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il caffè orientale

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, dopo il decennale di questo sito (nel 2007), ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000...

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Pasqua 2015: la paura di emozionarsi ancora

postato da blog.ilcaffeorientale.com - © Tutti i diritti sono riservati [11/04/2015 18:32]
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Pasqua 2015: La paura di emozionarsi ancora

Per quattro anni sono stato costretto ad abbandonare la scrittura. Mancava il tempo, forse anche la voglia. La mia vita era diventata una spirale di complicazioni, fraintesi, promesse e sogni mancati. Riuscii a riprendere le mie cronache di vita e di viaggio soltanto tre anni dopo la mia partenza per Berlino: nel 2014 quando la stavo, per ironia della sorte, progressivamente abbandonando.

Ritrovai così la forza di ricordare a me stesso e raccontare agli altri cosa fosse successo in quegli anni. Ne nacquero tre resoconti abbastanza diversi tra loro: una cronaca del 2011 in dodici episodi (Le favole berlinesi) e due sintesi annuali delle mie avventure scandinave “saltando” da un aereo all’altro fra Germania, Italia e Norvegia. Si trattava del 2013 e del 2014, anche se ormai, noi specie umana del ventunesimo secolo, dovremmo essere capaci di dire con coraggio il ’13 e il ’14 come si faceva con l’ ’83, il ’99 e così via.

Ebbene, resta il fatto che il ’13 e il ’14 furono anni difficili, soprattutto il secondo. Fu l’anno del ritorno, dell’abbandono di Berlino e di “quasi” tutto ciò che ne faceva parte all’interno della mia vita. Così mi ritrovai all’inizio del ’15 privo di certezze ma soprattutto, cosa ancor più grave, senza obiettivi concreti da raggiungere. Non era giusto, così Pasqua mi ha regalato la prima vera sorpresa: un ritorno alle “origini”, scandito da viaggi e sogni disseminati tra le vacanze e le festività, all’inseguimento di nuovi traguardi.

Questa Pasqua, in fondo, è stata come molte altre della mia vita, un autentico “passaggio”, uno “stargate” da una dimensione all’altra della mia vita. Ritorno al ’10 (2010) laddove tutto sembrava ancora possibile.

Milano Malpensa, 30 marzo 2015, ore 12.30 - Sono in attesa del volo diretto Milano-Oslo delle 13.55. Mentre consumo “avidamente” il panino portato da casa, ripenso alla mia ultima volta ad Oslo: era capodanno. Il 2015 cominciò con gli “avanzi” del 2014. Avanzi di lusso, tuttavia, poiché dal tacchino del “cenone” ricavammo cosci al forno con patate arrosto, zuppa con melanzane e insalata con foglie di lattuga, formaggio francese, noci, olio d’oliva e fettine di pera dolce. Senza contare, ovviamente, l’abbuffata del 31 con tanto di fuochi d’artificio vicino a casa.

Certo, fummo sfortunati perché la nebbia si era inesorabilmente alzata sul fiordo impedendoci di vedere i fuochi provenienti dalla città: ci dovemmo accontentare di quelli portati dai bambini, dai giovanotti sbronzi, dai gruppi di studenti urlanti e dalle comitive di universitari internazionali. Ma poco importa, anzi, qualcuno aveva anche creato delle meravigliose lanterne cinesi che si perdevano lentamente nel cielo scuro di quella neanche troppo fredda serata norvegese.

Tuttavia i fuochi d’artificio non sarebbero stati nulla al confronto di quanto accadde due giorni dopo: vidi la prima aurora boreale della mia vita. Si tratta di un evento assolutamente raro a questa latitudine benché siamo in Norvegia: occorrerebbe andare molto più a nord per assistere ad una vera aurora boreale ma fui fortunato. E registrai così, sulla mia Moleskine, alle 22.00 del 2 gennaio 2015: “Ho visto la prima aurora boreale della mia vita. Oslo ci ha regalato un evento raro, anzi rarissimo: a questa latitudine non accade spesso. Eppure eccola, la luce del nord, norlys in norvegese. Uno spettro di luce verde ha colorato per qualche minuto il cielo di Sognsvann. Il Grande Nord non mi è mai sembrato così vicino. #norlis”.

