prova
postato da blog.infogrottole.it [27/09/2011 16:04]
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Prova 1
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Oggi l'idea di parlare del capitalismo produce due rilievi, uno riguarda quello anglosassone e l'altro quello italiano: due modelli diversi, ma che riflettono non due diverse culture economiche, bensì due velocità. Le quali sono a loro volta il risultato di due diverse configurazioni storiche che sono venute a crearsi nel corso degli ultimi cinque secoli. Solo conoscendo bene i processi di detti cicli storici si può pervenire alla conclusione che le ragioni di una velocità più bassa del capitalismo italiano risiedono nella forma onnicomprensiva della coscienza religiosa che ha svolto una funzione frenante sullo sviluppo e l'espansione dell'Illuminismo e, in ultima analisi, sulla comprensione della rivoluzione industriale temuta per la tecnologia e il ricorso alla scienza. Chiarita l'origine della diversa velocità del capitalismo occidentale, possiamo quindi porre le basi di un discorso sul capitalismo di cui oggi si parla non solo all'estero nei circuiti accademici, ma anche in Italia dopo che con Berlusconi abbiamo rischiato di fallire come paese e ora davanti alle liberalizzazioni di Monti probabilmente foriere di una mutazione delle condizioni storiche. Ma, dirò subito che per parlare del capitalismo non si può affatto prescindere da Marx. Colui che, in piena rivoluzione industriale e a distanza di pochi anni dalla rivoluzione francese che segnava il culmine del pensiero liberale di Montesquieu ed altri, si impunta mettendo in guardia il nascente proletariato dallo sfruttamento della sua prestazione di lavoro da parte del capitalista. Senonchè, non per disamore verso il ridondante neoromanticismo di sinistra, ma riesumare il passato della lotta di classe che ha contraddistinto il secolo scorso nell'aver ingenerato nei popoli il bisogno di emancipazione da perseguire attraverso l'abbattimento dell'esistente come teorizzato da Marx ne il Manifesto del Partito Comunista (1848), serve a ben poco sapendo che è un tema avulso dalle condizioni oggettive. Ciò perchè il rischio è quello di sfociare in una inconcludente discettazione neppure filosofica ma politico-economica. Sarebbe, nel migliore dei casi, un ritorno ai tempi del movimento no-global, un modo di pensare critico della globalizzazione, ma sterile perchè anche allora avulso dal contesto oggettivo.
Analizzare un fenomeno sociale così complesso come il sistema capitalista non è oggi cosa da poco, dal momento che non è più da tempo attuale il problema relativo all'organizzazione del lavoro, un capisaldo del capitalismo fordista nonchè delle teorie tayloriane del contenimento del costo del lavoro, ambedue indifferenti all'alienazione che producevano al proletario nel suo rapporto fagocitante con la macchina di produzione. Ciò, nonostante i tentativi di Marchionne di ripristinarli! Il quale, a ragion veduta crede che le origini del malessere del sistema industriale italiano giace nella cattiva coscienza degli operai. Non vorrei fare dello snobismo, ma una analisi del capitalismo senza critica ideologica è un impegno retorico che non mi interessa. La critica marxista del capitalismo non può disgiungersi dalla rivoluzione. |
| postato da michele trapanaro il 22/01/2012 21:57 | |
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Il problema che ci sta di fronte e che urge assolutamente una soluzione è economico perché incombe il pericolo di fallimento. Per questo il PD, di cui non sono tesserato essendo un astensionista ideologico, per senso di responsabilità verso il paese, pur sapendo che sciogliendo le camere poteva vincere le elezioni, contribuiva alla nascita del governo Monti a cui è stato demandato il compito di tiraci fuori dal precipizio. Questa scelta l'ho considerata saggia e sobria, nonchè priva di manicheismo politico quale è, viceversa, la scelta di tutti gli altri partiti appoggiando Monti o mettendosi all'opposizione. Su quello che Monti è manchevole nella manovra Salva Italia possiamo concordare sul fatto che è deludente, ma non possiamo per questo sottrarci ad uno sforzo nei sacrifici sapendo aprioristicamente che le crisi del capitalismo sono state sempre fatte pagare dalle classi meno abbienti (proletariato e pensionati). Neppure questa volta poteva andare diversamente
