Grande Salento? Meglio la grande politica
postato da Giovanni Palumbo, Commissario cittadino IDV Taranto [01/11/2010 15:48]
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Regione Salento sì, Regione Salento no. Cresce il dibattito intorno alla possibilità di spaccare politicamente in due la Puglia dando seguito a quella unità d'intenti dimostrata negli ultimi anni da Brindisi, Lecce e Taranto. Non è facile cogliere quali sono i benefici, e quali no, di una eventuale scelta in tal senso. E' evidente, però, il motivo del nascere di tali esigenze secessioniste: la gestione baricentrica della Regione Puglia. Una situazione che perdura negli anni e che penalizza di fatto i nostri territori. Molto ci sarebbe da dire sulle cause di questa situazione conseguenza, soprattutto, dell'incapacità della classe dirigente ionico-salentina e degli imprenditori che, negli ultimi decenni, hanno fatto il bello ed il cattivo tempo dell'economia di Taranto, Brindisi e Lecce. E' da qui, a mio parere, che è necessario partire per riuscire a leggere con la giusta lucidità la realtà attuale e propendere a favore o meno di chi oggi rivendica addirittura un referendum popolare per istituire la nuova Regione. I maggiori finanziamenti su Bari, rispetto alle province ionico-salentine, sono solo il frutto di un'abile azione politica o anche il risultato di una vivacità imprenditoriale diversa? I progetti, infatti, possono essere approvati quando c'è qualcuno che li propone e non certo il contrario. Prendiamo il caso del porto di Taranto. Da anni il Consorzio Distripark nega per statuto l'ingresso ai privati, l'esatto contrario di quanto accade a Bari. Perché, dunque, oggi ci si lamenta del finanziamento all'interporto barese a discapito di quello tarantino? Se noi avessimo aperto all'iniziativa dei grossi imprenditori portuali italiani, probabilmente, anche noi avremmo saputo proporre una idea credibile da sottoporre all'attenzione, ed ai finanziamenti, dell'Unione Europea. Certo sia chiaro, questo non discolpa la Regione Puglia che qui sì, può pianificare lo sviluppo dei porti affinché non si creino doppioni e, soprattutto, si seguano le esigenze del mercato internazionale. Ma non è forse e soprattutto colpa nostra se quelli stessi imprenditori che stanno investendo a Bari non sono venuti a Taranto? Problemi come questi non si risolvono creando una nuova Regione, bensì lavorando sul territorio per una nuova cultura economica e politica. Non bisogna dimenticare, infatti, che una nuova Regione significa anche un nuovo centro di spesa con costi che alla fine paghiamo tutti. Non sarebbe più proficuo, invece, premere sui nostri consiglieri regionali affinché Taranto ottenga ciò che merita nel contesto attuale? Non sarebbe più logico tornare alla politica e lavorare affinché il pubblico apra al privato senza porre veti o condizioni inaccettabili? Ben venga, in ogni caso, un eventuale referendum popolare. E' giusto che siano i cittadini ad esprimersi su una decisione che li coinvolge e della quale devono essere protagonisti. C'è un altro quesito, però, al quale i tarantini dovranno dare risposta per fare una scelta davvero consapevole: sono davvero complementari le esigenze di sviluppo delle province di Brindisi, Lecce e Taranto? Prendiamo un esempio importante: l'aeroporto di Grottaglie. Il vero ‘competitor' che non permette l'approdo dei voli di linea nella città delle ceramiche è proprio la pista di Brindisi. E' proprio per garantire un flusso passeggeri adeguato a quest'ultima che Aeroporti di Puglia non concede lo sviluppo in tal senso dell'impianto grottagliese e, di conseguenza, dell'economia ionica. Un aeroporto quello di Brindisi che, d'altronde, esprime già nel nome il proprio ruolo strategico nel tacco d'Italia: "Aeroporto del Grande Salento". Ebbene, la nascita di una nuova Regione, non andrebbe ulteriormente ad affossare le speranze di chi traguarda l'apertura al pubblico della pista di Grottaglie? Intorno a questi temi, soprattutto, bisognerà valutare l'opportunità migliore per Taranto. Nel frattempo, però, l'ideale sarebbe che chi è stato eletto in Regione con i voti dei tarantini batta i pugni sul tavolo e riporti Taranto al centro dell'agenda politica.
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