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il caffè orientale

Talvolta le domande più semplici richiedono le risposte più complicate. In questo caso, tenterò di rendere semplice una risposta molto difficile. Il Caffè Orientale nacque nel 2007 come sito internet culturale dedicato alla Mitteleuropa e, ancor più precisamente, all'intera Europa centro-orientale. Ma a questo punto il rigore scientifico delle convenzioni mi avrebbe imposto di essere ancora più preciso e, dunque, avrei dovuto distinguere tra Europa danubiano-balcanica, Paesi baltici, Russia e Caucaso, oppure chissà quale altra cervellotica definizione così poco adatta a chi i confini preferisce superarli anziché tracciarli. D'altra parte, lo ammetto, la parola "orientale" suscita sempre grande curiosità. Qualche bizzarra ipotesi, ben lontana da ragionevoli riferimenti storico-geografici, ha chiamato in causa persino la Massoneria! Ma nulla di tutto ciò ha mai avuto a che fare con questo blog! Ebbene, dopo dieci anni di storia, il Caffè Orientale è, contemporaneamente, sia il risultato di un progetto incompleto (e forse irrealizzabile), sia l'inizio nonché la continuazione di un nuovo percorso. Un itinerario, insomma, dove la rotta, da ormai cinque anni, segue anche la via del Nord: Scandinavia, Gran Bretagna e tutta l'Europa settentrionale. Il futuro guarda in tutte le direzioni, dentro e fuori il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: un blog dedicato ai viaggi non deve fermarsi mai. Non può smettere di raccontare storie, visitare luoghi, conoscere persone e culture. Forse avrei dovuto pensarci subito. Magari il "Caffè", che tanto faceva pensare ai fratelli Verri, non avrebbe avuto bisogno di aggettivi, soprattutto di tipo geografico. Eppure la vita è così: nulla è per sempre. Così, dopo il decennale di questo sito (nel 2007), ho pensato che fosse bello ripartire proprio dalle origini, ossia dai diari di viaggio. A futura memoria, nel caso in cui qualcuno volesse riscoprire come eravamo e come era il mondo all'inizio del 2000...

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Si viaggia a primavera: Milano - Zagabria attraverso la Transalpina (marzo 2008)

postato da blog.ilcaffeorientale.com [14/03/2014 15:51]
foto Si viaggia a primavera: Milano - Zagabria attraverso la Transalpina

Giovedì 27 marzo 2008 - Due anni fa avevo promesso alla città di Zagabria che sarei tornato per visitarla. Nell'agosto del duemilasei, infatti, dopo quattordici giorni di peregrinazione attraverso l'Europa orientale, non avevo denaro sufficiente per concedermi un soggiorno nella capitale croata. Ricordo soltanto di aver visto quella stazione dalle luci verdi e blu alle tre di notte circa, su quel treno infinito che da Budapest mi stava riportando nell'amata Monfalcone. Eppure sapevo che un giorno sarei ritornato in quella città che tanto mi aveva incuriosito.

Oggi la situazione (soprattutto quella economica), è migliorata notevolmente. Nell'agosto del duemilasei non avevo ancora scritto né la tesi, né tantomeno il mio immediato futuro. Consideravo quel viaggio come una "prova del nove" per capire se davvero amavo questi luoghi. Non esisteva il caffè orientale, non studiavo ancora storia contemporanea, non avevo ancora allargato i miei orizzonti oltre l'adorato "nord - est italiano".

Esco dall'ufficio alle 13.30 in punto, destinazione Monfalcone. Trascorrerò la notte dai parenti come feci due anni fa: gli amici, lo zio, la nonna e la bisnonna austro - ungarica. Fortunatamente non è cambiato nulla. Ma una delle notizie che mi riempie maggiormente di gioia è l'occasione di rivedere Norby, un amico di vecchia data con il quale condivido un meraviglioso ricordo di Vice. E' scomparso solo quattro anni fa, ma ho l'impressione che abbia lasciato un'energia così forte da riempire ancora il mio cuore gonfio di aspettative e ricordi. È tutto perfetto.

