnifica al mio ristorante tedesco preferito di Danziger Strasse (anche Diego apprezza di gusto!) e serata (in solitario) al Duncker. Diego preferisce recarsi presso un altro locale, così le nostre strade si separano.

Dopo una decina di minuti sono già al club. Non trovando un ingresso normale, penso di aver sbagliato. Invece occorre citofonare. Buono a sapersi! Serata interessante: dark, gothic e wave. Mentre sto sorseggiando una birra si siede di fianco a me un tizio con la maglia degli Spiritual Front. Sono tra le band italiane che abbiamo conosciuto a Utrecht! Gli domando se li conosce di persona e scopro che...Marcel è tra i DJ, nonché organizzatori del Summer Darkness di Utrecht e, come se non bastasse, è amico degli Ianva!

È stato una delle persone che si sono impegnate affinché gli Ianva potessero esibirsi anche in Olanda! Questo è davvero un “Alfa - omega”, un eterno ritorno, la sintesi perfetta di sogni ed emozioni che solo in questa estate magica sembra aver trovato la propria sublimazione. Chiacchieriamo di musica e non solo per circa un’ora, dopodiché Marcel se ne va a dormire, per sua stessa ammissione è parecchio stanco.

Così ne approfitto per ballare un po’. Di fianco a me ballano tre ragazze (nulla di che) le quali, convinte che non ci siano italiani nei paraggi, dicono tra loro che per non essere importunate si spacciano per londinesi...Londinesi? Ma andate a c....e!!!! Sono le tre quando decido che, anche per stasera, Berlino è stata all’altezza delle mie esigenze. Anche se forse comincia a diventare piccola...È possibile? In cuffia, ovviamente, “Disobbedisco!” degli Ianva!

31 agosto 2010: “Cambiare il destino?” - Oggi è partito Diego, in mattinata vado a tagliare i capelli, ma non esco molto soddisfatto. Pazienza! Nel pomeriggio, in camera arrivano tre nuove ospiti, sono delle ragazze di Padova (Anna, Claudia e Silvia) che, ovviamente per comodità, d’ora in avanti saranno “le padovane”.

Anche stavolta non posso fare a meno del mio ormai celebre scherzo “nazional - popolare”: “Italiener???”...”Italians???”...Berlusconi!! Dopo aver svelato il trucco, chiacchieriamo per circa mezz’ora, così si avvicina l’ora di cena. Stasera vado in moschea a Kreuzberg con Abu, il ragazzo tagico con cui condivido la stanza. Non perché io sia musulmano, ma semplicemente perché, essendo in Ramadan, Abu mi ha cortesemente invitato a mangiare con lui.

Così a contorno della giornata inserisco questo insolito approfondimento interculturale, anche se da amante dei Balcani e discreto conoscitore del mondo islamico in generale, non rimango particolarmente sorpreso da nulla che già non sapessi. Taluno mi saluta e ricambio con altrettanta gentilezza. Credo che qualcuno mi abbia anche scambiato per un turco! Altroché il teutonico Stefan Oinzen Oinzen!! Trascorro la serata a chiacchierare in ostello con le padovane, ma stasera non ho voglia di uscire. Domattina voglio visitare almeno un altro bunker e il cimitero ortodosso di Tegel.

1 settembre 2010: “Mother Russia” - In mattinata visito un bunker della Guerra Fredda ed uno civile della Seconda Guerra Mondiale, entrambi nell’area di Gesundbrunnen. Mangio all’Asia Gourmet della stazione di Potsdam (da provare!) e nel pomeriggio vado al cimitero ortodosso di Tegel.

Qui è presente anche una chiesa, così in questo piccolo angolo di intima discrezione slava nel cuore di Berlino, ritrovo per un attimo le emozioni del mio amato Est. Costruito alla fine dell’Ottocento, costituisce uno dei punti di riferimento più importanti della comunità russa presente a Berlino. Ma in questo insolito pomeriggio berlinese, sembra mancarmi ancora qualcosa da visitare.