Milano Malpensa, ore 14.05 - Decolliamo con dieci minuti di ritardo e per riempire le due ore e quarantacinque minuti che mi separano da Oslo, ho solo due cose da fare: leggere e pensare. Ripercorro mentalmente le tappe di questi ultimi mesi. Ricordo che il 3 gennaio trascorremmo una giornata meravigliosa nel centro di Oslo ed il cielo era sereno durante quell’ultima giornata nella capitale norvegese prima di tornare in Brianza (sic!) con Nora.

 

Il Rådhuset (municipio) di Oslo
 

Se non ci fosse stata lei, l’inizio dell’anno sarebbe stato un terribile cocktail di noia ed ansia: poco lavoro, visite mediche per operazioni chirurgiche imminenti (o presunte tali), lunghissime liste d’attesa (aspettavo dall’estate precedente ma l’otorino diceva che “non era urgente”) e, come se non bastasse, una vita da riprogrammare quasi totalmente. Sembrava la campagna acquisti estiva: di rifondazione si doveva parlare ed occorreva altresì capire da quali punti fermi ripartire: Nora era tra questi, ma restava un’intera “squadra” da ricostruire.

Tra il piccolo svago di una mostra a Milano ed una gita pomeridiana a Como, trascorse la prima parte di gennaio, poi Nora partì ed io rimasi “ostaggio” delle mie angosce: benché la mia Moleskine fosse piena di appunti ed idee da proporre, sembrava che tutto andasse, fatidicamente a monte.

 

L'antica Contrada del Mercato in Via Natta a Como
 

Effettivamente Milano mi era un po’ mancata nel corso degli anni berlinesi, ma quando partii per Berlino ero saturo: non aveva più nulla da darmi e, adesso che ero tornato, mi sentivo persino disorientato. Capii che tre anni, soprattutto se vissuti intensamente, non sono pochi e che possono completamente cambiare la percezione di un luogo al tuo ritorno.

Mi tornarono alla mente quei pensieri giovanili in cui consideravo Milano come un’amica complice e paziente che sapeva semplicemente ascoltarmi nei momenti di sconforto prima di ripartire verso nuove mete. Ma nonostante cercassi di negarlo a me stesso, servivano scelte radicali.

 

 Un angolo di Milano insolito ed inaspettato. Eppure esiste e si trova nel centro della città...
 

L’11 febbraio Nora tornò in Italia e due giorni dopo trascorsi la mia prima giornata da esaminatore alla sessione invernale di storia contemporanea: mi resi conto, senza neanche troppa meraviglia, che non si deve dare mai nulla per scontato, nemmeno quando si tratta di nozioni fondamentali della nostra cultura “media”. Studenti universitari che non sapevano dove fosse Istanbul, che confondevano il Baltico con i Balcani, che non sapevano cosa fosse il 25 aprile. Fortunatamente non c’erano solo elementi del genere ma quando le sessioni di esame sono peggio di un quiz televisivo in prima serata, forse è il momento di fare qualche riflessione seria sulla necessità di cambiamento (vero) del sistema universitario italiano.

Così, prima di partire insieme alla volta di Berlino, ci fu un rapido intermezzo milanese: “Un nonno arrabbiato con il nipote definendolo ‘il cafone numero uno’, un anziano con un pappagallo schiamazzante in corso Buenos Aires ed una suora inciampata sul treno”. Tutto ciò aveva un “che di grottesco”, soprattutto perché il giorno dopo, in seguito al responso di un altro medico, scoprii che l’operazione chirurgica non “s’aveva da fare”. Tutto annullato, dunque, con buona pace dei soldi spesi per le visite private con l’otorino precedente.

Ma non era tutto: dopo settimane di dettagliata preparazione, eravamo pronti per “passare la mano” alla Dante di Berlino. Il 19 febbraio partii per l’ennesima volta per Berlino: con me c’era Nora ma non vedevo l’ora di tornare a Milano. Chi lo avrebbe mai detto? Era un segno che ormai i tempi (così come il sottoscritto) erano davvero cambiati. La sera stessa ci fu l’assemplea per le nuove elezioni: come previsto mi dimisi e detti l’addio. Il mio compito era finito ed era giusto lasciare ad altri la possibilità di migliorare ciò che già avevamo fatto con estremi sacrifici.

