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Name: Il Caffè Orientale
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il caffè orientale

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, dopo il decennale di questo sito (nel 2007), ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000...

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Novembre 2019 - Aria di Brexit: dalla Svizzera alla Gran Bretagna attraverso la Toscana

postato da blog.ilcaffeorientale.com [29/12/2019 16:44]
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È stato un mese difficile da ricordare perché estremamente denso di viaggi, luoghi, incontri ma, soprattutto, “vita”. È stato un mese di autostrada e chilometri tra Milano e Firenze su Flixbus, ma anche di mattine lavorative lungo le ferrovie italiane. Abbiamo sconfinato, nel vero senso della parola, in Svizzera e Gran Bretagna. Dico e scrivo abbiamo perché, ancora una volta, al mio fianco c’è Nora, ormai non solo compagna di vita ma anche di “missione”.

Siamo entrambi umanisti e abbiamo deciso di credere nell’istruzione e nella cultura per provare a migliorare, almeno un infinitamente minuscolo frammento del mondo in cui viviamo. Ne abbiamo preso coscienza e ora, al prezzo di grandi sacrifici, continuiamo a lottare per migliorare la nostra esistenza nell’universo del nostro interminabile precariato generazionale.

Così, il 3 novembre, dopo un Halloween seregnese dove le maggiori attrattive sono state una cheese-cake alla crema di castagne e l’accoglienza (con la mia maschera antigas finlandese) dei bambini del condominio in cerca di caramelle, siamo pronti per una nuova gita. Oggi andiamo a Lugano, sulle tracce degli indimenticabili “svizzeri” di Aldo, Giovanni e Giacomo. Finalmente, visiteremo quel tranquillo angolo di Svizzera italiana dove il signor Rezzonico, il signor Gervasoni e, soprattutto, il poliziotto Huber, trascorrevano la loro “routine cantonale”.

Saremo ospiti di Alessia, una collega di Nora che, tuttavia, è milanese di origine ma svizzera di “adozione”. O meglio, essendo sposata con uno svizzero, è diventata “elvetica”. Proprio a tale proposito, ci spiega quanto sia difficile ottenere la cittadinanza e quali siano le “terribili prove” da superare. Ad esempio, dimostrarsi preparatissimi anche sulle più popolari trasmissioni televisive locali che, bontà loro, potrebbero anche essere oggetto di domande durante gli esami per ottenere la cittadinanza.

Francamente, a giudicare da ciò che propone la televisione italiana, verrebbe voglia di togliere la cittadinanza a tutti coloro che la guardano ma questo, come si diceva un tempo, è una “questione morale”. Trascorriamo una giornata molto piacevole con Alessia (il marito, purtroppo, ha il turno di lavoro) e, nonostante la pioggia battente, Lugano ci regala qualche singolare sorpresa. Sembra di essere a Bergen, le nuvole sono talmente basse da coprire le montagne.

Eppure, un meraviglioso cigno ha pensato che fosse la giornata ideale per una passeggiata sul marciapiede. Lo incontriamo appena fuori dal pub e, prima di superarlo (con molta cautela poiché sono permalosi e abbastanza aggressivi), ci caga davanti. Una volta, scene del genere, le avreste viste solo nei quartieri punk di Londra e Berlino. Ora, grazie alla gentrification, ci sono sempre meno punk e sempre meno “quartieri punk”. Ciò non significa che, dove un tempo cagavano in strada i punk, oggi ci cagano i cigni. Tuttavia, è evidente che, a parte i cigni, non esistono più i punk di una volta (citazione nostalgica).

 

Ho fotografato questo affresco in un chiostro del centro di Lugano perché rappresenta la scena in cui San Francesco "illumina una zitella segnandola tre volta con il sputo" (così recita una scritta)
 

Scopriamo anche un’altra, atroce, verità. Persino in Svizzera, i treni possono arrivare in ritardo. Benché, generalmente, la colpa venga attribuita alla corrispondente linea italiana, stavolta non ci sono alibi. Il nostro treno, sebbene diretto a Milano, proviene da Bellinzona. Salutiamo Alessia così, contenti per la giornata ma, forse, un po’ tristi per non aver incontrato, nemmeno ai giardini pubblici, il poliziotto Huber.

