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il caffè orientale

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, dopo il decennale di questo sito (nel 2007), ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000...

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Estate 2017 (1^ parte) - Dalla Norvegia all'Islanda: Norheimsund-Bergen-Reykjavik

postato da blog.ilcaffeorientale.com [28/08/2017 15:01]
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Estate 2017 (1^ parte) - Dalla Norvegia all'Islanda: Norheimsund-Bergen-Reykjavik

Se uno degli ultimi due denti del giudizio non avesse deciso di rovinarmi l'inizio delle vacanze, sarei partito per Bergen il 19 luglio. Avrei approfittato di quei giorni in Norvegia per evitare il caldo torrido italiano e continuare a lavorare sui miei studi. Invece no, la mattina della partenza, dopo una notte tormentata, sono costretto a rinunciare al volo a causa del dolore persistente e talora lancinante.

Risultato? Estrazione del dente, nuova data di partenza con conseguente acquisto di un altro biglietto e, naturalmente, nessun rimborso. Così, dopo aver rimosso anche i punti, il 26 luglio posso finalmente imbarcarmi alla volta dell'aeroporto di Bergen. Destinazione finale (ma temporanea): Norheimsund. Qui, mentre Nora lavora al museo, trascorro giorni sereni. Tra intense giornate di studio e scrittura, gradevoli feste serali con nuove amicizie (scozzesi, tedeschi e norvegesi) e qualche remata in barca (ovviamente vichinga), attendiamo con trepidazione e curiosità la partenza per l'Islanda.

 

Barbecue sul fiordo alle 8 di sera...

 

17 agosto 2017, Norheimsund-Bergen 

La prima tappa del nostro viaggio è l'amata città di Bergen. Arriviamo nel primo pomeriggio e pranziamo con una gustosa ma economica zuppa di pesce al Café Aura. Dopodiché facciamo il check-in all'ostello. Il prezzo di una camera doppia con bagno è decisamente conveniente: meno di 50 euro a testa con bagno privato. Ma la stanza, effettivamente, lascia a desiderare. Noi la ribattezziamo simpaticamente "la topaia". L'impressione è che si tratti di uno studentato "mancato" adibito a ostello come rimedio. Però abbiamo anche l'angolo cottura all'interno e questo consente di risparmiare ulteriormente.

Prima di goderci qualche ora di relax, Nora vorrebbe acquistare un piccolo quaderno su cui annotare i momenti salienti del viaggio. La aiuto a scegliere e la nostra attenzione si concentra su una copertina rigida raffigurante un coccodrillo in bicicletta. Ci piace, così lo battezziamo con il nome di "Bruno": d'ora in avanti quel coccodrillo sarà il nostro "jolly" per i casi estremi di "problem solving".

La vivacità di Bergen, tuttavia, non si smentisce nemmeno stavolta: scopriamo il "Bar Barista", a pochi passi da Bryggen, il quartiere anseatico della città. Si beve bene a prezzi accessibili, l'ambiente è amichevole e, soprattutto, esercita il fascino del "cattivo gusto". Qualsiasi cosa troverete appesa al soffitto o alle pareti, non sembrerà affatto fuori luogo per il semplice motivo che il kitsch è la caratteristica vera del locale. Domattina partiremo per l'Islanda e questo "antipasto" anseatico è decisamente gustoso: ha il sapore della "vigilia", come il Natale, come il "Sabato del villaggio"...

18 agosto 2017, Bergen-Reykjavik

Partiamo da Bergen alle 10.15 e atterriamo a Reykjavik alle 10.35 locali (l'Islanda è due ore indietro rispetto all'Italia e alla Norvegia). Pochi minuti prima di arrivare, grazie ad una giornata serena, siamo riusciti ad ammirare il ghiacciaio Vatnajökull dall'alto: non ci sono parole per descriverne la bellezza. Il primo impatto con l'Islanda, tuttavia, è fuorviante.

Dopo essere sbarcati all'aeroporto di Keflavik, cerchiamo la fermata del bus pubblico per raggiungere il centro di Reykjavik. Evitiamo con scaltrezza il costoso bus della compagnia privata che offre il servizio shuttle in 25 minuti, ma non riusciamo a trovare la fermata della Straeto (l'azienda pubblica dei trasporti islandesi). Così ci perdiamo nei dintorni dell'aeroporto. Sembra di essere in una qualsiasi città americana: suv, ville bianche, prati verdi tagliati all'inglese.

Ma dove siamo, a Seattle? Effettivamente scopriremo poco dopo che, proprio in quell'area, durante la guerra fredda, era presente un'importante base militare americana e che Keflavik altro non era che un villaggio americano nato per chi lavorava a ridosso dell'aeroporto e della base. Noi, dopo esserci fermati in una panetteria tristemente situata al centro di un enorme parcheggio, riusciamo finalmente a trovare un autobus: ne dobbiamo cambiare altri due prima di giungere a destinazione.