 

Bassorilievo socialista sulla facciata di un palazzo nell'area della ormai ex-Berlino Est
 

Cieli internazionali, ore 15.35 - Manca ancora un’ora all’atterraggio ma sembra che il film della mia vita più recente non sia ancora finito: avevo bisogno di metabolizzare tutto quanto era successo nelle settimane e nei mesi precedenti. Alla fine di febbraio tenni due lezioni dedicate alla Germania presso un liceo della provincia milanese. Capii che era giusto tornare al mio passato, quello vero.

Mi resi conto che parlare maggiormente delle proprie esperienze personali fosse infinitamente più utile per quei giovani studenti. La generazione di coloro che sono nati negli Anni ’90 è più aperta verso l’”universo Germania”, senza limitarsi soltanto a Berlino. La capitale tedesca sta diventando una città “mordi e fuggi” per i giovanissimi mentre risulta molto più appetibile per le giovani coppie che decidono di abitarci e dare vita a famiglie davvero multiculturali.

Così penso a quanto Berlino si sia trasformata nel suo tessuto “abitativo” in un luogo particolarmente indicato per trentenni e quarantenni senza troppe radici con il loro passato e con il loro paese. Persone, insomma, capaci di fare volentieri a meno della noia che si sono lasciati alle spalle nella convinzione che nulla sarebbe cambiato in Italia. È giusto, dunque, che la Germania non venga identificata solo con Berlino, ma anzi possa essere gustata davvero in ogni sua sfaccettatura. Ed è così, tra il serio ed il faceto, che mi piace affermare che per conoscere davvero la Germania, occorre “entrarci” e guardarsi intorno dall’interno.

Oslo, aeroporto di Gardermoen, ore 17.05 - Sono atterrato. Devo ammetterlo: questo aeroporto e questa città mi piacciono. L’odore “artificiale” misto a legno, fritto e benzina dell’ordinato e pulito aeroporto norvegese mi dà un senso di benessere. Non mi sono ancora stancato, dopo tre anni, di tornare qui: non solo per motivi sentimentali, anche per ragioni personali. Non a caso, da ormai due anni, ho esteso il mio raggio di ricerca storica non solo alla Germania ma anche alla Scandinavia.

L’idea nacque tre anni fa ed oggi non mi sono ancora stancato di crederci: una nuova frontiera di ricerca e comparazione è possibile, altrimenti il lavoro di storico non avrebbe senso: per nessuno di noi.

Gardermoen – Stazione Centrale di Oslo, ore 17.35 - Sono sul treno regionale che mi sta portando alla stazione centrale dove mi aspetta Nora. Credo di aver capito cosa ci sia stato di “sbagliato” in questi mesi. Dopo la recente avventura professionale a Gargnano, allietata da una fresca notte sul Garda, sono tornato indietro a ciò che veramente ero. Alle sei di mattina ho ripensato a quelle meravigliose albe fiumane perse nei diari dei miei viaggi: quelli del 2009.

Lì, tra quelle pagine digitali, ho ritrovato l’ingrediente che mi mancava: il coraggio di emozionarsi ancora. Io, fino a quel momento, avevo avuto paura di “emozionarmi ancora”, perché dall’inizio dell’anno avevo capito che: “Prima dei vent’anni è facile innamorarsi delle persone; prima dei trent’anni è facile innamorarsi dei luoghi e prima dei quarant’anni è difficile innamorarsi a prescindere”. Io ero giunto da poco alle mie trentadue primavere.

Oslo (Kringsjå), 31 marzo 2015, ore 15.30 - Questa piccola “Lichtenberg” norvegese mi era mancata. Nei dintorni di questo studentato alla periferia di Oslo, sebbene a tratti fugaci, ho condiviso insieme a Nora tre anni di vita. Arrivammo qui insieme nell’agosto del 2012 e siamo già a ridosso dell’estate del 2015.