Così mi reco, finalmente, al Museo della Guerra russo – tedesca di Karlshorst. Questo edificio, costruito in epoca nazista, è diventato parte integrante del quartier generale sovietico dopo la caduta della città di fronte all’avanzata bolscevica. Qui Keitel firmò la resa incondizionata per conto del Terzo Reich ormai orfano di Hitler. Uniformi, cimeli, oggetti, armi, carri armati, attrezzatura medica, manifesti di propaganda, risorse audiovisive...Qui sono presenti alcuni tra i reperti più importanti oggi disponibili per il grande pubblico inerenti alla guerra tedesco – sovietica.

L’ingresso è gratuito e la visita di quel luogo può regalare un misto unico di fascino e raccapriccio se si ha la minima idea di quanto sia successo durante quella guerra lungo il Confine Orientale.

 

L'edificio che ospita il cosiddetto eutsch-Russische Museum Berlin-Karlshorst
 

Oggi la giornata è stata decisamente molto “russa”, ma non è ancora finita... Ceno con le padovane, le accompagno al Matrix (che a me non piace) e vado al K17...È chiuso! Piano B: Last Cathedral. Salgo sul night – bus, ripercorro la Frankfurter Allee in direzione di Alexanderplatz ma stranamente non ho le cuffie.

Quando arrivo all’angolo con Warschauer Strasse ho un attimo di esitazione...Mi sembra di sentire una canzone molto familiare! Scendo immediatamente dal bus, la canzone è “Blut Royale” dei Combichrist! EBM al club U5...entro e conosco il Dj: è italiano e chiacchieriamo per un po’ sia di musica che di Berlino in generale. Queste sono le coincidenze che adoro! Un altro locale da segnalare e frequentare

Rientro alle quattro, ma in camera è arrivata una pazza riccia che dorme con una torcia bianca puntata sulla faccia. Ma dove siamo qui? Sul set di “The Blair Witch Project?” Ha fatto le elementari alla “Scuola Dario Argento”? Ma dico, io: capisco che uno dorma con la luce accesa, ma con una torcia contro la faccia! Non saremo mica in un bunker? Mah...

2 settembre 2010: “Il trasformismo" - Mi sveglio molto tardi, come noto, mentre si profila un diluvio. Alle tre del pomeriggio sono a Prenzlauerberg, da Manolo (è un bar, non un coreografo di San Francisco). Aspetto che il diluvio cessi e nel frattempo bevo un cappuccino gigante (cappuccione): credo sia mezzo litro di caffè. Il pomeriggio prevede “compere”: giacca da X – Trax e dischi presso il nuovo negozio della Out of Line che, nemmeno a farlo apposta, si trova a neanche dieci minuti dal mio ostello (a piedi).

Cena all’ormai celeberrimo ristorante tedesco che raccoglie un giudizio estremamente positivo anche dalle padovane. Io mi concedo persino il dolce e scelgo...lo strudel, come Landa (Bastardi senza gloria) chiedendo espressamente la panna! (Perché con la panna è molto più “puono”). Inimitabile! Trascorriamo la serata al Sage Club, che durante la settimana si chiama così e ospita DJ-set rock – metal, mentre durante il week – end si trasforma in Kit Kat e...Insomma, secondo voi cosa si potrebbe fare in un locale arredato con comodi divanetti e persino letti matrimoniali? Sì, esatto! Avete indovinato!

Si festeggiano battesimi, comunioni e cresime! Del tutto “ignaro” di quanto è disegnato sulle pareti (stavolta credetemi, non me ne ero proprio accorto), mi faccio immortalare con la digitale. Trascorriamo una serata divertente, il locale è pieno, tuttavia rientriamo in ostello relativamente presto: alle tre e mezza. Mi intrattengo a chiacchierare con Ori, uno dei tanti ragazzi che lavorano alla reception dell’ostello.

Alla conversazione si aggiunge un ragazzo australiano con il quale discutiamo di storia contemporanea, in particolare di Berlino e d’Europa. Quando salgo in camera, avrei anche una certa intenzione di dormire, ma resto colpito da un insolito ed ansimante sospiro.

Sul nostro piano c’è una camera doppia, dove a rigore di logica, dovrebbero alloggiare le coppie. Inizialmente si potrebbe pensare ad uno strano modo di soffocare la propria intimità sessuale, ma da un’analisi più approfondita, coadiuvato da Abu, scopriamo che si tratta di una donna che sta semplicemente russando. Ma lo fa in un modo così assurdo, che se l’avesse sentita Stefan Oinzen Oinzen, avrebbe subito girato un cortometraggio: “Non aprite quella porta...Ci penso io!”

