Piccolo Racconto : Follia

postato da Morandi Marco [28/02/2010 17:31]
Il termine normalità ha sempre creato un pizzico di disappunto nelle persone speciali. Nella storia, queste persone, hanno sempre fatto la differenza. Il loro prestigio li ha resi o geni o pazzi!
Che malinconia passare tutte le mattine davanti a quel cancello. Nel vedere quelle persone, il cuore mi si stringe, la mente rifiuta la loro condizione e i brividi percorrono il mio corpo in tutte le direzioni. Chiusi nel loro spazio, nel loro mondo, rifiutano la normalità sprigionando con grande disinvoltura la loro diversità. Quando con Giuseppe parliamo di loro, finiamo sempre per commuoverci; i discorsi finiscono sempre con un groppo alla gola che ci fa riflettere a fondo sulla loro condizione. Oramai la nostra vecchia età non ci permette altro che passeggiare, e, nonostante si provi a evitare lo spettacolo oltre al cancello, spesso ci dirigiamo inconsapevolmente proprio lì. Da prima entrambi facciamo finta di niente parlando di cose serie come l'ultima guerra, ma quando siamo davanti all'inferriata, lo sguardo ci sfugge al controllo e punta oltre le sbarre depositandosi sempre su qualcuno di loro. Li chiamano pazzi, dicono che hanno disturbi mentali, dicono che sono pericolosi, ma a guardarli da qui, oltre il cancello, al sicuro da qualsiasi loro reazione, non sembrano cattivi, anzi fanno quasi tenerezza. L'altro giorno con Giuseppe, ci siamo messi a guardare due di loro. Erano un uomo ed una donna seduti su una panchina che si accarezzavano amorevolmente. I loro gesti erano semplici e sinceri, o almeno, così sembravano a prima vista, poi, quando l'uomo se ne è andato, lasciando il suo posto ad un altro, ci siamo ricreduti. La donna ha amoreggiato anche con lui ma le sue mani, non si sono dirette sulle guance come con il primo uomo, ma hanno frugato freneticamente nei suoi pantaloni uscendone, dopo appena un minuto, molli e appiccicose. Imbarazzati io e Giuseppe siamo rimasti talmente allibiti che non siamo riusciti ad andarcene. Che strane sono quelle persone! Chissà se quei gesti sono capiti a fondo, chissà se provano amore o il loro istinto animale, prevale a tal punto da rimanere indenne al sentimento. Poi, se ne nono andati a braccetto, come se niente fosse successo. Noi siamo rimasti lì in silenzio a pregare per loro. Il giorno dopo, ero con mia moglie che passeggiavamo lungo il viale di platini e, mentre parlavamo del più e del meno, dei forti rumori sono venuti da oltre il cancello. Qualcuno stava litigando, qualcuno urlava. Paolina, la mia dolce mogliettina, mi strattonava per andare a vedere quello che succedeva, ma io l'ho trattenuta dal farlo per non turbare la sua serenità. Sono ormai più di trentacinque anni che siamo sposati, e, tutte le volte che siamo passati davanti a quel cancello, mi ha sempre pregato di andare a vedere i pazzi. L'ha sempre detto con leggerezza e divertimento come se fossero dei mostri da baraccone, ma io, per rispetto verso di loro, non le ho mai permesso di avvicinarsi. So' quasi per certo che, con le sue amiche, qualche volta è andata su quella inferriata a deridere quella povera gente, ma preferisco non credere che la mia Paolina sia capace di questo. Lei non mi ha mai raccontato di averlo fatto, così, quando passeggiamo vicino al manicomio, facciamo la nostra farsa. Ridicola messa in scena necessaria per rassicurare le nostre reciproche fiducie. Giuseppe una volta mi ha raccontato che lì dentro, aldilà del cancello, due matte di sesso femminile hanno pestato a morte un ragazzo di appena diciotto anni. Si diceva che non era stato accettato bene nella comunità; le "voci di strada" raccontavano che fosse stato un ragazzo gay con poca discrezione che si vantava delle sue conquiste e delle sue ottime prestazioni. Povero lui, dal suo arrivo, ha vissuto soltanto dodici giorni. A volte penso a come mi potrei sentire se mi spedissero in un luogo del genere. Mi chiedo se effettivamente sono tutti pazzi oppure qualcuno di essi è soltanto vittima di una società che non funziona. Sono fortunato ad essere come sono. Ho molti amici, una moglie deliziosa e, nonostante la mia età, ho progetti che farebbero invidia a chiunque. Però, sapere che nella nostra comunità esiste un luogo in cui la follia distorce la realtà trasformandola in un nuovo motivo di vita, mi turba e, se non fosse stato per i miei doveri professionali, mi sarei trasferito in un'altra città, ma... quando il dovere chiama, non si può fare altro che accettarne le conseguenze. E poi, c'è il fatto di non riuscire a controllare quell'impulso che mi assale, quando passo davanti a quel cancello, che mi costringe a fermarmi per un po' a guardare dall'altra parte. Anche in questo momento io e Giuseppe, siamo con le braccia dentro l'inferriata, ma oggi, non c'è nessuno fuori...
<< Ecco i nostri grandi eroi..., dai, Napoleone torniamo in camera, devi prendere i tranquillanti. Tu, Garibaldi non infastidire i passanti del parco come sempre!>>
<< Si, dottore, stia tranquillo!!>>
Certo, sono proprio fortunato a non vivere in quel manicomio che c'è aldilà del cancello!

Marco Morandi