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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Estate 2017 (2^ parte) - Dall'Islanda alla Norvegia: Akureyri-Reykjavik-Odda

postato da blog.ilcaffeorientale.com [28/08/2017 17:37]
foto Estate 2017 (2^ parte) - Dall'Islanda alla Norvegia: Akureyri-Reykjavik-Odda

Il nostro "epico" itinerario riparte così dall'Islanda settentrionale: tra cascate, laghi vulcanici e suggestioni artiche, esploriamo i luoghi più affascinanti del cosiddetto "circolo dei diamanti"...

 

21 agosto 2017, Akureyri

Stamattina ci prepariamo per esplorare una delle montagne circostanti. Il clima è mite, c'è il sole e noi siamo carichi di energie. Dopo aver individuato la nostra cima, ci incamminiamo. Ci attendono circa 8 ore di marcia tra andata e ritorno di cui almeno un paio in piena salita. La montagna non è alta, probabilmente si aggira intorno ai 600 metri ma il panorama si prospetta spettacolare. Quando arriviamo ci godiamo il pranzo con vista sull'oceano.

Davanti a noi, in lontananza, c'è solo l'Artico. Quella birra così economica, la Egils Pilsner che ci siamo portati per pranzo, mi sembra la più buona che abbia mai bevuto: siamo a meno di 100 Km dal circolo polare artico. Non ero mai stato così a nord. Eppure, in linea d'aria, non siamo nemmeno a metà della Norvegia. Prima o poi, la mia strada verso il Grande Nord dovrà proseguire: intanto, in sottofondo, mentre soffia un vento freddo, parte la colonna sonora di Game of Thrones.

 

Tra le due montagne sullo sfondo si intravede l'oceano: la Groenlandia e il circolo polare artico sono vicini. A destra, invece, il fiordo che costeggia Akureyri
 

Ripenso a tutto quello che è successo nei mesi scorsi, a tutto ciò che non ho ancora avuto il coraggio (o la voglia) di scrivere: cade una lacrima. È salata: dolce-amara perché so che ho vinto una battaglia ma forse la guerra sarà ancora molto lunga. Verso le 4 cominciamo a scendere: ci siamo quasi solo noi. Qui in inverno ci sono alcuni cottage aperti e piccoli impianti di risalita.

Le montagne intorno a noi sembrano enormi orche marine: nere, con qualche rara chiazza bianca di neve. Poiché l'ultima parte del tragitto è asfaltata e non abbiamo necessità di fare auto-stop, animiamo la camminata con la musica: in cassa vanno i Motörhead. Adesso sembriamo veramente punk che tentano di sopravvivere!
Alla fine della giornata abbiamo percorso circa 10 Km e abbiamo una fame incredibile. Ad Akureyri non ci sono molti ristoranti e i prezzi non sono affatto economici.

Ma stasera meritiamo una cena squisita. Andiamo al Greifinn: il mio agnello in salsa bernese è a dir poco fenomenale! Qui ci sono molti clienti locali e, benché sia arredato in stile americano, il cibo è veramente locale. Si riesce persino a percepire il profumo e il sapore di un'erba diversa tra un boccone e l'altro di agnello. Stasera Akureyri, con i suoi 8 gradi, merita un applauso. Prima di andare a riposare, però, ci concediamo una visita presso la cosiddetta Ölstofa Akureyrar.

Si tratta di una birreria artigianale del centro dove è possibile gustare un numero decisamente elevato di birre locali. Scelgo (e consiglio vivamente), due birre estive: la Einstök alle bacche artiche (Arctic Berry Ale) e la Viking Somaröl alle fragole. Ora possiamo dormire: domattina ci attende una giornata lunga, che già si prospetta molto avventurosa.


22 agosto 2017, Akureyri-Goðafoss-Mývatn-Akureyri

Stamattina vogliamo raggiungere le meravigliose cascate di Goðafoss per poi proseguire in autostop verso il lago di Mývatn: i fans di Game of Thrones hanno già capito che andremo "oltre la barriera"...
Mi sveglio con un intenso raffreddore e un leggero mal di testa ma parto convinto che passerà nel corso della gita. Dopo 50 minuti di autobus raggiungiamo le cascate e ci fermiamo qui per circa un'ora. Nora, da buona norvegese, è sempre stata abituata a vedere cascate che scendono dalle montagne: qui no. Le cascate di Goðafoss sono circondate da una pianura.