Nonostante questi imprevisti, l'Islanda ci ha già regalato qualche spunto insolito su cui riflettere. L'isola, effettivamente, si trova a metà strada tra il Canada, gli Stati Uniti e l'Europa o, se si preferisce, tra l'America settentrionale e la Scandinavia. I vichinghi, questo sembra ormai certo da quando sono state ritrovate le loro tombe nella zona di Terranova, raggiunsero l'America settentrionale passando dalla Groenlandia.

Molto probabilmente non si fermarono a lungo e fecero presto ritorno in Islanda. Oggi, però, la presenza americana è ancora notevole. Tuttavia non manca una significativa influenza slava, giustificata anche dalla relativa "vicinanza" della Russia a nord-est. Così, dopo aver esplorato il centro cittadino con una crescente insofferenza nei confronti dei serpentoni di turisti che "strisciano" lentamente da una parte all'altra della via principale di Reykjavik, la nostra fame inizia a crescere.

 

Tramonto sul lungomare di Reykjavik: l'edificio luminoso sulla sinistra è l'Harpa, dove si tengono diversi eventi culturali tra cui congressi, conferenze e concerti d'opera
 

In questa zona sembra quasi impossibile evitare le temibilissime trappole per turisti che offrono pasti costosi e assolutamente poco tradizionali: ci sono pub inglesi, americani, l'immancabile kebab, la pizzeria. Lungo il mare, invece, ci sono code interminabili fuori dai vari ristoranti che servono pesce a prezzi decisamente alti. Così capitiamo, davvero per caso, in un tapas bar. Non è un posto per palati fini bensì curiosi. gli assaggi (quattro o sei portate), non sono abbondanti ma cucinati molto bene.

Il prezzo è ragionevole e un'ottima Viking (una delle più popolari birre islandesi) vi costerà circa 700 corone islandesi (meno di 7 euro). Il prezzo della cena, dunque, è ragionevole: il nostro "pezzo forte" è la cheese-cake e, se vi dovesse capitare, provate la zuppa di aragosta! Quanto all'alloggio, soggiorniamo in una guest house a circa 30 minuti a piedi dal centro. Il Lækur Guest, infatti, si trova in una zona residenziale molto tranquilla, tra casette operaie e piccole ville che ci ricordano tanto i dintorni di Lubecca e Copenaghen. La camera è piccola ma molto pulita, i bagni comodi e la cucina, così come il salotto, sono decisamente accoglienti e funzionali. Abbiamo bisogno di riposare, domani affronteremo la prima vera "camminata" stagionale.

19 agosto 2017, Reykjavik-Hveragerði (Reykjadalur)-Reykjavik

A circa 45 minuti da Reykjavik esiste un luogo assolutamente unico: la sorgente termale di Reykjadalur. Prendiamo un bus locale dalla stazione di Mjódd e scendiamo a Hveragerði. Il villaggio in sé non sembra avere molto da offrire, ma noi siamo giunti fino lì soltanto per iniziare la nostra camminata verso la sorgente. Dal centro del villaggio all'inizio della salita ci sono pochi chilometri che si possono percorrere anche in auto.

Noi consideriamo quella prima tappa come un riscaldamento, dopodiché cominciano a salire. Qui la terra respira e spesso vi potrebbe capitare di vedere piccoli crateri fumanti dalle pendici delle montagne. L'odore di zolfo (lo stesso che emana l'acqua calda nelle case e negli alberghi), vi farà credere che il demonio sia costantemente intorno a voi. La puzza di uova marce copre qualsiasi eventuale disturbo di aerofagia ma, dopo poche ore, anche gli olfatti più schizzinosi dovrebbero riuscire ad abituarsi.

 

Il sentiero che conduce alla sorgente è ben delineato e facilmente percorribile. Tuttavia è meglio evitare di abbandonarlo poiché il territorio è disseminato di piccoli crateri che sprigionano acqua e vapore a temperature intorno ai 100 °C.
 

Mentre noi siamo ben attrezzati (sia in termini di cibo sia di abbigliamento), alla salita partecipano diversi turisti che non sempre sembrano ben equipaggiati. Il percorso, va detto, non è molto faticoso. Richiede un allenamento minimo, ma sicuramente è consigliabile indossare scarpe da hiking ed escursionismo. Evidentemente non la pensano così i quattro (mitici) russi che animano la salita. Scarpe di finto cuoio a punta, t-shirt bianca o camicia sbottonata, sacchetti della spesa e tanta vodka. I simpatici omoni, quasi tutti tra i cinquanta e i sessant'anni, dimostrano quanto il concetto di "organizzazione" possa essere relativo.