Ore 21.30 - Nino ha l'influenza e tossisce ma, nonostante i malanni, esce di casa per salutarmi e fare una chiacchierata. Discutiamo per un'oretta e sebbene non sia passato molto dall'ultima volta che ci siamo visti (a capodanno), le novità sono parecchie. Tornerò lunedì, in tempo per un appuntamento che attendevo da molto ma del quale parlerò più avanti.

Venerdì 28 marzo 2008 - Monfalcone - Nova Gorica - Jesenice - Lubiana - Zagabria - Prima o poi, nella vita di ognuno, arriva il momento di fare davvero i conti con il passato. Norby mi aspetta alla stazione di Gorizia, laddove quattro anni fa, dopo aver lasciato "colei che mai come altre amai" (altro che l'Alighieri!), ho trascorso una delle peggiori giornate della mia giovane vita.

Alle 9.27 parte il treno diretto a Gorizia, vi salgo a bordo dopo quattro anni di fantasmi e ricordi (ma neanche un ripensamento). Già, perché pochi mesi dopo quel giorno infausto, Vice se ne andò in punta di piedi, come se tutto fosse finito magicamente in una bolla di sapone. Addio amore, addio Gorizia, addio Vice.

Oggi sono infinitamente più forte di quattro anni fa, non ho rimorsi ma dedico il giusto spazio ai ricordi che devono sempre essere lo stimolo per cercare momenti altrettanto piacevoli, per creare occasioni sempre nuove ed intriganti.  Saggezza tibetana o goliardia medicea: il concetto è identico...di doman non v'è certezza! Voglio respirare il profumo di questa giovinezza a pieni polmoni.

Due caffè, qualche foto e una piacevole chiacchierata, prima che alle 11.15 lo "speaker" della "Transalpina" annunci che un tratto ferroviario verrà percorso a bordo di una corriera sostitutiva.
Da anni desideravo percorrere quel lungo tratto di binari che risale il corso dell'Isonzo sloveno fino a Jesenice.

Dalla stazione austro - ungarica della Transalpina fino alla ridente cittadina di Jesenice, ci sono due ore di emozioni, montagne mozzafiato ed acque turchesi che racchiudono due secoli di storia in un solo istante. Gorizia: vi giuro che il viale me lo ricordavo più largo!

 

La stazione della Transalpina: qui, un tempo, si ergeva il confine italo-jugoslavo
 

Ore 13.30 - Sono tornato a Jesenice. Due anni fa sono passato attraverso questa stazione venendo da Lubiana ma diretto a Salisburgo. Ora devo attendere circa quaranta minuti prima di salire a bordo del treno per Lubiana e cambiare poi in direzione di Zagabria.

Fa un freddo terribile e nevica, entro nella sala d'aspetto e scarto il pranzo preparato da mia nonna. Nel pieno rispetto della romana generosità che la caratterizza, riempie il sacchetto di leccornie luculliane. Mentre tre studentesse slovene attendono il mio stesso treno giocando con i cellulari, estraggo dal "cilindro" una serie infinita di pietanze.

Elenco fantozziano: panino ripieno di quattro salsicce cotte alla griglia, tre uova delle quali due sode e una di cioccolato, torta pasqualina preparata dall'inquilina del piano terra, una banana matura e bottiglietta d'acqua da mezzo litro. Neanche a Ortisei con il geometra Filini ci si sarebbe organizzati meglio!
Gusto, mastico, aspetto...

Il treno riparte puntuale e colgo l'occasione per osservare la vita quotidiana dei pendolari sloveni: oddio, ma siamo ancora in Brianza! I giovani griffati giocano con le suonerie dei cellulari, talvolta le madri chiamano per sapere a che ora arrivano, molte di loro li aspettano alla stazione con la macchina accesa! Ma quali Balcani, mi sembra di essere ancora a Seregno! Mi viene in mente il caro Sergio, la nostra guida l'anno scorso in Scozia: "- Tucio il mondo è paèse!"

