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Name: Il Caffè Orientale
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PERCHé "ORIENTALE"?

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, in occasione del decennale di questo sito, ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio...

Chi sono

Due parole per presentarmi...

I Diari di Viaggio

I "Diari di viaggio" sono forse il vero motivo per il quale il Caffè Orientale nacque nel 2007. Intorno ad esso, tuttavia, si raccolsero diversi intenti, dapprima divulgativi finalizzati alla conoscenza in rete dell'Europa centro-orientale e, successivamente, operativi. Il Caffè divenne, infatti, un partner digitale per l'organizzazione di eventi culturali. Oggi tutto è cambiato: la sua nuova natura di blog è un importante ritorno alle origini, ai viaggi che hanno ispirato tutto questo. Il Caffè è finalmente cresciuto, assumendo la forma che avrei sempre voluto dargli: un diario itinerante, attraverso i luoghi e la storia, per ricordare e capire come sono cambiato io così come il mondo intorno a me. Spero che le mie non saranno soltanto cronache personali ma anche un utile spaccato del tempo in cui vivo. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000.

RICERCA

2017

Il Caffè Orientale compie 10 anni (2007-2017). Aspettatevi di tutto...

2016

Dieci anni di viaggi e non sentirli...L'anno comincia in Norvegia e prosegue per qualche settimana in Italia. Poi si parte per una trasferta incredibile: Oslo-Cambridge-Oslo in 30 ore. A Pasqua si torna nelle Marche, poi Roma e Firenze per lavoro. La vita non si ferma, così tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, trascorro una settimana tra la Baviera ed il Brandeburgo. L'estate è lunga ma straordinaria: in giugno si raggiunge il picco della bellezza pura e genuina dei luoghi in Südtirol. Poi un'altra lunga vacanza alla conquista del "grande Nord": Bergen, Amburgo, Lubecca, Schwerin, ancora Berlino per poi tornare ad Oslo e proseguire verso Stoccolma dopo pochi giorni. Non mancano nemmeno piccole gite intorno al fiordo di Oslo nel mese di settembre, con un toccante ritorno a Macerata verso l'inizio dell'autunno. Poi la vita mi "tradisce": nuove drammatiche sfide mi costringono a rimanere fermo: ma imparo ad apprezzare ancora di più il luogo in cui vivo. Milano, la Brianza e la Lombardia (oltre ad una piccola "toccata e fuga piemontese") si delineano come luoghi da riscoprire: Stresa, il Lago Maggiore, il Lario, Como e i suoi dintorni ridanno la speranza di tornare a viaggiare con il cuore oltre l'ostacolo alpino: in volo su quei cieli che tante volte mi hanno portato in Germania e poi oltre, verso l'amata Scandinavia. Così finisce anche il 2016, in Brianza, con tutti i miei cari: il modo migliore per tornare a viaggiare, sognare e, soprattutto, vivere.

2015

Cominciamo con calma...I miei soggiorni norvegesi diventarono così lunghi e frequenti che, alla fine dell'anno, il conto era semplice: avevo trascorso più giorni in Norvegia che in Italia. A Pasqua, poi ancora a maggio e giugno. Ma, soprattutto, navigai attraverso i fiordi meridionali prendendo parte al mitico "Skandinavia Rundt". Non contento, riuscii finalmente a visitare Copenhagen alla fine di agosto. L'autunno norvegese fu straordinario, ricco di idee e nuove energie per il mio futuro umano e professionale. Ma sapevo, in un certo senso sentivo, che il 2016 sarebbe stato un anno intenso, pieno di viaggi e sfide importanti da cogliere.

2014

Non solo Scandinavia...Proprio mentre, inconsapevolmente, stavo per lasciare Berlino e la Germania, la mia "riscoperta" dell'Italia si accompagnava ad un crescente interesse per la Norvegia. Dopo un piccolo giro estivo nel mio amato nord-est, da Venezia a Trieste passando per Verona ed il lago di Garda, trascorsi quasi due mesi in Norvegia. Un ultimo autunno berlinese mi separava da quello che sarebbe stato il mio definitivo (inatteso ma risolutivo) ritorno in Brianza. Non mancò nemmeno un nuovo capitolo natalizio norvegese, il terzo. Da quel momento in avanti, la Norvegia non sarebbe più stata un semplice "diversivo".

2013

La rincorsa: un anno all'inseguimento...Il 2013 fu davvero incredibile: intenso ma ricco di soddisfazioni e speranze. La mia vita tra Berlino e la Norvegia era ormai una piacevole routine, ma ero riuscito a trovare il tempo per un fantastico ritorno a Trieste e, soprattutto, a Roma. Dopo quindici anni, infatti, grazie al lavoro, colsi l'occasione giusta per visitare nuovamente la "città eterna". Non fu facile capire che quel pomeriggio al Gianicolo sarebbe stato soltanto l'inizio di un'altra grande avventura. Ma era bello fermarsi, per un attimo, a pensare che quel tramonto capitolino sarebbe stato un dolce aperitivo...Durante l'estate feci persino in tempo a tornare nelle Marche, dopo due anni dalla scomparsa di mio nonno: poi mi "tuffai" ancora nelle acque dei fiordi, con destinazione Norvegia.

2012

Visioni scandinave: forse non lo sapevo...La bussola impazzì nuovamente, così dovetti seguirla fino a Nord. "Sbarcai" per la prima volta in Norvegia, conoscendo luoghi che, fino a quel momento, avevo solo immaginato: Oslo, Bergen, la regione di Hardanger, Stavanger e i fiordi della costa occidentale. Diventai un pendolare dell'aria, tra Berlino ed Oslo con qualche trasferta milanese ma senza dimenticare mai le mie terre d'origine...

2011

E quindi? Fu l'anno della svolta: decisi di trasferirmi a Berlino per seguire il mio destino. I miei viaggi diventarono semplice "pendolarismo" tra Berlino e Milano, finché, alla fine del 2011, non capii che la destinazione era ormai certa. Avevo lasciato l'Italia, forse per poco, forse per molto, forse per sempre. Non lo sapevo, non volevo nemmeno scoprirlo per non rovinarmi il gusto dell'avventura: fu così che, mese per mese, vissi uno degli anni più entusiasmanti della mia vita. Era la la "mia" storia, era il 2011, era un anno "mitico"...

2010

Verso una nuova vita...Così si rinasce a primavera, dopo un letargo invernale abbastanza pesante. Ad aprile ripartii alla volta di Berlino passando attraverso Verona e Norimberga. Riuscii persino a trascorrere una notte a Monaco prima di tornare a Milano. Ma l'estate non tardò ad arrivare così, dopo un antipasto in terra giuliana, ero pronto per una nuova avventura berlinese. Ma stavolta con uno straordinario intermezzo olandese: Utrecht! Trascorsi il mio primo (meraviglioso) autunno a Berlino per scrivere la tesi. Anche questo Natale fu "berlinese" e si rivelò come l'ultima tregua prima di una grande e faticosa battaglia.

2009

Oltre ogni limite...L'anno dei viaggio "ricominciò" in primavera: Pasqua in Friuli, a Gemona sui luoghi del terremoto del 1976 e due giorni meravigliosi a Pula (Pola) nell'Istria croata. In estate, nonostante una caviglia in pessime condizioni, tornai a Zagabria prima di lanciarmi alla scoperta di Sarajevo e Belgrado. Dopo una breve sosta a Budapest, tornai a Berlino. Da qui una nuova "rotta" baltica: Stettino - Danzica ed ancora Berlino. Ma la corsa non era ancora finita: Zurigo e, soprattutto, un matrimonio in Salento mi stavano aspettando alle porte dell'autunno e poi...il secondo "Natale a Berlino". Nonostante avessi avuto recenti problemi di salute, la voglia di rimettermi in marcia, verso una nuova vita, non era scomparsa: aggiunsi all'itinerario Lipsia, Rostock e Francoforte sul Meno...Effettivamente avevo superato ogni limite!

