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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Marzo 2016 - Dai fiordi alle Marche passando per la Gran Bretagna

postato da blog.ilcaffeorientale.com [10/04/2016 15:25]
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Marzo 2016 – Dai fiordi alle Marche passando per la Gran Bretagna

Ho imparato a vedere le montagne

Gli anni, anche in senso anagrafico, aiutano a capire. Mi ci è voluto davvero molto tempo per imparare a guardare oltre le apparenze, eppure ci sono riuscito.

Non mi sono mai reso conto, ad esempio, che nei giorni limpidi e soleggiati, quando si viaggia sul treno da Seregno a Milano, si possono vedere le montagne. Me ne ero dimenticato, forse perché come tante altre persone, si tende a tenere lo sguardo basso, verso i binari, i capannoni industriali dismessi ed abbandonati, le casette intorno alle stazioni ed ai palazzoni che svettano tra un traliccio e l’altro della corrente elettrica.

Ma se ci si concentra per un attimo e ci si sforza di guardare oltre, si vedono le Alpi: talvolta innevate, talora brune e marcate, ben distinte dall’azzurro di un cielo mai troppo libero di splendere a causa dello smog metropolitano.

Forse anche grazie a Nora, al suo amore per le montagne, alla Norvegia, ad una Germania felix che ormai ricordo più per il grande bagaglio professionale raccolto anziché per il modo frenetico ed improvviso con il quale la abbandonai due anni fa: resta il fatto che, durante questi ultimi mesi, “ho imparato a vedere le montagne”. Ora non resta altro che raggiungerle e scalarle per vedere cosa si nasconde dietro di loro.

2 marzo 2016 – Oggi a Oslo nevica ed io compio 33 anni. E’ un’età importante, non solo perché cullo ancora il sogno, in cuor mio, di poter camminare sulle acque: in fondo la sindrome d’onnipotenza giovanile sembra non essere scomparsa del tutto.

Eppure, esiste qualcosa di torbido e perverso che talvolta riesce a minare la mia salute fisica e mentale: la burocrazia, una tremenda macchina di tortura creata dalla specie umana in epoche ormai lontane. Domani devo partire per tenere una conferenza a Cambridge.

Fino a qui nulla di strano: figo, interessante, complimenti, ma che bello (con tono assolutamente brianzolo), ma che bravo (come direbbe un’anziana pettegola di Carate Brianza) e così via. Il programma del genetliaco sarebbe chiaro: sveglia con calma, colazione abbondante, stampa del biglietto aereo presso i terminali della stazione e un bel dolce in una pasticceria di Oslo. No! Nulla di tutto questo potrà accadere, perché la Legge di Murphy si mette di mezzo: in poche parole, se qualcosa può andare male, andrà male.

Alle 15.00 procedo al check-in presso la macchina della stazione ferroviaria di Oslo: mi viene negato perché è richiesta la scansione del passaporto elettronico! Torno a casa per prendere il passaporto, mi reco nuovamente alla macchina ma la procedura resta...bloccata! Solo alle 18.00, approfittando dell’ufficio (e soprattutto della stampante) di alcuni conoscenti, riesco a sbloccare la procedura, mandare i dati del mio passaporto alle autorità britanniche (ovviamente on-line) e stampare, finalmente, il mio boarding pass.

Naturalmente non mi sono rilassato ed inizio ad avere il presentimento che almeno “qualcosa” domani possa andare storto. Proviamo a rilassarci con un film di Verdone, nel quale, tuttavia, ogni cosa sembra andare storta anche per il protagonista. Cosa mi attende domani? Le 48 ore Oslo-Cambridge-Oslo potrebbero nascondere qualche sorpresa. Ma almeno ho tempo per ringraziare tutti su Facebook: "Vorrei ringraziare tutti quelli che oggi mi hanno fatto gli auguri, soprattutto perché molti di loro sono amici veri che si ricordano di me anche quando non è il mio compleanno. Ma ringrazio anche i nemici che non me li hanno fatti perché, anche grazie a loro, ogni giorno, trovo la forza di lottare ed andare avanti. Perché la rivoluzione, non mi stancherò mai di pensarlo, è uno stile di vita. Rock 'n' roll, gente!"

3 marzo 2016 – La mia prima esperienza di lavoro in Gran Bretagna comincia con una nevicata abbondante. L’area dell’aeroporto di Oslo, Gardermoen, è da sempre caratterizzata da vento, nubi e nebbia. Eppure, penso giustamente, qui siamo in Norvegia e sono ragionevolmente abituati al maltempo. In effetti in quattro anni di voli tra Germania, Norvegia ed Italia, mi è capitato raramente di avere problemi.