Nel frattempo, prosegue il mio pendolarismo tosco-lombardo. So già che mi mancheranno i venerdì e i sabato mattina a bordo di Flixbus, così come i lunedì o i martedì mattina su Italo. Sulla Firenze-Milano ho lasciato nuovi ricordi e, forse, anche nuovi sogni (o, comunque, progetti di vita).

Il 9 novembre si “festeggia” a modo nostro la caduta del Muro di Berlino con Vitto e Chia. Sono trascorsi trent’anni dalla caduta di uno dei muri più famosi della storia ma, come spesso accade, quando si vuole parlare del Muro di Berlino si comincia dalla fine ma mai dall’inizio. Noi andiamo in controtendenza e decidiamo, in barba a qualsiasi stucchevole tentativo di conciliazione, di prendercela solo con il “povero” Gorbačëv.

Credo che il commento più saggio e “illuminante” sull’ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica sia stato quello della mia bisnonna marchigiana alla fine degli anni Ottanta. Ricordo quando, da bambino, una contadina (cioè la mia bisnonna), nata nel 1900, seguendo alla televisione l’agonia dell’Unione Sovietica attraverso i servizi della RAI, disse di Gorbačëv: “Però, è un bell’omo. Peccato per quella macchia sulla testa!”.

Una settimana dopo, il 16 novembre, ripercorriamo una parte remota ma significativa delle mie origini familiari. Il mio bisnonno paterno, infatti, era nato nei pressi di un piccolo villaggio in provincia di Lucca: Minucciano. Noi non possiamo spingerci sino a quel minuscolo paese arroccato tra le montagne. Tuttavia possiamo goderci la meravigliosa città di Lucca. Famosa per la grande fiera internazionale del fumetto, dell’animazione e dei giochi, la città regala un patrimonio storico straordinario: piccolo ma concentrato.

 

 Non ho resistito alla tentazione di una foto pittoresca a Lucca
 

Visitiamo il vecchio mercato e poi ci imbattiamo in un piccolo bar locale dove, insieme al Prosecco, gustiamo un po’ di sana vita locale: i clienti abituali raccontano della loro vita quotidiana a Lucca e noi, curiosi come siamo, assorbiamo le loro suggestioni. Pranziamo (benissimo) presso la Bottega dell’Oste, poi tentiamo invano di smaltire qualche caloria passeggiando intorno alle mura.

Il giro completo richiede circa un’ora ma non è affatto faticoso. Ormai è autunno, eppure le temperature restano sopra la media stagionale. Le sagome blu degli Appennini intorno a noi non presentano ancora chiazze bianche. La neve si farà ancora attendere, almeno per qualche giorno. Ignari del lungo ritardo che ci attende sulla via del ritorno, facciamo un’ultima tappa in pasticceria.

 

Il centro di Lucca visto dal sentiero che costeggia le mura cittadine
 

Sulla strada per la stazione ci imbattiamo in una signora anziana in carrozzina spinta dalla badante. Quando, a causa di una buca, la sua sedia traballa, la simpatica nonnina lascia partire una bestemmia con accento lucchese che, se già non la stanno aspettando, gli angeli hanno fatto finta di non sentire per non arrossire. Sarà l’ultima “delizia” dopo una via crucis tra le stazioni che ci separano da Firenze. Pare si sia guastato un passaggio a livello all’altezza di Empoli, così siamo costretti ad attendere. Diluvia, i passeggeri protestano, i controllori fingono che sia tutto normale.

In queste settimane i corsi d’acqua sono spesso in piena poiché le precipitazioni sono fin troppo abbondanti. Ma noi, nonostante gli oltre sessanta minuti di ritardo, trascorriamo il tempo realizzando e condividendo con gli amici video improbabili sui disservizi ferroviari.