Noi arriviamo alla sorgente dopo circa tre ore di marcia: il premio è straordinario. Ci immergiamo nell'acqua calda che scorre attraverso il letto di un fiume naturale: la temperatura dovrebbe aggirarsi intorno ai 35-40 °C. La fatica scompare, così come la tranquillità. Arriva il gruppo dei russi che, subito dopo essersi immersi, cominciano a fotografare quasi tutte le signore nell'acqua o intente ad asciugarsi. Sembra di essere a una festa della marina russa! Dopo esserci rilassati e rifocillati, prendiamo la via del ritorno. Stavolta preferiamo non percorrere la strada asfaltata a piedi.

Così, appena metto fuori il braccio per fare auto-stop, si ferma una coppia di anziani. Non parlano inglese ma capiscono dove stiamo andando. Basterebbero cinque minuti per raggiungere il bus, ma il signore guida così piano che i tempi di percorrenza raddoppiano. Abbiamo l'impressione che i simpatici anziani si siano allontanati dal centro solo per raggiungere il caffè ai piedi della montagna. Stanno andando al supermercato, forse si sono concessi il "lusso" di un té o un caffé in campagna!

Noi arriviamo in tempo per il bus ma, non sapendo che è in ritardo, crediamo di averlo perso. Mentre stiamo ascoltando musica come due drogati a Parco Lambro, non ci accorgiamo nemmeno che il bus è arrivato e sta caricando i passeggeri. Così se ne va, lasciandoci lì in attesa del prossimo. Mentre aspettiamo il bus seguente, assistiamo a un arresto in diretta con tanto di manette e alla sfilata di diversi casi umani.

C'è anche una psicopatica che guarda un horror sullo smartphone e riavvolge infinite volte la scena in cui una donna urla terrorizzata: la psicopatica ghigna e il volume dello smartphone è talmente alto che sembrano urla reali. Poi c'è una donna dall'età difficilmente identificabile, forse sessanta, forse settant'anni, che sviene più di una volta in mezzo alla strada. Sembra appena uscita da un concerto di Iggy Pop: ogni volta che cade, anziché accettare aiuto, si accende una sigaretta e si rialza (quasi) come se niente fosse.

 

Molte case a Reykjavik potrebbero sembrare di legno. In realtà non è così. Esse sono spesso fatte di cemento e ricoperte di lamiera. Il legno, infatti, è sempre stato merce rara in Islanda, almeno da quando i vichinghi, tra il X° e l'XI° secolo disboscarono i luoghi intorno a Reykjavik per costruire case, imbarcazioni e ricavare combustibile

 

Quando arriviamo a Reykjavik scopriamo con immenso piacere che oggi i mezzi pubblici sono gratuiti perché stasera si inaugura la nuova stagione culturale: concerti di strada, locali aperti ovunque, mostre, fuochi d'artificio, ecc. Domattina dovremmo alzarci presto per andare ad Akureyri. Ma è sabato sera e, volendo, ci sarebbe un bus per Akureyri anche alle 17.30. Secondo voi abbiamo voglia di rinunciare alla festa? Assolutamente no! Iniziamo la serata all'Ananas Bar, poi ci spostiamo al Dillon, un buon pub rock-blues. Qui una signora punk (diciamo così, matura), prende a "sberle" il pubblico con un'ottima playlist '60-'70. Purtroppo il locale è così pieno che quasi non si respira, così ci spostiamo al "11 Bar". Che bella scoperta! Il DJ è molto bravo e la festa rock decolla...

20 agosto 2017, Reykjavik-Akureyri

Abbiamo a disposizione quasi tutta la giornata così ne approfittiamo per gustare un ottimo pranzo al Frederiksen Ale House (fish and chips) e visitare il museo vichingo cittadino. Non aspettatevi qualcosa di grandioso ma sforzatevi di cogliere la ricchezza scientifica di questo luogo. Pare, infatti, che sui resti di una casa vichinga originale, siano stati ricostruiti gli spazi tipici di un'abitazione dell'epoca.

Il pomeriggio trascorre velocemente e alle 17.30 partiamo per il nord dell'isola. Destinazione: Akureyri. Il paesaggio non risparmia emozioni. Le ore (circa otto) passano sulle note di Eddie Vedder, del grunge anni '90 e del country di Sons of Anarchy.

Bisogna avere il nulla intorno per sentire di essere qualcosa. L'Islanda è un crocevia nordico-slavo-americano, una stratificazione che va dalla geopolitica "antica" a quella "moderna". Così, a mezzanotte, siamo ad Akureyri. Fa abbastanza freddo, ci sono sicuramente meno di 10 gradi. Siamo stanchi, abbiamo fame, ma questo posto già ci piace.

Fabio

 

I migliori hashtag della prima parte

#addiofantozzi

#ciritroveremotuttiall'ippopotamo

#lefestazze

#mimmoamerelli

#ladietadellearinghe

#intothewild

#giorgiosunday

#ioquestononcreto

#karasho

 

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