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Aree demaniali: perché i quattro piani di riconversione sono ?spariti? dai progetti di Area Vasta?

postato da Giovanni Palumbo, commissario cittadino di IDV [15/01/2010 15:24]

In questi giorni tanto si sta discutendo del San Raffaele del Mediterraneo, il nuovo ospedale che sorgerà a Taranto. A Palazzo di Città ognuno dice la sua, si discute e si scambiano opinioni, e in molti sono pronti a scommettere che la sua realizzazione cambierà il volto della città. La stampa non è da meno e dà ampio spazio, giustamente, ad approfondimenti giornalistici sul tema. In tutto questo, però, c'è qualcosa che è passata inosservata. Noi dell'Italia dei Valori, pur se partecipi a questo grande dibattito sul futuro della sanità jonica, non possiamo dimenticare, come evidentemente hanno fatto in molti, che esistono altri progetti centrali per lo sviluppo della città e che, misteriosamente ma non troppo, si sono arenati o comunque hanno subito un brusco rallentamento nella loro realizzazione. Ci riferiamo ad Area Vasta ed ai suoi interventi contenuti nel piano stralcio approvato in Regione. Mentre i sindaci della provincia continuano, anche in questi giorni, a litigare sulla distribuzione dei finanziamenti, nessuno si è accorto che i progetti sull'acquisizione e la riqualificazione di una parte delle aree demaniali della Marina Militare venivano accantonati. Ebbene sì, dopo approfonditi studi e pagine su pagine di analisi sviluppate puntualmente dai tecnici del Comune, che noi dell'Italia dei Valori siamo andati a "recuperare dai cassetti di Palazzo di Città" e dai quali abbiamo estrapolato le foto qui allegate, il tutto è passato in secondo piano per approvare interventi marginali che non avranno lo stesso impatto sulla città. Parliamo, per intenderci, di quattro progetti di riqualificazione urbana: il recupero della zona denominata "ex Baraccamenti Cattolica" e della Caserma Mezzacapo (che nel progetto sarebbero dovuti essere adibiti ad uso sociale e ad aree parcheggio di cui tanto quella zona della città necessita), la riqualificazione della ex stazione torpediniere (con la realizzazione del "Parco Museale del mare e della Marineria Militare", Museo della Marina Militare, Museo storico dell'Arsenale, Museo delle Scienze Marine, Acquario, Sommergibile Di Cossato), la trasformazione della Vittorio Veneto in nave-museo e, infine, la riconversione delle isole Cheradi (un patrimonio eccezionale sia dal punto di vista naturalistico che storico-archeologico). Invece di concentrare i finanziamenti di Area Vasta su questi progetti, la ‘squadra' dei sindaci jonici, con quello tarantino nelle vesti di capofila, hanno scelto di sparpagliare i 40,5 milioni a disposizione in una ventina di interventi sul territorio. A Taranto verrà realizzata la metropolitana leggera e due aree parcheggio di interscambio automobile-bus, mentre in provincia si registreranno piccoli interventi di riqualificazione dei centri storici o di miglioramento dei servizi socio-sanitari. Pur non mettendo in dubbio l'importanza anche di questi progetti, noi dell'Italia dei Valori ci chiediamo perché le somme a disposizione non siano state concentrate in pochi progetti ma davvero capaci di cambiare il volto del territorio. Certo, lo strumento della ‘concertazione dal basso' voluto dall'Unione Europea per questa linea di finanziamenti difficilmente si concilia con una visione d'insieme delle problematiche territoriali, ma è anche vero che i veri politici sono capaci di guardare al di là del proprio naso e non si preoccupano di scontentare questo o quel sindaco pur di raggiungere un obiettivo importante a medio e lungo termine. La verità è che il lavoro di coordinamento del Comune capofila, cioè quello di Taranto, è stato gravemente deficitario. ll sindaco Stefàno ed al suo vice Cervellera potevano e dovevano fare di più. La città, di fatto, ha perso una occasione eccezionale per affrontare una volta per tutte il problema delle aree demaniali. Era la volta buona per andare a Roma, al Ministero della Difesa, e rivendicare con forza una parte della città che alla Marina Militare non serve più ma che a noi tarantini continua ad essere negata. Quando si è trattato di occuparle per il bene nazionale, è giusto ricordarlo, non ci hanno pensato due volte; oggi, invece, farcele restituire, è diventata un'impresa. Ecco perché servono quei politici determinati e coraggiosi che, evidentemente, oggi mancano in questa città