Tra poco più di un mese Nora cambierà casa e già pensiamo a come potrebbe mutare il nostro già positivo rapporto con la discreta città di Oslo. Ho sete di libertà e ho capito cosa voglio. Non ci metto molto a pianificare le prossime trasferte di studio e ricerca in terra norvegese, così scatta un “piano di sbarco primaverile”.

Oslo, 1 aprile 2015, ore 11.00 - Stamattina sarei potenzialmente in vena di scherzi, ma anziché “farlo”, il “pesce d’aprile” preferiamo cucinarlo per cena. Anche perché se postassi (per scherzo) una frase del tipo “Tra due mesi mi sposo”, molti ci crederebbero e dovrei fare anche le partecipazioni finte in photoshop per rendere lo scherzo credibile.

Oslo, 2 aprile 2015, ore 17.43 - La prenotazione del prossimo volo Milano – Oslo è confermata. Si riparte il 30 aprile dopo due settimane di permanenza in Italia. Il ritorno non è ancora prenotato. Forse qualcosa sta davvero cambiando.

Oslo, 3 aprile 2015, ore 23.00 - Una giornata può essere felice anche senza ricordarsi cosa abbiamo fatto. Credo sia il fascino raro della serenità, quella che mi mancava da ormai troppo tempo.

Oslo, 4 aprile 2015, ore 11.00 - È sabato perciò decidiamo di prenderci un giorno di svago totale. Camminiamo per circa un’ora e mezza da Kringsjå a Grünerløkka (un quartiere di Oslo che mi ricorda tanto Berlino). Si tratta di un’area popolata da studenti ed artisti, ricca di pub, club e qualche ristorante esotico. Consumiamo il pranzo di fronte al fiume, in prossimità dell’ex area industriale che oggi è stata elegantemente ristrutturata ed adibita a zona residenziale. Nel primo pomeriggio ci godiamo un meraviglioso sole primaverile a ridosso del fiume che scorre attraverso la città.

 

Una piccola "cascata" a ridosso del fiume Akerselva che scorre nella ex area industriale del centro di Oslo
 

Ore 15.00 - Siamo in un karaoke-bar molto giovanile, situato in uno degli scorci più suggestivi del quartiere. Sorseggiamo una birra mentre la vita “borghese” scorre davanti ai nostri occhi tra bambini schiamazzanti, coppie di ogni età e “specie”, gabbiani.

Già, sento di dover citare Goethe come feci nel diario estivo del 2008: "Solo il nostro cuore fa la sua propria felicità". Era il 3 agosto del 2008, alle ore 20: mi trovavo a Vilnius ed ero felice, come adesso. (Info: Diari di viaggio 2006 – 2010, “Estate 2008: dal Baltico all’Adriatico”).

Ore 16.00 - Davanti a casa c'è una palazzina occupata dagli squatters e dagli anarchici. Le pareti dell'edificio vengono spesso riempite di graffiti e tra questi spunta l'idraulico più famoso del mondo...Super Mario!

 

Super Mario sul muro di un palazzo: un mito intramontabile sin dagli anni '80... 
 

Ore 17.00 - Torniamo a casa per la nostra consueta “pizza del week-end”, interamente cucinata da noi (impasto compreso). Ormai è diventata da un paio d’anni una delle nostre specialità, apprezzata ampiamente dalla Brianza ai fiordi! Dopodiché dipingiamo le uova (tipica tradizione norvegese). Facciamo tre "modelli": la mongolfiera, l'hipster e...il Giappone!

Oslo, 5 aprile 2015, ore 12.00 - Colazione abbondante e giornata dedicata all’ozio ed alla sana “ignoranza”. A Pasqua non potrei essere in un posto migliore, con una persona migliore. Proprio nel segno dell’ignoranza, ci dedichiamo al cinema: “Sole a catinelle” di Checco Zalone e “La Grande Bellezza” (prima o poi, lo prometto, scriverò una recensione seria su questo film).