Non sono preoccupato, ho quasi novanta minuti di tempo per prendere il bus dall’aeroporto di Gatwick al centro di Cambridge. Dovrei partire alle 10,50. Poi il primo ritardo di 30 minuti. Poi un ritardo di 60 minuti. Inizio a tremare. Saliamo a bordo con un’ora abbondante di ritardo, nevica e le ali sono ghiacciate. Considerando il fuso orario, dovrei essere a Londra (Gatwick) alle 12,10.

L’aereo non può partire e, se tutto va bene, non sarò a Gatwick prima delle 13,10: il mio bus per Cambridge parte alle 13.25. Non posso assolutamente perderlo: è già pagato, non rimborsabile, impiega quattro ore, arriva alle 17,35 ed io inizio la conferenza alle 18.00. Prendere un bus successivo, significa annullare la conferenza: non ci voglio credere! Mentre scongelano le ali, l’assistente di volo mi fa notare che, molto probabilmente, non saremo a Londra prima delle 13,30.

Posso solo sperare. Partiamo con 90 minuti di ritardo, ma il capitano garantisce che voleremo più veloci del previsto per recuperare qualcosa. Il maltempo non dà tregua ed io, nonostante i tanti voli affrontati negli ultimi quattro anni, mi ritrovo in un dei momenti nei quali penso: “Sappiate che vi ho voluto bene!”. Le turbolenze “allietano” il volo, qualche strillo, un po’ di ansia, i Motörhead in cuffia e quella convinzione così brianzola, immaginando il pilota su una Panda degli Anni ’80 con il braccio fuori dal finestrino, lo stereo a palla e la “compagnia” dietro che grida: “- Vai, tarellaaaa, a 100 all’ora sulla Milano-Meda per andare all’Alcatraz”.

Insomma, esorcizzo così la mia tensione. Il volo non è stato certo dei migliori ma...Alle 13,15 sono alla dogana. Ho solo dieci minuti, non conosco l’aeroporto e Murphy, sì sempre lui, quel bastardo, fa in modo che il lettore del passaporto non funzioni! Riconoscimento facciale, tre tentativi, ma lo scanner non riesce a leggere! Così devo andare al controllo “tradizionale”, con un agente in carne ed ossa.

Riesco a passare, benvenuto nel Regno Unito! Ora posso solo correre, quasi alla cieca: mi dicono dove si trova la stazione dei bus ma gli ascensori sono tutti occupati! Restano solo 3 minuti: si apre la porta di un ascensore, entro, chiudo le porte e vado al seminterrato. Con la coda dell’occhio, dalla distanza, vedo il bus diretto a Norwich che ferma a Cambridge...E’ il mio e le porte si stanno chiudendo! Scatto come un felino e riesco a salire su quel dannato bus per 30 secondi!

Sì, scusate, mi sento onnipotente per almeno quindici minuti! Arrivo alla conferenza con soli dieci minuti di ritardo dopo aver attraversato in autostrada la campagna inglese. Sto camminando attraverso la storia, nel parco del King’s College di Cambridge e nemmeno me ne accorgo: è buio e ho una fretta tremenda! Proprio una giornata lombarda! Lo stress scompare grazie ad una cena nel mitico pub, “The Eagle”, un luogo storico di Cambridge. Sediamo al tavolo in cui, si dice, nel 1953 Francis Crick e James Watson annunciarono la scoperta del segreto della vita: la struttura del DNA! Speriamo porti fortuna, nel frattempo, tra una Guinness ed un ottimo Fish and Chips, è ora di andare a dormire: domani si riparte alla volta di Oslo! Cosa ha in serbo Murphy per domani?

4 marzo 2016 – C’è il sole ed un tassista simpatico passa a prendermi alle 8 di mattina. Poiché ieri non sono riuscito a vedere nulla, si presta (senza costi aggiuntivi) di mostrarmi un po’ del centro cittadino: mi offre una sorta di mini-tour prima di raggiungere la stazione dei bus. Alle 9.20 riparto alla volta di Gatwick, ma stavolta non ho fretta: Murphy non dovrebbe crearmi molti problemi.

Tre ore e mezza di viaggio attraverso la campagna inglese si trasformano in un’apoteosi musicale: un tripudio di hard rock e metal rigorosamente “British”. Motörhead, Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull, Black Sabbath, Judas Priest, ma anche Lennon, Bowie, Sex Pistols e persino i Franz Ferdinand e i Garbage! Così, alla faccia di Murphy, alle 13,25 sono a Gatwick.

 

Tre ore e mezza di viaggio attraverso la campagna inglese si trasformano in un’apoteosi musicale...
 