Il 17 novembre l’Arno è in piena. Non avevo mai visto nulla di simile, un misto tra preoccupazione e fascino. Una forza romantica ed impetuosa scorre sotto ai ponti di Firenze, l’Arno corre e porta con sé tutto ciò che trova lungo gli argini. Assomiglia al mare, onde e mulinelli lo trasformano in un piccolo mæstrom cittadino. Passiamo da una parte all’altra della città consapevoli che, in caso di emergenza, potremmo persino rimanere tagliati fuori.

 

Lo spettacolo dell'Arno in piena
 

Fortunatamente, però, lo stato di emergenza non è ancora scattato e, almeno per stavolta, non scatterà. A Pisa, invece, il sindaco ha disposto di alzare gli argini, chiudere le scuole e i ponti maggiormente a rischio. Ma anche in questo caso, l’Arno si è dimostrato clemente.

Saluto Firenze la mattina del 19 novembre. La rivedrò soltanto all’inizio di dicembre poiché, tra pochi giorni, il mio straordinario lavoro mi condurrà (insieme a Nora) a Londra. L’ultima (e unica volta) in cui ho visitato la capitale britannica avevo sedici anni ed ero in gita scolastica. Ricordo solo una passeggiata di due ore nei pressi di Carnaby Street e un cuoco italiano che diceva di chiamarsi Fred e che voleva vendere fumo ai miei compagni di classe.

Ora, ovviamente, tutto è diverso. Anche se, tre anni fa, ero stato a Cambridge (pochi mesi prima del referendum sulla Brexit), percepisco di non essere più nel “continente”. Se, per Europa, si intende quel grande continente che va dai primi lembi del circolo polare artico, sino a lambire le coste del Mediterraneo, allora tutto cambia e mi sento davvero a casa. Se, viceversa, sono costretto a pensare all’Europa come un immenso e inutile “corpo” di trattati e sorrisi di circostanza, allora capisco che la Gran Bretagna è davvero altrove, lontana da Bruxelles, ma forse non così distante (anzi, assai vicina) a Parigi, Berlino o Milano.

Noi alloggiamo, a dispetto del prezzo economico, in uno dei quartieri più costosi ed eleganti di Londra: a Chelsea, più precisamente South Kensington. Siamo qui a nostre spese così, nonostante una proficua giornata di lavoro, abbiamo il tempo per goderci il week-end.

Il 28 novembre, dopo essere sbarcati a Gatwick (i treni dall’aeroporto sono cari e molto frequentati), raggiungiamo il nostro alloggio. Abbiamo dimenticato l’adattatore di corrente (altro chiaro segno che ci troviamo “all’estero”). Eppure ho l’intuizione di MacGyver: usiamo il cavo USB collegandolo alla televisione accesa. Il gioco è fatto, abbiamo risparmiato l’equivalente in sterline di circa venti euro.

Considerati i costi londinesi (non vedo molta differenza con la Norvegia), si tratta di una discreta somma che, tra l’altro, accresce la nostra autostima di umanisti buoni solo a pontificare sulla degenerazione culturale della società moderna.

 

Atmosfere (e architetture) che mi ricordano la "vecchia" Berlino
 

Nel pomeriggio passeggiamo sino alla Royal Academy passando attraverso Hyde Park. Piove (ma qui è normale). Siamo giunti fino al museo della Royal Academy perché voglio vedere il quadro di Füssli dove Thor combatte contro il serpente del Ragnarok (l’apocalisse nordica). È stato menzionato diverse volte nel corso dei miei studi e ora sono curioso di ammirarlo con calma, senza il filtro di uno schermo, seduto su un divanetto.

L’opera dell’artista svizzero è un paradosso: rappresenta un tema tratto dalle saghe nordiche eppure ogni personaggio sembra uscito dall’arte classica greca. I loro corpi, le loro fattezze, le loro pose. Thor non ha nulla dei tratti somatici di un “vichingo”. Anzi, assomiglia a un personaggio della mitologia greca, assai più simile a Laocoonte che ad una divinità nordica.