A Lubiana ho solo cinque minuti per prendere la coincidenza...ci riesco, ormai la meta si avvicina. Il solito controllo dei documenti a Dobova (al confine), dove un poliziotto sloveno molto simile all'indimenticabile "Vito Catozzo", si diverte a leggere con sguardo inquisitorio la mia carta d'identità. Dopo aver abbandonato le alpi azzurre di Slovenia (ricordatevi che sotto la neve vi sembreranno sempre azzurre), saluto con immenso piacere le pianure pannoniche che tanto mi ricordano il viaggio in terra ungherese di due anni fa.

Ore 18.30 - Sono arrivato, è buio e non ho ancora una mappa. Prelevo cinquecento kunas (circa settanta euro), acquisto una cartina e prendo il tram per l'albergo. Non so bene dove si trovi ma la direzione è giusta. Scendo dal tram prima della Sava, la attraverso percorrendo il ponte e...mi perdo. Il quartiere è periferico, mi sembra di essere a Monfalcone, nelle vicinanze le auto sfrecciano verso l'autostrada e io mi ritrovo in un parco tra i murales.

Gira, guarda volta (Me giri de chi, me giri de là, me schisci ‘na bala...è un tipico detto croato), finalmente vedo l'insegna luminosa che spicca da un bel palazzone. Alle sette e mezza sono sotto la doccia e sto già pensando a cercare un ottimo ristorante.

Ore 20.00 - Come al solito sfido me stesso: cammino e corro, sempre comunque e dovunque, a dispetto di vesciche grosse come bomboloni e suole consumate. Per saggiare la reale distanza tra il mio alloggio ed il centro della città non esito a scarpinare. Ma una disgrazia infame si abbatte sulla mia serenità musicale: la cuffia sinistra non funziona più...è bruciata! Cerco al supermercato, persino presso il reparto giocattoli, tra pupazzi e robot di plastica. Ogni tentativo è vano. Imprecando proseguo e talvolta mi accontento di una sola cuffia.

Finalmente, dopo aver raggiunto il centro, trovo subito un ristorantino che mi ispira. Cucina tipica: zuppa di funghi e patate, birra da mezzo e Wiener Schnitzel (la cutuleta!). Per chiudere in bellezza una slivovica! Prezzo molto conveniente, servizio impeccabile e portate abbondanti.

Ne approfitto per smaltire la cena e passeggio tra le vie del centro: Zagabria mi piace già da morire. Ovunque ritrovo quel filo rosso che corre attraverso la Mitteleuropa: Monaco di Baviera, Trieste, Vienna, Zagabria...mi sento sempre e comunque a casa. Nessuna nostalgia, laddove i palazzi ottocenteschi risplendono sotto le eleganti luci gialle.

Sabato 29 marzo 2008 ore 8.00 - Dannato cellulare - sveglia! Mi alzo presto per andare a Fiume (Rijeka), almeno questo sarebbe il proposito del giorno. Dopo una colazione abbondante esco dall'albergo: piove copiosamente e fa molto freddo. La periferia di Zagabria (quartiere Savski Gaj) mi è ormai tremendamente familiare.

Prima di partire per Fiume, in qualsiasi caso, devo comprare un paio di auricolari nuovi, altrimenti sarà astinenza! Ma quando la pioggia si trasforma in nevischio capisco che le tre ore di viaggio in direzione di Fiume potrebbero trasformarsi in un inferno. Dopo circa mezz'ora, umido come un muschio, raggiungo il centro: Jelacica Trg.

Ne approfitto per fare shopping, acquistando pile, auricolari ed un bel paio di scarpe da ginnastica in saldo.
Alle undici gusto un cappuccino splendido in un ambiente giovane nel centro della capitale: in televisione vengono trasmessi i mondiali di nuoto. Ormai ho smaltito il dispiacere per aver rinunciato a Rijeka e ne approfitto per visitare un accogliente museo d'arte contemporanea.

Poco dopo visito la città vecchia, leggermente in salita e riesco a scattare qualche foto presso la splendida cattedrale in ristrutturazione. La mattinata trascorre tra uno scroscio di pioggia e l'altro: pranzo in un grazioso pub irlandese (!) e ammetto che la stanchezza arretrata si fa sentire. Verso le due salgo sul tram che mi riporterà in albergo nell'arco di circa venti minuti.

