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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2018

Per il momento buon anno...

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...Questo è ciò che scrissi all'inizio del 2017. Effettivamente è successo di tutto, non sempre positivo. Nonostante questo, però, non ci siamo mai fermati. O meglio, siamo rimasti fermi ma siamo riusciti a ripartire spesso. Il 2017 è stato il vero anno di Roma, della tanto vituperata "Suburra", di quell'affascinante città eterna che, tra gennaio e maggio ha monopolizzato la mia vita professionale. Poi l'estate "vichinga" ci ha regalato uno straordinario viaggio fino al nord dell'Islanda, forse il luogo migliore per festeggiare i 10 anni di questo blog ancora così vivace. Dopodiché ancora Norvegia, Svezia e...Lombardia! Quest'anno, forse come mai nella vita di chi scrive, la Lombardia si è rivelata tanto affascinante quanto nascosta: da Como a Bergamo, passando attraverso i percorsi leonardeschi sull'Adda sino alle sponde dell'ormai immancabile Lario, senza mai dimenticare la "mia" Milano. Non è mancato nemmeno un breve giro a ridosso dei confini, a spasso per il "mondo che fu", dalla Valtellina alla Mitteleuropa, tra gli echi lontani dei cori alpini. Ma tutto ciò è stato possibile solo perché non è mancata la pazienza di aspettare. Ma, soprattutto, è maturata la consapevolezza che le storie, anche quelle più belle, si devono raccontare sempre alla fine.

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Maggio 2018 - La Rivoluzione dei nani

postato da blog.ilcaffeorientale.com [13/06/2018 18:07]
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Maggio 2018 - La rivoluzione dei nani

Molte volte mi sono domandato perché amo scrivere ma, soprattutto, cosa mi spinge a continuare. Credo che la risposta più esauriente sia sempre stata nell'importanza di salvaguardare la "memoria". Quando si è bambini, ad esempio, si ha paura di crescere, da adulti si teme di invecchiare, da vecchi ci si terrorizza davanti alla morte. Probabilmente, solo quando si muore, è possibile smettere di avere paura. Per questo motivo, credo, è giusto scrivere prima di morire, affinchè chi ci legge non possa dimenticare nè dimenticarci.

La scrittura è magica, perché imprime nella mente del lettore l'immagine di quanto accade senza consumare la voce, senza dover ripetere all'infinito un concetto. Per questo esiste un libro, o qualsiasi altro supporto, che può recarne all'infinito i contenuti. Una volta che abbiamo imparato a leggere e scrivere, insomma, non dovremmo più smettere di farlo.

Perciò tutto riparte ancora da un 1° maggio a Berlino. Nuovamente nella città che, forse più di ogni altra, mi fa sentire a casa in questo giorno “sacro” per chi lavora, per chi un lavoro lo vorrebbe e per chi non riesce a trovarlo oppure a mantenerlo. Si tratta dell'ultima tappa europea prima di ritornare davvero a casa, in Italia, in un paese che soffre e che spera di salvarsi riempiendosi lo stomaco di plastica anzichè di cibo. Un luogo, insomma, nel quale si tenta di dare peso alle qualità altrui solo per mascherare la propria incompetenza.

 

Primo Maggio di passaggio alla stazione della U-Bahn di Osloer Straße. Capisco che sia simpatico dedicarla alla capitale norvegese, ma non vi sembra "leggermente" pacchiana?
 

Ma prima di tornare, riprendendo vecchie abitudini berlinesi, trovo il tempo di visitare una mostra sull’Espressionismo, uno dei miei generi artistici preferiti. Tuttavia, manca qualcosa. Nonostante Käthe Kollwitz e Otto Dix, insieme a molti altri, si trovino lì in quel momento, con i loro quadri, le loro storie e i loro personaggi, avverto la mancanza di qualcosa. Innanzitutto, percepisco nei volti emaciati dei loro operai e dei loro mendicanti un pericoloso ed inquietante segno di continuità con la nostra epoca.

Dopodichè, ad eccezione dei reduci di guerra (europei), la povertà e lo sfruttamento che dominano la scena in quelle opere, potrebbero essere una fotografia del nostro tempo. Sono uno spaccato di una società martoriata da un’industrializzazione che oggi ha lasciato il posto alla globalizzazione.