Per uno strano scherzo del destino mi capita di rivedere “La Grande Bellezza” per la seconda volta, ancora in Norvegia ed ancora con Nora. Sarà che da così lontano le cose di vedono meglio! Mah…

Ore 13.00 - Scaldiamo la pizza avanzata del giorno prima da consumare rigorosamente sul letto di fronte allo schermo: “La Grande Bellezza” si perde così tra un pezzo di focaccia ed una fetta di “tonno e cipolle”. #grezziecontenti

Ore 16.00 - L’agnello entra nel forno: tre chili e mezzo di agnello che saranno pronti tra circa tre ore. Contorno di patate e cavoletti verdi con tanto di ospiti a cena!

Ore 19.30 - Cena “maiuscola”. L’agnello è straordinario, così come la compagnia. Nel rispetto della “tradizione” del Caffè Orientale, anche la cena è multietnica: l’ospite è un’amica ucraina di Nora così le ore scorrono liete tra i sorsi di un fresco Rosso Piceno e le note dei Gogol Bordello in sottofondo.

Una bella “Pasqua dei popoli” da condividere anche con il coinquilino di Nora. Mi mancavano questi momenti, mi mancavano queste piccole cose: mi mancava la vita vera senza inutili illusioni. La vita, forse è vero, talvolta può cambiare in meglio…

Oslo, 6 aprile 2015, ore 12,30 - Nonostante Nora non voglia rinunciare allo studio anche a Pasquetta, riusciamo a ritagliare qualche ora di svago. Il pic-nic di Pasquetta è un successo nella sua infinita semplicità. I laghi della foresta di Sognsvann sono ancora ghiacciati, ma la primavera norvegese è indubbiamente arrivata.

Il menù prevede un delizioso sgombro al pomodoro spalmato sul pane fatto in casa con qualche altra fetta di pane e formaggio, insalata greca e ovetti di cioccolato ripieni. Inutile dire quante volte ho ripensato con un misto di nostalgia e soddisfazione alle mie pasquette migliori: quelle sull’Isonzo, con gli amici di sempre. Oppure a quelle pasquette noiose ed insignificanti, intrappolato nei miei problemi: ce ne sono state molte ed una Pasquetta così mi mancava davvero da troppo tempo.

A dispetto delle impressioni, la Pasquetta sul lago ghiacciato “scalda” il cuore: il riflesso del sole su quella distesa di cristallo ha il sapore della rinascita. Si rivive a primavera, si viaggia a primavera, si lotta a primavera.

 

Pasquetta sul lago ghiacciato #wearevikings  
 

Oslo, 7 aprile 2015, ore 18.00 - Sono seduto davanti al molo. In altri momenti della mia vita, oggi mi sarei trovato al lavoro in qualche ufficio: stavolta non è così. Non so se questo sia positivo o meno: solo il tempo potrà dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Anche in questa città ho cominciato a scovare i miei “luoghi” preferiti.

La piazza dove si trova il palazzo del Partito Laburista (Arbeiderpartiet), per esempio, è tra questi luoghi. Tuttavia serve una colonna sonora dalla quale ripartire. Così, prima di riuscire a conoscere meglio anche l’underground vero e più recente di Oslo, mi rendo conto che un grande classico può tranquillamente tornare di attualità: si va di Ramones! #Pet Cemetery

 

La sede del Partito Laburista norvegese (Arbeiderpartiet)
 

Ore 19.30 - A picco sul molo e folk ungherese in cuffia: il gruppo si chiama “The Moon And The Nightspirit”, la canzone è “Rogbol Elet”. Ascoltatela. Non ve ne pentirete...

Oslo, 8 aprile 2015, ore 16.15 - Forse da un quarto d’ora ho ritrovato qualcosa in cui credere: un nuovo progetto da scrivere che monopolizzerà le prossime tre settimane...

Oslo, 9 aprile 2015, ore 12.30 - Appuntamento di lavoro ed una nuova piacevole conoscenza: una chiacchierata serena e produttiva per dare continuità ai faticosi anni berlinesi. #nelsegnodelladante

Ore 18.00 - Dopo una giornata dedicata al lavoro (presente e futuro), approfittiamo dell’invito del coinquilino di Nora che si è gentilmente offerto per prepararci la cena. Il cibo è ottimo, ma la sorpresa migliore (chi mi conosce lo sa) è la presenza di ben 3 bottiglie di “Hefeweizen” (birra di lievito) Paulaner. Tripudio di emozione teutonico-norvegese! Mi sento davvero a casa!