Mi godo le bellezze locali. Le ragazze croate sono aggraziate, non trapela volgarità, i loro corpi sono proporzionati e snelli...come la famosa sorella snella di Cochi e Renato! Lo spettacolo dura poco perché, nonostante sia esaltato fino all'ennesima potenza da "Appetite for destruction", la mia vescica chiede libertà! Brandisce la bandiera dell'indipendenza da un ormai troppo oppressivo regime urinario!

Appena giungo a destinazione mi fiondo nel parco e sotto ad un accogliente ponte soddisfo il mio infinito desiderio fisiologico. Riposo qualche ora in albergo e scelgo la meta della gita di domani: la guida Lonely planet suggerisce Samobor...aggiudicato!

 

Zagabria: il conte (ban) Jelačić (1801 - 1854) nella sua piazza, Jelačić Trg

 

Ore 20,00 - Una doccia e via verso la (dispiace dirlo) spenta serata pasquale a Zagabria. I giovani si ritrovano in Jelacica Trg, laddove confluiscono quasi tutte le linee del tram. Pranzo con le amate e rilassanti bacchette presso un ristorante cinese del centro: pulito, elegante e ben arredato.

Proseguo al ritmo incalzante di Heroes di David Bowie (remixata dal sottoscritto), e sento che sta maturando una playlist emotiva ed appassionante. Nel paradosso di un mondo ormai troppo globalizzato (non mi esprimo in termini politici bensì socio - economici), "This is not America" è la canzone più adatta al paradosso della nostra era.

Mi informo tra i passanti, chiedendo se ci sono locali dove ascoltare musica live (magari metal, no eh?) ma non ho successo. Dopo qualche peregrinazione approdo in un bar: il gestore è un ragazzo di circa trent'anni. Iniziamo subito a chiacchierare in inglese di calcio, viaggi e...guerra. Si tratta di un argomento ancora molto sentito nei Balcani. Chi ha voglia di parlarne ve lo fa capire subito, altrimenti chiedete sempre il permesso, sempre che abbiate ben chiare le differenze tra i popoli della ex - Jugoslavia.

Il rispetto si acquisisce anche e soprattutto tramite l'umiltà di conoscere e di saper ascoltare. Non voglio entrare nel merito di quanto mi è stato detto, sottolineo solo l'aspetto sociale della realtà croata in occasione delle festività religiose: Zagabria stasera è semivuota perché i croati sono profondamente cattolici e durante la Pasqua si spostano dalle proprie abitazioni solo per andare in chiesa e dai parenti. In effetti avevo notato una certa desolazione...

Il bar chiude e mi sposto in un elegantissimo Hemingway bar arroccato sulla parte alta della città. E' una serata fredda in cui non mi sento solo, nonostante non abbia (stranamente) ancora trovato dei compagni di viaggio locali. Ripenso ai miei amici, al caro professore "MT" con cui "ciacolo" ogni mercoledì, a Vice, a tutte le persone con le quali vorrei condividere momenti così felici e spensierati.

La mia fantasia viaggia mentre sono seduto su un divanetto comodo, con il braccio adagiato ad un morbido poggiolo. Il mio idolo, Hemingway, campeggia ovunque come un fenomeno di marketing da baraccone. Ma non importa, a Zagabria mi sto davvero rilassando.

Alle undici e mezza esco dal locale: piove, percorro i saliscendi della città vecchia fotografando i lampioni e per un attimo mi sembra di inseguire le affascinanti ombre praghesi: quelle che scappano sotto i cespugli, quelle che si nascondono dietro ai fumi dei camini, quelle che popolano la Stare Mesto mentre il Golem vaga nella notte.