Non si produce più come allora ma si continua a temere le piaghe della disoccupazione e della miseria come a quel tempo. Ecco cosa manca: una spiegazione. Quell’arte, inserita in un qualsiasi museo, non ha più senso, nemmeno se calata nel contesto di una mostra temporanea.

Temporanea come la fragile Repubblica di Weimar, sopravvissuta dal 1919 al 1933, ossia tra la caduta dell'impero tedesco dopo la sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale e l'ascesa al potere di Hitler.

Quell’arte dovrebbe tornare in mezzo alla quotidianità, laddove nacque all’epoca. Quell’arte, insomma, dovrebbe continuare a vivere come la street-art che passa attraverso i social forum e le fotografie degli smartphone. Dovrebbe umanamente appartenere ancora a coloro che prestarono il proprio volto e le proprie emozioni a quegli artisti. Invece no, rimangono isolati dal mondo esterno ed è un peccato perché quell’arte, ancora oggi, potrebbe trasmettere molto alla persona “qualunque” che cammina per la strada o naviga in rete.

 

Quando si esce da una mostra "proletaria" e ci si ritrova davanti al castello di Charlottenburg, viene da pensare che forse le persone non siano, purtroppo, davvero "tutte uguali"
 

Quella mostra, insomma, mi lascia tanta amarezza nel cuore, poiché, forse complice la giornata di pioggia, mi convince sempre di più che quella “Primavera Europea” di cui ho parlato il mese scorso, rischia di trasformarsi in un una torrida estate pervasa da una tremenda “siccità” economica e sociale.

Temo che la desertificazione culturale in corso stia prendendo il sopravvento, senza la speranza che giunga a breve la “stagione delle piogge”. Questo ed altri pensieri accompagnano il mio ritorno in Italia, dopo tanto tempo a bordo di un treno anziché di un aereo.

 

 

La stazione ferroviaria di Basel SBB è un crocevia svizzero tra Germania, Francia e Italia

 

È stata una scelta voluta, per tornare ai vecchi tempi, a quegli anni in cui dodici ore di viaggio da Berlino a Milano, facendo scalo a Basilea, rappresentavano solo il rinvio di quella che sarebbe stata una lunga avventura a cavallo tra l’Italia e l’Europa settentrionale.

 

A giudicare da questo scorcio, Basilea meriterebbe una visita più approfondita rispetto all'attesa di due ore fra un treno e l'altro...
 

Già, l’Italia. In queste settimane la Repubblica (nata, lo ricordo, nel 1946), sta attraversando una delle sue più lunghe e profonde crisi istituzionali della sua storia. Le forze politiche uscite dalla tornata elettorale non riescono a formare un governo, mentre i mercati internazionali, l’Unione Europea e l’opinione pubblica si scatenano in una massa impressionante di commenti, analisi, previsioni. Il risultato è un coacervo diabolico di contrasti tra i partiti e le istituzioni che dimostrano una sola certezza su tutte le altre: il web ha definitivamente cambiato il modo di fare e condurre la politica.

La “videocrazia” televisiva è ormai superata e la carta stampata, se poco presente nel mondo digitale, non ha più voce. Si combatte a colpi di tweet, di hashtag, slogan. L’Italia, dopo le elezioni del 4 marzo, dovrà attendere sino al 31 maggio per avere un nuovo governo. Quanto a me, è tempo di convegni: dal 24 al 26 maggio sono a Milano per il convegno nazionale dei dottorandi di storia contemporanea. Si rivelerà un’esperienza molto ricca, sia da punto di vista professionale, sia da quello umano.

 

Uno skyline milanese dall'ultimo piano di un edificio dell'università IULM
 

A Milano, ripenso agli "anni di passaggio", ossia a quegli anni in cui Berlino costituiva una meta e non una partenza. Ritorno in quella Milano discreta che, inspiegabilmente, molti non conoscono più. Ad esempio, in via Armorari, nel cuore della città, esiste una targa commemorativa dedicata ad Ernest Hemingway, il quale, proprio in quell'edificio, venne curato dopo essere stato ferito durante la Prima guerra mondiale.

 

Per capire davvero ciò che è "scritto", occorre "leggere" Hemingway e il suo "Addio alle Armi"

 

Oppure la targa, dedicata a Ho Chi Minh, in via Pasubio, presso il luogo che, si dice, venne frequentato dal leader vietnamita negli anni Trenta. Tuttavia, non ci sono soltanto frammenti di Novecento. Basti pensare a Carlo Porta a due passi da Piazza Santo Stefano e Cesare Beccaria nell'omonima piazza.