L’imbarco è puntuale ed il mio aereo dovrebbe decollare alle 14,30 ma...Rimane fermo all’aeroporto! Pare che nessuno riesca ad atterrare ad Oslo a causa di una tormenta! Passa mezz’ora, poi decolliamo. Fino alla costa norvegese la situazione non è pessima, ma poi dobbiamo volare intorno all’aeroporto di Oslo per circa 45 minuti: è impossibile scendere a causa della neve e della mancanza di visibilità!

Alla fine atterriamo con 90 minuti di ritardo: non ho mai visto tutta l’efficiente e numerosa squadra di spazzaneve di Gardermoen così impegnata. La neve rimane attaccata all’asfalto e non si riesce nemmeno a vedere i velivoli in partenza ed in arrivo. Benvenuti in Norvegia! Oslo-Cambridge-Oslo in 30 hours. Not bad...Arrivo a casa di Nora esausto, alle 20,30: adesso Murphy può andare a c....e! Missione compiuta!

5 marzo 2016 – Oggi pit-stop ad Oslo: cambio gomme, pieno benzina e domani si vola verso Milano! Stasera si festeggiano i 40 anni di un’amica di Nora: buona compagnia, ottimo cibo ed una gran vista sul panorama di Tåsen, non lontanto dalla studentato di Kringsjå: una bella serata, insomma, tra ricordi e prossime avventure.

6 marzo 2016 – Alle 11,20 sono in volo verso Milano. Ma stavolta, anche il tempo vola! Di fianco a me siede un supertifoso interista norvegese, di origine irachena: mi offre da bere e condividiamo ricordi, emozioni ed opinioni su questa (deludente) stagione in corso. Calcio a parte, la mia vita sta davvero cambiando: i momenti bui del ’14 e del ’15 sembrano lontani e domani si torna in “accademia”!

9 marzo 2016 – Grazie ad un triste suicidio sulla M1, faccio una nuova conoscenza: “Umbo” è un ragazzo in gamba, si chiacchiera di storia, geopolitica, Scandinavia, musica...di Burzum! Per pochi minuti, mentre conversiamo sulla metro, partecipa anche un altro ragazzo che chiede aggiornamenti sulla vita recente di Burzum: insomma, per me questo è davvero molto, molto “true”! Tuttavia è curioso e grottesco il modo in cui, talvolta, la morte possa indirettamente dare linfa alla vita: "Non mi importa di essere arrivato a casa in ritardo. Ovunque egli sia, spero abbia trovato pace. RIP"

10 marzo 2016 – Sul treno che prendo quasi ogni mattina c’è un tizio con una maschera anti-smog incredibile! E’ quasi integrale! La prima volta che l’ho visto pensavo che fosse un cyber! Oppure che fosse uscito dal video di Rock the Casbah! Effettivamente Milano è troppo inquinata, ma andare in giro come se ci fosse l’olocausto nucleare mi pare eccessivo: forse dovrei usare più spesso la mia maschera anti-gas finlandese!

11 marzo 2016 - Se ne va anche Keith Emerson...

13 marzo 2016 – Dopo Gomorra e Narcos, prosegue la mia intossicazione da serie televisive. Sono rimasto intrappolato nella rete di Z-Nation e mi domando: Contro chi vorranno farci combattere la prossima guerra? Zombies, cyborg, alieni? Oppure, ancora una volta, contro noi stessi? Ci sono davvero i buoni e i cattivi? Non bastavano, nazisti, asiatici, comunisti, integralisti, islamici e spie? Hollywood, siate gentili: dateci qualcosa in cui credere! C’è già troppa confusione in questo pianeta!

22 marzo 2016 - Strano. Qualche mese fa erano tutti francesi ed oggi nessuno è belga? #statolaico

24 marzo 2016 – Finalmente arrivano le vacanze di Pasqua. Dopo due anni, torno nelle Marche. Un aperitivo e l’immancabile personaggio da bar: “- Ma te ce l’hai i sgiga?” (intendendo i “giga” di navigazione con accento marchigiano). Questa è più o meno la conversazione: “- Ma io digu...Nun era mejo ‘na volta che la sgente se parlava in treno? Adè sta tutti co’ sti sgiga!”.

Così in serata, mentre un vento freddo sferza la passeggiata del lungomare, ci godiamo una Chouffe al mitico Gambrinus di Porto Recanati.

25 marzo 2016 – Mio nonno è qui, al cimitero, alle Grotte: guarda la campagna come avrebbe voluto da sempre. Mi manca ancora, nonostante siano passati cinque anni dalla sua scomparsa: eppure rimane sempre l’impressione che ci sia qualcosa di “incompiuto”.