Verso mezzanotte salgo sul tram, nevischia e il gelo si appoggia pesantemente sulle mie guance mentre cammino verso l'albergo attraversando i giardini. Godersi la vita significa "sentirsi vivi", credo di averlo ripetuto infinite volte a me e agli altri: la vita è storia, letteratura, spettacolo e quant'altro vi piaccia. Siamo gli attori di un teatro dove il regista non ci darà mai un copione da studiare, dove il sipario può calare all'improvviso e l'applauso devi guadagnartelo con l'improvvisazione. Poesia allo stato puro. Queste sono notti magiche!

Quando arrivo in albergo trovo un gruppo di tedeschi alticci. Mentre sorseggio una birra media mi diverto ad ascoltare i loro discorsi coloriti: cartoni animati, automobili, calcio e film porno...ma perché le donne ritengono che noi uomini siamo tutti uguali? Mah...come dice "Il Nero" di Kusturica è difficile capire la "testa di donna".

Mentre l'allegra ciurma teutonica non risparmia ulteriori bagordi svuotando il frigo bar, mi addormento beato come un bimbo dopo aver visto Babbo Natale...

Domenica 30 marzo 2008 Zagabria - Samobor - Zagabria - Una mattina serena, mi sveglio riposato e mi alzo senza troppa fretta: oggi mi attende Samobor. Non so ancora come raggiungerla, prevedo una ricerca avventurosa mentre gusto una torta alla crema tipica del luogo. Il caffè è lunghissimo, austriaco come piace a me: penso di essere l'unico italiano che adora quella brodaglia di caffeina che riempie grosse tazze bianche.

Alle nove sono già a spasso così mi dirigo verso la Sava per scattare qualche foto al fiume: un'altra perla da aggiungere alla mia amata collezione di fiumi. Ne approfitto per officiare al mio consueto rito celtico lanciando in acqua qualche moneta: finora i desideri che ho espresso si sono sempre avverati...liberi di non crederci!
Ma torniamo al problema centrale: è tutto chiuso, non si trovano i biglietti e non so come arrivare a Samobor. Chiedo informazioni ad un autista che non parla né inglese né tedesco.

Domando in uno sloveno stentato (per il croato ci stiamo attrezzando) come raggiungere Samobor: mi spiega a gesti che esistono degli autobus ma non sa dirmi da dove partono. Chiedo ad un altro autista fermo in sosta: mi indica la direzione e parto alla volta del centro credendo che la cittadina sia raggiungibile in treno.

Folle e illuso: mi informo presso la biglietteria ferroviaria e una signora molto gentile mi segna l'indirizzo della stazione degli autobus su un foglietto: destinazione Cernomerec. Sul moderno tram transitano giovani rampanti ed anziani appena usciti dalla chiesa. La Pasqua qui è davvero molto sentita, molti negozi sono chiusi ma fortunatamente ci sono parecchi autobus che partono per Samobor. Acquisto un regalino per la "mamocka" e mi godo mezz'ora di attesa tra le nuvole basse che soffocano la piazzola.

A mezzogiorno si parte per Samobor: il paesino agreste si trova a circa venti chilometri da Zagabria, verso il confine con la Slovenia. Il paesaggio è squisitamente bucolico e lo assaporo mentre nelle orecchie rimbombano le note aggressive della mia playlist. Quando arrivo a destinazione una coppia di amici mi domanda se è arrivato il momento di scendere: sono serbi e parlano un ottimo inglese...è subito amicizia.

Mi aggrego a loro, Vanja mi spiega che vive a Zurigo e si occupa di pubblicità, mentre Slavko abita a Belgrado e lavora alle poste. Prima esploriamo il piccolo centro, dopodiché saliamo di buona lena verso la Stari Grad. Raggiungiamo alcune chiese, mentre il paesaggio diventa sempre più suggestivo. Tra questi alberi stretti e lunghi il tempo si è fermato, come in quel cimitero che visitiamo alla fine della nostra passeggiata.

È davvero un crocicchio di lingue, identità e culture: nomi slavi con cognomi tedeschi e viceversa, fiori dai mille colori, qualche simbolo per i più nostalgici (come la stella per i titini o per i filo - sovietici). Ripenso a Vice, alla forza che mi ha lasciato dopo essersene andato per sempre: so che anche grazie a lui oggi sono qui.