 

Le cascate di Goðafoss (cascate degli dèi) cadono per circa 12 metri per una larghezza di circa 30 metri
 

A questo punto, però, noi vogliamo raggiungere il lago: non ci sono trasporti pubblici per arrivarci, così scatta il "piano Bruno". Ieri abbiamo preparato un disegno su due pagine del diario di Nora (il coccodrillo Bruno, appunto) con il nome della destinazione (Mývatn) e, soprattutto, due grandi intuizioni. La prima è la scritta "Winter is coming" e la seconda quattro bandiere: britannica, tedesca, italiana e norvegese.

 

Il nostro cartello per l'autostop...
 

Aumentando le possibilità di comunicare e, soprattutto, "condividere", sarà molto più facile trovare un passaggio! I viaggiatori fra i trenta e i quarant'anni si fermano quasi tutti, anche quando non hanno posto: il richiamo a "Game of Thrones" è irresistibile e molti salutano con simpatia. Dopo circa venti minuti, però, una coppia accosta (l'Islanda è piena di coppie in auto): sono americani, abbiamo più o meno la stessa età e stanno andando nella stessa direzione. Ottimo! Provengono dalla East Coast, sono di Boston.

Ci fermiamo a metà strada per ammirare il vulcano e poi proseguiamo verso il villaggio di Reykjahlið. Io sto male, anzi...sempre peggio. A pranzo rifiuto persino la mia birra! Significa che non mi sento davvero bene! Ho le gambe deboli e mangio poco ma voglio stringere i denti e raggiungere le terme naturali. Non sono lontane, in autostop potremmo raggiungerle in dieci minuti. Ci proviamo, ma nessuno si ferma: stavolta la nostra testardaggine "nordico-latina" eccede.

 

Il lago vulcanico di Mývatn
 

 Arriveremo alle terme a piedi! Così, dopo altri trenta minuti di cammino, raggiungiamo la meta. Sembra di essere in una grande piscina comunale ma l'esperienza di un bagno termale naturale in mezzo all'Islanda è decisamente originale. Anziani, giovani, famiglie con bambini, turisti di ogni nazionalità. Ma io mi sento sempre peggio e la speranza che i benefici termali aiutino a superare il mal di testa e il raffreddore diventa pura utopia.

Quando torno negli spogliatoi non mi reggo quasi in piedi: prima perdo la chiave dell'armadietto e poi dimentico il telefono. Risolvo tutto ma fatico tremendamente. Fortunatamente una coppia di cinquantenni olandesi ci carica in auto: sono bikers e appena saliamo il guidatore ci offre una birra ma devo rifiutare.

Loro sono appena stati alle terme, come noi, adesso stanno cercando un negozio di liquori. Io, invece, vorrei barricarmi in una farmacia e saccheggiare il cassetto del paracetamolo. Sul bus di ritorno per Akureyri, più che da Game of Thrones sembro uscito da The Walking Dead: sono uno zombie! Quando arrivo in hotel, pur non avendo un termometro, sono certo di avere la febbre. Nora mi porta una pizza in camera, prendo una pasticca di paracetamolo e mi infilo sotto le coperte assediato dai brividi.

Domattina dovremmo partire per Reykjavik, abbiamo il tour del "Golden Circle" già acquistato. Leggo il regolamento, ho diritto al rimborso. Esco dal letto, mi sento momentaneamente meglio, scendo alla reception e prenoto per un'altra notte ad Akureyri. Il mio corpo mi ha avvisato: ha bisogno di riposare.


23 agosto 2017, Akureyri

Stamattina sono in cerca di un termometro. Stanotte ho sudato parecchio, forse la febbre è passata, così riesco a fare colazione senza problemi. Chiedo a una coppia di italiani se hanno un termometro da prestarmi: facciamo subito amicizia, sono marchigiani e hanno il termometro!

Io ho ancora pochissima febbre ma sento di essere quasi guarito. Nel pomeriggio Nora va a visitare il giardino botanico mentre io rimango nell'accogliente salottino del Nordurland Hotel. Ne approfitto per lavorare, scrivere cartoline, riordinare gli appunti di viaggio e, soprattutto, rilassarmi. Qui l'inverno sta davvero arrivando: di notte la temperatura scende già intorno ai 2 o 3 gradi.