2008

Un anno senza freni...Iniziai a viaggiare in primavera, trascorrendo la Pasqua a Zagabria dopo aver risalito la Slovenia lungo la rotta ferroviaria della Transalpina. In maggio visitai Rijeka (Fiume) prima di lanciarmi nel viaggio estivo più lungo ed avvincente sino a questo momento: dal Baltico all'Adriatico. Partii da Milano alla volta di Vilnius per poi proseguire verso Riga, Tallinn, Helsinki e fare nuovamente ritorno a Riga prima di raggiungere, per la seconda volta, Berlino. Dopo qualche giorno di sosta (ed una rapida visita a Leer e Brema) ripartii verso le Dolomiti, tenendo il Trentino come "rampa di lancio" per l'ultimo acuto adriatico: ancora Slovenia, stavolta l'Istria e la magnifica Pirano. Poi venne dicembre...fu un mese straordinario. Dapprima "In viaggio con papà!" a Monaco di Baviera per il concerto dei Motörhead" e poi il primo "Natale a Berlino". Durante il soggiorno berlinese non mancarono nemmeno le gite: Amburgo e Dresda. Un mare di chilometri...

2007

L'anno che non ti aspetti: parti per visitare le Highlands scozzesi e ti ritrovi in Baviera passando per la prima volta attraverso la Polonia ed il Brandeburgo! Restano i ricordi di una Berlino molto diversa, all'epoca davvero economica ed ancora poco appesantita dalla "gentrification". Fu un itinerario insolito ma, in fondo, suggestivo: Glasgow, Inverness, Aberdeen, Edimburgo e poi via verso Varsavia, Berlino, Monaco di Baviera e...Monfalcone!

2006

Tutto cominciò così, con un viaggio in solitario senza una meta precisa. Solo un proposito: perdermi nella Mitteleuropa. Avevo fissato soltanto alcune coordinate: Praga, Budapest, una bozza di itinerario ed un periodo di percorrenza. Non servì molto altro per riempire due settimane con lo zaino in spalla, viaggiando a bordo di bus e treni. Solo alla fine del viaggio, guardando indietro, riuscii a ripercorrere la mia rotta: Lubiana, Salisburgo, Vienna, Praga, Brno, Budapest, Trieste e Monfalcone. Da quel momento in avanti, non smisi più di viaggiare e di scrivere i miei diari sul Caffè Orientale...

Luoghi visitati...

Sin dalla sua nascita, nel 2007, il Caffè Orientale è un "circo" culturale itinerante: si è spostato attraverso diverse regioni d'Italia e, soprattutto, numerosi paesi europei. Ma non importa quanti e quali siano i luoghi visitati durante questa ormai lunga esperienza: ciò che conta, nel viaggio come nella vita, è il movimento...

Regioni d'Italia

1 .   Lombardia
2 .   Friuli - Venezia Giulia
3 .   Trentino - Alto Adige
4 .   Veneto
5 .   Piemonte
6 .   Emilia - Romagna
7 .   Toscana
8 .   Marche
9 .   Lazio
10 .   Puglia

Europa

1 .   Slovenia
2 .   Austria
3 .   Repubblica Ceca
4 .   Ungheria
5 .   Polonia
6 .   Scozia
7 .   Germania
8 .   Croazia
9 .   Lituania
10 .   Lettonia
11 .   Estonia
12 .   Finlandia
13 .   Bosnia-Erzegovina
14 .   Serbia
15 .   Svizzera
16 .   Olanda
17 .   Norvegia
18 .   Danimarca
19 .   Svezia
20 .   Inghilterra
21 .   Islanda

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Pasqua 2009 (Aprile 2009) - Venezia Giulia, Istria e Friuli

postato da blog.ilcaffeorientale.com [01/04/2014 11:58]
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Pasqua 2009 (Aprile 2009) - Venezia Giulia, Istria e Friuli

Mercoledì 8 aprile, 15,05 - Puntuale, stranamente, quasi chirurgico: così si presenta l'Eurostar che mi riporterà, dopo molti mesi a Monfalcone. Stavolta, a dispetto di quanto avviene in occasione delle "trasferte brevi" non ho programmato alcun tipo di meta "esotica" né, di conseguenza, ho provveduto a prenotare un alloggio.
Ma nella mia mente "insana" ed "imprevedibile" rimbalza un pensiero insistente ed accattivante: Si chiama Pola (Pula) e vive in Croazia.

Ore 15,35 -
La compagnia a bordo del treno è particolarmente noiosa, anche perché sono collocato in uno di quei "meravigliosi" posti a due (che amo definire "duetto" ma senza capotte, sedili in pelle e cerchi in lega) dove il finestrino è fruibile soltanto a metà. Fortunatamente la colonna sonora (l'ottimo dark/EBM dei Tristesse de la Lune) è all'altezza della situazione e le stazioni scorrono via rapidamente.

Ore 17,20 -
Solito, mitico, insostituibile interregionale in partenza da Mestre e diretto a Trieste: la consueta "ora e mezza" per raggiungere Monfalcone scorre magicamente tra le pagine vivaci e divertenti de "Trieste sottosopra" un avvincente "libello" (nemmeno un centinaio di pagine) scritto da Mauro Covacich: un triestino vero che racconta la sua (nostra) città lontano dagli stereotipi e vicino (anzi "incollato") ai triestini ed alla loro "triestinità".

Ore 20,00 -
Monfalcone, la nonna, la bisnonna, lo zio e gli amici. Tutto dovrebbe rimanere così per sempre!

Ore 21,30 -
Dal momento che, nonostante un'amicizia di parecchi anni, Nino e Davide (due carissimi amici verso i quali la mia stima ed il mio affetto mi consentono di non prendere le difese di nessuno), sono "in rotta", mi vedo costretto ad adeguarmi alla circostanza.

Alle nove e mezza saluto Nino al pub, almeno per sapere meglio cosa sia accaduto e per sottolineare (a tutti) che amo ascoltare le ragioni di ciascuno e, soprattutto, per bocca dei diretti interessati.
Così, alle dieci e mezza (benché mi sia sforzato di "sdoppiarmi" senza riuscirci), mi sposto verso un altro bar dove mi attende Davide.

Tra un brindisi e l'altro scorrono "ore liete" che non sono mai sprecate se servono per ascoltare un amico e provare ad aiutarlo, almeno per quanto sia possibile attraverso la "parola". Durante serate come questa le "ore liete" si trasformano in "ore piccole" fino alle due di notte e diventano "minuscole" dalle due in poi.

Per fare in modo, infine, che tali ore non si rendano "odiose" il giorno successivo esiste un rimedio "digestivo" straordinario: mezzo litro di globalizzazione, o se volete una Coca Cola.

Giovedì 9 aprile 2009, ore 3,30 - Saluto Davide senza sapere ancora cosa farò tra poche ore, quando il sole splenderà già sulle terre giuliane. Trieste? Pola? Mah...

Ore 9,30 - Il metodo "ore liete" funziona, mi sveglio fresco come una rosa, in forma ma senza rinunce...sembra quasi la pubblicità dello Slim Fast quando Marisa Laurito ne sponsorizzava l'acquisto...anche se devo ammettere che da bambino avevo un debole per il "Bogumil" e le "creme sciogli-pancia alle alghe".

