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Ripartire dal popolo per riprendere le redini della città e sottrarle al sistema schiavo della monocultura industriale. La sfida del consigliere dell'Idv Patrizio Mazza che su Stefàno non ha dubbi: "Ha dimostrato ampiamente di non essere alternativo". La rivoluzione invocata dal consigliere regionale dell'Italia dei Valori Patrizio Mazza non è quella che si fa con le armi ma, proprio per questo, probabilmente è quella che fa più paura. L'oncoematologo, primario del reparto di ematologia all'ospedale Moscati, è un uomo prestato alla politica spinto da quella necessità di dare il proprio contributo nella risoluzione del problema inquinamento a Taranto. Inutile dire che, a differenza di molti suoi colleghi che siedono comodi sulle poltrone di via Capruzzi a Bari, lui le conseguenze della devastazione del nostro territorio ogni giorno le tocca con mano nelle corsie del reparto che dirige. Consigliere Mazza, a che punto siamo? Cosa manca a Taranto per rialzare la testa e rivendicare i propri diritti guardando in faccia la grande industria ed i poteri forti? "Siamo ad un punto morto ed io per Taranto la vedo nera. Si sta compattando un sistema di difesa che mira a mantenere le cose come stanno. E ancora una volta, secondo me, l'avranno vinta loro. E' evidente l'impossibilità, almeno nel breve periodo, che qui possa cambiare qualcosa. Bisognerebbe prima rivoltare sul piano politico la città e, questo, può farlo solo la gente; quel popolo che, però, al momento non c'è, è assente. Il sistema d'altronde plasma le persone e, quando c'è di mezzo una economia monolitica, riesce ad arriva dappertutto. A Taranto la democrazia viene quotidianamente attaccata ed il motivo è presto spiegato: essendoci una sola fonte economica, quella industriale e più propriamente dell'acciaio, tutto finisce con l'essere sotto controllo. Se ci fossero invece più economie, ci sarebbe anche maggiore eterogeneità di pensiero e, dunque, più voci. Non è un caso che storicamente la democrazia sia crescita contestualmente con la rivoluzione industriale. L'economia delle fabbriche divenne alternativa al potere dei latifondisti. Seguendo la stessa dinamica, me nel senso contrario, oggi si sta concentrando tutto nelle mani di poche industrie. E' un fenomeno che riguarda l'intero Paese ma soprattutto la nostra terra". Come se ne esce? "L'unica speranza è che il popolo scelga di tornare a decidere del proprio futuro. Le rivoluzioni, d'altronde, le fanno i cittadini cominciando dai movimenti di opinione. Purtroppo, però, a Taranto vedo una frantumazione delle opinioni intorno a singoli temi senza che venga tenuta sempre presente la globalità del discorso. La visione d'insieme praticamente non esiste". Lei è il riferimento politico di tanti ambientalisti che conoscono la sua storia e la sua coerenza. Oggi, in pratica, si augura che il ‘germe' dell'ambientalismo attecchisca in ogni via della città fino a trasformarsi in una vera rivoluzione. Potrebbe il movimento di Beppe Grillo, che anche qui inizia a muovere i primi passi, essere il contenitore giusto delle vostre istanze? "Beppe Grillo esprime una criticità che spesso condivido su tanti temi. Sono convinto, però, che per fare il salto di qualità sia necessario proporre delle alternative credibili e passare dalla denuncia ai fatti. Anche l'Italia dei Valori nella sua prima fase era così. Prima di essere partito, è stato un movimento di pensiero anti berlusconiano ed anti sistema. Oggi, però, si è compreso che bisogna confrontarsi con le difficoltà di governare costruendo una alternativa". Chi invece non vede l'ora di cimentarsi con l'attività di Governo (negli ultimi tempi, a dir la verità, più in quello romano che pugliese) è senz'altro Nichi Vendola. Qual è il suo giudizio sul Presidente della Regione? "Sicuramente ha un grande appeal verso gli intellettuali, i giovani e gli studenti. Riesce ad intercettare i movimenti di protesta ed a condividere le rivendicazioni dei lavoratori che stanno pagando le conseguenze della crisi. Non ho mai sentito da parte sua, però, un discorso vero di alternativa economica. Oltre ai cantieri di opere pubbliche, non ha sposato un progetto specifico di sviluppo della Puglia. Si è puntato sul fotovoltaico, ad esempio, propagandandolo come l'alternativa pulita all'energia sporca. In realtà, invece, le cose non stanno proprio così. In Consiglio, comunque, sto cercando di assumere un atteggiamento critico quando c'è da essere critici, collaborativo quanto è giusto collaborare". E come stanno le cose riguardo al fotovoltaico? "Molti degli impianti autorizzati sono andati a sottrarre terreni all'agricoltura con un danno enorme per il territorio". Se si tratta di un problema di maniche troppo larghe nel rilascio delle concessioni, però, forse basterebbe ‘livellare' il sistema per garantire più controlli e vietare i maxi impianti favorendo, invece, quelli realizzati sui tetti delle case. In questo senso, tra l'altro, la Regione Puglia ha fatto sapere di essersi già attivata. "Certo, ma intanto lo 0,4% dei terreni agricoli pugliesi oggi è ricoperto da pannelli. Si trascura, inoltre, un altro elemento: lo scarso beneficio per il territorio. L'energia pulita prodotta viene inserita nel circuito energetico nazionale e non permette alcuna ricaduta positiva laddove è stata prodotta. Escluso l'incasso della società proprietaria dell'impianto, non c'è altro vantaggio. Sarebbe interessante invece se, proporzionalmente all'aumento della produzione di energia pulita, venisse ridotta quella di energia ‘sporca'. Purtroppo, invece, registro un incremento anche di quest'ultima tipologia di produzione e, dunque, non vedo benefici per Taranto e la Puglia". Gli impianti non rappresentano comunque una occasione occupazionale per molti giovani? "L'impatto è minimo. Non c'è stato un incremento significativo da giustificare la sottrazione di aree fertili all'agricoltura. I pannelli hanno un senso per il singolo se le installa su un terrazzo. Diversamente non creano economia. Se poi la realizzazione di un impianto viene subordinato ad un riutilizzo in loco dell'energia prodotta per fare impresa, allora sì che avrebbe un senso. Sarebbe qualcosa di formidabile ma, attualmente, hanno fatto solo l'interesse degli speculatori". Tra un anno sarà già tempo di elezioni comunali a Taranto. Patrizio Mazza non ha dubbi sulla necessità di opporsi al sistema dominante che, a suo dire, avvolgerebbe coi suoi tentacoli buona parte del panorama politico ionico. Nel frattempo, però, nell'Italia dei Valori si discute e le posizioni che emergono sono spesso divergenti. C'é chi si alleerebbe col centrosinistra a qualsiasi condizione; c'è chi, invece, è pronto a tutto pur di non sostenere una eventuale (e al momento tutt'altro che certa) convergenza unitaria del centrosinistra sul nome di Stefàno. Lei come si colloca? "Confermare l'attuale Sindaco significherebbe favorire il sistema. Ha ampiamente dimostrato di non essere veramente alternativo".
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