Ebbene, a questo punto, dopo aver documentato il rumore, che sembra adatto per incidere un disco “industrial”, entro in camera. La pazza con la torcia in faccia non fa più nemmeno effetto. Ormai ha perso di originalità! L’innocenza di un fanciullo...

3 settembre 2010: “I saluti, prima o poi, arrivano sempre...” - Ultimo giorno di permanenza berlinese. Mangio una pizza ai Due Forni, poi nel pomeriggio mi dedico a qualche ultima, modica, compera. Tuttavia, dopo aver acquistato il biglietto (per me e mio padre) per il concerto dei Motörhead a Monaco (11 dicembre 2010, ne leggerete delle belle!), mi pervade un misto di nostalgia e speranza che in qualche modo non mi allontana troppo dai miei progetti futuri.

Raggiungo con calma le padovane al Reichstag, così dopo una passeggiata nel tardo pomeriggio, rientriamo in ostello. Per cena sono stato invitato al barbecue organizzato dallo staff dell’ostello, pertanto dopo aver salutato il caro Abu, che da oggi prenderà finalmente alloggio in un appartamento dal momento che è qui a Berlino per studiare, mi avvio all’ultima serata berlinese.

Nella camera di fianco alla nostra c’è un gruppo di ragazzi inglesi molto simpatici: entriamo subito in confidenza così insistono affinché passiamo la serata insieme. Mi farebbe davvero molto piacere, ma domattina dovrò alzarmi alle sei e mezza e mi attende un viaggio di dodici ore! Ma nella nostra camera è arrivato un nuovo ospite...È semplicemente uno psicopatico: sbatte le mani sulla tastiera del computer, alza la voce parlando da solo, cammina avanti e indietro spazientito perché probabilmente è infastidito dalle nostre chiacchiere.

Il suo atteggiamento non mi piace affatto, suscita in me quello che i miei amici conoscono confidenzialmente come il “momento gioia mia”, ossia quando devo mantenere l’autocontrollo per non convincermi che l’unico rimedio sia aprire la testa come un melone al malcapitato. Intraprendo la strada più diplomatica (badile? TNT? Napalm?): quasi come se fossi un novello Kissinger intavolo una pacifica discussione con l’individuo.

Spiega che stava svolgendo un lavoro di una certa importanza ed aveva bisogno di concentrazione. Ma ora ha finito!!! Festa e giubilo in tutto il regno!! Anche se non può minimamente interessarci quello che fa nella vita, siamo giunti a calmarlo e, finalmente, ognuno può dormire (più o meno) in pace. AAAAAALLLLTTTT!!!! Vi ho visti!!! State già cliccando sulla crocetta in alto a destra pensando (e magari sperando) che il resoconto sia finito...Invece no! Mancano ancora un paio di cosucce!

4 settembre 2010: “Mama, I’m comin’ home” - Berlino – Lipsia, Lipsia – Basilea, Basilea – Milano. Per oggi è tutto quanto ho da dire...

5 settembre 2010: “Welcome to the jungle!” - Oggi si ricompone a Milano il celebre duo “Gallo - Sniper”. L’occasione è ghiottissima: i Guns ‘n’ Roses in concerto a Milano. Lasciamo stare tutte le solite chiacchiere su chi parteggia per Slash (teoricamente il sottoscritto) o per Axl e così via.

Mi importa descrivere il “mood” di questo viaggio all’indietro nel tempo verso quegli Anni Ottanta che a Milano non sono mai tramontati (e forse, considerati anche gli aspetti negativi, è proprio questo il problema di Milano attualmente). Ci vogliono quasi due ore per entrare, dobbiamo sopportare un bergamasco sbronzo che parla tanto, ma tanto, che a confronto una radio accesa ventiquattrore su ventiquattro è meno logorroica.