Caffè, biscotti, una chiacchierata con la Nives (la bisnonna austro - ungarica prossima alle novantacinque primavere) ed un primo, nobile, proposito: raggiungere Trieste ed esplorare quanto mi viene suggerito dalla guida turistica. Nooooo, colui che "più d'ogn'altro si vanta di conoscer le terre di Nord-est" si affida ai consigli di una guida turistica?

Ebbene sì, perché se qualcuno ha già visitato quei posti, occorre l'umiltà di ammettere che magari, pur essendovi nato, non ho mai avuto occasione di visitarli, o forse ero troppo piccolo per ricordarli oppure, semplicemente...conoscevo meglio le osterie dei musei triestini!

Ore 10,30 - Parto a bordo del regionale Monfalcone - Trieste: scelgo appositamente il posto sul lato destro, così da godermi il meraviglioso panorama costiero. Ogni volta è un'emozione unica...tranne stavolta! Perché un'antipatica coltre di umidità, mista ad una particolare concentrazione di "nuvole basse" impedisce alla mia vista di gustare la bellezza del Golfo!

Ore 11,00 - Trieste. Potrei fare come accade spesso quando vi faccio ritorno. Esco dalla stazione, attraverso la strada e mi dirigo con immensa gioia verso il Molo Audace. Così, lasciandomi alle spalle Piazza dell'Unità (a mio giudizio una delle piazze più belle ed ariose d'Italia), passeggio fino all'estremità del molo, mi siedo sul bordo e metto le gambe "a penzoloni" sospese sopra l'Adriatico.

Qui penso, a quanto ho vissuto, viaggiato, creato e sognato finora e, soprattutto, a ciò che ancora manca: un'infinità, una vera infinità di progetti, idee, chilometri, esperienze ed incontri dei quali, come in passato, Trieste sarà la molla propulsiva, lo stimolo emotivo, il "porto sicuro" nel quale approdare in caso di burrasca.

Per i triestini il Molo audace è un "cordone ombelicale" che li collega al mare nel corso di tutta la loro vita: perché Trieste è nata "per il mare" e proprio grazie ad esso è cresciuta e si è sviluppata. Tuttavia, stavolta, smentisco la mia personale "catarsi contemplativa", viro verso la stazione delle corriere e consulto l'orario dei bus diretti in Slovenia e Croazia.

Ci sarebbe un autobus diretto a Pola alle 14,00. Ci penso e metabolizzo, nel frattempo inizio una nuova esplorazione cittadina. Mi aggiro nei pressi di Roiano, via Udine per la precisione, esattamente dove è nata la "Nives": qui un piccione grassissimo mi osserva con sospetto.

Credo sia uno di quei piccioni vecchi (veci), nemmeno "anziani" come buona educazione vorrebbe si definissero gli "esseri umani in età avanzata". No, questo è proprio un "vecio", perché è diffidente, malfidato, quasi invidioso del mio passo lesto.

Certamente si tratta di uno di quei piccioni che si lamentano del baccano notturno, che gridano contro i "cocai" (i gabbiani) che pescano, si accoppiano e sfidano il cielo azzurro volteggiando con grazia dal mare alle alture carsiche. Basta far casin! Qua xè picioni che g'ha de dormir! Cocai de m...a!

Girovagando raggiungo (o almeno vorrei farlo con uno scopo preciso) piazza Oberdan, dove si trova il Museo del Risorgimento (non a caso, visto a chi è dedicata la piazza). Chiedo informazioni a riguardo, ma siccome nemmeno i vigili urbani sanno essere precisi, preferisco ripiegare sulla vicinissima Piazza Vittorio Veneto dove posso visitare il Museo Postale della Mitteleuropa.

Ore 12,30 - Il museo si trova all'interno del meraviglioso palazzo delle poste di Trieste, la cui facciata è attualmente in ricostruzione. Lo spazio espositivo non è molto ampio, ma la collezione è davvero fitta di particolarità e cimeli del "tempo che fu". Qui si rivivono davvero le vecchie atmosfere austro - ungariche: francobolli, attrezzature belliche, lettere, memorie, testimonianze eclettiche ed irripetibili di quello straordinario "meltin' pot" slavo - austro - tedesco - italico che ancora oggi (a dispetto della mutata geopolitica) non si stanca di esprimersi in molteplici idiomi linguistici e culturali.

Dopo aver completato il breve giro della mostra, mi soffermo davanti alla ricostruzione di una simpatica scena quotidiana: con fantozziana ingenuità mi verrebbe persino voglia di domandare informazioni a quei due manichini tanto diligenti! "- Ehm, mi scusi, sa mica niente della lettera d'auguri che ci ho mandato all'Imperatore Francesco Giuseppe?" "- Ma se ne vadi, Fantocci!" Ed il collega: "Fantocci?! Ah, ah, ah (grasse risate austro - ungariche)"

Prima di uscire chiedo informazioni ad una signora molto gentile che lavora presso la reception del museo: mi regala persino l'ultima copia del libro dedicato alla permanente e mi fornisce alcuni contatti utili per segnalare il Caffè orientale ai responsabili del museo. Credo che a questo punto sia giunto il momento di assecondare la fame.
La soluzione? Mitteleuropea, ovviamente, così mi accomodo nella bellissima birreria Forst.

Conosco bene il posto e le squisitezze che offre, perciò la brevissima riflessione che mi separa dall'improvvisata trasferta istriana si conclude tra i profumi di hamburger, patate fritte, insalata, salsa verde e birra chiara.

Ore 14,00 - Mi ritrovo beatamente in compagnia della mia sana incoscienza e decidiamo di partire insieme per Pola (Pula), straordinaria perla dell'Istria croata. L'estate scorsa, dopo aver completato il lunghissimo percorso dal Baltico all'Adriatico, mi ero spinto fino a Pirano (Piran), un lembo istriano in terra slovena.

Ma siccome non amo lasciare i miei propositi incompiuti, capisco che è il momento di proseguire la scoperta di quella terra tanto affascinante, affrontando le tre ore di autobus che la separano da Trieste. L'i-pod, proprio lui che l'anno scorso (ponte del primo maggio) era caduto vittima di un "attacco frontale" ed era rimasto ferito, è ancora in "prima linea".

Sebbene il display sia spaccato a metà, da allora non ha mai smesso di trasmettere musica, senza tregua, con incessante passione e canzoni sempre nuove con le quali deliziare il mio apparato uditivo (e non solo, perché la buona musica influenza positivamente ogni parte del corpo).

Credo che rimarrò a Pola solo per stanotte (e chiaramente non so ancora dove alloggerò) e nel frattempo mi godo quel fantastico panorama istriano. Le ruspe ribaltano il terreno rosso, rosso come un'enorme distesa di campi da tennis in terra battuta: si muovono come dinosauri di lamiera, con i loro colli lunghi si ergono lungo i bordi della strada, sollevando la polvere con poderosi colpi di coda intrisi di nafta.

Dietro di me c'è una coppia di ragazzi inglesi molto simpatici. Anzi, lui è molto simpatico, capelli lunghi, barba, camicia sbottonata e occhi vispi...un "tamarro", insomma! Lei è "smorta" sonnecchia, riposa finché non raggiungiamo il confine sloveno - croato. Consueto controllo della polizia slovena e successivo sopralluogo prima di entrare in terra croata.

Ore 17,00 - Puntualissimo "approdo" a Pola: appena scendo dall'autobus un'anziana con i baffi mi domanda se ho bisogno di un alloggio. Non ci penso nemmeno, soprattutto perché quel paio di baffi è davvero inquietante!
Mi fido ciecamente della "mitica" Lonely Planet (anno 2006, ossia il mio primo viaggio in "terra d'Oriente"), la quale segnala due alberghi. Tra questi mi lascio catturare dal nome: Hotel "La Scaletta".

