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OCCORRE UN CONCRETO PROGETTO DI CRESCITA

postato da Giovanni Palumbo, Commissario cittadino IDV [12/10/2011 20:57]
Quando vengono intraprese strade che ipotecano, nel bene o nel male, il futuro della nostra comunità, il dubbio è uno stato d'animo dal quale è giusto non sottrarsi. Eppure, chi oggi guida gli Enti locali ionici, o ricopre ruoli di grande responsabilità fra Roma e Bari, pare non accorgersene. Gli investimenti di Eni e Cementir, il progetto San Raffaele e la Piastra Logistica, vengono attesi come gli assetati aspettano speranzosi che piova. Eppure, dalla Provincia al Comune, passando da parlamentari e consiglieri regionali, si fa a gara a ricordare come gli errori del passato non vanno più commessi; che non si può ipotecare un intero territorio in cambio di due noccioline. Ebbene sì, se i soldi della Piastra Logistica e per il nuovo ospedale possono essere considerati innesti preziosi in grado di generare fattori positivi, lo stesso non si può dire per i pur corposi investimenti di Eni e Cementir. A fronte di un consistente impatto ambientale, che non è mai stato ufficialmente quantificato dalle due società, sul quale certamente occorrerà lavorare per ridurlo ai minimi termini, di quella pioggia di soldi Taranto vedrà ben poco! Qualche appalto subordinato, qualche decina di posti di lavoro, qualche imprenditore col sorriso sulle labbra e niente più. Nessuna royalty dalla raffinazione del petrolio della Basilicata e nessun contributo radicale da parte del cementificio nella vita economica della città (esclusi gli alberelli ‘generosamente' concessi al sindaco Stefàno...). Progetti e finanziamenti ancora una volta calati dall'alto figli di logiche ed interessi nazionali che poco hanno a che vedere con le necessità della nostra terra. Ragionando in questi termini, vengono non a caso alla memoria il divieto di pascolo nel raggio di 20 km dal Polo Industriale (Ordinanza Regionale n° 176/2010), il divieto di entrare nelle aree a verde del quartiere Tamburi (Ordinanza Sinadacale n° 45/2010) e il divieto di coltivazione e vendita dei mitili del primo seno del Mar Piccolo (Ordinanza ASL/TA 1989/2011; Ordinanza Sindacale 52/2011). Quando piangiamo gli errori del passato, evidentemente non ci rendiamo conto che anche quelli attuali avranno ripercussioni sulle generazioni future esattamente come oggi paghiamo per gli insediamenti industriali che hanno radicalmente modificato la nostra economia in cambio di un benessere illusorio. Quando è la Confcommercio a sottolineare l'assenza totale di confronto in questa città su tali grandi problemi, poi, emerge tutta la criticità di una visione ‘imperialista' del nostro territorio, fagocitato, oggi come allora, dall'interesse nazionale. I processi virtuosi protagonisti in Area Vasta, che ha visto territori e sindaci collaborare finalmente gomito a gomito, sembrano solo una parentesi in un contesto desolante. Si può decidere del futuro della provincia ionica senza coinvolgere gli imprenditori locali, quelli che per primi contribuiscono alla concretizzazione delle idee? Si possono rincorrere ancora i grandi appalti trascurando la necessità di una crescita della piccola e media impresa nel medio e lungo periodo? Quello che manca è un progetto di crescita del territorio. Le ricadute economiche di un investimento, andrebbero chiarite a monte e non attese come una conseguenza imprecisata. Di volta in volta l'area di Taranto e le sue ricchezze, vengono modellate rispetto alle esigenze nazionali, vedi Eni, Ilva e delle altre realtà nazionali presenti qui invasivamente . Forse è proprio per questo che l'amministrazione Stefàno, al pari delle precedenti, non è riuscita a realizzare un nuovo Piano Regolatore della città. Continuiamo a procedere attraverso varianti rispetto a quello approvato alla fine degli anni '70. Un modo semplice per non decidere, per modellare le disponibilità del territorio a favore di questo o quell'interesse. Ne esce fuori una enorme Babele che nega una impronta sistemica al territorio. La condizione migliore per chi, ciclicamente, fa di Taranto quel che vuole senza curarsi delle macerie che lascerà.