Ho realizzato un sogno: mi ritrovo alle due del pomeriggio nel cuore dei Balcani a bere birra con due serbi e chiacchierando come se fossimo amici di vecchia data. Affrontiamo argomenti seri come la guerra, storie di viaggio frivole, passioni, confronti tra le nostre società all'interno di un'Europa che si sta allargando più in fretta delle mentalità. Ci sentiamo a nostro agio, ma non solo perché amo visceralmente i Balcani...il motivo è un altro: ci sentiamo tutti e tre europei. Apprezzo sempre di più la comparazione, soprattutto quando si trasforma in un metodo piacevole di apprendimento e svago.

La merenda apre il cuore: torta alla crema tipica, caffè nero e bicchiere d'acqua...vi giuro potrei morire in questo momento sentendomi l'imperatore del mondo, il mio mondo. Verso le sei torniamo all'autobus sotto una pioggia fina ma gelata: durante il viaggio di ritorno parliamo di Billy Idol, Ramones, Sex Pistols, King Crimson, Black Sabbath e Led Zeppelin. Slavko mi invita a Belgrado e io già pregusto l'atmosfera inebriante di quel balcone sul Danubio. La vita sa essere così spietata quanto generosa: vorrei rivivere in eterno questi momenti...forse è per questo che li scrivo.

 

La graziosa cittadina di Samobor

 

Ore 19.00 - Piove a dirotto, saluto Slavko e Vanja e ci diamo appuntamento per cena. Ho i minuti contati, devo ancora sistemare la valigia, sono abbastanza stanco ma voglio godermi questa giornata fino all'ultimo istante di spensieratezza balcanica. Per tornare in albergo corro sotto il diluvio: la playlist (non a caso) è "nitroglicerine".

Gli allenamenti invernali rendono giustizia ad un fisico che vuole muoversi, esplodere di vitalità, respirare il gusto di un'età ancora giovane. Arrivo in albergo fradicio ma mi consolo sotto la doccia. Imposto la sveglia, ricarico l'i-pod e alle otto sono ancora sotto la pioggia per raggiungere i miei nuovi amici balcanici.

Perchè si deve morire...voglio dire, non si potrebbe stipulare un contratto a tempo indeterminato con l'esistenza? Ci risiamo: si sta acutizzando la "sindrome di Faust"...non imparerò mai abbastanza, non vivrò mai abbastanza...Alle nove beviamo una birra davanti al pub della cattedrale e mangiamo una pizza surgelata chiacchierando di ricette e gastronomia: si spazia dall'Italia ai Balcani passando per la Germania come se (ed è così, scordatevi la geopolitica!) tra noi non esistessero confini.

Nonostante l'acquazzone che imperversa, decidiamo di bere un drink all'Hemingway bar davanti al teatro Nazionale. Entriamo infreddoliti, quelle pareti alte e bianche, con una luce soffusa (un posto pulito, illuminato bene) mi ricordano le algide atmosfere di San Pietroburgo. Fuori comincia a nevicare: il capolavoro romantico è sublimato da quei fiocchi che cadono lentamente. Parliamo di letteratura, di viaggi, di tutto quello che ancora vorremmo (e dovremmo) fare nella vita.

A mezzanotte, mentre la neve non lascia tregua, ci dirigiamo verso il teatro per un ultimo saluto: fermano un taxi che mi riaccompagni in albergo...così parlando in lingua locale non possono esserci equivoci. Ci stringiamo la mano convinti che ci rivedremo, abbiamo gli indirizzi e la voglia di viaggiare non ci mancherà mai. Stavolta sono davvero esausto: domani mattina devo alzarmi alle sei per tornare a Monfalcone dove mi attendono gli amici...c'è la grigliata di Pasquetta!

Lunedì 31 marzo 2008 ore 6.00 Zagabria - Monfalcone - Sveglia e caffè, barba e bidè...con fantozziana vigoria sono pronto per partire. Faccio colazione e ne approfitto per fare incetta di avanzi: rimedio il pranzo con pane e prosciutto. Per l'ennesima volta ci tengo a precisare che qualcuno ha trascorso sette anni in Tibet...a me ne sono bastati tre in Friuli per imparare a risparmiare (Non son pedoc'...va ben!?).