Mi dirigo immediatamente verso quell'albergo ed il primo impatto è già molto incoraggiante. Si trova a due passi dalla stazione degli autobus e dal centro cittadino, a poche centinaia di metri dalla famosa arena. Alla reception c'è un ragazzo molto simpatico che mi consegna le chiavi della stanza, è la numero tre e si trova al primo piano.

Il prezzo è molto conveniente (l'equivalente di euro 55,00 a notte con colazione inclusa).  Inoltre la connessione a internet è gratuita! Altra interessante particolarità (che il sottoscritto non può ignorare) è la musica in sottofondo: la radio trasmette pop e rock ventiquattro ore su ventiquattro a volumi sfumati e con ottimo gusto.

Ore 18,00 - Dopo una doccia sono pronto (o quasi) per lanciarmi alla scoperta di Pola. Dico "quasi" perché rimarrebbe un problema da risolvere: domattina le uniche corriere per Trieste (non essendo ancora il periodo estivo) partono alle cinque, alle sei e alle sette di mattina! Sarebbe uno spreco enorme, dovrei persino rinunciare alla colazione e non riuscirei nemmeno a godermi la serata!

Ragiono: potrei prendere il treno! Così raggiungo la "stazioncina" ferroviaria. Lo ammetto, è molto graziosa: due binari, una minuscola sala d'aspetto, un sole crepuscolare che lambisce i binari ed una bellissima vista sul mare...ma non è utile al mio scopo! Dopo aver dato un'occhiata ai collegamenti capisco che è meglio abbandonare l'ipotesi "treno" (o "vlak").

A questo punto in cuffia vanno i Gogol Bordello, che mi aiutano a riflettere mentre mi avvicino all'arena. Già, l'arena di Pola. Il mio primissimo ricordo di quel luogo è il Festivalbar: chi è nato nella prima metà degli anni Ottanta (io sono un 83, "classe de fero"!) ricorderà certamente che la "finalissima" della manifestazione canora - televisiva si teneva spesso nella splendida cornice dell'Arena di Pola.

Così ripenso a quando, da pre - adolescente, invidiavo quei giovani immersi nella "calca sudata" del Festival, quando le estati erano ancora del "Blasco", quando i "tormentoni" estivi si canticchiavano tra un Maxibon in spiaggia e una partita di beach volley...peraltro sport sempre odiato in quanto totalmente inadatto alle mie doti agonistiche...E dunque, son lì...ma quando partirò?

 

L'arena di Pola, costruita tra il 2 a. C. e il 14 d. C.
 

Ore 19,00 - Potrei trovarmi sulla via di Damasco poiché costeggiando il lungomare vengo folgorato da una visione: una luce, un bagliore...un manifesto di un concerto! Il concerto dei Laibach che suoneranno domani sera qui a Pola! Da qualche anno stavo "inseguendo" la band con una curiosità musicale insistente.

Per due buoni motivi: in Italia fatico a trovare i dischi (l'unico che ho è "Volk" acquistato a Rijeka, l'anno scorso) ed essendo sloveni molto noti al pubblico nord-europeo mi pare che in Italia non abbiano grandissima notorietà. Eppure sono un gruppo "industrial" geniale. Beh, ora la soluzione al "busillis" è palese, oserei dire "lapalissiana".

Prenoto un'altra notte in albergo...ma posticipo il problema della partenza: sabato mattina dovrò comunque ripartire all'alba! O forse no? Non importa, adesso le priorità sono due: cena e svago notturno!

Ore 20,00 - Sono in un pub - osteria, "Orfej". Mi godo una meravigliosa "Karlovacko" (birra chiara croata) ed una cotoletta con patate ed insalata. Il locale è semivuoto: due amici davanti ad una birra ed un gruppo di sessantenni che sopraggiungono poco dopo.

La cameriera è molto gentile, sorridente ed anche di gradevole aspetto. Mentre gusto l'impanata, arriva un anziano: per quelle poche parole slave che conosco, capisco che fa parte della compagnia più numerosa, tanto che viene accolto più o meno così: "Muli, xè rivà il vecio!" (la traduzione dal croato al bisiaco dovrebbe essere circa questa!) Per quanto mi riguarda concludo il pasto con caffè espresso e slivovic...

 

Ore 20,45 - Torno in camera per cambiarmi, un rapido "blitz" su Facebook, una "occhiatina" alla posta e sono pronto per "tuffarmi" nella "movida" di Pola. Il centro storico pullula di "bellezze croate": corpi snelli, asciutti con lunghi capelli castani che calano lungo la schiena. Ovviamente non tutte le donne croate sono così!

Se esistessero "razze perfette" probabilmente oggi anziché qualche miliardo di persone, nel mondo ci sarebbero "quattro gatti" (magari biondi, alti, con gli occhi azzurri e di pura specie felino - ariana). Passeggio tra le vie con la digitale, fotografando scorci di una splendida luna piena e nel frattempo osservo l'interno dei locali per capire dove trascorrere meglio la serata.

Vengo respinto da un pub poiché è in corso una festa privata, non riesco a trovare il club "Uljanik" in cui si dovrebbe svolgere una festa universitaria (eh, eh!), insomma...Come passo la serata?  L'atmosfera è tranquilla, serena, ancora molto lontana dalle gazzarre estive che trasformeranno Pola in una vivacissima e spensierata terrazza adriatica. Chiedo informazioni: alcuni metallari mi segnalano un rock pub.

Considerato che sono già le dieci e mezza, ne approfitto per una birra. All'interno il locale è affollato e, siccome stasera "paghi una Carlsberg e ne ricevi due", non disdegno. All'interno scorre un dvd dei Rage against the Machine in concerto: mi rilasso, osservando due amiche che chiacchierano animatamente e fumando una sigaretta dietro l'altra. Il locale è abbastanza affollato, c'è persino il tavolo da biliardo.

Ma stasera ho sonno, sono stanco, preferisco finire la birra e fare una passeggiata nella fresca serata istriana con ottima musica nell'i-pod. Inoltre resta da capire come affrontare il ritorno che, sebbene posticipato, prevede qualche motivo di lamentela da parte del mio alter-ego meno dinamico.

Rientro in albergo, in sottofondo ancora musica. Questo posto è gioviale, dopo le 18,30 la reception si trasferisce presso il ristorante accanto (che appartiene all'hotel) lasciando la saletta d'accoglienza a disposizione degli ospiti, con tanto di connessione a internet, radio e una discreta illuminazione.

"Domani...", come si diceva in "Via col vento", ma come potrebbe tranquillamente ricordare un portinaio qualsiasi di Viale Ungheria a Milano, "...è un altro giorno!"

Venerdì 10 aprile 2009, ore 8,30 - Sveglia, doccia e colazione: la serena tranquillità balcanica mi regala un attimo di intenso godimento vacanziero! Il prosciutto è ottimo, il profumo di pane tostato si mischia all'aroma del caffè e la solita radio allieta il lauto pasto mattutino. Semplice, essenziale, gustoso!

Intanto ho trovato anche la "soluzione - ritorno". Prima di dedicarmi allo shopping, torno alla stazione delle corriere ed acquisto un biglietto Pula - Rijeka (Fiume). Domani, quindi, partirò alle 9,30 diretto a Fiume, dove cambierò due ore dopo per raggiungere Trieste. Ora posso dedicarmi agli acquisti!

 

La prima tappa è un quartiere periferico, dove gli alti palazzi del periodo jugoslavo campeggiano nei pressi degli svincoli stradali: muri scrostati, panni stesi, antenne paraboliche arrugginite, piastrelle sbeccate. Insomma, trovarsi qui, a Cimiano (Milano), o in qualsiasi altro quartiere metropolitano periferico, elimina ogni pretesa di "esotismo", almeno in Europa, dal momento che in altre parti del pianeta la povertà e la miseria conoscono scenari di gran lunga più drammatici.