Conoscere una città, insomma, significa in un certo senso "sposarla" o, comunque, conviverci rispettandone la dignità, le abitudini, i pregi e i difetti. La città dove si vive, infatti, dovrebbe rispecchiare le esigenze e le aspirazioni del cittadino, instaurando un reciproco scambio di sincera ed onesta collaborazione fisica e mentale: cultura, divertimento, salute, istruzione, trasporti e tutto ciò che possa davvero garantire la qualità della vita.

 

La targa milanese dedicata a Ho Chi Minh in occasione del centenario della sua nascita (1890-1990)
 

Per qualità della vita si dovrebbe intendere, innanzitutto, la possibilità di risolvere le problematiche in modo rapido ed efficace, oppure, nel caso in cui ciò si renda impossibile, fornire tutti i mezzi necessari affinché il cittadino possa autonomamente provvedere a se stesso. Ecco, dunque, che una grande città (e per grande non si intende solo la sua estensione territoriale) deve offrire servizi, spazi e strutture per consentire a chiunque di sviluppare, migliorare ed arricchire la propria vita.

Gli effetti di "ricaduta" sarebbero benefici anche su chi reagisce passivamente a tali innovazioni: esse potrebbero anzi incuriosire e stimolare i soggetti meno intraprendenti affinché diano un contributo culturale e sociale importante a se stessi ed all'intero tessuto metropolitano.

Ma qui subentrano, come è logico attendersi, nuovi (o antichi se presi nella loro origine immanente), mostri e vampiri. Si celano dietro alle maschere di nomi moderni: speculazione, malavita, corruzione e così via fino alle estreme propaggini della criminalità organizzata.

 

La statua dedicata a Carlo Porta (1775-1821), uno dei maggiori poeti milanesi
 

Tutto ciò conduce a credere che una città viva solo di questo, che i grandi progetti siano destinati a morire sul nascere, che le risorse finiscano sempre nelle mani sbagliate e, soprattutto, che ci sia sempre qualcuno in grado di attaccarsi al "collo" delle persone oneste. In tale ambito non aiutano la retorica e la demagogia, che anzi sono complici di queste belve vampiresche: dare una definizione univoca a qualsiasi realtà o persona, genera un pericoloso "effetto domino" che compromette il valore delle persone valide e capaci.

Qui risiede la vera, frustrante, condanna del genere umano: non potendo conoscere ciascun singolo particolare, si tende a dare una risposta assoluta ed universale ad ogni ambito della vita. Perché? Forse perché "vedere il tutto" (o credere di vederlo) genera quiete nel nostro animo, non si teme generalmente ciò che si conosce e che si può valutare nella sua interezza.

Ma il terrore accompagna l'ignoto, che si alterna tra "non-conoscenza" e "non-esistenza" e tale aspetto, solitamente, conduce a due strade differenti: il fascino e la seduzione verso l'ignoto (come Ulisse che supera le Colonne d'Ercole), oppure rimanere fermi, in attesa, arroccati nella propria fortezza (come nel Deserto dei Tartari), aspettando un nemico sconosciuto.

La scrittura è un'arte "povera", ma potenzialmente dotata di un enorme potere. Un potere capace, talvolta, di guidare persino le cosiddette "rivoluzioni".

Strano concetto, la "rivoluzione". A molti piace credere, convincendo se stessi e gli altri, di essere i protagonisti, a vario titolo, di una rivoluzione.Tuttavia, quando manca il senso della proporzione, ogni grande rivoluzione si trasforma irrimediabilmente in un piccolo risultato.

Se mancano le basi culturali, sociali ed economiche di una rivoluzione, capace di partire dall’anima e dalla mente delle persone che compongono una società, viene meno anche la “statura” di coloro che si definiscono “rivoluzionari”. Così, chi si vede allo specchio come un “gigante”, finisce per essere visto dal resto del mondo come un “nano”.

Fabio

 

I migliori hashtag di Maggio 2018

#chickenbyroi’s

#zuppadipesceirlandese

#Berliner Realismus.VonKätheKollwitzbisOttoDix

#VperVendetta

#recidiva

#costituzione

#scritturaelibertà

 

Il diario precedente...

Aprile 2018 - La "Primavera europea": Berlino, Oslo, Budapest