Ore 19.30 - Mentre Nora sta svolgendo una di quelle terribili selezioni di coinquilini tipiche delle case in condivisione (in Germania note come WG), anche se è dalla parte degli “esaminatori” e non dei candidati (tra un mese trasloca!), io mi aggiro serenamente per il quartiere, peraltro intorno ad uno dei miei scorci preferiti.

Lungo il fiume, in prossimità di un bel locale, particolarmente rinomato ed abbastanza alternativo: il Blå. Non perdo le sane vecchie abitudini ma vado spesso alla ricerca del “diverso” e del “nuovo”.

Ore 20.15 - Nora è in ritardo di 45 minuti, ma non sono arrabbiato. I personaggi degli Squallors avrebbero già consumato tre cassette di Little Tony nel frattempo, ma fortunatamente la mia playlist è decisamente migliore. Nora è raggiante: una sua amica è stata accettata nell’appartamento. Si prospetta una primavera frizzante...

Ore 21.00 - Per festeggiare, in coppia, decidiamo di bere una “sciuocchezza” in una birreria di Oslo. Dopodiché matura una nuova “supercazzola” italo-norvegese. Io: “- Nora, ma perché la tua nuova coinquilina non è uscita a bere con noi?” Nora: “- Perché aveva un appuntamento con altre persone ma ha detto che potevamo unirci a loro!” Io: “- Perfetto, altro giro, altra corsa! Uniamoci a loro!”

E via, verso un altro (bel) bar del centro di Oslo. Nessuno ha voluto che pagassimo la nostra birra e così, via di “supercazzola”! Una serata destinata a finire (forse) verso le 21.00, si protrae fino alla mezzanotte.

Oslo, 10 aprile 2015, ore 00.15 - Mentre la T-Bane (metropolitana) ci riporta a casa, penso a quanta strada c’è ancora da fare ma quanta è stata necessaria finora per godersi qualche attimo di vera serenità. Buonanotte e grazie Oslo, Berlino sembra così lontana ormai...

Ore 14.00 - Trascorro circa due ore nella meravigliosa biblioteca di scienze umanistiche dell’università di Oslo: ero già stato in passato per preparare una lezione universitaria. Ora sono qui per qualcosa di ancora più importante e potenzialmente significativo.

La soddisfazione di svolgere il lavoro che amiamo non ha prezzo, nonostante gli immensi sacrifici ai quali mi sto sottoponendo da anni. La prima volta che venni qui in questo ateneo provai emozioni intense, emozioni vere, di vero e profondo attaccamento allo studio. Ripenso ai consigli del caro amico e maestro Giuliano, così la via da percorrere mi sembra più chiara. #passione

Ore 21.00 - Una passeggiata fortuita nel quartiere delle ambasciate di Oslo: in un certo senso, anche qui mi dovrei sentire “a casa” visti i miei ambiti di ricerca e formazione, soprattutto negli ultimi tre anni berlinesi. Che bella serata e quanta meraviglia nelle luci soffuse dei palazzi di fine Ottocento! #diplomaziaculturale

Oslo, 11 aprile 2015, ore 10.00 - Sabato mattina, colazione a tarda ora e museo storico della città di Oslo. Stasera la consueta pizza del week-end e domani di nuovo in volo alla volta di Milano, ma solo per due settimane, dopodiché sarà “ancora Norvegia”, “ancora Oslo”.

Epilogo - Sono partito con la paura di emozionarmi e torno con il coraggio di sognare ancora. Queste due settimane a Oslo mi hanno ridato la voglia di accogliere nuove sfide e missioni apparentemente impossibili. La mia mente ha viaggiato indietro nel tempo alla ricerca dei momenti più significativi della mia vita più recente e, soprattutto, ha saputo trovare i ricordi più remoti archiviati tra le tante “pasque” e le molte “primavere”. In fondo la paura di emozionarsi è come la paura di volare: se non decolli non potrai mai provare il brivido del volo e la soddisfazione dell’atterraggio. Sono pronto per un nuovo imbarco. #boardingpassplease

Dedicato a Nora, a Giuliano ed agli amici delle "Pasquette" migliori.

Fabio

 

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