Panoramica sulla sharing economy e sui servizi collaborativi digitali

postato da Petra Dal Santo - KEA s.r.l. [17/10/2013 10:18]
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Report sul lbro di Marta Mainieri, Collaboriamo! Come i social media ci aiutano a lavorare e a vicere in tempo di crisi, Hoepli, Milano, 2013

Marta Mainieri introduce il suo libro sulla sharing economy ripercorrendo la storia del ruolo dell'utente sul web:

  • Nella prima fase del web l'utente aveva un ruolo passivo, come fruitore di messaggi pubblicati dall'alto da aziende ed enti
  • A partire dal 2003 nascono e si affermano i social network, finalizzati alla comunicazione. I social network creano l'abitudine a comunicare in rete fra pari (P2P - Peer-to-Peer), a rivolgersi anche e soprattutto a sconosciuti e a organizzarsi, anche se l'azione rimane ancora confinata all'interno della rete
  • La terza fase prende avvio intorno al 2008 con la nascita dei primi servizi collaborativi digitali che presuppongono l'esperienza dei social media. Secondo Mainieri il principale elemento di novità sta nel fatto che la tecnologia (web e mobile) diventa un mezzo abilitante per organizzarsi e agire nel reale, sollevando la dicontomia fra virtuale e reale. Le abitudini acquisite sui social network sono la base per costruire nuovi modelli per il mondo reale: modelli di consumo, modelli per il trasporto, la finanzia, il settore immobiliare, il lavoro, il tempo libero, ecc.

Al di là degli interessanti casi studio presentati, Mainieri cerca di individuare i punti comuni ai vari servizi collaborativi digitali, al fine di elaborare un modello organizzativo che possa guidare anche aziende ed enti all'ideazione di servizi innovativi. Ecco i tratti caratteristici dei servizi P2P:

  • Rispondono a problemi reali, incidendo positivamente sulla vita degli utenti
  • Dietro a ogni servizio c'è un volto e una storia, cioè una persona che si espone. Questo crea vicinanza e fiducia
  • Rispondono a un rinnovato bisogno di socialità e sono impostati su un rapporto alla pari sia fra il gestore della community e i membi, sia fra i membri stessi. Socializzazione, trasparenza, condivisione, collaborazione e coinvolgimento sono le parole chiave. I servizi offrono tutti gli strumenti tipici dei social network per stimolare la frequenza assidua e il dialogo:
    • gestione dei Preferiti, per salvare e condividere link
    • Activity fee per seguire l'attività di altri membri
    • possibilità di creare Gruppi per consentire ai membri di organizzarsi in base a interessi, obiettivi, territorio, ecc.
  • Si basano sulla fiducia accordata a sconosciuti, filtrata dal controllo sociale esercitato dalla rete e supportato da sistemi per la gestione della fiducia: rating, review o feedback. Nella maggior parte dei casi è possibile iscriversi al servizio anche mediante il proprio account sui social media (Facebook, LinkedIn, Google+, Twitter...), in modo tale che gli utenti possano approfondire la conoscenza reciproca e scoprire contatti comuni. Alcuni servizi verificano anche l'identità degli iscritti, per esempio controllando il numero di telefono indicato
  • Crescono dal basso
  • Propongono un approccio diverso al consumo, basandosi sulla disintermediazione, cioè sul contatto diretto fra le parti, fra chi produce e chi consuma un prodotto o servizio
  • Anziché l'acquisto e la proprietà, privilegiano la condivisione, l'accesso e lo scambio. Secondo Mainieri "abituati quindi a condividere file, diventa più facile condividere anche i beni che fino a poco tempo fa non avremmo mai pensato di mettere in comune, come l'auto, la casa, l'orto, il trapano e così via". In questo modo i servizi collaborativi digitali tendono a modificare il ruolo della proprietà
  • Propongono nuovi modelli di guadagno e di risparmio, incentrati sul pieno sfruttamento delle risorse e quindi sull'obiettivo di essere più produttivi con meno risorse
  • Seguono modelli basati sul cosiddetto individualismo collettivo dei membri. Ognuno persegue il proprio interesse - economico, ambientale, sociale -, ma nel contempo contribuisce al rafforzamento della comunità
  • Hanno un approccio glocale. Cercano di creare massa critica rivolgendosi a un bacino di utenza potenzialmente internazionale, grazie alle peculiarità della rete e ad applicazioni flessibili e scalabili. In un contesto territoriale limitato è infatti molto difficile raggiungere un numero di utenti sufficiente a sostenere il servizio
  • Utilizzano funzioni di geolocalizzazione per agevolare l'utente nel reperimento del servizio più vicino
  • Sono usabili:
    • l'architettura delle informazioni rispetta le fasi del job (attività-obiettivo) che l'utente intende svolgere
    • le form, tallone d'Achille delle applicazioni web, tendono a richiedere solo i dati necessari e a fornire richiedere solo i dati necessari, fornire feedback e suggerimenti
    • colori, spaziature, immagini, pittogrammi, infografiche e video sono utilizzati a supporto del testo per chiarire il messaggio.