Risalgo i vicoli della città vecchia, sotto ad un meraviglioso cielo azzurro, la quotidianità di Pola si consuma tra le compere alimentari pasquali: uova di cioccolato, carne, frutta e dolci squisiti. Raggiungo il centro oltrepassando l'arena e prima di calarmi tra i negozi, vengo sedotto dall'intenzione di una gita in barca.

Un uomo mi spiega in perfetto italiano che l'escursione è possibile solo per le comitive. Nema problema! L'idea resterà appetibile per una prossima trasferta estiva: magari potrò unirmi al classico gruppo di giapponesi e spacciarmi per una sorta di "Cicerone".

Ore 11,00 - Compro una maglia ed una borsa a tracolla ricca di tasche e cerniere. Un altro mio piccolo vizio itinerante: cercare abbigliamento originale e borse funzionali. Tra i vicoli (che quasi ricordano la Liguria), mi imbatto in una piccola galleria d'arte. La responsabile dell'esposizione è una signora sulla sessantina che preferisce l'italiano all'inglese.

Dopo aver esaminato con cura ogni singola stampa (perché di stampe si tratta), ne scelgo una che possa essere arrotolata e trasportata senza troppo ingombro. Si tratta di un "pensiero" più che di un regalo per un caro amico artista che presto rivedrò a Milano.

Già Milano...ho capito che per me le città sono donne affascinanti da amare e da scoprire. Finora ne ho conosciute moltissime (di città, si intende...) e tra queste alcune meritano almeno una "menzione speciale". Trieste, la amo come una madre, verso di lei nutro un vincolo familiare, sanguineo: Trieste mi rassicura, mi rasserena anche quando la nostalgia della sua lontananza morde il mio cuore.

Trieste è l'approdo emotivo presso il quale non mi stanco mai di attraccare quando la tempesta mette a repentaglio la mia navigazione. Berlino è l'amante giovanile, la passione, l'avventura, l'ardore che precede l'età matura, la spensieratezza degli anni migliori che si divagano tra arte, letteratura e divertimenti notturni. È la metropoli a "sconfinato respiro" dove ogni cosa è possibile in quanto "berlinese".

Milano, infine, è amica e complice. Asseconda i miei progetti, mi ascolta nei momenti di difficoltà, mi aiuta a realizzare i sogni perché non mi impedisce di "guardare altrove", ma anzi mi sollecita a costruire qui i mezzi per raggiungere, un domani, le mete più ambite. Milano per me è studio, lavoro, ma anche amicizie e creatività, svago nel week-end e fucina culturale tra gallerie d'arte, caffè e librerie.

Così, tra queste amene riflessioni personali sopraggiunge l'ora di pranzo. Mi affido, ancora una volta, all'eccellente "Cercacibo" ed è un nuovo, grande, successo.

Ore 12,30 - Karlovacko e fritto misto di mare: un enorme piatto ovale contenente calamari, polpi, gamberetti, scampi, patate fritte, insalata e pomodori freschi. Tutto accompagnato da ottimo pane affettato. Intorno a me una allegra squadra di calcio tedesca.

Sono bambini e mi piacerebbe capire perché, tra tutti i "responsabili" del gruppo solo uno sia costretto a vigilare, mentre gli altri si godono la Karlovacko. Chissà se tra uno di questi giovani virgulti (che peraltro ordinano la pizza!) c'è qualche talento promettente?

Certo, se dietro a quelle invidiabili tute dell'Adidas (nero, bianco e verde scuro con le proverbiali tre strisce), si nasconde qualche piccolo campione, potrò rivederlo tra qualche anno...ma vai a riconoscerlo! Espresso e via, torno in albergo perché talvolta (anche se a molti sembrerà impossibile), anche il sottoscritto ha bisogno di riposare!

Ore 14,00 - Ah, ah! In camera c'è anche Sky Calcio! Sebbene provi a dormire, non riesco tuttavia a crollare tra le braccia del celeberrimo Morfeo e ad un tratto, proprio quando potrei sprofondare nel sonno...vengo prepotentemente colpito da un rigurgito baltico: il tormentone Bon Jovi di "Livin' on a prayer" che scorre tra i video di MTV!

Ore 16,30 - Sono abbastanza riposato, ne approfitto per gustarmi un caffè sul balconcino adiacente la "scaletta" dell'albergo (da cui ovviamente prende il nome) e chiacchiero allegramente con il ragazzo della reception. È un giovane poco più che ventenne, di origine bavarese (e quindi di nazionalità tedesca) che ha concluso da poco il servizio militare.

Si parla di attualità, svaghi e passioni, in inglese, anche se talvolta ne approfitto per migliorare il mio precario tedesco da conversazione. È il vero miracolo eclettico e multiculturale di queste zone, dove è ancora possibile "concedersi il lusso" di scegliere in quale lingua dialogare.

Comincio a pensare (anzi ne sono convinto) che la Mitteleuropa non abbia assolutamente bisogno di confini ben definiti (specialmente geopolitici) entro i quali limitarsi. Essa continua, invece, ad esistere e svilupparsi tra Occidente ed Oriente, scritti con la maiuscola perché sono così enormi (geograficamente e culturalmente) da meritare almeno il rispetto di un "nome proprio".

 

L'accogliente centro storico di Pola (Pula)
 

Ore 17,00 - Sto salendo l'erta scoscesa irta di gradini che conduce al castello di Pola. Da quassù si ammira un panorama mozzafiato mentre all'interno del castello hanno allestito una piccola mostra dove sono conservati alcuni reperti della marina militare austro - ungarica e jugoslava oltre a qualche pezzo d'artiglieria.

Adagiata tra gli alberi, gongola sorniona un'imbarcazione, chiamata "Luigi" ed è ovvio pensare al caro amico monfalconese che, pur non essendo una barca si chiama anch'egli Luigi! D'improvviso si risveglia in me un timore infantile del quale devo ringraziare la fobia materna: le vipere!

Si sa che sulle alture, specialmente quelle ricche di pietre e zone incolte esposte alla luce del sole, potrebbero spuntare alcuni graziosi rettili molto meno innocui delle lucertole. Ma esperienza insegna che le vipere, spesso hanno molta più paura degli uomini, attaccano solo se si sentono aggredite e, pertanto, quando percepiscono vibrazioni di passi, scappano rintanandosi.

Ore 18,30 - Vento caldo e bandiere che garriscono, sullo sfondo la meravigliosa cornice azzurra del cielo istriano. Da qui l'Adriatico è ancora più affascinante. Così, mentre scendo nuovamente in paese, decido di "testare" anche il ristorante dell'albergo. Doccia, cena e poi concerto. Anzi, sono convinto di aver trovato il locale dove si terrà lo spettacolo: Uljanik club, in pieno centro e a dieci minuti dall'albergo. Facile no? Così è se vi pare...

Ore 19,00 - Servizio impeccabile, ambiente pulito, ben curato ed un risotto ai frutti di mare squisito. Essendo uno "specialista" di risotti (che amo cucinare in svariati modi) posso dirvi che è eccellente. Si conclude con "insalatina" di contorno ed un incredibile semifreddo di caramello, panna e amarena. Ora mi attende solo il concerto!

Ore 20,30 - Sono in largo anticipo, sta calando il buio ed io, convinto della mia strada, marcio fiero (e gasato) verso il locale nel quale si dovrebbe svolgere il concerto. Quasi mi "pavoneggio" con l'atteggiamento di chi sembra essere autoctono ed esperto della "vita notturna" del luogo.

