Ripartiamo rimettendo al centro le persone
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Riflessioni sulla possibile riconversione dell'Ilva Il dibattito in corso in città sul futuro della sua economia, necessita di alcune riflessioni di fondo. I costanti sforamenti da parte della grande industria dei valori limiti di inquinamento, avvallano le battaglie che le associazioni civiche stanno portando avanti da anni. Con il referendum alle porte sulla chiusura dell'Ilva, inoltre, si ha l'impressione che ci si trovi di fronte ad un bivio storico che determinerà il bello o il cattivo tempo della Taranto di domani. Un confronto al quale in tanti stanno partecipando: dai semplici cittadini ai politici, passando per gli imprenditori ed i docenti universitari. Alcuni parlano a sproposito, senza conoscere con esattezza i problemi ed i possibili scenari; altri si approcciano in modo costruttivo ponendo al centro il bene comune. E' quanto mai necessario, in questa fase così delicata, riflettere seriamente su quali siano le reali possibilità di sviluppo di questo territorio. Per farlo non basta osservare l'area portuale o la bellezza del nostro mare, ma bisogna partire da cosa, in termini di risorse umane, questa città ha a disposizione. Quali sono le capacità dei tarantini? Quali competenze sarebbero in grado di mettere a disposizione della nuova città che si tenta di programmare? Sono queste le domande cruciali che vanno anteposte a qualsiasi presa di posizione pregiudiziale. Si tratta di un passaggio fondamentale se si vuole vedere, nell'eventuale chiusura dell'Ilva e dell'intera area industriale, una occasione di sviluppo e prosperità. Solo così potranno essere zittiti colo che sventolano, oramai da decenni, la bandiera del ricatto occupazionale. Qualsiasi sia l'esito del referendum consultivo, svolgerà comunque un ruolo importantissimo se permetterà una analisi precisa delle potenzialità del territorio, ripartendo dalle professionalità caratteristiche della società cittadina. Pensiamo ad esempio all'Università: oramai, nonostante le tante difficoltà, il Polo ionico è una realtà che da anni prepara giovani professionisti troppo spesso costretti ad emigrare per trovare lavoro. Quali sono le loro specializzazioni? Cosa si potrebbe realizzare intorno alle loro capacità? Si parla in continuazione di blocco della fuga dei cervelli: perché non provarci in ottica post-Ilva? Il lavoro che sta portando avanti il nostro consigliere regionale Patrizio Mazza, otterrà i risultati sperati solo se insieme si tornerà ad avere fiducia nelle professionalità del territorio che potrebbero anch'esse divenire oggetto di una adeguata e lungimirante riconversione. A poco serve continuare a tenere gli occhi chiusi, ad arrendersi alla monocultura dell'acciaio che da opportunità di crescita occupazionale ed imprenditoriale si è trasformata in sofferenza , ed impoverimento culturale, per la città. |
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