Ma quest'aria fredda, mista a salsedine, finora l'avevo sentita solo a Trieste in pieno inverno nei giorni di Bora. In fondo, penso, anche qui ci troviamo nel "nord-est"...dell'Islanda! Questi nordici mi piacciono, parlano poco ma non sono avari di gentilezza e disponibilità. Mi sento molto meglio, scrivo e ascolto musica: Pearl Jam, Mumford & Sons, Paris Texas.

 

Il porto di Akureyri durante un tramonto nordico...
 

Alle sette sono in forma e pronto per andare fuori a cena: dopo una ricerca accurata, scegliamo di cenare in un ostello. Questa è la vera intuizione islandese! Poiché i ristoranti costano parecchio, negli ostelli si può dormire, divertirsi, socializzare e...mangiare! Il cibo, al Backpackers Hostel è ottimo, così dopo aver conosciuto un ragazzo tedesco, il giovane ed entusiasta Marius, torniamo in hotel. Domattina si torna a Reykjavik.


24 agosto 2017, Akureyri-Reykjavik

Partiamo alle 10.14: il viaggio sarà molto lungo ma noi siamo molto organizzati: abbiamo cibo e musica. Purtroppo, però, quando raggiungiamo il "Bus Hostel", intorno alle 17,30, la delusione è grande. A parte la comodità della posizione (cinque minuti a piedi dalla stazione dei bus), la struttura è triste: sembra un incrocio tra un supermarket di periferia e un'officina.

La receptionist è antipatica e anaffettiva come una cartella esattoriale e tutti gli ospiti sono tristi. Sebbene esista un bel salotto con un bar, ognuno si isola con il proprio smartphone in un angolo del divano o su qualche sedia appartata. Le cucine non hanno le finestre e noi abbiamo la stanza numero 17! Lo ribattezziamo subito, richiamandoci ad una canzone di Manu Chao "Infinita Tristeza".

Il supermarket nelle vicinanze offre una selezione scadente di surgelati e noi non vogliamo condividere la nostra cena con i "vaganti" (zombies). Aperitivo in camera con gli scarti del viaggio e poi via verso il Kex Hostel. Come ad Akureyri, qui si mangia (molto bene) e si fa festa: ci sono concerti, eventi culturali e una vasta selezione di birre. Perché non averci pensato prima? Il mio salmone è a dir poco squisito e se non fosse che domattina dobbiamo ripartire alla volta di Bergen, ci fermeremmo volentieri per continuare la serata!


25 agosto 2017, Reykjavik-Bergen-Odda

Alle 11.20 decolliamo verso Bergen. Ma credete forse che l'avventura sia appena finita? Da Bergen ci attendono altre cinque ore di viaggio per Odda, il villaggio ai piedi della mitica "lingua del troll"! Domani, infatti, ci alzeremo alle cinque di mattina per salire sulla montagna del Trolltunga (la lingua del troll, appunto)!

Alle 19.30 raggiungiamo i genitori di Nora a Odda, dove è in corso un festival culturale: la città, un tempo cuore industriale della regione, è rinata grazie alla cultura e, soprattutto, al turismo naturalistico. Sta salendo la "febbre del Trolltunga" e noi stiamo compiendo da tre giorni riti sciamanici per scacciare le nuvole. Non sarà un percorso facile: ci attendono almeno quattro ore di salita.

 

Odda è un villaggio nella regione di Vestlandet. Ha meno di 8.000 abitanti ma ha superato una pesante depressione economica e sociale grazie alla cultura e al turismo
 

La nostra simpatica iniziativa sportiva di stampo fantozziano sta per cominciare. Finiamo di preparare tutto all'una di notte e fra quattro ore dovremo alzarci e correre per aggiudicarci i primi posti al parcheggio ai piedi della salita.

L'Islanda sembra già un ricordo e noi ci domandiamo: "Ma dopo aver disboscato l'Islanda ed essere tornati in una terra così ricca di legno come la Norvegia, i vichinghi non si saranno pentiti di essere partiti?" Già me li immagino, appena sbarcati sulle gelide coste islandesi: "Ah regà, me sa che se semo sbajati!"

Fabio

 

I migliori hashtag della seconda parte

#dimmuborgir

#franchino

#niemalsaufgeben

#aprirelebottiglieconl'ipod

#rosendal

 

Il diario precedente...

Estate 2017 (1^ parte) - Dalla Norvegia all'Islanda: Norheimsund-Bergen-Reykjavik

 

Il diario successivo...

Estate 2017 (3^ parte) - Dalla Norvegia alla Svezia: Trolltunga-Oslo-Göteborg-Oslo