Delle simpatiche signorine, ovviamente a scopi pubblicitari, distribuiscono preservativi. Un dubbio mi attanaglia: “- on sarà mica che Axl non si presenta, così siamo costretti a usarli in caso di...inc, ehm...fregatura?”. Poco distante da noi, con le movenze di un Ozzy in decomposizione (una specie di zombie) barcolla un individuo.

Diventa il mio zimbello! Comincio a simulare le note di Iron Man e il tizio sembra muoversi a tempo! Risatona generale, ma ancora non aprono i cancelli! Come se non bastasse ci godiamo un’altra scena magistrale tra i venditori abusivi: a parte quelli delle bibite che vendono il caffè Borghetti, ma quelli dei bagarini sono fantastici. Un tizio in camicia, calzoncini e sandali si scaglia a “male parole” contro un concorrente.

Una bella e colorita parentesi di pantomima partenopea ci intrattiene: a più riprese i bagarini si affrontano, è una sfida nella sfida, come negli Anni Ottanta, come in Rocky IV, Balboa contro Drago! Ma quando aprono i cancelli si scatena letteralmente una corsa selvaggia verso il palco. Adrenalina, nostalgia, curiosità, tutti elementi che, in un modo o nell’altro invadono la mente di chi ha reso possibile il “sold - out” Al mitico duo Gallo – Sniper si aggiunge anche Mark (bella Mark), così abbiamo pure il fantasista dietro alle punte!

L’estate si chiude in bellezza, insomma, all’insegna della musica, così come era cominciata. Ai ritmi indiavolati di “You could be mine”, “Welcome to the Jungle”, “Nightrain” e così via, fino al pogo finale di “Paradise city”. Axl Rose ha dimostrato di “esserci ancora” così come molte vecchi fans con parecchi capelli in meno e qualche anno in più.

Spesso, tuttavia, è sembrato di tornare davvero indietro nel tempo: in quegli Anni Ottanta dove Milano (e l’Italia) avrebbero dovuto compiere un salto di qualità necessario (e mai avvenuto) sotto l’aspetto economico, culturale e politico. Tutto ciò non è accaduto ed oggi ne paghiamo ingenti conseguenze. Forse proprio per tale motivo il sottoscritto, come molti altri giovani italiani, sente la necessità di costruire all’estero la propria vita professionale e, perché no, socio – familiare. L’illusione è finita, i titoli di coda sono stati letti tutti, uno per uno: ora è arrivato il momento di girare un nuovo film, con altri attori ed in altri luoghi.

Epilogo - Per scelta consapevole, non ho mai voluto dare ai miei “resoconti di viaggio” un taglio populista, retorico o socio – politico. Il mio obiettivo è sempre stato quello di descrivere l’oggettività delle situazioni mettendole a confronto con il mio personale punto di vista, lasciando al lettore la sacrosanta attività di giudizio critico. Raramente ho sprecato parole per analizzare gli argomenti in senso polemico, preferendo l’ironia agli intellettualismi e al moralismo che tanto piace ai tradizionalisti.

Ma dopo aver conosciuto persone di ogni età e provenienza geografica e, soprattutto, grazie alla ricchezza umana che molti di loro (come me d’altronde), trasportano inconsciamente nel pianeta, ho provato a dimostrare un piccolo teorema: se gli anziani non avranno almeno la pazienza di ascoltare i giovani più validi, capendo finalmente che lo sviluppo è una staffetta tra generazioni e non una gara a tempo tra individualisti, il nostro Paese non avrà un futuro diverso da questo presente sterile e precario.

Esisterà, forse nascosta in qualche cantina o in una soffitta, un'immagine di un'Italia dignitosa, che nessuno di noi giovani è forse mai riuscito a vedere finora, ma che esiste dentro di noi, come se fosse scritta nel DNA. E se qualcuno riuscirà a trovarla, avrà il dovere di mostrarla sempre, a chiunque lo accuserà di essere disfattista o qualunquista. Gli italiani si guardano diffidenti l'uno con l'altro cercando di capire cosa nasconde il loro passato e la vergogna che potrebbe recare con sé.

Ma non capiscono che la vera vergogna è nascondere quello che si pensa oggi, di fronte ad un Paese che muore. Dedicato a tutti gli italiani che rappresentano onestamente il nostro Paese all’estero.

Fabio

 

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