Solo il tempo potrà dire di cosa si tratti, anche se un dubbio mi rimane. Nel pomeriggio un aperitivo con un ottimo amico, Matteo, poi per assecondare la curiosità folkloristica di Nora, assistiamo al passaggio della “bara di notte”. Io partecipo come faceva mio nonno: per curiosare e criticare la gente desiderosa di mettersi in mostra e sfoggiare gli abiti dei giorni di festa.

Talvolta il secolo di Leopardi sembra non essere mai andato via: nonostante la tecnologia, l’emancipazione, i “sgiga”, io qui nelle Marche ritrovo sempre, in senso positivo, il fascino di un tempo antico.

26 marzo 2016 – Avremmo voluto visitare Macerata ma oggi è festa e ci sono pochi autobus. Così decidiamo di prendere il treno e di andare a San Benedetto del Tronto. Passeggiamo sulla spiaggia, diamo un’occhiata al mercatino dell’antiquariato e ricadiamo, irrimediabilmente in quell’atomosfera da anni ’30 che traspare dall’architettura e dai monumenti.

 

 San Benedetto del Tronto e le sue palme...
 

Sul treno del ritorno conosciamo un pakistano ubriaco che festeggia da solo il suo compleanno: vorrebbe offrirci una cena, ma francamente è così sbronzo che non sappiamo nemmeno se stia dicendo sul serio. Sembra una brava persona ma non parla molto bene l’inglese ed ancora peggio l’italiano: proviene dalla campagna e non ha studiato molto, probabilmente per questo non riesce ad esprimersi al meglio. Oppure è così ubriaco che perde il filo del discorso!

27 marzo 2016 – Pranzo con parenti al Tavolo Matto! Un’abbuffata di quasi quattro ore che sembra un pranzo di nozze. D’altra parte è Pasqua e, come si sente spesso dire in questi giorni per le vie del Porto: “Bona Pashqua, sà!”

28 marzo 2016 – Nonostante il meteo poco clemente, potevamo forse mancare l’appuntamento con il nostro tradizionale pic-nic di Pasquetta? Assolutamente no! Nonostante il vento freddo e le nuvole, ci accampiamo sulla spiaggia di Civitanova Marche: abbiamo persino l’alberello di Pasquetta, portato a riva dalla mareggiata della notte scorsa. In fondo, per noi abituati ai climi nordici, questi sembrano i Caraibi!

 

 Pasquetta: saluti da Civitanova Marche (Citanò)
 

Il menù prevede: birra, panino con la frittata, prosciutto cotto, uovo di Pasqua. Il tutto condito con musica (Bregovic, Manu Chao, Gogol Bordello). E’ bello immaginare che dall’altra parte del mare, dell’Adriatico, ci sia la Croazia: i ricordi corrono veloci, come la fibra ottica, da un capo all’altro, ripensando alle pasque trascorse in terra balcanica, da Zagabria a Pola. E domani si riparte: io rimarrò in Brianza mentre Nora tornerà a Oslo.

Viviamo in un paese meraviglioso?

Ho viaggiato dai fiordi alle Marche passando per il Regno Unito. Ho sorvolato il Mare del Nord attraversando una tormenta di neve e sono tornato in Italia con un sole tiepido, ancora troppo freddo per arrendersi ad una primavera che si fa attendere.

Ho percorso, con la mia famiglia e la mia compagna, la solita, immancabile, autostrada adriatica, dove i “maestri” del capitalismo ci dicono, scrivendolo sui cartelli, che “siamo in un paese meraviglioso”. Loro lo dicono per ragioni di marketing, spesso di speculazione e malcelata propaganda politica: lo ripetono ai turisti, ai possibili investitori, ai potenziali elettori.

Io, invece, non ho mai smesso di ripeterlo a me stesso e a chi, in questi lunghi anni, mi ha chiesto spontaneamente di raccontare e spiegare l’Italia attraverso le mie esperienze. Sono certo che viviamo in un paese meraviglioso, così come sono altrettanto convinto che molti non meritino di rappresentare un paese simile.

Lascio il patriottismo ai populisti, agli agitatori delle folle, ai moralizzatori salottieri da talk show e mi tengo il meglio di quanto ho ereditato dai miei parenti più cari: onestà e passione. Tra scandali, complotti, corruzione, mafie e malaffare, si va avanti, senza paura, senza esitazione, senza tornare indietro. Nemmeno per prendere la rincorsa.

Fabio

I migliori hashtag di marzo 2016

#inrock

#attaccobatteriologico

#apocalisse

#autostradeperlitalia

#freddofuoristagione

#lasigarettaelettronicadimatteo

 

Il diario precedente...

Febbraio 2016: "Un tavolo senza gambe è un pezzo di legno"

 

Il diario successivo...

Aprile 2016 - Si viaggia (ancora) a primavera...