Entro nel club ma c'è ancora poca gente. Guardo i manifesti ma del concerto dei Laibach non c'è nemmeno l'ombra. Anzi! C'è la locandina di ieri che riportava l'appuntamento con la festa universitaria! Ecco dove si trovava la festa...e pensare che ci ero pure passato senza saperlo!

Chiedo informazioni e mi dicono che l'area del concerto è nella zona Uljanik (ossia il porto e i suoi cantieri) ma dalla parte opposta dell'area industriale. Aaaaaaargh! Il primo informatore mi indica la via: mi intrufolo in una selva buia di condomini che costeggiano la strada principale, ad un certo punto mi imbatto in una via chiusa.

Scendo dalle gradinate e mi ritrovo in prossimità della strada ad alto scorrimento. Chiedo ancora informazioni ad alcune persone ferme ad un baracchino: sono gentili ma non sanno nulla. Torno indietro, attanagliato dal dubbio, chiedo ancora direttive al club, stavolta al "buttafuori".

Da quanto mi spiega il posto si trova a circa cinque chilometri da lì. Riprendo la marcia, senza capire che sto andando dalla parte opposta! Altri venti minuti di cammino, sono le nove e mezza. Mi fermo ad un benzinaio, lì ci sono due ragazze che chiacchierano, sono "dark" perciò quasi sicuramente andranno al concerto dei Laibach.

Bingo! Nonostante siano molto diffidenti, mi indicano la strada corretta (ma una delle due, pur dicendomi che deve andare proprio lì, non mi offre un passaggio. nda). Mi fa notare che, comunque, il percorso è molto lungo! Chi se ne frega! Ci tengo a precisare che (non scherzo) solo stasera ho già coperto una decina di chilometri (praticamente la Stramilano dilettantistica), quindi non sarà la distanza a fermarmi...ormai...forse...

 

Ore 21,30 - Le indicazioni delle due tipe sono precise, a tal punto che mi ritrovo sulla stessa via che avevo intrapreso mezz'ora fa giungendo all'altezza del baracchino! Noto tre sagome (nel frattempo i Rammstein vanno in cuffia) delle quali una è indiscutibilmente quella di un metallaro.

Il gigante capellone è in compagnia di un amico e di una che potrebbe (dovrebbe, sempre e comunque al condizionale) essere la sua "morosa". Mi dicono che anche loro stanno andando al concerto dei Laibach e che se voglio possiamo proseguire insieme.

Scambiamo qualche parola (ovviamente in inglese), ma la compagnia non mi sembra molto esaltante. Mi fanno notare (e credo siano solo gli ultimi di un'infinita serie) che è praticamente impossibile trovare italiani in grado di comunicare nella lingua inglese.

A questo punto alcune domande sorgono spontanee: ma viaggiano solo gli analfabeti? Cosa diavolo credono di farci imparare a scuola? Lo vogliamo capire, una volta per tutte che dopo la seconda guerra mondiale l'inglese (l'americano?) è diventato un "jolly" utile per cavarsi fuori dai guai in una miriade di circostanze? Ekkekkazzo!!! (antica espressione kirghisa per indicare il compimento di uno sfogo emotivo).

Intanto si cammina, la periferia si avvicina ed il centro si allontana. La serata è fresca, mi ritrovo in un comprensorio di edifici condominiali che potrebbero tranquillamente essere paragonabili alla provincia brianzola.  Finalmente raggiungiamo il centro sportivo dove si terrà il concerto. I Laibach attaccheranno a mezzanotte circa, nel frattempo osservo con curiosità il pubblico ed i vari gruppi di spalla.

Il primo che ricordo suona una specie di folk-rock che scatena l'istinto ballerino di due ragazze già brille, il secondo è un duo (chitarra-batteria/voce) che alterna intermezzi punk-rock a riffs stoner. Il terzo non lo ricordo nemmeno, non perché fossi ubriaco (serata giudiziosa: una birra e tanta, tanta Coca Cola) ma semplicemente perché credo fosse pietoso.

Ore 23,00 - Penso di aver sperimentato quella che Kant chiamava "insocievole socievolezza" dell'uomo: il "trio delle meraviglie" che mi ha accompagnato fino lì, non mi consente (stranamente in base ai miei consueti incontri itineranti) di proseguire una forma di dialogo che vada oltre il primo brindisi.

Anziché usufruire di una simpatia più fastidiosa di un piede di porco arrugginito incastrato nel fondoschiena, preferisco "godermi" in solitudine il pre-concerto. Ad un tratto si allargano le transenne e si crea una struttura triangolare all'interno della quale si esibisce un soggetto molto particolare.

Pare sia anche famoso, non solo in Croazia, ma anche nel resto del mondo ma...non lo riconosco! Chi è? Insomma, con una chitarra distorta, una maglia bianca del "Che" ed una "scucchia" che farebbe invidia persino al mento di Fabio Capello, incomincia lo show. Urla, grida, suda digrigna mentre due accordi si trasformano (neanche troppo magicamente, anzi...) in dieci, poi venti ed infine trenta minuti di performance.

Dal poco croato che capisco parla di "democrazia", "globalizzazione", eccetera...Dal "piglio" che ha, sembra ironico, infatti la gente ride, ma molti (soprattutto le "girlz" che attendono i Laibach) sembrano non apprezzare.

Ore 00.00 - Ma veniamo ai Laibach...ah ah! La prima parte del concerto è dedicata a "Volk" quel meraviglioso concept culturale che rielabora gli inni dei principali paesi del mondo, ripercorrendone la storia nazionale. Sui maxischermi scorrono immagini e filmati che fanno riferimento a ciascuna nazione, la lista dei paesi salta la canzone dedicata all'Italia (anche se non voglio essere malizioso).

Perché? Vero che onestamente è una delle tracce meno riuscite dell'album ma stiamo a vedere che succede: beh, almeno altre due nazioni vengono escluse dal computo, forse si può definire una "scelta tecnica" anche se noi restiamo i "campioni del mondo"!

Sabato 11 aprile 2009, ore 00.45 - Tanz mit Laibach! Così si scatena l'inferno e si inizia a ballare al ritmo incalzante dell'industrial. Il pubblico si eccita, le ragazze (ovviamente) cominciano a ballare ed il sottoscritto (che non vuole affatto venire meno alla tradizione partecipativa che lo caratterizza) si tuffa nel mare danzante.

I Laibach concedono un'ora concentrata ed esplosiva, con pochi intermezzi e cambi di velocità frequenti. L'ora vola via come il suono campionato degli effetti al mixer, così mi ritrovo davanti al bivio: mantenere qualche kuna per non prelevare ancora domani (tanto sarò a Rijeka e troverò sicuramente il negozio che conosco dove hanno tutti i dischi dei Laibach), oppure acquistare subito il disco sul quale si è basata la seconda parte del concerto?

Acquisto "Wat", contenente (guarda caso "Tanz mit Laibach"). No, non posso mai andarmene da un concerto senza un trofeo, un ricordo o una "perla" da conservare.

Ore 2,00 - Dovrei tornare in albergo. Come? Ma soprattutto "dove", in quale direzione? Nema problema! Il parcheggio si svuota rapidamente, siccome ho già capito che gli autoctoni sono abbastanza diffidenti, mi fido del mio istinto. Fiuto la strada come un cane da tartufo (nella speranza di non confondere il tartufo con la puzza di chi ha sudato durante il concerto) e vado alla ricerca dei punti di riferimento individuati all'andata.

Avrei potuto fare come Pollicino lasciando briciole (o caccole) lungo il percorso, ma le mie intuizioni non mi tradiscono e vado a ritroso, come i titoli di coda del concerto dei Laibach. Sono talmente esaltato che sulla via del ritorno vorrei correre, ma data l'alta presenza di poliziotti, non voglio essere scambiato per un delinquente, un drogato o un ubriacone.