Rispetto alle pratiche e ai servizi collaborativi tradizionali, l'utilizzo delle tecnologie digitali permette l'introduzione di alcuni elementi di novità:

  • L'orizzonte non è più solo locale, ma potenzialmente globale
  • Le persone collaborando perlopiù con sconosciuti
  • Si condividono beni che tendenzialmente in passato non erano oggetto di condivisione
  • I servizi sono sempre a portata di mano grazie al mobile.

Fra le barriere alla collaborazione, Mainieri cita in particolare la fiducia e la normativa che limita la condivisione di beni e competenze.

A questo proposito della zona grigia in cui, dal punto di vista legislativo, si muovono alcuni servizi collaborativi, citiamo un articolo interessante pubblicato recentemente sulla versione online del settimanale tedesco Der Spiegel: http://www.spiegel.de/auto/aktuell/mietwagenfirmen-klagen-gegen-carsharing-plattform-a-926938.html

L'articolo riferisce della causa intentata dall'associazione tedesca degli autonoleggi (Bundesverbands der Autovermieter - BAV) nei confronti dei carsharing peer-to-peer (in Germania sono attivi in particolare autonetzer.de, nachbarschaftsauto.de, rent-n-roll.de e tamyca.de), che risultano convenienti soprattutto per chi percorre meno di 7.500 Km l'anno.

Secondo BAV il privato che mette a disposizione di un carsharing peer-to-peer la propria macchina ne fa un uso non privato e dovrebbe sottostare quindi alle stesse norme che valgono per gli autonoleggi: revisione annuale del mezzo, assicurazione e autorizzazioni specifiche per l'uso commerciale del veicolo.

Se BAV vincesse la causa, per molti privati non sarebbe più conveniente proporre in affitto la propria macchina su un servizio di carsharing peer-to-peer.

Nella seconda parte del libro, Mainieri presenta una galleria di casi studio interessanti.


Relayrides
Carsharing collaborativo di vetture private, incentrato sull'accesso, anziché sulla proprietà del bene.
I vantaggi che Relayrides sono: possibilità di disporre di postazioni più vicine alla propria abitazione o al luogo di lavoro; utilizzo pieno della risorsa; possibilità di risparmio (che chi noleggia) e di guadagno (per il noleggiatore); beneficio ambientale.
Le difficoltà incontrate dal servizio sono: raggiungimento della massa critica; incertezza normativa, in particolare in caso di sinistro (per cui interviene un'assicurazione apposita di Relayrides).

Landshare
Landshare mette in contatto diretto, secondo un modello "privatamente pubblico", chi ha un appezzamento incolto (privati, ma anche scuole, imprese, enti) e chi desidera coltivarlo.

Etsy
Etsy permette ad artigiani che realizzano prodotti locali e di nicchia, di avere uno sbocco globale, vendendo direttamente, senza intermediazioni.
Chi acquista, acquista non solo il prodotto, ma anche ma la storia, la cultura, il territorio da cui emerge, recuperando una dimensione più esperienziale del commercio.

Altri servizi collaborativi presentati sono:

  • Reoose, servizio di baratto asincrono, basato anch'esso sullo sfruttamento pieno delle risorse
  • Airbnb, servizio di scambio di abitazioni private, incentrato sulla creazione di un rapporto di fiducia fra sconosciuti, supportata dal controllo sociale della rete e dal sistema di gestione della fiducia interno alla piattaforma
  • Fubles, servizio per l'organizzazione collaborativa del tempo libero (in particolare di partite a calcetto)
  • Skillshare, The Hub, Taskrabbit e Prestiamoci, che disintermediano la catena della fornitura, mettendo in contatto diretto chi ha e chi cerca competenze, chi è disponibile a fare piccoli lavori e chi ha l'esigenza di farli realizzare, chi presta e chi cerca denaro.

I modelli di ricavo dei servizi collaborativi riscontrati da Mainieri sono:

  • Percentuale sulle transazioni
  • Abbonamenti
  • Pubblicità e sponsorizzazioni
  • Vendita del software di gestione della piattaforma.

Come già accennato, Mainieri sottolinea come l'economia della condivisione generi un nuovo clima e nuove aspettative da parte di clienti e cittadini, a cui aziende ed enti sono chiamate a rispondere: l'aspettativa di soluzioni rispondenti a esigenze reali, improntate a un rapporto fra pari basato sulla fiducia, favorevoli all'incontro fra le persone e sostenibili dal punto di vista ambientale. Fra gli esempi citati da Mainieri:

  • Daimler Car2Go: servizio di carsharing peer-to-peer gestito da Mercedes
  • ManorLabs: servizio gestito dalla cittadina di Manor nel Texas, permette ai cittadini di suggerire come migliorare la città
  • FixMyStreet: permette ai cittadini di Camden in Gran Bretagna di segnalare buche e di collaborare alla manutenzione delle strade.