Siamo tutti designer

postato da Petra Dal Santo - KEA s.r.l. [09/01/2021 14:18]
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Designer non è solo chi disegna artefatti fisici o digitali, ma ognuno di noi che istituisce spazi di negoziazione onlife con e per i nostri interlocutori, per esempio sotto forma di ambienti, processi e servizi.

In How To Use Graphic Design, Michael Bierut, uno dei più rinomati designer contemporanei, illustra oltre una trentina di suoi progetti, aiutandoci a riflettere sui tratti distintivi delle attività di analisi, progettazione, attuazione ed evoluzione. Un libro bello da guardare, piacevole da leggere e, tra le righe, istruttivo.

 

La prima lezione che apprendiamo da Bierut è che, per quanto il designer sia talentuoso, egli progetta sempre con e per un interlocutore ben definito, per raggiungere uno scopo di comunic-azione altrettanto ben definito. Per produrre risultati efficaci, la creatività deve essere contestuale. Curiosità, abilità a trasversalizzare esperienze, capacità di ascolto, empatia e mimesi sono le prime doti del designer, a cui unire la disponibilità a negoziare compromessi e l'umiltà necessaria per accettare che, a volte, sono proprio i nostri interlocutori a servirci su un piatto d'argento l'idea risolutiva.


Dai racconti di Michael Bierut evinciamo, in secondo luogo, che ogni spazio nuovo (come per esempio un nuovo logo) è carente di aura. Ciò che caratterizza uno spazio che funziona è la sua capacità di catalizzare relazioni e narrazioni, intorno a cui - con il passare del tempo - si cristallizza l'identità di un determinato ambiente, processo o servizio, che contribuisce a renderlo riconoscibile e attraente per gli interlocutori tipici. L'aura è un alone di energia emanata da storie condivise.

Il terzo insegnamento di Bierut è che la coerenza di uno spazio che funziona - cioè che istituisce il luogo di attuazione di relazioni giudicate utili dagli interlocutori - coincide con la sua capacità di innovarsi continuativamente in base alle esigenze delle parti e alle condizioni a contorno. La riconoscibilità si fonda sull'evoluzione, non sulla stasi.

Nel libro di Michael Bierut è poi ricco di spunti sul ruolo folgorante dei libri e delle letture; sulla necessità di ritrovare periodicamente le radici della propria passione professionale; sulla relazione fra idea e manualità, sulla variantatura delle regole come modo di creare al tempo stesso un senso di continuità e di sorpresa; su come cercare di far vedere ai nostri interlocutori ciò che ancora non c'è per convincerli a realizzarlo; sulla disponibilità ad accettare di avere perso una sfida e di riprendere il progetto da capo.