Eppure l’arte, forse anche in questo senso, unisce la verità all’immaginazione. E tutto diventa magico. Come il Natale che qui, anche rispetto a quello norvegese, ha un carattere proprio e diverso, così autoctono da sembrare una via di mezzo tra una storia di Dickens e un antico rito druidico a ridosso del solstizio. Dopo questa scorpacciata di cultura ci concediamo una birra al Chelsea Potter un pub ormai costoso nel quale, ci ricorda una targa, erano soliti ubriacarsi Jimi Hendrix e Mick Jagger (ma non è dato sapere se lo facessero prima o dopo essere diventati ricchi e famosi).

 

Abitazioni a due passi da "casa" nostra...

A cena, invece, complice una reunion tra alcune compagne del college di Nora, ci ritroviamo in un ottimo ristorante libanese. Al “banchetto dei ricordi” sono ammessi, loro malgrado, anche compagni e mariti i quali, per l’ennesima volta, sono costretti ad ascoltare la storia di quando le loro future compagne, ancora adolescenti, si ubriacavano di nascosto e tentavano di respingere le avances di compagni troppo arroganti. Intorno allo stesso tavolo siedono i “rappresentanti” di cinque paesi diversi: Italia, Giappone, Norvegia, Canada e Gran Bretagna. Se avessimo invitato il cuoco libanese avremmo potuto improvvisare il “Sei Nazioni”.

Il 29 novembre, mentre sono al convegno, al London Bridge viene ucciso un attentatore. Ci sono vittime poiché, prima di essere colpito mortalmente dagli agenti, l’uomo era riuscito a colpire diverse persone. Londra, purtroppo, è anche questo. In serata, invece, festeggiamo il nostro anniversario al Crobar, uno storico pub heavy metal. La birra è costosa, il locale è abbastanza piccolo, affollato ma ben frequentato.

Quando una coppia di tedeschi ci invita a sederci al loro tavolo, non esitiamo a condividere qualche ora insieme. Vivono in Baviera (ma non sono bavaresi), lui è arruolato nell’esercito mentre lei è dottoranda in architettura. Non ricordiamo i loro nomi ma, almeno non dimenticheremo la loro cordiale ospitalità.

Il 30 novembre dovremmo riuscire a goderci l’intera giornata a spasso per la City. Dico dovremmo, perché il mal di testa e i dolori cervicali mi perseguitano tutto il giorno. Nonostante tutto, però, visitiamo la cattedrale di Westminster, il Big Ben, la Tower of London, il Tower Bridge e, soprattutto, il pub più antico di Londra: il George Inn.

Qui si respira già l’atmosfera elettorale e sembra che la Brexit sia ormai definitivamente ed inevitabilmente certa. Dopodiché, ci spostiamo verso il Globe (il teatro che fu di Shakespeare), il Cyberdog e Camden. Quest’ultimo, ormai solo un lontano ricordo del quartiere punk, è diventato un luogo dove la gentrification e il turismo di massa hanno reso tutto inutilmente popolare.

 

Skyline londinese sul Tamigi
 

Non ho mai visto, lo giuro, la fila fuori dalla stazione della metropolitana. Eppure qui, per diversi minuti, mi viene la tentazione di andarmene a causa della confusione e del traffico. Fortunatamente, a pochi passi dalle vie di maggiore affollamento, troviamo un pub nel quale la Guinness e l’atmosfera natalizia ci riportano al mondo reale: il Camden Head.

 

 Questa foto del pub, oltre che riportarci a quella fantastica atmosfera natalizia, ci fa ripensare al nostro viaggio in California
 

Domani torneremo a Milano, dovremo alzarci alle cinque e sarà il primo giorno di dicembre. Forse questo sarà l’ultimo Natale “europeo” di Londra ma noi, abituati da sempre a superare i confini, proveremo ad accettarlo senza drammi. Come recita il titolo di un film del 2006: This is England.

Fabio

 

I migliori hashtag di novembre 2019

#daSandonatoaSandonato

#bardelsole

#sonounamappadiLucca

#luigiaMilano

#nettyearbackAmerica

#rockyIV

#stickytoffeepudding(finalmente)

#anniversario

#ilcontrollore(finto)vichingo

#itossicisultreno

#ilrattoalvideocitofono 

 

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