Dietro questo aspetto, la critica alla politica e alla morale dominante è ormai sistemica. Eppure, in tanti si sono scandalizzati di questa scelta andandogli addosso e facendo capire che si attendeva l'ennesima occasione per tendere al PD una imboscata per screditarlo. Invero, ciò nasce allorchè questo partito si formava, mettendo in moto un meccanismo abnorme che andava dai messmedia asserviti a Berlusconi fino ai cosidetti comici alla Crozza, invece molto tenero con B. Ma chi avrebbe ingaggiato una virulenta campagna contro il PD è stato il giornalismo d'inchiesta in questo caso dismessosi dai consueti panni moralizzatori. Essendo questo abietto microcosmo privo di coscienza nazionale e sorretto da una incrollabile fede bizantina e neoiconoclasta estende il suo raggio d'azione cogliendo nell'appoggio del PD a Monti la chiave di volta per dare una ulteriore spallata a quel barlume di credibilità rimasta alla politica. Dietro questo aspetto, la critica alla politica e alla morale dominante è ormai sistemica.Per tali ragioni l'antipolitica non può chiamarsi soavemente "l'altra politica", essendo assurta a movimento di opinione contro quelle che in un paese normale si chiamano vie democratiche del confronto razionale e senza faziosità preconcetta. L'illusione è che possano arrivare perfino a credere di essere gli apologeti di un nuovo corso senza però tenere presente che le fondamenta non ci sono ancora e che se dovessero riuscire a farle potrebbero da un momento all'altro crollare sulle loro teste, lasciando polvere e macerie anche per gli altri. A quel punto non ci resterà altro da fare che seppellirli con una grande e salutare risata. Sarebbe una vera disfatta, l'ennesima per un movimento destrorso che aveva voluto esprimersi come avanguardia senza che ne avesse le prerogative intellettuali. |
| postato da Michele Trapanaro il 26/12/2011 22:41 | |
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Non a caso, fu proprio Monti in qualità di commissario della UE a criticare l'asse franco-tedesco come riesumazione del concetto ottocentesco di Stato-Nazione. Alla luce dei fatti odierni, come non dargli ragione, anche se va detto che qualsiasi persona di formazione marxista considera lo Stato-Nazione un fondamento del sistema capitalista. Riemerge sopratutto davanti alla crisi non più ciclica che è sempre di natura congiunturale, ma quando investe le grandi trasformazioni strutturali che portano il mercato fino a quel momento occupato dai sistemi più competitivi a doverlo spartire con tanti altri soggetti o paesi emergenti. Come è il caso odierno relativo alla globalizzazione dei mercato che portando grandi paesi una volta poveri a diventare nuovi soggetti predominanti nello scacchiere della divisione del capitale, soppiantava l'occidente e lo lasciava a leccarsi le ferite di una scelta indifferibile. Dopotutto, voluto anche per aver creduto aprioristicamente nella decisione che lo scavalcamento del capitale dei confini nazionali, pur facendolo a malincuore, fosse la soluzione giusta per sbloccare la stagnazione economica e il conseguente restringimento dei profitti. Senonchè, gli USA adesso si ritrovano condizionati dai cinesi che hanno nelle loro mani buona parte dell'immenso indebitamento cui gli americani sono chiamati a pagare il conto nell'aver voluto a tutti i costi mantenere il vecchio status di superpotenza. Così viene a prodursi la crisi che sta affliggendo l'occidente e che nel contempo segna anche il formarsi di una realtà oggettivamente impensabile fino a qualche anno fa: la "civiltà" non risiederà più quì da noi, ma tra breve con lo sviluppo di nuove sovrastrutture si sarà spostata nell'estremo oriente, in Cina e in India! Ciò lo sta a testimoniare l'ossessiva ricerca da parte dell'asse franco-tedesco di creare una sorta di eurocentrismo che, invero, è l'eufemismo di quello che Monti qualche anno fa tacciava di ritorno all'ottocento con gli Stati-Nazione. Tuttavia, come tragicamente già accaduto nel Novecento con due immani guerre mondiali, il nazionalismo a monte dell'ergersi di alcuni Stati, quelli maggiormente più avanzati economcamente e di vecchia tradizione idealistica come la Germania e i paesi anglosassoni, ad egemonia in Europa può rilvelarsi una minaccia per l'Europa stessa e chissà per il mondo. Quindi, dietro questo aspetto dobbiamo prestare molta attenzione ai tedeschi ed ai francesi, perchè non è escluso che davanti ad un eventuale dissolvimento della moneta unica possano ridestarsi vecchi, atavici, antropologici richiami militaristi! È la soluzione estrema a cui può far ricorso il sistema capitalista quando viene a trovarsi con l'acqua alla gola.
Saluti. Michele |
| postato da Michele Trapanaro (Monaco di Baviera) il 18/12/2011 12:32 | |

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