Eppure, quando dall'i-pod spunta "Burning Heart" di Survivor (colonna sonora del mitico Rocky), è già tanto che non mi metta a gridare "Adrianaaaaaaaaaaaaaa" in mezzo alla strada. Non mi contengo più: cappuccio e via, di corsa (vi ricordo che la serata è stata pressoché analcolica), verso la libertà, la mia libertà.

Stasera mi sono ubriacato con la voglia di vivere, perché come dice il caro amico Bruno, "chi è giovane è miliardario e non lo sa!", forse più di altri riscopro la gioia di vivere in questi momenti, come in tanti altri vissuti finora a spasso per l'Europa: Dresda, Berlino, Budapest e tante altre città da palpitazione. Provate a starmi dietro e non ve ne pentirete!

Ore 9,00 - Colazione e via, direzione Rijeka: l'autobus parte alle 9,30. Il sole splende, il clima è adorabile, mi attendono tre ore di viaggio attraverso le alture istriane, tra rocce, spruzzi di macchia mediterranea e "dulcis in fundo" splendidi scorci marini in prossimità dell'Adriatico.

Dall'alto al basso...dagli "alti" ai "bassi" del mio i-pod! Vi spiazzo così: Abba a manetta! Molti dicono che le canzoni degli Abba abbiano il potere di rendere allegri, provate perché fanno davvero effetto! Ma ormai, si sa...sono camaleontico! E lo confesso: se potessi caricherei nel mio zaino tutte le persone che amo e che stimo per portarle via con me e regalare loro emozioni che si possono spiegare solo con le vibrazioni del cuore e quelle farfalle (ah, dannate farfalle!) che svolazzano nello stomaco quando la vita (o una ragazza) vi sorridono.

Il duro si è rammollito? Assolutamente no! Tre ore sono lunghe, quindi la playlist si adegua alle circostanze: Opatija, perla del Quarnaro, stupende bellezze locali e rock n' roll "a sbranda"! Motley Crue, Motorhead, Whitesnake...perché in fondo una bella donna è come una bella canzone: se ti piace non ti stanchi mai di ascoltarla...altrimenti cambi "song"!

Ore 12,30 - "Fiume, un anno dopo". Non si tratta della versione croata di "Sapore di mare, un anno dopo". Anzi, sto parlando della mia seconda volta a Rijeka dopo quella folle ed indimenticabile serata del due maggio trascorsa in compagnia di amici croati incontrati sul posto.

Ritrovo immediatamente il mio ristorante fiumano preferito: Brun! Mi gusto un piatto di tagliatelle ai frutti di mare che farebbero resuscitare qualsiasi morto (anche il più pigro). Ora resta solo da cercare il mio negozio di musica rock-metal dove sono stato l'anno scorso.

Mi rimane solo mezz'ora prima che la corriera riparta per Trieste, ma non lo trovo! Nema problema! Ne individuo subito un altro! Tre chicche: una raccolta di Iggy Pop, il "Best of" dei Daf (finora introvabile) e la colonna sonora del film Underground di Kusturica scritta ed eseguita da Goran Bregovic.

Ora posso tornare a Trieste con pancia (ed orecchie) piene. Sottofondo di viaggio? Queeeeeeen!!!!! Ed una serie imprecisata di pezzi a "random"...

Ore 14,00 - Ormai sono vicino a Trieste, il bus sfila nei pressi di Basovizza ed inizia la sua discesa verso il capoluogo giuliano. Davide mi avverte che tra poco passerà a prenderlo Luigi per recarsi a casa di Gabriele (Lele) che tra pochi giorni diventerà padre.

Ovviamente non da solo, dal momento che la gran parte del lavoro (come naturale che sia) è stata fatta dalla futura "mammina", Susan. Li avviso che tra poco sarò a Trieste, mi basterà il tempo di salire sul treno e trovarci alla stazione di Monfalcone.

Detto fatto, alle quattro del pomeriggio sono già in auto con Luigi e Davide in marcia verso San Giorgio di Nogaro, o meglio, Villanova (che tanto mi ricorda "Villanova junction" di Hendrix): parliamo di Kafka, di Kundera...di Gnokka che, come molti di voi sapranno, si occupa di un genere che non tramonterà mai!

Ore 17,00 - Un bel ritrovo di amici, baciati dal sole friulano e dalle "leccate" affettuose dei cani di Lele. Il fascino della semplicità...l'insostenibile leggerezza dell'essere (parafrasando Kundera).

Ore 19,30 - Cena.

Ore 20,30 - Credete che le sorprese per Sniper possano finire qui? Aaaah, ma non sia mai! Davide mi manda un messaggio: stasera a Ronchi dei Legionari suonano i Clairvoyants (famosa cover band degli Iron Maiden proveniente da Como).

Quando lavoravo da DJ al Seven 70 ho trascorso con loro due serate spettacolari: il sottoscritto dietro al mixer e loro sul palco. Sono stati due grandi successi di pubblico e di partecipazione, così decido di rivederli dopo due anni con immensa soddisfazione.

Ore 22,00 - "Rock Club" di Ronchi dei Legionari: vado incontro a Gabriele, front-man del gruppo. Sorpresa! È passato parecchio tempo, ma dopo un primo sguardo dubbioso, mi riconosce. Chiaramente mi domanda come sia possibile che mi trovi lì ed onestamente è una lunghissima storia (forse neanche il Caffè Orientale la contiene tutta), ma l'importante è che tra poco loro saranno sul palco (curiosità: "palco" è parola di origine longobarda) e noi, come "redivivi fanciulli" ci sgoleremo brindando agli anni migliori.

Suonano per due ore e un quarto, ripercorrono a tappe alcuni momenti fondamentali della carriera dei Maiden, presentano tre pezzi dal nuovo album dei Clairvoyants: in particolare ricordo molto bene "Journey through the stars" perché venne lanciata circa due anni fa proprio durante una delle mie serate dj-set al Seven70.

Si concedono perfino il lusso (che solo chi sa davvero suonare può permettersi), di svolgere una combo "Pantera, Metallica, Judas" prima di ritornare agli assoli maideniani. Un vero tripudio!

Domenica 12 aprile, ore 2,00 - Vorremmo, potremmo, dovremmo...proseguire la serata altrove...

Ore 4,00 - Il condizionale si è trasformato in imperativo cinque minuti dopo le 2,00. Rincasare a tarda notte nasconde sempre il suo fascino "iuvenile".

Ore 11,00 - Mi sveglio.

Ore 11,09 - Capisco di essere sveglio.

Ore 11,10 - Potrei dubitare ancora di essere sveglio se non fosse per l'acqua fredda con cui sciacquo la faccia.

Ore 11,30 - Sto già "collaudando" i dischi acquistati a Rijeka con lo stereo di mio zio. Tanz mit Laibach!

Ore 12,00 - Pranzo pasquale con squisito capretto cucinato da mia nonna: poi solita idea folle che comincia a ronzare come un calabrone nel mio cervello insano...

Ore 13,00 - Gita: Gemona del Friuli in solitario! Alle 13,20 sono già a bordo del regionale che mi porta a Udine, dove cambio per Gemona del Friuli (direzione Tarvisio Boscoverde). Il capretto vorrebbe scappare dal mio stomaco prima di sprofondare nei dannati gironi intestinali, ma i miei succhi gastrici lo divorano con l'efficienza di un muratore bergamasco.