Alle sette e un quarto una simpatica tassista mi accompagna alla stazione, in radio trasmettono "Heroes" di David Bowie. Ciascuno dei miei viaggi ha una colonna sonora: il "Duca Bianco" è già entrato nella playlist.
Ah, dimenticavo...nevica copiosamente. Fa un freddo terribile (e per dirlo il sottoscritto significa che si rischia la cancrena come Messner!). Mi rintano nella sala d'aspetto e ne approfitto per scrivere un paio di cartoline.

Acquisto anche tre fumetti in croato: due sono per alcuni amici...il pensiero mi sembra molto originale...da collezionisti! Il treno parte alle sette e cinquanta: il binario assomiglia a quello di Budapest Keleti Pu. da cui sono partito due anni fa alla volta di Monfalcone.

Finalmente mi accomodo sul treno: ma il gelo sottozero della banchina ed il caldo da venticinque gradi della carrozza mandano in tilt il mio intestino. Allarme pupù!!!! (in sloveno "driska", da cui il famoso detto "Driska, driska marescià..."). Attendo che il treno parta, dopodiché mi fiondo verso la "ritirata": c'è il sapone, c'è l'acqua...sono salvo! A causa della foga non riesco nemmeno a centrare il water. Se siete già disgustati saltate al paragrafo successivo...proseguo per i più coraggiosi.

Accade il peggio: bussa un poliziotto! Vuole assolutamente controllare i documenti. Gli chiedo di aspettare un attimo perché non sto bene, ma la solerzia croata non conosce pietà! Vuole forzare la porta...beh, se sfidano la mia sfacciataggine non mi tiro indietro. Il mio caro amico Follett dice che sono "timido come un giornalino porno"...o la va o la spacca! Tiro su i calzoni solo davanti, mentre il meglio di me resta rivolto al water.

Con la sinistra reggo i pantaloni, con la destra apro la porta e consegno la carta d'identità all'incorruttibile gendarme. Mi guarda letteralmente schifato...perché non mi perquisisce? Per il tanfo? Mi restituisce il documento e ringrazio con un cordiale: "- Hvala! (grazie)". Dopodiché richiudo la porte con la grazia di un cicisbeo a Versailles.

Pulisco l'obbrobrio convinto che l'allarme sia rientrato. Mi bastano solo dieci minuti per sbiancare nuovamente. Ma dopo il secondo bombardamento sono salvo...non credo siano sopravvissuti quelli che sono entrati dopo di me. A Lubiana trovo persino il tempo di scendere e scattare qualche foto nei dintorni della stazione: come tornare indietro di due anni in un istante...che abbia scoperto il segreto per viaggiare nel tempo? Mah...

Ore 13.00 - Nino mi aspetta alla stazione di Monfalcone dopodiché raggiungiamo insieme l'abitazione del caro Davide. Mangiamo una grigliata straordinaria, contornata da birra e gelato. Si passa la giornata tra amici, a ridere, giocare a WII, ascoltare musica...insomma godersi quei momenti tanto semplici quanto indimenticabili. Una bella tavolata per ricordarsi, una volta di più che la vita sa regalare anche enormi soddisfazioni. La serata si conclude davanti a Trainspotting...e domani si torna a Milano.

Epilogo - Finora ho percorso migliaia di chilometri attraverso l'Europa, ma questo è stato il viaggio più bello della mia vita: un coacervo di emozioni vecchie e nuove, ricordi e buoni propositi da sviluppare.

Il bagaglio è carico di immagini, suoni, odori (e puzze)...se quando torni a casa lo zaino ti sembra più pesante non è colpa della stanchezza: lo hai riempito di esperienze che non vedi l'ora di raccontare prima di riporle nei cassetti.

La parola "Est" è contenuta nella parola "Ovest"...ma ricordatevi che "Ovest" senza "Est" non significa niente...

Fabio

 

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