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Il volto della città

postato da Dr. Patrizio Mazza, Consigliere regionale della Puglia per l?Italia dei Valori [10/08/2011 23:55]
Mi chiedo, ora sempre più spesso, quale sia il volto attuale della città di Taranto. Quale sia la visione che la città susciti e se vi sia chi pensa che tale espressione rappresenti un "modello da proiettare nel futuro". Ovviamente ciascuno può avere il proprio concetto di città in cui vive o lavora, ma, di primo acchito, non mi viene in mente altro rispetto a ciò che vedo ogni mattina: la nube marrone che sulla città si staglia per chilometri e attualmente è ben visibile, date le condizioni climatiche di bel tempo.
Come il sottoscritto sono sicuramente in molti a vedere o percepire tale fenomeno, accompagnato anche dagli odori che vengono emessi dalle varie sedi industriali. Ebbene quella descritta è l'immagine che io ho, non ne colgo altre perché non si caratterizzano, non danno una connotazione originale della città.
Quando arrivai a Taranto, circa 20 anni fa, l'immagine era quella della "città dei due mari", splendida collocazione, e il pensiero era di una città dalle enormi attrattive e potenzialità turistiche. Ma dopo 20 anni di sole potenzialità inespresse il pensiero è dominato da quanto sin qui detto, con l'aggiunta di mitili inquinati, di pecore alla diossina abbattute, di morti per tumore, di lavoro che non c'è, se non nella grande industria e non vengono altri di pensieri meno che mai positivi! Non trovo una immagine alternativa. Del resto il pensiero diffuso dei cittadini di Taranto è di presa di coscienza della situazione ambientale e credo che non vi sia nessuno che mistifichi questo concetto.
Se questa è la rappresentazione, condivisa, della città, si spiega perché c'è un desiderio diffuso di fuga, specie fra i giovani e ciò che è molto grave non ci sono adulti in grado di controvertere la tendenza.
Vorrei dire che chiunque prenda coscienza di questa immagine di Taranto dovrebbe chiedersi che cosa ha fatto per cambiare questo volto. Chi è dirigente di struttura pubblica o amministratore dovrebbe chiedersi se ha realmente agito per cambiare tale aspetto di Taranto; dobbiamo chiederci se chi ha fatto informazione e opinione ha puntualmente sollevato i problemi e suggerito il da farsi senza manipolazioni, dobbiamo chiederci se la scuola ha rappresentato un punto di congiunzione fra città e cultura del proprio ambiente. Dobbiamo chiederci se le famiglie, intese come padre, madre e figli hanno dialogato fra di loro per disegnare e incidere su un modello di città, c'è da chiedersi dove è il popolo vigile e attento a ciò che si dovrebbe fare e che non viene fatto, e a ciò che viene promesso e non mantenuto, una cittadinanza pronta a cambiare gli interlocutori politici dirigenziali se non sono attendibili. Infine c'è da chiedersi dove sono gli ambientalisti, gran "canaio" ma poco arrosto, arroccati a difender la propria mattonella come fossimo nella via delle Star a Hollywood, senza un disegno comune e una strategia, e più che ambientalisti, ricognitori dell'ambiente mal sano perché essere ambientalisti significa: "proporre cosa fare in alternativa" e ciò non lo sento mai.
In definitiva colpa di tutti noi, è inutile che puntiamo il dito! Ora vale solo chi sa proporre cosa fare in alternativa, ma ora e non fra 20 anni, perché il "malato Taranto" è grave e lo sarà ancor più con l' aumento della produzione industriale. Impedire tutto ciò significa attivare una rivoluzione mentale ora e non demandarla ai giovani oggi diciottenni; chi li istruisce questi giovani se non c'è chi ha voglia e capacità di farlo? Certo che occorre puntare sui giovani ma la base del cambiamento è urgente e gliela dobbiamo dare noi! Allora se esiste ancora il popolo, deve esistere una coscienza civica che dica no al passato e tutto ciò che si connota in tal senso, deve dire si a chi si presenta con proposte di modello alternativo di sviluppo per la città, diverso dalla grande industria. Il popolo deve dire si a chi, oltre a presentare un modello alternativo sia in grado di stabilire un percorso che richiederà alcuni anni ma, se ben tracciato e sorretto dal popolo ha anche possibilità di essere attuato. Dunque, come sempre, il modello e il volto di una città è il popolo che deve tracciarlo attraverso la comprensione di ciò che si para davanti. Non possiamo assolutamente demandare alla classe dirigente dei prossimi 30 anni che sarà pessima se non si ritrova il popolo; la classe dirigente viene dalla coscienza civica.
Vorrei concludere dicendo che siamo pronti a discutere di proposte e percorsi, sempre che il popolo lo voglia altrimenti, in buon ordine, ci metteremo in una fase di osservazione e meditazione che da sicuramente più rilassamento e non richiede coinvolgimenti da trincea.