Gradisca, Gorizia (ahi, il vecchio e passato amor!), Udine. Stazione che oggi non definirei deserta, anzi serenamente festiva (festosa forse ieri sera?). Devo attendere per circa mezz'ora la coincidenza, così ho il tempo di recuperare il credito della macchinetta automatica con cui ho acquistato il biglietto Monfalcone - Gemona e bere una Coca Cola (che possa dare una mano ai succhi gastrici per dare il colpo di grazia al capretto).

Mentre mi dirigo verso la toilette, spunta un terribile residuato bellico in cerca di moneta. Mi chiede un euro, ma gli dico che non ho monete. Mi dice che non gli serve per mangiare...solo per una birra: viva l'onestà! Gli lascio un euro, mosso da infinita compassione etilica, ma gli impongo di bere alla mia salute. Credo che il tizio abbia bruciato i suoi ultimi neuroni ad un concerto del Blasco, ma non l'ultimo, bensì quello del tour di "Bollicine", altrimenti non si spiegherebbero degli effetti così devastanti!

Mi ringrazia e ci tiene a precisare che anche lui lavora...ma il picco è il saluto: "- Oh, grandissimo, grazie...Alla RESURRECTION!". Come dire, la "Pasqua" e le sue mille sfaccettature linguistiche!

Ore 14,00 - Sono a Gemona del Friuli, luogo d'attualità proprio in seguito ai terribili lutti provocati dal terremoto in Abruzzo. Qui, a Gemona del Friuli, nel maggio del 1976 si è scatenato un sisma infernale: il trauma di quei giorni, tramandato da alcune esperienze familiari, mi ha da sempre incuriosito con la pressante angoscia di conoscere ed approfondire.

Nella camera di mio zio sono ancora appese le targhe di ringraziamento che suo padre ricevette in occasione della ricostruzione: un omaggio sincero ad un processo di riedificazione urbana, morale e sociale gratuita, dove la forza di reagire era l'unico contributo necessario per ricominciare.

Magari chiudendo talvolta gli occhi, sforzandosi di non piangere, lavorando in silenzio, in operosa attesa che la polvere lasciasse spazio a nuova vita, architettonica ed umana. Così, nel 2005 scrissi persino un racconto ispirato al terremoto friulano del '76. Ora ripercorro i passi dell'immane tragedia, salendo dalla stazione (ovviamente interamente ricostruita) fino alle alture della città vecchia.

Tutto è rinato ad immagine e somiglianza di quanto esisteva prima. Mi imbatto così, nel museo permanente del terremoto, dove le foto storiche in bianco e nero si alternano a quell'atroce "gioco visivo" del prima (con gli effetti del sisma) e del dopo (con la ricostruzione).

Questo è il Friuli che ho sempre portato nel cuore, forse perché al liceo scientifico, pur essendo un pessimo studente di matematica e fisica, ho sempre avuto un particolare interesse per le scienze della terra, in particolare terremoti, calamità naturali, astronomia, medicina e scienze naturali.

 

Consacrato nel 1337, il Duomo di Gemona venne restaurato dopo il terremoto del 1976
 

Probabilmente, in fondo, i miei conclamati limiti matematici, non mi impedivano di capire (almeno in parte) quanto fosse affascinante la scoperta del mondo naturale di cui noi stessi siamo parte. È questo il Friuli (e lo dico simpaticamente da filo - bisiacco - triestino) che conosco davvero: forte, orgoglioso, dignitoso anche quando l'invincibile forza della natura ha scatenato la sua imparziale violenza. Mandi, "fradis furlans"!

Ore 16,00 - Me, un caffè sulla terrazza, le montagne intorno ed un irresistibile cielo di Nord - est. Sentivo il bisogno emotivo di completare un viaggio che, per quanto improvvisato nel corso delle ferie pasquali, nutriva in cuor mio la speranza di raggiungere determinate mete.

Come quando ci si infatua di una persona e si immaginano le azioni che compiremo per conquistarla. Così, nel dubbio di non riuscirci, si parte all'attacco, finché non si raggiunge la meta, il cuore...di noi stessi e di chi amiamo.

Ore 17,30 - Per ammazzare la noia, in attesa del diretto Gemona - Monfalcone, telefono al Gallo (in previsione della prossima trasferta insieme in terra croata), ascolto musica (EBM senza fine) ed osservo coloro che attendono il treno in mia compagnia.

Chi si saluta, chi si ritrova e chi, come il sottoscritto, sa che non si stancherà mai di assecondare se stesso e le sue passioni. Durante il viaggio di ritorno (Playlist emotiva con il meglio delle ballate rock/metal di mio gradimento), i paesi della bassa friulana sfilano come figurine sotto ai miei occhi, mentre una luce ormai crepuscolare, avvolge le prime propaggini settentrionali della Venezia Giulia.

Ore 19,30 - Cena, a dispetto del capretto divorato a pranzo.

Ore 21,00 - Serata tranquilla, in compagnia degli amici di Davide. Un toccasana per smaltire le sfacchinate festaiole e per ripartire domani alla volta di Milano.

Lunedì 13 marzo, ore 9,30 - Ho appuntamento con Norby alle undici a Monfalcone e nel frattempo ne approfitto per visitare il Museo di Arte Contemporanea. Verso le undici sono ormai all'ombra del viale in attesa che mi raggiunga Norby.

Alle undici in punto mi avverte che si è svegliato tardi (ovviamente si scusa e conoscendolo so che lo ammette con la massima onestà) e che quindi sarebbe meglio posticipare alla prossima "trasferta" il nostro incontro. Nema problema! Il diretto Monfalcone - Milano partirà alle 16,52 quindi telefono a Davide per sapere se l'invito a trascorrere Pasquetta sull'Isonzo è ancora valido.

Da Sniper potete aspettarvi di tutto, anche questo! Dalle 12,00 alle 16,00 sono lungo l'Isonzo a Fiumicello (Fiumisel) con birra, grigliata, amici ed infinita voglia di sentirsi ancora immensamente "vivi". Di questo, ovviamente, ringrazio anche tutti coloro che sono stati presenti! Così, alle 16,00 Davide mi accompagna alla stazione di Monfalcone, mentre una "tamarrissima" compilation dei Manowar ci invita a mantenere i finestrini abbassati e lo stereo a "chiodo".

Epilogo - Nel 2005 ho raccolto le mie memorie personali di tre anni irripetibili trascorsi nel nord-est (2002-2003-2004). Esse costituiscono la prima memoria storica della mia compagnia di amici nordestini e non solo, da rileggere tutta d'un fiato un domani, quando saremo davvero "maturi", per non dire vecchi.

Il titolo "Three - peat" è frutto della mia passione adolescenziale per il basket NBA. Come molti sapranno, infatti, Michael Jordan trascinò i Chicago Bulls al primo storico "Three - Peat" ossia tre titoli consecutivi. Poi dopo gli anni bui (per Chicago e forse anche per Jordan) in cui il mitico "Air" aveva abbandonato il basket per il baseball, Jordan decise di ritornare, più forte e combattivo di prima con i Bulls. e così venne realizzato il secondo, mitico "Three - peat.

Durante questa vacanza ho capito che negli anni 2006,2007,2008 (a partire dal mio primo viaggio in solitario e dalla mia prima vera esperienza da dj), sia trascorsa inconsciamente una nuova "età dell'oro": un secondo "Three - peat" conclusosi a Berlino con il capodanno 2008 e da bissare, nel corso del 2009 con uno storico, straordinario ed unico "poker" di viaggi, incontri, passioni e sogni da realizzare giorno dopo giorno.

Finora grazie ad ottimi "maestri" ho imparato a crescere, prima o poi qualcuno dovrà insegnarmi anche ad invecchiare...ma senza fretta! Keep on rockin' & dreamin' !!

Fabio

 

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Vacanze di Natale 2008 - Berlino, Amburgo, Dresda

 

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